Cosi il malcapitato Corradino Mineo, a
cui va la nostra solidarietà, è divenuto, obtorto collo, l’emblema del
presunto conservatorismo di sinistra, di quella gerontocrazia, di quelle
elite intellettuali che impedirebbero il libero e grandioso dispiegarsi
della rivoluzione Renziana. In realtà, come è noto, Corradino Mineo
non è certo annoverabile tra gli estremisti di sinistra, ma ciò non
conta. Il punto è che è responsabile di aver rallentato la macchina
degli slogan che Renzi non può permettersi di fermare. Quella che gli
consente di nascondere la caduta libera in cui sta precipitando il
paese. Non c’è un indicatore economico e sociale che descriva
un’inversione di tendenza. Il numero degli occupati cala, crolla il
reddito da lavoro e pensioni e prosegue la distruzione del patrimonio
industriale e produttivo. Gli strateghi della Ue hanno pensato bene di
includere i profitti delle attività criminose nel calcolo del Pil,
ovvero il massimo risultato dell’austerità espansiva!!! Eppure tutto è
ammorbato da una strategia di distrazione di massa, la macchina degli
slogan appunto, che vive di hastag e paroloni roboanti su social network
e agenzie di stampa. La svolta autoritaria, perché di questo stiamo
parlando, può contare su un consenso popolare non indifferente. E’ il
frutto amaro della disintegrazione della rappresentanza politica e
sociale del lavoro, della sua totale irrilevanza sulla condizione degli
uomini e delle donne che dovrebbe rappresentare. Come spiegare il valore
della Costituzione repubblicana, della democrazia, dei partiti,
dell’equilibrio dei poteri, del ruolo del sindacato se questo sistema
garantisce impoverimento ed ingiustizia sociale? La questione di fondo
sulla cosiddetta crisi di rappresentanza sta esattamente qui. Renzi si
appresta a sferrare colpi durissimi al sindacato, potrà contare su
milioni di lavoratori e lavoratrici a cui non è più chiaro il senso e il
valore dell’esistenza del sindacato stesso.
Cgil Cisl e Uil hanno lanciato pochi
giorni addietro una sorta di promemoria (il termine piattaforma oltre
che essere considerato vetusto rimanda ad rapporto democratico con i
lavoratori che non si vuole) per la ripresa del confronto con il governo
su fisco e previdenza. Le richieste o i suggerimenti che il
sindacalismo confederale avanza, per usare il linguaggio più prudente di
Bonanni, nel merito sono solo un’attenuazione della legge Fornero che
ha cancellato le pensioni d’anzianità e la riduzione del carico fiscale
sul lavoro dipendente (giusto per chiedere qualcosa che Renzi ha già
fatto, anche se a saldo negativo) senza tuttavia rivendicare la
tassazione delle ricchezze, una patrimoniale efficace. Come sempre da
finanziare con il recupero dell’evasione fiscale, il prezzemolo di ogni
minestra usato da almeno trentanni per condire la progressiva
liquidazione dello stato sociale. Insomma una serie di indicazioni al
governo che non raccoglieranno certo un consenso di massa, visto tra le
altre cose che, come i Blues Brothers, anche Cgil Cisl e Uil, essendo in
missione per conto di Dio, non chiederanno il mandato ai lavoratori ed
alle lavoratrici. Nella sostanza l’operazione dei vertici confederali è
la ricerca di un senso e di un ruolo per le proprie organizzazioni,
sopratutto in rapporto ad un governo che non pare particolarmente
sensibile, per usare un eufemismo, a questo bisogno di legittimazione
pubblica. Nel commercio e nell’edilizia rischiano di passare contratti
vergognosi che tagliano le retribuzioni e aumentano gli orari di lavoro.
In Alitalia i petroldollari sono la nuova giustificazione a
licenziamenti di massa nel silenzio generale del sindacato, mentre
Fincantieri, Poste e Enav vengono, senza opposizione alcuna, svendute ad
un mercato che le farà a pezzi in pochi anni. Non basteranno gli spot
di regime intrisi di orgoglio nazionaloperaio, giusto per far crescere
il valore delle azioni, a nascondere la vergognosa svendita di ciò che
resta del patrimonio pubblico della ex quinta potenza industriale al
mondo. La stessa Finmeccanica “apprezzerà” a breve le particolari cure
del nuovo amministratore delegato Mauro Moretti.
In questo quadro il ministro Poletti,
da uomo sensibile al bisogno altrui come possono testimoniare i facchini
della logistica, ha dichiarato che gli esodati potranno anche andare
prima in pensione ma con un “ritocco” sul rendimento di pensione di
circa il 30% in meno. Ieri è stata presentata ufficialmente la riforma
della Pubblica amministrazione Non ci sono i prepensionamenti, è
confermata la mobilità obbligatoria ma nel raggio di “soli” 50 km ed
ovviamente restano al palo i salari visto che non c’è alcun rinnovo del
contratto nazionale bloccato da anni. Si taglierà la spesa della Pa di
un altro 1% intensificando così la progressiva dismissione del pubblico
dai servizi sociali. I lavoratori in esubero a cui mancano 5 anni per
andare in pensione e che non volessero essere trasferiti saranno
costretti “volontariamente” ad accettare un part-time con conseguente
decurtazione della retribuzione. Ma la stessa dura sorte sembrerebbe non
sembra colpire i dirigenti, i manager o presunti tali della pubblica
amministrazione che potranno essere assunti senza alcun concorso
pubblico e vengono incrementati sino al 30% del totale. Un regalo al
notabilato locale ed a partiti smaniosi di costruire consenso con il
vecchio caro clientelismo. Inoltre si mettono pesantemente le mani nei
permessi sindacali, di cui godono tutte le organizzazioni, che verranno
tagliati del 50%.
Renzi ci ha preso gusto, dopo
Corradino Mineo si appresta a destituire anche i sindacati tagliando uno
dei rami su cui poggia la struttura sindacale. Forse proprio a partire
da quella Cgil che ancora può rappresentare un problema al suo impeto
rottomatore. Sarebbe utile che il gruppo dirigente della stessa
riuscisse a capire che nessuno scenderà in piazza a difenderla se non si
ridà senso e valore alla sua esistenza. Il prossimo 28 giugno a Roma ci
sarà il primo appuntamento di mobilitazione del controsemestre popolare
durante la presidenza italiana della UE, e l’11 luglio a Torino
contesteremo il vertice dei primi ministri Ue sull’occupazione
giovanile. Bisogna riprendere la strada del conflitto sociale contro le
politiche d’austerità. Non riuscirà per molto Renzi a nascondere sotto
il tappettino lo sporco, noi lavoriamo a quel nuovo ciclo di lotte senza
il quale nulla potrà cambiare.
Sergio Bellavita
portavoce “Il sindacato è un’altra cosa-Opposizione Cgil”
13 giugno 2014
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