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07/05/2020

Lombardia - Gli ultimi dati sulla strage pandemica sono un brusco risveglio

La diffusione dei dati sanitari del 6 maggio ha creato un vero trauma in Lombardia. Infatti, più della metà dei nuovi contagi di tutta Italia è avvenuta in Regione, dove sono aumentate anche le vittime, 222, con un incremento del 146% rispetto al giorno precedente.

Questa volta non si tratta dell’accumulo di dati non comunicati nei giorni precedenti, come avvenne il 2 maggio. E nemmeno si può imputare l’aumento alle riaperture del 4 maggio, troppo recenti. Quindi tali dati sono l’esito di una “Fase 1”, la chiusura totale, che in Lombardia non c’è stata.

Sono numeri che fanno paura, perché il contagio continua ad aumentare e si teme che la “riapertura” di lunedì scorso possa far lievitare ulteriormente i dati di questa strage, che conta ormai 15.000 vittime lombarde sulle 30.000 italiane conteggiate dalla Protezione Civile. Cifre sottostimate poiché l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato che la quantità reale dei decessi è in realtà vicina al doppio.

Nonostante alcuni media abbiano voluto infantilizzare, come loro abitudine, il comportamento dei cittadini, trattandoli da idioti con il rilievo dato a qualche isolato episodio di irresponsabilità, la popolazione agisce con grande coscienza, tanto che, secondo i dati delle Prefetture, nel corso delle centinaia di migliaia di controlli effettuati dagli agenti, sono state elevate contravvenzioni per spostamenti non giustificati solo nel 3% dei casi.

Il clima nelle strade è pesante, si gira con la mascherina e i guanti, ci si evita, si salutano appena i conoscenti, i visi tesi, i sorrisi spariti dietro alle protezioni sanitarie spesso improvvisate per la difficoltà di reperirne di qualità professionale.

La paura è tanta: anche andare a comperare un po’ di pane può essere pericoloso e la sera le strade sono deserte. Si teme che la “Fase 2” possa volgersi in tragedia. Soprattutto, cresce la sensazione che i cittadini, esortati ad avere senso di responsabilità individuale, siano abbandonati da chi invece ha responsabilità pubbliche e collettive.

La questione, paradossalmente, è semplice: per poter gestire senza rischi la cosiddetta “Fase 2” sarebbe necessario che ciascun cittadino conoscesse la sua situazione sanitaria e in particolare se è portatore del virus. Ciò significa fare molti tamponi e tracciare in seguito i contatti dei positivi.

Ma in questo momento, in Lombardia, è praticamente impossibile ottenere tamponi attraverso la sanità pubblica. Il 4 maggio l’assessore Gallera ha dichiarato che si stanno ancora effettuando tamponi sul personale sanitario e delle RSA, operazione che evidentemente avrebbe dovuto essere effettuata mesi fa.

E molti sanitari ci dicono che anche per loro il tampone non arriva. Al contempo, però, molti medici hanno ricevuto email in cui dei laboratori privati dichiarano che saranno pronti tra pochi giorni a effettuare tamponi, naturalmente a pagamento, per cifre da 120 euro in su.

Inoltre, se i decessi in Lombardia sono tanto alti rispetto ad altre regioni, è verosimilmente anche perché non si sono aumentate le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) incaricate di seguire gli ammalati al loro domicilio. A causa dei ritardi nell’intervento di queste squadre, in numero irrisorio e quindi oberate di lavoro, molti pazienti restano al loro domicilio senza adeguata assistenza e sono ricoverati quando ormai è troppo tardi.

Nel caos privatistico e speculativo della Regione Lombardia si è poi inserita l’iniziativa dell’ASST Milano Nord che ha stipulato una convenzione con una cooperativa privata di medici. In base a questa convenzione i pazienti che hanno aderito ai servizi di tale cooperativa, con esclusione di tutti gli altri, potranno fruire (non sappiamo in quali tempi) di un check up comprensivo di tampone, radiografia del torace e altri esami.

Si prefigura quindi l’offerta di prestazioni diverse erogate ai pazienti in base alla loro adesione ai servizi di una cooperativa privata. Per la prima volta, una ASST, istituzione pubblica, apre a una tale discriminazione in convenzione con i privati. Diversi ricorsi alla Magistratura sono in preparazione e andranno ad aumentare il carico di quello già presentato contro la giunta lombarda da Viola Carofalo e Giorgio Cremaschi, portavoce nazionali di Potere al Popolo.

Tra le tante e diverse follie e giravolte della giunta di destra lombarda, si attende ora una nuova delibera sui test sierologici. Tali test, che prima erano vietati se non effettuati con gli standard della società Diasora, ora potranno essere effettuati da tutti i laboratori accreditati presso la Regione, naturalmente a pagamento e senza costi massimi fissati.

Ma c’è un risvolto inquietante: chi risultasse positivo a tale test, dovrà isolarsi a casa sino a quando la ATS sarà in grado di effettuargli il tampone. Questa attesa può durare anche settimane, durante le quali l’eventuale positivo può contagiare la sua famiglia.

Quello dell’isolamento dei positivi, anche sani, è un altro punto di micidiale irresponsabilità della giunta Fontana che ha ignorato diverse strutture disponibili per le quarantene, per le quali basta anche un albergo, come l’Hotel Michelangelo di Milano, ancora non pienamente utilizzato.

Infine, correlata alla gestione dell’epidemia è, nella “Fase 2”, anche la gestione dei trasporti pubblici, che costituiscono un potenziale focolaio d’infezione. Se il sistema dei trasporti regionali non è crollato completamente il 4 maggio, ciò è dovuto solo al fatto che molti lavoratori hanno scelto, per paura, di usare il mezzo privato oppure hanno ottenuto la continuazione del lavoro a domicilio.

Tuttavia Trenord, la compagnia regionale, ha potuto garantire un servizio limitato all’80% dei treni previsti in orario, avendo tra l’altro messo in cassa integrazione una parte dei dipendenti all’inizio dell’emergenza. Questo fatto ha reso problematico rispettare il distanziamento tra le persone sui treni e nelle stazioni. Inoltre, molti pendolari hanno denunciato di avere viaggiato in carrozze visibilmente sporche, cosa abituale, che però in questo momento significa sanificazione non effettuata e pericolo di contagio.

Si deve fermare la strage in Lombardia, si devono revocare i poteri alla giunta Fontana.

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