Riceviamo questo contributo da un
imputato del maxi-processo Notav, ci sembra importante sottolineare
questi passaggi dopo le strumentalizzazioni e i finti allarmismi portati
avanti da Pd, istituzioni e realtà filo-istituzionali, in seguito alla
contestazione a Caselli al Polo di Novoli (il quale, ricordiamolo, non
si è nemmeno presentato). Ma del resto, si sa, “i fatti hanno la testa dura”...
*****
Mafia: se non ne parli la ignori. E allora non parliamone…
Dove si scopre come il Pool
anti-Movimento No Tav della Procura, istituito da Caselli, non permette
di parlare di Mafia nelle aule di Tribunale
Si fa presto a dire: lotta alla mafia.
Soprattutto poi se la Mafia è
rappresentata come piace tanto ai media, cioè ai tirapiedi del Potere,
che per questo usano alcuni loro valletti, come Saviano o don Ciotti (e
la sua Libera): il picciotto con coppola in testa e doppietta a tracolla
a spasso (magari su un somaro) per le campagne siciliane. La Mafia ha
da tempo appeso al chiodo coppola e doppietta, ed ha indossato il
colletto bianco e il doppiopetto.
Si fa presto a dire: lotta alla Mafia.
Ma intanto mai si parla delle ingenti
somme di denaro che alle mafie provengono dal traffico e commercio
dell’eroina. Altrimenti si dovrebbe parlare di come queste montagne di
soldi vengono “ripuliti” dalle banche, a cominciare da quella vaticana
(lo Ior). Di come, con queste montagne di soldi le Mafie finanziano
migliaia di piccoli-medi imprenditori di tutti i settori industriali; di
come, sempre grazie a queste immense cifre riescano a infiltrarsi in
tutti i gangli del Potere.
Si fa presto a dire: lotta alla Mafia.
Salvo poi proteggere tutti (sempre
pochi) i politici che cadono nelle maglie seppur larghissime della
Magistratura, che non combatte le Mafie ma deve comunque far credere al
popolo di farlo.
Salvo poi il non doverne parlare nelle
aule di Tribunale dove si processano i Movimenti di Lotta. Come è
accaduto in due anni di Processo contro i 53 accusati per le giornate di
Resistenza del 27 giugno e 3 luglio 2011. Siamo in quel di Torino e il
Processo riguarda il Movimento No Tav.
Facciamo un passo indietro e andiamo un
attimo a quelle giornate. Il 27 giugno circa 2.000 f.d.o. attaccano con
una violenza inaudita e senza “nessun limite d’ingaggio”, nonché con
l’utilizzo di più di 1.000 lacrimogeni al CS (gas proibiti nei teatri di
guerra dalle convenzioni internazionali); ma sopratutto con mezzi
meccanici messi a disposizione da una ditta (Italcoge) in odore di
Mafia, quali una ruspa per abbattere le barricate erette dai
dimostranti. Come della stessa ditta è pure la benna che nello stesso
giorno lavora in autostrada per abbattere il guard rail e permettere
alle f.d.o di occupare la Libera Repubblica della Maddalena. Lavorando
oltretutto a pochi centimetri dalle facce dei dimostranti posti sulla
barricata Stalingrado.
Anche il 3 luglio non manca il supporto
di mezzi meccanici della stessa ditta. Ancora una ruspa, che nel
tentativo di allontanare i dimostranti, percorrerà con i suoi cingolati
la zona archeologica della Maddalena, distruggendo tombe neolitiche. Ma
Il signor Lazzaro (padron Italcoge) andrà molto oltre e metterà a
disposizione della Procura (sic!) molte fotografie della stessa giornata
che la stessa Procura utilizzerà come prove in Tribunale.
Ritorniamo al Processo per affermare che
agli avvocati della difesa che ripetutamente chiedono di acquisire
materiale riguardante le infiltrazioni mafiose in Val di Susa (Caselli
fa lo gnorri, ma noi ricordiamo assai bene che il Comune di
Bardonecchia, in alta Val di Susa, detiene il triste primato di primo
comune del nord sciolto per infiltrazioni mafiose, nel 1995),
come pure nel cantiere di Chiomonte, la Procura diretta da Caselli
Giancarlo oppone sempre il proprio diniego. E non si tratta di
documentazione “eversiva”, ma più semplicemente di articoli di giornali.
Riguardanti ad esempio l’arresto di Lazzaro del 13 novembre 2014 (http://www.notav.info/post/lazzaro-povero-imprenditore-tav-arrestato-per-turbativa-dasta/), oppure delle indagini sull’operazione San Michele del 1 luglio 2014 (http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_01/ndrangheta-piemonte-infiltrazioni-appalti-venti-arresti-1d1f65fa-00e1-11e4-b768-bebbb8a7659d.shtml).
Ma peggio ancora quando i procuratori (ricordiamoci che il Caselli aveva istituito un Pool specifico per combattere il Movimento No Tav,
diversi sostituti impegnati solo su questo, per loro, fronte),
respingono la richiesta di acquisire materiale prodotto dalla stessa
Procura torinese.
Il ridicolo poi, lo si rasenta quando i
procuratori si oppongono alla richiesta di acquisizione di materiale
riguardante sempre la Mafia (in questo caso l’operazione Minotauro, dove
sono sempre coinvolte le ditte di Lazzaro e di Martina) da parte non
degli avvocati della difesa, ma bensì dell’avvocatura di stato (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10202992975322731&set=a.10201721139047619.1073741829.1154771467&type=3&theater)
Chiudo riportando una articolo di NoTav.info sulle ditte che hanno lavorato e tuttora lavorano al cantiere di Chiomonte: http://www.notav.info/post/nel-cantiere-di-virano-parte-terza/ .
Dunque: Caselli afferma di voler
colpire chi ha compiuto reati, quali tirare sassi, Resistere, opporsi
alla Grande Opera. Ma intanto sta (meglio dire: stava. Perché adesso è
in pensione) unicamente proteggendo una Opera che rappresenta un
bancomat di Mafie e partiti, ad iniziare dal Pd, maggiore sponsor del
Tav in Val di Susa, nonché padrino della CMC che di questa opera, come
di tante altre (e tutte infiltrate dalla Mafie), ha vinto la gara
d’appalto.
Che nel cantiere di Chiomonte
lavorino ditte senza certificato antimafia è sempre stato da tutti
risaputo, eccetto ovviamente che dalla Procura di Caselli, che
con la complicità dei giornali ha cercato di tenere nascosto questo
stato di illegalità. Ci ha pensato però il Movimento a scoprire le carte
sporche di LTF e CMC, come nel caso della Pato srl di Rovigo (http://www.alinews.it/2013/05/20/i-no-tav-scoprono-una-ditta-con-certificato-antimafia-non-in-regola/).
A questa illegalità ha provveduto il
Governo a risolvere la faccenda. Ha liberato il cantiere da questa
esigenza di legge, semplicemente permettendo di utilizzare le leggi
francesi per concedere gli appalti. Legge che non prevede alcun
certificato antimafia, non esistendo in quel paese un problema mafia.
Proprio delle belle personcine i baluardi della legalità adorati dai manettari di ogni risma.
Nessun commento:
Posta un commento