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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

07/05/2024

Toti arrestato. Genova in mano alle gang imprenditorial-mafiose

Non è una novità, ma la conferma arriva sempre gradita: abbiamo la classe politica peggiore d’Europa.

Da settimane le forze politiche che sostengono il governo Meloni conducevano una campagna continua – peraltro motivata con dati di fatto inoppugnabili – contro gli esponenti del PD protagonisti di diversi scandali per corruzione, specie a livello locale (in Puglia e altrove).

Stamattina, a guastare i giochi, è arrivato l’arresto di un pilastro storico del berlusconismo, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che si era addirittura inventato un movimento personale (mai decollato, peraltro).

L’accusa è di quelle più frequenti, in questo tipo di politichetta arraffona: corruzione. E naturalmente non poteva essere solo, visto che per corrompere un amministratore pubblico ci vuole necessariamente qualche manager privato.

Con lui infatti finisce indagato anche l’ex presidente dell’Autorità portuale genovese nonché – ora – amministratore delegato di Iren, multiutility del settore energetico – per cui è scattata l’accusa di «corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio».

Ma l’epicentro dell’inchiesta è il nome di Aldo Spinelli, imprenditore portuale tra i più noti.

Gli affari sotto esame riguardano alcune concessioni di aree portuali, come quella del Terminal Rinfuse, pagamenti in nero di spazi pubblicitari (come il maxi cartellone luminoso sul grattacielo più alto di Genova e dove spesso è apparsa la scritta Esselunga, il cui consigliere d’amministrazione Francesco Moncada è stato temporaneamente interdetto dall’attività imprenditoriale).

La corruzione di Toti si sarebbe concretizzata in 74.000 euro in cambio della trasformazione della spiaggia di Punta dell’Olmo da pubblica in privata (un classico da “mani sulla città” quella delle variazione delle “destinazioni d’uso”). Su cui oltretutto incombeva un complesso immobiliare nell’interesse di Spinelli, che però incontrava qualche difficoltà per l’approvazione. E infine il rinnovo della concessione trentennale del Terminal Rinfuse (controllato di fatto sempre da Spinelli), egualmente “in stallo”.

L’attuale capo di gabinetto della Regione, Matteo Cozzani, è invece accusato di «corruzione elettorale», con l’aggravante del fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa Nostra, segnatamente il clan Cammarata del mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova.

Un bell’ambientino, insomma, quello che governa sotto la Lanterna.

Gli altri nomi sono quelli di Mauro Vianelli, presidente dell’Ente Bacini, Roberto Spinelli, figlio dell’imprenditore Aldo, Venanzio Maurici (sindacalista della Cgil), Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa: gli ultimi tre sono il collegamento nell’ambito della criminalità organizzata.

Qui il testo dell’ordinanza. Appena possibile faremo seguire le valutazioni dei lavoratori portuali.

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Porto di Genova 7 maggio 2024

Questo è il primo terremoto, sarebbe facile dire avevamo ragione su tutto, sarebbe facile dire che alcuni nostri compagni da tanto tempo denunciavano quello che sta venendo fuori adesso. Sarebbe facile e infatti lo diciamo a caldo senza neanche approfondire troppo, sapendo che questo è solo l’inizio, non ci hanno mai troppo entusiasmato gli interventi della magistratura, ma ormai le questioni che stanno portando in galera i padroni erano talmente evidenti da sembrare normali... ci sono tanti episodi che si fa fatica a ricordarli tutti.

Che il porto era diventato il centro di interessi che poco avevano a che fare con il lavoro era drammaticamente evidente e, ripetiamo, se questa inchiesta va avanti, se i coinvolti parlano si allargherà a macchia d’olio, si dovrà parlare di soldi pubblici buttati, della diga, del tunnel sub portuale, delle concessioni, dei traffici di armi, del ruolo delle grandi multinazionali del mare, delle complicità di partiti e sindacati.

Della durezza e della difficoltà che i lavoratori trovano nel cercare di affermare i propri diritti... lo sapevamo, lo abbiamo sempre denunciato, si stavano abituando tutti a questo. Ma noi no! Non ci siamo mai arresi, nemmeno quando i padroni ci hanno mandato la questura in casa, hanno provato a fermarci, a fermare quello che gli fa più paura: la determinazione dei lavoratori!

Nota positiva: oggi dovrebbero uscire le compagne e i compagni arrestati venerdì sera!!! Escono loro e entrano i padroni...

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

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Terremoto giudiziario in Liguria. Un sistema mafioso che unisce classe dirigente e imprenditoria

In mattinata un vero e proprio sisma giudiziario ha colpito la Liguria, toccando con arresti e altre misure varie altre parti d’Italia. Il presidente della regione ligure è stato posto ai domiciliari nel quadro di un’indagine che sta falcidiando varie teste illustri, mostrando quello che diciamo da tempo: tra la classe dirigente e l’imprenditoria italiana (in primo luogo quella che si è arricchita sulle privatizzazioni del pubblico) c’è un sodalizio criminale.

L’obiettivo è arricchirsi a scapito dei cittadini e delle finanze pubbliche.

In questa storia di corruzione e voto di scambio sono coinvolti l’Esselunga, che ha visto cinque operai uccisi in un suo cantiere a Firenze; l’amministratore delegato della multiutility Iren che non si faceva problemi a stringere accordi con la Mekorot, parte attiva dell’apartheid israeliana; i fratelli Spinelli che hanno ottenuto il rinnovo trentennale della concessione del Terminal Rinfuse del porto di Genova.

Il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, è accusato di corruzione elettorale con l’aggravante di agevolazione dell’attività di Cosa Nostra (il clan Cammarata del mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova).

Questa classe dirigente va spazzata via. Così come i grandi prenditori – più che imprenditori – italiani, che sono i parassiti e il vero problema del paese.

Marta Collot, portavoce di Potere al Popolo

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