Crocevia della tratta degli schiavi in Africa Occidentale in passato,
oggi in Guinea Conakry si contano le ultime due vittime del virus
Ebola. L’attenzione mediatica si è appoggiata sull’ignoto Stato
africano, da un lato affacciato sul grande deserto e dall’altro
sull’oceano, dalla metà di marzo. Una delle più violente epidemie di
Ebola degli ultimi anni ha minacciato la popolazione guineana e i
confinanti territori. Dai recenti ragguagli dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità, più di un centinaio sarebbero i morti fino ad
oggi nella sola Guinea, i casi compatibili con l’infezione sono invece
158. Casi accertati anche in Liberia, altre decine di contagi che
tendono ad aumentare. Casi denunciati e sospetti in Ghana, Sierra Leone, Senegal e Mali.
L’epidemia sembra essere partita a Sud del fiume Niger. Si tratta del ceppo “Zaïre ebolavirus”,
uno dei più devastanti. Le modalità di contagio sono facilitate visti i
continui e massivi spostamenti tra zone rurali e grandi città.
Tra Conakry e la zona Sud-Est del Paese, la Croce Rossa
Internazionale con l’aiuto di organizzazioni non governative, prima fra
tutte Medici Senza Frontiere, continua la lunga campagna per contrastare
la diffusione del virus Ebola in questo pezzo di Africa Occidentale. La
popolazione dei villaggi del Sud del Paese rimane scarsamente
informata. Nessun dato sull’esatta situazione ufficiale del Paese. Timori
infondati, voci diffuse rapidamente ed equivoci pericolosi sono il
rischioso scenario che potrebbe aleggiare sulle popolazioni della “Guinea delle foreste”.
La febbre emorragica causata dall’Ebola è considerata mortale anche
fino al 90% dei casi, per alcuni ceppi. Non esiste nessuna cura, né un
vaccino specifico. Reparti di isolamento e la mera cura dei
sintomi, quali febbre violenta, mal di testa, dolori muscolari, vomito e
diarrea, sono ad oggi tutte le armi che si hanno in mano contro questo
virus. Per cui, determinante diventa rintracciare i malati e
coloro che hanno avuto contatti con il virus. Secondo l’OMS, le fasi di
contenimento dell’epidemia potrebbero proseguire ancora per 3-4 mesi.
Da qualche giorno sono stati allertati alcuni tra gli aeroporti
europei, i principali scali delle capitali africane e avviati meticolosi
controlli sanitari sui viaggiatori provenienti dai Paesi dove l’epidemia
è in atto.
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