Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/04/2013

Renzi, Ruby, Onida: istituzioni e saggi sprofondano nell'avanspettacolo

Matteo Renzi conosce istintivamente la tattica dell'attaccare per primo per difendersi. Lo ha fatto parlando della sua apparizione alla trasmissione di Maria De Filippi. Renzi, presentatosi dalla De Filippi con il chiodo e i pantaloni a sigaretta, in verità un look giovanilista già in disarmo negli anni '90, ha cosi" commentato la sua presenza ad "Amici": "solo gli intellettuali snob criticano queste trasmissioni, io vado dove ci sono i giovani e la gente". Insomma, se Lenin avrebbe parlamentato, se necessario, anche con la Duma zarista, Renzi non esista a farsi vedere in trasmissioni che si consumano tra sospiri e gridolini basta che ci sia audience. Perché il bello, si fa per dire, della televisione privata generalista è questo. Ti offre lo spettacolo gratis poi ti consiglia un prodotto, infine ti suggerisce un prodotto politico. Ed ecco zio Matteo da Firenze, allegro, conosce il mondo dei giovani ed è elevato quando serve. Una versione Guida Tv della legittimazione di un potere familistico, patriarcale, alla fine autoritario. Una versione collaudata da 20 anni di berlusconismo e, politicamente parlando, non è un caso che nessuno abbia avuto da ridire sul fatto che Mediaset (proprietaria del centrodestra) rilanci un esponente del centrosinistra. Ma, si sa, i prodotti dell'avanspettacolo politico in Italia quando si impongono sono indiscutibili. Ed ecco che questo signore della provincia fiorentina, ancora convinto che per fare politica in Italia basti agitarsi come fa lui in tribuna durante le partite al "Franchi", forte di sondaggi comunicati pubblicamente per la parte a lui favorevole e dell'endorsement di "Amici" tuona chiedendo elezioni o grandi intese con il Pdl. Stiamo parlando di una persona che alla direzione del suo partito, dove si decide la linea da seguire, va e viene a piacimento. Oppure non va perché "vuol fare il sindaco a Firenze". Tanto c'è la legittimazione della De Filippi con il seguito di spettatori indecisi se prendere prima lo zio di Firenze, un divano letto con una telefonata sul numero verde o uscire di casa per andare a vedere qualche prodotto scontato da Euronics. Quando si dice un seguito di massa profondo, politico, all'altezza della complessità del reale, altro che politica dopata di avanspettacolo.

Altro aspetto puramente politico, proposto dalle paludi dell'avanspettacolo italiano (nemmeno un Adorno in piena crisi teorica ed esistenziale avrebbe potuto pensare che Canzonissima, alla lunga, avrebbe generato così tanti mostri), è la riproposizione di Ruby come soggetto che entra nella partita delle riforme istituzionali. Che Ruby fosse un soggetto che politicamente, dal punto di vista del peso che ha sui sondaggi e quello dei rapporti tra politica e magistratura, può essere devastante l'hanno capito tutti, anche il Pd. Infatti nessuno, nel centrosinistra, si è mai azzardato ad incalzare il centrodestra sulla vicenda. Perché se Thaksin Sinawatra, il Berlusconi del sud-est asiatico, ha dovuto lasciare ufficialmente la politica  in Thailandia sotto il peso degli scandali, all'originale italiano gli oppositori non devono ricordare alcun fattore di ineleggibilità pena il turbamento delle consolidate regole del peraltro instabile mondo politico istituzionale. Ecco quindi che Ruby si presenta davanti al tribunale di Milano, con un seguito mediale degno di quello del Mourinho del triplete, per raccontare "la sua verità". Un po' ad uso del prossimo speciale di "Chi", un po' ad avvertimento della procura di Milano, un po' come tema di conflitto e di scambio, visto il peso politico del Rubygate, nel difficile negoziato su (sic) presidenza della repubblica e futuro della legislatura. Nel silenzio sovrano del centrosinistra. Si immagini, al contrario, se una presunta amante di Bersani, minorenne all'epoca dei fatti, si fosse presentata a fare uno spettacolo del genere di fronte ad un tribunale della repubblica. Lo si immagini e si deducano due verità: a) il potere dell'avanspettacolo in politica è in mano sostanzialmente ancora al centrodestra b) il centrosinistra ha ancora bisogno di Berlusconi da non attaccarlo su un piano di illegittimità a fare politica ormai conclamato. Insomma, il Sinawatra italiano ha la fortuna di non incontrare la civiltà politica thailandese oggigiorno indubbiamente superiore.

Arriviamo così al terzo esempio di come la politica istituzionale italiana si sia avvitata nei processi di legittimazione e delegittimazione da avanspettacolo. Il chiarissimo professor emerito Valerio Onida, uno studioso la cui fama una volta tanto non è solo formale, è uno dei dieci saggi nominati dal Quirinale per facilitare la risoluzione della crisi istituzionale. Ovvero per commissariare le trattative tra i partiti sul programma. Ma Onida, in quel ruolo, è stato presto impallinato. Non solo dal normale fuoco di fila di un dibattito politico che non vuol perdere l'esclusiva di questo genere di trattative, ma anche da un tipo di avanspettacolo, quello dello scherzo in diretta, che da diversi lustri ha un grande seguito di audience. Similmente alla centralinista della reception dell'ospedale di Londra, che si è suicidata non reggendo l'impatto psicologico di una finta telefonata della regina Elisabetta per informazioni sulla salute di Kate Middleton. Valerio Onida si è infatti suicidato politicamente, affondando così una già traballante commissione dei saggi, durante una finta telefonata di Margherita Hack. Il suicidio politico di Valerio Onida, che non si dimetterà, è quello di una classe dirigente del paese che continua a reiterare i soliti linguaggi e comportamenti anche quando la società e il mondo mediale sono talmente cambiati da portarla direttamente su un piano di ridicolo. Ma una classe dirigente convinta che prima o poi tutto si rimetterà a posto, il governo potrà operare in senso del mitico rigore europeo con il popolo quieto e mansueto è destinata a incontrare incidenti ben peggiori di quello di Onida. Anche perchè le leggi di produzione del ridicolo, nella società politica dell'avanspettacolo, sono così affilate da produrre gli stessi effetti politici di una sommossa devastante. Senza contare che, non a caso, i produttori diretti di ridicolo, i comici, sono merce talmente pregiata nella comunicazione politica da mettersi a fare direttamente il soggetto politico con non scarsi risultati.

Una cosa sembra certa. Quando un paese è avvitato in queste dinamiche entropiche della comunicazione, non lo governa certo la sola dittatura dei mercati finanziari. Basta leggere in filigrana, in questo senso, il disgregarsi dell'esperienza Monti. Per chi necessita di analizzare i fenomeni politicamente, si intende. Per il resto ci sono gli interrogativi sulle prossime eventuali primarie, le considerazioni su quanto è brava la De Filippi a fare casting e quelle sul trucco che invecchia di Ruby rubacuori. Ma anche qui attenzione: chiedersi se il trucco di Ruby sia stato suggerito da Signorini, direttore di "Chi" e restyler dell'immagine popolare profonda della politica della seconda repubblica, può essere un giudizio sull'analisi del politico più impegnativo di quanto si pensi. Un colpo al cuore per chi si è formato sulla polemica tra Schmitt e Kelsen ma l'analisi politica è come l'oggetto di cui si occupa: spietato, senza regole, apparentemente arido, costellato da fatti e persone banali ed insignificanti che, messi assieme, finiscono però per comporre un disegno grandioso o tragico secondo l'epoca. L'avanspettacolo, come il ridicolo, è infatti segno di forze profonde che si agitano nella società e che l'analista deve saper fare emergere. E chi fa il superiore rispetto a questi fenomeni finirà inevitabilmente avvolto dal banale, senza luce o guida per orientarsi in questa notte di tenebre secolari.

per Senza Soste, nique la police.

5 aprile 2012

05/04/2013

Matteo Renzi e Maria De Filippi gestiscono il Pianto

E’ una simbiosi la sostanza del rapporto tra Matteo e Maria. Esortare a correre dietro ai sogni tutti coloro che sono già a rincorrerli è un operazione che trova una giustificazione immediata e quindi è cassa di risonanza mediatica certa.

Concentriamoci preliminarmente su un elemento nascosto ma presente nei talentshow di Maria: il Pianto.

Il Pianto è ricorrente all’interno delle trasmissioni di Maria sia come sofferenza e accettazione dell’esclusione ma anche come espressione di estrema gioia per un’inaspettata “chiamata” dopo la prova di fronte al mondo.

Il pianto dell’adolescente misura la distanza tra aspettativa e realtà che spesso non combaciano creando incertezza e senso di non sapersi integrare in quel mondo complesso quale appunto quello degli adulti. E’ realtà che alcuni dei vincitori di Maria non sono riusciti ad avere poi quel percorso che sembrava prefigurarsi nonostante le loro eccezionali capacità. E la mia speranza è che siano riusciti a liberarsi di quel sogno che li costringeva al successo infinito che si rinnova sempre e secerne quantità di adrenalina delle quali poi siamo schiavi a vita.

Il Pianto segna comunque un momento della fase delle nostre vite ed assume sempre connotati differenti a seconda dell’età e chiaramente della circostanza. Lo spettacolo anzi gli spettacoli di Maria sono appunto incentrati sul Pianto ed è un peccato che Fazio si sia limitato come sempre a non affondare ogni volta che di fronte a lui si sono seduti personaggi che del Pianto hanno fatto il proprio tesoro. Addirittura Maria mise in onda delle sequenze registrate c.d. Rvm (registrazioni o riversamenti video magnetici) dove le formazioni avverse parlavano male dei singoli componenti l’una dell’altra creando così attriti che poi in trasmissione generavano l’epilogo in scontri o riconciliazioni. Insomma cose gravi prodotte con disinvoltura. Elementi psicologici neanche tanto subliminali che un genitore andando in soccorso al figlio avrebbe dovuto leggere immediatamente ridisegnando una funzione del pianto ben diversa anche necessaria ma sempre orientata ad un migliorarsi. Il fatto che Maria faccia fare degli zoom sui genitori presenti che partecipano è per rassicurare quelli a casa che i loro figli sono in mani buone. La tv spesso si tiene accesa senza seguirla attentamente e certi simbolismi purtroppo entrano dentro le nostre menti anche se esse sono tese a criticare prima di condividere.

Qui entra in scena Matteo che in un contesto di Pianto esorta a seguire i propri sogni. Abbastanza stridente almeno ai miei occhi ma probabilmente anche a molti di voi. Vien di getto cercare di capire quali siano i sogni nel 2013 e se la sostanza dei sogni del giovane fiorentino siano un modello culturale estensibile ad un intera massa. Matteo è lì per dire che lui può aiutare a raggiungere certi traguardi personali. E che se loro sono disposti a sognare lui li proteggerà dalla cattiva politica. L’esempio del Brunelleschi è stato l’unico riferimento ad un contenuto di sostanza mista laico-cattolica intesa come parte architettonica su cui sono state fatte rappresentazioni pittoriche con specifici significati. Un modo di introdurre categorie contrapposte come bene-male quindi merita di essere analizzato. La realizzazione della cupola è stato sicuramente un primato dell’architettura e quindi dell’arte della creazione materiale da parte di mano umana alla vista della quale chiunque rimane sbalordito. Un esempio eccezionale a cui Matteo si riferisce. Un rimando ad altri nella sostanza visto che lui di eccezionale ancora non ha fatto granché. Nell’azione politica propria e del suo partito invece la magnificenza si traduce più che nel senso artistico in quello pratico delle infrastrutture, categoria laica ma non troppo. Quindi già una prima riflessione toglie l’incanto alle belle parole piene di speranza e luminosità di Matteo. Così i sogni devono essere spiegati meglio se da politico pulito e paterno vuole svolgere anche una funzione qualificata di indicazione di un senso. Visto che le sue dichiarazioni erano condannate dai tempi televisivi ristretti dove tutto non può esser detto potremmo noi andare ad affondare nella concezione delle categorie bene-male a cui Matteo potrebbe riferirsi per delineare i contorni dei suoi sogni prendendo uno spunto dalla sua biografia, condizione importante di ogni persona. La cupola appunto non ha solo una parte architettonica ma riporta dei significati negli affreschi e nei dipinti. Possiamo ricordare il Giudizio Universale del Vasari e la rappresentazione dei Ventiquattro anziani dell’Apocalisse seguiti da altri capolavori come il Cristo che si strappa le vesti, Satana e l’Inferno. Insomma tutti i simboli che servivano nel XV secolo a gestire la situazione. Si può dire che anche Matteo utilizzi il Pianto come espiazione? Utilizzandolo per pulire la coscienza come anche conferma la psicoanalisi? L’insorgere del pianto alle volte è segno di un avvio verso la guarigione, verso il sogno?

Sicuri che Matteo non porta avanti un esercizio tanto profondo partiamo dal considerare la sua formazione e cosa lui intenda appunto per sogno. Ricercando nel suo trascorso fiorentino emerge un suo impegno giornalistico di alcuni anni fa che ad oggi riparte con un nuovo progetto editoriale. La rivista si chiama Camminiamo Insieme che introduce messaggi e giudizi di valore cattolici e che sembra animare la sostanza del rapporto tra Maria e Matteo. Il fiuto qui mi porta a fare un passaggio su www.agesci.org/home.php dove Camminiamo Insieme trova dei significati.

Matteo e Maria dovrebbero spiegarlo meglio ai loro ragazzi e comunque il rischio vero sta nel fatto che la cupola del Brunelleschi venga confusa con la Tav.

per Senza Soste, Jack RR

3 aprile 2013

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