Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta FICO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FICO. Mostra tutti i post

02/02/2018

Dopo le promesse, Farinetti licenzia. Intervista a Giorgio Cremaschi

La politica nostrana ci ha ormai abituati all’eterna contraddizione tra il dire e il fare, tra le le promesse sbandierate e la reltà che si materializza, infrangendo sistematicamente le promesse.

È il caso di quanto sta avvenendo a Fico, il parco giochi del cibo fortemente voluto da Oscar Farinetti ed inaugurato poco più di due mesi fa in pompa magna da Matteo Renzi e da tutto l’establishment politico-economico legato al Partito Democratico locale e nazionale (leggi qui).

Dopo le grandi promesse occupazionali e di benessere per il territorio annunciate dai fautori di questa immensa opera di speculazione, ecco che arriva la prima notizia che fa tornare coi piedi per terra: 90 lavoratori assunti con contratti interinali disdettati e non rinnovati a nemmeno 6 mesi dall’apertura. La motivazione è legata alle “fluttuazioni degli ingressi”, come hanno a dire i responsabili del parco che da lavoro a più di mille persone e che doveva essere una delle strategie per aumentare l’occupazione nel territorio.

Questi sono probabilmente solo i primi licenziamenti non concordati coi sindacati e che quindi rende già carta straccia il protocollo firmato nel luglio dell’anno scorso tra sindacati e azienda per «la tutela dell’occupazione, la qualità del lavoro e le relazioni sindacali». Protocollo che prevedeva un incontro entro marzo 2018 per verificare la situazione.

Ma si sa, all’epoca del renzismo, del Jobs Act e della politica occupazionale fatta solo di sgravi e incentivi, il potere delle aziende è pressoché totale, finchè davanti si trovano sindacati concertativi e poco inclini a puntare i piedi.

Dunque non è bastato regalare un terreno pubblico immenso a privati per un’enorme opera di speculazione e profitto, non è bastato mettere a disposizione decine di autobus pubblici come navette che fanno costantemente la spola tra la stazione Fs e il Food Park di Farinetti (e, il più delle volte, con non più di cinque persone, autista compreso), così come non basterà promettere un ulteriore collegamento diretto, questa volta con l’aeroporto.

Fatto sta che basta un lieve calo degli ingressi (reale o atteso) che da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, novanta persone si ritrovano senza lavoro.

Questi sono i miracoli economici e sociali promossi e incentivati dal governo Renzi, il quale domani inizierà la sua campagna elettorale proprio a Bologna. Che qualcuno gli stia preparando il comitato di benvenuto?

Di seguito proponiamo un’intervista a Giorgio Cremaschi, candidato di Potere al Popolo a Bologna e realizzata dalla redazione di Radio Città Aperta, clicca qui e poi clicca sul simbolino “play” sotto il titolo.

Fonte

24/11/2017

FICO e Farinetti. Propaganda e business fuori dalla realtà contadina

Il 15 novembre sono state aperte le porte di FICO, un parco dei divertimenti dell’agro alimentare made in Italy. E’ un grande progetto multimilionario animato da EATALY, COOP, società di capitali, istituti finanziari (banche, assicurazioni etc.) e grandi imprese dell’agro-alimentare. E’ un parco di circa 10 ettari alle porte di Bologna che ospiterà oltre un centinaio di aziende, una quarantina di ristoranti, due campi coltivati, serre, capi di bestiame, laboratori di trasformazione e quant’altro necessario per dare vita ad un grande centro commerciale/parco divertimenti/itinerario didattico-divulgativo-promozionale. L’opera, costata oltre 150 mln di euro di investimenti, prende forma in un’area di proprietà pubblica del valore di 55 mln di euro concessa gratuitamente dal comune di Bologna al patron di EATALY Oscar Farinetti e alla società costituita Ad Hoc per la gestione del parco.

Le critiche mosse nei confronti di questa maxi opera in pieno stile e continuità con l’appena conclusa e fallimentare esperienza di EXPO, sono numerose e provengono da diversi fronti.

Noi, contadine e contadini, dell’Associazione Rurale Italiana, oltre ad esprimere piena solidarietà e partecipazione nei confronti di chi in questi giorni ha contestato l’inaugurazione del mega progetto, consideriamo questo progetto inutile, dispendioso e soprattutto assolutamente incapace di dare voce e rappresentazione dell’agricoltura contadina del nostro paese.

Essere contadini e produrre in modo contadino vuol dire valorizzare e promuovere la piccola produzione dei territori, fatta di tradizione e innovazione, conoscenza delle colture e risorse delle diverse aree del nostro paese, significa produrre in maniera solidale, stabilire un prezzo equo dei prodotti che sia rispettoso della dignità delle persone e del lavoro e capace di proporre prodotti di qualità anche per chi subisce più pesantemente la crisi economica. Produzione contadina significa alta intensità di lavoro e non di capitali e implica cura del territorio, delle sue risorse naturali al fine della tutela del patrimonio ecologico-ambientale e della biodiversità agricola. “Solo un incompetente può dire di racchiudere “tutta la meraviglia della biodiversità italiana in un unico luogo” come si legge nella propaganda di FICO, ricorda Roberto, contadino delle montagne piemontesi che recupera alla coltivazioni grani antichi.

Non esiste nessuna Fabbrica Contadina perché le nostre vite ci appartengono e non sono merce che si fabbrica.

I grandi attori nell’agro alimentare italiano (EATALY, COOP, Granarolo) fanno propaganda ed i governi e le istituzioni si mobilitano: vengono messi a disposizione finanziamenti, servizi di supporto, affidamento di beni e patrimonio pubblico a titolo gratuito (come se questi colossi avessero scarsi capitali da impiegare in qualsivoglia iniziativa) e applicate leggi speciali che consentono e supportano l’azione di questi operatori.

Da anni migliaia di veri contadini di questo paese, quelli che fanno vivere oltre 700.000 aziende di piccola dimensione, attendono l’approvazione di una legge che riconosca la loro specificità, la loro funzione sociale, i loro diritti e che legittimi, riconosca e valorizzi il lavoro sia di produzione agricola che di cura del territorio, in accordo con quanto previsto dalla Costituzione Italiana.

FICO, per noi di Associazione Rurale Italiana, è solo un’altra trovata propagandistica di chi, governando le istituzioni, si ostina a non voler conoscere e riconoscere il ruolo di veri protagonisti ad una classe, quella contadina, che nonostante i sacrifici e le vessazioni subite non si presta alla strumentalizzazione di quanti coinvolti in queste grandi opere di menzogna.

Lanciamo la sfida ai nostri governanti presenti e futuri: se volete veramente tutelare e promuovere l’agricoltura contadina fatevi avanti per l’approvazione della legge sull’agricoltura contadina, frutto di una partecipata campagna nazionale e che giace da diversi anni in commissione agricoltura del Parlamento e riconoscere così i diritti di chi davvero in questo paese – e nel resto del Pianeta – produce la quasi totalità di quello che finisce in tavola. Una sfida che non costa soldi ma richiede solo un gesto di rispetto per la dignità di donne e uomini che sono ancora il motore più efficace di una delle grandi agricolture del mondo.

Fonte

15/11/2017

Apre “Fico”, dal modello Expo alla green economy

Il gran giorno è arrivato! Oggi pomeriggio il premier Gentiloni, e alcuni ministri tra cui Poletti (Lavoro), Franceschini (Cultura) Martina (Politiche Agricole) e Galletti (Ambiente) inaugurerà a Bologna il FICO (Fabbrica Italiana Contadina), l’ultimo progetto di Oscar Farinetti per mettere a valore “anche il cibo scaduto”.

Un progetto fortemente voluto da Andrea Segrè, professore di economia e politica agraria che ha costruito la sua carriera sulla gestione degli aiuti pubblici allo sviluppo agricolo nei paesi in via di sviluppo e sulla riconversione dei sistemi agricoli dei paesi ex sovietici e balcanici a sistemi di mercato, per poi cimentarsi sul Last Minute Market e sulle politiche contro lo spreco alimentare, diventando così presidente del CAAB e della Fondazione FICO.

Segrè si è buttato a capofitto su questo progetto, cavalcando l’onda del cibo sano, del riuso delle risorse, e dell’immagine bucolica che in molti oggi hanno del mondo contadino. Farinetti ha accolto a piene mani l’idea, e con la compiacenza del comune di Bologna, il gioco è stato facile.

Inaugura così oggi la più grande fiera italiana del cibo, confezionata in un progetto “smart” sul modello expo, che di smart ha davvero tutto, per dirla ironicamente, a partire dall’acronimo.

FICO allude al mondo contadino, tradizionale e autorganizzato, dove un suolo di qualità corrisponde ad assicurare cibo di qualità, ma come tutti i colossi di questo genere, si traduce in un enorme mercato dove tutto quello che si mette in mostra, è la capacità delle aziende di competere per avere un posto al FICO, una bella immagine, e mostrare un mondo inesistente e surreale, dove l’innovazione tecnologica pare a portata di tutti, dove la sperimentazione pare davvero libera, il cibo, l’aria e la terra davvero sani e sfruttati in modo “sostenibile”.

FICO nasce su un area di 100.000 m3, fino ad oggi dedicata al mercato CAAB (centro agroalimentare Bolognese) di proprietà quasi interamente pubblica. Farinetti è stato talmente smart che nella trattativa per la costruzione di questo polo dell’agroalimentare d’eccellenza, ha ottenuto questo enorme spazio gratuitamente, impegnando la Regione a fornire un comodissimo servizio navetta dalla stazione alla modica cifra di 5e a corsa, e a rivedere parte della viabilità del quartiere su cui verte FICO. Con Trenitalia invece, l’accordo è stato siglato pochi giorni fa, e mira a portare a Bologna 6 milioni di turisti nei prossimi 3 anni.

Si tratta di un progetto talmente smart, che la città stessa si presta ad accogliere trasformandosi in bomboniera, e in aree gentrificate in periferia. FICO sorge in un area periferica di Bologna, il quartiere Pilastro, che grazie a FICO sta subendo un processo di gentrificazione accelerata, dove al posto delle case popolari si costruiranno nuovi quartieri residenziali, e dove al posto dei progetti di inclusione, saranno promosse attività che mirino a fare bello il quartiere, come una pista ciclabile che finisce sul nulla e una nuova viabilità (in quasi totale funzione di FICO).

Il progetto si inserisce in quella che ormai è conosciuta come “Eatalyworld, la Disneyland del cibo made in Italy”, e vede la partecipazione tra le tante, della giunta Merola, coop adriatica, CAAB, e ovviamente Eataly. Includerà due ettari di campi, 40 fabbriche, 45 ristoranti, 12 aule didattiche, un teatro, un cinema, un centro congressi da mille posti e sei giostre.

Sarà uno spazio smart per promuovere il territorio forse, e forse anche attività di carattere ambientale che male non fanno di certo, ma ciò che è palese ad oggi, è quanto è costato alle casse pubbliche (50 milioni di valore immobiliare solo per fare un esempio), di quanto ha già fatto guadagnare ai costruttori come Coop, Cmb e Melegari, e di quanto guadagneranno banche e fondazioni in termini non solo di immagine. In sintesi un progetto che fa della green economy la base per enormi profitti e speculazioni.

Un progetto super smart, dove i lavoratori verranno pagati “8 euro l’ora”, come sta a cuore a Farinetti, ma con contratti precari e senza speranza di aumenti salariali. Previste inoltre oltre 300mila ore di alternanza scuola-lavoro per circa 20mila studenti di 200 scuole sparse sull’intero territorio italiano. Con la collaborazione di Randstad, Farinetti “lo smart” lancia il progetto “un giorno da Fico”, che dovrebbe servire a “sensibilizzare gli studenti ai temi dell’innovazione e della filiera agroalimentare made in Italy, preparare i giovani ai nuovi scenari del mercato del lavoro, promuovendo il superamento degli stereotipi di genere, gli studi scientifico-tecnologici e la formazione terziaria”, ma che in altre parole, dovrebbe servire ad avere forza lavoro gratuita e non sindacalizzata.

Un grande incubatore di sperimentazione, sulle nuove tecniche di sfruttamento del lavoro, dell’immagine e del territorio.

Fonte