Il sistema antiaereo siriano avrebbe respinto ieri un nuovo
attacco israeliano. A dirlo sono i media filogovernativi siriani. Secondo
un comunicato dell’esercito, l’attacco israeliano avrebbe preso di mira
le caserme militari ad al-Safriah (est di Aleppo) dopo che poco prima
era stato colpito un centro di ricerca. Sono ancora in corso le
valutazioni dei danni. Come spesso è accaduto in casi simili, da Tel
Aviv per ora non ci sono commenti sul raid. Qualora fosse confermata la
responsabilità dell’attacco, si tratterebbe del quinto raid israeliano
in Siria nelle ultime due settimane.
Citata da al-Jazeera, una fonte di intelligence regionale ha
detto che Israele starebbe aumentando i suoi bombardamenti in Siria ora
che l’attenzione mondiale è rivolta alla pandemia da Coronavirus.
Che ad essere colpita sia stata propria l’area di Aleppo non deve
sorprendere: secondo l’intelligence occidentale, proprio in questa area
le milizie pro-iraniane hanno basi, un centro di comando e hanno
istallato armi avanzate. Il Centro di studi scientifici e di
ricerca, oggetto dei raid di ieri attribuiti ad Israele, sarebbe uno dei
luoghi in cui, secondo le forze di opposizione al presidente siriano
Bashar al-Asad, la Siria con l’aiuto di ricercatori iraniani starebbe
lavorando ad armi chimiche. Armi che, denunciano i gruppi
anti-Asad, il governo ha già utilizzato contro i civili nelle loro aree.
Damasco respinge l’accusa e ritiene che proprio i gruppi jihadisti
presenti nell’area abbiano fatto uso di queste armi.
Se è ancora incerta al momento la responsabilità israeliana sugli attacchi di ieri, è sicuramente vero che la tensione tra Israele e Siria è molto alta nell’ultimo periodo.
Il ministro della difesa israeliano Naftali Bennet è stato chiaro la
scorsa settimana: lo stato ebraico aumenterà la sua campagna militare
contro le forze governative siriane e i suoi alleati iraniani. I raid,
sostiene una fonte dell’intelligence regionale, avrebbero colpito anche
milizie iraniane ad al-Bukamal, la cittadina a confine con l’Iraq
colpita lo scorso gennaio anche dai jet Usa. Allora la Casa Bianca
giustificò il raid parlando di crescenti provocazioni iraniane.
Ma a preoccupare la Siria non sono solo gli attacchi aerei di forze straniere. Ieri
il presidente siriano al-Asad ha avvertito che il Paese potrebbe
affrontare una “vera catastrofe” qualora i casi di contagio da
Coronavirus dovessero aumentare. Parlando ad una commissione
governativa che monitora le misure di contrasto al virus, Asad ha anche
spiegato che il numero basso di casi positivi finora registrato non
significa affatto che il Paese sia uscito dal “cerchio della paura”.
“Questi dati potrebbero improvvisamente avere un incremento fra pochi
giorni o settimane e noi ci troveremmo a fronteggiare una vera
catastrofe che supererà le nostre capacità sanitarie e logistiche”, ha
spiegato il presidente. Damasco ha imposto il coprifuoco dopo aver
annunciato un mese fa il suo primo caso Covid. Per giorni, accusano però
fonti mediche d’opposizione, il governo aveva provato a nascondere i
contagi.
Si continuano intanto a scoprire nuove barbarie compiute in
Siria. Ieri la ong Human Rights Watch ha sostenuto che la gola di al-Hota,
un burrone profondo 50 metri vicino Raqqa, un tempo luogo di ritrovo,
gite e picnic, è stata utilizzata dall’Isis come una fossa comune quando
occupava la città. Attraverso droni e interviste ai residenti,
l’associazione internazionale ha individuato resti umani e chiede ora
un’inchiesta. Lo stato di decomposizione di alcuni corpi indicherebbe
che la gola è stata usata anche dopo la cacciata dell’Isis: alcuni
testimoni hanno accusato i miliziani di avervi gettato soldati di
Damasco. La zona è sotto il controllo delle milizie alleate della
Turchia.
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