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20/09/2020

Il Giappone di Suga nel mondo multipolare

Il dopo-Abe in Giappone si apre con una serie di incognite dovute all’emergenza pandemica e alle sue conseguenze economiche che hanno caratterizzato l’ultima fase del Primo Ministro da poco dimissionario.

Accanto a queste, permangono alcuni nodi politici irrisolti della precedente amministrazione: il rilancio complessivo dell’economia nipponica sul lungo periodo e la collocazione del Giappone nel mondo multipolare, in particolare rispetto allo scontro da “guerra fredda di nuovo tipo” apertosi tra USA e Cina.

Sia in politica economica sia in quella estera ci troviamo di fronte ad una difficile “quadratura del cerchio” come bene illustra l’articolo del Financial Times che abbiamo Tradotto: Japan after Abe: Suga aims to consolidate power.

Suga, il nuovo leader nipponico si troverà ben presto ad affrontare un problema di legittimità rispetto al suo mandato se non deciderà di andare presto ad elezioni, essendo stato designato grazie alla convergenza di 4 correnti su 5 del partito di maggioranza, per cercare di dare una continuità di governance.

Questa scelta è stata fatta per non creare un vuoto politico ancora maggiore, in attesa di uno scontro che si attende fratricida per il “vero” successore di Abe che sarà designato con le votazioni interne ai Liberali il prossimo anno. È certo che le accelerazioni storiche non seguono i tempi della burocrazia politica nipponica, anche perché questa sarà chiamata a fare presto scelte politiche di fondo non procrastinabili.

Come affrontare il declino demografico? Come affrontare la stagnazione cronica che caratterizza l'economia giapponese? Che politica estera intraprendere?

In attesa che questi nodi vengano al pettine si è voluto dare un segno di continuità, con un Abe “in sedicesimi” come Suga, non dotato del carisma del primo e molto meno incline alla meticolosa opera di tessitura di relazioni internazionali che hanno caratterizzato una politica nipponica maggiormente assertiva, a tratti quasi “revanscista”.

E su quest’ultimo punto, come si evince dall’articolo, ci sono spinte oggettive all’interno del partito e figure di spicco che spingeranno l’acceleratore rispetto ad una politica ancora più aggressiva che rompa con l’impianto costituzionale “pacifista” giapponese.

La leadership politica e le forze economico sociali che sono soggiacenti, preparate o meno, dovranno capire come collocare il Giappone, al di là di un non più possibile adattamento alle condizioni date senza una nuova spinta propulsiva.

Se il Paese del Sol Levante dovesse intraprendere una strategia più “militarista”, sul solco di ciò che ha caratterizzato la sua storia contemporanea fino alla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, sarebbe un ulteriore fattore di destabilizzazione dei già precari equilibri asiatici.

Buona lettura.

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Il Giappone di Suga nel mondo multipolare


Quando Shinzo Abe è salito al potere in Giappone, nel 2012, ha trovato un paese in crisi. L’economia stava affondando in una “palude di deflazione”, minacciata dal indebolimento dell’alleanza statunitense e dalle incursioni cinesi nelle proprie acque territoriali.

Dopo due decenni di lotte, lo spirito della nazione era a brandelli.

Abe ha promesso di risolvere questi problemi, di ricostruire un Giappone più forte. Ma mentre oggi si dimette dopo sette anni e otto mesi da primo ministro del Giappone passando le consegne al suo stretto luogotenente Yoshihide Suga, il senso di crisi che pervade il paese sembra non essersi dissipato.

Nel 2012 il Giappone lottava per riprendersi dal disastro nucleare di Fukushima, ora è alle prese con il Covid-19. Il virus minaccia infatti di riportare l’economia giapponese nella deflazione e le navi cinesi sono più attive che mai intorno alle contese isole Senkaku o Diaoyu.

Con Abe dimessosi a causa di problemi di salute, Suga, 71 anni, ha promesso di riprendere dove si è fermato il suo predecessore. Ma l’ex segretario capo di gabinetto ha detto lunedì, accettando la leadership del partito liberaldemocratico, che la continuazione delle politiche di Abe non implica necessariamente che la struttura del partito e della squadra dirigente rimarrà invariata: “Voglio formare un gabinetto di persone desiderose di riforme che lavoreranno per il bene pubblico“.

La domanda è se un’amministrazione Suga possa perseguire la direzione politica di Abe con la sua stessa determinazione. Abe ha riportato il LDP al potere nel 2012 dopo anni di opposizione e aveva una base politica leale nella destra conservatrice.

Il suo piano economico, la cosiddetta Abenomics, ha goduto di un grande successo iniziale e ha creato un buono slancio politico. Oltre a tutto ciò, aveva proprio Suga, un maestro della politica, dietro le quinte, per mettere insieme la teste e far funzionare il suo governo.

Il nuovo leader inizierà il suo mandato in una posizione più debole, sullo sfondo poco promettente della pandemia. Una delle prime incombenze di Suga sarà decidere se convocare un’elezione generale e cercare un proprio mandato elettorale: una prova della sua trasformazione da politico “dietro le quinte“, austero ma efficace, a leader capace di ispirare il Paese. La partenza di Abe ha provocato un’impennata nostalgica nel suo indice di gradimento, quindi l’LDP probabilmente vincerebbe, ma i sondaggi mostrano solo un tiepido entusiasmo per Suga.

L’LDP si è unito attorno a Suga come la scelta migliore per affrontare il Covid-19 e le altre sfide del Giappone, ma dopo anni di governo da parte di Abe, il partito è irrequieto. “C’è una competizione per la leadership all’interno del partito”, riferisce un membro del LDP della Dieta, che ha votato per Suga nelle elezioni della leadership di lunedì. “Suga era il braccio destro del primo ministro Abe. La domanda è: chi è il braccio destro di Suga?”

Visto da molti come un rimpiazzo, Suga sarà inizialmente eletto solo per coprire ciò che romane del mandato di Abe fino a settembre 2021; avrà quindi bisogno di risultati rapidi se vorrà rimanere al potere. Data la sua importante reputazione, pochi nel LDP sono attualmente disposti a criticarlo, ma alcuni dubitano della capacità di un settantenne accigliato di risultare appetibile agli elettori.

Il programma politico di Abe, in ogni caso ha fatto ben poco per rilanciare le regioni del Giappone.

“Il problema più urgente è la pandemia e il governo giapponese, in cui Suga ha avuto un ruolo centrale come capo di gabinetto, ha fallito nel fronteggiarla”, afferma James Brown, professore alla Temple University di Tokyo. Mentre il Giappone ha mantenuto il numero di casi di Covid-19 inferiore a quello dell’Europa o degli Stati Uniti, ha vacillato sulle misure per far ripartire l’economia.

Supportare l’Abenomics

Al di là del Covid-19, le sfide che il nuovo leader giapponese deve affrontare sono definite dall’importante eredità politica di Abe. Sebbene non avesse trovato una soluzione ai grandi dilemmi sociali e diplomatici di una popolazione in declino e di una Cina in preoccupante crescita, amministrava il paese in modo stabile e di successo. La deflazione non è rientrata, ma il Giappone ha goduto della piena occupazione per un discreto periodo e, sebbene la Cina sia ancora una minaccia, Abe ha rinnovato i legami con gli Stati Uniti e ne ha stabiliti di nuovi con l’India, l’Australia e il sud-est asiatico. Senza stravolgere il quadro generale, Abe ha messo insieme una sorta di manuale operativo per un paese che versa in un declino cronico.

“Il nuovo primo ministro dovrebbe seguire questo manuale”, sostiene Heizo Takenaka, che da ministro nel governo LDP negli anni 2000 ha risanato le banche giapponesi e ha contribuito a privatizzare le poste. “Penso che Suga abbia assolutamente ragione a mantenere lo status quo. L'Abenomics è un insieme di misure dettate dal buon senso: usa la politica monetaria e la politica fiscale in modo efficace e crea una strategia per promuovere la crescita economica”.

Nell’ambito della Abenomics, la Banca del Giappone ha lanciato un massiccio stimolo monetario, acquistando ogni anno fino a 760 miliardi di dollari di titoli di Stato, nel tentativo di ridurre i tassi di interesse a lungo termine. Il suo bilancio ora supera il 100% del prodotto interno lordo.

Suga riferisce che apprezza gli sforzi della BoJ e manterrà l’accordo esistente tra il governo e la banca centrale. Ciò suggerisce che la politica monetaria attuale verrà portata avanti, almeno nel futuro prossimo.

L'Abenomics ha sfruttato molto anche la politica fiscale: sebbene Abe avesse inizialmente promesso uno stimolo all’economia, gli aumenti delle tasse sui consumi nel 2014 e nel 2019 hanno soffocato la crescita e spinto l’economia in recessione. Suga ha poi gettato benzina sul fuoco sostenendo, durante la campagna per la leadership, che il paese avrebbe bisogno di ulteriori aumenti delle tasse sui consumi per sopperire all’invecchiamento della popolazione. In seguito ha rivisto la sua posizione, rassicurando che non ci sarebbe stato bisogno di aumentare le tasse sui consumi per almeno un decennio.

Le riforme strutturali volte ad aumentare la crescita economica contenute nella terza parte dell'Abenomics, pur avendo incontrato tiepide reazioni nel mondo politico e finanziario, sono molto vicine all’approccio di Suga. La sua identità politica è stata infatti forgiata sin dai tempi in cui era un semplice ingranaggio del sistema che ha portato alla privatizzazione negli anni ’80 delle Ferrovie giapponesi.

“Quando da ministro dei servizi finanziari cercavo di cancellare i crediti inesigibili, ho incontrato una massiccia opposizione”
, sostiene Takenaka. “Solo pochi giovani politici mi hanno sostenuto”.

Uno di loro era Yoshihide Suga.

Il nuovo primo ministro è famoso per la sua capacità di far danzare la burocrazia giapponese al proprio comando, un’abilità importante quando si spinge per il cambiamento. “Ha una mentalità riformista e ha molte idee”, afferma Takeshi Niinami, amministratore delegato del colosso delle bevande Suntory e membro del Consiglio di politica economica e fiscale di Abe.

Durante la campagna elettorale, Suga ha rimarcato che il Giappone ha troppe banche regionali e ha ipotizzato la creazione di un’agenzia governativa per la politica digitale. Tra le sue battaglie di lunga data ricordiamo quella volta a costringere i tre principali operatori di telefonia mobile del Giappone a tagliare il costo dei servizi.

L’abbassamento delle aliquote d’imposta per le imprese e la riforma della sicurezza sociale e delle leggi sul lavoro sono ambiti in cui gli imprenditori insistono molto. “L’amministrazione Abe aveva molti grandi progetti, mentre il segretario capo del gabinetto Suga sarà molto concentrato su pochi particolari temi“, afferma Niinami. “I leader aziendali sono preoccupati che i loro interessi non rientrino nel computo”.

Alleanza con gli Stati Uniti come priorità

Suga ha costruito una carriera facendo la voce grossa con i burocrati giapponesi per cambiare i loro modi, ma la sua esperienza internazionale è limitata. I suoi alleati sostengono che attribuisca la massima priorità all’alleanza con gli Stati Uniti, è meno ostile alla Cina di alcuni dei suoi colleghi LDP ed è probabile che scelga di adottare una linea dura nelle controversie con la Corea del Sud circa il risarcimento del lavoro forzato durante la seconda guerra mondiale.

Abe ha stretto una forte amicizia con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. E Kenichiro Sasae, ex ambasciatore del Giappone negli Stati Uniti e ora capo del Japan Institute of International Affairs, afferma che la sua più grande eredità di politica estera è la riforma della costituzione per consentire al Giappone di sostenere le forze statunitensi in caso vengano attaccate.

“Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi, non solo per rendere più resilienti i nostri rapporti con gli Stati Uniti, ma anche per rendere la deterrenza più equilibrata”, afferma Sasae. “Penso che sia necessario aumentare la nostra infrastruttura di difesa, raggiungendo una maggiore capacità di reazione”. Un altro problema che sarà al centro dell’attenzione di Suga è se acquisire la capacità militare per effettuare un attacco preventivo contro un eventuale lancio di missili nordcoreani. L’acquisto di qualsiasi tipo di arma offensiva, anche se a scopo difensivo, è problematico data la costituzione pacifista del Giappone.

Il nuovo primo ministro, che sarà formalmente votato dalla Dieta mercoledì, è sicuro di mantenere la strategia del suo predecessore per creare una regione “indo-pacifica libera e aperta” come baluardo contro l’espansione cinese. Ci sarà inoltre da lottare per fare progressi nella disputa territoriale del Giappone con Mosca o nelle sue dispute con Seoul che risalgono ai tempi della guerra. Tutte questioni che sono sul tavolo da generazioni.

La più grande sfida di politica estera per Suga sarà però la gestione delle crescenti tensioni tra Washington e Pechino. La vittoria o la sconfitta per Trump nella sua campagna per la rielezione di novembre determinerà l’ambiente politico, ma ogni anno la tensione tra un rapporto di sicurezza ostile e i nascenti legami economici del Giappone con la Cina si fa più profonda.

“Con l’aggravarsi del confronto tra Cina e Stati Uniti negli anni a venire la politica giapponese si troverà ad affrontare un grosso dilemma“, afferma Sasae. “Il Giappone condivide le preoccupazioni di Washington su Pechino, ma vive “nella porta accanto”, mentre gli Stati Uniti sono dall’altra parte del Pacifico. Non vogliamo tornare ai tempi della guerra fredda”.

Politica senza fazioni

Per poter operare efficacemente in politica interna o estera, Suga deve prima creare un governo stabile. Nelle elezioni per la leadership del LDP, le varie correnti del partito si sono affrettate a sostenere il vincitore alla ricerca di influenze e posti di prestigio, permettendo a Suga di vincere l’appoggio di quattro delle cinque correnti maggiori. Questo non va però confuso con un reale supporto politico.

In ciascuna delle correnti ci sono diversi politici che ambiscono a diventare il primo ministro del Giappone. Molti di loro hanno deciso di rimanere per ora fuori dalla corsa per la leadership, temendo che le sfide date dell’emergenza Covid-19 potessero trasformarsi in un boomerang politico. Si sono mobilitati invece a supporto di Suga, che fa parte di una piccola minoranza nel LDP. “È un paradosso. Il fatto di non appartenere a nessuna corrente è ciò che lo ha reso un buon candidato”, afferma un membro del LDP.

Se Suga farà bene come leader (vincere un’elezione generale, affrontare il coronavirus e raggiungere un alto indice di gradimento) il partito continuerà sicuramente a sostenerlo. L’opposizione politica è ancora debole e molti nel LDP spingono per un’elezione generale immediata per trarne vantaggio.

Molti dei suoi colleghi temono la propensione di Suga a fare e distruggere la propria carriera, così come dubitano della sua capacità di formare un legame duraturo con gli elettori. Quando i tempi sono duri, la promessa di tagliare le tariffe dei telefoni cellulari potrebbe non avere la stessa risonanza di uno degli appelli radicali di Abe allo spirito secolare del Giappone.

I rivali politici di Suga puntano alle elezioni del LDP del prossimo anno, che prevedono un voto pieno dei membri del partito regionale. Suga ha sei anni in più di Abe e potrebbe essere l’ultimo della generazione del baby-boom giapponese a dirigere il paese. Tra i candidati che si sono fatti da parte questa volta c’è infatti Taro Kono, l’ambizioso ministro della Difesa di 57 anni, leader plausibile della prossima generazione.

In definitiva, c’è una differenza tra l’ascesa di Shinzo Abe nel 2012 e quella di Suga oggi. L’agenda politica di Abe era qualcosa di nuovo, ha offerto speranza.

Suga sta invece seguendo il “manuale Abe”. La sua proposta al popolo giapponese è più chiara, ma lascia molto meno spazio per rinnovare lo spirito di ottimismo. “Ovviamente sono nervoso”, ha confessato sedendosi per la prima volta nell’ufficio del leader LDP lunedì. “Sento il peso tutte le cose che devo fare”.

La prossima generazione: Tomomi Inada

Tomomi Inada, 61 anni, protetta di Abe, ha abbandonato la corsa per la leadership del partito dopo un periodo infruttuoso come ministra della difesa nel 2016-17. Con l’assenza di Abe, tuttavia, la grande ala conservatrice del LDP cercherà la leadership e la Inada, abituale frequentatrice del controverso santuario Yasukuni, è uno dei tanti nomi su cui potrebbe convergere il loro sostegno.

La prossima generazione: Taro Kono

Taro Kono, 57 anni, non ha mai fatto mistero del suo desiderio di diventare primo ministro, ma si è fatto da parte dopo che la sua corrente di partito ha scelto di appoggiare Suga. Figlio di un ex leader del LDP, Kono è stato sia ministro della difesa sia ministro degli esteri. È uno dei pochi politici giapponesi a destreggiarsi con i social media, ma alcuni colleghi diffidano del suo approccio indipendente alla politica.

La prossima generazione: Shinjiro Koizumi

Il figlio dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi esce regolarmente dalle urne come uno dei politici più popolari in Giappone, anche se a 39 anni si considera ancora troppo giovane per un salto di carriera, offrendosi invece di sostenere Kono se si candidasse per la leadership. Sposato con una celebrità e noto per le sue capacità comunicative, Koizumi non ci tiene ad essere una figura di spicco ai vertici del LDP, ma se il partito rischiasse un giorno di perdere la maggioranza, potrebbe certamente provare a sfruttare la popolarità del ministro dell’ambiente.

Traduzione a cura di A. Flag

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