La sconfitta elettorale dei democratici nelle elezioni di midterm, così si chiamano le elezioni che si svolgono tra un mandato presidenziale e l’altro, sorprende solo gli osservatori distratti.
Prima di tutto il tasso di astensione impressionante, anche per la politica di oggi, sostanzialmente al 70 per cento, ci mostra una società americana di fatto disinteressata alla politica ufficiale. Tutto il contrario di quando, sei anni fa, la prima elezione trionfale di Obama, risollevò anche le percentuali di voto. Oltre a produrre un entusiasmo di massa non ordinario nelle società a noi contemporanee.
Ma tra ieri e oggi la differenza non sta solo nel clima ma anche nel dato politico: con la maggioranza repubblicana al senato e alla camera, Obama ha reale autonomia in politica estera ed in atti di ordinaria amministrazione. Per il resto dovrà mediare con i repubblicani nelle due camere (senza che nessuno senta, come in Italia, l’esigenza di abolirne una).
Per quanto riguarda l’elettorato progressista, il grosso del bacino di voti di Obama, il partito democratico mostra perlomeno due falle. Una rilevabile nel presente, un’altra in dinamiche più a lungo termine. Nel presente è chiaro come il rilancio del Pil americano, dovuto alle politiche di immissione di liquidità della Federal Reserve che rischiano di creare immense bolle finanziarie, non significa né aumento degli stipendi né dei consumi. Anzi, secondo statistiche recenti è il vecchio ma sempre valido aumento delle spese militari ad aver contribuito al rialzo del Pil. Con un elettorato che chiede posti di lavoro e possibilità di consumo, forse in modo più netto di altri, la sconfitta dei democratici alle elezioni di midterm era scontata.
redazione, 5 novembre 2014
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