In guerra, si dice spesso, la verità è la prima vittima e in questo vecchio adagio è caduta a quanto pare anche l’enciclopedia Treccani online.
Alla voce Bakhmut infatti, dopo un primo inquadramento della storia recente della città, si legge che la stessa è stata sottratta dall’esercito ucraino (“esercizio”, dice la voce, quasi come fosse una scrittura frettolosa) alle forze nemiche, ossia i russi, nel luglio del 2023.
Ora, da una parte, nell’informazione c’è una implicita assunzione di campo, essendo l’esercito russo connotato come l'”esercito nemico”, ossia opposto a quello per forza di cose “amico” rappresentato dall’esercito ucraino (e dalla Nato). Una scelta più politico-propagandistica che enciclopedica.
Dall’altra, si enuncia un falso storico allarmante nella sua gravità, essendo comprovato e di dominio pubblico il fatto che Bakhmut sia stata conquistata dall’esercito russo, e – se volete – anche con la presenza fondamentale del Gruppo Wagner, nel maggio del 2023 e durante la “controffensiva” ucraina, nonostante alcuni avanzamenti nelle colline circostanti, non sia mai passata in mano ucraina.
In questi due anni, con la guerra in Ucraina e il genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato d’Israele, il livello dell’informazione italiana si è appiattito in maniera preoccupante sulle veline dei organismi politici e militari che appoggiano e fomentano la guerra.
Ma se anche la Treccani indossa l’elmetto e si schiera al fianco dei peggio guerrafondai occidentali, la situazione forse è più preoccupante di quanto appare...
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/01/2024
24/05/2023
Guerra in Ucraina - Attacchi sul distretto russo di Belgorod
Ci sono stati diversi attacchi di droni che hanno colpito alcune abitazioni e un edificio amministrativo nella regione russa di Belgorod nella notte di lunedì, a seguito di un’incursione di combattenti armati provenienti dall’Ucraina: lo ha reso noto su Telegram il governatore della regione, Vyacheslav Gladkov.
Ieri sera Gladkov ha affermato che i droni hanno attaccato la città di Grayvoron e il villaggio di Borisovka. Qui alcuni quadricotteri hanno lanciato due volte ordigni esplosivi su un edificio amministrativo, nessuno è rimasto ferito, ma il tetto dell’edificio è stato danneggiato. A Grayvoron, due case private hanno preso fuoco durante un attacco simile e non ci sono state vittime. Un altro drone ha sganciato una bomba nel quartiere Borisovsky, dove è stato danneggiato il tetto di un’abitazione privata.
Alla vigilia della mattinata, la città di Grayvoron e i villaggi vicini sono stati sottoposti a colpi di mortaio provenienti dall’Ucraina è un gruppo di sabotatori è penetrato nel territorio del distretto. Otto persone sono rimaste ferite, ma non ci sono stati morti.
Nella regione di Belgorod le forze di sicurezza russe proseguono le attività volte a neutralizzare il gruppo di sabotaggio penetrato dall’Ucraina nel territorio russo. Gladkov ha chiesto ai residenti che hanno lasciato ieri la città di Grajvoron di evitare di rientrare data la situazione attualmente in corso per motivi di sicurezza. Inoltre, Gladkov ha riferito che una donna di 82 anni è morta nel corso dell’evacuazione, la causa della morte rimane ancora da chiarire. Secondo le ultime informazioni, nei villaggi attaccati dai sabotatori, potrebbero esserci due civili feriti.
I servizi di intelligence britannici hanno affermato nel loro bollettino quotidiano che la Russia sta affrontando una minaccia alla sicurezza multiforme sempre più grave nelle sue regioni di confine: la perdita di aerei da combattimento, attacchi con ordigni esplosivi improvvisati sulle linee ferroviarie e ora azioni di guerriglia diretta. ”La Russia quasi certamente utilizzerà questi incidenti per sostenere la versione ufficiale secondo cui è una vittima della guerra”, ha affermato il ministero della Difesa britannico.
L’agenzia russa Tass riporta quanto affermato dal portavoce del Cremlino, Peskov, secondo cui l’obiettivo dell’attacco di sabotaggio è “distogliere l’attenzione dall’area di Bakhmut e ridurre al minimo l’effetto politico della perdita di Artyomovsk da parte ucraina”. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato nella notte del 21 maggio che la città nel Donbass era stata completamente liberata.
Il giornale Ukrain Pravda riporta invece la versione di Kiev su quanto accaduto a Belgorod. Andriy Yusov, portavoce della Direzione dell’intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, ha affermato che il 22 maggio, nella regione di Belgorod della Federazione Russa, il Corpo dei volontari russi e la Legione della libertà della Russia hanno lanciato un’operazione per creare un “zona di sicurezza” per proteggere i civili ucraini – e che i membri del commando sarebbero russi. Mikhail Podolyak, consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, ha assicurato che l’Ucraina non è direttamente collegata agli attacchi nella regione russa di Belgorod.
Dalle notizie fin qui disponibili appare evidente che gli incursori non sono in grado di mantenere le proprie posizioni sul territorio russo, né risulta che siano intervenute altre truppe a sostegno.
Lo scopo, appare quello di deviare l’attenzione politica e psicologica dalla caduta Artëmovsk-Bahmut e occupare interamente lo spazio mediatico in occidente. Ma, come sottolinea Francesco Dall’Aglio, ha anche un triplice obiettivo: da un lato gettare discredito sulle forze armate russe che non sono capaci di difendere il territorio, dall’altro obbligare l’esercito russo a stornare truppe che sarebbero più utili altrove e infine, e direi soprattutto, cercare di forzare la mano al governo russo e indurlo a reazioni sproporzionate.
Fonte
Ieri sera Gladkov ha affermato che i droni hanno attaccato la città di Grayvoron e il villaggio di Borisovka. Qui alcuni quadricotteri hanno lanciato due volte ordigni esplosivi su un edificio amministrativo, nessuno è rimasto ferito, ma il tetto dell’edificio è stato danneggiato. A Grayvoron, due case private hanno preso fuoco durante un attacco simile e non ci sono state vittime. Un altro drone ha sganciato una bomba nel quartiere Borisovsky, dove è stato danneggiato il tetto di un’abitazione privata.
Alla vigilia della mattinata, la città di Grayvoron e i villaggi vicini sono stati sottoposti a colpi di mortaio provenienti dall’Ucraina è un gruppo di sabotatori è penetrato nel territorio del distretto. Otto persone sono rimaste ferite, ma non ci sono stati morti.
Nella regione di Belgorod le forze di sicurezza russe proseguono le attività volte a neutralizzare il gruppo di sabotaggio penetrato dall’Ucraina nel territorio russo. Gladkov ha chiesto ai residenti che hanno lasciato ieri la città di Grajvoron di evitare di rientrare data la situazione attualmente in corso per motivi di sicurezza. Inoltre, Gladkov ha riferito che una donna di 82 anni è morta nel corso dell’evacuazione, la causa della morte rimane ancora da chiarire. Secondo le ultime informazioni, nei villaggi attaccati dai sabotatori, potrebbero esserci due civili feriti.
I servizi di intelligence britannici hanno affermato nel loro bollettino quotidiano che la Russia sta affrontando una minaccia alla sicurezza multiforme sempre più grave nelle sue regioni di confine: la perdita di aerei da combattimento, attacchi con ordigni esplosivi improvvisati sulle linee ferroviarie e ora azioni di guerriglia diretta. ”La Russia quasi certamente utilizzerà questi incidenti per sostenere la versione ufficiale secondo cui è una vittima della guerra”, ha affermato il ministero della Difesa britannico.
L’agenzia russa Tass riporta quanto affermato dal portavoce del Cremlino, Peskov, secondo cui l’obiettivo dell’attacco di sabotaggio è “distogliere l’attenzione dall’area di Bakhmut e ridurre al minimo l’effetto politico della perdita di Artyomovsk da parte ucraina”. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato nella notte del 21 maggio che la città nel Donbass era stata completamente liberata.
Il giornale Ukrain Pravda riporta invece la versione di Kiev su quanto accaduto a Belgorod. Andriy Yusov, portavoce della Direzione dell’intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, ha affermato che il 22 maggio, nella regione di Belgorod della Federazione Russa, il Corpo dei volontari russi e la Legione della libertà della Russia hanno lanciato un’operazione per creare un “zona di sicurezza” per proteggere i civili ucraini – e che i membri del commando sarebbero russi. Mikhail Podolyak, consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, ha assicurato che l’Ucraina non è direttamente collegata agli attacchi nella regione russa di Belgorod.
Dalle notizie fin qui disponibili appare evidente che gli incursori non sono in grado di mantenere le proprie posizioni sul territorio russo, né risulta che siano intervenute altre truppe a sostegno.
Lo scopo, appare quello di deviare l’attenzione politica e psicologica dalla caduta Artëmovsk-Bahmut e occupare interamente lo spazio mediatico in occidente. Ma, come sottolinea Francesco Dall’Aglio, ha anche un triplice obiettivo: da un lato gettare discredito sulle forze armate russe che non sono capaci di difendere il territorio, dall’altro obbligare l’esercito russo a stornare truppe che sarebbero più utili altrove e infine, e direi soprattutto, cercare di forzare la mano al governo russo e indurlo a reazioni sproporzionate.
Fonte
23/05/2023
Guerra in Ucraina - Emerge la verità sulla caduta di Bakhmut
Anche le fonti ucraine ormai ammettono che la devastata cittadina di Bakhmut (Artemosvk per i russi) è caduta.
“Dieci mesi dopo l’inizio dell’assalto della Russia alla città un tempo fiorente dell’Oblast di Donetsk, Bakhmut è stata ora effettivamente occupata dalle truppe russe” – scrive oggi il quotidiano ucraino Kyev Indipendent – Ciò non è stato ancora confermato da Kyiv, ma è evidente sulla base sia delle dichiarazioni ufficiali che di quelle rilasciate dai soldati sul campo al giornale ucraino.
Nei commenti raccolti dal giornale del 21 maggio, Serhii Cherevatyi, portavoce del Comando operativo orientale ucraino, ha confermato che le truppe di Kyev mantengono le posizioni e le fortificazioni nella parte sud-occidentale della città vicino al monumento aereo del MiG-17 distrutto. I soldati ucraini che combattono intorno a Bakhmut hanno detto al Kyiv Independent che le battaglie alla periferia della città sono ancora in corso, ma l’esercito ucraino ha effettivamente perso il controllo delle ultime strade e degli edifici a più piani all’interno dei confini della città.
Le truppe ucraine sono ancora in grado di avvicinarsi alla città, ha affermato Cherevatyi, ma a causa dell’intensità del fuoco d’artiglieria russo, il movimento di attrezzature e veicoli verso le posizioni è complicato.
Il comandante ucraino ha affermato che il problema principale è l’intensità del fuoco di artiglieria, mortai e carri armati russi, aggiungendo che i bombardamenti dell’esercito russo non sono diminuiti nonostante le lamentele di Prigozhin sulla mancanza di munizioni.
Il Kyev Indipendent ricorda come in un’insolita intervista rilasciata all’Associated Press il 29 marzo scorso, Zelensky, tuttavia, ha ammesso apertamente la motivazione politica alla base della decisione di resistere ad ogni costo a Bakhmut.
Zelensky nell’intervista ha affermato che la presa di Bakhmut avrebbe dato una spinta morale tanto necessaria alla Russia e ai suoi alleati, mentre avrebbe smorzato la speranza tra i partner dell’Ucraina che una vittoria militare di Kiev nella guerra fosse realizzabile.
Sorprendentemente, il presidente ucraino aveva anche affermato che la sconfitta a Bakhmut avrebbe fatto “sentire stanchi” gli ucraini e avrebbe persino spinto per un cessate il fuoco. “La nostra società mi spingerebbe a raggiungere un compromesso con loro”.
Un servizio dell’agenzia russa Ria Novosti scrive che “In senso militare, l’idea dei nostri avversari strategici era quella di macinare i combattenti russi nell’attacco, trasformando Artemovsk in una sorta di Verdun. Nella prima guerra mondiale, Verdun, era una fortezza francese e nei falliti tentativi di assalto i tedeschi esaurirono tutto il loro potenziale di combattimento. Tuttavia, qualcosa è andato storto, l’idea con Verdun si è rivoltata contro i suoi autori”.
Secondo il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, “Le difficoltà di Kiev a definire una posizione chiara e univoca sulla situazione militare a Bakhmut, la cui caduta viene ormai commentata e considerata assodata anche dagli osservatori militari russi e ucraini che animano diversi canali Telegram, potrebbero indicare una certa confusione negli apparati decisionali determinata forse anche dall’assenza da Kiev di Zelensky”.
Non è sfuggito agli analisti militari il maldestro tentativo degli osservatori occidentali – come già segnalavamo ieri sul nostro giornale – di sminuire la caduta di Bakhmut.
Qualcuno dovrebbe avvisare di tutto questo il giornale La Repubblica che continua a vaneggiare. Il titolo di oggi è emblematico.
La caduta di Bakhmut, per il suo significato militare, politico, simbolico e morale sta mettendo in difficoltà anche gli alleati dell’Ucraina e il relativo circo mediatico, sottolinea infatti Gianandrea Gaiani, rilevando come il famigerato Istituto per lo studio della guerra (ISW) – think-tank statunitense che non ha mai nascosto il sostegno alla causa ucraina – commentava nel suo ultimo bollettino che “la presunta cattura da parte di Prigozhin degli isolati rimanenti a Bakhmut non è strategicamente significativa in quanto non consentirà all’esausto Wagner o alle forze russe convenzionali di stabilire un trampolino di lancio significativo per ulteriori operazioni offensive. I continui contrattacchi ucraini a nord, ovest e sud-ovest di Bakhmut complicheranno qualsiasi ulteriore avanzata russa oltre Bakhmut nel breve termine”.
Sulle scelte delle forze russe la vede piuttosto diversamente dall’ISW Francesco Dall’Aglio, attento osservatore della situazione militare sul campo “La strategia seguita dalla Russia finora sta pagando e non c’è alcuna indicazione che una strategia diversa, cioè passare all’offensiva, potrebbe avere risultati migliori perché l’esercito NATO in Ucraina non è ancora sufficientemente degradato da cedere terreno senza infliggere perdite pesanti che l’establishment russo apparentemente non è disposto ad accettare per motivi di politica interna. Per cui credo che continueranno ad attendere la controffensiva ucraina, magari continuando con i guadagni incrementali dalle parti di Svatovo-Kremminna, Avdiivka, Marinka”.
Fonte
“Dieci mesi dopo l’inizio dell’assalto della Russia alla città un tempo fiorente dell’Oblast di Donetsk, Bakhmut è stata ora effettivamente occupata dalle truppe russe” – scrive oggi il quotidiano ucraino Kyev Indipendent – Ciò non è stato ancora confermato da Kyiv, ma è evidente sulla base sia delle dichiarazioni ufficiali che di quelle rilasciate dai soldati sul campo al giornale ucraino.
Nei commenti raccolti dal giornale del 21 maggio, Serhii Cherevatyi, portavoce del Comando operativo orientale ucraino, ha confermato che le truppe di Kyev mantengono le posizioni e le fortificazioni nella parte sud-occidentale della città vicino al monumento aereo del MiG-17 distrutto. I soldati ucraini che combattono intorno a Bakhmut hanno detto al Kyiv Independent che le battaglie alla periferia della città sono ancora in corso, ma l’esercito ucraino ha effettivamente perso il controllo delle ultime strade e degli edifici a più piani all’interno dei confini della città.
Le truppe ucraine sono ancora in grado di avvicinarsi alla città, ha affermato Cherevatyi, ma a causa dell’intensità del fuoco d’artiglieria russo, il movimento di attrezzature e veicoli verso le posizioni è complicato.
Il comandante ucraino ha affermato che il problema principale è l’intensità del fuoco di artiglieria, mortai e carri armati russi, aggiungendo che i bombardamenti dell’esercito russo non sono diminuiti nonostante le lamentele di Prigozhin sulla mancanza di munizioni.
Il Kyev Indipendent ricorda come in un’insolita intervista rilasciata all’Associated Press il 29 marzo scorso, Zelensky, tuttavia, ha ammesso apertamente la motivazione politica alla base della decisione di resistere ad ogni costo a Bakhmut.
Zelensky nell’intervista ha affermato che la presa di Bakhmut avrebbe dato una spinta morale tanto necessaria alla Russia e ai suoi alleati, mentre avrebbe smorzato la speranza tra i partner dell’Ucraina che una vittoria militare di Kiev nella guerra fosse realizzabile.
Sorprendentemente, il presidente ucraino aveva anche affermato che la sconfitta a Bakhmut avrebbe fatto “sentire stanchi” gli ucraini e avrebbe persino spinto per un cessate il fuoco. “La nostra società mi spingerebbe a raggiungere un compromesso con loro”.
Un servizio dell’agenzia russa Ria Novosti scrive che “In senso militare, l’idea dei nostri avversari strategici era quella di macinare i combattenti russi nell’attacco, trasformando Artemovsk in una sorta di Verdun. Nella prima guerra mondiale, Verdun, era una fortezza francese e nei falliti tentativi di assalto i tedeschi esaurirono tutto il loro potenziale di combattimento. Tuttavia, qualcosa è andato storto, l’idea con Verdun si è rivoltata contro i suoi autori”.
Secondo il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, “Le difficoltà di Kiev a definire una posizione chiara e univoca sulla situazione militare a Bakhmut, la cui caduta viene ormai commentata e considerata assodata anche dagli osservatori militari russi e ucraini che animano diversi canali Telegram, potrebbero indicare una certa confusione negli apparati decisionali determinata forse anche dall’assenza da Kiev di Zelensky”.
Non è sfuggito agli analisti militari il maldestro tentativo degli osservatori occidentali – come già segnalavamo ieri sul nostro giornale – di sminuire la caduta di Bakhmut.
Qualcuno dovrebbe avvisare di tutto questo il giornale La Repubblica che continua a vaneggiare. Il titolo di oggi è emblematico.
La caduta di Bakhmut, per il suo significato militare, politico, simbolico e morale sta mettendo in difficoltà anche gli alleati dell’Ucraina e il relativo circo mediatico, sottolinea infatti Gianandrea Gaiani, rilevando come il famigerato Istituto per lo studio della guerra (ISW) – think-tank statunitense che non ha mai nascosto il sostegno alla causa ucraina – commentava nel suo ultimo bollettino che “la presunta cattura da parte di Prigozhin degli isolati rimanenti a Bakhmut non è strategicamente significativa in quanto non consentirà all’esausto Wagner o alle forze russe convenzionali di stabilire un trampolino di lancio significativo per ulteriori operazioni offensive. I continui contrattacchi ucraini a nord, ovest e sud-ovest di Bakhmut complicheranno qualsiasi ulteriore avanzata russa oltre Bakhmut nel breve termine”.
Sulle scelte delle forze russe la vede piuttosto diversamente dall’ISW Francesco Dall’Aglio, attento osservatore della situazione militare sul campo “La strategia seguita dalla Russia finora sta pagando e non c’è alcuna indicazione che una strategia diversa, cioè passare all’offensiva, potrebbe avere risultati migliori perché l’esercito NATO in Ucraina non è ancora sufficientemente degradato da cedere terreno senza infliggere perdite pesanti che l’establishment russo apparentemente non è disposto ad accettare per motivi di politica interna. Per cui credo che continueranno ad attendere la controffensiva ucraina, magari continuando con i guadagni incrementali dalle parti di Svatovo-Kremminna, Avdiivka, Marinka”.
Fonte
22/05/2023
Guerra in Ucraina - Le “pezze” sull’ammissione della caduta di Bakhmut
La città di Bakhmut (Artemovsk per i russi) è caduta. Anzi no. O forse si. Comunque “non era strategica”.
Nella notte del 21 maggio, il Ministero della Difesa russo ha annunciato che a seguito delle operazioni offensive della compagnia Wagner, con il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione del Gruppo meridionale delle forze armate russe, la liberazione di Artemovsk (Bakhmut in ucraino) era completata.
Dopo l’annuncio del ministero della Difesa russo sulla conquista della città ucraina, è stato lo stesso presidente ucraino Zelensky a rilasciare un commento che suonava come un’ammissione di sconfitta proprio quando il suo esercito dovrebbe lanciare la tanto attesa controffensiva di primavera, scrivono le agenzie.
Il presidente ucraino, ha precisato il suo portavoce, non ha confermato la presa di Bakhmut da parte delle truppe russe durante i suoi commenti a margine del vertice del G7. “Il presidente ha negato la cattura di Bakhmut“, ha detto Sergiy Nykyforov su Facebook. Quando gli è stato chiesto se Bakhmut fosse ancora nelle mani dell’Ucraina, dopo che Mosca ha annunciato la sua cattura, Zelensky ha risposto: “Penso di no“.
Teatro della più lunga battaglia dall’inizio dell’invasione di Mosca in Ucraina, il destino della città è stato a lungo in bilico tra le forze armate ucraine e quelle russe. “Come risultato delle azioni offensive delle unità d’assalto Wagner, con il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione dell’unità Sud, la liberazione della città di Artemovsk è stata completata“, ha dichiarato il ministero della Difesa russo, utilizzando il nome di Bakhmut dell’era sovietica.
Per gestire una cattiva notizia sul fronte militare, le fonti ucraine e occidentali ricorrono allo schema della volpe e dell’uva. Significativo quanto ammette il think thank statunitense Institute for the Study of War secondo cui: “L’annuncio della cattura di Bakhmut da parte della Russia non ha alcun significato strategico, poiché non permetterà alle forze esauste di Mosca di creare una testa di ponte per ulteriori operazioni offensive”. la dichiarazione è stata ripresa dalla Ukrainska Pravda.
Il think thank statunitense ritiene inoltre che la dichiarazione del fondatore del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, sulla partenza dei suoi mercenari dalla città contesa potrebbe essere un tentativo di fuorviare le truppe ucraine. ”La vittoria di Prygozhin sui restanti distretti di Bakhmut è puramente simbolica, anche se fosse vera”.
“A Bakhmut non c’è più niente, hanno distrutto tutti gli edifici. Per ora Bakhmut esiste solo nei nostri cuori“, ha detto Zelenski al vertice del G7 a Hiroshima rispondendo alle domande dei giornalisti che chiedevano se le forze ucraine stessero ancora resistendo o se la Russia avesse preso la città. “Dovete capire che non c’è niente – ha precisato il presidente ucraino – oggi Bakhmut è solo nei nostri cuori“.
Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con i miliziani del gruppo Wagner e con i militari delle forze armate russe.
Fonte
Nella notte del 21 maggio, il Ministero della Difesa russo ha annunciato che a seguito delle operazioni offensive della compagnia Wagner, con il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione del Gruppo meridionale delle forze armate russe, la liberazione di Artemovsk (Bakhmut in ucraino) era completata.
Dopo l’annuncio del ministero della Difesa russo sulla conquista della città ucraina, è stato lo stesso presidente ucraino Zelensky a rilasciare un commento che suonava come un’ammissione di sconfitta proprio quando il suo esercito dovrebbe lanciare la tanto attesa controffensiva di primavera, scrivono le agenzie.
Il presidente ucraino, ha precisato il suo portavoce, non ha confermato la presa di Bakhmut da parte delle truppe russe durante i suoi commenti a margine del vertice del G7. “Il presidente ha negato la cattura di Bakhmut“, ha detto Sergiy Nykyforov su Facebook. Quando gli è stato chiesto se Bakhmut fosse ancora nelle mani dell’Ucraina, dopo che Mosca ha annunciato la sua cattura, Zelensky ha risposto: “Penso di no“.
Teatro della più lunga battaglia dall’inizio dell’invasione di Mosca in Ucraina, il destino della città è stato a lungo in bilico tra le forze armate ucraine e quelle russe. “Come risultato delle azioni offensive delle unità d’assalto Wagner, con il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione dell’unità Sud, la liberazione della città di Artemovsk è stata completata“, ha dichiarato il ministero della Difesa russo, utilizzando il nome di Bakhmut dell’era sovietica.
Per gestire una cattiva notizia sul fronte militare, le fonti ucraine e occidentali ricorrono allo schema della volpe e dell’uva. Significativo quanto ammette il think thank statunitense Institute for the Study of War secondo cui: “L’annuncio della cattura di Bakhmut da parte della Russia non ha alcun significato strategico, poiché non permetterà alle forze esauste di Mosca di creare una testa di ponte per ulteriori operazioni offensive”. la dichiarazione è stata ripresa dalla Ukrainska Pravda.
Il think thank statunitense ritiene inoltre che la dichiarazione del fondatore del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, sulla partenza dei suoi mercenari dalla città contesa potrebbe essere un tentativo di fuorviare le truppe ucraine. ”La vittoria di Prygozhin sui restanti distretti di Bakhmut è puramente simbolica, anche se fosse vera”.
“A Bakhmut non c’è più niente, hanno distrutto tutti gli edifici. Per ora Bakhmut esiste solo nei nostri cuori“, ha detto Zelenski al vertice del G7 a Hiroshima rispondendo alle domande dei giornalisti che chiedevano se le forze ucraine stessero ancora resistendo o se la Russia avesse preso la città. “Dovete capire che non c’è niente – ha precisato il presidente ucraino – oggi Bakhmut è solo nei nostri cuori“.
Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con i miliziani del gruppo Wagner e con i militari delle forze armate russe.
Fonte
13/05/2023
Guerra in Ucraina - La situazione a Bakhmut
di Francesco Dall'Aglio
La situazione nei dintorni di Bahmut continua ad essere molto fluida e, per le truppe russe, svantaggiosa. Mentre gli attacchi ucraini sul saliente meridionale sembrano essersi esauriti (e oggi è stata la volta dei russi a pubblicare filmati di mezzi nemici distrutti e soldati presi prigionieri), quelli sul saliente settentrionale stanno ottenendo successi.
La strada che collega Bahmut a Časiv Jar è tornata sotto controllo ucraino (ma resta sotto il fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione russa) e le truppe russe si sono ritirate fino al bacino di Berkhivs’ke.
Si sono, appunto, ritirate, senza accettare battaglia; non sembrano essere rimaste sorprese dall’avanzata ucraina, perché le truppe sorprese da un’avanzata nemica di solito fanno una brutta fine, sia che resistano sia che si ritirino.
Pare sia stata una scelta tattica, ma ovviamente è possibile che gli ucraini abbiano attaccato con pochi uomini, dando ai russi la possibilità di andarsene senza troppe perdite – teniamo presente che stiamo parlando, per tutta l’area dei due salienti, di un migliaio di uomini all’incirca. Grosse spinte non ce ne sono.
Che l’esercito ucraino abbia obiettivi ambiziosi per Bahmut potrebbe essere confermato da un particolare che non è sfuggito agli osservatori. Da qualche tempo i reparti ucraini stanno distruggendo i palazzi, piuttosto alti, che sorgono nella zona ancora in mano loro: e questo prima ancora di ritirarsi.
La spiegazione è ovvia: vengono fatti saltare per non lasciare al nemico punti di tiro e osservazione sopraelevati: ma se prima si ipotizzava che questo servisse a rallentare l’avanzata della Wagner verso Časiv Jar una volta che tutta Bahmut fosse caduta, ora potrebbe invece servire a non lasciare ai russi posizioni utili a contrastare un contrattacco ucraino.
Ma queste, naturalmente, sono supposizioni. Palazzi alti o no, riprendere il controllo di Bahmut è impresa assai seria.
Prigožin, naturalmente, si lamenta di ciò che succede ai suoi fianchi, della scarsa combattività dei reparti russi che si ritirano, dell’inazione dei vertici militari – e non su tutto ha torto. Il copione è sempre lo stesso: la mattina lamentele e, di solito, qualche colpo di teatro (oggi ha invitato Shoigu, con foglio protocollato, a venire di persona a Bahmut per rendersi conto della situazione, come se non la conoscesse), ma la sera si annunciano successi.
Oggi (ieri, ndr) altri 400 metri di città sono stati presi dalla Wagner (sempre senza munizioni eccetera). Come andrà a finire lo scontro tra Prigožin e i vertici dell’esercito russo ovviamente non lo sappiamo. Farà una brutta fine lui, farà una brutta fine Shoigu, faranno una brutta fine entrambi (possibile): ma certo qualcosa dovrà succedere, perché la situazione non contribuisce a rasserenare il fronte – a meno che, naturalmente, sia tutta una manovra e non ci sia in realtà nessun contrasto, chissà. Impossibile sbilanciarsi.
Però vorrei chiedere a Prigožin una cosa: se i fianchi stanno collassando, come dice lui, come mai la Wagner attacca ancora nella stessa direzione? Non teme (visto che, come dice lui, i fianchi stanno collassando) che le sue truppe vengano accerchiate?
La novità di oggi, invece, è che la zona industriale di Lugansk, che si trova a 127 chilometri da Kramators’k, cioè ben oltre la portata delle artiglierie ucraine (HIMARS inclusi) è stata colpita da due missili. Si è immediatamente diffusa la voce che si trattasse di due Storm Shadow, i sistemi che la Gran Bretagna ha appena annunciato di voler fornire (o avere già fornito?) all’Ucraina.
Lo Storm Shadow è un missile da crociera con una gittata che supera i 550 chilometri, cioè molto oltre qualsiasi sistema d’arma finora in possesso dell’Ucraina (Strizh esclusi), e come tutti i missili da crociera è molto accurato. È un missile aereo e verrà lanciato dai Su-24M ancora in possesso dell’Ucraina che sono stati appositamente modificati in Polonia, così come fatto tempo fa per mettere in grado i Mig-29 di utilizzare i missili antiradar HARM.
Non si sa quanti ne verranno forniti all’Ucraina, ma pare ovvio che verranno utilizzati contro bersagli di alto valore come posti di comando, aeroporti, navi eccetera, certo non su due fabbriche a Lugansk, tra l’altro inattive e nemmeno a troppa distanza dal fronte.
E infatti, a giudicare dalle ultime notizie, pare che si sia trattato di due Grom, di cui abbiamo già parlato in precedenza – ripeto: pare, notizie certe non ne abbiamo ancora.
La cosa più interessante di tutte, però, è che sempre a Lugansk, oltre ai rottami di un drone, è stato ritrovato un missile per inganno radar ADM-160B MALD (nella foto), che serve appunto a ingannare i radar simulando la traccia di un missile e innescando la contraerea, che poi non può intervenire sui missili veri (che è quello che l’aviazione russa sta facendo utilizzando vecchi missili decommissionati, ottenendo lo stesso risultato).
Il MALD è un sistema statunitense, ma l’amministrazione USA, sempre così prodiga di dettagli sugli armamenti che spedisce in Ucraina, di questo non ha mai parlato; così come ha sempre sostenuto (ancora una volta proprio oggi) di non volere inviare armamenti a lunga gittata, e il MALD raggiunge invece i 900 chilometri.
Certo, tecnicamente non è un’arma, nel senso che non esplode e non fa danno: però consente ad altre armi di farne. Sottigliezze.
Ad ogni modo, il comando russo è avvertito: non solo arriveranno gli Storm Shadow, ma ci sono già in giro i MALD. Aerei modificati in Polonia che lanciano missili inglesi col supporto di decoy statunitensi.
Diventa sempre più difficile, proprio dal punto di vista tecnico, continuare a considerare questa guerra come un conflitto tra Russia e Ucraina.
Fonte
La situazione nei dintorni di Bahmut continua ad essere molto fluida e, per le truppe russe, svantaggiosa. Mentre gli attacchi ucraini sul saliente meridionale sembrano essersi esauriti (e oggi è stata la volta dei russi a pubblicare filmati di mezzi nemici distrutti e soldati presi prigionieri), quelli sul saliente settentrionale stanno ottenendo successi.
La strada che collega Bahmut a Časiv Jar è tornata sotto controllo ucraino (ma resta sotto il fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione russa) e le truppe russe si sono ritirate fino al bacino di Berkhivs’ke.
Si sono, appunto, ritirate, senza accettare battaglia; non sembrano essere rimaste sorprese dall’avanzata ucraina, perché le truppe sorprese da un’avanzata nemica di solito fanno una brutta fine, sia che resistano sia che si ritirino.
Pare sia stata una scelta tattica, ma ovviamente è possibile che gli ucraini abbiano attaccato con pochi uomini, dando ai russi la possibilità di andarsene senza troppe perdite – teniamo presente che stiamo parlando, per tutta l’area dei due salienti, di un migliaio di uomini all’incirca. Grosse spinte non ce ne sono.
Che l’esercito ucraino abbia obiettivi ambiziosi per Bahmut potrebbe essere confermato da un particolare che non è sfuggito agli osservatori. Da qualche tempo i reparti ucraini stanno distruggendo i palazzi, piuttosto alti, che sorgono nella zona ancora in mano loro: e questo prima ancora di ritirarsi.
La spiegazione è ovvia: vengono fatti saltare per non lasciare al nemico punti di tiro e osservazione sopraelevati: ma se prima si ipotizzava che questo servisse a rallentare l’avanzata della Wagner verso Časiv Jar una volta che tutta Bahmut fosse caduta, ora potrebbe invece servire a non lasciare ai russi posizioni utili a contrastare un contrattacco ucraino.
Ma queste, naturalmente, sono supposizioni. Palazzi alti o no, riprendere il controllo di Bahmut è impresa assai seria.
Prigožin, naturalmente, si lamenta di ciò che succede ai suoi fianchi, della scarsa combattività dei reparti russi che si ritirano, dell’inazione dei vertici militari – e non su tutto ha torto. Il copione è sempre lo stesso: la mattina lamentele e, di solito, qualche colpo di teatro (oggi ha invitato Shoigu, con foglio protocollato, a venire di persona a Bahmut per rendersi conto della situazione, come se non la conoscesse), ma la sera si annunciano successi.
Oggi (ieri, ndr) altri 400 metri di città sono stati presi dalla Wagner (sempre senza munizioni eccetera). Come andrà a finire lo scontro tra Prigožin e i vertici dell’esercito russo ovviamente non lo sappiamo. Farà una brutta fine lui, farà una brutta fine Shoigu, faranno una brutta fine entrambi (possibile): ma certo qualcosa dovrà succedere, perché la situazione non contribuisce a rasserenare il fronte – a meno che, naturalmente, sia tutta una manovra e non ci sia in realtà nessun contrasto, chissà. Impossibile sbilanciarsi.
Però vorrei chiedere a Prigožin una cosa: se i fianchi stanno collassando, come dice lui, come mai la Wagner attacca ancora nella stessa direzione? Non teme (visto che, come dice lui, i fianchi stanno collassando) che le sue truppe vengano accerchiate?
La novità di oggi, invece, è che la zona industriale di Lugansk, che si trova a 127 chilometri da Kramators’k, cioè ben oltre la portata delle artiglierie ucraine (HIMARS inclusi) è stata colpita da due missili. Si è immediatamente diffusa la voce che si trattasse di due Storm Shadow, i sistemi che la Gran Bretagna ha appena annunciato di voler fornire (o avere già fornito?) all’Ucraina.
Lo Storm Shadow è un missile da crociera con una gittata che supera i 550 chilometri, cioè molto oltre qualsiasi sistema d’arma finora in possesso dell’Ucraina (Strizh esclusi), e come tutti i missili da crociera è molto accurato. È un missile aereo e verrà lanciato dai Su-24M ancora in possesso dell’Ucraina che sono stati appositamente modificati in Polonia, così come fatto tempo fa per mettere in grado i Mig-29 di utilizzare i missili antiradar HARM.
Non si sa quanti ne verranno forniti all’Ucraina, ma pare ovvio che verranno utilizzati contro bersagli di alto valore come posti di comando, aeroporti, navi eccetera, certo non su due fabbriche a Lugansk, tra l’altro inattive e nemmeno a troppa distanza dal fronte.
E infatti, a giudicare dalle ultime notizie, pare che si sia trattato di due Grom, di cui abbiamo già parlato in precedenza – ripeto: pare, notizie certe non ne abbiamo ancora.
La cosa più interessante di tutte, però, è che sempre a Lugansk, oltre ai rottami di un drone, è stato ritrovato un missile per inganno radar ADM-160B MALD (nella foto), che serve appunto a ingannare i radar simulando la traccia di un missile e innescando la contraerea, che poi non può intervenire sui missili veri (che è quello che l’aviazione russa sta facendo utilizzando vecchi missili decommissionati, ottenendo lo stesso risultato).
Il MALD è un sistema statunitense, ma l’amministrazione USA, sempre così prodiga di dettagli sugli armamenti che spedisce in Ucraina, di questo non ha mai parlato; così come ha sempre sostenuto (ancora una volta proprio oggi) di non volere inviare armamenti a lunga gittata, e il MALD raggiunge invece i 900 chilometri.
Certo, tecnicamente non è un’arma, nel senso che non esplode e non fa danno: però consente ad altre armi di farne. Sottigliezze.
Ad ogni modo, il comando russo è avvertito: non solo arriveranno gli Storm Shadow, ma ci sono già in giro i MALD. Aerei modificati in Polonia che lanciano missili inglesi col supporto di decoy statunitensi.
Diventa sempre più difficile, proprio dal punto di vista tecnico, continuare a considerare questa guerra come un conflitto tra Russia e Ucraina.
Fonte
06/05/2023
Guerra in Ucraina - Prigožin strilla, Kadyrov “media”
di Francesco Dall'Aglio
La questione Prigožin sta tenendo banco su tutti i media e tutti i canali social, come era facilmente prevedibile e come era ovviamente nelle sue intenzioni.
Ricapitolando in breve, tra ieri e oggi Prigožin ha diffuso due video. In quello di ieri lo si vede estremamente alterato mentre, sullo sfondo di un gruppo di cadaveri di soldati Wagner uccisi, a suo dire quel giorno, accusa apertamente Shoigu e Gerasimov di non mandare munizioni ai suoi uomini, provocando perdite alte e non necessarie.
Il tono è durissimo, il viso stravolto, le accuse pesanti come gli insulti, che ripetono i temi populisti (ma non per questo falsi) già usati in passato da lui e soprattutto dai nazionalisti e dai falchi russi: voi state seduti comodi nei club mentre qui si muore, i vostri figli (questa è per Shoigu) si godono la vita e fanno video su Youtube, eccetera.
Oggi invece il tono è diverso, ma non meno duro. Questa volta si presenta come capoguerra, sullo sfondo non di soldati morti ma vivi e perfettamente armati, a rimarcare la loro eccellenza militare (vedi foto che allego).
Dopo avere ricapitolato tutti i successi della Wagner finora, accusa ancora i vertici militari: i suoi uomini, dice, avrebbero preso la totalità di Bahmut entro il 9 maggio ma questo ha provocato l’invidia dei “burocrati invidiosi”, che hanno creato volontariamente una mancanza artificiale di munizioni, che ci sono ma non vengono spedite ai suoi uomini.
Stando così le cose, si vede costretto a spostare i suoi uomini nelle retrovie per dar loro modo di “leccarsi le ferite“, trasferendo le posizioni che occupano al momento alle unità dell’esercito russo, pronti a tornare in azione quando “la Patria avrà ancora bisogno di loro“.
Quindi attende l’ordine di ritirata delle truppe firmato dal comando russo, con l’indicazione della data in cui in suoi uomini saranno sostituiti: non è chiaro cosa dovrebbe accadere in caso quest’ordine non arrivasse (e ricordo che se si ritirassero dal fronte di loro volontà sarebbero tutti disertori).
Non penso che queste dichiarazioni siano una psyop concertata tra Prigožin e i vertici militari, come qualcuno ritiene. Le accuse sono troppo gravi e personali, e soprattutto Prigožin non è l’unico ad averle mosse a Shoigu e Gerasimov.
Penso che davvero ci sia un problema, ma bisogna vedere se il problema è la volontà reale dei comandi russi di non dargli munizioni, o se invece non serva a mascherare il fatto che Bahmut non è stata ancora interamente conquistata (mancano, come ricorda lo stesso Prigožin, 2,5 kmq).
Paradossalmente potrebbe essere stato proprio l’aumento degli effettivi della Wagner, causato dai suoi precedenti successi, ad avere innescato il problema: più uomini impegnati in più operazioni, ma senza un’adeguata copertura dell’artiglieria.
Prigožin potrebbe aver voluto strafare, e ora ritrovarsi con una forza militare molto meno efficiente di prima, e cercare una scappatoia accusando altri.
Oppure i successi della Wagner potrebbero davvero avere scatenato invidie e gelosie; oppure qualcuno ai vertici potrebbe aver deciso di ridurre drasticamente il numero di effettivi della Wagner, lasciando che si esaurissero negli assalti a Bahmut, riducendo così anche il prestigio di Prigožin, ma facendo bene attenzione a farlo solo dopo che la quasi totalità di Bahmut era già in mano russa.
Al momento tutte queste sono teorie, e nemmeno io saprei qual è la più verosimile (io credo che Prigožin abbia parecchio rotto le scatole e che la Wagner sia diventata troppo importante; al tempo stesso non se ne può ancora fare a meno).
Ad ogni modo, a cercare di conciliare le parti poco fa è intervenuto nientemeno che Kadyrov, negli inediti panni di adulto ragionevole, con un discorso di otto minuti nel quale ha esortato entrambe le parti a mettere da parte le loro differenze per il bene comune, criticando sia Prigožin che il comando russo, ma alla fine ammettendo che tutti i problemi di approvvigionamento che le unità cecene avevano denunciato in passato non dipendevano da cattiva volontà, ma da malintesi o dalle circostanze della guerra, che sono sempre difficili.
Certo, se il “fratello maggiore” Prigožin decidesse di lasciare il campo, il “fratello minore” Kadyrov e le sue truppe dell’Akhmat sarebbero pronte a prendere il suo posto a Bahmut: ma lui si augura che i due chilometri che mancano siano presi come risultato dello sforzo comune di tutti nell’eseguire gli ordini del comandante supremo, Vladimir Vladimirovič Putin.
Che democristiano...
Intanto, stando a quanto dice il comando ucraino, la Wagner non solo non si sta ritirando ma sta intensificando gli sforzi su più settori del fronte.
Mah...
Fonte
La questione Prigožin sta tenendo banco su tutti i media e tutti i canali social, come era facilmente prevedibile e come era ovviamente nelle sue intenzioni.
Ricapitolando in breve, tra ieri e oggi Prigožin ha diffuso due video. In quello di ieri lo si vede estremamente alterato mentre, sullo sfondo di un gruppo di cadaveri di soldati Wagner uccisi, a suo dire quel giorno, accusa apertamente Shoigu e Gerasimov di non mandare munizioni ai suoi uomini, provocando perdite alte e non necessarie.
Il tono è durissimo, il viso stravolto, le accuse pesanti come gli insulti, che ripetono i temi populisti (ma non per questo falsi) già usati in passato da lui e soprattutto dai nazionalisti e dai falchi russi: voi state seduti comodi nei club mentre qui si muore, i vostri figli (questa è per Shoigu) si godono la vita e fanno video su Youtube, eccetera.
Oggi invece il tono è diverso, ma non meno duro. Questa volta si presenta come capoguerra, sullo sfondo non di soldati morti ma vivi e perfettamente armati, a rimarcare la loro eccellenza militare (vedi foto che allego).
Dopo avere ricapitolato tutti i successi della Wagner finora, accusa ancora i vertici militari: i suoi uomini, dice, avrebbero preso la totalità di Bahmut entro il 9 maggio ma questo ha provocato l’invidia dei “burocrati invidiosi”, che hanno creato volontariamente una mancanza artificiale di munizioni, che ci sono ma non vengono spedite ai suoi uomini.
Stando così le cose, si vede costretto a spostare i suoi uomini nelle retrovie per dar loro modo di “leccarsi le ferite“, trasferendo le posizioni che occupano al momento alle unità dell’esercito russo, pronti a tornare in azione quando “la Patria avrà ancora bisogno di loro“.
Quindi attende l’ordine di ritirata delle truppe firmato dal comando russo, con l’indicazione della data in cui in suoi uomini saranno sostituiti: non è chiaro cosa dovrebbe accadere in caso quest’ordine non arrivasse (e ricordo che se si ritirassero dal fronte di loro volontà sarebbero tutti disertori).
Non penso che queste dichiarazioni siano una psyop concertata tra Prigožin e i vertici militari, come qualcuno ritiene. Le accuse sono troppo gravi e personali, e soprattutto Prigožin non è l’unico ad averle mosse a Shoigu e Gerasimov.
Penso che davvero ci sia un problema, ma bisogna vedere se il problema è la volontà reale dei comandi russi di non dargli munizioni, o se invece non serva a mascherare il fatto che Bahmut non è stata ancora interamente conquistata (mancano, come ricorda lo stesso Prigožin, 2,5 kmq).
Paradossalmente potrebbe essere stato proprio l’aumento degli effettivi della Wagner, causato dai suoi precedenti successi, ad avere innescato il problema: più uomini impegnati in più operazioni, ma senza un’adeguata copertura dell’artiglieria.
Prigožin potrebbe aver voluto strafare, e ora ritrovarsi con una forza militare molto meno efficiente di prima, e cercare una scappatoia accusando altri.
Oppure i successi della Wagner potrebbero davvero avere scatenato invidie e gelosie; oppure qualcuno ai vertici potrebbe aver deciso di ridurre drasticamente il numero di effettivi della Wagner, lasciando che si esaurissero negli assalti a Bahmut, riducendo così anche il prestigio di Prigožin, ma facendo bene attenzione a farlo solo dopo che la quasi totalità di Bahmut era già in mano russa.
Al momento tutte queste sono teorie, e nemmeno io saprei qual è la più verosimile (io credo che Prigožin abbia parecchio rotto le scatole e che la Wagner sia diventata troppo importante; al tempo stesso non se ne può ancora fare a meno).
Ad ogni modo, a cercare di conciliare le parti poco fa è intervenuto nientemeno che Kadyrov, negli inediti panni di adulto ragionevole, con un discorso di otto minuti nel quale ha esortato entrambe le parti a mettere da parte le loro differenze per il bene comune, criticando sia Prigožin che il comando russo, ma alla fine ammettendo che tutti i problemi di approvvigionamento che le unità cecene avevano denunciato in passato non dipendevano da cattiva volontà, ma da malintesi o dalle circostanze della guerra, che sono sempre difficili.
Certo, se il “fratello maggiore” Prigožin decidesse di lasciare il campo, il “fratello minore” Kadyrov e le sue truppe dell’Akhmat sarebbero pronte a prendere il suo posto a Bahmut: ma lui si augura che i due chilometri che mancano siano presi come risultato dello sforzo comune di tutti nell’eseguire gli ordini del comandante supremo, Vladimir Vladimirovič Putin.
Che democristiano...
Intanto, stando a quanto dice il comando ucraino, la Wagner non solo non si sta ritirando ma sta intensificando gli sforzi su più settori del fronte.
Mah...
Fonte
25/04/2023
Guerra in Ucraina - Che sta succedendo ora?
Sapere cosa avviene davvero al fronte, durante una guerra, è sempre impossibile. Si possono mettere insieme frammenti di informazione, spesso – o sempre – deformati dalle contrapposte propagande.
Bisogna insomma essere molto diffidenti e allo stesso tempo curiosi, non innamorarsi delle proprie ipotesi ed essere pronti ad ammettere di esserci sbagliati.
Il contrario, insomma, di quel che avviene nelle redazioni di tg e giornali (italiani e occidentali, in genere), che prendono i bollettini del ministero della guerra ucraino e li riconfezionano come “notizie”.
Del resto per parlare sensatamente di guerra bisognerebbe prima studiarne la complessità, specie nel mondo contemporaneo. Per esempio, come si distingue un ”attacco” rispetto ad una semplice “esplorazione in forze”?
Oppure: si parla da mesi della tremenda “controffensiva di primavera” da parte di Kiev, che dovrebbe nei notiziari rovesciare le sorti del conflitto. Se ne parla perché è una possibilità concreta oppure per “battere cassa” con maggior forza sugli “alleati occidentali”? E questa ipotesi viene avallata dal Pentagono e dalla Nato perché realistica o per scaricare la responsabilità dell’eventuale fallimento sulle gracili spalle della junta golpista?
Per aiutarvi a districarvi tra le non notizie dei media mainstream, e darvi un quadro un po’ più articolato dell’andamento dei combattimenti, pensiamo sia utile la lettura di questo periodico aggiornamento pubblicato dal sito specializzato Analisi Difesa. Che pare saperne un po’ più della media...
Buona lettura.
Bisogna insomma essere molto diffidenti e allo stesso tempo curiosi, non innamorarsi delle proprie ipotesi ed essere pronti ad ammettere di esserci sbagliati.
Il contrario, insomma, di quel che avviene nelle redazioni di tg e giornali (italiani e occidentali, in genere), che prendono i bollettini del ministero della guerra ucraino e li riconfezionano come “notizie”.
Del resto per parlare sensatamente di guerra bisognerebbe prima studiarne la complessità, specie nel mondo contemporaneo. Per esempio, come si distingue un ”attacco” rispetto ad una semplice “esplorazione in forze”?
Oppure: si parla da mesi della tremenda “controffensiva di primavera” da parte di Kiev, che dovrebbe nei notiziari rovesciare le sorti del conflitto. Se ne parla perché è una possibilità concreta oppure per “battere cassa” con maggior forza sugli “alleati occidentali”? E questa ipotesi viene avallata dal Pentagono e dalla Nato perché realistica o per scaricare la responsabilità dell’eventuale fallimento sulle gracili spalle della junta golpista?
Per aiutarvi a districarvi tra le non notizie dei media mainstream, e darvi un quadro un po’ più articolato dell’andamento dei combattimenti, pensiamo sia utile la lettura di questo periodico aggiornamento pubblicato dal sito specializzato Analisi Difesa. Che pare saperne un po’ più della media...
Buona lettura.
Gianandrea Gaiani
I reparti della compagnia militare privata (PMC) Wagner stanno circondando le truppe ucraine a Bakhmut/Artemovsk interrompendo i movimenti sull’unica strada (la 506) che consentiva ancora di rifornire e rinforzare le truppe di Kiev in città, avvicendare i reparti ed evacuare i feriti.
Il leader della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), Denis Pushilin ha reso noto il 21 aprile che la strada per Chasov Yar è stata interrotta e occupata dalle forze della PMC Wagner per “diverse centinaia di metri”.
Gli ucraini avrebbero lanciato contrattacchi per liberare il tratto di arteria che da tempo è sotto il tiro dell’artiglieria ma anche delle armi a fuoco diretto (armi anticarro e leggere) esplosi dalle vicine postazioni russe (vedi mappe qui sotto) situate nel saliente settentrionale della tenaglia russa spintasi verso ovest a nord e a sud di Bakhmut.
Proprio lungo questa strada, situata di fatto sulla prima linea, e nel tentativo di costringere i russi ad arretrare dalle postazioni da cui la minacciano, fonti ucraine hanno riferito di un contrattacco supportato dall’artiglieria a est del villaggio di Khromovo, a nord-est della strada 506 che gli ucraini continuano a cercare di impiegare per portare munizioni e forze fresche a Bakhmut.
Oggi la Difesa russa ha reso noto che un attacco missilistico condotto a Konstantinovka ha ucciso fino a 60 mercenari della Legione Georgiana. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo, citato dalle agenzie di stampa russe. “Il 21 aprile il sistema missilistico tattico-operativo Iskander ha attaccato il deposito di armi e il punto di stazionamento dei mercenari stranieri situato nell’edificio della biblioteca a Konstantinovka, nella Repubblica popolare di Donetsk.
A seguito dell’attacco, fino a 60 militanti della cosiddetta Legione Georgiana sono stati uccisi” e “altri 20 mercenari sono rimasti gravemente feriti”.
Già il 12 aprile gli ucraini avevano lanciato un contrattacco con un battaglione della 67a Brigata Meccanizzata nel settore di Privolye e Minkovka, 20 chilometri a nord ovest di Bakhmut. L’attacco ucraino, o forse solo una ricognizione in forze, non ha avuto successo e secondo fonti non ufficiali russe sarebbe stato fermato dal fuoco dell’artiglieria russa, dalla pioggia e dal fango in cui sarebbero rimasti bloccati alcuni Humvee 4×4 e cingolati BMP-1 poi bersagliati dal fuoco dei semoventi da 152mm Giatsint-B e da una salva di razzi da 220 mm lanciati da un sistema TOS-1A (nella foto sotto uno di questi mezzi con una griglia protettiva contro le munizioni circuitanti o droni-kamikaze).
I rinforzi inviati sul posto (21°Battaglione fucilieri della 56a Brigata Motorizzata) sarebbero finiti sotto il fuoco dei Sukhoi Su-25 e degli elicotteri da attacco russo.
La situazione per le forze ucraine nel settore di Bakhmut sembra diventare ogni giorno più insostenibile dopo molti mesi caratterizzati da elevatissime perdite in truppe ed equipaggiamento anche se non vi sono conferme alle dichiarazioni rese ieri da Evgheni Prigozhin, fondatore e proprietario della PMC Wagner, che riferivano di militari ucraini che si ribellano ai superiori e gettano le armi nelle immediate retrovie del fronte, a Chasovy Yar e Konstantinovka.
“Lasciano le armi, si alzano e se ne vanno. Date loro l’opportunità di vivere più a lungo, non uccidete migliaia e decine di migliaia di ucraini con le vostre stesse mani”, ha detto Prigozhin in un appello al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al comandante dell’Esercito Ucraino, generale Oleksandr Syrsky ripreso dall’agenzia di stampa di Mosca RIA Novosti.
Blogger militari russi hanno riferito informazioni e immagini (nella foto sotto) dell’impiego da parte di Wagner di carri armati T-90M all’interno di Bakhmut, elemento che sembra confermare che Mosca ha assegnato armi e munizioni alla PMC Wagner per conquistare la città.
Il 20 aprile i russi hanno rivelato di aver colpito il quartier generale dell’esercito ucraino a Konstantinovka, a ovest di Bakhmut, sede del comando delle forze impiegate in quel settore.
Il giorno precedente il ministero della Difesa russo ha annunciato che altri tre distretti nella parte orientale di Artemovsk sono caduti nelle mani dei contractor e dei militari di Mosca: “Le unità d’assalto aviotrasportate hanno liberato tre quartieri nella parte nord-occidentale, centrale e sud-occidentale di Bakhmut nelle ultime 24 ore”, con un chiaro riferimento ai reparti della 106a Divisione Aerotrasportata.
La vice ministra Ucraina della Difesa, Hanna Malyar, ha ammesso i progressi delle forze russe a Bakhmut e li ha attribuiti alla tattica della terra bruciata. Per le forze ucraine è “molto difficile mantenere le posizioni” senza edifici e altre infrastrutture in cui nascondersi, il che spiega perché “una leggera avanzata del nemico” sia in atto in alcune delle aree urbane che i russi ancora non controllano.
Il giorno precedente Mosca aveva però annunciato il controllo di “tre quarti delle parti settentrionale, centrale e meridionale della città” aggiungendo che erano stati stroncati i tentativi di contrattacco ucraino.
Percentuali ancora maggiori, ma certo non di fonte neutrale, sono state fornite da Wagner il 20 aprile che attribuivano ai russi il controllo dell’81,27 per cento dell’area urbana con un 8,56 conteso e il 10,17 (alcuni quartieri occidentali) ancora in mano agli ucraini (vedi mappa qui sotto). Secondo altre fonti nei quartieri urbani di Bakhmut sarebbero rimaste solo due brigate ucraine per scongiurare l’accerchiamento di forze più consistenti.
Anche dagli Stati Uniti sembrano giungere segnali che potrebbero indicare la profonda crisi delle truppe ucraine in quel settore. Alcuni dei documenti riservati del dipartimento della Difesa Usa recentemente trapelati su internet, cui ha avuto accesso il quotidiano Washington Post, confermano che gli Stati Uniti avevano avvertito Kiev che la difesa a oltranza di Bakhmut sarebbe stata una battaglia disperata.
Secondo i documenti, all’inizio di quest’anno Washington avvisò la leadership ucraina che tentare di difendere Bakhmut avrebbe comportato il rischio di accerchiamento russo poiché i “costanti” progressi conseguiti dalla Russia nell’area sin dallo scorso novembre “hanno compromesso la capacità dell’ucraina di tenere la città”.
Da quanto emerge gli USA raccomandarono un ritiro prima di febbraio ma Zelensky ha invece insistito nel difendere la città a tutti i costi, al prezzo di un massiccio impiego di uomini e mezzi.
Secondo il Washington Post il comandante ucraino incaricato della difesa di Bakhmut, colonnello Pavlo Palisa, ha dichiarato di non essere mai stato informato dai suoi superiori delle raccomandazioni e delle informazioni d’intelligence statunitensi.
Queste rivelazioni da un lato sembrano confermare l’acceso dibattito tra Washington e Kiev e tra Zelensky e il capo di stato maggiore Difesa generale Valery Zaluzhny circa le valutazioni sulla necessità di difendere o meno “fino all’ultimo uomo” Bakhmut, ma dall’altro potrebbero anche indicare la determinazione di alcuni ambienti dell’establishment statunitense a far trapelare ai media informazioni che “scagionino” Pentagono e agenzie d’intelligence da ogni responsabilità qualora Bakhmut cada, rischiando di trascinare con sé l’intero fronte ucraino di Donetsk.
In una battaglia che ha assunto per entrambe i belligeranti un valore anche politico e simbolico emergono valutazioni che poco hanno a che vedere con gli aspetti tattici e operativi. Kiev sembra puntare a resistere ancora a Bakhmut, nonostante le pesanti perdite, per non consentire a Mosca di celebrare la presa della città in occasione della festa per la vittoria nella Grande Guerra Patriottica (la Seconda guerra mondiale) il 9 maggio, che vedrà la solita parata militare sulla Piazza Rossa.
Ieri Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non può rinunciare a tenere Bakhmut “poiché la sua conquista potrebbe essere un punto d’appoggio alla Russia per avanzare su Kramatorsk e Sloviansk”.
I russi sembrano invece non aver fretta puntando a utilizzare le battaglie “tritacarne” di Bakhmut e Andiivka per eliminare o logorare il numero maggiore di riserve ucraine che non potranno così venire impiegate altrove.
Del resto commentatori russi fanno notare come sono stati ucraini e occidentali a immaginare che Mosca attribuisse valore al successo in battaglia abbinato a scadenze e ricorrenze simboliche. Accadde anche con la battaglia di Mariupol e l’assedio del reggimento Azov nello stabilimento Azovstal che si arrese il 15 maggio impedendo a Mosca di celebrare quella vittoria la settimana precedente.
Del resto i russi continuano a conseguire progressi anche in altri settori. A sud di Bakhmut anche la sacca di Andiivka potrebbe chiudersi imbottigliando diverse brigate ucraine: del resto le due roccaforti difese dalle truppe di Kiev sono già state superate di molti chilometri dall’avanzata russa a nord e a sud delle due cittadine con il rischio che i russi si incuneino in profondità negli ultimi territori della regione di Donetsk in mano alle truppe di Kiev.
Sempre nella regione di Donetsk i russi avrebbero ripreso ad avanzare anche nell’area di Ugledar dove è schierata una brigata di fanteria di Marina russa mentre fonti ucraine confermano che la situazione ad Avdiivka e Marinka “rimane molto difficile”.
A ovest di Andiivka il 21 aprile le truppe russe avrebbero assunto il controllo di un ampio tratto dell’autostrada N20 tra Novobakhmutovka e Krasnogorovka che corre lungo la linea di difesa ucraina. La notizia è stata confermata da fonti militari ma non ufficiali ucraine.
Progressi russi anche più a nord, sul fronte di Kreminina dove nella battaglia che da mesi si combatte nella fitta foresta della zona, il 17 aprile sarebbero rimasti uccisi anche sette combattenti britannici aggregati alle truppe ucraine che si contrappongono alla 76a Divisione Aerotrasportata della Guardia. In questo settore le forze di Kiev hanno fatto affluire rinforzi nelle ultime ore, secondo quanto riportato da fonti russe.
In termini generali la notizia rilevante apparsa oggi (24 aprile, ndr) è che Ucraina e Russia sembrano accordarsi per lo scambio totale dei prigionieri: lo ha detto il capo dell’intelligence militare Ucraina Kyrylo Budanov, in un’intervista a Rbc-Ucraina.
“Il nostro Paese si sta avvicinando ad uno scambio ‘tutti per tutti’ con la Russia, ed è reale. Sì, in linea di principio ci stiamo avvicinando a questo. Guardiamo di nuovo i numeri. Ad oggi, sono già stati scambiati più di 2.200 prigionieri. Si tratta di un caso senza precedenti nella storia: nessuno ha mai fatto una cosa del genere. Tutti gli scambi avvengono dopo la fine delle ostilità e non durante”, ha chiarito.
La controffensiva ucraina slitta all’estate?
La controffensiva di primavera ucraina è senza dubbio la più annunciata della storia militare poiché da mesi ne parlano ovunque innumerevoli fonti militari e civili con voci diverse circa gli obiettivi che gli ucraini punterebbero a conseguire con l’impiego di 9/12 brigate recentemente riequipaggiate con le nuove forniture occidentali.
Se nei mesi scorsi si riteneva che il contrattacco si sarebbe scatenato dalla regione di Zaporizhia diretto verso Mariupol, più recentemente altre valutazioni hanno espresso la priorità di un contrattacco nella regione di Donetsk tra Andiiivka, Bakhmut e Siversk, mentre negli ultimi giorni l’attenzione si è concentrata sul fronte meridionale dove gli ucraini potrebbero cercare di attraversare il Dnepr e puntare sulla Crimea attraverso la regione di Kherson.
Ieri si è diffusa la notizia che truppe ucraine sarebbero sbarcate sulla riva sinistra del fiume Dniepr, nella regione di Kherson, costituendo una testa di ponte ad Aleshki (a nord di Oleshok). Lo riferisce l’agenzia di stampa Rbc-Ucraina con riferimento a un rapporto dell’ISW.
Gli analisti hanno affermato che l’esercito russo ha fornito dati di geolocalizzazione sufficienti per confermare che le forze armate ucraine avrebbero preso posizione sulla riva sinistra della regione di Kherson.
“I filmati di geolocalizzazione pubblicati da un blogger russo il 22 aprile mostrano che le forze ucraine hanno preso posizione sulle rive del Dnipro a nord di Oleshok (7 chilometri a sud-ovest di Kherson) e sono avanzate anche verso la periferia settentrionale dell’insediamento sulla strada E97 come ad ovest di Dacha (10 chilometri a sud di Kherson)”, riferisce il report dell’ISW.
La notizia è da confermare ed è stata smentita ieri come “disinformazione” dalle autorità regionali filo-russe mentre l’assenza di ponti agibili sul fiume in quel settore potrebbe lasciar intendere che si sia trattato di uno sbarco di forze leggere da imbarcazioni veloci che peraltro è difficile ritenere possa essere sfuggito ai russi.
Più a est, sempre lungo il Dnepr, il 19 aprile fonti russe sul campo avevano reso noto l’avvio di un pesante bombardamento di artiglieria ucraina su Nova Kakhovka, città strategica che affaccia sul fiume nella regione di Kherson. Stando a quanto riportato dalla RIA Novosti, “le autorità cittadine hanno esortato le persone a rimanere al riparo”. Anche il bombardamento dei settori in prima linea nella regione di Zaporizhia si è intensificato.
Non è ancora chiaro se quello in atto sia una sorta di fuoco di preparazione per l’annunciata controffensiva ucraina ma è certo che, come ha affermato il leader filorusso della regione di Kherson, Vladimir Rogov, “le truppe di Kiev continuano a dislocare truppe e veicoli corazzati ai confini della regione di Zaporizhia”.
Del resto “la preparazione della controffensiva e della liberazione della Crimea procedono secondo i piani” ha detto neri giorni scorsi al sito ucraino New Voice il capo della direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa Kyrylo Budanov, aggiungendo di non voler fornire ulteriori particolari.
“Non date retta a tutto ciò che si legge su Internet, nessuno può ancora conoscere la situazione”, ha detto ancora Budanov, secondo cui la Russia “è passata a un’operazione di difesa strategica per mantenere i territori conquistati”.
“C’è ancora tempo prima di entrare in Crimea – ha affermato il capo dell’intelligence – attualmente non esiste alcun potenziale offensivo per condurre un’operazione offensiva strategica in Russia”.
Per il vice ministro della Difesa ucraino Hanna Malyar “gli ucraini non dovrebbero aspettare il giorno in cui le forze di difesa annunceranno l’inizio di una controffensiva, soprattutto perché alcune azioni sono già in corso”.
Oggi lo stesso Budanov, in un’intervista a Rbc-Ucraina, ha descritto la controffensiva pianificata di Kiev come una “battaglia epocale nella storia moderna dell’Ucraina” che vedrà il Paese “recuperare aree significative” affermando che i russi hanno accumulato missili per fermare “l’operazione offensiva Ucraina”.
L’impressione è che gli ucraini abbiano bisogno di alimentare l’ipotesi di una grande controffensiva che consenta di riconquistare i territori perduti sia per sostenere il morale del fronte interno sia per non rischiare che l’Occidente limiti gli aiuti militari nella convinzione che la vittoria non è a portata di mano.
È possibile che le limitate azioni offensive lanciate senza successo negli ultimi giorni perseguissero anche questi due obiettivi, anche se le riserve ucraine, in gran parte poco addestrate, sarebbero forse meglio impiegabili per sostenere le linee difensive su diversi fronti.
Benché fonti ufficiali ucraine abbiano già posticipato all’estate la “controffensiva di primavera” è evidente che ogni dichiarazione in proposito potrebbe perseguire l’obiettivo di ingannare il nemico ma anche di esercitare pressioni sull’Occidente affinché intensifichi le forniture di armi e munizioni.
“Siamo grati ai nostri alleati per il loro aiuto militare. Ma non è abbastanza. L’Ucraina ha bisogno di 10 volte di più per porre fine all’aggressione russa quest’anno. Pertanto invitiamo i nostri partner a superare tutte le linee rosse artificiali e a destinare l’1% del loro Pil per le armi all’Ucraina”, ha scritto il 22 aprile su Twitter il viceministro degli Esteri ucraino Andrij Melnyk.
Aspirazioni velleitarie e pretese forse eccessive che cozzano contro la realtà di un Occidente e soprattutto di un’Europa che sta esaurendo le risorse militari trasferibili all’Ucraina senza disarmare le proprie forze armate.
Yevgeny Prigozhin è convinto invece che il giorno in cui le forze russe avranno preso il controllo dell’intera città di Bakhmut, “comincerà la controffensiva Ucraina. Per quanto riguarda la carneficina di Bakhmut – scrive Prigozhin – il nostro compito è macellare l’esercito ucraino, non dare loro l’opportunità di riunirsi per una controffensiva. In questo senso stiamo ottenendo un successo e ai miei uomini dò un voto a cinque stelle. Mentre a me stesso darei un tre meno, perché era necessario macellarli di più in modo che non rimanesse in vita un solo soldato ucraino. Ma non appena avremo finito di occuparci di Bakhmut, non appena cacceremo l’ultimo soldato dalla città o lo annienteremo nella città, quel giorno inizierà la controffensiva Ucraina”.
Secondo il capo della Wagner, infatti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha bisogno della “più grande vittoria”. Quanto ai motivi per i quali la controffensiva Ucraina non è ancora cominciata, Prigozhin cita il fango creato dal disgelo e dalla pioggia e la volontà di Zelensky di concentrarsi sulla resistenza a Bakhmut almeno fino al 9 maggio per “rovinare la festa” ai russi nell’anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale.
Prigozhin conclude però con un omaggio allo stesso Zelensky, affermando che, “non importa quanto venga criticato”, sta operando “in un modo altamente professionale”.
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14/04/2023
Guerra in Ucraina - A Bakhmut è finita, controffensiva di Kiev “rinviata”
Quando i servizi di intelligence britannici scrivono che “le forze ucraine stanno affrontando “problemi significativi con il rifornimento” e si stanno “sistematicamente ritirando dalle posizioni” che occupavano in precedenza” vuol dire che la battaglia di Bakhmut (che i russi chiamano Artemosvk) è finita e che i russi sono riusciti a occupare la città contesa da mesi di combattimenti.
Secondo l’intelligence britannica “La difesa ucraina controlla ancora i quartieri occidentali della città, ma è stata sottoposta a fuoco di artiglieria russa particolarmente intenso nelle ultime 48 ore”, afferma il report sottolineando il miglioramento della collaborazione tra ministero della Difesa russo e battaglione Wagner nella città. Mentre emerge che su questo fronte non agisce solo la compagnia Wagner ma anche un’altra unità militare non regolare: la Brigata “Pietnashka” costituitasi nel Donbass già nel 2014 e composta da volontari provenienti dalla Russia, dalle Repubbliche ex sovietiche e, in qualche caso, dall’Europa.
Anche secondo lo statunitense ISW (Istituto per gli Studi sulla Guerra) le forze russe “hanno continuato a guadagnare territori a Bakhmut il 13 aprile”. I filmati geolocalizzati mostrano che le forze russe sono avanzate più a ovest nella Bakhmut centrale e hanno fatto progressi marginali nella Bakhmut meridionale e sudoccidentale. Due importanti milblogger russi hanno pubblicato filmati di se stessi nel centro di Bakhmut, segnalando possibili ulteriori progressi della compagnia Wagner in città.
Secondo alcuni osservatori sia russi che ucraini, il 13 aprile le forze russe hanno intensificato gli attacchi di terra anche lungo la linea della città di Avdiivka nel Donetsk.
Secondo il Washington Post la tanto attesa controffensiva ucraina è stata ritardata a causa delle condizioni meteorologiche, delle lente consegne di materiale militare e delle scarse scorte di munizioni, ma anche le recenti fughe di informazioni dal Pentagono stanno complicando le cose, rivelando i dettagli sulle capacità delle forze armate ucraine e le presunte debolezze della difesa aerea, che potrebbero indurre gli ucraini a modificare le strategie di controffensiva.
Un caporale ucraino ha detto al WP che l’esercito ucraino sta conducendo missioni di ricognizione nell’Oblast di Donetsk orientale per “testare” le difese russe. Ma per portare avanti un’offensiva completa, l’Ucraina ha bisogno di attrezzature più pesanti, veicoli blindati e addestramento.
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Secondo l’intelligence britannica “La difesa ucraina controlla ancora i quartieri occidentali della città, ma è stata sottoposta a fuoco di artiglieria russa particolarmente intenso nelle ultime 48 ore”, afferma il report sottolineando il miglioramento della collaborazione tra ministero della Difesa russo e battaglione Wagner nella città. Mentre emerge che su questo fronte non agisce solo la compagnia Wagner ma anche un’altra unità militare non regolare: la Brigata “Pietnashka” costituitasi nel Donbass già nel 2014 e composta da volontari provenienti dalla Russia, dalle Repubbliche ex sovietiche e, in qualche caso, dall’Europa.
Anche secondo lo statunitense ISW (Istituto per gli Studi sulla Guerra) le forze russe “hanno continuato a guadagnare territori a Bakhmut il 13 aprile”. I filmati geolocalizzati mostrano che le forze russe sono avanzate più a ovest nella Bakhmut centrale e hanno fatto progressi marginali nella Bakhmut meridionale e sudoccidentale. Due importanti milblogger russi hanno pubblicato filmati di se stessi nel centro di Bakhmut, segnalando possibili ulteriori progressi della compagnia Wagner in città.
Secondo alcuni osservatori sia russi che ucraini, il 13 aprile le forze russe hanno intensificato gli attacchi di terra anche lungo la linea della città di Avdiivka nel Donetsk.
Secondo il Washington Post la tanto attesa controffensiva ucraina è stata ritardata a causa delle condizioni meteorologiche, delle lente consegne di materiale militare e delle scarse scorte di munizioni, ma anche le recenti fughe di informazioni dal Pentagono stanno complicando le cose, rivelando i dettagli sulle capacità delle forze armate ucraine e le presunte debolezze della difesa aerea, che potrebbero indurre gli ucraini a modificare le strategie di controffensiva.
Un caporale ucraino ha detto al WP che l’esercito ucraino sta conducendo missioni di ricognizione nell’Oblast di Donetsk orientale per “testare” le difese russe. Ma per portare avanti un’offensiva completa, l’Ucraina ha bisogno di attrezzature più pesanti, veicoli blindati e addestramento.
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04/04/2023
I crescenti dubbi negli Usa sul senso della guerra in Ucraina
Da giorni, dubbi sempre più consistenti sull’impegno militare statunitense nella guerra in Ucraina si vanno affacciando anche sul giornale che fino a ieri è stato tra i più solerti sostenitori della linea bellicista.
Il “New York Times”, in una ampia analisi passa in rassegna i preparativi e le difficoltà incontrate dall’Ucraina, dopo mesi di estenuanti scontri di logoramento con le forze russe. Battaglie come quella di Bakhmut, che proseguono da mesi con perdite elevatissime su entrambi i fronti, sono costate all’Ucraina migliaia di militari esperti e ingenti risorse.
Inoltre occorre segnalare che proprio sulla situazione a Bahkmut, il think tank statunitense Isw (Insitute for the study of the war) riferisce che le forze russe, in questa caso la compagnia Wagner, dopo aver preso il palazzo dell’amministrazione comunale la notte del 2 aprile, hanno pubblicato nuove immagini riprese da un drone che mostrano le milizie di Yevgeny Prigozhin mentre issano le bandiere russe sulle macerie dell’edificio amministrativo distrutto.
Grazie alle nuove armi fornite dai Paesi occidentali – primi tra tutti moderni carri armati e sistemi missilistici – e alla costituzione di unità d’assalto ben equipaggiate, addestrate e motivate, incluso il ricostituito battaglione Azov, Kiev sarebbe quasi pronta a tentare una decisiva campagna offensiva. Secondo fonti militari statunitensi citate dal New York Times, tale offensiva segnerà una svolta cruciale nel conflitto.
L’offensiva primaverile delle forze armate ucraine nei territori occupati dalla Russia, che potrebbe scattare nelle prossime settimane potrebbe però rappresentare un “tentativo estremo” e, in caso di fallimento potrebbe portare a una riconsiderazione delle forme di aiuto occidentali.
L’Ucraina getterà nella mischia unità corazzate dotate di mezzi moderni, come i carri armati Leopard 2 e i veicoli corazzati per la fanteria Bradley, Marder e Stryker. La Russia, però, si sta preparando da mesi a difendere i territori occupati, e “il successo non è assicurato”. Secondo Cliff Kupchan, presidente della società di analisi del rischio Eurasia Group con sede a Washington, “agli occhi delle elite occidentali (…) l’Ucraina deve dimostrare significative conquiste territoriali nell’imminente offensiva”: un obiettivo arduo, da cui Washington spera di ricavare un indebolimento permanente della Russia sul piano militare e su quello negoziale.
Gia ieri però, una inchiesta del New York Times sui volontari Usa arruolatisi a fianco di Kiev, era andata giù pesante titolando: “I volontari statunitensi in Ucraina che mentono, sprecano e litigano”.
Nell’inchiesta curata da Justin Scheck e Thomas Gibbons-Neff , viene documentata come “dopo un anno di combattimenti, molti di questi gruppi di volontari statunitensi stanno combattendo contro se stessi e minando lo sforzo bellico. Alcuni hanno sprecato denaro o rubato valori. Altri si sono ammantati di beneficenza mentre cercavano di trarre profitto dalla guerra”.
In entrambi gli articoli, quella avanzata dal New York Times è una disamina non certo lusinghiera sia delle prospettive dello sforzo bellico in Ucraina sia sui volontari Usa arruolatisi nella Legione internazionale o in altri reparti militari di Kiev.
Fonte
Il “New York Times”, in una ampia analisi passa in rassegna i preparativi e le difficoltà incontrate dall’Ucraina, dopo mesi di estenuanti scontri di logoramento con le forze russe. Battaglie come quella di Bakhmut, che proseguono da mesi con perdite elevatissime su entrambi i fronti, sono costate all’Ucraina migliaia di militari esperti e ingenti risorse.
Inoltre occorre segnalare che proprio sulla situazione a Bahkmut, il think tank statunitense Isw (Insitute for the study of the war) riferisce che le forze russe, in questa caso la compagnia Wagner, dopo aver preso il palazzo dell’amministrazione comunale la notte del 2 aprile, hanno pubblicato nuove immagini riprese da un drone che mostrano le milizie di Yevgeny Prigozhin mentre issano le bandiere russe sulle macerie dell’edificio amministrativo distrutto.
Grazie alle nuove armi fornite dai Paesi occidentali – primi tra tutti moderni carri armati e sistemi missilistici – e alla costituzione di unità d’assalto ben equipaggiate, addestrate e motivate, incluso il ricostituito battaglione Azov, Kiev sarebbe quasi pronta a tentare una decisiva campagna offensiva. Secondo fonti militari statunitensi citate dal New York Times, tale offensiva segnerà una svolta cruciale nel conflitto.
L’offensiva primaverile delle forze armate ucraine nei territori occupati dalla Russia, che potrebbe scattare nelle prossime settimane potrebbe però rappresentare un “tentativo estremo” e, in caso di fallimento potrebbe portare a una riconsiderazione delle forme di aiuto occidentali.
L’Ucraina getterà nella mischia unità corazzate dotate di mezzi moderni, come i carri armati Leopard 2 e i veicoli corazzati per la fanteria Bradley, Marder e Stryker. La Russia, però, si sta preparando da mesi a difendere i territori occupati, e “il successo non è assicurato”. Secondo Cliff Kupchan, presidente della società di analisi del rischio Eurasia Group con sede a Washington, “agli occhi delle elite occidentali (…) l’Ucraina deve dimostrare significative conquiste territoriali nell’imminente offensiva”: un obiettivo arduo, da cui Washington spera di ricavare un indebolimento permanente della Russia sul piano militare e su quello negoziale.
Gia ieri però, una inchiesta del New York Times sui volontari Usa arruolatisi a fianco di Kiev, era andata giù pesante titolando: “I volontari statunitensi in Ucraina che mentono, sprecano e litigano”.
Nell’inchiesta curata da Justin Scheck e Thomas Gibbons-Neff , viene documentata come “dopo un anno di combattimenti, molti di questi gruppi di volontari statunitensi stanno combattendo contro se stessi e minando lo sforzo bellico. Alcuni hanno sprecato denaro o rubato valori. Altri si sono ammantati di beneficenza mentre cercavano di trarre profitto dalla guerra”.
In entrambi gli articoli, quella avanzata dal New York Times è una disamina non certo lusinghiera sia delle prospettive dello sforzo bellico in Ucraina sia sui volontari Usa arruolatisi nella Legione internazionale o in altri reparti militari di Kiev.
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30/03/2023
Guerra in Ucraina - Zelenski ammette il rischio “stanchezza” nella popolazione
Il presidente ucraino Zelensky, in un’intervista rilasciata ieri all’agenzia americana AP, ha sottolineato che perdere la battaglia di Bakhmut, sarebbe per Kiev una sconfitta politica, più ancora che strategica.
Il timore del leader ucraino è che una vittoria russa a Bakhmut spingerebbe la comunità internazionale e anche quella del suo stesso paese a fare pressioni per un “compromesso inaccettabile” per porre fine al conflitto.
I giornalisti dell’Associated Press hanno intervistato Zelenski mentre tornava in treno a Kiev da Zaporizhia martedì sera.
Ha parlato della battaglia più lunga della guerra, quella di Bahkmut dove le forze ucraine e russe sono impegnate da sette mesi in un conflitto estenuante.
Alcuni analisti militari occidentali si sono chiesti perché l’Ucraina sia disposta a subire così tante perdite per difendere il territorio, sostenendo che la città non ha un significato strategico. Zelenskyy ha replicato affermando che qualsiasi perdita nella guerra darà alla Russia un’apertura. Zelenski ha predetto che se la Russia avesse sconfitto l’Ucraina a Bakhmut, Putin avrebbe deciso di “vendere” una vittoria alla comunità internazionale.
“Se sentirà un po’ di sangue, annuserà che siamo deboli, spingerà, spingerà, spingerà”, ha detto Zelensky, aggiungendo che la pressione verrebbe non solo dalla comunità internazionale ma anche dall’interno del suo stesso paese. “La nostra società si sentirebbe stanca e mi spingerà a scendere a compromessi con loro”.
Zelenskyy si è recentemente recato vicino a Bakhmut per una visita di incoraggiamento morale alle le truppe ucraine che stanno subendo perdite rilevanti nella battaglia in questa città del Donbass.
Sui rifornimenti di armi dai paesi della Nato Zelenskyy ha lasciato trapelare che una nazione europea ha inviato un altro sistema di difesa aerea in Ucraina, ma che questo non ha funzionato e “hanno dovuto cambiarlo ancora e ancora”. Non ha però nominato il paese.
Zelenskyj ha anche ribadito la sua richiesta di lunga data di aerei da combattimento, dicendo che “non abbiamo ancora nulla quando si tratta di aerei da guerra moderni”. La Polonia e la Slovacchia hanno deciso di fornire all’Ucraina aerei da combattimento dell’era sovietica, ma finora nessun paese occidentale ha accettato di fornire aerei da guerra moderni, temendo che ciò possa intensificare il conflitto e coinvolgerli ancora più profondamente.
Fonte
Il timore del leader ucraino è che una vittoria russa a Bakhmut spingerebbe la comunità internazionale e anche quella del suo stesso paese a fare pressioni per un “compromesso inaccettabile” per porre fine al conflitto.
I giornalisti dell’Associated Press hanno intervistato Zelenski mentre tornava in treno a Kiev da Zaporizhia martedì sera.
Ha parlato della battaglia più lunga della guerra, quella di Bahkmut dove le forze ucraine e russe sono impegnate da sette mesi in un conflitto estenuante.
Alcuni analisti militari occidentali si sono chiesti perché l’Ucraina sia disposta a subire così tante perdite per difendere il territorio, sostenendo che la città non ha un significato strategico. Zelenskyy ha replicato affermando che qualsiasi perdita nella guerra darà alla Russia un’apertura. Zelenski ha predetto che se la Russia avesse sconfitto l’Ucraina a Bakhmut, Putin avrebbe deciso di “vendere” una vittoria alla comunità internazionale.
“Se sentirà un po’ di sangue, annuserà che siamo deboli, spingerà, spingerà, spingerà”, ha detto Zelensky, aggiungendo che la pressione verrebbe non solo dalla comunità internazionale ma anche dall’interno del suo stesso paese. “La nostra società si sentirebbe stanca e mi spingerà a scendere a compromessi con loro”.
Zelenskyy si è recentemente recato vicino a Bakhmut per una visita di incoraggiamento morale alle le truppe ucraine che stanno subendo perdite rilevanti nella battaglia in questa città del Donbass.
Sui rifornimenti di armi dai paesi della Nato Zelenskyy ha lasciato trapelare che una nazione europea ha inviato un altro sistema di difesa aerea in Ucraina, ma che questo non ha funzionato e “hanno dovuto cambiarlo ancora e ancora”. Non ha però nominato il paese.
Zelenskyj ha anche ribadito la sua richiesta di lunga data di aerei da combattimento, dicendo che “non abbiamo ancora nulla quando si tratta di aerei da guerra moderni”. La Polonia e la Slovacchia hanno deciso di fornire all’Ucraina aerei da combattimento dell’era sovietica, ma finora nessun paese occidentale ha accettato di fornire aerei da guerra moderni, temendo che ciò possa intensificare il conflitto e coinvolgerli ancora più profondamente.
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14/03/2023
Guerra in Ucraina - Le forze armate ucraine sono “deteriorate”. Corsa alle munizioni a Kiev e Mosca
Le forze armate ucraine hanno subito un significativo deterioramento in termini di capacità di combattimento, armamenti e disponibilità di munizioni durante i 12 mesi di conflitto con la Russia, e a Kiev cresce il pessimismo riguardo la possibilità di condurre una offensiva primaverile nell’est del Paese. A scriverlo è il quotidiano statunitense Washington Post, secondo cui i vertici militari ucraini reagiscono con crescente perplessità alle pressioni del governo e degli alleati della Nato per condurre una azione militare decisiva nei prossimi mesi.
Il Washington Post rileva che, secondo le stime di funzionari statunitensi ed europei, dall’inizio del conflitto ben 120 mila militari ucraini sarebbero rimasti uccisi o feriti in combattimento: perdite che secondo il quotidiano sono inferiori a quelle subite dalla Russia, che però può attingere a riserve di armi e personale significativamente superiori. Al netto delle perdite, però, l’Ucraina sconterebbe soprattutto una crescente carenza di militari esperti: le ostilità degli scorsi mesi, specie in aree di conflitto ad alta intensità come Bakhmut, hanno significativamente eroso alcune tra le migliori unità dell’esercito ucraino, e le perdite vengono sempre più spesso rimpiazzate con un afflusso di coscritti scarsamente addestrati.
Le forze ucraine soffrono inoltre di una “carenza basilare di munizioni, inclusi proiettili d’artiglieria e di mortaio”. Il quotidiano cita un “comandante di battaglio della 46esima Brigata d’assalto aviotrasportata” ucraina, secondo cui tra i ranghi dell’esercito ucraino restano “pochi soldati con esperienza di combattimento. Sfortunatamente, sono tutti già morti o feriti”.
Il quotidiano statunitense descrive un senso di “tacito ma palpabile pessimismo” che va “dalla linea del fronte sino ai corridoi del potere a Kiev”. Andriy Yermak, dell’ufficio presidenziale ucraino, ha però dichiarato al quotidiano che la situazione delle forze ucraine al fronte non rappresenta la capacità di combattimento complessiva del Paese, che sta mantenendo unità in riserva e ne sta addestrando all’estero. Secondo il funzionario, l’Ucraina “non ha esaurito il suo potenziale. Penso che in ogni conflitto arrivi il momento nel quale diventa necessario addestrare nuovo personale, ed è ciò che sta accadendo ora”.
A Bakhmut intanto, secondo quanto riporta l’agenzia russa Novosti, le unità russe hanno preso il controllo di uno dei locali dell’impresa Vostokmash presso l’impianto di lavorazione dei metalli non ferrosi Artyomovsky (AZOM) ad Artemovsk (Bakhmut in ucraino). L’impresa, un po’ come l’Azovstal a Mariupol, è stata progettata tenendo conto di un possibile conflitto nucleare e dispone di una rete di servizi sotterranei. L’impianto industriale si trova nella parte controllata dalle truppe di Kiev. Questo è un importante snodo di trasporto per rifornire il gruppo di truppe ucraine nel Donass. In città sono in corso feroci battaglie.
La Novosti riferisce anche che il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha incaricato le industrie russe di raddoppiare la produzione di munizioni a guida di precisione. Secondo l’intelligence britannica – citata dal Kyev Indipendent – Mosca sta “applicando sempre di più i principi dell’economia di comando al suo complesso militare-industriale, poiché si rende conto che le sue capacità di produzione militare sono una vulnerabilità chiave nella guerra su larga scala contro l’Ucraina, che sta diventando sempre più logorante”.
Anche le forze armate ucraine soffrono di carenza di munizioni, che il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha recentemente definito il “problema numero uno” del paese nel tentativo di contrastare le forze russe. L’8 marzo a Stoccolma, i ministri della Difesa dell’Unione Europea hanno concordato di aumentare la fornitura di munizioni all’Ucraina, ma non hanno ancora raggiunto una “decisione concreta e formale”.
Fonte
Il Washington Post rileva che, secondo le stime di funzionari statunitensi ed europei, dall’inizio del conflitto ben 120 mila militari ucraini sarebbero rimasti uccisi o feriti in combattimento: perdite che secondo il quotidiano sono inferiori a quelle subite dalla Russia, che però può attingere a riserve di armi e personale significativamente superiori. Al netto delle perdite, però, l’Ucraina sconterebbe soprattutto una crescente carenza di militari esperti: le ostilità degli scorsi mesi, specie in aree di conflitto ad alta intensità come Bakhmut, hanno significativamente eroso alcune tra le migliori unità dell’esercito ucraino, e le perdite vengono sempre più spesso rimpiazzate con un afflusso di coscritti scarsamente addestrati.
Le forze ucraine soffrono inoltre di una “carenza basilare di munizioni, inclusi proiettili d’artiglieria e di mortaio”. Il quotidiano cita un “comandante di battaglio della 46esima Brigata d’assalto aviotrasportata” ucraina, secondo cui tra i ranghi dell’esercito ucraino restano “pochi soldati con esperienza di combattimento. Sfortunatamente, sono tutti già morti o feriti”.
Il quotidiano statunitense descrive un senso di “tacito ma palpabile pessimismo” che va “dalla linea del fronte sino ai corridoi del potere a Kiev”. Andriy Yermak, dell’ufficio presidenziale ucraino, ha però dichiarato al quotidiano che la situazione delle forze ucraine al fronte non rappresenta la capacità di combattimento complessiva del Paese, che sta mantenendo unità in riserva e ne sta addestrando all’estero. Secondo il funzionario, l’Ucraina “non ha esaurito il suo potenziale. Penso che in ogni conflitto arrivi il momento nel quale diventa necessario addestrare nuovo personale, ed è ciò che sta accadendo ora”.
A Bakhmut intanto, secondo quanto riporta l’agenzia russa Novosti, le unità russe hanno preso il controllo di uno dei locali dell’impresa Vostokmash presso l’impianto di lavorazione dei metalli non ferrosi Artyomovsky (AZOM) ad Artemovsk (Bakhmut in ucraino). L’impresa, un po’ come l’Azovstal a Mariupol, è stata progettata tenendo conto di un possibile conflitto nucleare e dispone di una rete di servizi sotterranei. L’impianto industriale si trova nella parte controllata dalle truppe di Kiev. Questo è un importante snodo di trasporto per rifornire il gruppo di truppe ucraine nel Donass. In città sono in corso feroci battaglie.
La Novosti riferisce anche che il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha incaricato le industrie russe di raddoppiare la produzione di munizioni a guida di precisione. Secondo l’intelligence britannica – citata dal Kyev Indipendent – Mosca sta “applicando sempre di più i principi dell’economia di comando al suo complesso militare-industriale, poiché si rende conto che le sue capacità di produzione militare sono una vulnerabilità chiave nella guerra su larga scala contro l’Ucraina, che sta diventando sempre più logorante”.
Anche le forze armate ucraine soffrono di carenza di munizioni, che il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha recentemente definito il “problema numero uno” del paese nel tentativo di contrastare le forze russe. L’8 marzo a Stoccolma, i ministri della Difesa dell’Unione Europea hanno concordato di aumentare la fornitura di munizioni all’Ucraina, ma non hanno ancora raggiunto una “decisione concreta e formale”.
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13/03/2023
Guerra in Ucraina - I russi avanzano dentro Bakhmut. Battaglia frontale anche a Vuhledar
La situazione sulla linea di contatto nell’area di Bakhmut (Artemovsk in russo) rimane difficile, ha dichiarato Alexander Syrsky, comandante delle forze di terra ucraine, citato dal canale telegram del Military Media Center.
“I distaccamenti d’assalto di Wagner stanno avanzando in diverse direzioni, cercando di sfondare le difese delle nostre truppe e avanzare verso le regioni centrali della città”, ha detto Syrsky.
Negli ultimi mesi, feroci battaglie si sono svolte fuori città. Le truppe russe hanno tagliato o preso sotto controllo tutte le strade asfaltate della città, la fanghiglia complica seriamente la consegna di munizioni e il rifornimento per le forze armate dell’Ucraina.
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riporta che il 10 marzo il ministero della Difesa ucraino ha riconosciuto che la battaglia per Bakhmut sta diventando più difficile mentre la Russia prosegue la sua offensiva e continua a cercare di “sfondare le difese delle nostre truppe”.
L’esercito ucraino ha affermato che nell’ultimo giorno sono stati registrati 57 attacchi nel settore Bakhmut nell’oblast settentrionale di Donetsk.
L’Institute for the Study of War (ISW), think tank con sede a Washington che analizza quotidianamente la guerra in Ucraina, ha sostanzialmente confermato il rapporto del capo della compagnia Wagner secondo cui le forze russe avanzano a nord-ovest di Bakhmut.
“Le forze russe probabilmente sono avanzate a nord-ovest di Bakhmut il 9 marzo in mezzo a un probabile aumento del ritmo delle operazioni offensive russe nell’area”, scrive l’ISW.
Il rapporto afferma anche che l’offensiva di Wagner è probabilmente entrata in una “pausa tattica temporanea” a Bakhmut orientale dopo aver condotto lì “attacchi frontali altamente logoranti”.
Il canale russo Intel Slava riferisce però che la compagnia Wagner ha lanciato un assalto anche alla parte sotterranea della fabbrica mettallurgica Azom. “In questo momento le unità d’assalto sono entrate nelle vie di comunicazione sotterranee dell’impianto di lavorazione dei metalli di Artyomovsk (Bakhmut in ucraino) e si stanno facendo strada nella miniera. I combattimenti sono in corso a una profondità di 320 metri”.
L’agenzia ucraina Interfax/Ucraina riporta che “La parte orientale di Bakhmut, nella regione di Donetsk, è stata abbandonata dalle forze armate ucraine e occupata da quelle russe”, secondo il report dell’intelligence britannica che monitora la situazione militare sul campo.
“Nel centro della città, il fiume Bakhmutka ora segna la linea del fronte. Le forze ucraine controllano la parte occidentale della città e hanno demolito i principali ponti sul fiume, che scorre da nord a sud attraverso una striscia di terreno aperto larga 200-800 m, tra aree edificate. Con le unità ucraine in grado di sparare da edifici fortificati a ovest, quest’area è diventata una zona di sterminio, probabilmente rendendola molto difficile per le forze Wagner che tentano di continuare il loro assalto frontale verso ovest” – ha affermato l’intelligence britannica – “Tuttavia, le forze ucraine e le loro linee di rifornimento a ovest rimangono vulnerabili ai continui tentativi russi di aggirare i difensori da nord e da sud”.
È battaglia anche a Vuhledar
Anche la situazione militare vicino alla città di Vuhledar, nell’oblast meridionale di Donetsk, rimane difficile per le forze armate di Kiev. Ad affermarlo è stato il colonnello Oleksii Dmytrashkivskyi, portavoce delle forze ucraine nell’area. Parlando in televisione ha affermato che i russi continuano a condurre bombardamenti e assalti sul terreno.
Dmytrashkivskyi ha affermato che sul fronte di Vuhledar le forze russe non sono state in grado di mantenere la loro offensiva a causa delle pesanti perdite. L’ISW ha affermato nel suo rapporto del 9 marzo che la Russia potrebbe pianificare di riprendere la sua offensiva intorno alla città di Vuhledar, ma i suoi problemi logistici renderebbero difficile progressi sul campo.
Fonte
“I distaccamenti d’assalto di Wagner stanno avanzando in diverse direzioni, cercando di sfondare le difese delle nostre truppe e avanzare verso le regioni centrali della città”, ha detto Syrsky.
Negli ultimi mesi, feroci battaglie si sono svolte fuori città. Le truppe russe hanno tagliato o preso sotto controllo tutte le strade asfaltate della città, la fanghiglia complica seriamente la consegna di munizioni e il rifornimento per le forze armate dell’Ucraina.
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riporta che il 10 marzo il ministero della Difesa ucraino ha riconosciuto che la battaglia per Bakhmut sta diventando più difficile mentre la Russia prosegue la sua offensiva e continua a cercare di “sfondare le difese delle nostre truppe”.
L’esercito ucraino ha affermato che nell’ultimo giorno sono stati registrati 57 attacchi nel settore Bakhmut nell’oblast settentrionale di Donetsk.
L’Institute for the Study of War (ISW), think tank con sede a Washington che analizza quotidianamente la guerra in Ucraina, ha sostanzialmente confermato il rapporto del capo della compagnia Wagner secondo cui le forze russe avanzano a nord-ovest di Bakhmut.
“Le forze russe probabilmente sono avanzate a nord-ovest di Bakhmut il 9 marzo in mezzo a un probabile aumento del ritmo delle operazioni offensive russe nell’area”, scrive l’ISW.
Il rapporto afferma anche che l’offensiva di Wagner è probabilmente entrata in una “pausa tattica temporanea” a Bakhmut orientale dopo aver condotto lì “attacchi frontali altamente logoranti”.
Il canale russo Intel Slava riferisce però che la compagnia Wagner ha lanciato un assalto anche alla parte sotterranea della fabbrica mettallurgica Azom. “In questo momento le unità d’assalto sono entrate nelle vie di comunicazione sotterranee dell’impianto di lavorazione dei metalli di Artyomovsk (Bakhmut in ucraino) e si stanno facendo strada nella miniera. I combattimenti sono in corso a una profondità di 320 metri”.
L’agenzia ucraina Interfax/Ucraina riporta che “La parte orientale di Bakhmut, nella regione di Donetsk, è stata abbandonata dalle forze armate ucraine e occupata da quelle russe”, secondo il report dell’intelligence britannica che monitora la situazione militare sul campo.
“Nel centro della città, il fiume Bakhmutka ora segna la linea del fronte. Le forze ucraine controllano la parte occidentale della città e hanno demolito i principali ponti sul fiume, che scorre da nord a sud attraverso una striscia di terreno aperto larga 200-800 m, tra aree edificate. Con le unità ucraine in grado di sparare da edifici fortificati a ovest, quest’area è diventata una zona di sterminio, probabilmente rendendola molto difficile per le forze Wagner che tentano di continuare il loro assalto frontale verso ovest” – ha affermato l’intelligence britannica – “Tuttavia, le forze ucraine e le loro linee di rifornimento a ovest rimangono vulnerabili ai continui tentativi russi di aggirare i difensori da nord e da sud”.
È battaglia anche a Vuhledar
Anche la situazione militare vicino alla città di Vuhledar, nell’oblast meridionale di Donetsk, rimane difficile per le forze armate di Kiev. Ad affermarlo è stato il colonnello Oleksii Dmytrashkivskyi, portavoce delle forze ucraine nell’area. Parlando in televisione ha affermato che i russi continuano a condurre bombardamenti e assalti sul terreno.
Dmytrashkivskyi ha affermato che sul fronte di Vuhledar le forze russe non sono state in grado di mantenere la loro offensiva a causa delle pesanti perdite. L’ISW ha affermato nel suo rapporto del 9 marzo che la Russia potrebbe pianificare di riprendere la sua offensiva intorno alla città di Vuhledar, ma i suoi problemi logistici renderebbero difficile progressi sul campo.
Fonte
06/03/2023
Guerra in Ucraina - Bakhmut ha logorato profondamente le truppe ucraine
La battaglia per la difesa di Bakhmut, principale roccaforte ucraina nella regione di Donetsk, ha gravemente logorato le forze ucraine, al punto da minacciare la capacità di Kiev di lanciare un’offensiva primaverile contro le forze russe.
A scriverlo è il quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, secondo cui la città è ormai accerchiata dalle milizie del gruppo paramilitare russo Wagner, e pare sul punto di cadere. Ieri – secondo il WSJ – le forze russe hanno premuto sul centro della città da est e da nord, e quel che resta dei difensori ha abbandonato la parte orientale dell’agglomerato urbano, ritirandosi a ovest del fiume Bakhmutka.
Kiev non fornisce informazioni in merito alle sue perdite militari, ma è noto che nel corso degli ultimi otto mesi le forze armate ucraine avevano concentrato a Bakhmut decine di migliaia di uomini, e alcuni tra i loro reparti meglio addestrati, inclusi diversi tra quelli che avevano preso parte lo scorso anno alla controffensiva di successo nella regione nord-orientale di Kharkiv. Queste forze – scrive il quotidiano statunitense – hanno subito perdite pesantissime, e sono proprio le unità “di cui Kiev avrebbe bisogno per condurre una offensiva primaverile con le nuove armi fornite dagli Stati Uniti e dai loro alleati”.
Anche il think thank statunitense Institute for the Study of War ammette che “le forze ucraine potrebbero ritirarsi dalle loro posizioni sulla sponda orientale del fiume Bakhmutka”, e questo alla luce dei filmati di geolocalizzazione relativi alla distruzione, il 3 marzo, del ponte sul fiume Bahkmut. Secondo corrispondenti di guerra e miliblogger, le forze russe hanno catturato le parti orientali, settentrionali e meridionali di Bakhmut il 5 marzo; mentre i miliziani del gruppo Wagner “hanno continuato ad avanzare nella parte nord-orientale di Bakhmut e il 5 marzo sono avanzati nell’area della stazione ferroviaria di Stupki”.
Sarebbero circa 10.000 i soldati ucraini rimasti a difendere la città di Bakhmut dall’assalto delle truppe russe. Lo ha detto Ian Gagin, consigliere del capo della Repubblica filorussa di Donetsk, Denis Pushilin. Lo riferisce l’agenzia Ria Novosti.
Secondo il giornale tedesco Bild Zeitung, sarebbe ormai scontro aperto tra il presidente ucraino Zelensky e il comandante in capo delle forze armate, il generale Valery Zaluzhny sulle decisioni da prendere su Bakmut. Stando a informazioni provenienti da diverse fonti della leadership politica ucraina, Zaluzhny qualche settimana fa ha raccomandato di considerare la possibilità di lasciare Bakhmut per ragioni tattiche. Il capo dello Stato su Bakhmut ha un’opinione completamente diversa, hanno riferito le fonti alla Bild.
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riferisce che i soldati ucraini sul fronte di Bakhmut non si sentono protetti dall’incessante ondata di bombardamenti e attacchi provenienti dall’altra parte del fronte. Dalle testimonianze raccolte dal Kyiv Independent, emerge che i soldati ucraini descrivono il fronte come “un tritacarne”, a causa dell’elevato numero di vittime da entrambe le parti. Durante le loro brevi visite alla vicina città di Kostiantynivka, i fanti ucraini hanno raccontato al Kyiv Independent che i battaglioni, scarsamente addestrati e impreparati, sono stati gettati in prima linea “per sopravvivere al meglio”, con scarso supporto di veicoli corazzati, mortai, artiglieria, droni e informazioni tattiche.
Il “Wall Street Journal” evidenzia che le forze terrestri ucraine sono composte di unità estremamente differenti in termini di capacità, addestramento e dotazioni: “ufficiali di brigata” hanno confessato al quotidiano che “diverse unità, incluse alcune tra le meglio preparate, sono state messe in rotta nel corso dei combattimenti a Bakhmut degli ultimi mesi”.
Agenzia Nova riferisce intanto che centinaia tra carri armati pesanti, corazzati da combattimento della fanteria, blindati leggeri e altri mezzi militari d’ogni genere ingombrano la banchina del porto di Gdynia, città polacca situata sul Mar Baltico, nella baia di Danzica. I mezzi sono stati trasferiti in Polonia nell’ambito della missione “Atlantic Resolve”, per rafforzare il fianco orientale della Nato a fronte dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe. Parte dei mezzi, secondi i media locali, sarà comunque inviata in Ucraina.
Le autorità ucraine affermano di aver colpito infrastrutture nel villaggio russo di Iskra, nell’oblast di Kursk, mentre la Russia afferma di aver abbattuto tre missili ucraini destinati alla città russa di Belgorod.
Fonte
A scriverlo è il quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, secondo cui la città è ormai accerchiata dalle milizie del gruppo paramilitare russo Wagner, e pare sul punto di cadere. Ieri – secondo il WSJ – le forze russe hanno premuto sul centro della città da est e da nord, e quel che resta dei difensori ha abbandonato la parte orientale dell’agglomerato urbano, ritirandosi a ovest del fiume Bakhmutka.
Kiev non fornisce informazioni in merito alle sue perdite militari, ma è noto che nel corso degli ultimi otto mesi le forze armate ucraine avevano concentrato a Bakhmut decine di migliaia di uomini, e alcuni tra i loro reparti meglio addestrati, inclusi diversi tra quelli che avevano preso parte lo scorso anno alla controffensiva di successo nella regione nord-orientale di Kharkiv. Queste forze – scrive il quotidiano statunitense – hanno subito perdite pesantissime, e sono proprio le unità “di cui Kiev avrebbe bisogno per condurre una offensiva primaverile con le nuove armi fornite dagli Stati Uniti e dai loro alleati”.
Anche il think thank statunitense Institute for the Study of War ammette che “le forze ucraine potrebbero ritirarsi dalle loro posizioni sulla sponda orientale del fiume Bakhmutka”, e questo alla luce dei filmati di geolocalizzazione relativi alla distruzione, il 3 marzo, del ponte sul fiume Bahkmut. Secondo corrispondenti di guerra e miliblogger, le forze russe hanno catturato le parti orientali, settentrionali e meridionali di Bakhmut il 5 marzo; mentre i miliziani del gruppo Wagner “hanno continuato ad avanzare nella parte nord-orientale di Bakhmut e il 5 marzo sono avanzati nell’area della stazione ferroviaria di Stupki”.
Sarebbero circa 10.000 i soldati ucraini rimasti a difendere la città di Bakhmut dall’assalto delle truppe russe. Lo ha detto Ian Gagin, consigliere del capo della Repubblica filorussa di Donetsk, Denis Pushilin. Lo riferisce l’agenzia Ria Novosti.
Secondo il giornale tedesco Bild Zeitung, sarebbe ormai scontro aperto tra il presidente ucraino Zelensky e il comandante in capo delle forze armate, il generale Valery Zaluzhny sulle decisioni da prendere su Bakmut. Stando a informazioni provenienti da diverse fonti della leadership politica ucraina, Zaluzhny qualche settimana fa ha raccomandato di considerare la possibilità di lasciare Bakhmut per ragioni tattiche. Il capo dello Stato su Bakhmut ha un’opinione completamente diversa, hanno riferito le fonti alla Bild.
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riferisce che i soldati ucraini sul fronte di Bakhmut non si sentono protetti dall’incessante ondata di bombardamenti e attacchi provenienti dall’altra parte del fronte. Dalle testimonianze raccolte dal Kyiv Independent, emerge che i soldati ucraini descrivono il fronte come “un tritacarne”, a causa dell’elevato numero di vittime da entrambe le parti. Durante le loro brevi visite alla vicina città di Kostiantynivka, i fanti ucraini hanno raccontato al Kyiv Independent che i battaglioni, scarsamente addestrati e impreparati, sono stati gettati in prima linea “per sopravvivere al meglio”, con scarso supporto di veicoli corazzati, mortai, artiglieria, droni e informazioni tattiche.
Il “Wall Street Journal” evidenzia che le forze terrestri ucraine sono composte di unità estremamente differenti in termini di capacità, addestramento e dotazioni: “ufficiali di brigata” hanno confessato al quotidiano che “diverse unità, incluse alcune tra le meglio preparate, sono state messe in rotta nel corso dei combattimenti a Bakhmut degli ultimi mesi”.
Agenzia Nova riferisce intanto che centinaia tra carri armati pesanti, corazzati da combattimento della fanteria, blindati leggeri e altri mezzi militari d’ogni genere ingombrano la banchina del porto di Gdynia, città polacca situata sul Mar Baltico, nella baia di Danzica. I mezzi sono stati trasferiti in Polonia nell’ambito della missione “Atlantic Resolve”, per rafforzare il fianco orientale della Nato a fronte dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe. Parte dei mezzi, secondi i media locali, sarà comunque inviata in Ucraina.
Le autorità ucraine affermano di aver colpito infrastrutture nel villaggio russo di Iskra, nell’oblast di Kursk, mentre la Russia afferma di aver abbattuto tre missili ucraini destinati alla città russa di Belgorod.
Fonte
04/03/2023
Guerra in Ucraina - Bakhmut circondata
di Francesco Dall'Aglio
La situazione a Bahmut è ormai oltre ogni possibilità di recupero, e forse anche di limitazione dei danni. Ieri mattina alle 8 i genieri ucraini hanno fatto saltare l’ultimo ponte sulla Bahmutka, il fiume che taglia la città in direzione nord-sud: è quindi probabile che in tutta l’area a est del fiume, su cui ho disegnato delle linee rosse orizzontali, non ci siano più soldati ucraini.
Resta da chiarire se anche il resto della città verrà abbandonato o se si continuerà a resistere, utilizzando magari come ultima ridotta lo stabilimento metallurgico AZOM (che ho segnato sulla carta) in una sorta di replica dell’Azovstal a Mariupol.
Già da qualche giorno le migliori unità dell’esercito ucraino sono state fatte ritirare, lasciando alle unità della difesa territoriale il compito di mantenere la linea. Le perdite sono altissime: foto e i filmati diffusi negli ultimi giorni mostrano un numero di caduti ucraini molto superiore alla media già ragguardevole delle scorse settimane.
Un numero così alto di caduti senza che l’avversario abbia montato grandi operazioni offensive è tipico delle situazioni in cui i reparti hanno perso coesione, non hanno più collegamenti con le unità vicine e difettano di leadership: anche questo è tipico delle unità di difesa territoriale, che hanno un addestramento approssimativo ed evidentemente non sono in grado di reggere sul campo.
Del resto il loro compito, come abbiamo già visto altre volte in questo conflitto, è dare il tempo alle unità professionali di lasciare il terreno per rimettersi in sesto e organizzare una difesa in profondità, cosa ormai drammaticamente necessaria.
La cosa è stata notata anche da Prigožin, che stamattina è tornato in video con un appello rivolto direttamente a Zelensky, chiamato per nome e patronimico, nel quale gli contesta che fino a qualche giorno fa i suoi soldati combattevano contro l’esercito professionale ucraino ma adesso ci sono solo vecchi e ragazzini: nel video compaiono infatti tre prigionieri, uno parecchio anziano e due giovanissimi, tutti e tre molto lontani dall’idea classica del soldato (soprattutto se paragonati ai marcantoni della Wagner che stanno alle sue spalle).
Combattono anche loro, ha detto Prigožin, ma “la loro prospettiva di vita è un giorno o due al massimo“. In considerazione di ciò gli chiede di farli ritirare, appello condiviso dai tre prigionieri.
Che ci sia bisogno di mettere in piedi un’altra linea di difesa (da cui lo sganciamento delle unità ucraine più professionali) è piuttosto evidente. Come si vede dalla cartina ormai il fronte si è spostato in direzione di Orihovo-Vasylivka, Bohdanivka e Khromove, mentre a sud si combatte ancora per Ivanivske e Stupočki.
Khromove significa tagliare fisicamente l’unica strada che ancora consente ai reparti ucraini di ricevere qualche rifornimento e rinforzi, e di ritirarsi con un certo ordine, perché l’autostrada T0504 non è più praticabile da tempo, sebbene le truppe russe non l’abbiano ancora fisicamente oltrepassata, e i campi attorno alla città si stanno sgelando con tutte le difficoltà pratiche che questo comporta.
Quando questa cosa succederà sarà la volta di Časiv Jar a trovarsi in una tenaglia, da sud e da nord quando Bohdanivka finirà anch’essa in mano ai russi, e la stessa storia ricomincerà qualche chilometro più a ovest.
Chiudo con una nota tecnica.
La prima riguarda la Wagner. Del suo impiego e della sua composizione si è parlato tante volte, quasi sempre a sproposito. Sì, è un corpo di mercenari (“soldati a contratto”) e hanno reclutato anche carcerati: e queste sono, più o meno, le uniche due cose vere che si sono scritte di loro. Per il resto solo balle. Le ondate umane, le avanzate come zombi, la gente mandata ad aprire varchi nei campi minati facendosi saltare in aria, le perdite altissime, l’equipaggiamento scadente eccetera.
La verità è che l’avanzata su Bahmut-Soledar è stata gestita in maniera eccellente, sia da loro che dai reparti regolari che stanno sostenendo l’avanzata. Io non so da chi sia composto l’ufficio operazioni della Wagner (non lo sa nessuno, o meglio nessuno che non abbia accesso ai documenti riservati), ma hanno surclassato il comando locale ucraino in ogni momento dell’offensiva, mettendolo sempre davanti ad almeno due alternative entrambe ugualmente pericolose e credibili, obbligandolo a rincorrere sempre, senza mai poter organizzare una controffensiva seria.
Come scrive Sun Tzu, che tutti dicono di aver letto – ma mi sa piuttosto male, visti i risultati – “ogni strategia si basa sull’inganno. Così, quando siamo in grado di attaccare dobbiamo apparire come se non ne fossimo in grado; quando stiamo muovendo le nostre forze dobbiamo apparire fermi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini“.
E infatti, sono andati prima contro il centro di Bahmut, dritto per dritto, da est a ovest, e quando le riserve ucraine sono affluite in città sono andati a nord, verso la parte meridionale di Soledar. Una volta presa, hanno fintato di andare ancora a nord, verso i villaggi sopra Soledar per aggirarla, poi dopo avere attirato lì le riserve ucraine hanno deviato a ovest e preso il resto della città (la chiave di tutta l’operazione è stata questa).
Poi movimento verso ovest per andare invece a nord, fino a Sakko i Vantsetti, facendo spostare la riserva a guardia di Sivers’k perché pareva che l’obiettivo potesse essere quello, visto che si era riattivato anche il fronte davanti Kreminna.
Spostate le riserve ucraine e tamponata l’avanzata, stop alle operazioni a nord e di nuovo aperture a sud di Soledar, a Blahodatne e Paraskoviivka, e a sud di Bahmut verso l’autostrada. Poi pressione intorno Krasna Gora, che pareva la continuazione naturale dell’avanzata su Paraskoviivka, e quando il comando ucraino ha deciso di tenerla a tutti i costi sfondamento a sud-ovest minacciando la periferia nord di Bahmut (dopo che la prima direzione d’attacco, ricordo, era da est) dove ovviamente è stato necessario spostare i reparti di Krasna Gora che è quindi caduta, eccetera.
Ogni volta così, con perdite altissime per i reparti ucraini.
Edvard Moskalyov, comandante della task force del Donbas e uomo di fiducia di Zalužnyj nella regione, non ci ha mai capito niente. Forse ha studiato troppo i manuali della NATO e il blitzkrieg, invece che Sun Tzu e le dottrine “asiatiche”.
Domenica scorsa, troppo tardi, è stato rimosso dal comando per decisione di Zelensky: notizia passata quasi del tutto sotto silenzio e che certifica il disastro tattico che la difesa di Bahmut e Soledar è stato fin dal principio delle operazioni. Ma per carità, continuiamo a dire che ci troviamo di fronte un’accozzaglia di alcolisti male armati e peggio addestrati e comportiamoci di conseguenza.
Fonte
01/03/2023
Guerra in Ucraina - Bakhmut è persa. Divampa la guerra dei droni
Le forze ucraine potrebbero “ritirarsi strategicamente” da Bakhmut devastata dalla guerra, se necessario, ha dichiarato alla CNN durante la notte un consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“La Russia sta cercando di accerchiarla in questo momento e stanno usando le loro migliori truppe Wagner, a quanto pare, le più ben addestrate e le più esperte per farlo”, ha detto il consigliere economico Alexander Rodnyansky, riferendosi al gruppo di mercenari Wagner.
“I nostri militari ovviamente soppeseranno tutte le opzioni. Finora hanno tenuto la città, ma, se necessario, si ritireranno strategicamente, perché non sacrificheremo tutta la nostra gente per niente”. Rodnyansky ha osservato che spetterebbe ai militari decidere se fosse necessario un ritiro.
Che la situazione a Bakhmut sia ormai compromessa si rileva anche da un’altra fonte ucraina citata dall’agenzia Interfax/Ucraina.
Il colonnello generale Oleksandr Syrsky, comandante delle forze di terra ucraine ha dichiarato che “La situazione nella regione di Bakhmut è estremamente tesa. Nonostante le perdite significative, il nemico ha lanciato i distaccamenti d’assalto Wagner più addestrati nell’offensiva, cercando di sfondare le difese delle nostre truppe e circondare la città”, ha detto il Military Media Center, citando Syrsky .
Guerra dei droni
A San Pietroburgo le autorità ieri hanno sospeso i voli in seguito all’avvistamento di un oggetto misterioso nei cieli. Su questa tentata incursione incombe un grave interrogativo. Secondo alcune voci il drone sarebbe stato lanciato dall’Estonia, cioè un paese della Nato. Se confermate – e al momento non lo sono – sarebbe un atto di guerra di un paese Nato contro la Russia.
Un altro drone si è schiantato ad un centinaio di chilometri a sud-est di Mosca, nei pressi di un impianto di compressione del gas. Lo hanno annunciato le autorità russe, che hanno affermato di aver abbattuto altri tre droni in diverse parti del Paese.
Negli ultimi mesi si sono verificati diversi incidenti con droni in territorio russo, anche se è la prima volta che si verificano nella regione della capitale. Il governatore della regione, Andrey Vorobiov, ha dichiarato che il drone si è schiantato vicino alla città di Gubastovo.
Il ministero della Difesa russo ha detto che due droni ucraini sono stati neutralizzati la notte scorsa dai sistemi di difesa elettronica mentre erano diretti contro infrastrutture civili nella regione di Krasnodar, sul Mar Nero. Lo riferisce l’agenzia Ria Novosti. In precedenza Ukrainska Pravda aveva riferito che esplosioni erano state udite nella regione, seguite da un incendio in una locale raffineria del colosso petrolifero controllato dal governo russo, Rosneft.
Il ministero della Difesa russo aveva indicato che la difesa anti aerea avevano abbattuto due droni ucraini nel Sud della Russia. “Il regime di Kiev ha tentato di attaccare due centri infrastrutturali civili nella regione di Krasnodar e nella Repubblica di Adygea con i droni”, ha affermato il ministero in una nota.
Un drone si è abbattuto inoltre su una finestra di un condominio a Belgorod, città russa non lontana dal confine ucraino. Lo ha detto il sindaco, Valentin Demidov, aggiungendo che non ci sono state vittime e che i residenti sono stati evacuati. Lo riferisce l’agenzia Tass. In precedenza il governatore della regione di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, aveva detto che ieri tre droni si erano abbattuti sulla città colpendo edifici residenziali, ma anch’egli aveva precisato che non c’erano vittime.
Il Cremlino ha attaccato duramente la Nato. “La Nato è entrata in un confronto armato diretto con la Russia attraverso la fornitura di armi all’Ucraina ed agisce come un blocco unico che non è un avversario, ma un nemico” ha dichiarato il portavoce, Dmitry Peskov, “l’intelligence della Nato lavora contro la Russia 24 ore al giorno e le sue armi vengono consegnate all’Ucraina a titolo gratuito per sparare contro l’esercito russo e contro i cittadini, le città e i villaggi ucraini”.
Dal canto loro alcuni droni russi sono riusciti ad arrivare sopra la città ucraina di Dnipro capoluogo dell’omonimo oblast, provenienti da sud e dopo aver viaggiato per centinaia di chilometri senza che alcun sistema antiaereo ucraino riuscisse a intercettarli. Ai margini della città si sono sentiti dei boati.
Fonte
“La Russia sta cercando di accerchiarla in questo momento e stanno usando le loro migliori truppe Wagner, a quanto pare, le più ben addestrate e le più esperte per farlo”, ha detto il consigliere economico Alexander Rodnyansky, riferendosi al gruppo di mercenari Wagner.
“I nostri militari ovviamente soppeseranno tutte le opzioni. Finora hanno tenuto la città, ma, se necessario, si ritireranno strategicamente, perché non sacrificheremo tutta la nostra gente per niente”. Rodnyansky ha osservato che spetterebbe ai militari decidere se fosse necessario un ritiro.
Che la situazione a Bakhmut sia ormai compromessa si rileva anche da un’altra fonte ucraina citata dall’agenzia Interfax/Ucraina.
Il colonnello generale Oleksandr Syrsky, comandante delle forze di terra ucraine ha dichiarato che “La situazione nella regione di Bakhmut è estremamente tesa. Nonostante le perdite significative, il nemico ha lanciato i distaccamenti d’assalto Wagner più addestrati nell’offensiva, cercando di sfondare le difese delle nostre truppe e circondare la città”, ha detto il Military Media Center, citando Syrsky .
Guerra dei droni
A San Pietroburgo le autorità ieri hanno sospeso i voli in seguito all’avvistamento di un oggetto misterioso nei cieli. Su questa tentata incursione incombe un grave interrogativo. Secondo alcune voci il drone sarebbe stato lanciato dall’Estonia, cioè un paese della Nato. Se confermate – e al momento non lo sono – sarebbe un atto di guerra di un paese Nato contro la Russia.
Un altro drone si è schiantato ad un centinaio di chilometri a sud-est di Mosca, nei pressi di un impianto di compressione del gas. Lo hanno annunciato le autorità russe, che hanno affermato di aver abbattuto altri tre droni in diverse parti del Paese.
Negli ultimi mesi si sono verificati diversi incidenti con droni in territorio russo, anche se è la prima volta che si verificano nella regione della capitale. Il governatore della regione, Andrey Vorobiov, ha dichiarato che il drone si è schiantato vicino alla città di Gubastovo.
Il ministero della Difesa russo ha detto che due droni ucraini sono stati neutralizzati la notte scorsa dai sistemi di difesa elettronica mentre erano diretti contro infrastrutture civili nella regione di Krasnodar, sul Mar Nero. Lo riferisce l’agenzia Ria Novosti. In precedenza Ukrainska Pravda aveva riferito che esplosioni erano state udite nella regione, seguite da un incendio in una locale raffineria del colosso petrolifero controllato dal governo russo, Rosneft.
Il ministero della Difesa russo aveva indicato che la difesa anti aerea avevano abbattuto due droni ucraini nel Sud della Russia. “Il regime di Kiev ha tentato di attaccare due centri infrastrutturali civili nella regione di Krasnodar e nella Repubblica di Adygea con i droni”, ha affermato il ministero in una nota.
Un drone si è abbattuto inoltre su una finestra di un condominio a Belgorod, città russa non lontana dal confine ucraino. Lo ha detto il sindaco, Valentin Demidov, aggiungendo che non ci sono state vittime e che i residenti sono stati evacuati. Lo riferisce l’agenzia Tass. In precedenza il governatore della regione di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, aveva detto che ieri tre droni si erano abbattuti sulla città colpendo edifici residenziali, ma anch’egli aveva precisato che non c’erano vittime.
Il Cremlino ha attaccato duramente la Nato. “La Nato è entrata in un confronto armato diretto con la Russia attraverso la fornitura di armi all’Ucraina ed agisce come un blocco unico che non è un avversario, ma un nemico” ha dichiarato il portavoce, Dmitry Peskov, “l’intelligence della Nato lavora contro la Russia 24 ore al giorno e le sue armi vengono consegnate all’Ucraina a titolo gratuito per sparare contro l’esercito russo e contro i cittadini, le città e i villaggi ucraini”.
Dal canto loro alcuni droni russi sono riusciti ad arrivare sopra la città ucraina di Dnipro capoluogo dell’omonimo oblast, provenienti da sud e dopo aver viaggiato per centinaia di chilometri senza che alcun sistema antiaereo ucraino riuscisse a intercettarli. Ai margini della città si sono sentiti dei boati.
Fonte
27/02/2023
Guerra in ucraina - Bakhmut sta cadendo. Crescono i dubbi sull’oltranzismo di guerra
Con un decreto presidenziale datato 26 febbraio, Zelensky ha licenziato il capo delle forze militari congiunte, attive nel Donbass, Eduard Moskalov. È ormai una vera e propria epurazione quella che sta decapitando i vertici militari e politici ucraina e di solito non è un buon segnale di tenuta.
Intanto la sorte di Bakhmut appare segnata. “Si sono manifestate circostanze favorevoli per l’accerchiamento del nemico ad Artemovsk” (così i russi chiamano Bakhmut). Ad affermarlo è Denis Pushilin, capo ad interim della Repubblica popolare di Donetsk, in onda sul canale televisivo russo Rossiya 24. La liberazione di Yagodny e Berkhovka da parte delle forze del gruppo Wagner ha permesso di raggiungere Khromovo e il villaggio di Bogdanovka, ha spiegato Pushilin. Questo crea “circostanze fortunate per circondare il nemico e comprimere l’anello”.
Fonti della Repubblica di Donetsk confermano che i distaccamenti avanzati del gruppo Wagner stanno già combattendo quasi nel centro della città.
Dal canto suo, e nonostante le evidenze sul campo, Zelenski è intervenuto al Forum internazionale di Kaunas (Lituania) affermando la Federazione Russa “deve perdere in Ucraina”.
“Il revanscismo russo dovrebbe dimenticare per sempre Kyiv e Vilnius, Chisinau e Varsavia, i nostri fratelli in Lettonia ed Estonia, in Georgia e in qualsiasi altro paese minacciato da assassini russi. Possiamo farcela. Abbiamo questa opportunità storica... la nostra indipendenza. La salveremo sicuramente. Pertanto, in questo momento dobbiamo agire in modo tale da dare ai nostri popoli garanzie affidabili di non ritorno del male”, ha sottolineato Zelenski.
Un linguaggio oltranzista che però appare sempre meno convincenti a molti osservatori e negli stessi paesi alleati all’Ucraina.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in una intervista al giornale La Stampa afferma testualmente: “Sono sempre dell’idea che una soluzione militare non si possa trovare. Né gli uni, i russi, riusciranno mai a disarcionare la leadership ucraina, né gli ucraini potranno riuscire a riconquistare tutti i territori che sono stati invasi dalla Russia. Questo è un dato che rimane costante nel tempo. Sicuramente non possiamo permetterci un altro conflitto ‘congelato’ nel cuore dell’Europa”.
Negli Stati Uniti, Graham Allison, analista internazionale di Harvard e del Council on Foreign Relations ha posto quattro domande pesanti sul Washington Post.
“In un mondo giusto, questa guerra si concluderebbe con una vittoria totale dell’Ucraina che seppellirebbe il presidente russo Vladimir Putin in una tomba ignominiosa... Ma cosa si intende per vittoria contro un Paese come la Russia?” si interroga Allison. “Mentre consideriamo la strada da percorrere, non possiamo sfuggire al fatto che Putin comanda un arsenale di circa 6.000 armi nucleari che potrebbero ucciderci tutti. Per non dimenticare, si consideri l’annuncio di questa settimana che la Russia sospende la partecipazione al New START, l’ultimo trattato di controllo degli armamenti rimasto in vigore con gli Stati Uniti. Per verificare la realtà, è essenziale considerare quattro domande scomode” sottolinea Allison.
Riportiamo qui di seguito le quattro domande che Graham Allison ha messo nero su bianco sul Washington Post:
Fonte
Intanto la sorte di Bakhmut appare segnata. “Si sono manifestate circostanze favorevoli per l’accerchiamento del nemico ad Artemovsk” (così i russi chiamano Bakhmut). Ad affermarlo è Denis Pushilin, capo ad interim della Repubblica popolare di Donetsk, in onda sul canale televisivo russo Rossiya 24. La liberazione di Yagodny e Berkhovka da parte delle forze del gruppo Wagner ha permesso di raggiungere Khromovo e il villaggio di Bogdanovka, ha spiegato Pushilin. Questo crea “circostanze fortunate per circondare il nemico e comprimere l’anello”.
Fonti della Repubblica di Donetsk confermano che i distaccamenti avanzati del gruppo Wagner stanno già combattendo quasi nel centro della città.
Dal canto suo, e nonostante le evidenze sul campo, Zelenski è intervenuto al Forum internazionale di Kaunas (Lituania) affermando la Federazione Russa “deve perdere in Ucraina”.
“Il revanscismo russo dovrebbe dimenticare per sempre Kyiv e Vilnius, Chisinau e Varsavia, i nostri fratelli in Lettonia ed Estonia, in Georgia e in qualsiasi altro paese minacciato da assassini russi. Possiamo farcela. Abbiamo questa opportunità storica... la nostra indipendenza. La salveremo sicuramente. Pertanto, in questo momento dobbiamo agire in modo tale da dare ai nostri popoli garanzie affidabili di non ritorno del male”, ha sottolineato Zelenski.
Un linguaggio oltranzista che però appare sempre meno convincenti a molti osservatori e negli stessi paesi alleati all’Ucraina.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in una intervista al giornale La Stampa afferma testualmente: “Sono sempre dell’idea che una soluzione militare non si possa trovare. Né gli uni, i russi, riusciranno mai a disarcionare la leadership ucraina, né gli ucraini potranno riuscire a riconquistare tutti i territori che sono stati invasi dalla Russia. Questo è un dato che rimane costante nel tempo. Sicuramente non possiamo permetterci un altro conflitto ‘congelato’ nel cuore dell’Europa”.
Negli Stati Uniti, Graham Allison, analista internazionale di Harvard e del Council on Foreign Relations ha posto quattro domande pesanti sul Washington Post.
“In un mondo giusto, questa guerra si concluderebbe con una vittoria totale dell’Ucraina che seppellirebbe il presidente russo Vladimir Putin in una tomba ignominiosa... Ma cosa si intende per vittoria contro un Paese come la Russia?” si interroga Allison. “Mentre consideriamo la strada da percorrere, non possiamo sfuggire al fatto che Putin comanda un arsenale di circa 6.000 armi nucleari che potrebbero ucciderci tutti. Per non dimenticare, si consideri l’annuncio di questa settimana che la Russia sospende la partecipazione al New START, l’ultimo trattato di controllo degli armamenti rimasto in vigore con gli Stati Uniti. Per verificare la realtà, è essenziale considerare quattro domande scomode” sottolinea Allison.
Riportiamo qui di seguito le quattro domande che Graham Allison ha messo nero su bianco sul Washington Post:
“Primo: se la posta in gioco non è solo la sopravvivenza dell’Ucraina, ma il futuro dell’Europa e persino dell’ordine globale, perché non ci sono truppe americane a combattere sul campo di battaglia a fianco dei coraggiosi ucraini? Risposta: Il Presidente Biden ha stabilito fin dall’inizio che gli Stati Uniti “non combatteranno la terza guerra mondiale per l’Ucraina”. Se gli Stati Uniti inviassero truppe americane sul campo di battaglia per uccidere le truppe russe, la guerra diventerebbe rapidamente una guerra tra Stati Uniti e Russia e potrebbe degenerare in una guerra nucleare.è la conclusione di Allison sul Washington Post.
Come sicuramente hanno fatto i leader dell'“impero del male”, Putin comanda un arsenale nucleare pienamente in grado di distruggere gli Stati Uniti. Gli studenti seri di sicurezza nazionale sanno che in questo mondo MAD (distruzione reciproca assicurata), l’intuizione incandescente di Ronald Reagan rimane una verità fondamentale: “Una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”. Come certamente è accaduto durante quasi mezzo secolo di Guerra Fredda, la stessa sopravvivenza dell’America richiede la ricerca di modi per difendere e far progredire i nostri interessi senza impegnarsi in un conflitto diretto con la Russia.
Secondo: ha ragione il direttore della CIA William J. Burns quando afferma che l’Ucraina è una guerra che Putin “non crede di potersi permettere di perdere”? Sì: se le condizioni sul campo di battaglia costringono Putin a scegliere tra una sconfitta umiliante, da un lato, e un’escalation del livello di distruzione, dall’altro, è probabile che scelga la seconda. Come ha dimostrato con la campagna di attacchi missilistici che ha distrutto le infrastrutture ucraine, è in grado e disposto a salire di livello. L’esito di questa guerra non è esistenziale per la Russia. Ma lo è per Putin.
Se l’unica alternativa per Putin è la sconfitta decisiva, potrebbe credere di non avere altra scelta che condurre attacchi nucleari tattici sull’Ucraina. Il Presidente John F. Kennedy, dopo essere sopravvissuto alla crisi dei missili di Cuba, dove credeva che ci fosse una possibilità su tre di una guerra che avrebbe estinto centinaia di milioni di anime innocenti, ha offerto ai futuri statisti una grande lezione. Nelle sue parole: “Soprattutto, pur difendendo i propri interessi vitali, le potenze nucleari devono evitare quegli scontri che portano l’avversario a scegliere tra una ritirata umiliante o una guerra nucleare”.
Terzo: se i combattimenti in qualche modo finissero oggi, qualcuno avrebbe dubbi su chi ha vinto e chi ha perso? A prescindere dai guadagni territoriali tattici che Putin potrebbe ottenere una volta terminata questa fase di guerra intensa, nessuno avrà dubbi sul fatto che la guerra di Putin è stata un grave errore strategico. È riuscito a ottenere esattamente il contrario di ciò che intendeva. Il senso di identità e la fiducia degli ucraini nella possibilità di costruire una nazione moderna e vitale non sono mai stati così forti. La NATO non è mai stata così unita e i suoi membri europei molto più disposti a investire nelle proprie capacità militari rispetto a una generazione o più. Ricreando una vivida minaccia russa, Putin ha condannato il suo Paese a una nuova guerra fredda contro un avversario transatlantico unito, la cui economia combinata è 20 volte più grande di quella russa.
Quarto: se immaginiamo una mappa dell’Europa nel 2030 e soppesiamo i fattori che potrebbero determinare la posizione dell’Ucraina su di essa, che importanza avrebbe se le uccisioni si fermassero a 100 miglia a est o a ovest dell’attuale linea di controllo? Gli ucraini non rinunceranno mai all’obiettivo di liberare ogni centimetro del territorio ucraino – né dovrebbero farlo. Ma mentre Zelensky e i suoi sostenitori in Occidente considerano le opzioni sulla strada da percorrere, dovrebbero rivedere la storia postbellica della Germania Ovest. Costruendo una vibrante democrazia di libero mercato all’interno di istituzioni europee più ampie, garantite da una NATO guidata dagli Stati Uniti, la Germania Ovest ha creato le condizioni per cui il recupero del terzo orientale del Paese, occupato dai sovietici, era solo una questione di tempo. L’Ucraina potrebbe diventare la Germania Ovest del XXI secolo?
Se queste risposte sono approssimativamente corrette, dovremmo aspettarci che il futuro dell’Europa sia definito da una nuova guerra fredda con l’Ucraina in prima linea, la NATO alle sue spalle e una lunga attesa per il rinsavimento della Russia post-sovietica”
Fonte
14/02/2023
Guerra in Ucraina. Le armi italiane distrutte nella guerra. Gli Usa in difficoltà nelle forniture militari. Bakhmut circondata
L’amministrazione USA ha avvertito privatamente la leadership dell’Ucraina che il conflitto in corso da quasi un anno è vicino a un punto critico, e che a Kiev resta poco tempo per convertire gli aiuti militari occidentali in progressi sul campo contro le forze russe. A scriverlo è il quotidiano statunitense “Washington Post”, secondo cui gli Stati Uniti temono che l’attuale livello di sostegno militare a Kiev non possa essere sostenuto ancora a lungo.
Secondo fonti dell’amministrazione presidenziale Usa, sentite dal WP, l’importanza cruciale dei prossimi mesi è stata comunicata “in termini perentori” al governo ucraino da diversi funzionari statunitensi, inclusi il vice consigliere per la sicurezza nazionale Jon Finer, la vice segretaria di Stato Wendy Sherman e il sottosegretario della Difesa Colin Kahl. Il presidente Biden ha recentemente ribadito la determinazione di Washington a sostenere Kiev “per tutto il tempo necessario”. Privatamente, però, diversi funzionari dell’amministrazione presidenziale riterrebbero che i pacchetti di aiuti militari recentemente approvati dal Congresso federale e dagli alleati degli Stati Uniti rappresentino la maggiore, e forse l’ultima possibilità di ribaltare davvero le dinamiche del conflitto sul campo di battaglia.
Secondo fonti dell’amministrazione presidenziale Usa, sentite dal WP, l’importanza cruciale dei prossimi mesi è stata comunicata “in termini perentori” al governo ucraino da diversi funzionari statunitensi, inclusi il vice consigliere per la sicurezza nazionale Jon Finer, la vice segretaria di Stato Wendy Sherman e il sottosegretario della Difesa Colin Kahl. Il presidente Biden ha recentemente ribadito la determinazione di Washington a sostenere Kiev “per tutto il tempo necessario”. Privatamente, però, diversi funzionari dell’amministrazione presidenziale riterrebbero che i pacchetti di aiuti militari recentemente approvati dal Congresso federale e dagli alleati degli Stati Uniti rappresentino la maggiore, e forse l’ultima possibilità di ribaltare davvero le dinamiche del conflitto sul campo di battaglia.
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L’ipoteca del clima sulle azioni militari
Interfax Ucraina riferisce che secondo i servizi di intelligence britannici il tempo continua a svolgere un ruolo significativo nel corso della guerra in Ucraina. “Con il terreno ghiacciato, nelle ultime settimane c’è stato probabilmente un piccolo cambiamento nelle condizioni di mobilità campestre nell’Ucraina orientale. L’8 febbraio 2023, le temperature superficiali erano intorno a 0 gradi; nella prossima settimana, le previsioni suggeriscono che la temperatura del suolo è probabile aumenti e lo scioglimento della neve deteriorino la mobilità in tutto il Donbas”. Allo stesso tempo, si nota che tra la metà e la fine di marzo molto probabilmente il territorio sarà estremamente fangoso e le condizioni ancora peggiori. “I comandanti di entrambe le parti cercheranno molto probabilmente di evitare di programmare grandi offensive in tali momenti. Tuttavia, le opportunità politiche o operative percepite possono prevalere su tali preoccupazioni, come dimostrato dalla Russia che ha lanciato la sua invasione alla fine di febbraio 2022”, ha affermato l’intelligence britannica.
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Le armi italiane distrutte in Ucraina
Il sito Oryxspioenkop.com censisce da mesi i mezzi militari delle forze in campo che risultano essere stati distrutti dall’inizio della guerra.
Questo elenco include solo i veicoli e le attrezzature distrutte di cui sono disponibili prove fotografiche o videografiche. Pertanto, la quantità di attrezzature distrutte è significativamente superiore a quella registrata. Molte delle voci elencate come “abbandonate” finiranno probabilmente per essere catturate o distrutte. Allo stesso modo, alcune delle attrezzature catturate potrebbero essere distrutte se non possono essere recuperate.
Nell’elenco ci sono anche le armi inviate dall’Italia.
Veicoli per il trasporto della fanteria
9 Iveco LMV: 8 distrutti, 1 danneggiato
3 Shield MLS: 1 distrutto, 2 danneggiati
Artiglieria trainata
2 FH-70 da 155 mm: 1 distrutto, 1 danneggiato
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Gli Usa non hanno abbastanza missili da inviare in Ucraina
L’amministrazione Biden, ha informato le autorità militari dell’Ucraina di non poter fornire missili a lungo raggio per i sistemi lanciarazzi multipli HIMARS, in quanto gli Usa dispongono di scorte insufficienti di quel tipo di munizioni. Lo riferisce il quotidiano “Politico”, che cita quattro fonti anonime della Difesa.
Durante un recente incontro al Pentagono, Washington avrebbe spiegato a Kiev che le scorte di missili ATACM (acronimo di “Army Tactical Missile Systems”) a disposizione delle forze armate Usa sono insufficienti alle loro stesse esigenze, e che trasferire i missili a Kiev danneggerebbe la prontezza al combattimento degli Stati Uniti nell’eventualità di un futuro conflitto. La fornitura di missili balistici all’Ucraina, che consentirebbero a Kiev di colpire obiettivi in Crimea e all’interno del territorio della Russia, è oggetto di discussioni sin dall’inizio del conflitto. Mosca ha avvertito più volte che fornendo all’Ucraina armi balistiche a lungo raggio la Nato attraverserebbe una “linea rossa”, confermando il suo coinvolgimento diretto nelle ostilità.
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Bakhmut sotto attacco
Secondo il think thank statunitense Institute for the Study of War le forze russe hanno continuato a fare guadagni tattici e hanno condotto attacchi di terra intorno a Bakhmut il 12 e 13 febbraio. Lo stato maggiore ucraino ha riferito che le truppe ucraine hanno respinto gli attacchi russi contro Bakhmut; a nord-est di Bakhmut vicino a Fedorivka (15 km a nord-est) e Vyimka (22 km a nord-est); a nord di Bakhmut vicino a Vasyukivka (12 km a nord); a sud-ovest di Bakhmut vicino a Klishchiivka (7 km a sud-ovest); e ad ovest di Bakhmut vicino a Ivanivske (5 km a ovest) e Chasiv Yar (10 km a ovest) il 12 e 13 febbraio.
Il 12 febbraio il portavoce del gruppo delle forze orientali ucraine, il colonnello Serhii Cherevaty, ha dichiarato che le forze russe e ucraine si sono impegnate in 19 scontri nel corso della giornata e che i combattimenti si sono verificati vicino a Fedorivka, Chasiv Yar e Ivanivske.
Il capo della compagnia di contractors russi Wagner Group Yevgeny Prigozhin ha affermato che le forze della Wagner hanno catturato Krasna Hora (4 km a nord di Bakhmut) il 12 febbraio, il che è confermato da filmati e immagini dei combattenti di Wagner Group all'interno della cittadina. Il Ministero della Difesa russo (MoD) ha confermato la cattura di Krasna Hora il 13 febbraio e ha dichiarato che “volontari dei distaccamenti d’assalto” hanno preso l’insediamento.
I blogger militari russi hanno affermato che le forze del Wagner Group stanno ora combattendo per Paraskoviivka (appena a nord di Krasna Hora e circa 5 km a nord di Bakhmut) ma che le forze ucraine mantengono il controllo dell’insediamento. Fonti russe hanno inoltre affermato il 12 e 13 febbraio che i combattimenti continuavano lungo l’autostrada T0504 Kostyantynivka-Chasiv Yar-Bakhmut e vicino all’autostrada E40 Bakhmut-Slovyansk. Fonti russe hanno ribadito che le forze russe non hanno ancora completato l’accerchiamento operativo di Bakhmut al 13 febbraio.
Le forze russe hanno condotto attacchi di terra lungo la periferia occidentale della città di Donetsk il 12 febbraio. Lo stato maggiore ucraino ha dichiarato che le truppe ucraine hanno respinto gli attacchi russi alla periferia nord-occidentale della città di Donetsk vicino a Pervomaiske e alla periferia sud-occidentale vicino a Pobieda e Marinka il 12 febbraio. Le forze russe hanno condotto un attacco di terra limitato nell’oblast di Donetsk occidentale il 12 febbraio. Lo stato maggiore ucraino ha riferito che le truppe ucraine hanno respinto un attacco russo vicino a Vuhledar (30 km a sud-ovest della città di Donetsk) il 12 febbraio e non hanno confermato alcun attacco di terra in quest’area il 12 febbraio.
Fonte
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