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17/03/2015

Israele. Alle elezioni Likud contro sionisti. Dalla padella alla brace

Se qualcuno pensa che solo in Italia ci si trovi di fronte ad alternative impossibili da scegliere sul piano politico, lo scenario israeliano non è da meno. La sfida sulle elezioni di oggi è infatti tra il Likud, il partito di destra capeggiato da Netanyahu, e l’Unione Sionista capeggiata da Herzog e dalla ex ministra Tzipi Livni.

Le elezioni sono state convocate anticipatamente dopo lo scioglimento del terzo governo Nethanyau a seguito dello scontro con il Ministro della Giustizia, Tzipi Livni e il Ministro delle Finanze, Yair Lapid. In un primo momento Netanyahu pensava di avere già un quarto mandato in mano e di poter ottenere la maggioranza alla Knesset grazie all’alleanza con l’estrema destra nazional-religiosa di Naftali Bennet con i partiti religiosi aschenaziti e sefarditi. Ma a distanza di tre mesi dalla crisi di governo nel dicembre 2014 il quadro politico israeliano si è modificato e nel centro-sinistra è emersa la coalizione Unione Sionista (un nome che è tutto un programma) che appare in testa nei sondaggi.

L’Unione Sionista, è guidata da Yitzhak Herzog, esponente di un’importante dinastia politica che ha fondato questo nuovo partito – l’Unione sionista appunto – fondendolo con ha-Tnuah (Il movimento), costola del vecchio partito Kadima (Avanti) creato a suo tempo da Ariel Sharon.

Herzog, ha spostato il partito ancora più “a destra” aprendolo ai fuoriusciti dal Likud, ma che condividono la necessità di pervenire a un accordo con l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp). L’Unione sionista afferma di essere preoccupata per la situazione economica del paese,  ma i temi sociali sono solo marginali nella sua agenda, mentre punta piuttosto a risolvere le tensioni con l’amministrazione statunitense e a tentare l’avvio di un nuovo accordo di pace con l’Anp. In apparenza una politica diversa da quella guerrafondaia e oltranzista di Netanyahu, ma una coalizione che è giunta a definirsi come Unione Sionista non lascia ben sperare. I palestinesi innanzitutto, inclusi i palestinesi del ’48 che oggi risultano esser cittadini israeliani, di serie B, ma israeliani. Questi ultimi a loro volta hanno dato vita per la prima ad una coalizione unitaria dei partiti arabo-israeliani. I sondaggi mostrano che la Lista Araba Unita potrebbe guadagnare il terzo posto e diventare un fattore decisivo nel meccanismo che domina la politica israeliana: la creazione della coalizione di governo. Molti nella comunità arabo-palestinese in Israele, che rappresenta il 20% degli otto milioni di cittadini israeliani, vedono la  ritrovata unità come una svolta nella battaglia contro la discriminazione: anche se hanno pieni e eguali diritti, gli arabi israeliani spesso accusano di essere trattati come cittadini di seconda classe.

Occorrerà attendere domani mattina per i risultati definitivi, ma sicuramente la sfida si giocherà su uno scarto di pochi seggi (approssimativamente 2 o 3) e non sono escluse a loro volta coalizioni post-elettorali  anche tra i due partiti di maggioranza, ovvero una grande coalizione nazionale tra Likud e Unione Sionista. Insomma al peggio non c’è mai fine. Sarà per questo che i leader israeliani ripetono sempre che l'Italia è il miglior alleato di Israele in Europa?

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