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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/08/2026

Pozzuoli - La protesta degli abbandonati

Venerdì 14 agosto è stato il secondo giorno di mobilitazione per gli abitanti di Via Napoli a Pozzuoli che hanno bloccato le strade del loro quartiere e del centro storico per chiedere soluzioni abitative dignitose.

Molti di loro sono senza un tetto già dal 2024, quando le abitazioni di Pozzuoli hanno subito i primi danni che le hanno rese inagibili. In questi ultimi anni la rete sociale della comunità che vive alle spalle di Via Napoli è stato il vero supporto per chi era stato sgomberato e aveva trovato ospitalità da amici e parenti, ma dopo la scossa di magnitudo 4,7 del 31 luglio scorso che ha portato il numero degli sfollati a oltre 3000, quasi nessun abitante del quartiere ha più soluzioni alternative. Da ormai 15 giorni dormono in auto o al riparo dei gazebo della protezione civile.

Giovedì 13 agosto i gazebo della protezione civile sono stati rimossi, giustificando la rimozione con l’allerta meteo. La rabbia degli abitanti si è fatta sentire e spontaneamente hanno bloccato la strada, per pretendere che invece dei gazebo ormai rimossi fossero montate le tende: una soluzione più dignitosa, sebbene temporanea ed emergenziale, e messa già in campo durante la scorsa crisi bradisismica dell’82-84.

Dopo la prima notte di mobilitazione, con un blocco stradale al centro di via Napoli durato dalle 21 alle 2 di notte, la risposta della controparte istituzionale è stata quella di rimontare i gazebo rimossi poco prima, senza alcun impegno ad andare incontro alle loro richieste.

La mancanza totale di alternative ha così fatto scendere di nuovo in strada gli abitanti di Via Napoli venerdì 14 agosto con una seconda nottata di mobilitazione e blocchi delle strade ben più estesi e che hanno interessato intere aree di via Napoli e del centro storico, entrambe bloccate con veri e propri check-point.

La crisi abitativa a Pozzuoli è ormai sotto gli occhi di tutti. Edifici fortemente lesionati, che a malapena ormai sopportano le scosse e che non sono ancora stati messi in sicurezza. La speculazione porta gli affitti alle stelle sia verso il litorale domizio da ormai tre anni, sia verso Fuorigrotta e Bagnoli per l’avvicinarsi delle preregate dell’America’s Cup.

L’unico strumento a supporto degli sfollati previsto dai vari decreti Campi Flegrei che si sono succeduti è il CAS, il contributo di autonoma sistemazione proporzionato al numero di membri del nucleo familiare, e che di fronte alla speculazione e agli affitti di mille e più euro al mese è irrisorio per chi non vuole o non può allontanarsi dall’Area flegrea.

L’esasperazione per l’immobilismo verso la crisi che Pozzuoli sta affrontando da anni ormai, non annebbia la mente degli sfollati.

In questi due giorni (e da quando focolai di mobilitazione stanno interessando le varie aree di Pozzuoli) è emersa con rabbia la consapevolezza del paradosso di un territorio. Nello stesso periodo a Bagnoli, nell’estremo opposto del golfo, lo Stato spende 1 miliardo e mezzo per l’America’s Cup. Proprio in un momento in cui l’Area Flegrea aveva più bisogno di fondi per convivere con il fenomeno del bradisismo.

E nelle stesse parole è anche apparsa chiara la volontà di non lasciare i loro quartieri e la loro città perché ricordano bene come le passate crisi bradisismiche siano state usate da vettore per la gentrificazione, espellendo la maggior parte degli abitanti del centro storico di Pozzuoli verso quartieri dormitorio come Toiano e Monteruscello.

Gli abitanti di via Napoli e di tutta Pozzuoli lo hanno reso cristallino: Pozzuoli esiste ancora e vuole vivere e l’unica strada che riconoscono per difendere i loro diritti di abitanti è la mobilitazione collettiva!

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09/08/2026

Pozzuoli, la terza protesta in cinque giorni: la lotta paga

In pochi giorni una mobilitazione nata dal basso ha già ottenuto risultati concreti. È questa la notizia politica più importante che arriva da Pozzuoli, dove oggi si è svolta la terza manifestazione di protesta in appena cinque giorni.

POZZUOLI – Tre manifestazioni in cinque giorni. Un’escalation di iniziativa popolare che sta costringendo istituzioni, media e governo a confrontarsi con una situazione che per troppo tempo è stata ignorata o sottovalutata.

Dopo la prima manifestazione, tenutasi lunedì 2 agosto, qualcosa si è mosso immediatamente. I giornali locali, che fino a quel momento avevano dedicato alla vicenda un’attenzione marginale, hanno iniziato a seguire con continuità le ragioni della protesta e il malcontento crescente di cittadini e attività economiche.

Ma soprattutto è arrivata una prima risposta dal governo, che ha annunciato lo stanziamento immediato di 100 milioni di euro, segnale evidente che la pressione sociale esercitata sul territorio non poteva più essere ignorata.

La seconda tappa della mobilitazione si è svolta mercoledì con l’occupazione dell’Hub di via Artiaco. Un’iniziativa che ha ulteriormente alzato il livello dello scontro e che ha prodotto un altro risultato concreto: il sindaco di Pozzuoli ha assunto l’impegno pubblico a procedere alla realizzazione degli interventi richiesti in tempi brevi. Anche in questo caso è stata la determinazione dei manifestanti a imporre un’accelerazione alle istituzioni.

Oggi la protesta è tornata in piazza, o meglio sul mare. I manifestanti hanno infatti dato vita all’occupazione del porto di Pozzuoli, portando al centro della discussione le difficoltà crescenti vissute da cittadini, commercianti e operatori economici del territorio.

Tra le richieste emerse con forza vi sono la sospensione della TARI e dell’occupazione di suolo pubblico per le attività commerciali colpite dalla crisi e dall’emergenza che investe l’area flegrea.

Non si tratta soltanto di rivendicazioni economiche. La mobilitazione esprime una domanda di giustizia sociale e di tutela per una popolazione che da mesi vive in condizioni di forte incertezza, stretta tra difficoltà materiali e risposte istituzionali spesso lente e insufficienti.

Quello che emerge da queste giornate è un dato politico difficilmente contestabile: la lotta paga. Quando i cittadini si organizzano, costruiscono iniziativa collettiva e mantengono alta la pressione, il quadro cambia. Lo dimostrano l’interesse improvvisamente risvegliato dei media locali, i fondi stanziati dal governo e gli impegni assunti dall’amministrazione comunale.

Naturalmente nessuno dei problemi è stato ancora risolto. Le promesse dovranno essere verificate nei fatti e le risorse annunciate dovranno tradursi in interventi concreti. Ma la sequenza degli avvenimenti degli ultimi cinque giorni dimostra che senza mobilitazione probabilmente nulla di tutto questo sarebbe accaduto.

Per questo la giornata di oggi non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio. A Pozzuoli si sta affermando l’idea che solo attraverso l’organizzazione e il conflitto sociale sia possibile ottenere risposte reali alle esigenze del territorio. E i primi risultati ottenuti sembrano dare ragione a chi ha scelto di non rassegnarsi.

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17/12/2025

Celli Group Pozzuoli: dopo 60 giorni di occupazione, la lotta paga

Dopo 60 giorni di occupazione della fabbrica, di lotta dura e determinata, le lavoratrici e i lavoratori della Celli Group hanno ottenuto un primo risultato concreto di un percorso che però sarà ancora lungo. Una vertenza complessa, costruita con sacrificio, unità e determinazione, che ha costretto l’azienda e le istituzioni ad assumersi responsabilità precise.

La mobilitazione ha portato alla concessione della cassa integrazione fino a 18 mesi, garantendo una tutela reddituale fondamentale e aprendo una fase nuova, nella quale il tema centrale non è l’uscita individuale ma il futuro occupazionale collettivo.

Al tavolo istituzionale è stato infatti assunto un impegno formale da parte della Regione Campania, del Comune di Pozzuoli, dell’azienda e del Ministero affinché venga costruito un percorso di ricollocazione reale per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, attraverso strumenti di politica attiva, formazione e nuove opportunità occupazionali sul territorio.

In questo quadro, l’azienda ha indicato un soggetto operativo affermato per la ricollocazione, impegnandosi ad attivare percorsi verso soggetti aziendali con proposte di lavoro a parità di condizioni economiche e finalizzate esclusivamente all’assunzione a tempo indeterminato.

Percorsi che dovranno essere condivisi, monitorati e verificati con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni competenti, affinché non si riducano a un mero adempimento formale, ma producano risultati occupazionali concreti e stabili.

Le lavoratrici e i lavoratori attendono ora che trovino piena attuazione anche gli impegni assunti sul piano politico. In particolare, restano centrali le dichiarazioni del nuovo Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che nel corso della campagna elettorale si era impegnato a garantire un monitoraggio continuo dell’esito della vertenza e a rafforzare le politiche attive del lavoro, assicurando un coordinamento reale tra Regione, enti locali, Ministero e soggetti attuatori e accompagnando concretamente il percorso di ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un contributo importante alla vertenza è arrivato anche dal livello nazionale, e sono le lavoratrici e i lavoratori della Celli Group a volerlo riconoscere e ringraziare direttamente. Le interrogazioni parlamentari presentate da Antonio Caso e Giuseppe De Cristofaro hanno portato la crisi Celli Group all’attenzione del Parlamento e del Governo, sollecitando risposte chiare sulla tutela occupazionale, sugli ammortizzatori sociali e sulle responsabilità aziendali. Gli stessi parlamentari hanno ribadito l’impegno a continuare a seguire la vertenza affinché gli accordi sottoscritti non restino sulla carta, ma si traducano in atti concreti.

Le lavoratrici e i lavoratori vogliono inoltre ringraziare Giuliano Granato, sempre presente e solidale nei momenti più concitati della protesta, per il sostegno politico e umano garantito lungo tutto il percorso di lotta.

Questa vertenza dimostra ancora una volta che la lotta, l’occupazione della fabbrica e la mobilitazione collettiva sono strumenti decisivi per la difesa del lavoro. Nulla è stato concesso: tutto è stato conquistato.

Ora è il tempo dei fatti.

Le lavoratrici e i lavoratori resteranno in stato di mobilitazione e di vigilanza, pronti a riattivare la lotta qualora anche uno solo degli impegni assunti dovesse essere disatteso.

La lotta continua, fino alla piena tutela di tutti i posti di lavoro.

USB Lavoro Privato – Industria Nazionale

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