Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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10/05/2024

Le mani sul territorio. Il contesto in cui agiscono i corruttori e i corrotti

Gli arresti eseguiti nella mattinata del 7 maggio 2024, con le accuse di corruzione diffusa, che hanno colpito il gotha della politica ligure e dell’imprenditoria del territorio sono trattati dai giornali con il solito corollario di indiscrezioni.

Sembra di assistere ad un film già visto troppe volte.

Il quadro che pare emergere è quello di un sistema corruttivo archeologico, tratto pari pari da un film di denuncia degli anni ‘60 o dalla riproposizione di quella tangentopoli che spazzò via il sistema politico della Prima Repubblica favorendo poi l’ascesa di Berlusconi e la trasformazione italiana che è seguita fino ai giorni nostri.

Oggi assistiamo alla sfilata dei politici pronti a sostenere che sapevano già tutto, dei giornalisti di regime in gran spolvero nel raccontare i particolari più succulenti: gli yacht dell’imprenditore, i rolex, le serate di gala. Ciò che manca è però il contesto, ovvero comprendere come questi fatti, se accertati, si inseriscono nell’ambiente socio-economico del territorio ligure.

Il consigliere regionale Sansa, già candidato con il PD (1) e con il centro sinistra nelle precedenti elezioni regionali, è oggi una delle star dei quotidiani. Effettivamente, le inchieste condotte da Sansa risalgono a molto tempo fa e culminarono con l’uscita del libro scritto in collaborazione con l’allora giornalista di Repubblica Marco Preve “Il partito del cemento”(2).

Questo libro, che fece allora scalpore, raccontava una serie di manovre legate alla speculazione edilizia sul territorio e alla gestione della cosa pubblica che avvenivano in una fase che potremmo definire di trasformazione del tessuto socio-economico del territorio. In cabina di regia, la politica di allora aveva il sistema di potere gestito dall’esponente del PD Claudio Burlando, le cui vicissitudini giudiziarie appartengono a una storia in parte già dimenticata.

Quel libro, al netto di inesattezze e attacchi discutibili, aveva comunque il merito di mettere in evidenza i rapporti tra la politica di allora e il mondo dell’imprenditoria genovese. Alcuni nomi, sono gli stessi che riempiono le cronache dell’inchiesta di questi giorni(3).

Già allora però, il livello della ricostruzione appariva monco e in linea con un atteggiamento diffuso in cui si tende a mettere in evidenza il lato criminale delle vicende e non lo si inserisce nel più ampio contesto socio-economico territoriale.

Alla fine degli anni ‘80 infatti, il territorio ligure subisce una trasformazione radicale della propria struttura produttiva e sociale. La Liguria è sempre stata un territorio complesso. Stretto tra mare e monti, il territorio su cui si è sviluppato il contesto economico regionale è sempre stato caratterizzato da una pluralità di strutture dominanti. Dall’industria (prima di Stato e poi, in gran parte privatizzata) concentrata a Genova, Savona e La Spezia, fino alle zone turistico-agricole caratteristiche soprattutto del ponente ligure.

Questa struttura economico-sociale si rifletteva poi in una sovrastruttura politica in cui la tensione era tra i rappresentanti del blocco industriale e di riflesso dei lavoratori di quel settore e i rappresentanti di quella borghesia minore rappresentata da albergatori, ristoratori e produttori agricoli di piccole/medie dimensioni.

Con la ristrutturazione che parte con un basso profilo nella seconda metà degli anni ’80 e arriva al suo punto finale con gli anni ’10 del nuovo secolo, cambia totalmente la struttura economica ligure e genovese, con lo smantellamento degli insediamenti operai, e la trasformazione del territorio in un hub turistico dove resistono solo pochissimi insediamenti industriali, concentrati nei servizi e nella logistica (4).

Tale ristrutturazione produttiva, gestita in primo luogo dal centrosinistra impatta frontalmente sul territorio e, in pochi anni, la borghesia dei piccoli imprenditori un tempo minoritaria, porta al potere il centrodestra più “adeguato” a rappresentarne gli interessi.

Lo svuotamento dell’industria impatta poi duramente sui lavoratori con l’esplosione del lavoro temporaneo e sottopagato, concentrato soprattutto nel nuovo settore trainante del turismo e della logistica di prossimità.

A oggi, la struttura sociale del territorio ligure è molto più omogenea rispetto a un tempo. Il governo di centrodestra e la figura di Toti emergono in un tale contesto in cui gli interessi dei padroni vengono ben rappresentati da questa classe politica mentre i lavoratori salariati, dispersi in mille rivoli e in mille necessità non trovano nessuna sponda nella politica e nelle forze tradizionali del sindacato(5).

Nel passaggio tra il dominio del centrosinistra e del centrodestra non si assiste quindi a nessuna rivoluzione. Il PD ha governato nel periodo in cui la trasformazione era al suo stadio iniziale di programmatica demolizione del “vecchio” assetto, mentre il centrodestra lo ha portato e lo sta portando al compimento.

Stabilire questo fatto è per noi di importanza fondamentale. Il passaggio produttivo che si è compiuto alla fine del secolo scorso è stato ampiamente accompagnato dal centrosinistra. L’avvio delle politiche di speculazione non nasce con il centrodestra, il quale si limita a coglierne i frutti politici.

Per capire questa situazione ci si potrebbe concentrare analizzando una serie di esempi che sono stati consegnati alla cronaca del nostro territorio in questi anni. Basti pensare alle politiche che sono state portate avanti con la costruzione del cosiddetto Terzo Valico di Genova. Esemplificativo, in questo caso, è un episodio in cui si manifestò con tutta evidenzia il consociativismo politico del territorio. Il centro del capoluogo venne infatti attraversato da un lugubre corteo di imprenditori della logistica, professionisti dell’informazione, sindacalisti degli edili e del settore della logistica. In prima fila settori dominanti del vecchio centrosinistra e del centrodestra, uniti nel rivendicare fermezza nei confronti di chi si opponeva all’opera e pronti a chiedere l’accelerazione dei lavori di un’opera totalmente inutile già allora e assolutamente surreale nel contesto economico attuale(6).

Si crea quindi, fin da subito una situazione in cui la nuova governance di destra del territorio è sostanzialmente priva di opposizione sociale. In cui, anche il sindacalismo concertativo di Cgil, Cisl e Uil è impegnato ad accompagnare tale ristrutturazione sperando che rimanga nel piatto qualche briciola da distribuire ai lavoratori.

All’interno di questo contesto, la governance imposta dal centrodestra si caratterizza sostanzialmente in un moderatismo politico evidente(7). Ciò che conta infatti, non è il messaggio politico e la rappresentanza di una classe sociale, ma il proseguimento di una politica di occupazione del potere in cui lo scambio di favori con l’imprenditoria della logistica e del settore turistico serva da un lato come calmieratore sociale attraverso l’offerta di lavori qualunque essi siano, dall’altro come mezzo per favorire la propria carriera politica in cambio di affari, di gestione dei fondi, di concessioni.

L’analisi del contesto che abbiamo qui delineato per sommi capi è importante per capire cosa fare.

L’iniziativa della magistratura infatti non può risolvere alcuno dei problemi elencati. E può essere utile, al più, ad una ristrutturazione del sistema di potere necessario al proseguimento dello status quo. L’agitarsi del centrosinistra, del tutto strumentale, si limiterà a favorire il tentativo di un ricambio politico che non altererà di una virgola la situazione sociale vigente.

Come giustamente sottolineato da USB in una nota, vi è altresì il rischio che il crollo di un sistema di potere senza lo sviluppo di una reale alternativa sociale possa ricadere sui lavoratori dei settori in cui la mancanza di chiarezza sui fondi e sugli investimenti può creare ulteriori problemi.

Non si tratta qui di salvare il marcio del sistema per evitare problemi più gravi per i settori deboli, ma di comprendere che senza il protagonismo sociale dei soggetti più deboli, senza l’intervento sociale degli sfruttati, non si dà alcun cambio politico se non di facciata, in una perpetua e gattopardesca riproduzione di un esistente che non è più tollerabile.

Note

1) Un perfetto candidato perdente, nelle elezioni del 2020. Sansa si presenta con una lista civica, negli anni precedenti aveva sempre attaccato il PD che però appare poco interessato alla cosa e lo appoggia, esattamente come i 5 stelle. Ovviamente viene rieletto Toti come presidente della Regione ma vota poco più del 50 percento dei votanti. Ciò significa che il 25 percento dell’elettorato sostiene Toti, circa il 20 percento sostiene Sansa.

2) “Il Partito del cemento”, editore Chiarelettere, 2008. Di Ferruccio Sansa e Marco Preve. Prefazione, ovviamente, di Marco Travaglio.

3) Di particolare importanza la descrizione dei luoghi di Genova dove si riunivano imprenditori, politici e altri affaristi per decidere come spartirsi lavori e favori. Molti dei personaggi del libro appaiono nelle inchieste di questi giorni. Cambiano i luoghi di ritrovo, cambiano alcuni nomi, ma la sostanza rimane la stessa.

4) Con la ristrutturazione cambia proprio la ragione di essere di molti luoghi della Liguria. Non solo a Genova. In quegli anni la ristrutturazione colpisce duramente anche Savona laddove era forte l’industria siderurgica e chimica. In pochi anni, Savona diviene una città turistica totalmente gentrificata.

5) Sul ruolo del sindacato nella ristrutturazione del territorio occorrerebbe scrivere molto di più. Per il momento ci limitiamo a sottolineare che tra i protagonisti di questa triste vicenda è presente anche un dirigente degli edili della Cgil, ora sospeso. Ma potrebbero esserci degli aggiornamenti.

6) Il corteo, da Piazza De Ferrari arriva in prefettura. Per i giornali sono circa in 500. In prima fila il Sindaco Vincenzi e Claudio Burlando, rispettivamente Sindaco di Genova e Presidente di Regione. Con loro i sindacati Cgil, Cisl e Uil, la CULMV (sic!) e gli imprenditori. Molto intervistato Giovanni Berneschi, direttore della Carige e uomo molto rispettato. Almeno fino a quando non verrà arrestato per vari reati, qualche anno dopo.

7) Toti passa per un uomo di centro. In realtà non si capisce in quanto è rarissimo che si esprima politicamente. Condivide questa caratteristica con il Sindaco Bucci che dichiara di non essere nè di destra nè di sinistra. Ovviamente, le giunte sono di centrodestra e all’interno, le linee politiche ed ideologiche sono appaltate a Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Genova City Strike

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08/05/2024

Porto di Genova, USB: mazzette per ottenere concessioni portuali, caso isolato o normalita?

Genova - Mercoledì, 8 maggio 2024

All’indomani dell’inchiesta per corruzione a Genova che ha coinvolto anche il gruppo Spinelli e l’ex Presidente dell’Autorità Portuale di Genova Signorini, iniziano ad emergere alcuni dettagli inquietanti rispetto al sistema delle concessioni portuali nello scalo più importante d’Italia. Quello che da sempre dovrebbe fare “scuola”. Si parla di telefonate dirette tra Aponte e il dirigente della AdSP che si lamenta delle troppe concessioni verso l’ex Presidente del Genoa e del Livorno Calcio minacciando Signorini di ritorsioni.

Non è da escludere che questo filone di indagine possa essere una “rappresaglia” ma bisogna considerare il rischio concreto per migliaia di lavoratori, adesso che alla famiglia Spinelli viene imposto il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale.

Ma tornando agli aspetti generali, a fronte della Legge 84/94 che pone regole precise e stringenti per ottenere una concessione portuale, si assiste al “mercato delle vacche” con trattative telefoniche.

E non potrebbe essere altrimenti visto che ormai sono 4 o 5 i grandi gruppi terminalisti che si contendono le banchine in tutti i porti italiani. Chi è in grado di esercitare maggiori pressioni (o pagare mazzette?) ottiene ciò che vuole.

Il pagamento irrisorio richiesto dallo Stato attraverso le AdSP per tali concessioni rischia di favorire questi meccanismi. Si fanno enormi profitti a fronte di entrare di pochi spiccioli.

Se aggiungiamo che negli anni la durata delle concessioni è, in alcuni casi, quadruplicata diventa chiaro come si sia scientificamente deciso di privatizzare i porti italiani. Se succede così a Genova come funziona negli altri porti? Come mai gli armatori stanno facendo pressioni affinché si arrivi alla privatizzazione anche delle AdSP?

C’è solo un modo per evitare tutto ciò favorendo il bene pubblico e non il profitto di pochi soggetti privati. Tornare all’utilizzo pubblico delle banchine. Le concessioni devono essere l’eccezione (così com’era in passato) e non la regola. La favola che solo il privato può garantire gli investimenti è, appunto, una favola. Quanti milioni di euro pubblici sono stati spesi per le infrastrutture portuali?

Dopo i fatti di Genova crediamo sia giunto il momento di aprire una riflessione seria su questi temi. Una discussione non più rimandabile.

USB Mare e Porti

Fonte

07/05/2024

Toti arrestato. Genova in mano alle gang imprenditorial-mafiose

Non è una novità, ma la conferma arriva sempre gradita: abbiamo la classe politica peggiore d’Europa.

Da settimane le forze politiche che sostengono il governo Meloni conducevano una campagna continua – peraltro motivata con dati di fatto inoppugnabili – contro gli esponenti del PD protagonisti di diversi scandali per corruzione, specie a livello locale (in Puglia e altrove).

Stamattina, a guastare i giochi, è arrivato l’arresto di un pilastro storico del berlusconismo, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che si era addirittura inventato un movimento personale (mai decollato, peraltro).

L’accusa è di quelle più frequenti, in questo tipo di politichetta arraffona: corruzione. E naturalmente non poteva essere solo, visto che per corrompere un amministratore pubblico ci vuole necessariamente qualche manager privato.

Con lui infatti finisce indagato anche l’ex presidente dell’Autorità portuale genovese nonché – ora – amministratore delegato di Iren, multiutility del settore energetico – per cui è scattata l’accusa di «corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio».

Ma l’epicentro dell’inchiesta è il nome di Aldo Spinelli, imprenditore portuale tra i più noti.

Gli affari sotto esame riguardano alcune concessioni di aree portuali, come quella del Terminal Rinfuse, pagamenti in nero di spazi pubblicitari (come il maxi cartellone luminoso sul grattacielo più alto di Genova e dove spesso è apparsa la scritta Esselunga, il cui consigliere d’amministrazione Francesco Moncada è stato temporaneamente interdetto dall’attività imprenditoriale).

La corruzione di Toti si sarebbe concretizzata in 74.000 euro in cambio della trasformazione della spiaggia di Punta dell’Olmo da pubblica in privata (un classico da “mani sulla città” quella delle variazione delle “destinazioni d’uso”). Su cui oltretutto incombeva un complesso immobiliare nell’interesse di Spinelli, che però incontrava qualche difficoltà per l’approvazione. E infine il rinnovo della concessione trentennale del Terminal Rinfuse (controllato di fatto sempre da Spinelli), egualmente “in stallo”.

L’attuale capo di gabinetto della Regione, Matteo Cozzani, è invece accusato di «corruzione elettorale», con l’aggravante del fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa Nostra, segnatamente il clan Cammarata del mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova.

Un bell’ambientino, insomma, quello che governa sotto la Lanterna.

Gli altri nomi sono quelli di Mauro Vianelli, presidente dell’Ente Bacini, Roberto Spinelli, figlio dell’imprenditore Aldo, Venanzio Maurici (sindacalista della Cgil), Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa: gli ultimi tre sono il collegamento nell’ambito della criminalità organizzata.

Qui il testo dell’ordinanza. Appena possibile faremo seguire le valutazioni dei lavoratori portuali.

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Porto di Genova 7 maggio 2024

Questo è il primo terremoto, sarebbe facile dire avevamo ragione su tutto, sarebbe facile dire che alcuni nostri compagni da tanto tempo denunciavano quello che sta venendo fuori adesso. Sarebbe facile e infatti lo diciamo a caldo senza neanche approfondire troppo, sapendo che questo è solo l’inizio, non ci hanno mai troppo entusiasmato gli interventi della magistratura, ma ormai le questioni che stanno portando in galera i padroni erano talmente evidenti da sembrare normali... ci sono tanti episodi che si fa fatica a ricordarli tutti.

Che il porto era diventato il centro di interessi che poco avevano a che fare con il lavoro era drammaticamente evidente e, ripetiamo, se questa inchiesta va avanti, se i coinvolti parlano si allargherà a macchia d’olio, si dovrà parlare di soldi pubblici buttati, della diga, del tunnel sub portuale, delle concessioni, dei traffici di armi, del ruolo delle grandi multinazionali del mare, delle complicità di partiti e sindacati.

Della durezza e della difficoltà che i lavoratori trovano nel cercare di affermare i propri diritti... lo sapevamo, lo abbiamo sempre denunciato, si stavano abituando tutti a questo. Ma noi no! Non ci siamo mai arresi, nemmeno quando i padroni ci hanno mandato la questura in casa, hanno provato a fermarci, a fermare quello che gli fa più paura: la determinazione dei lavoratori!

Nota positiva: oggi dovrebbero uscire le compagne e i compagni arrestati venerdì sera!!! Escono loro e entrano i padroni...

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

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Terremoto giudiziario in Liguria. Un sistema mafioso che unisce classe dirigente e imprenditoria

In mattinata un vero e proprio sisma giudiziario ha colpito la Liguria, toccando con arresti e altre misure varie altre parti d’Italia. Il presidente della regione ligure è stato posto ai domiciliari nel quadro di un’indagine che sta falcidiando varie teste illustri, mostrando quello che diciamo da tempo: tra la classe dirigente e l’imprenditoria italiana (in primo luogo quella che si è arricchita sulle privatizzazioni del pubblico) c’è un sodalizio criminale.

L’obiettivo è arricchirsi a scapito dei cittadini e delle finanze pubbliche.

In questa storia di corruzione e voto di scambio sono coinvolti l’Esselunga, che ha visto cinque operai uccisi in un suo cantiere a Firenze; l’amministratore delegato della multiutility Iren che non si faceva problemi a stringere accordi con la Mekorot, parte attiva dell’apartheid israeliana; i fratelli Spinelli che hanno ottenuto il rinnovo trentennale della concessione del Terminal Rinfuse del porto di Genova.

Il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, è accusato di corruzione elettorale con l’aggravante di agevolazione dell’attività di Cosa Nostra (il clan Cammarata del mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova).

Questa classe dirigente va spazzata via. Così come i grandi prenditori – più che imprenditori – italiani, che sono i parassiti e il vero problema del paese.

Marta Collot, portavoce di Potere al Popolo

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