La fuga in massa di decine di migliaia di famiglie dalla città
settentrionale di Amran, circa 50 chilometri dalla capitale Sana’a, sta
provocando l’ennesima emergenza umanitaria in Yemen, teatro
dello scontro armato tra gli sciiti Houthi che rivendicano autonomia per
le regioni settentrionali del Paese e che hanno catturato la città, e
le truppe governative.
I morti sarebbero almeno 60 e i feriti 180, ma testimoni hanno riferito all’agenzia Reuters
di decine di corpi per le strade, di almeno 200 morti, di cui 100
soltanto ieri, durante l’avanzata dei ribelli verso Amran, roccaforte
della potente tribù Bani al-Ahmar i cui esponenti occupano posizioni di spicco nel partito islamico sunnita Islah,
nelle Forze Armate e nel governo. La Mezzaluna Rossa ha detto di temere
per la sorte di almeno 5.000 famiglie ancora intrappolate in città.
Lo scontro armato tra ribelli e truppe governative è ripreso la
scorsa settimana, in seguito alla rottura della tregua raggiunta lo
scorso 23 giugno. Le parti si accusano a vicenda: gli Houthi sostengono
che unità dell’esercito fedeli al partito Islah sono avanzate verso la
provincia di Jawf provocando la reazione dei ribelli, accusati invece
dal governo di non avere rispettato gli accordi per la tregua, che
prevedevano il ritiro da alcune posizioni catturate nei combattimenti
iniziati a febbraio, quando gli Houthi hanno guadagnato terreno nella
provincia di Amran.
I ribelli hanno detto di non avere intenzione di attaccare Sana’a, ma
di combattere contro il partito Islah che, dicono, è sostenuto dalle
Forze armate. Uno scontro che ha radici lontane e fa tremare lo Yemen da
almeno un decennio. Il Paese, il più povero della regione,
negli ultimi anni si è guadagnato la fama di “paradiso dei qaedisti”,
soprattutto sauditi, che hanno le loro basi al Sud e contro cui gli
Stati Uniti impiegano i loro droni. Attacchi che talvolta centrano
obiettivi civili. La zona di Aden, inoltre, è l’approdo di
migliaia di profughi dal Corno d’Africa. Lo Yemen nel 2011 è stato anche
teatro di una rivolta popolare, sull’onda delle primavere arabe, che ha
portato alla caduta dell’ex presidente Ali Abdallah Saleh,
capo di Stato dall’unificazione, nel 1990, tra Yemen del Sud e Yemen
del Nord che ha guidato dal 1978. Le sue dimissioni e la salita al
potere del suo vice, Abed Rabbo Mansour Hadi, sono
state mediate dal Consiglio di cooperazione del Golfo, sorta di Nato
della Penisola arabica gestita dalla confinante Arabia Saudita
La precaria situazione del Paese preoccupa proprio Riad che si è
impegnata sostenere Sana’a con una serie di aiuti, non specificati,
concordati con il presidente yemenita in una recente visita. La
scorsa settimana cinque guardie di frontiera saudite sono morte in un
attacco al varco di Wadia messo a segno da combattenti di nazionalità
saudita di al Qaeda nella Penisola arabica. Il confine tra il regno wahabita e lo Yemen è poroso, zona di contrabbando e di traffico di armi e di esseri umani.
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