Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

17/05/2020

Contro chi scommette sul default dell'Italia

In queste, come in altre pagine gestite da compagni (ci riferiamo principalmente a Contropiano) gli editoriali di Guido Salerno Aletta sono spesso ripresi e indicati come fonte di stimolo per l'analisi e il dibattito.

Il motivo lo sottolineiamo in ogni occasione e vale la pena di ripeterlo in questa dato il titolo – Tornare a lavorare tutti, ora! – profondamente padronale che accompagna il testo che proponiamo: i padroni, quelli del capitale – anche di più infimo livello visto il ruolo sempre più subalterno del sistema italiana nelle catene del valore globali – che non dorme mai, necessitano di analisi fuori da ogni retorica e propaganda politica, reclamando di buon grado quella schiettezza nell'analisi degli scenari che viene costantemente nascosta da spesse cortine fumogene quando si tratta di imbeccare l'opinione pubblica.

Nel testo che segue, dunque, il focus va orientato nel ruolo che Salerno Aletta tratteggia per il Sistema Italia. Varrebbe inoltre la pena spendersi per decifrare quella frazione dei padroni e della classe politica dovrebbe essere destinataria degli intenti espressi dall'autore, che soltanto superficialmente possono essere tacciati di becero sovranismo.

Buona lettura

*****

Le regole sul distanziamento sociale sono il parto di menti malate.

Ed è ridicolo pensare di superare la crisi sanitaria rendendo impossibile all'economia di riprendersi.

Più sciocco ancora, è sperare nella solidarietà altrui.

L'Italia dovrà fare da sola.

Ne ha i mezzi, e non deve cedere a chi vorrebbe sfruttare questa ennesima crisi per fare bottino delle nostre imprese e del risparmio delle famiglie.

Pensare alla solidarietà europea è illusorio, come è sciocco affidarsi alla monetizzazione del debito da parte della BCE.

Il Trattato europeo esclude ogni forma di trasferimento strutturale dai Paesi ricchi a quelli in difficoltà. E, caso mai, l'Italia è tra i Paesi ricchi, è tra quelli che da sempre versano al bilancio dell'Unione assai più di quanto ricevono. La Germania si è sempre opposta ad una Unione solidale, che fonda la sua omogeneità economica sui trasferimenti.

Anche la BCE è stata paralizzata dalla Germania: la Corte di Karlsruhe ha vietato alla Bundesbank di partecipare al bazooka del PEPP, all'immissione di liquidità acquistando titoli di Stato.

L'Unione europea è dunque in crisi profonda: nata come baluardo contro il Comunismo sovietico, per blindare l'Europa sotto l'ombrello militare americano, ha vissuto per trent'anni dopo la caduta del Muro di Berlino con l'illusione di diventare una potenza geopolitica globale.

Tutto falso, tutto ridicolo: gli Usa avevano affidato alla Germania che si riunificava il ruolo di aggregatore dei Paesi dell'Ex Cortina di ferro. Dalle Repubbliche baltiche, Lettonia, Estonia e Lituania, alla Cecoslovacchia che nel frattempo si era divisa in due, fino alla Ungheria ed alla Bulgaria. Sono entrate in blocco nella Unione, beneficiando degli aiuti da parte dell'Unione e di un'immensa area economica in cui integrarsi. Hanno beneficiato di una crescita esponenziale, fondata sui bassi salari, l'inesistente protezione sociale, la possibilità di emigrare in tutti gli Stati dell'Unione senza nessun limite.

L'Unione europea era solo l'involucro politico ed economico che serviva a sostenere una estensione ad est della Nato.

Nel nuovo scenario in cui Usa e Cina si contendono la supremazia globale di qui alla fine del secolo, l'Europa non serve più a niente.

D'altra parte, era solo un'area di competizione interna in cui prevale chi pratica i salari più bassi e le tasse più favorevoli per le imprese.

L'euro è rimasto ciò per cui fu immaginato: solo un sistema di cambi fissi che evitava le svalutazioni competitive all'interno dell'area. Per il resto, la BCE non è paragonabile a nessuna altra Banca centrale: ha come obiettivo la stabilità della moneta, non la massima occupazione compatibile con questa.

Di fronte ad uno shock di portata immensa, quello di cui stiamo vedendo solo l'inizio, in Europa ognuno dovrà fare da sé.

Ci sono gli Europeisti sfegatati, quelli che sperano di usare questa occasione di crisi per ampliare le funzioni europee, per aumentarne il bilancio e per rendere impossibile una secessione, come ha fatto la Gran Bretagna.

Vagheggiano una solidarietà europea impossibile, perché il bilancio europeo non può andare in disavanzo: le risorse proprie dell'Unione non sono altro che prelievi fiscali, a partire dall'1% sull'IVA.

Il Recovery Fund, se mai vedrà la luce, non sarà altro che una redistribuzione di versamenti al bilancio dell'Unione: raddoppieremo il contributo di Iva, portandolo al 2%. Tanto si versa, e tanto si distribuisce: ma finora siamo stati contributori netti, versando più di quello che ci è stato attribuito.

Se il Recovery Fund dovesse vedere la luce, a partire dal 2021, lo dovremmo finanziare con maggiori tasse per un importo almeno pari ai contributi che ci aspettiamo: è un miraggio.

La via di fuga, rappresentata dagli acquisti del debito pubblico e privato da parte della BCE, è stata bloccata dalla Germania. Il piano di 750 miliardi si esaurirà molto prima.

Senza Recovery Fund da parte dell'Unione e senza il sostegno monetario da parte della BCE, la gabbia europea andrà in pezzi.

L'Italia deve prepararsi al peggio.

Se una caduta del 4% del PIL nel 2012, determinata dal cumulo delle misure fiscali restrittive assunte per risanare il bilancio, portò ad un numero incalcolabile di fallimenti, di disoccupati e di sofferenze bancarie, ci attende un periodo di ancora maggior difficoltà. Il PIL del 2020 potrebbe crollare dell'8%.

La Germania scommette sul default dell'Italia: l'implosione sociale e politica, porterà finalmente alla spaccatura ed alla Secessione del nord. Il Lombardo Veneto diventerebbe finalmente un Land vassallo, buono solo per produrre a costi ridotti, come tutti gli altri Paesi dell'Est. Il Sud dell'Italia, abbandonato, finirà a penzolare nel Mediterraneo.

Purtroppo per Berlino, la verità è un'altra.

L'industria tedesca è a pezzi: invecchiata nel mito dell'automobile, è stata sovvenzionata per vent'anni da un euro debole.

La finanza tedesca è a pezzi: dopo aver strozzato la crescita interna per seguire il modello mercantilista, ha finanziato a tassi zero le imprese tedesche investendo il surplus all'estero. Ora è taglieggiata dalle perdite.

La società tedesca è a pezzi: ci sono già dieci milioni di disoccupati, tra coloro che hanno dovuto accettare i lavoretti pagati con 600 euro mensili, una casa comunale e l'abbonamento ai mezzi pubblici.

La ricchezza tedesca è più falsa dell'oro cercato da Faust: moneta senza valore.

Gli Italiani, no: abbiamo le case di proprietà, le imprese e le attività professionali in cui abbiamo investito.

Il risparmio delle famiglie italiane deve tornare ad essere produttivo.

Gli Italiani devono ribellarsi a questa ennesima truffa:

non abbiamo bisogno della finta solidarietà europea;
non abbiamo bisogno di una Troika che ci schiavizzi;
non dobbiamo svendere aziende e case;
non abbiamo bisogno dei soldi falsi della BCE;

Tornare a lavorare, ora!

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