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03/08/2025

Panama - Si riaccende lo scontro sul Canale, nella vicenda compare la cinese Cosco

Da ormai sei mesi la vicenda della vendita da parte della CK Hutchinson, colosso portuale con sede a Hong Kong, delle suo quote dentro la Panama Ports Company (PCC), pari al 90% dell’intera società, a un consorzio guidato da BlackRock e dall’impero della famiglia Aponte continua a segnare le vicende della guerra commerciale di Washington contro Pechino.

Al centro della diatriba vi sono due porti, quello di Balboa e di Cristobal, ai due estremi del Canale e, per ora, anche sotto la gestione di CK Hutchinson. L’Antitrust cinese ha bloccato la vendita, e dopo tanto attendere, varie opinioni e persino un accordo militare tra Panama e Stati Uniti, alla fine lo scorso 31 luglio il governo locale ha fatto una mossa importante.

L’Ufficio del Revisore Generale di Panama ha presentato due ricorsi presso la Corte Suprema del Paese, con l’obiettivo di annullare il contratto con la CK Hutchinson. Questo era stato rinnovato per 25 anni nel corso del 2021, ma in maniera automatica, senza gara: ora si sostiene, dunque, che le concessioni non abbiano seguito le procedure legali previste.

Quindi, mentre sembra che il paese centro-americano stia assecondando la linea dura di Donald Trump, allo stesso tempo il Financial Times fa sapere che, stando a persone informate sui fatti, la CK Hutchinson starebbe tentando di coinvolgere nell’affare anche un grande investitore cinese. Non vengono fatti nomi, ma subito viene da pensare alla COSCO.

Il gigante del Dragone, che è tra i principali competitori delle flotte di Aponte nel trasporto marittimo, potrebbe ricevere una quota in 41 dei porti che la società di Hong Kong si appresta a vendere, rimanendo però fuori dai due terminali accanto al Canale. Sarebbe, insomma, una sorta di compromesso per esaudire i desideri di Washington, e dare una compensazione a Pechino.

Si tratta di un’opzione per ora non confermata da nessuna parte in causa, e l’apertura dei ricorsi sembra indicare il fatto che ci orienterà verso soluzioni che tentano di mantenere un equilibrio ormai rotto tra le due grandi potenze. Anche se alla fine le indiscrezioni riportare dal Financial Times dovessero concretizzarsi, è chiaro che la tendenza è verso lo scontro tra USA e Cina.

Le infrastrutture strategiche sono evidentemente uno dei settori in cui questo scontro sarà più duro. Intanto, anche un altro ricorso è stato presentato alla Corte Suprema di Panama: quello di 2.500 cittadini contrari alla costruzione di un nuovo bacino idrico. Un progetto chiamato Rio Indio, dal valore di 1,6 miliardi di dollari, che costringerebbe però molte persone a trasferirsi dai territori in cui vive.

La volontà è quella di garantire il passaggio delle navi anche in situazioni di secca, oltre che fornire acqua potabile. Ma le popolazioni locali lo considerano un ricatto su cui non sono state ascoltate. Il gioco intorno al Canale si fa più intricato, ma è chiaro che le dinamiche internazionali continueranno ad alzare la tensione.

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17/11/2024

La Cina entra nel "cortile di casa" statunitense

È una settimana sudamericana quella che sta spendendo Xi Jinping, un tour che merita qualche riga per essere inserito nell’orizzonte delle relazioni internazionali di questa fase storica. Perché, a ridosso del nuovo mandato Trump, il Dragone mette il piede nel tradizionale cortile di casa statunitense.

Il presidente cinese è arrivato giovedì in Perù, dove ha incontrato l’omologa del paese andino, Dina Boluarte. Le dichiarazioni dei due politici si sono concentrate sui risvolti che avrà la costruzione del porto di Chancay, a circa 80 km da Lima, finanziato dal colosso cinese di servizi logistici COSCO.

L’incontro è stato l’occasione per inaugurare ufficialmente i lavori di questa infrastruttura, che dovrebbe valere alla fine 3,5 miliardi di dollari. Questo porto si candida a diventare un hub centrale per il commercio cinese in Sud America, andando a collegare – ha detto Xi Jinping – “il grande Cammino Inca e la Via della Seta marittima nel 21° secolo”.

Andando nel concreto di cosa questo significa, il porto di Chancay avrà 15 banchine e sarà collegato a un grande parco industriale. Le previsioni stimano che attraverso di esso il tempo di transito tra Lima e la Cina si accorcerà di 10 giorni, riducendo i costi della logistica di ben il 20%.

Cosa ancora più importante, lo renderanno il primo porto sudamericano in grado di accogliere navi da trasporto troppo grandi per il Canale di Panama. E dunque, in prospettiva, si presenta come un’alternativa adeguata ad alcuni traffici: questo è il senso di unire il “Cammino Inca” con la Via della Seta.

Ciò richiede anche futuri investimenti per le connessioni terrestri della regione che, è bene ricordare, è ricca di importanti risorse per la transizione sia digitale sia verde, come il litio e il rame.

In merito, la CNN ha scritto: “Pechino vede i buoni rapporti con una vasta gamma di altri paesi, e l’accesso illimitato ai loro mercati, come la chiave per proteggere la sua economia”.

Ma, con dispiacere di Washington, non è solo la Cina ad essere contenta. “Stiamo avviando una trasformazione che consoliderà il paese come centro logistico, tecnologico e industriale di livello mondiale”, affermato Boluarte, “che ci proietterà strategicamente nella regione Asia-Pacifico”.

Boluarte è sostanzialmente una golpista che ha prestato il fianco alla destra peruviana, la quale aveva paralizzato il paese dopo l’elezione di Pedro Castillo. Ma, nella crisi occidentale, gli investimenti cinesi pesano molto, e a Pechino ne sono consapevoli.

La diplomazia del Dragone, negli ultimi anni, è stata molto attiva, e lo ha fatto accompagnando a un profilo politico da mediatrice dei conflitti anche importanti progetti economici. Una soluzione che fino ad ora ha avuto buoni riscontri, e che continua tuttora.

Il 15 novembre si è concluso anche il summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), che unisce 21 paesi i quali rappresentano circa i due terzi del PIL e la metà del commercio mondiale. Anche lì la Cina ha espresso le sue preoccupazioni sulla direzione che sta prendendo l’ordine globale.

Leggendo un discorso di Xi Jinping, il ministro del Commercio cinese ha attirato l’attenzione sul fatto che “l’unilateralismo e il protezionismo si stanno diffondendo, la frammentazione dell’economia mondiale si è intensificata”.

“Ostacolare la cooperazione economica con vari pretesti, insistere nell’isolare il mondo interdipendente, sta invertendo il corso della storia”, ha aggiunto, con un chiaro riferimento alla politica di dazi e guerra commerciale perseguita dalla filiera euroatlantica.

Sugli stessi nodi, ovvero sul mantenimento di relazioni solide e vantaggiose per tutti, si è sviluppato anche il confronto avuto venerdì da Xi Jinping col presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, seguito sabato da quello con Biden. All’inquilino uscente della Casa Bianca, il presidente cinese ha detto che lavorerà per una “transizione fluida” nei rapporti con la nuova amministrazione Trump.

Rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione economica rimangono i capisaldi dell’atteggiamento del Dragone. Ma è stato sottolineato anche come Pechino non rinuncerà a salvaguardare la propria sovranità, con evidente riferimento a Taiwan.

L’agenzia di stampa Reuters ha riportato che Lai Ching-te, presidente di Taiwan, dovrebbe fermarsi alle Hawaii e forse a Guam (uno Stato e una base militare statunitensi…). Due soste che di certo non possono essere ben viste dalla diplomazia cinese, e che tengono alta la tensione dell’Indo-Pacifico.

Ora, la prossima tappa di Xi Jinping è il Brasile, per un incontro del G20 che, tra i temi fondamentali, avrà i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, così come la crisi climatica (il Brasile ospiterà la prossima Cop, mentre la ventinovesima edizione ora in atto a Baku sta diventando un buco nell’acqua).

Yun Sun, direttore del programma Cina presso il think tank Stimson Center di Washington, ha affermato che, così come all’APEC, anche al G20 il messaggio della Cina sarà: “c’è una grande incertezza davanti a noi, ma la Cina è la certezza e rimarrà impegnata per la pace e lo sviluppo”.

Che di questi periodi, non ci sembra poco...

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20/12/2018

La Via della Seta cinese si presenta in Portogallo. Cambia la geografia economica dell’Europa?

La visita del 4 e 5 dicembre a Lisbona del presidente cinese Xi Jinping e gli incontri col presidente Marcelo Rebelo de Sousa e con il premier portoghese Antonio Costa, si sono conclusi con la firma di un accordo in 17 punti per migliorare le consolidate relazioni commerciali e culturali tra il gigante asiatico e il piccolo Portogallo, il paese più a ovest dell’Europa affacciato sull’Atlantico. Il Portogallo diventa così, nonostante il disappunto e le minacce di Trump, una delle porte di accesso della Cina ai mercati dell’Europa e dell’Africa. Il contesto strategico di questi accordi è il progetto della Nuova Via della Seta.

Xi Jinping ha dichiarato che le visite ai massimi livelli di Stato tra i due Paesi “saranno frequenti” per rafforzare la partnership soprattutto nell’ambito della strategia globale degli investimenti per il grandioso progetto economico e politico della Nuova Via della Seta con l’obiettivo di collegare la Cina all’Europa attraversando l’Asia.

La Nuova Via della Seta, chiamata Belt and Road Initiative (BRI), appare come un progetto in costante evoluzione, cambierà di fatto la faccia del mondo in vari campi, già coinvolge decine di Paesi non solo in Asia e punta ad avere nel porto di Sines, nel sud del Portogallo, lo sbocco delle sempre più massicce esportazioni cinesi via nave destinate all’Europa. Da Sines partiranno poi le merci destinate anche all’Africa e alle Americhe. Per queste ultime verrà scelto anche un apposito porto delle Azzorre come trampolino di lancio delle merci cinesi oltre l’Atlantico.

Già oggi le imprese cinesi sono proprietarie del 28% della EDP, la più grande compagnia energetica portoghese, hanno importanti partecipazioni nella BCP, la più grande banca privata portoghese, e nella compagnia assicurativa Fidelidade. Dal 2010 al 2016 Lisbona ha visto crescere gli investimenti cinesi fino al 3,6% del proprio PIL.

Il Portogallo è un paese marittimo affacciato sull’Atlantico, ma il progetto cinese sta operando fattivamente alla costruzione di una ampia rete logistica e portuale in tutta la penisola iberica. L‘anno scorso la compagnia navale cinese Cosco Shipping Holdings si è aggiudicata il 51% del gruppo spagnolo Notaum Port, gestore dei servizi portuali per le navi container a Bilbao e Valencia, porti che affiancheranno quello di Sines come sbocco del ramo marino della Nuova Via della Seta.

Non certo casualmente, prima della tappa in Portogallo, Xi Jinping era stato dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, a Panama, dove ha firmato 19 accordi di cooperazione bilaterale con lo strategico paese centroamericano.

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