Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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27/01/2026

27 gennaio, giornata della memoria. Quella vera...

Ricordiamo l’infame sterminio degli ebrei da parte dei nazifascisti, gridiamo MAI PIÙ per GAZA oggi e non dimentichiamo che:

1) Il Giorno della Memoria dell’Olocausto di almeno sei milioni di ebrei, uccisi dai nazisti, si celebra il 27 gennaio perché il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica liberò il campo di sterminio di Auschwitz. L’URSS pagò con 27 milioni di uccisi il suo contributo fondamentale alla sconfitta del nazismo.

2) Lo sterminio degli ebrei fu compiuto dai nazisti tedeschi e dai nazifascisti europei, da tutti gli stati alleati e complici della Germania di Hitler o occupati da essa.

3) Lo sterminio degli ebrei fu deciso e organizzato scientificamente e metodicamente dai nazisti tedeschi guidati da Hitler, con l’azione criminale di tutti coloro che poi dichiararono: io obbedivo agli ordini. Il genocidio degli ebrei fu voluto da un sistema e non fu un suo eccesso, ma una scelta consapevole e programmata.

4) Il nazismo tedesco è stata la forma estrema del fascismo, cioè del partito reazionario di destra che con la violenza prese il potere in Italia via Mussolini, di cui Hitler fu ammiratore e seguace. Il fascismo è prima di tutto antidemocratico, anticomunista e nemico di ogni eguaglianza. Conseguentemente il fascismo è razzista. 

5) L’antisemitismo, cioè l’odio razzista verso le popolazioni semitiche come gli ebrei è sempre stato bianco, occidentale ed europeo. Era nato nell’Europa del fanatismo cristiano e poi è stato ripreso dalle ideologie razziste di fine Ottocento. Il nazionalismo europeo e il fascismo hanno fatto proprio l’antisemitismo e sono diventati nazismo.

6) Nel 1938 il fascismo e la monarchia in Italia vararono le leggi razziali contro gli ebrei. Dopo l’8 settembre 1943, quando i nazisti tedeschi occuparono gran parte dell’Italia, i fascisti italiani collaborarono attivamente allo sterminio degli ebrei.

7) A Trieste alla Risiera di San Sabba i nazisti tedeschi ed i fascisti italiani realizzarono un campo di sterminio di ebrei, antifascisti e partigiani.

8) “Consegnate gli ebrei e i comunisti!” urlavano le SS naziste quando rastrellavano la popolazione di un territorio occupato.

9) «Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.»
Martin Niemöller, pastore protestante tedesco

10) “Collocare sul medesimo piano il comunismo russo e il nazifascismo in quanto entrambi sarebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo. Chi insiste su questa equiparazione può ben ritenersi un democratico, in verità e nel fondo del cuore è in realtà già fascista, e di certo solo in modo apparente e insincero combatterà il fascismo, mentre riserverà tutto il suo odio al comunismo”. Thomas Mann, 1945

Fonte

27/01/2021

Il giorno della memoria, non dei falsi


Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica liberava il campo di sterminio di Auschwitz. Per questo oggi è il giorno nel quale ricordiamo lo sterminio degli ebrei, ma anche dei rom e di tutti i popoli e le persone che il nazismo considerava proprie nemiche o semplicemente inutili al suo progetto di dominio sull’umanità.

Oggi è il Giorno della Memoria e ricordare significa prima di tutto chiedersi come sia stato possibile che un progetto criminale, mostruoso fin dai suoi primi intenti, come quello nazista, abbia potuto conquistare il cuore dell’Europa e espandersi fino ai suoi confini.

Bisogna ricordare l’infame imbroglio di chi si presentò come voce del popolo e deformando e stravolgendo parole che sembravano giuste, come ci ricordava Brecht, negò la vita a milioni di persone e con esse negò ogni principio di giustizia e solidarietà umana.

Non genericamente l’odio, ma un progetto politico razzista reazionario sostenuto dai grandi padroni, che voleva riprodurre in Germania il fascismo che già schiacciava l’Italia, questo bisogno ricordare del nazismo.

E ricordare significa ringraziare l’Armata Rossa e l’Unione Sovietica per aver dato il contributo determinante alla sconfitta del nazifascismo in Europa. “Non basteranno il tempo e le persone per ringraziare l’Armata Rossa“, scrisse Hemingway.

Se non ci fosse stata la resistenza al prezzo di venti milioni di morti del popolo sovietico, Hitler avrebbe probabilmente vinto la guerra e in ogni caso dominato l’Europa per un tempo tale che l’orrore di Auschwitz sarebbe stato infinitamente più vasto.

Quando le SS rastrellavano una popolazione la prima cosa che intimavano era: fuori gli ebrei ed i comunisti, che poi venivano assieme trucidati. Furono i comunisti le prime vittime politiche, ma anche gli indomabili avversari del nazifascismo. Il voto del Parlamento Europeo che equipara comunismo e nazismo, vittime e carnefici, è un insulto alla memoria e alla verità ed una miserabile operazione negazionista.

Thomas Mann scrisse che chi equipara comunismo e nazifascismo “puό presentarsi come democratico ma, in verità e nel profondo del cuore, egli è già fascista e di sicuro combatterà il fascismo in apparenza ed ipocritamente, ma con tutto l’odio soltanto per il comunismo”.

Il rigurgito di fascismo e razzismo oggi in Europa è anche figlio dell’anticomunismo che da decenni si diffonde e afferma, proprio nel continente che ottenne la sua liberazione grazie anche all’Armata Rossa e alle lotte partigiane.

Ecco perché oggi Giorno della Memoria bisogna ricordare e combattere i falsi che hanno hanno cancellato la verità e ridato forza ai mostri del passato.

Fonte

27/01/2019

27 gennaio, memoria per il presente


In questi giorni si susseguono le cerimonie di ricordo per quella che è stata definita “giornata della memoria”.

Si cerca così di ricordare la più grande tragedia collettiva del ‘900 ricostruendo i termini nei quali avvenne; esorcizzando gli elementi di pensiero e di azione sulla quale fu costruita la gigantesca macchina della repressione e dell’eccidio di massa.

L’auspicio da pronunciare per questa occasione evitando inutili passerelle retoriche riguarda la capacità di stilare un bilancio complessivo di recupero della memoria non rivolto a guardare il passato limitandoci a trarre da questa “visione” soltanto generici accenti di richiesta per espressioni di “buona volontà”, come accade troppo spesso.

Serve una “memoria per il presente”.

E’ necessaria un’attualizzazione senza riguardi; una riflessione su ciò che avviene oggi nell’era della tecnologizzazione globalista.

Ci troviamo in una situazione dove appare sempre più sottile il confine tra l’esclusione o l’inclusione degli esseri umani dal contesto sociale. Un confine che sembra essere travolto dal riproporsi dell’egemonia della logica di sopraffazione.

La rievocazione della più grande tragedia del ‘900 deve dunque oltrepassare il ricordo dei fatti legati all’annientamento fisico di milioni di persone.

Persone definite, a vario titolo, “indesiderabili” e per questo motivo concentrati nei campi al fine di “proteggere” gli altri, i “normali”, attraverso un trattamento preventivo eseguito come se si fosse trattato di una misura di igiene e profilassi pubblica.

Un trattamento di reclusione fuori da qualsiasi canone giudiziario: una misura eccezionale di prigionia dalla quale non poteva che scaturire la realtà dell’eliminazione fisica.

Il rapporto tra la concentrazione coatta e lo sterminio di massa si potrebbe definire quasi come un nesso obbligato. E’ questa la lezione da ricordare.

Definito questo quadro del rapporto tra concentrazione coatta e sterminio di massa ne discende un’immediata comparazione con l’attualità: una comparazione assai facile da comprendere individuando con chiarezza anche nomi e cognomi.

Claudio Vercelli disegna i contorni di questa comparazione attraverso una sintesi efficace che si legge in un suo articolo (“Il Manifesto”, 25 gennaio, “L’esilio sistematico di un’umanità considerata in eccesso”).

Sintesi che riprendo in pieno: “L’elemento fondamentale, in questo caso, è dato dal nesso, indissolubile nell’età della ‘nazionalizzazione delle masse’ tra politiche di Stato, consenso generalizzato, bisogno di rassicurazione”. Sembra proprio di leggere notizie di queste ore tra chiusura dei porti, sgomberi coatti, rassicurante caccia all’indesiderabile: atti di violenza intesi come piattaforma per una riassicurazione del “pubblico” che permetta di raccogliere consenso con il minimo costo.

Attenzione però: tra “esilio di massa”, concentramento “extra–lege” e sterminio il collegamento c’era e c’è e non si esaurisce nel passato e nella retorica dell’espressione di buoni sentimenti.

Non si sta scrivendo che la storia potrebbe ripetersi.

Le forme del ripresentarsi del ciclo storico sono infinite e si tratta di valutarne, di volta in volta, la realtà.

Si tratta di riflettere su come determinati aspetti di ciò che è già tragicamente avvenuto tornino a presentarsi all’interno di una società di massa sicuramente modificatasi profondamente nella sua essenza, rispetto a quella che agiva nell’Europa degli anni trenta e quaranta.

Alcuni elementi in questo senso devono essere visti, analizzati, sottolineati senza colpevoli sottovalutazioni o peggio strumentalizzazioni opportunistiche.

In una società dominata dall’incertezza si levano forti imperativi rivolti alla soggettività, alla valorizzazione dell’individualismo, alla raccolta degli eguali dentro il nostro recinto.

Un recinto magari contornato da muri.

Un recinto che segna il confine di una “diversità” che si pensa di attribuire agli altri.

E’ questo il senso profondo del rigurgito nazionalista in atto ed è su questo punto che la sinistra sottoposta alla tentazione di una facile popolarità su questo terreno dovrebbe cominciare a recuperare almeno il senso della propria direzione di marcia.

Appare del tutto fragile un richiamo alla nazione destinato a evocare un mondo di stranieri potenzialmente pericoloso.

Ne consegue, per la “Nazione” la necessità di un’opera di purificazione permanente con lo scopo di liberare il proprio “corpus” di tutti gli elementi di squilibrio dal razziale al sociale.

Si determinerebbe così uno stato di “sicurezza” che deriverebbe dalla capacità dello Stato di assumersi un diritto assoluto e primitivo di determinare chi può integrarsi e chi, invece, merita di essere espulso dal consesso civile. Dall’espulsione “temporanea” a quella “definitiva” (per usare un eufemismo) il passo è sempre stato breve.

Ci troviamo di fronte ad una delineazione di analogie da dedicare a chi pensa che l’accoppiata fascismo/antifascismo sia superati e da dimenticare.

La memoria per capire questo presente che incombe e ci inquieta mentre quella che abbiamo sempre considerato la “nostra parte” oscilla paurosamente verso la subalternità al presente.

Fonte

28/01/2016

27 gennaio - Il giorno della cattiva memoria

di Giorgio Cremaschi

Il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa liberava Auschwitz. L'Unione Sovietica ha dato un contributo decisivo alla sconfitta del nazismo, pagato con 20 milioni di morti. Oggi questa realtà è in corso di rimozione da parte di una Unione Europea che in Ucraina arma e sostiene un governo con forze neonaziste al suo interno. Forze e bande militari che esaltano le immagini e i simboli dei collaborazionisti degli sterminatori di Auschwitz.

Il Fatto Quotidiano denuncia l'accordo tra governo italiano e governo parafascista polacco per rimuovere il memoriale italiano nel campo di concentramento: per i polacchi è inaccettabile che siano citati Gramsci e i comunisti tra le forze combattenti e vittime del nazifascismo. Quando le SS rastrellavano un villaggio o un quartiere urlavano: fuori gli ebrei e i comunisti. Ma questi ultimi oggi vengono cancellati dalla cosiddetta memoria condivisa.

Shoah è il nome dell'Olocausto ebraico, Porrajmos quello del popolo Rom. Che viene costantemente ignorato o rimosso, eppure lo sterminio degli "zingari" da parte dei nazisti fu il secondo per dimensione dopo quello degli ebrei.

Ad Auschwitz c'era un distintivo particolare anche per i prigionieri omosessuali, anch'essi colpiti dallo sterminio nazista.

Alla base dello sterminio nazista c'era l'idea della razza e del popolo superiore e il rifiuto assoluto dell'eguaglianza. Per questo lo sterminio di ebrei e rom, degli omosessuali e dei comunisti. Era lo stesso progetto mostruoso e inseparabile. Per questo ogni rimozione in questa memoria alimenta i mostri. Ricordiamolo.