Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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25/11/2025

Un’Anabasi post-sovietica. Storia del Gruppo Wagner

di Jack Orlando

Barabanov, Korotkov; Il Nostro business è la morte; Nero ed.; Roma 2025; 241 pp. 18€

Gli uomini in mimetica camminano soli o a coppie dentro fitti banchi di nebbia, a malapena si intravedono i campi desolati attorno alla lingua di cemento. La colonna di fanti è accompagnata da moto da cross e automobili civili senza più sportelli, cariche di individui armati col volto coperto. Un drone riposa poggiato sull’asfalto.

Le immagini dell’esercito russo che completa la conquista di Pokrovsk, se evitiamo il solito florilegio di interpretazioni mediatiche campate per aria, offrono un’istantanea potente della guerra com’è oggi, o forse come è sempre stata.

Qualcosa di inaspettato, di sporco e sgangherato simile alla “Nave dei folli”. Nulla a che vedere con truppe che marciano ordinate e storie di assalti eroici care a ogni propaganda bellicista. Il mondo delle trincee è un mondo che sconquassa le geografie, mentali, materiali, morali, e si impone come regno dell’assurdo. Solo nella coltre di questo disordine una volontà politica può imporre mutamenti drastici delle condizioni reali.

Il vociare provocato delle immagini di Pokrovks ricorda molto quello di un’altra sventurata località: Bakhmut, altro regno dell’assurdo più brutale, la cui contesa tra agosto ’22 e maggio ’23 gli è valsa il soprannome di Tritacarne.

A farsi macellare in prima linea per conquistare la città c’erano ex detenuti, ora mercenari del famigerato gruppo Wagner.

Quegli uomini erano usciti apposta dai bagni penali, reclutati dentro le prigioni direttamente da Evgenij Prigožin, chiacchierato capo dei mercenari, con la promessa di soldi e libertà.

Anche con poca o nessuna esperienza militare, servivano a tamponare l’emorragia di truppe che costava una battaglia fatta di assalti suicidi e che anche un’organizzazione così potente aveva difficoltà a saturare.
Un episodio limite, ma che abbozza l’idea di cosa davvero fosse la Wagner.

Ed effettivamente proprio questa compagna mercenaria è un perfetto laboratorio per osservare le traiettorie che la guerra ha assunto oggi, senza mai cessare per un momento ma muovendosi lungo assi fluidi che travalicano i confini facendo, ora più ora meno, fracasso.

Ed è una felice intuizione quella di tradurre il libro-inchiesta di due giornalisti russi, Barabanov e Korotkov, che per anni hanno indagato il fenomeno e raccolto testimonianze interne e documenti riservati.
Una storia che merita di essere raccontata già solo per la sua immensa potenza narrativa, inscenando in veste russa una sorta di nuova Anabasi di Senofonte. La tragica spedizione dei mercenari greci di Ciro verso la conquista del trono di Persia e ritorno.

Ma soprattutto un lavoro giornalistico prezioso che è costato l’esilio agli autori, al pari di molti altri colleghi (per altri invece il conto è stato ancora più pesante), e che fa piazza pulita delle ricostruzioni rabberciate di redazioni prone a un modus sciatto e servile, delle ciarle di improvvisati “esperti” a caccia di follower.

Fino al 2022 pochi infatti, fuori dai circoli di cose militari, avevano sentito parlare del Gruppo Wagner. Venivano alla ribalta con l’invasione russa dell’Ucraina.

Eppure proprio in Donbass, otto anni prima in una guerra invisibile, avevano vissuto il loro battesimo del fuoco.

Impegnati da un lato a respingere le forze ucraine che tentavano di recuperare il territorio delle neonate repubbliche di Donetsk e Lugansk alle milizie che le difendevano, dall’altro a mettere ordine tra queste ultime attraverso omicidi mirati e sabotaggi, nel tentativo di riportare tutto sotto un possibile controllo russo.

Di fatto quel movimento che si era ribattezzato Primavera Russa e che aveva portato, dopo Euromaidan, alla secessione del Donbass; che in Occidente è sempre stato dipinto come un’univoca operazione del Cremlino, è rientrato dentro un’eterodirezione moscovita proprio grazie agli sforzi di entità grigie come l’allora sconosciuta Wagner.

Ma tra il Donbass prima del fronte congelato dagli accordi di Minsk e quello furente dell’invasione su larga scala, la Wagner ha accresciuto le sue fila e i suoi teatri operativi: impiegati in Siria come forze di terra a supporto del regime assadista, sono quelli che strapperanno la città di Palmira al Califfato Islamico.
Conquistano e proteggono pozzi petroliferi da cui ricavano grossi guadagni, si spostano in Libia prendendo parte alla catastrofe post-gheddafiana. Imbracciano le armi in Sudan, in Mali, nella Repubblica Centrafricana.

Sono i responsabili dell’addestramento dei soldati e del contrasto allo jihadismo nel Sahel. Ovunque il loro operato va intrecciandosi con rapporti di potere, influenze diplomatiche ed estrazione di risorse: nessuna retorica umanitaria, niente proclami roboanti, solo accordi commerciali ed esecuzione di servizi.

Eppure se diversi paesi, sovente sotto governi appena instaurati in una rapida concatenazione di golpe, si sono spostati nell’orbita russa e un bel pò di truppe atlantiche, insieme ai residui di quel cancro coloniale della Francafrique, sono state buttate fuori dal continente, una discreta parte di responsabilità ce l’hanno questi mercenari.

E seppure dalle nostre parti si continua a leggerli come una diretta emanazione di Mosca, preferiamo la più complessa lettura dei due autori, per cui è molto difficile capire dove inizia il mandato esplicito dello Stato e dove finisce l’ambizione personale di Prigožin nel perseguire un’agenda di grandeur che vede fondersi insieme nazionalismo, affari, geopolitica e interesse nazionale.

Tanto più che se le imprese della Wagner, molto più delle altre PMC, ricordano quelle delle Compagnie di ventura della prima modernità; la tragica parabola del capo e dei suoi sottoposti sembra emergere direttamente dalla penna di Le Carrè.

C’è dell’incredibile in un Prigožin, piccolo delinquente appena scarcerato, che si arrabatta con un chiosco di hot dog nella ex-Leningrado del pieno collasso sovietico.

Un signor Nessuno che, in quella vasca di squali che è la democratizzazione russa, scala i ranghi della società come ristoratore e finendo per ottenere contratti milionari di forniture allo Stato, inserendosi direttamente nell’ascendente cerchia di un giovane Vladimir Putin.

Imprenditore gastronomico che mette su posticci cartelli mediatici e campagne di disinformazione e che decide, con megalomane spregiudicatezza, di costruire un proprio esercito privato.

Ogni miliardario postsovietico ha la sua stola di gorilla armati e non pochi sono quelli che assumono la forma di una vera e propria Compagnia Militare. Il riciclo delle competenze dell’Armata Rossa è stato un buon mercato per molti militari e disoccupati.

Prigožin, figlio del suo tempo, non fa eccezione in questo. Ciò che lo differenzia è la volontà di perseguire un’agenda politica para-nazionale in cui i suoi affari si intrecciano con l’interesse di Stato.

Da criminale a imprenditore a condottiero, il passo a mito è breve, e infatti il brand Wagner è dal 2022 una piccola moda del pubblico russo: facile acquistare t-shirt e magliette, ancora più facile imbattersi nel flusso memetico che accompagna le dichiarazioni sempre più ruvide di Prigožin sui social network.

E infatti l’ultimo atto della Wagner è accompagnato da un codazzo di apprezzamenti e selfie.

L’oggettivo strapotere ottenuto negli anni e la sovraesposizione dovuta alla battaglia Bakhmut portano prima all’inevitabile conflitto d’interessi tra chi dirige le forze armate ufficiali e chi gestisce uno spaventoso esercito fedele solo ai suoi capi.

Conflitto che Prigožin decide di risolvere passando, letteralmente, all’offensiva in uno strano tentato colpo di stato che vede i mercenari conquistare Rostov sul Don senza sparare un colpo e passando una giornata a posare per selfie e strette di mano con i passanti entusiasti, mentre una colonna marcia verso Mosca.

Un golpe che chiedeva la testa dei vertici dell’esercito e si risolve, nel giro di 24 ore, in un nulla di fatto. I mercenari si ritirano dopo un’opaca trattativa apparentemente senza ripercussioni.

Due mesi dopo, agosto 2023, l’aereo privato che trasportava Prigožin e i suoi comandanti, tecnicamente esiliati in Bielorussia, da Mosca a San Pietroburgo salta in aria uccidendo tutti i passeggeri. Pagavano il pegno del loro tradimento alla verticale del potere.

Da allora la Wagner viene in parte smantellata e in parte assorbita dalle forze armate, i suoi asset africani vengono riorganizzati sotto il (pessimo) nome di Afrika Korps.

Già dai primi giorni dopo la caduta dell’aereo si moltiplicano i memoriali con bandiere e fiori, foto di Prigožin e Utkin. Non solo in Russia: in Repubblica Centrafricana gli viene eretta più di una statua e in giro nel Sahel si tengono piccole dimostrazioni di cordoglio.

Che dei criminali di guerra attirino tutto questo affetto non è inedito e non dovrebbe scandalizzare più di tanto. Ciò che è da osservare è come, sedimentando un forte immaginario e tentando di strappare una legittimazione d’autorità, una compagnia militare privata per la prima volta nel mondo contemporaneo si imponga come soggetto politico.

Reclama la sua possibilità di decidere dei destini di una guerra ben oltre il proprio mandato. Una possibilità inattuabile perché ancora non c’è sufficiente spazio di manovra per i capitani di ventura ma che, se guardiamo ai movimenti simili dei capitani dell’industria Hi-Tech della Silycon Valley, dovrebbe far riflettere per il futuro prossimo.

In questa specie di Guerra dei trent’anni, che è diventata la globalizzazione, dove il fronte di guerra si sposta di luogo in luogo ignorando i confini tra nazioni, gettando odi e motivazioni in una centrifuga in cui è difficile tenere fermo il significato, nuovi predatori emergono e le prerogative tipiche degli Stati Nazione vanno diluendosi in nuove concentrazioni di potere privato.

E alla fine di tutto, quando un diverso ordine si imporrà con i suoi equilibri, non è detto che a vincere sarà uno Stato piuttosto che lo sconosciuto CEO di un comparto tecno-militare.

Fonte 

07/08/2024

Il coinvolgimento di Kiev nella guerra sporca contro il Mali chiama in causa la NATO

Il Mali, governato da una giunta militare patriottica dal 2020, ha deciso di “interrompere le relazioni diplomatiche con l’Ucraina con effetto immediato”, lo ha dichiarato domenica 4 agosto il portavoce del governo, il colonnello Abdoulaye Maïga.

Secondo Bamako, un alto funzionario ucraino ha ammesso il “coinvolgimento” di Kiev in una pesante sconfitta dell’esercito maliano e del gruppo paramilitare russo Wagner alla fine di luglio, durante i combattimenti con ‘separatisti’ Tuareg e jihadisti.

Il governo del Mali “ha appreso, con profondo sgomento, delle osservazioni sovversive con cui Andri Youssov, portavoce dell’agenzia di intelligence militare ucraina, ha ammesso il coinvolgimento dell’Ucraina in un attacco vile, infido e barbaro da parte di gruppi terroristici armati che ha provocato la morte di membri delle forze di difesa e di sicurezza maliane a Tin Zaouatine, oltre a danni materiali” ha denunciato Maïga nel comunicato stampa.

Alcuni video che sono circolati sui social network mostravano decine di cadaveri che giacevano nel deserto. Da giovedì 25 a sabato 27 luglio, violenti scontri hanno contrapposto i combattenti del Quadro Strategico per la Difesa del Popolo dell’Azawad (CSP-DPA), una coalizione di gruppi ribelli separatisti del nord del Mali, alle forze armate maliane (FAMa) e miliziani del gruppo russo Wagner nei pressi di Tin Zaouatine, una città al confine tra Mali e Algeria.

Lo Stato Maggiore maliano non aveva da subito reso note le cifre ufficiali, ma in un comunicato trasmesso dalla televisione nazionale lunedì 29 luglio ha riconosciuto “un numero significativo di perdite umane e materiali”. Secondo fonti confermate, diverse decine di uomini sono stati uccisi nelle file dell’esercito maliano e della Wagner.

Da parte sua, il CSP-DPA afferma che tutti gli aggressori sono morti o sono stati fatti prigionieri, e riconosce anche di aver perso sette dei suoi uomini e che dodici sono stati feriti. Ha inoltre annunciato di aver sequestrato veicoli e grandi quantità di attrezzature.

Significativamente, un canale Telegram vicino a Wagner – riporta Le Monde – ha pubblicato una dichiarazione attribuita al gruppo paramilitare, che ha riconosciuto le perdite, tra cui quelle di un suo comandante.

Si tratterebbe della prima grande sconfitta di Wagner in Mali, dove il gruppo paramilitare russo è schierato a sostegno delle forze governative dalla fine del 2021.

Si tratterebbe inoltre di una grave battuta d’arresto per la giunta del colonnello Assimi Goïta, uscita rafforzata dalla riconquista di Kidal da parte delle FAMa e dei loro ausiliari russi nel novembre 2023.

“È una vittoria, ma sappiamo che è solo una tappa”, afferma Mohamed Elmaouloud Ramadane, portavoce del CSP-DPA.

Questa coalizione di ribelli, che nominalmente lotta per l’indipendenza dell’Azawad, come i suoi membri chiamano il nord del Mali, sostiene di essere stata costretta a una “ritirata strategica” dopo la sconfitta a Kidal, ma intende continuare a combattere contro l’esercito maliano e i suoi alleati russi.

Da ciò che è emerso sembra che per ottenere la vittoria a Tin Zaouatine, i suoi uomini hanno combattuto fianco a fianco con i jihadisti del Groupe de soutien de l’islam et des musulmans (GSIM), affiliato ad al-Qaeda, con il sostegno dell’intelligence ucraina.

“Il fatto che i ribelli abbiano ricevuto i dati necessari per portare a termine con successo un’operazione contro i criminali di guerra russi è già stato osservato da tutto il mondo. Naturalmente, non divulgheremo i dettagli. Ulteriori informazioni arriveranno anche qui”, ha dichiarato Yussov alla televisione ucraina lunedì. L’ambasciatore ucraino in Senegal ha trasmesso il video.

È la conferma del coinvolgimento di Kiev a fianco dei separatisti Tuareg che sono una pedina della strategia francese nel Sahel e della formazione terrorista affiliata ad Al-Qaeda.

Insomma, un pezzo del conflitto della NATO contro la Federazione Russa si è spostato nel Sahel, e soprattutto il blocco occidentale che è stato cacciato dalla regione cerca di avere un ruolo militare contro il consolidamento della Confederazione degli Stati del Sahel (Mali, Burkina Faso e Niger) grazie alle sue storiche pedine, ed ora grazie all’aiuto di Kiev.

Il governo maliano ritiene giustamente che questi atti “violino la sovranità del Mali, vadano al di là dell’ingerenza straniera e costituiscano un sostegno al terrorismo internazionale”.

Il governo maliano si rivolgerà alle autorità giudiziarie competenti e prenderà le “misure necessarie per prevenire qualsiasi destabilizzazione del Mali da parte degli Stati africani, in particolare dalle ambasciate ucraine nella subregione, con terroristi travestiti da diplomatici”, ha dichiarato Maïga.

Parole come pietre che identificano una subdola strategia occidentale che ormai agisce a carte scoperte anche nel Sahel.

Sabato, le nuove autorità senegalesi hanno dichiarato di aver convocato l’ambasciatore ucraino a Dakar per aver pubblicato un video a sostegno dei recenti attacchi mortali contro l’esercito maliano e i suoi alleati russi.

“Costante nella sua posizione di neutralità costruttiva nel conflitto russo-ucraino, il Senegal non può tollerare alcun tentativo di trasferire sul suo territorio la propaganda mediatica in corso in questo conflitto”, ha dichiarato il ministero degli Esteri senegalese in un comunicato.

Dopo l’elezione del presidente pan-africanista Diomaye Faye, le nuove autorità senegalesi hanno voluto affermare le loro posizioni di “neutralità costruttiva”.

È il secondo episodio del genere, dopo che l’ambasciatore ucraino aveva pubblicato un appello nel marzo 2022 a reclutare stranieri per aiutare il paese nella sua guerra contro la Russia.

Della rinnovata alleanza tra la coalizione indipendentista e terroristi islamici contro il nuovo assetto di potere del Mali si parla già da maggio.

Il 17 maggio, un messaggio vocale è stato pubblicato sui social network. In esso, Alghabass Ag-Intalla, uno dei leader della ribellione armata separatista tuareg e araba, afferma di aver “discusso” con il Groupe de soutien à l’islam et aux musulmans (GSIM) al fine di stringere i legami con questa coalizione jihadista affiliata ad al-Qaeda.

Secondo l’audio di 88 secondi, è stato fatto un “passo importante” e seguiranno “altre iniziative” per cercare di riunire i gruppi ribelli, raggruppati nel Quadro strategico permanente per la difesa del popolo dell’Azawad (CSP-DPA) e gli islamisti armati comandati da Iyad Ag-Ghali.

Da quando i militari al potere a Bamako hanno ripreso le ostilità nell’agosto del 2023, gli emissari dei due campi si sono incontrati più volte, facendo rivivere lo spettro di un’unione tra movimenti concorrenti.

“Non è un’alleanza, ma un tacito patto di non aggressione. Non abbiamo mai avuto lo stesso obiettivo o la stessa metodologia”, afferma Mohamed Elmaouloud Ramadane, portavoce dei ribelli. “Non abbiamo né il tempo né i mezzi per fare la guerra al GSIM. La nostra priorità è combattere lo Stato maliano e Wagner, spostando i nostri combattimenti verso sud, per avvicinarci al cuore del potere del nemico, cioè Bamako”.

Il CSP-DPA ha cercato di rilanciare la sua offensiva verso sud entrando nella foresta di Wagadou all’inizio di aprile. Ma sono stati gli uomini del GSIM, padroni di questa zona al confine con la Mauritania, a sbarrargli la strada, al termine di uno scontro che ha provocato la morte di una ventina di combattenti per parte.

“Si è trattato di un incidente grave. A quel punto, il CSP si è reso conto che il GSIM era in grado di bloccare la sua offensiva contro il regime militare e che, se avesse voluto continuare, sarebbe stato costretto a negoziare con Iyad [Ag-Ghali] l’accesso alle sue zone di influenza nel centro e nel sud del Paese. Questa è la posta in gioco negli attuali negoziati”, affermava a Le Monde Yvan Guichaoua, docente e ricercatore presso l’Università di Kent a Bruxelles.

Gli incontri tra le due parti, con confini assai labili, si sono svolti ad aprile ed i recenti avvenimenti bellici sembrano suggerire che questa alleanza tattica sia stata stabilita ed abbia dato i propri frutti anche grazie all’esplicito sostegno ucraino, un supporto che è difficile pensare sia avvenuto senza l’avvallo o la collaborazione fattiva della NATO.

Fonte

08/04/2024

Guerra in ucraina - I russi preparano l'assalto a Kharkiv

di Francesco Dall'Aglio

La notizia è di ieri, ma prima di scriverne ho aspettato un po', in caso venisse fuori qualche altro dettaglio. Gli uomini nella foto sono Apti Alaudinov (a sinistra), il comandante dei reparti speciali ceceni "Akhmat" (formalmente il 141° Reggimento Speciale Motorizzato), e Alexander “Ratibor” Kuznetsov, uno dei fondatori della Wagner, comandante della 1a Compagnia Assalto e Ricognizione, gravemente ferito a Soledar e il cui ruolo nella ribellione di Prigožin non è chiaro (secondo alcune fonti era a capo delle truppe Wagner a Rostov, ma non è detto che sia un'informazione veritiera). Stando a quanto ha scritto Kadyrov sul suo canale Telegram, "Ratibor" e 3000 ex-Wagner si uniranno ad "Akhmat", col beneplacito del Ministero della Difesa russo. Non è ancora chiaro come verranno inquadrati, se in un reggimento autonomo (il che equivarrebbe in pratica a ricostituire la Wagner, anche se formalmente inquadrata nell'esercito regolare) o diluiti nelle altre unità (il che ne ridurrebbe il potenziale).

Va ricordato che le tensioni che c'erano state tra ceceni e Wagner erano state fomentate da Prigožin, non dai soldati o dai comandanti (e nemmeno da Alaudinov, che della Wagner ha sempre detto bene). Integrare i due reparti consentirebbe di recuperare le competenze dei veterani della Wagner, che si sono probabilmente stancati di restare nelle retrovie ad addestrare le reclute, sancendo in via definitiva la loro "riabilitazione" (e quella di "Ratibor", se davvero ha preso parte alla ribellione). Ma questo potrebbe non essere l'unico motivo.

"Akhmat" al momento si trova al confine russo, nell'oblast' di Belgorod. Il rinforzo di 3000 ex-Wagner con grande esperienza di combattimento urbano potrebbe lasciar pensare che ci sono progetti per attivare il fronte di Kharkiv, e che ci si aspetta una certa resistenza: ma potrebbe anche essere una mossa psicologica per spezzarla, la resistenza: trovarsi di fronte i ceceni più la Wagner non credo sia una prospettiva gradevole.

Ulteriori dettagli, come ho scritto all'inizio, non ce ne sono. Seguiremo, ovviamente, con grande attenzione.

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30/09/2023

Russia - Nuovi vertici alla Wagner

di Francesco Dall'Aglio

Dopo che già da alcuni giorni fonti ucraine davano il ritorno della Wagner al fronte per imminente o già avvenuto (qui ad esempio) ieri Putin ha ricevuto Andrey Trošev (nome in codice "sedoj", "capelli grigi"), uno dei "direttori esecutivi" della Wagner, e gli ha affidato il compito di formare "unità di volontari", compito che, ha concluso Putin, Trošev può svolgere benissimo avendolo fatto per più di un anno in Ucraina.

Che Trošev fosse il comandante che Putin voleva a capo della Wagner era già chiaro dall'incontro del 29 giugno con i comandanti della Wagner, all'indomani dell'incauta ribellione di Prigožin, quando alla Wagner era stata offerta l'opportunità di continuare a combattere sotto la guida di chi, secondo Putin, era stato "il loro vero comandante per tutto questo tempo", cioè appunto Trošev (vedi l'articolo di Kommersant qui e di RTVI qui).

Prigožin, a quanto pare, avrebbe preferito un altro comandante, Anton Elizarov ("Lotus"), che però non si è mosso dall'Africa. È probabile che a Trošev verrà dunque affidata la gestione delle operazioni in Europa, mentre Elizarov rimarrà in Africa.

Trošev ha grande esperienza militare: ha servito in Afghanistan con l'Armata Rossa, in Cecenia con l'esercito russo e in Siria con la Wagner, guadagnandosi la decorazione di "Eroe della Federazione russa" per la prima riconquista di Palmira nel 2016 (e un bel po' di sanzioni da parte dell'Unione Europea e qui quelle specifiche della Francia). Dopo la ribellione di Prigožin è subito rientrato nei ranghi e l'investitura di Putin conferma che gode della fiducia del Cremlino.

Ovviamente, qualsiasi forma la Wagner assumerà sul campo di battaglia sarà alle dipendenze dirette del Ministero della Difesa e non più come unità autonoma, anche se certamente godrà di un certo margine di autonomia e di meccanismi di reclutamento diversi, ai quali appunto Trošev dovrà sovraintendere.

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26/08/2023

In Russia commenti contrastanti sulla morte di Prighozyn

La morte di Yevgeny Prigozhin, le cui milizie della compagnia Wagner avevano assunto un ruolo di primo piano nella guerra contro l’Ucraina, arriva quasi due mesi dopo la sua rivolta abortita contro i vertici militari della Russia.

Le autorità hanno inizialmente dichiarato che tutte le 10 persone a bordo del jet privato Embraer Legacy sono rimaste uccise quando è precipitato vicino al villaggio di Kuzhenkino, nella regione di Tver.

L’agenzia statale russa per l’aviazione Rosaviatsia ha pubblicato il manifesto di volo che conferma che Prigozhin era tra le persone a bordo dell’aereo insieme ad alcuni dei più importanti comandanti della compagnia Wagner.

L’agenzia russa Interfax ha riferito che le operazioni di ricerca sono terminate e che i corpi di tutte le 10 persone a bordo sono stati recuperati dal relitto, citando una fonte dei servizi di emergenza.

Le cause dell’incidente rimangono tuttora sconosciute.

Il Comitato Investigativo russo ha aperto un caso penale per violazione delle norme di sicurezza del traffico e del funzionamento del trasporto aereo dopo l’incidente che ha portato alla morte di Prigozyn e dei comandanti della compagnia Wagner, scrive la RIA Novosti, aggiungendo che una squadra investigativa è stata inviata sul luogo dell’incidente.

Il canale Telegram Grey Zone collegato alla Wagner, ha affermato che l’aereo è stato abbattuto dai sistemi di difesa aerea dell’esercito russo, ma non è stato possibile verificare questa informazione.

Un funzionario del governo russo, parlando a condizione di anonimato, ha dichiarato al giornale liberale Moscow Times di ritenere che né il fatto dell’incidente né la sua posizione siano una coincidenza.

“Non lontano dalla residenza del presidente a Valdai, ci sono quattro divisioni di S-300 PMU1 (sistemi di difesa missilistica) a guardia del cielo”, ha detto la fonte. “Il 24 giugno – una marcia su Mosca. E il 24 agosto – due missili. Tutto torna”.

Il giornale russo Pravda scrive che mercoledì sera, 23 agosto, il capo della Wagner PMC, Yevgeny Prigozhin, è morto a seguito di un incidente aereo nel cielo sopra la regione di Tver.

“Era temuto dagli egemoni mondiali, odiato dai nemici e rispettato da milioni di persone. Il patriota più controverso, duro e schietto ed eroe della Russia, che è diventato un simbolo dell’onore, della patria e del coraggio del paese, viene salutato sul web” è scritto in un lungo articolo non firmato.

Secondo la Pravda: “Yevgeny Prigozhin è stato caratterizzato in modi diversi. Una persona dura e intransigente, evocava emozioni contrastanti. Tuttavia, anche i nemici del leader del gruppo militare privato di maggior successo al mondo hanno riconosciuto che è un vero patriota della sua Patria.

Yevgeny Viktorovich nel corso degli anni della sua attività ha dimostrato il successo sui campi di battaglia, comprese le informazioni. Di volta in volta, Prigozhin ha battuto i suoi avversari, calcolando in anticipo tutti i suoi passi. Ha letteralmente costretto gli alti funzionari seduti nelle alte cariche ad ascoltare l’opinione della gente”.

Apti Alaudinov, il comandante della brigata cecena Akhmat, citato dal canale Telegram russo Brief e ripreso dall’agenzia Nova, avanza una tesi articolata sulla morte di Prigozhin.

Secondo Alaudinov “In questo caso, prima ancora che l’aereo toccasse terra, tutti gridavano che il presidente russo Vladimir Putin o il ministro della Difesa Sergej Shoigu avevano fatto qualcosa. L’immagine era come se tutti questi ‘scribi’ si fossero seduti alla partenza e fossero pronti a fare i nomi dei colpevoli. E allo stesso tempo chiedevano immediatamente che determinate persone venissero punite.

Ma sono rimasto semplicemente scioccato dagli attacchi indiscriminati su Internet. Sì, Evgeny Prigozhin ha commesso un grave errore. Ma il gruppo Wagner era un’unità con grandi meriti. Pertanto, è necessario cercare qualcuno che abbia tratto vantaggio dall’omicidio di Prigozhin. Soprattutto in un momento in cui ci sono eventi importanti per noi in Africa”, ha affermato Alaudinov.

Il gruppo Wagner, infatti, secondo il comandante ceceno, “era necessario per mantenere la stabilità nel continente africano nell’interesse del nostro Stato. Stiamo parlando della Francia, che si è allontanata. E degli Stati Uniti, che hanno perso le redini del controllo. Ci sono molti nemici in quell’area”.

Uccidendo Prigozhin, ha affermato Alaudinov, “naturalmente si è riusciti a prendere due piccioni con una fava: allontanare la Russia dall’Africa e creare confusione all’interno della Russia, un obiettivo evidentemente auspicabile all’estero. D’altronde, la guerra in Ucraina non è andata bene per il nostro nemico occidentale. Credo quindi che tutti dovrebbero sedersi, distogliere lo sguardo dal piatto e pensare bene a chi ne trae vantaggio. Di certo non Putin o la leadership del Paese”, ha concluso il comandante ceceno.

In una prima dichiarazione pubblica, Putin ha affermato che Evgenij Prigozhin era un uomo “dal destino difficile, ma di talento”. “L’indagine sarà completata. Adesso si stanno effettuando gli esami genetici e tecnici, ci vorrà tempo”, ha evidenziato Putin, secondo cui il gruppo Wagner “ha dato un contributo significativo alla lotta contro il nazismo in Ucraina, non lo dimenticheremo mai”.

Per il presidente russo Prigozhin “ha ottenuto i risultati di cui aveva bisogno sia per se stesso che, quando gliel’ho chiesto, per la causa comune. Come in questi ultimi mesi”, ha sottolineato Putin secondo quanto riportato dalla Tass.

“Era una persona di talento, un uomo d’affari di talento, ha lavorato non solo nel nostro Paese”, ma anche all’estero, “in Africa in particolare, si è occupato di petrolio, gas, metalli e pietre preziose”.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che sullo schianto dell’aereo in cui è morto il fondatore del gruppo paramilitare russo Wagner, Evgeny Prigozhin, occorre concentrarsi sui fatti e non sulle dichiarazioni dei media occidentali. “È stata aperta un’indagine e gli investigatori sono al lavoro”, ha detto il ministro.

Fonte

25/08/2023

Il sipario si chiude per Yevgeny Prigozhin

di Francesco Dall'Aglio

L’Agenzia Federale per il Trasporto Aereo ha fornito la lista dei nomi dei passeggeri dell’Embraer 135 precipitato dalle parti di Tver’, nella quale compaiono – ma si sapeva già – sia il nome di Prigožin che, soprattutto, quello di Dmitrij Utkin.

I corpi delle vittime non sono stati ancora identificati, quindi siamo ancora in attesa di una conferma ufficiale del decesso dei due che, a meno di una mastodontica campagna di disinformazione, sembra abbastanza certo.

Ipotizzando dunque che Prigožin e Utkin siano morti – e tutti gli indizi in nostro possesso sembrano portare in questa direzione – resta da capire cosa è successo davvero, e qua già si è scatenata qualunque ipotesi.

Procediamo con ordine. O l’aereo è precipitato per cause accidentali o è stato fatto precipitare.

Se è precipitato per cause accidentali ogni teoria di complotto cade; se è stato fatto precipitare, bisognerebbe stabilire se mediante una bomba a bordo o mediante l’utilizzo della contraerea.

Non è distinzione da poco, perché la bomba a bordo può avercela messa chiunque ed è un atto volontario, la contraerea è per forza russa. Ma potrebbe essersi trattato di un incidente, e anche in quest’ultimo caso dovremmo escludere il complotto.

Inoltre, se è stato un atto volontario da parte della contraerea, dovremmo stabilire se è stata un’azione improvvisata da qualcuno che magari voleva vendicarsi dei 13 aviatori uccisi dalla Wagner durante la sua assurda marcia, o se l’ordine è partito dai vertici militari e/o dal governo.

Se è stata invece una bomba, chi ce l’ha messa? I servizi segreti ucraini? I servizi segreti russi? I servizi segreti occidentali? Per ora nessuno si è intestato niente.

Se la distruzione dell’aereo è stata voluta dal governo russo, ovviamente la cosa non sarà mai ammessa; stesso ragionamento in caso siano stati ucraini o occidentali, cosa che mi pare comunque un po’ più difficile (anche se non escludo che qualche formazione di kantiani, russa o ucraina, possa rivendicare l’attentato – se è stato un attentato).

Insomma, non se ne sa nulla e non se ne saprà nulla, probabilmente, per un pezzo.

Bisogna non solo aspettare i risultati dell’inchiesta ma anche vedere cosa comunicheranno le autorità russe e in che modo lo faranno.

Il mondo “Z”, intanto, è diviso tra chi piange l’eroe e chi esulta per la morte del traditore. Il gruppo dirigente della Wagner annuncia comunicati e compone una croce con le finestre illuminate sulla sua sede di San Pietroburgo. Questo è quanto sappiamo finora.

P.S. Opinione personale (e quindi magari sbagliata?). Nel quadro generale del conflitto è una cosa assolutamente irrilevante e, dal punto di vista della gestione delle operazioni, la morte di Utkin è più importante (ma non fondamentale) di quella di Prigožin.

Poi c’è la propaganda spicciola...

Fonte

12/07/2023

Russia - Dove sono finiti Prigozhin e la Wagner?

In questi ultimi 15 giorni, tutti gli esperti o studiosi russofobi o russofili internettisti, hanno riempito centinaia di pagine di ipotesi, esternazioni, elucubrazioni, analisi, per cercare di svelare l’enigma e spiegare al Cremlino il da farsi. Qui la risposta all’enigma e agli esperti di Russia.

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Il 29 giugno Putin ha fatto una riunione di altissimo livello statale e della sicurezza, durata oltre 3 ore con Prigozhin e i massimi comandanti di tutti i distaccamenti della Wagner, insieme ai massimi livelli politici del Cremlino.

All’incontro hanno partecipato in totale 35 persone, ha dichiarato ai giornalisti l’addetto stampa presidenziale Dmitry Peskov. I dettagli dell’incontro, ha osservato Peskov, sono riservati, ma allo stesso tempo ha detto: “Il presidente ha espresso la sua valutazione delle azioni della compagnia Wagner durante la SVO e gli eventi del 24 giugno...

Putin ha ascoltato i comandanti, compreso Y. Prigozhin, ha espresso la sua valutazione di quanto accaduto il 24 giugno e ha offerto loro ulteriori possibilità di utilizzazione.

Gli stessi comandanti Wagner hanno anche presentato la loro versione di quanto accaduto il 24 giugno e hanno sottolineato di essere strenui sostenitori e soldati del comandante supremo. Hanno anche ribadito che sono pronti a continuare a combattere per la Patria...”
, ha detto Peskov.

Rispondendo a una domanda della stampa se il ministro della Difesa russo S. Shoigu fosse stato presente all’incontro, Peskov ha dichiarato di non avere altro da dire su questo evento.

Il 27 giugno, l’FSB aveva già riferito che il procedimento penale sui fatti che erano stati qualificati dalla Federazione Russa come tentativo di ribellione armata è stato chiuso.

Secondo la pubblicazione russa Fontanka a Prigozhin è stata anche restituita la pistola Glock personalizzata che aveva ricevuto in dono da Shoigu e altre armi che erano state requisite durante le perquisizioni del 24 giugno.

Quante volte il silenzio e l’osservazione, sono d’oro o perlomeno saggi, soprattutto quando si affrontano temi o nodi che rappresentano le componenti dei poteri forti di uno stato o di una struttura sociale, figurarsi di una potenza, come quella russa, per di più in uno stato di legge marziale.

Occorre comporre scientificamente e in profondità le varie componenti di esso: l’aspetto politico, quello militare, quello dei vari servizi di sicurezza, quello economico, gli scenari di poteri strategici, gli equilibri SEMPRE labilissimi tra le componenti del potere, quello vero, non quello delle dichiarazioni stampa o politiche ufficiali.

Senza dimenticare i poteri delle grandi criminalità, seppure spesso a quei livelli... in camicia bianca, ma ne sono parte, sempre.

Fonte

01/07/2023

La Russia sta in piedi, nonostante Prigozhin

Almeno per il momento la Russia è riuscita ad uscire dalla ‘crisi Prigozhin’ forse nel migliore dei modi possibili: per la sua gente e per il resto del mondo. Ma è presto per giudicare in profondità i risvolti della cronaca russa delle ultime novantasei ore.

È del tutto evidente che quello messo in atto non fosse un evento improvvisato: oltre a confermare le ambizioni coltivate in questi anni da Evgenij Prigozhin, la vicenda costituisce forse il più violento terremoto interno avvenuto in Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In confronto, le guerre cecene e l’annesso fenomeno del terrorismo, hanno comunque avuto un perimetro politico limitato.

Uno dei temi di fondo di questa vicenda è di certo il monopolio della forza da parte dello stato, tanto più in una grande potenza: presupposto problematizzato da Evgenij Prigozhin nella Russia dei nostri giorni.

Quanto sia profondo il solco scavato da Prigozhin nella società russa e tra le forze armate lo dirà il tempo. Sta di fatto che la guerra civile su cui alcuni scommettevano non è cominciata.

Restano fatti gravi, comunque: la morte di alcuni militari – da ambo le parti –, l’abbattimento di alcuni velivoli dell’esercito regolare, il bombardamento della colonna della Wagner in movimento verso Mosca, e ancora prima di tutto questo l’idea stessa che ha mosso Prigozhin ed almeno una parte dei suoi uomini.

È possibile che le azioni di Prigozhin riducano in modo drastico la simpatia che quest’ultimo si è guadagnato tra molti russi – militari e non – come figura capace, risoluta e antagonista della burocrazia. Alcuni, soprattutto i meno giovani, hanno già cominciato a guardare Prigozhin con sospetto e con risentimento: altri gli sono avvicinati, altri ancora forse gli si avvicineranno. Russi e non solo.

Per i più ottimisti, la vicenda potrebbe innescare un cambio di atteggiamento da parte di Washington: nei fatti l’incognita Prigozhin sembra aver preoccupato molto anche gli Stati Uniti, sia per l’antagonismo militare, sia per la sua imprevedibilità.

Nella nuova fase che potrebbe aprirsi la continuazione del conflitto ucraino potrebbe diventare un rischio sia per l’attuale amministrazione russa che per quella degli Stati Uniti.

Se il Cremlino fa i conti con Prigozhin, la Casa Bianca fa i conti, tra le molte questioni, con i problemi della controffensiva ucraina e con l’imminente inizio della campagna elettorale che si preannuncia assai complicata per la fazione di Joe Biden. Questi elementi potrebbero forse concorrere – con l’ausilio del Vaticano – ad una pur parziale e temporanea intesa tra Mosca e Washington?

Per i meno ottimisti, la vicenda non sarebbe invece destinata a produrre differenze sostanziali nel conflitto ucraino, e nella sua prospettiva di lunga durata.

La vicenda ha palesato anche agli occhi più miopi quale realisticamente possa essere, ad oggi, la natura di una possibile alternativa all’attuale amministrazione russa. Sul conto di quest’ultima si possono certamente mettere molti errori, ma si dovrebbe comunque riconoscerle, al netto dei difetti, una capacità di tenuta regolarmente sottostimata.

La forzatura di Prigozhin, alla prova dei fatti, non ha raccolto nessun consenso tangibile da parte dei vertici militari e dell’apparato di sicurezza e le forze ucraine non sono riuscite ad approfittare della situazione in modo efficace.

Che a Washington, e non solo, ci fossero informazioni sul piano di Prigozhin è senz’altro verosimile. Ma è verosimile anche che il Cremlino fosse al corrente del piano e che abbia lasciato Prigozhin muovere la propria azione: se questa fosse stata una scelta, in meno di ventiquattro ore avrebbe permesso l’integrazione della tumultuosa Wagner nei ranghi delle forze regolari, l’esilio di Prigozhin nella veste di traditore ed il rafforzamento della presidenza di Vladimir Vladimirovich.

Se non si trattasse di una scelta e di una reazione metodicamente pianificata, l’amministrazione sarebbe stata decisamente fortunata.

Il Cremlino ha evidentemente trattato con Prigozhin per evitare il peggio: non farlo, avrebbe quasi di certo portato ad uno scenario di guerra aperta. La questione dei vertici della difesa – attaccati in modo sistematico da Prigozhin negli ultimi mesi – non è, probabilmente, neanche quella fondamentale.

La vicenda ha ricordato anche ai più distratti il ruolo delle oligarchie nella Russia dei nostri giorni, e quanto gli interessi di queste finiscano spesso per contrapporsi all’interesse generale.

La lezione per il Cremlino è almeno duplice: ridimensionare il ruolo delle oligarchie rappresenta una necessità per la sicurezza dello Stato e l’interesse generale. L’inerzia e l’inadeguatezza di certa burocrazia rappresentano un problema da non sottovalutare specie quando, se non risolto, può essere cavalcato nelle proprie manovre da oligarchi e signori della guerra.

Per adesso, Prigozhin è riuscito a fare quello di cui ben pochi erano stati capaci: mettere in imbarazzo il presidente di fronte agli occhi dei russi e del resto del mondo e costringerlo alla trattativa.

Più che da chiedersi se ci sarà una resa dei conti, viene da chiedersi quali forme e risvolti la caratterizzeranno. In ogni caso l’epilogo della vicenda segnerà un’epoca: certamente per la Russia e con buone probabilità anche per lo scenario globale.

Fonte

30/06/2023

[Contributo al dibattito] - La Russia verso la de-postmodernizzazione?

In un articolo su Sinistrainrete, Pierluigi Fagan ha affrontato l'affare Prigozhin dal punto di vista della Teoria della Complessità, di cui è specialista, suggerendo la possibilità che l'effimero tentativo di golpe di Evgenij Prigozhin sia connesso a lotte di potere per la successione di Vladimir Putin, il quale, ricordava Fagan, ha annunciato ben prima dell'inizio dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina che non si sarebbe presentato alle elezioni presidenziali dell'anno prossimo [1].

In alcuni post personali io ho sostenuto che è difficile pensare che l'apparato di sicurezza russo non sapesse che stava bollendo qualcosa in pentola, anche perché erano mesi che il patron della PMC Wagner stava, diciamo così, dando istrionici segnali, accusando di incompetenza e malafede i vertici militari russi. E anche perché è fuori dal mondo pensare che l'intelligence russa non avesse occhi aguzzi nella e sulla Wagner. Il New York Time, citando fonti anonime, ci informa che ne era “accorta” persino l'intelligence statunitense, aggiungendo che anche Putin ne era al corrente [2].

E fin qui ci siamo.

Manca il resto.

Quindi, lasciando per il momento da parte gli Stati Uniti, la situazione era questa: Prigozhin stava ordendo qualcosa contro un settore chiave del governo russo, il Cremlino lo sapeva ma ha “lasciato fare”. Perché?

Il primo motivo più evidente è che si trovava di fronte una formazione armata fino ai denti composta da diverse migliaia di combattenti con grande esperienza guidati da un gruppo autoreferenziale, il Consiglio dei Comandanti della Wagner, che usava come “avanguardia PR” un signore con un passato criminale, ricchissimo, patologicamente egotico [3].

Non erano i 25.000 uomini vantati da Prigozhin, perché moltissimi combattenti della Wagner si erano rifiutati di seguirlo in questa avventura, ma erano comunque molte migliaia e armati di tutto punto. Non solo, dopo la battaglia di Bachmut/Artemovsk attorno a loro si era creata l'areola di eroi coraggiosi e indomiti. Una fama in parte legittima ma in gran parte montata, ad arte o per ignoranza, da uno stuolo di “commentatori” sia occidentali sia russi.

Excursus: La battaglia di Bachmut

È stata finora il più grande scontro militare del XXI secolo. Questa tremenda battaglia è durata quasi un anno, dal 1° agosto 2022 al 20 maggio 2023. Per tenere quella città Kiev ha impiegato lungo quei 293 giorni una forza militare straordinariamente grande: 37 brigate, 2 reggimenti e 18 battaglioni separati, oltre a “volontari” come la “Legione Georgiana”, per un totale di circa 160.000 uomini. Mosca ha gettato nella battaglia 50.000 combattenti della Wagner sostenuti dall'artiglieria, dall'aviazione e da poche e specifiche unità regolari.

È stata un'ecatombe. Né Kiev né la Wagner hanno mai reso conto delle proprie perdite (il Ministero della Difesa russo rende conto solo di quelle dei soldati regolari), tuttavia un incrocio delle stime e l'analisi dell'andamento della battaglia fa supporre che le perdite ucraine “irrecuperabili” siano state 45.000 con un margine d'errore di +/- 7.000.

Le perdite tra le forze regolari russe sarebbero attorno alle 5.000 mentre quelle della Wagner oscillerebbero attorno alle 17.000. Ma qui bisogna fare un importante distinguo: 13.000 di esse sarebbero detenuti che avevano accettato di aderire alla Wagner mentre solo 4.000 sarebbero mercenari professionisti [4].

Ne seguono due considerazioni.

La prima è che la Wagner era composta da una plebe e da un'aristocrazia segmentata a vari livelli, Una distinzione che riprenderemo.

La seconda si articola come segue. Come si sa ad un certo punto della battaglia di Bachmut, quando ormai era chiaro che Kiev l'avrebbe persa, si sono susseguite notizie, che promanavano dal Washington Post, ovvero dalla CIA, che affermavano che gli Stati Uniti da tempo avevano consigliato agli ucraini di ritirarsi fino al punto di accusare i comandanti di Kiev di incompetenza [5].

In realtà la tenuta di Bachmut era un obiettivo obbligato per i generali ucraini per poter stabilizzare il fronte e le critiche statunitensi rivelavano lo scontro tra due visioni distinte degli scopi della guerra dopo un anno. Per gli Stati Uniti si trattava di evitare perdite in vista della “controffensiva di primavera”, la controffensiva più preannunciata della storia. Per gli ucraini era evitare altre conquiste territoriali da parte dei russi.

L'obiettivo statunitense era puramente politico e PR: dimostrare al mondo, con la futura controffensiva, che l'Occidente collettivo reggeva e da questa posizione apparentemente di forza, di fatto un effetto speciale, arrivare a una trattativa con la Russia, trattativa ritenuta sempre più urgente dalla maggior parte del mondo.

Nessuno tuttavia si illudeva che Kiev avrebbe mai potuto recuperare tutto il Donbass e men che meno la Crimea. Tutti, anche a Kiev, sapevano che la controffensiva sarebbe costata enormemente e avrebbe raggiunto, eventualmente, solo successi limitati, come sanno anche che dalla trattativa di cui oggi si parla insistentemente e che probabilmente sarà inevitabile una volta che la controffensiva si sarà esaurita (non foss'altro per evitare una devastante offensiva russa) l'Ucraina uscirà, letteralmente, a pezzi.

Tutti tranne persone ideologizzate e di miserabile caratura come il generale neocon David Petraeus, ex direttore della CIA e uno dei brillanti artefici della sconfitta statunitense in Afghanistan (contro un avversario privo di aviazione, difesa aerea, artiglieria moderna, carri armati e satelliti spia).

E sicuramente nei settori dell'establishment statunitense oggi predominanti sopravvive il retropensiero che anche limitate sconfitte russe - che sarebbero esaltate ed esagerate sia in occidente sia nella stessa Russia, anche per ignoranza, pubblicità, protagonismo: non è necessario pensare sempre alla vendita dell'anima - possano destabilizzare il governo di Mosca, specialmente se combinate con un'azione interna. E qui si ritorna all'affare Prigozhin come vedremo tra un po'. Da qui l'insistenza per una controffensiva a tutti i costi “fino all'ultimo ucraino”.

Per i generali di Kiev invece l'obiettivo era classico, nel senso che era improntato a una classica “difesa della Patria” contro un invasore. Ma il benessere dell'Ucraina e degli Ucraini non è mai stato nelle preoccupazioni dell'Occidente collettivo.

Ritorniamo quindi al Cremlino nel momento in cui si trova di fronte a quell'enorme problema. La cosa più saggia che può fare per evitare un bagno di sangue, devastante non solo in termini militari, ma più ancora in termini politici interni e di prestigio internazionale, è prendere tempo. E così fa.

In quel tempo di sospensione ha modo di verificare chi tra le sfere militari e politiche sta col presidente e chi rema contro.

Il Consiglio dei Comandanti della Wagner, il cerchio superiore dell'aristocrazia della PMC, è formato da ex militari russi. Di sicuro hanno amicizie e conoscenze nell'apparato russo e di sicuro qualcuno avrà promesso un appoggio. Occorre che si scopra. I “Wagneriti” sono così sicuri che abbattono gratuitamente un elicottero militare uccidendo l'equipaggio (un fatto gravissimo) e forse altri velivoli militari. Vogliono far vedere che fanno sul serio e non hanno scrupoli.

E in quel tempo che il Cremlino si prende, una sterminata colonna di truppe cecene si apposta attorno a Rostov sul Don, la base del pronunciamento militare, in attesa di un ordine di attacco che fortunatamente non dovrà mai essere dato.

In quel tempo guadagnato dal Cremlino tutto l'apparato militare, politico e civile, più tutta la popolazione russa, si stringe attorno al presidente Putin. Si sa oggi che alcune personalità importanti anche se secondarie scapperanno dalla Russia, si dice verso la Georgia.

E gli ammutinati si trovano in mezzo al nulla: davanti nessun appoggio, dietro il sicuro disastro, l'annientamento. E si arrendono.

Grazie al sangue freddo e all'intelligenza del Cremlino quello che poteva finire in tragedia finisce in farsa. Un dilatato “Vogliamo i colonnelli” nei dilatati spazi russi [7].

Certo, per il Cremlino è un colpo d'immagine, molto grave alla vigilia del summit BRICS a Pretoria. Mostra tutta la debolezza dovuta ai problemi non risolti della de-sovietizzazione degli anni Novanta e dell'adesione a una concezione del mondo che chiamerò post-moderna (ci ritorneremo alla fine). Tuttavia mostra anche le grandi capacità politiche del gruppo dirigente russo e la coesione della società russa, che può sembrare straordinaria solo se non si conosce la storia di quell'immenso Paese.

I “contorni” dell'affare Prigozhin

Una delle domande automatiche che giravano e girano tuttora era: “Chi ha pagato Prigozhin?”. In fondo un mercenario si fa pagare dal miglior offerente. Posto che il signor Prigozhin non è un mercenario ma una persona avida e senza scrupoli, io non lo so. Non è nemmeno necessario che sia stato “pagato”. Ci possono essere stati altri accordi, espliciti o impliciti. Promesse di reciproci favori politici. Utilizzi di terze parti tollerati, suggeriti o invocati, coerenti o incoerenti tra loro [8]. C'è tutta una varietà di sfumature di cui il “pagamento” è solo la più immediata, la più capibile, la più spettacolare.

A golpe evaporato (in 24 ore) gli Stati Uniti, per bocca dell'ambasciatrice a Mosca, Lynne Tracy, fanno sapere con nettezza e con insistenza che loro non c'entrano assolutamente nulla [9]. Diniego ripetuto anche da Biden: “È solo un affare interno alla Russia”.

Ovviamente sarebbe stupido aspettarsi qualcosa di diverso. Ci si può credere, così come legittimamente ci si può non credere data l'interminabile scia di menzogne e inganni a cui gli Stati Uniti ci hanno abituato e dato che, come ha sottolineato Sergei Lavrov, “gli Stati Uniti spalleggiano ogni colpo di stato che gli viene comodo”.

Tuttavia io ritengo che la preoccupazione degli USA (per lo meno della sua parte senziente, pragmatica e razionale) riguardo all'incertezza nel controllo dell'immenso arsenale nucleare russo sia genuina, così come è genuino il timore russo che gli Stati Uniti finiscano nel caos. Perché tutti sanno che le armi atomiche non sono propriamente armi, ma qualcos'altro.

Questo dovrebbe chiarire l'inconsistenza e l'inadeguatezza di pensiero di chi evoca l'uso delle armi nucleari. Ad esempio di chi negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta premeva per il bombardamento atomico del Vietnam del Nord [10], di chi oggi in Occidente “prevede” che la Russia userà armi atomiche in Ucraina (e perché, visto che le bastano quelle convenzionali?) [11] e infine di chi oggi in Russia invoca l'uso delle armi nucleari contro l'Ucraina [12].

Ci salviamo ancora grazie all'equilibrio del terrore. Quell'equilibrio che l'espansione della Nato a est (con programmato inglobamento dell'Ucraina) voleva distruggere e che è stato ristabilito con le nuove armi ipersoniche, i nuovi sottomarini atomici e i nuovi sistemi di difesa aerea russi che hanno reso obsolete le dottrine belliche statunitensi (persino quelle navali, pur essendo sotto altri parametri la Marina statunitense quella più potente al mondo).

Equilibrio nucleare, disequilibrio convenzionale

Un equilibrio nucleare che rende operativo il disequilibrio delle forze convenzionali in cui invece la Russia predomina. Ed è questo il muro contro cui i neo-liberal-con statunitensi rischiano di andare a scontrarsi in modo drammatico trascinando con sé tutta l'Europa e forse tutto l'emisfero Nord.

Ora il punto è proprio questo: di sicuro una parte dell'establishment statunitense è consapevole delle forze in campo, della posta in gioco e delle linee rosse che non possono essere oltrepassate. Ma un'altra parte, quella predominante a Washington per quanto è dato vedere, ragiona in termini ideologici e vive in un universo alternativo a quello reale.

Un atteggiamento psicopatico spinto però da enormi interessi reali, che non vuol dire “concreti” ma, al contrario, in massima parte “virtuali”, generati dai giochi finanziari, ma non per questo inermi.

Questa parte politica, a cui probabilmente si aggrappano gli ormai irrilevanti UK, può aver giocato un ruolo nella vicenda Prigozhin. Le prove, se ci sono, le scoverà l'FBS, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa. D'altra parte la CNN non fa mistero che qualcuno negli Stati Uniti “si aspettava molto più spargimento di sangue”, dove non è difficile sostituire “aspettava” con “sperava” [13]. Ma questo non vuole necessariamente dire che l'ambasciatrice Lynne Tracy sia in mala fede, ma solo che gli Stati Uniti non hanno una politica coerente e univoca, cosa che li rende “Not Agreement Capable” (недоговороспособны) come già si espresse Lavrov durante il secondo mandato Obama: una parte dei decisori Usa sigla un accordo e un'altra lo boicotta, una parte punta verso una direzione e un'altra parte in una direzione differente.

E la direzione criminale è quella metodicamente intrapresa dai neo-liberal-con.

Instabilità russa

Questo negli Usa. Ma in Russia, quanto è coerente la politica estera (e quella interna)?

Diversi membri del Consiglio dei Comandanti della Wagner professano idee uguali e contrarie a quelli dei neo-liberal-con statunitensi. In Occidente vengono accusati di essere neonazisti sulla base di labili indizi, come ad esempio un'aquila tatuata (strana accusa, visto che si nega che le migliaia di ucraini con svastiche tatuate dappertutto siano neonazisti), ma in realtà sono degli “eccezionalisti panslavisti”, il corrispettivo russo dell'eccezionalismo statunitense. Hanno ad ogni modo un'ideologia totalitaria, cosa che non dovrebbe sorprendere. E rispecchiano sentimenti presenti nella società russa: quelli iper-nazionalisti. La differenza con la situazione statunitense è che, per fortuna, questa ideologia e questi sentimenti sono minoritari e soprattutto non intaccano la compagine governativa. E questo grazie a Putin. Sono invece bandiera di formazioni politiche e di media che qualcuno ha definito “sesta colonna”: se la “quinta colonna” alla Navalny (screditata e sostanzialmente priva di seguito in Russia) critica Putin per quel che fa, la sesta colonna (con più seguito) lo critica per quel che non fa, per la sua prudenza, per il suo realismo.

È in questo interstizio tra quinta e sesta colonna (che è quella su cui gli Usa punterebbero di più) che si è inserita la “protesta” (come ora la definisce Prigozhin dalla Bielorussia) dei caporioni della Wagner?

I frutti del collasso sovietico

Questa formazione militare privata, così come i famosi “oligarchi” è frutto del collasso sovietico.

Nella ex Unione Sovietica aggredita dalle ricette di shock therapy imposte dai vincitori della Guerra Fredda nacquero i cosiddetti “oligarchi”, tra i quali personaggi come il citato super ricco riciclatore e frodatore fiscale Michail Khodorkovsky, beniamino dell'Occidente e di Amnesty, e Evgenij Prigozhin, il “signor Wagner”, già in galera per sfruttamento della prostituzione minorile, per aggressione e altre cosucce, poi chef di successo apprezzato al Cremlino, poi ancora imprenditore di guerra. Si noti che Khodorkovsky contesta Putin “da sinistra” e Prigozhin contesta il governo russo da posizioni “anticorruzione” populiste. Non è una novità: ad esempio i piani di Edgardo Sogno negli anni Settanta prevedevano un golpe di destra con un programma “di sinistra”.

Similmente i golpisti mancati e i “dissidenti” russi combinati ripropongono un bel frullato di ipocrisia, adatto a far eccitare il generoso, privo di memoria e straordinariamente ingenuo pubblico occidentale.

Il Cremlino ha aspettato per opportunità e altre ragioni, più nobili e meno nobili, troppo a lungo: ora dovrebbe finalmente fare un grande sforzo per pulire le stalle di Augia che si sono riempite di letame con l'implosione dell'URSS e le scorrerie sugli ex beni pubblici sovietici [14].

Uno sforzo e un'autocritica radicali.

Dopo il primo impatto devastante della shock therapy sotto la presidenza Yeltsin, che causò milioni di morti, Putin rimise in sesto la Russia, controllò le esagerazioni e “nazionalizzò” gli oligarchi, così che i ricconi che non erano d'accordo col governo si autoproclamarono “dissidenti” e lasciarono la Russia accolti tra i martiri (multimiliardari) della libertà. Ma oggi l'affare Prigozhin mostra chiaramente che è il sistema di rapinoso crony capitalism (si veda oltre) succeduto all'Urss ad essere un pericolo mortale, politico e sociale, e che sono richieste misure radicali di pulizia e di trasformazione sociale. Non basta mandare in dorati esili gli oligarchi “dissidenti”.

Verso una de-postmodernizzazione?

Ora che l'ammutinamento di Prigozhin è finito immagino che cadranno alcune teste che avevano concesso troppo potere e troppo credito alla Wagner e verrà chiusa dal Cremlino la stagione post-sovietica della privatizzazione della guerra, almeno nei teatri principali.

Tuttavia lo smantellamento della Wagner in Russia, già deciso dal ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ben prima dell'ammutinamento e parziale motivo dello stesso, potrebbe collegarsi allo smantellamento di altri centri di potere privati e a un ampliamento della divergenza tra l'economia russa e quella finanziarizzata occidentale. Gli interessi in gioco tuttavia sono enormi e la resistenza sarà accanita. La guerra e le sanzioni hanno consentito a Putin di fare alcuni passi importanti relativamente al controllo statale di rami industriali strategici, protetto anche dal consenso popolare. Il fallito golpe potrebbe generare un nuovo spunto. Un cambiamento di rotta da inserire nel ruolo che la Russia dovrà e vorrà giocare nel mondo multipolare che sta nascendo nei dolori del parto.

In altri termini si può azzardare l'ipotesi che la crisi verrà superata con una nuova dose di “risovietizzazione” di alcune istituzioni russe. La rinazionalizzazione di buona parte dei combattenti della Wagner è un passo in questa direzione. Il primo ed esplicito passo è stato l'abbandono, nel campo dell'istruzione superiore, del “processo di Bologna” e il ritorno al sistema di studi sovietico (simile a quello che da noi ha preceduto la Riforma Berlinguer).

In realtà sarebbe più appropriato parlare di “de-postmodernizzazione”, se mi si passa il termine un po' circonvoluto. Ovvero un ritorno a modi di organizzare, di pensare e di progettare che hanno preceduto l'era del neoliberismo finanziarizzato.

L'origine materiale del post-modernismo

Con l'avvento del Reaganismo-Thatcherismo, che si impose 10 anni dopo l'inizio “ufficiale” della crisi sistemica (il Nixon shock del 1971) e con l'accelerazione della lotta di classe dall'alto e della finanziarizzazione che seguì la vittoria reaganiana nella Guerra Fredda, i referenti europei dell'Alta Finanza anglosassone ricevettero l'ordine di vendere o svendere i gioielli del dominio pubblico e semi-pubblico, dalle aziende ai servizi, ai capitali privati che essendosi enormemente sovraccumulati nei decenni precedenti avevano bisogno di trovare nuovi investimenti. In realtà non erano investimenti nuovi in senso proprio, non creavano nuova ricchezza, ma si trattava dell'accaparramento privato di settori e di ricchezza già esistenti, statali o parastatali. In altre parole i capitali erano alla ricerca di giugulari con sangue fresco a cui attaccarsi e i frutti della Ricostruzione postbellica erano, in tutta Europa, bocconi appetiti. Iniziò la stagione delle “mergers and acquisitions” e delle famose “privatizzazioni” la cui massima sacerdotessa in Italia fu la “sinistra” che a tutti gli effetti si trasformò in sinistra neo-liberal. Prese vita un misto di “accumulation by dispossession” (David Harvey) e di “crony capitalism”, cioè di “capitalismo dei compari, degli amichetti”, perché le amicizie politiche erano decisive, mentre la retorica narrava che le privatizzazioni avrebbero relegato in secondo piano la corrotta politica. In realtà i politici corrotti divennero degli “assets” chiave del processo di privatizzazione.

Oggi sta avvenendo una cosa analoga allo smantellamento dell'economia mista e di quella statale che seguì la vittoria reaganiana nella Guerra Fredda e il dispiegamento della finanziarizzazione. La differenza è che sta per essere smantellato un intero continente: l'Europa. In primo luogo il Vecchio Continente deve tenersi pronto per fare la guerra alla Russia on behalf of the USA. In secondo luogo, qualcuno ha stabilito che l'Europa deve deindustrializzarsi a favore degli USA.

Uno dei maggiori veicoli di questo processo è la questione energetica.

Tutto iniziò con Al Gore e il suo IPCC ed ha avuto un'impennata con la costruzione del personaggio Greta.

Non voglio discutere della parte di verità contenuta nella cosiddetta “questione climatica”. Esiste, è importante, va affrontata, ma non è questo il punto. Il punto è l'elaborazione Davos-like di questa questione, indifferente ai risultati concreti ma tutta tesa a sfruttarla per fornire nuovi spazi d'intervento alla finanza, nuovi settori agli investimenti e per penalizzare industrialmente l'Europa e i cosiddetti Paesi emergenti/concorrenti a vantaggio degli USA (pratica che spinge qualcuno, per reazione, a negare ogni aspetto serio e veritativo della questione in oggetto - una cosa analoga è avvenuta col Covid; in entrambi i casi si tende a trasformare i contenuti scientifici dell'argomento in atti di fede contrapposti).

La guerra in Europa, la distruzione del Nordstream e le sanzioni hanno fatto il resto.

Siegfried Russwurm, il presidente della Confindustria tedesca, ha affermato che la situazione energetica in Germania è così grave che diverse aziende stanno considerando seriamente una ricollocazione [15].

Oggi è ecocompatibile (e a buon mercato negli USA, ma a un prezzo da strozzino in Europa) il gas liquefatto americano ottenuto con la tecnica del fracking (una delle più distruttive per l'ambiente). Oppure lo yacht di Bill Gates che funziona con tonnellate di idrogeno liquido a meno 253 gradi o i nuovi grattacieli, con o senza decorazioni arboree.

In definitiva è solo il mondo non occidentale a non essere ecocompatibile. Chi comanda impone il senso delle parole, regola il loro stesso utilizzo. La sintassi e la semantica sono funzioni del Potere come non lo sono mai state prima.

Persino la cosiddetta “Ricostruzione dell'Ucraina” deve essere ecosostenibile, cosa che pone diverse domande sui tempi e le risorse [16]. Ma anche in questo caso l'Ucraina è un esperimento a nostro beneficio, allo stesso modo in cui i suoi poveri soldati devono sperimentare con la propria vita le incoscienti teorie militari della Nato, elaborate con simulazioni dove i parametri immessi sono idiozie politiche, scemenze PR: i soldati russi sono male addestrati, il loro morale è basso, le loro armi sono penose, il loro sistema di ISR (intelligence, control, reconnaissance) inesistente.

Così nelle war games si vince facile.

Purtroppo i soldati ucraini non vivono negli universi alternativi dei neo-liberal-con e dei loro generali. Muoiono nell'universo vero.

Note

[1] https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/25807-pierluigi-fagan-l-inquietante-azione-a-distanza.html

[2] https://www.nytimes.com/2023/06/24/world/europe/us-intel-prigozhin-warning.html

[3] Evgenij Prigozhin si è fatto costantemente ritrarre in tenuta da battaglia. Tuttavia non ha mai servito nell'esercito e non sa assolutamente nulla di cose militari. Nonostante le scemenze che ci propinano i media mainstream, Progozhin non comandava la Wagner per il semplice motivo che non saprebbe comandare nemmeno la più piccola delle unità militari, figurarsi migliaia di persone che combattono una guerra la cui scala e i conseguenti problemi di comando e controllo hanno colto di sorpresa e sconcertato i generali Nato (https://www.businessinsider.com/ukraine-war-scale-out-of-proportion-with-nato-planning-cavoli-2023-2?r=US&IR=T).

[4] https://bigserge.substack.com/p/the-battle-of-bakhmut-postmortem. È anche ormai noto che i comandanti della Wagner usano metodi brutali nei confronti delle proprie truppe.

[5] https://www.washingtonpost.com/world/2023/04/20/bakhmut-ukraine-war-leaked-documents/

[6] https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/06/09/petraeus-ukraine-russia-counteroffensive-war/. Il generale Petraeus è uno capace di affermare che l'offensiva ucraina di Karchov lo scorso autunno è stata “impressive”, mentre in realtà la città era stata abbandonata dalle forze russe e quelle ucraine, pensando a un tranello russo, vi entrarono ben due giorni dopo senza sparare un solo colpo. Veramente “impressive”. Da un venditore di fumo così, con in più le fette di salame eccezionaliste sugli occhi, non è sorprendente sentire affermare «It is entirely possible that Russian units — now composed increasingly of poorly trained, poorly equipped, and poorly led individual replacements who have been in tough combat for many months — will prove to be quite brittle and collapse over broad areas».

Le truppe “poorly trained” mobilitate in ottobre stanno ancora completando il loro addestramento, dopo ben otto mesi. Che dire invece di qui poveracci di giovani e non più giovani ucraini rapiti per strada a Odessa e altrove, addestrati per due settimane e mandati a morire in fronti come Bachmut dove il tempo medio di sopravvivenza era quattro ore? (https://nypost.com/2023/02/23/life-expectancy-on-frontline-in-ukraine-4-hours-soldier/).

[7] https://youtu.be/Dtwo-eB4EEc

[8] È stato detto che l'ammutinamento della Wagner avrebbe dovuto sincronizzarsi con azioni di successo della controffensiva ucraina (che non ci sono state). Può essere, ma io non sono sicuro che i favori della Russia si sarebbero spostati verso Prigozhin se centinaia se non migliaia di ragazzi russi fossero caduti a causa o in concomitanza del suo ammutinamento. Penso, al contrario, che la Russia avrebbe chiesto una punizione esemplare, mentre successi militari anche importanti di Kiev, ma pur sempre limitati, è difficile che si traducano in una crisi istituzionale russa, come i successi ucraini dello scorso autunno dimostrano.

[9] https://tass.com/politics/1638653

[10] https://warontherocks.com/2018/10/how-close-did-the-united-states-actually-get-to-using-nuclear-weapons-in-vietnam-in-1968/

[11] https://kyivindependent.com/biden-threat-of-russia-using-nuclear-weapon-is-real/

[12] «Usando le sue armi nucleari, la Russia potrebbe salvare l'umanità da una catastrofe globale. Una decisione dura ma necessaria costringerebbe probabilmente l'Occidente a fare marcia indietro, consentendo una conclusione anticipata della crisi ucraina e impedendole di espandersi ad altri stati». Così Sergei Karaganov, vicedirettore dell'Accademia Russa delle Scienze (https://www.rt.com/russia/578042-russia-nuclear-weapons/).

Una provocazione? Incredibilmente stupida sia da un punto di vista tecnico sia da quello politico. In Occidente questo signore passa per “consigliere” di Putin. Alcuni ammettono che sia un “ex consigliere”. In realtà è una persona che aveva in testa un quadro politico ragionevole, anche se non originale (la Russia che trae la sua forza come potenza eurasiatica e non europea). Ma in politica, e specialmente in geopolitica, non si può sragionare nemmeno una sola volta. È un po' come se si scalasse in montagna una parete di mille metri: se scivoli e cadi anche solo all'ultimo metro è una catastrofe e c'è poca consolazione essere stati bravi per gli altri 999. Questo “consigliere” di Putin, così scriveva nel 2002 rispetto all'uomo che “consigliava”: «Nessuno capisce cosa vuole veramente [Putin] in politica estera e questo è un enorme svantaggio». «Coloro che sostengono la politica estera del presidente tra le élite sono una piccola minoranza»

(https://web.archive.org/web/20050426213350/http://www.eng.yabloko.ru/Publ/2002/papers/moscow-times-020402.html). Sembrerebbe che questo strano e influente personaggio, già membro della Commissione Trilaterale e dell'International Advisory Board del Council on Foreign Relations, due organizzazioni statunitensi, non fosse ascoltato proprio come un oracolo. Mi sbaglierò, ma sembra che sia diventato “ex consigliere” già prima di diventare “consigliere”. Succedono cose strane al Cremlino.

Ad ogni modo sulla rivista del Concilio per gli Affari Internazionali Russi è comparso un articolo chiaro fin dal titolo: “A Preemptive Nuclear Strike? No!”

https://russiancouncil.ru/en/analytics-and-comments/analytics/a-preemptive-nuclear-strike-no/

[13] «US expected “a lot more bloodshed” in Russia, official says» (https://edition.cnn.com/europe/live-news/russia-ukraine-war-news-06-25-23/h_10ca74299a2b2f940854c485d4092f34).

[14] In Italia gli oligarchi che si arricchivano con gli ex beni pubblici non venivano chiamati così, bensì “capitani coraggiosi” (copyright Massimo D'Alema). Il loro coraggio risiedeva nel comprare aziende ex pubbliche facendo debiti che sarebbero stati pagati dalle stesse aziende acquisite. Leveraged buyout si chiama questa tecnica, un termine altisonante per un'operazione da bassofondo: compro un'azienda non coi soldi miei ma con quelli dell'azienda da comprare. Non era una novità: la Corona inglese comprò l'India dalla Compagnia delle Indie Orientali coi soldi dell'India stessa. Stava dando il buon esempio.

[15] (https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Sky-High-Energy-Prices-Propel-German-Corporate-Flight.amp.html).

[16] (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2023-0270_IT.html). Secondo il canale “euronews” a lato di un intervento di un intervento di ricostruzione con pannelli fotovoltaici di un ospedale che era rimasto senza energia elettrica per una granata russa che aveva distrutto l'impianto le due associazioni ambientaliste Greenpeace e Victory for Ukraine hanno concordato che “ricostruire velocemente l'Ucraina non è un'opzione sostenibile, sia per l'ambiente che per le generazioni future che vivranno in un'Ucraina libera” (https://it.euronews.com/my-europe/2023/04/12/ucraina-le-ong-puntano-alla-ricostruzione-sostenibile-dellucraina).

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Sciamano e Prigozhin figure del golpe circoscritto

Chi ricorda lo sciamano, figura iconica dell’assalto a Capitol Hill di due anni fa? Si trattava di un personaggio molto vicino al ruolo svolto da Prigozhin durante la crisi russa di inizio estate: quello dell’attore principale del golpe circoscritto a basso, o nullo, spargimento di sangue, dai caratteri ambigui (tra golpe, simulazione di golpe, messaggio in codice tra parti in conflitto) e con soluzione degli eventi teatrale quanto sostanzialmente incruenta. Il golpe circoscritto, con miriadi di immagini di prima mano, come negli Usa, o con poche come in Russia, contiene una grossa componente di simulazione, un uso della forza ristretto che alimenta, nella dissoluzione di ogni reale informazione sui fatti che accadono, complottismo e propaganda.

In una situazione di crisi di questo genere, negli Usa ieri come in Russia oggi, vince chi, nella simulazione dello scontro, è in grado di far valere la propria capacità di pressione sull’avversario. Questo ci spiega la mutata natura del golpe nella nostra modernità: ad alto potere distruttivo nei paesi cosiddetti emergenti e in quelli più poveri, specialmente in Africa e in Asia, con spargimento di sangue ma con esito immediato in paesi a ridosso dell’Occidente come nel 2016 in Turchia, e circoscritto, più simulato che combattuto, nelle società moderne e complesse del nord del Mondo quali sono, in modi diversi, gli Usa e la Russia ma anche in paesi come il Brasile di inizio gennaio.

Le società del nord del mondo nei golpe hanno regole fondamentali, specie nelle crisi più gravi, che tendono a rispettare: risparmiare vite per evitare paralisi sociali ben più devastanti dello scontro politico, intralciare il meno possibile la vita economica e le transazioni finanziarie, vedere meno gente possibile nelle piazze per evitare il pericoloso spettacolo dell’effetto disordine, accumulare tensione e lotta di potere piuttosto che nel confronto armato nello svolgimento dello spettacolo, componente egemone degli eventi del golpe. Chi segue queste regole, e sa far valere la propria capacità di pressione sull’avversario, vince la lotta per il potere. E, guarda caso, la vince se le borse sono tranquille, come quelle Usa nel gennaio 2021 e quelle legate al prezzo del petrolio russo in questi giorni. Il golpe è circoscritto, e quindi accettabile nei suoi esiti, proprio quando rimane entro i propri processi di “specializzazione” riguardando solo l’ambito di potere nel quale vi è crisi di comando, senza effetto contagio sulla società (che lo guarda sui social e sui media).

In questo senso la società russa è molto cambiata dal 1993 quando lo scontro tra Eltsin e il parlamento si risolse con il cannoneggiamento di quest’ultimo. Oggi, nonostante la guerra in Ucraina, le regole del golpe circoscritto sono state rispettate. Segno che la società russa è antropologicamente più vicina all’Occidente di quanto oggi si voglia ammettere. Ma quando incide la vicenda Wagner sulla guerra in Ucraina? Come si sta dipanando una situazione classica, tentativo di golpe e guerra in corso, nel nuovo contesto bellico che vede la guerra sul campo sempre necessaria in un conflitto quanto meno decisiva per vincere la contesa tra nazioni?

La decisione del governo russo di mettere il gruppo Wagner, nella catena di comando dedicata alla guerra in Ucraina, alla dipendenze del ministero della difesa è stata sicuramente il fatto scatenante della rivolta comandata da Prigozhin. Il conflitto però avviene in un momento in cui la controffensiva ucraina non ha dato sostanziali risultati. Segno che la lotta per il potere a Mosca ha mostrato una certa razionalità anche nelle modalità di scontro. E, nelle ore di assoluta confusione sulla situazione russa, l’Ucraina non ha saputo, o potuto, approfittarne. Allo stesso tempo però quello che è accaduto in questi giorni ha rafforzato il partito della guerra del fronte occidentale. Un flop, come sta accadendo, della controffensiva ucraina unito ad un atteggiamento granitico del potere russo avrebbe potuto consigliare, alle forze della Nato, un disimpegno verso una chiusura diplomatica del conflitto russo-ucraino per mancanza di soluzioni militari.

Quello che sta per accadere è praticamente già scritto: da una parte la controffensiva ucraina è destinata a impantanarsi dall’altra quello che è accaduto in Russia favorisce il partito dei falchi della Nato, quelli che pensano come possibile la disgregazione, durante il conflitto, del potere moscovita. Il problema è che sta accadendo il contrario: un nuovo assetto di potere, attorno alla centralità del ministero della Difesa, emerge a Mosca e, anche se negli analisti della stessa Nato si crede sempre meno alla possibile sconfitta militare russa, la posizione operativa degli occidentali è ancora quella del sostegno incessante all’Ucraina.

Nel frattempo, come abbiamo visto, riemerge il fenomeno del golpe circoscritto, stavolta a Mosca, entro la dimensione di guerra ibrida della quale è ancora difficile vedere la fine. Lo sciamano ieri e Prigozhin oggi sono gli spettri di questo genere di golpe, un processo di specializzazione della violenza, e di confinamento degli effetti devastanti dello scontro politico, che ci rivelano la mutata natura della lotta per il potere.

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Guerra in Ucraina - Il Cremlino prova a “normalizzare” la crisi. Kiev delegittima Putin sui negoziati

Per l’ex capo della Cia “Putin deve guardarsi le spalle”

Il presidente russo Vladimir Putin "ora deve guardarsi le spalle”. È quanto afferma l’ex capo del Pentagono e poi della Cia Leon Panetta in una intervista a Repubblica Sulle conseguenze della tentata insurrezione di Prigozhin, Panetta osserva che: “Non bisogna mai sottovalutare Putin, perché è un ex colonnello del KGB, è stato a lungo al potere e sa come sopravvivere, però credo che ora debba guardarsi le spalle”. Come prima cosa, “ha evidenziato spaccature molto gravi all’interno del regime. Poi Putin ha detto che Prigozhin è un traditore, ma almeno finora non lo ha punito, perché evidentemente non si sente pronto a farlo o non lo ritiene conveniente. Questo è un grave segnale di debolezza, che in una monarchia assoluta invita i suoi avversari ad approfittarne per attaccare il re”.

Lukashenko. “L’Occidente colpirà i nostri punti dolenti”

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha affermato che il tentativo di ammutinamento della compagnia militare privata Wagner darà l’opportunità all’Occidente di colpire nei punti dolenti Russia e Bielorussia. “Affrontiamo il peggio, stiamo attraversando tempi difficili”, riferisce l’agenzia di stampa bielorussa BelTA. “I funzionari occidentali trarranno sicuramente alcune conclusioni dalla marcia di Wagner su Mosca” – ha affermato Lukashenko – “Coordineranno il loro lavoro, si concentreranno e colpiranno nei punti più dolenti”.

Il presidente bielorusso intanto ha firmato la legge sulla ratifica del protocollo all’accordo con la Russia sul gruppo di forze militare regionale.

Il protocollo è stato firmato dai ministri della difesa dei due paesi, Viktor Khrenin della Bielorussia e Sergey Shoigu della Russia. Il documento è volto ad adeguare il quadro giuridico per la cooperazione bilaterale in ambito militare. Specifica la procedura di pianificazione e le misure finanziarie per garantire il funzionamento del gruppo di forze regionale.

Il 10 ottobre 2022, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko aveva annunciato la formazione di un gruppo di forze regionale composto al suo interno da militari bielorussi, in base al suo accordo con Mosca. Le prime unità russe sono arrivate in Bielorussia a metà ottobre. Dopo i colloqui con Lukashenko a Minsk il 19 dicembre 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Mosca e Minsk continueranno la pratica delle esercitazioni congiunte, anche all’interno del gruppo di forze regionale. All’inizio di gennaio, il ministero della Difesa bielorusso ha affermato che il gruppo regionale era rafforzato e pronto a difendere lo Stato dell’Unione.

Il Cremlino al lavoro per normalizzare la compagnia Wagner

Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari anonimi e “disertori” della milizia russa, nelle ore successive alla rivolta di Progozhin il viceministro degli Esteri russo, Andrej Rudenko, è volato a Damasco per consegnare personalmente un messaggio al presidente siriano Bashar al Assad: le forze del gruppo Wagner nel Paese non opereranno più in quel Paese in maniera indipendente. Il ministero degli Esteri russo avrebbe riferito telefonicamente lo stesso messaggio al presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, Mosca avrebbe inoltre assicurato al presidente che la crisi dello scorso sabato non arresterà l’espansione della presenza russa in Africa. Nei giorni scorsi – prosegue il Wall Street Journal – aerei governativi russi hanno fatto la spola dalla Siria al Mali, un altro dei teatri internazionali della presenza della compagnia Wagner.

Il Wall Street Journal stima che circa 6mila mercenari e dipendenti del gruppo Wagner operino attualmente al di fuori del territorio di Russia e Ucraina, svolgendo una molteplicità di funzioni più o meno legali e regolamentate: da servizi di protezione e difesa di siti minerari, petroliferi e industriali, a operazioni militari contro gruppi islamisti a fianco delle forze armate siriana e di diversi Paesi africani.

Negoziati di pace. Il Cremlino apre, Kiev chiude

Il cardinale Zuppi, segretario della CEI, sta lavorando ad una “missione di pace” facendo la spola tra Kiev e Mosca. Finora non è trapelato molto sui risultati di questa visita. L’inviato speciale del Papa, il cardinale Matteo Zuppi, ha visitato la Russia con proposte per risolvere il conflitto ucraino, riporta l’agenzia russa Ria Novosti, sebbene non siano stati raggiunti risultati concreti dalle parti, “gli esperti ritengono che questa e altre iniziative simili costituiranno alla fine la base per una cessazione delle ostilità”.

In un’intervista al network Russia Today, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che la Russia era e rimane pronta a discutere qualsiasi iniziativa di pace.

Ha osservato che diversi paesi hanno espresso la loro intenzione di agire come mediatori per risolvere la crisi ucraina, comprese le iniziative della Cina, del Vaticano e dei paesi africani. Peskov, riferendosi alle parole di Putin, ha affermato che ora si stanno formulando iniziative specifiche e la Russia rimane aperta a discutere eventuali proposte.

Dall’Ucraina arriva l’ennesima doccia gelata sulle possibilità di un negoziato

“Abbiamo già ripetuto che non ha senso prendere iniziative che non portino alla fine della guerra a condizioni eque, bensì congelino il conflitto. Ciò condurrebbe alla ripresa della guerra nel futuro. Ecco il motivo per cui sosteniamo unicamente i passi di chi non va oltre la formula della pace avanzata da Zelensky” ha dichiarato Il consigliere presidenziale ucraino Podolyak, vera e propria anima nera dello staff di Zelenski.

“L’Ucraina – aggiunge – non ha bisogno di essere persuasa a porre fine alla guerra, non l’abbiamo iniziata noi, le chiavi si trovano al Cremlino e le mediazioni devono partire da lì: occorre che i russi abbandonino le terre occupate. Credo che il Vaticano possa coordinare il monitoraggio delle condizioni di detenzione e di ritorno dei prigionieri ucraini e dei bambini deportati in Russia”.

Quanto a Putin, secondo Podolyak “Emerge un leader debole a capo di un sistema di potere fragile e questo stravolge la tesi di chi pensava che la guerra dovesse finire con la sconfitta russa. Ciò per il fatto che sono a rischio gli arsenali nucleari di un Paese dove diversi attori oscuri stanno già pensando alla redistribuzione del potere. Ormai è iniziato il caos interno. Putin ha perso il controllo, il re è nudo. Dunque, il mondo democratico dovrebbe comprendere che non è più lui il partner con cui negoziare”.

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29/06/2023

Guerra in Ucraina - La controffensiva langue. Polonia e Baltici preoccupati per la Wagner in Bielorussia

Qui di seguito un aggiornamento delle notizie dal fronte di guerra basato su fonti russe, ucraine e statunitensi.

L’esercito russo ha respinto un attacco delle truppe ucraine nella direzione di Zaporozhye. Lo ha detto a RIA Novosti Oleg Cechov, capo del centro stampa del gruppo Vostok. “Nella direzione di Zaporozhye, le unità avanzate del gruppo di truppe Vostok, con il supporto dell’artiglieria, hanno respinto un attacco nemico nell’area di Malaya Tokmachka. Il fuoco dell’artiglieria ha distrutto i veicoli ucraini che hanno cercato di attaccare con forze fino a un plotone in direzione Novodanilovka e Lugovoi”, ha riferito la fonte.

Sempre secondo quanto riporta RIA Novosti le truppe ucraine stanno cercando di avanzare sulla sporgenza Vremevsky e hanno anche lanciato una nuova offensiva vicino al villaggio di Rabotino in direzione Orekhovsky. L’aviazione russa ha bombardato i concentramenti ucraini nella direzione di Orekhovsky.

A Melitopol, sempre nella regione di Zaporozhye, il sistema di difesa aerea russo è dovuto entrare in funzione per incursioni ucraine dal cielo, riferiscono le autorità cittadine sul canale Telegram. Una “serie di esplosioni” si sono verificate nella città di Melitopol occupata dai russi, secondo Vladimir Rogov, un collaboratore dell’amministrazione dell’oblast di Zaporizhzhia.

Il portavoce del comando orientale ucraino, Serhii Cherevatyi, riferisce che le forze armate ucraine sono avanzate fino a 1.400 metri in vari settori della linea del fronte nell’ultimo giorno, ma Cherevatyi non ha nominato le aree esatte. Nel frattempo, il 27 giugno il vice ministro della Difesa Hanna Maliar ha riferito che le forze ucraine sono gradualmente avanzate sui fianchi di Bakhmut negli ultimi quattro giorni.

In una intervista al Financial Times il ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov ha affermato che “I recenti e modesti successi ucraini contro le forze russe sono solo una ”anteprima” di una controffensiva molto più grande: l’evento principale dell’attacco deve ancora arrivare e quando accadrà, lo vedrete tutti… Tutti vedranno tutto”.

Intanto l’agenzia ucraina Unian – su fonte dello Stato Maggiore ucraino – riferisce che le forze armate russe hanno tentato ieri senza successo di attaccare cinque insediamenti ucraini in quattro direzioni. “Il nemico continua a concentrare i suoi sforzi principali nelle direzioni Lymansk, Bakhmut e Marynka, dove continuano pesanti battaglie. Durante la giornata (di ieri, ndr) si sono verificati oltre 30 scontri”, si legge nel rapporto. In particolare, in direzione Lyman, i russi hanno effettuato azioni offensive senza successo nella direzione di Belogorovka. Inoltre, nella direzione di Bakhmut hanno effettuato operazioni offensive senza successo nell’area di Orekhovo-Vasilyevka.

Il think thank statunitense Institute for the Study of War così sintetizza la situazione sul campo: “Fonti ucraine e russe hanno riferito che le forze ucraine hanno continuato le operazioni di controffensiva sui fianchi settentrionale e meridionale di Bakhmut. Il portavoce dello stato maggiore ucraino Andriy Kovalev ha dichiarato che le forze ucraine hanno condotto con successo operazioni offensive a sud di Velyka Novosilka vicino al confine amministrativo dell’oblast di Donetsk-Zaporizhia e a sud di Orikhiv nell’oblast di Zaporizhia occidentale. Fonti russe hanno affermato che le forze ucraine hanno condotto attacchi di terra a sud e sud-est di Velyka Novosilka, e un importante milblogger ha affermato che le forze ucraine hanno ottenuto ulteriori guadagni a sud di Rivnopil (10 km a sud-ovest di Velyka Novosilka) dopo aver catturato l’insediamento il 26 giugno. Il funzionario dell’occupazione dell’oblast di Zaporizhia Vladimir Rogov ha affermato che le forze ucraine hanno condotto contrattacchi a sud di Orikhiv per riconquistare le posizioni perse”.

Dalla sintesi di queste notizie dal fronte, sia di fonte russa che ucraina e statunitense, emerge che le forze armate russe non si stanno solo difendendo ma attaccano, nel contempo la controffensiva ucraina ottiene solo successi marginali.

Polonia e Repubbliche Baltiche preoccupate dalla Wagner in Bielorussia

Il presidente polacco Andrzej Duda ha affermato che è necessario rafforzare il fianco orientale della NATO negli Stati baltici e in Polonia a causa del dispiegamento delle truppe Wagner in Bielorussia.

“È in corso il ridispiegamento de facto delle forze russe, il Gruppo Wagner, in Bielorussia, insieme al suo capo Yevgeny Prigozhin. Questi sono segnali molto negativi per noi”, ha detto Duda il 27 giugno.

Anche la Lettonia e la Lituania hanno espresso preoccupazione per il ridispiegamento della Wagner, poiché entrambe confinano con la Bielorussia.

Il gruppo di monitoraggio bielorusso Belarusian Hajun ha confermato che l’aereo privato di Prigozhin era atterrato all’aeroporto militare di Machulishchy vicino a Minsk.

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27/06/2023

Guerra in Ucraina - Stallo nei combattimenti e Prigozhin scompare

Quando la situazione cambia così velocemente e radicalmente è difficile non correre il rischio di prendere fischi per fiaschi. Specie se si prende per “attendibile” (se non proprio “buona”) una parte dell’informazione-propaganda del “campo” in cui siamo oggettivamente inseriti (quello euro-atlantico, insomma).

Nel breve volgere di 24 ore siamo passati dall’avere un capo-padrone di una compagnia di mercenari – giustamente aborrito come “macellaio a fini di lucro” – a un potenziale “eroe liberale” che marciava con le sue truppe su Mosca, cosa che evidentemente non può fare l’esercito di Kiev per quanto addestrato e armato dalla Nato.

In appena 12 ore questo steso “eroe” avrebbe – secondo notizie questa volta unanimi, a Mosca come a Washington – raggiunto un “accordo” tramite la mediazione di Lukashenko (presidente bielorusso) per ottenere impunità ed esilio a Minsk insieme alla parte dei suoi uomini che avevano animato il putsch. Gli altri immediatamente arruolati nell’esercito regolare.

Altre 12 ore e il mostro-eroe è diventato quasi un “desaparecido”, anche se per ora non sembra esserci nessuno che si mostri seriamente preoccupato per la sua sorte.

Intanto nel suo “comando” ora abbandonato sono stati trovati oro e soldi per 43 milioni, che il suo ufficio stampa considera “per la paga” dei soldati Wagner.

Anche la narrazione su Putin, nello stesso lasso di tempo, ha subito cambiamenti radicali: il “dittatore” e “nuovo zar” è stato per un giorno descritto come finito, “in fuga”, scomparso nonostante il suo discorso in tv. Persino Zelenskij, ad un certo punto, ha dichiarato che la leadership russa non controlla “niente di niente. Solo caos completo”.

Da “dittatore” a tremebondo confusionario è stato un attimo. Tanto breve da far venire il dubbio che entrambe le definizioni siano un tantino “letterarie”, più che realistiche. A Hollywood, insomma, devono decidere ancora come va avanti il film...

Subito dopo la resa e la scomparsa di Prigozhin, giusto per non buttar via i quintali di inchiostro e opinioni rovesciati sui telespettatori occidentali (bisogna ricordare che il resto del mondo segue altre regole, ormai), il Dipartimento di Stato – per bocca di Anthony Blinken, ha varato la linea ufficiale seguita fedelmente da ogni media (tranne pochissime eccezioni): “Prigozhin ha sfidato direttamente l’autorità di Putin, e questo solleva vere domande e rivela vere crepe ai vertici del Cremlino”.

Adelante con juicio, insomma...

E comunque tornare al concerto sulla “dittatura” deve essere sembrato eccessivo anche agli sceneggiatori dei peggiori serial tv...

Le cronache (occidentali, sia chiaro) riferiscono infatti che nella capitale russa sono state cancellate le “misure antiterrorismo” prese nelle ore della “marcia su Mosca”. Il sempre periclitante ministro della difesa, Shoigu (per mesi il bersaglio fisso delle critiche di Prigozhin), è in visita alle truppe al fronte, in Donbass.

Proprio mentre, nelle stesse ore, i vertici delle forze armate sciorinano dati rilevanti sull’andamento degli arruolamenti (circa 40.000 uomini al mese), ma precisano anche che saranno destinati alla “riserva” perché non ce n’è bisogno sulle linee della cosiddetta “Operazione militare speciale”.

Nonostante l’indubbio trauma momentaneo che deve aver provocato il “colpo da matto” del capitano di ventura, insomma, non sembrano esserci stati sbandamenti sul fronte dei combattimenti.

La famosa “controffensiva” ucraina, che proprio il Pentagono e lo stesso Zelenskij avevano ammesso come “ferma” la mattina stessa del “putsch” della Wagner, non ha neanche provato a verificare se si erano create condizioni migliori per avanzare.

Anche Blinken aveva suggerito che “nella misura in cui l’attenzione della Russia viene deviata questo crea, credo, un ulteriore vantaggio” per l’Ucraina nel bel mezzo di un’offensiva contro le forze russe.

Ma dai vertici dell’esercito russo – come riferisce il blog statunitense Simplicius the Thinker – “Sono in corso i preparativi per ulteriori azioni offensive ... anche da parte nostra”.

Dal punto di vista puramente militare non farebbe un grinza. Dopo aver fatto consumare al nemico molte forze e mezzi per cercare di avanzare è piuttosto usuale lanciare un contrattacco là dove si è indebolito di più.

Resta ovviamente l’incognita su quanto possa aver pesato, o pesare nelle prossime settimane, la scomparsa della compagnia di mercenari.

Ma, per capirci qualcosa di più, consigliamo di spegnere la televisione dopo i titoli di testa (che servono giusto a capire il “tono” della narrativa, non certo quel che accade). Già i media anglosassoni sono più ricchi di informazioni, spesso anche attendibili...

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L’Occidente osserva ma non capisce molto su cosa è accaduto in Russia

Le reazioni occidentali agli avvenimenti in Russia rivelano un vischioso mix tra speranze e timori, tra voglia di cogliere l’opportunità e troppe incertezze per regolare i conti con la Russia. Le analisi appaiono molto più articolate negli Stati Uniti e molto superficiali nell’Unione Europea. Emerge il gap delle informazioni messe a disposizioni ai governi dalle diverse agenzie intelligence.

Negli Stati Uniti, secondo il quotidiano “Washington Post”, l’intelligence degli Usa avrebbe appreso già alla metà di giugno che Prigozhin stava preparando un’insurrezione in Russia. Per il “New York Times”, i servizi avrebbero informato la Casa Bianca, il dipartimento della Difesa e il Congresso degli Usa della rivolta del gruppo Wagner 24 ore prima del suo inizio.

Oggi il New York Times scrive che “la minaccia immediata è stata scongiurata. Ma nel processo, Putin ha perso molto della sua reputazione di assicurare la stabilità”. Il fatto che Prigozhin e le sue forze non siano stati puniti ha minato la reputazione del signor Putin come leader deciso che non avrebbe tollerato la slealtà. Uno degli aspetti più confusi della crisi, secondo il NYT è stato il motivo per cui Putin ha permesso che il conflitto pubblico di Prigozhin con il Ministero della Difesa russo si intensificasse per mesi senza affrontarlo. Prigozhin era stato sfacciatamente schietto nell’attaccare e sminuire la leadership dell’esercito russo. “Due persone vicine al Cremlino, parlando a condizione di anonimato per discutere questioni politiche delicate, hanno descritto la crisi come prima di tutto il prodotto di un sistema di governo disfunzionale che rasenta il caos, vividamente catturato nella parola russa bardak”.

A giudizio dell’Istituto per lo Studio della Guerra (Isw) i mercenari del Gruppo Wagner di Evgeny Prigozhin non sarebbero stati in grado di affrontare un conflitto armato con le truppe dell’esercito russo e occupare Mosca senza un ulteriore sostegno. Secondo fonti russe, scrive il centro studi statunitense, la prima colonna del Gruppo Wagner che ha iniziato a muoversi verso Mosca era composta da 350 pezzi di equipaggiamento, tra cui nove carri armati, quattro veicoli da combattimento Tiger, un sistema di lanciarazzi multipli Grad e un obice. Le altre tre colonne della Wagner che si muovevano verso Mosca avevano rispettivamente 375, 100 e 212 pezzi di equipaggiamento, la maggior parte dei quali erano camion non blindati, auto e autobus. Il think tank statunitense commenta di non poter confermare l’esatta composizione delle colonne della Wagner. Tuttavia, sottolinea, le notizie attuali suggeriscono che le forze di Prigozhin avrebbero avuto difficoltà ad occupare completamente Mosca o a condurre combattimenti prolungati con le Forze armate russe. Prigozhin, conclude il rapporto, potrebbe essere diventato più disponibile a trattare con Lukashenko quando le sue forze si avvicinavano a Mosca ed ha capito che il tempo stava per scadere per raccogliere il sostegno militare necessario per un potenziale conflitto armato con l’esercito russo.

L’Associated Press scrive che non è ancora chiaro cosa avrebbe significato per la guerra in Ucraina la fessura aperta dalla ribellione di 24 ore. Ma il risultato è che alcune delle migliori forze che combattevano per la Russia sono state ritirate dal campo di battaglia. La rapida avanzata in gran parte incontrastata delle forze Wagner ha anche messo in luce vulnerabilità nelle forze di sicurezza e militari della Russia. “Onestamente penso che Wagner probabilmente abbia fatto più danni alle forze aerospaziali russe nell’ultimo giorno di quanto abbia fatto l’offensiva ucraina nelle ultime tre settimane”, ha detto in un podcast Michael Kofman, direttore degli studi sulla Russia presso il think thank Center for Naval Analisys.

Nella loro fulminea avanzata, sabato le forze di Prigozhin hanno preso il controllo di due centri militari nel sud della Russia e si sono avvicinate a 200 chilometri (120 miglia) da Mosca prima di ritirarsi. “Eppure la ribellione è svanita rapidamente, in parte perché Prigozhin non aveva il sostegno che apparentemente si aspettava dai servizi di sicurezza russi”.

Interessante l’analisi di Brian Withmore dell’Atlantic Coucil secondo cui la guerra contro l’Ucraina “ha diviso l’élite russa in due fazioni: i falchi che vogliono solo la conquista di Kiev e una parata militare sui Khreshchatyk e cleptocrati che vogliono tornare al mondo precedente al 24 febbraio 2022. Nessuna di queste cose accadrà, quindi nessuno è felice. Di queste due fazioni, i falchi sono di gran lunga la minaccia più potente e più seria per il regime. Questo ha messo Putin in una posizione molto precaria, indipendentemente da come si risolve la ribellione di Prigozhin”.

In secondo luogo, per Withmore la ribellione di Prigozhin illustra anche i pericoli della “politica estera del capitale di rischio” di Putin, che esternalizza compiti chiave ad attori nominalmente del settore privato al di fuori della normale catena di comando. Il sistema russo non si basa sulle istituzioni ma su reti clientelari informali con Putin come arbitro supremo. Quando Putin è forte, questo approccio funziona, fino a un certo punto. Ma quando Putin è indebolito, può andare fuori controllo.

In terzo luogo, i krysha di Prigozhin in questo sistema informale sembrano abbandonarlo. Il generale Sergei Surovikin e il leader ceceno Ramzan Kadyrov lo hanno già sconfessato. È anche difficile immaginare un altro presunto alleato, il leader di Rosgvardia Viktor Zolotov, schierarsi con Prigozhin su Putin. Questo probabilmente spiega la ritirata tattica di Prigozhin. Ma anche se la crisi immediata viene risolta, la sua causa sottostante continuerà a indebolire il regime.

L’ ex direttore della CIA il generale David Petraeus intervistato dalla CNN ha avvertito il leader della fallita rivolta in Russia, Yevgeny Prigozhin, di “stare molto attento alle finestre aperte”. Il generale in pensione apparentemente si riferiva al numero di importanti personaggi russi che sono morti in circostanze poco chiare, comprese le cadute dalle finestre.

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In Europa la situazione che appare più imbarazzante, a seguito degli avvenimenti in Russia, si è rivelata quella della Germania sotto due aspetti.

Il primo e che il Bnd, ossia l’agenzia di intelligence esterna della Germania, è stata colta di sorpresa dalla rivolta del gruppo paramilitare Wagner in Russia. Secondo quanto appreso dal settimanale “Der Spiegel”, il Bnd ha riferito sull’insurrezione all’esecutivo tedesco per la prima volta nella mattinata del 24 giugno, quando i mercenari al comando di Evgeny Prigozhin avevano già occupato Rostov sul Don. Nella giornata del 23 giugno, deputati del Bundestag hanno preso parte a un rapporto riservato sulla situazione in Ucraina presso il ministero della Difesa di Berlino. Alla riunione erano presenti anche funzionari di alto rango del Bnd, che “non hanno detto una parola” su una possibile lotta per il potere in Russia.

Il secondo aspetto è il dato di fatto che ha visto come i servizi di intelligence tedeschi non fossero a conoscenza di importanti sviluppi in Russia e questa sarà la questione al centro della riunione odierna della commissione Esteri del Bundestag. Se confermata, sarebbe la terza occasione in cui il Bnd viene colto di sorpresa, dopo la riconquista di Kabul da parte dei talebani nel 2021 e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio dello scorso anno. In quella data, il direttore del Servizio federale per le informazioni, Bruno Kahl, si trovava a Kiev e dovette essere esfiltrato mentre la capitale dell’ex repubblica sovietica veniva bombardata dai reparti russi.

Il presidente francese Macron ha dichiarato in un’intervista che la ribellione armata condotta da Yevgeny Prigozhin e dal gruppo di mercenari Wagner rivela divisioni all’interno del governo russo. Il presidente Macron ha detto che “ho seguito gli eventi ora per ora, in collaborazione con i principali partner della Francia ... emergono le divisioni che esistono all’interno del regime russo, la fragilità sia dei suoi eserciti che delle sue forze ausiliarie come il gruppo wagneriano”. Macron ha ribadito l’importanza di sostenere lo sforzo bellico ucraino nell’evidente instabilità delle strutture di potere interne della Russia.

Il più ottuso e svelto a battere cassa, come al solito, è Josep Borrell, responsabile della politica estera dell’Unione Europea. “Questo è il momento di sostenere Kiev più di ogni altro momento ed è un bene che l’Epf (il cd fondo europeo per la pace, ndr) sia rimpinguato con altri 3,5 miliardi. La guerra sta incrinando la forza militare russa e sta mettendo in crisi il governo: ora una potenza nucleare come la Russia potrebbe affrontare un periodo d’instabilità e dobbiamo prendere in considerazione questo scenario”.

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