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lunedì 13 febbraio 2017

“Non vogliamo salvare il capitalismo”. Le proteste verso il G 20 di Amburgo

Alla fine di questa settimana si è tenuta ad Amburgo una conferenza d'azione (Aktionskonferenz) per preparare la protesta contro il vertice G 20 del prossimo luglio ad Amburgo. Un colloquio con Deniz Ergün, portavoce della alleanza "Arrembare il G 20".

Sabato si svolge nella Università di Amburgo una Conferenza d'azione sulle proteste contro il vertice G 20 del 7 e 8 luglio 2017 nella città anseatica. Che cosa avete sull'agenda?

Questa volta elaboriamo soprattutto la piattaforma concettuale / i nostri contenuti, per evitare che ci perdiamo nell' azionismo. Significa concretamente che ci occupiamo della situazione mondiale. Il "Lower Class Magazine" (una rivista online della sinistra antagonista; N.d.T) ci dà uno sguardo d'insieme sui teatri attuali di guerra con qualche approfondimenti e l'autore Tomasz Konicz fornisce una introduzione nella crisi economica. I compagni e le compagne del "Revolutionärer Aufbau Schweiz" ("Costruzione Rivoluzionario Svizzera") ci mostrano come può essere oggi una prassi rivoluzionaria. E anarchici ed anarchiche dalla Grecia ci raccontano che cosa hanno causato la socialdemocrazia greca e l'imperialismo tedesco. Accanto ad altri workshop su temi diversi i gruppi di lavoro presentano i risultati che hanno elaborato fino a questo punto, offrendo la possibilità di partecipazione e di dare forma alla protesta.

I quotidiani "Die Welt" ed "Hamburger Abendblatt" (della casa editrice di destra Axel-Springer-Verlag, paragonabile ad "il Giornale" di Berlusconi; N.d.T.) fanno una campagna persecutoria contro di voi e scrivono che l'amministrazione della città permette una conferenza dove sul campus universitario si svolge l'allenamento per un efficace azione di blocco del summit. Lei che cosa risponde?

Noi vogliamo prendere spazio pubblico, occupandolo con temi critici. Che la stampa locale istighi contro questa ambizione, per noi ad Amburgo è chiaro e fa parte del nostro lavoro. Se neonazisti e populisti di destra organizzano i loro incontri, la cosiddetta "stampa di qualità" è solo raramente è così attenta come con noi.

L'alleanza "Arrembare il G 20" unisce quelli della sinistra radicale, "che s'intendono come anticapitalista e rivoluzionaria", come si dice “ha coscienza di sé”. Che cosa significa il "G 20" per voi?

Le economie nazionali e le classi dei capitalisti sono intrecciate tra di loro in un modo molto stretto. Certamente sono in concorrenza tra di loro, ma hanno anche reciproco bisogno. Questo fatto rende sempre più importante la coordinazione e le decisioni comuni. Il vertice del Gruppo dei 20 è un incontro tra compagni di classe dei capitalisti e quindi per noi è un simbolo da combattere.

Quali sono, in poche parole, le conseguenze della politica degli Stati del G 20?

Le loro guerre per procura sulle risorse naturali, i mercati per la vendita dei loro prodotti oppure le sfere d'influenza, portano a morte e miseria in tante parti del mondo. Questo costringe milioni di persone alla fuga. E gli stessi profughi in Turchia o in Europa sono costretti a lavorare in pessime condizioni ed in questo modo vengono messi contro altri lavoratori.

I vostri appelli suonano più combattivi e hanno più passione di altri. Per esempio l’appello dell'alleanza per il grande comizio del 8 luglio 2017. Voi dite "Non è possibile riformare il capitalismo." Si deve vedere questa affermazione come delimitazione verso altre forze politiche e sociali nella protesta?

Già adesso tutti i tipi di socialdemocratici provano a dare la propria impronta alla protesta e spingono per apparire in primo piano. Da queste persone ci vogliamo sicuramente distinguere. Non vogliamo salvare il capitalismo ma aiutarlo a morire.

Come giudica il procedimento di personalizzare la protesta? Vuol dire puntarla soprattutto contro capi di stato come Trump oppure Erdogan che arrivano ad Amburgo, mentre alcuni mettono in questa lista anche Putin?

Per noi i nostri avversari diretti sono la Merkel e la delegazione tedesca. Loro hanno la colpa per la situazione in Germania e soltanto loro possiamo combattere qui in questo paese.

Polizia, esercito e servizi segreti in luglio metteranno in tavolo tutto quello che hanno. In tali condizioni una protesta può essere ancora visibile in modo efficace?

La protesta diventa creativa e molteplice e siamo sicuri che presteranno la loro attenzione a noi. E non ci limitiamo soltanto a due giorni, ma cominciamo già una settimana prima con giorni di azione rispetto a vari contenuti, con concerti e manifestazioni.

Nel vostro appello scrivete che questo sarebbe "l'inizio per la caduta del sistema". Non significa un po' spararle grosse visto il potere schiacciante del sistema?

Attraverso le proteste contro il summit tanta gente si politicizza e noi vogliamo utilizzare il tempo per costruire nuove strutture per un lavoro a lungo termine. Per noi contropotere significa infatti accelerare la caduta del sistema passo per passo, anche nel piccolo.

* da "junge Welt" 11 Febbraio 2017

(Traduzione: Raoul Rigault)

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