Il 25 aprile 1948, alle prime luci del giorno, la milizia ebraica di destra Irgun lanciò un attacco su vasta scala contro Giaffa. Cannonate incessanti che gli inglesi, ormai vicini alla fine del Mandato sulla Palestina, fermarono solo tre giorni dopo.
Troppo tardi per impedire che i miliziani dell’Irgun – responsabili pochi giorni prima dell’attacco contro il villaggio palestinese di Deir Yassin (tra 200 e 250 morti) e due anni prima del sanguinoso attentato al King David di Gerusalemme (91 morti) –, agendo poi in coordinamento con l’Haganah (l’embrione delle future forze armate israeliane), riuscissero a catturare Giaffa e i villaggi circostanti.
A guidare l’attacco, passato alla storia come Operazione Hametz, c’era anche Amichai Paglin che diede ai suoi uomini ordini inequivocabili: combattere e causare caos tra la popolazione civile al fine di innescare una fuga di massa. E così andarono le cose.
La popolazione fu cacciata via o scappò in preda al panico. Giaffa, destinata a essere una enclave araba all’interno dello Stato ebraico, secondo il piano di partizione della Palestina del 1947, sarebbe poi diventata un sobborgo di Tel Aviv.
Non sono poche le similitudini tra gli attacchi dell’Irgun di più di 70 anni fa e quello compiuto nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana da coloni e militanti dell’estrema destra israeliana a Jit, nei pressi di Qalqiliya, in Cisgiordania.
Oltre cento uomini, molti armati di mitra M-16, con il volto coperto e con abiti scuri, hanno invaso il villaggio giungendo da sette direzioni diverse, seguendo un piano ben studiato: alcuni gruppi hanno dato fuoco a case e auto palestinesi, altri hanno lanciato pietre contro le finestre di varie abitazioni, altri ancora hanno sparato colpi d’arma da fuoco.
Rashid Al Seda, 23 anni, è stato raggiunto da due proiettili ed è morto in pochi minuti. Un altro abitante è stato ferito gravemente.
Un pogrom per terrorizzare i 3mila palestinesi di Jit, per spingerli ad andare via. «Ci urlavano di lasciare subito le nostre case e di andare nei paesi arabi», ricorda Muawiya al Seda, un parente della vittima. «Non capisco perché siano venuti ad aggredirci – aggiunge – qualcuno ha detto che i nostri giovani avevano lanciato pietre alle auto israeliane di passaggio ma noi non ne sappiano nulla».
L’attacco a Jit, che ha ricordato quello di un anno e mezzo fa ad Huwara (Nablus), è stato condannato da più parti in Israele. Dal premier Netanyahu al capo dello Stato Herzog, dai leader dei coloni al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, uno dei più accaniti sostenitori della colonizzazione ebraica della Cisgiordania, che vive in un insediamento coloniale a pochi chilometri dal villaggio palestinese.
Il giornale Haaretz ha denunciato l’atteggiamento delle truppe israeliane giunte sul posto che sono rimaste a guardare quanto accadeva davanti ai loro occhi, intervenendo con ritardo dopo l’uccisione di Rashid Al Seda.
«Non lasciamoci ingannare dalle condanne dei politici» avverte Dror Ektes, un ricercatore che svolge un costante monitoraggio delle colonie e della loro espansione in Cisgiordania. «Il motivo di quelle insolite condanne – spiega Ektes – da parte di coloro che sostengono apertamente i coloni in tutti i modi, come il ministro Smotrich, è il timore che gli Usa e l’Europa adottino altre sanzioni contro la colonizzazione e che i procedimenti in corso davanti alle Corti internazionali dell’Aja possano arricchirsi di altri argomenti a danno di Israele».
Dal 7 ottobre, gli attacchi dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania si sono moltiplicati: 1.250 negli ultimi dieci mesi secondo le Nazioni Unite, 25 solo nella scorsa settimana.
Si concentrano nel distretto di Hebron, specie nella parte meridionale, tra Ramallah e Nablus e nella valle del Giordano. Quello contro Jit ha però segnato un cambiamento, una svolta. Se altri sono stati spiegati come «punizioni collettive» dopo l’uccisione e il ferimento di coloni, questo, dicono i palestinesi, ha avuto lo scopo principale di «terrorizzare la popolazione», per spingerla a lasciare il villaggio.
Le terre di Jit fanno gola a chi, dentro e fuori dal governo Netanyahu, pianifica una ulteriore espansione delle colonie intorno a Qalqiliya.
Si teme che a Jit abbia visto la luce una nuova milizia, tenendo conto della pianificazione nei minimi dettagli dell’attacco e del comportamento degli aggressori che ha ricordato le azioni dell’Irgun per scacciare gli abitanti di villaggi palestinesi situati in aree ritenute strategiche.
«Non so se quanto visto la scorsa settimana sia il frutto dell’azione di una milizia che si ispira all’Irgun, però l’ideologia è quella e l’obiettivo dei coloni, oggi come allora, è quello di rendere impossibile la vita dei palestinesi», dice Zvi Stahl, direttrice di Yesh Din, ong dei diritti umani che documenta le azioni violente dei coloni in Cisgiordania.
«L’intimidazione è il tratto distintivo della strategia dei coloni» aggiunge «e la subiscono anche gli attivisti israeliani e internazionali. E dagli avvertimenti si passa alla violenza».
Ad accentuare il comportamento da miliziani dei coloni è stata anche la decisione presa dall’esercito dopo il 7 ottobre di inquadrare 5mila riservisti che vivono nelle colonie in reparti militari incaricati di garantire la «sicurezza territoriale».
Aiutati anche dalla divisa, i coloni armati operano in piena libertà e in diverse capacità, come individui che possiedono pistole a membri di squadre di sicurezza all’interno di battaglioni di difesa regionale.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/04/2015
La rimozione nascosta della memoria e le polemiche sul 25 aprile a Roma
Ad Auschwitz, uno dei monumenti più notevoli tra quelli dedicati alle varie comunità degli internati è il cosiddetto «Memoriale Italiano». Un paio di anni or sono le autorità polacche decisero di chiuderlo al pubblico, nel silenzio del governo italiano, e dell’Aned, in teoria proprietaria dell’opera. Pochi mesi fa la sovrintendenza del campo, ormai museo, ha deciso di procedere alla rimozione del Memoriale. La sua colpa? Quella di ricordare che nei lager non furono soltanto deportati e sterminati gli ebrei, ma anche gli slavi, i sinti, i rom, i comunisti insieme a socialdemocratici e cattolici, gli omosessuali, i disabili. Quel Memoriale opera egregia, alla cui ideazione, su progetto dello studio BBPR (Banfi Belgiojoso Perussutti Rogers, il prestigioso collettivo milanese di cui faceva parte Ludovico Belgiojoso, già internato a Buchenwald) collaborarono Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono…, ha dei «torti» aggiuntivi, come l’accogliere fra le sue tante decorazioni e simbologie anche una falce e martello, e una immagine di Antonio Gramsci, icona di tutte le vittime del fascismo.
Ora, ai governanti polacchi, desiderosi di rimuovere il passato, disturbano quei richiami, agli ebrei il fatto che il monumento metta in crisi «l’esclusiva» ebraica relativa ad Auschwitz. Ed è grave che una città italiana, Firenze, si sia detta pronta ad accoglierlo. Contro questa scellerata iniziativa si sta tentando da tempo una mobilitazione culturale, che si spera possa avere un riscontro politico forte e oggi su questo si svolgerà nel Senato italiano una iniziativa di denuncia promossa da Gherush 92-Committee for Human Right e dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Spostare quel monumento dalla sua sede naturale, equivale a trasformarlo in mero oggetto decorativo, mentre esso deve stare dove è nato, per il sito per il quale fu pensato, a ricordare, proprio là, dietro i cancelli del campo di sterminio, cosa fu il nazismo e il suo lucido progetto di annientamento, che, appunto, non concerneva solo gli ebrei, collocati in fondo alla gerarchia umana, ma anche tutti gli altri popoli, giudicati essere «razze inferiori» come gli slavi, o i nemici del Reich, comunisti in testa, o ancora gli «scarti» dell'umanità, secondo le oscene teorie degli «scienziati» di Hitler.
Insomma, la rimozione del Memoriale, è una rimozione della memoria e un’offesa alla storia. Ebbene, l’atteggiamento dell’Aned e delle Comunità israelitiche italiane, che o hanno taciuto, o hanno approvato la rimozione del Memoriale (in attesa della sua sostituzione con un bel manufatto politicamente adattato ai tempi nuovi), appare grave.
E in qualche modo richiama le polemiche di questi giorni relative alla manifestazione romana del 25 aprile.
Premesso che la cosa «si svolgerà di sabato», e dunque, come ha pretestuosamente precisato il presidente della Comunità israelitica romana, gli ebrei non avrebbero comunque partecipato, la denuncia che «non si vogliono gli ebrei», è un rovesciamento della verità: non si vogliono i palestinesi. Ed è grave l’assenza annunciata dell’ANED, per la prima volta, anche se la bagarre si è scatenata sull’assenza della «Brigata Ebraica». La quale ha le sue origini remote niente meno in Vladimir Jabotinsky, sionista estremista di destra con legami negli anni ’30 mai smentiti con Mussolini, che convinse le autorità britanniche, nella I guerra mondiale, a dar vita a una Legione ebraica. Nel II conflitto mondiale, fu Churchill a lasciarsi convincere a organizzare un Jewish Brigade Group, inquadrato nell’esercito britannico: 5000 uomini che operarono in particolare nell’Italia centrale, contribuendo alla liberazione di Ravenna e di altri borghi. Ebbe i suoi morti, e le sue glorie. Bene dunque celebrarla. Ma non fu né avrebbe potuto avere un ruolo eminente, come sembrerebbe a leggere certe dichiarazioni. Ma il fuoco mediatico supera il fuoco delle armi. E che dire di ciò che avvenne dopo? Come storico ho il dovere di ricordarlo. Quei soldati divennero il nucleo iniziale delle milizie dell’Irgun e del Haganah - quelle che cacciarono i palestinesi nella Nakba - e poi dell’esercito del neonato Stato di Israele, al quale offrirono anche la bandiera.
Si capisce l’imbarazzo dell’Anpi di Roma, tra l’incudine e il martello. Ma quando leggo che il suo presidente afferma che «i palestinesi non c’entrano con lo spirito della manifestazione», mi vien voglia di chiedergli se gli amici di Netanyahu c’entrino di più. Altri hanno dichiarato in questi giorni che bisogna lasciar parlare solo chi ha fatto la guerra di liberazione; ma se così intanto andrebbero cacciati dai palchi tanti tromboni in cerca di applausi; e soprattutto se si adotta questa logica è evidente che tra poco non ci sarà più modo di festeggiare il 25 aprile, perché, ahimè, i partigiani saranno tutti scomparsi.
E allora - visto l’articolo 2 dello Statuto dell’Anpi che rivendica un profondo legame con i movimenti di liberazione nel mondo - come non dare spazio a chi oggi lotta per liberarsi da un regime oppressivo, discriminatorio come quello israeliano, rappresentato ora dal governo di destra di Netanyahu? Chi più dei palestinesi ha diritto oggi a reclamare la «liberazione»? E invece temo si vada verso questo (addirittura in queste ore in forse a Roma) e i prossimi 25 Aprile ingessati e re-istituzionalizzati.
Liste degli attacchi dell'Irgun durante gli anni '30 (da wikipedia.it)
Nel sito web dell'Irgun che descrive il corso degli eventi in quegli anni, molti degli attacchi sottostanti non sono neppure menzionati, essendo l'attribuzione di questi atti contestata, mentre il sito web si assume la responsabilità solo degli attacchi direttamente portati a termine dall'organizzazione.
Di seguito è riportata la lista degli attacchi che sono stati attribuiti all'Irgun e che sono avvenuti nel corso degli anni '30.
- 20 aprile 1936 - 2 lavoratori arabi in una piantagione di banane uccisi.
- marzo 1937 - 2 arabi uccisi sulla spiaggia di Bat-Yam.
- 14 novembre 1937 - 6 arabi sono uccisi in vari scontri a fuoco a Gerusalemme.
- 12 aprile 1938 - 2 arabi e 2 poliziotti britannici sono uccisi da una bomba su un treno a Haifa.
- 17 aprile 1938 - Un arabo è ucciso da una bomba esplosa in un caffè a Haifa.
- 17 maggio 1938 - Un poliziotto arabo è ucciso in un attacco a un autobus lungo il tragitto Gerusalemme-Hebron.
- 24 maggio 1938 - 3 arabi sono fatti oggetto di colpi d'arma da fuoco e uccisi a Haifa.
- 23 giugno 1938 - 2 arabi sono uccisi presso Tel-Aviv.
- 26 giugno 1938 - 7 arabi sono uccisi da una bomba a Giaffa.
- 27 giugno 1938 - Un arabo è ucciso nel cortile di un ospedale a Haifa.
- 5 luglio 1938 - 7 arabi sono uccisi in numerosi scontri a fuoco a Tel-Aviv.
- Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi da una bomba esplosa in un autobus a Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, un arabo è ucciso in un altro attacco a Gerusalemme.
- 6 luglio 1938 - 18 arabi e 5 ebrei sono uccisi da due bombe esplose simultaneamente nel mercato arabo dei meloni a Haifa.
- 8 luglio 1938 - 4 arabi sono uccisi da una bomba a Gerusalemme.
- 16 luglio 1938 - 10 arabi sono uccisi da una bomba un mercato di Gerusalemme.
- 25 luglio 1938 - 39 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Haifa.
- 26 agosto 1938 - 24 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Giaffa.
- 27 febbraio 1939 - 33 arabi sono uccisi in attacchi multipli, 24 a causa di una bomba nel mercato arabo nel quartiere dei Suq a Haifa e 4 da un'altra bomba nel mercato arabo delle verdure a Gerusalemme.
- 29 maggio 1939 - 5 arabi sono uccisi da una mina esplosa nel cinema Rex a Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, 5 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi nel corso di un raid nel villaggio di Biyar 'Adas.
- 2 giugno 1939 - 5 arabi sono uccisi da una bomba alla Porta di Giaffa a Gerusalemme.
- 12 giugno 1939 - Un ufficio postale a Gerusalemme è dinamitato e un esperto di esplosivi britannico che tenta di disinnescare l'ordigno muore.
- 16 giugno 1939 - 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Gerusalemme.
- 19 giugno 1939 - 20 arabi sono uccisi da cariche esplosive montate su un asino in un mercato di Haifa.
- 29 giugno 1939 - 13 arabi sono uccisi in sparatorie multiple nel giro di un'ora.
- 30 giugno 1939 - Un arabo è ucciso in un mercato di Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, 2 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi a Lifta.
- 3 luglio 1939 - Un arabo è ucciso da una bomba in un mercato di Haifa.
- 4 luglio 1939 - 2 arabi sono uccisi in due attacchi a Gerusalemme.
- 20 luglio 1939 - Un arabo è ucciso in una stazione ferroviaria a Giaffa.
- Lo stesso giorno, 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Tel-Aviv.
- Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi a Rehovot.
- 27 agosto 1939 - 2 ufficiali britannici sono uccisi da una mina a Gerusalemme.
Sono riportate solo le operazioni conclusesi con la morte. L'Irgun ha condotto almeno 60 operazioni durante questo periodo (Perliger e Weinberg p. 101).
Fonte
Ora, ai governanti polacchi, desiderosi di rimuovere il passato, disturbano quei richiami, agli ebrei il fatto che il monumento metta in crisi «l’esclusiva» ebraica relativa ad Auschwitz. Ed è grave che una città italiana, Firenze, si sia detta pronta ad accoglierlo. Contro questa scellerata iniziativa si sta tentando da tempo una mobilitazione culturale, che si spera possa avere un riscontro politico forte e oggi su questo si svolgerà nel Senato italiano una iniziativa di denuncia promossa da Gherush 92-Committee for Human Right e dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Spostare quel monumento dalla sua sede naturale, equivale a trasformarlo in mero oggetto decorativo, mentre esso deve stare dove è nato, per il sito per il quale fu pensato, a ricordare, proprio là, dietro i cancelli del campo di sterminio, cosa fu il nazismo e il suo lucido progetto di annientamento, che, appunto, non concerneva solo gli ebrei, collocati in fondo alla gerarchia umana, ma anche tutti gli altri popoli, giudicati essere «razze inferiori» come gli slavi, o i nemici del Reich, comunisti in testa, o ancora gli «scarti» dell'umanità, secondo le oscene teorie degli «scienziati» di Hitler.
Insomma, la rimozione del Memoriale, è una rimozione della memoria e un’offesa alla storia. Ebbene, l’atteggiamento dell’Aned e delle Comunità israelitiche italiane, che o hanno taciuto, o hanno approvato la rimozione del Memoriale (in attesa della sua sostituzione con un bel manufatto politicamente adattato ai tempi nuovi), appare grave.
E in qualche modo richiama le polemiche di questi giorni relative alla manifestazione romana del 25 aprile.
Premesso che la cosa «si svolgerà di sabato», e dunque, come ha pretestuosamente precisato il presidente della Comunità israelitica romana, gli ebrei non avrebbero comunque partecipato, la denuncia che «non si vogliono gli ebrei», è un rovesciamento della verità: non si vogliono i palestinesi. Ed è grave l’assenza annunciata dell’ANED, per la prima volta, anche se la bagarre si è scatenata sull’assenza della «Brigata Ebraica». La quale ha le sue origini remote niente meno in Vladimir Jabotinsky, sionista estremista di destra con legami negli anni ’30 mai smentiti con Mussolini, che convinse le autorità britanniche, nella I guerra mondiale, a dar vita a una Legione ebraica. Nel II conflitto mondiale, fu Churchill a lasciarsi convincere a organizzare un Jewish Brigade Group, inquadrato nell’esercito britannico: 5000 uomini che operarono in particolare nell’Italia centrale, contribuendo alla liberazione di Ravenna e di altri borghi. Ebbe i suoi morti, e le sue glorie. Bene dunque celebrarla. Ma non fu né avrebbe potuto avere un ruolo eminente, come sembrerebbe a leggere certe dichiarazioni. Ma il fuoco mediatico supera il fuoco delle armi. E che dire di ciò che avvenne dopo? Come storico ho il dovere di ricordarlo. Quei soldati divennero il nucleo iniziale delle milizie dell’Irgun e del Haganah - quelle che cacciarono i palestinesi nella Nakba - e poi dell’esercito del neonato Stato di Israele, al quale offrirono anche la bandiera.
Si capisce l’imbarazzo dell’Anpi di Roma, tra l’incudine e il martello. Ma quando leggo che il suo presidente afferma che «i palestinesi non c’entrano con lo spirito della manifestazione», mi vien voglia di chiedergli se gli amici di Netanyahu c’entrino di più. Altri hanno dichiarato in questi giorni che bisogna lasciar parlare solo chi ha fatto la guerra di liberazione; ma se così intanto andrebbero cacciati dai palchi tanti tromboni in cerca di applausi; e soprattutto se si adotta questa logica è evidente che tra poco non ci sarà più modo di festeggiare il 25 aprile, perché, ahimè, i partigiani saranno tutti scomparsi.
E allora - visto l’articolo 2 dello Statuto dell’Anpi che rivendica un profondo legame con i movimenti di liberazione nel mondo - come non dare spazio a chi oggi lotta per liberarsi da un regime oppressivo, discriminatorio come quello israeliano, rappresentato ora dal governo di destra di Netanyahu? Chi più dei palestinesi ha diritto oggi a reclamare la «liberazione»? E invece temo si vada verso questo (addirittura in queste ore in forse a Roma) e i prossimi 25 Aprile ingessati e re-istituzionalizzati.
Liste degli attacchi dell'Irgun durante gli anni '30 (da wikipedia.it)
Nel sito web dell'Irgun che descrive il corso degli eventi in quegli anni, molti degli attacchi sottostanti non sono neppure menzionati, essendo l'attribuzione di questi atti contestata, mentre il sito web si assume la responsabilità solo degli attacchi direttamente portati a termine dall'organizzazione.
Di seguito è riportata la lista degli attacchi che sono stati attribuiti all'Irgun e che sono avvenuti nel corso degli anni '30.
- 20 aprile 1936 - 2 lavoratori arabi in una piantagione di banane uccisi.
- marzo 1937 - 2 arabi uccisi sulla spiaggia di Bat-Yam.
- 14 novembre 1937 - 6 arabi sono uccisi in vari scontri a fuoco a Gerusalemme.
- 12 aprile 1938 - 2 arabi e 2 poliziotti britannici sono uccisi da una bomba su un treno a Haifa.
- 17 aprile 1938 - Un arabo è ucciso da una bomba esplosa in un caffè a Haifa.
- 17 maggio 1938 - Un poliziotto arabo è ucciso in un attacco a un autobus lungo il tragitto Gerusalemme-Hebron.
- 24 maggio 1938 - 3 arabi sono fatti oggetto di colpi d'arma da fuoco e uccisi a Haifa.
- 23 giugno 1938 - 2 arabi sono uccisi presso Tel-Aviv.
- 26 giugno 1938 - 7 arabi sono uccisi da una bomba a Giaffa.
- 27 giugno 1938 - Un arabo è ucciso nel cortile di un ospedale a Haifa.
- 5 luglio 1938 - 7 arabi sono uccisi in numerosi scontri a fuoco a Tel-Aviv.
- Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi da una bomba esplosa in un autobus a Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, un arabo è ucciso in un altro attacco a Gerusalemme.
- 6 luglio 1938 - 18 arabi e 5 ebrei sono uccisi da due bombe esplose simultaneamente nel mercato arabo dei meloni a Haifa.
- 8 luglio 1938 - 4 arabi sono uccisi da una bomba a Gerusalemme.
- 16 luglio 1938 - 10 arabi sono uccisi da una bomba un mercato di Gerusalemme.
- 25 luglio 1938 - 39 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Haifa.
- 26 agosto 1938 - 24 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Giaffa.
- 27 febbraio 1939 - 33 arabi sono uccisi in attacchi multipli, 24 a causa di una bomba nel mercato arabo nel quartiere dei Suq a Haifa e 4 da un'altra bomba nel mercato arabo delle verdure a Gerusalemme.
- 29 maggio 1939 - 5 arabi sono uccisi da una mina esplosa nel cinema Rex a Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, 5 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi nel corso di un raid nel villaggio di Biyar 'Adas.
- 2 giugno 1939 - 5 arabi sono uccisi da una bomba alla Porta di Giaffa a Gerusalemme.
- 12 giugno 1939 - Un ufficio postale a Gerusalemme è dinamitato e un esperto di esplosivi britannico che tenta di disinnescare l'ordigno muore.
- 16 giugno 1939 - 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Gerusalemme.
- 19 giugno 1939 - 20 arabi sono uccisi da cariche esplosive montate su un asino in un mercato di Haifa.
- 29 giugno 1939 - 13 arabi sono uccisi in sparatorie multiple nel giro di un'ora.
- 30 giugno 1939 - Un arabo è ucciso in un mercato di Gerusalemme.
- Lo stesso giorno, 2 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi a Lifta.
- 3 luglio 1939 - Un arabo è ucciso da una bomba in un mercato di Haifa.
- 4 luglio 1939 - 2 arabi sono uccisi in due attacchi a Gerusalemme.
- 20 luglio 1939 - Un arabo è ucciso in una stazione ferroviaria a Giaffa.
- Lo stesso giorno, 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Tel-Aviv.
- Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi a Rehovot.
- 27 agosto 1939 - 2 ufficiali britannici sono uccisi da una mina a Gerusalemme.
Sono riportate solo le operazioni conclusesi con la morte. L'Irgun ha condotto almeno 60 operazioni durante questo periodo (Perliger e Weinberg p. 101).
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