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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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21/06/2024

Guerra in Ucraina - Il successo dell’operazione di Kharkiv si misura nel Donbass

di Francesco Dall’Aglio

Il successo o l’insuccesso di una operazione militare si valutano, ovviamente, alla fine della stessa. Nonostante questa norma di cautela, l’offensiva russa nella regione di Kharkiv è stata molto sbrigativamente qualificata come un fallimento, con le truppe russe bloccate ancora a poca distanza dal confine e nessun obiettivo raggiunto. In effetti, se l’obiettivo fosse Kharkiv questa valutazione sarebbe assolutamente corretta: ma l’obiettivo di una operazione militare non è necessariamente il territorio in cui questa operazione si svolge. In questo caso, infatti, l’obiettivo è sempre il Donbass, e da questo punto di vista l’operazione, per quanto visto finora, è un successo.

La rappresentazione mediatica della fase attuale del conflitto in Ucraina si sofferma, più che sui movimenti del fronte o sulle operazioni militari, sul ‟contorno” diplomatico e politico. Nelle ultime settimane, infatti, si è assistito a un aumento abbastanza marcato di dichiarazioni escalatorie da entrambe le parti, e a un apparente irrigidirsi delle posizioni che hanno catturato l’attenzione e la preoccupazione dell’opinione pubblica: dalla proposta di Macron di inviare truppe francesi, pur senza specificare con quale ruolo, alle esercitazioni nucleari tattiche di Russia e Bielorussia per finire con l’autorizzazione, concessa a fatica alle FFAA ucraine dagli USA e con maggiore entusiasmo dalla Gran Bretagna, di impiegare gli armamenti occidentali sul territorio russo, ma solo nella zona del nuovo fronte aperto nella regione di Kharkiv. Proprio il fatto che molte delle dichiarazioni occidentali siano giunte in conseguenza delle difficoltà che l’apertura di questo fronte ha provocato al comando ucraino ci fa, invece, intendere che la dimensione militare resta preponderante, e che il fronte non è affatto fermo o in stallo come spesso è stato affermato.

Il nuovo fronte è stato aperto poco più di un mese fa, il 10 maggio. Unità russe del gruppo ‟Nord” recentemente costituito hanno passato la frontiera in direzione di due insediamenti, Lyptsi e Vovčans’k, sostanzialmente senza incontrare resistenza, e nei giorni successivi sono avanzate fino ad attestarsi nell’abitato di Vovčans’k, teatro da allora di combattimenti sostenuti, e a poca distanza da Lyptsi che si trova a una quindicina di chilometri da Kharkiv. L’avanzata delle truppe russe consente loro adesso di colpire, come da prove filmate, mezzi militari ucraini sulla circonvallazione di Kharkiv, cosa prima impossibile per via della distanza, ma nulla più: come è accaduto spesso durante questo conflitto, il fronte si è stabilizzato abbastanza velocemente e a questa avanzata non ne sono seguite altre, né in quel settore né altrove lungo la frontiera. Del resto, le unità che i russi hanno impiegato per l’operazione sono, anche contando i rinforzi affluiti nelle settimane successive, intorno al 20% degli effettivi del gruppo ‟Nord”, ed era prevedibile che l’afflusso di riserve ucraine avrebbe provocato un arresto dell’avanzata che, nella sua prima fase, aveva goduto sia del fattore sorpresa che della presenza di poche unità poste a difesa (essendo la prima linea di difesa sul confine tra Russia e Ucraina posta qualche chilometro dietro l’effettiva frontiera, da entrambe le parti). Resta dunque da chiedersi se, visto l’esito abbastanza scontato, era davvero Kharkiv l’obiettivo di questa operazione, che in questo caso dovremmo qualificare come fallimentare, o se invece non siano altre le motivazioni e, di conseguenza, i risultati che il comando russo si aspettava di raggiungere.

Del numero limitato di uomini e mezzi impiegati dalla Russia abbiamo già detto: troppo pochi e del tutto insufficienti per attaccare una città che, per fare un raffronto con una delle battaglie più famose di questo conflitto, è grande sette volte e mezzo Bakhmut e meglio difesa. Anche il dato geografico ci porta a dubitare che l’obiettivo fosse questo: l’avanzata è avvenuta in un settore abbastanza decentrato, a nord-est di Kharkiv, e senza che in quell’area siano presenti importanti vie di comunicazione. Il discorso naturalmente sarebbe diverso se, parallelamente all’avanzata a nord-est, ce ne fosse stata anche un’altra a nord-ovest, in modo da dirigersi verso Kharkiv da due direzioni come il comando ucraino temeva: ma le unità in quel settore non sono intervenute e restano, apparentemente, inoperose al di là del confine. Certamente è possibile che l’obiettivo, pur non essendo Kharkiv, fosse diverso da quello conseguito finora e più ambizioso, ma non si capirebbe allora perché il comando russo non abbia impiegato ulteriori truppe e mezzi per raggiungerlo, visto che è noto che queste truppe e questi mezzi sono disponibili. Se dunque l’obiettivo, almeno in questa fase, non è Kharkiv, resta da chiedersi qual è. O meglio quali sono, visto che è possibile individuarne immediatamente due.

Il primo, immediato, è quello di allontanare il fronte da Belgorod, che dista una trentina di chilometri dal confine ed è spesso oggetto di lanci di droni e, soprattutto, di missili: il ‟cordone di sicurezza” di cui aveva parlato Putin poco prima che l’operazione iniziasse. Visti i pochi chilometri conquistati la città resta a tiro, ma i russi hanno ora tre vantaggi: hanno obbligato i pezzi ucraini a spostarsi più indietro, sono in grado di effettuare con maggiore successo operazioni di controbatteria, e soprattutto obbligano il comando ucraino a destinare le risorse a sua disposizione per colpire le unità russe sul fronte, non più la città. Non a caso, il fuoco su Belgorod è sensibilmente diminuito. Accanto a questo obiettivo immediato, però, ce n’è un altro, molto più importante. Ogni operazione militare va inquadrata non solo nel settore in cui si svolge ma nel contesto generale del conflitto. Così, per ottenere risultati in una determinata zona può rendersi necessario operare altrove, in aree non necessariamente fondamentali per il proprio piano strategico. L’area fondamentale per la Russia, più che Kharkiv, è il Donbass: ed è anche il settore del fronte più complesso, più fortificato, quello dove entrambi i contendenti dispiegano le unità e i mezzi migliori. Quello, in sintesi, dove avanzare è più difficile. Dopo la presa di Avdiivka, ufficialmente datata al 17 febbraio 2024, le truppe russe erano ulteriormente avanzate in direzione ovest e nord-ovest, cogliendo un altro importante successo a Očeretine, ma avevano poi incontrato la seconda linea di difesa messa in piedi dall’esercito ucraino e si erano arrestate. Contemporaneamente avanzavano, o provavano a farlo, in altri settori del Donbass, seguendo la costellazione di villaggi e paesi trasformati in roccaforti dagli ucraini che vi si difendono validamente, così ché guardando una carta si possono distintamente vedere delle ‟dita” russe incuneate in territorio ucraino lungo le vie principali di comunicazione, quasi tutte in direzione est-ovest: dita, però, non solo non del tutto estese ma spesso isolate le une dalle altre, e a perenne rischio di controffensiva.

Contemporaneamente c’era e c’è tuttora, in Russia, una certa preoccupazione per gli effetti delle nuove disposizioni ucraine sulla mobilitazione. Considerando che i tempi di addestramento delle nuove reclute sono stati ridotti e che ora possono essere mobilitate persone che prima erano valutate ‟parzialmente abili”, è improbabile che la qualità delle truppe che deriverà da questa mobilitazione sarà particolarmente alta. Tuttavia, per difendere il fronte andranno benissimo e potrebbero, in certi settori, rivelarsi decisive per ribaltare i rapporti di forza e condannare al fallimento gli sforzi russi di avanzare.

Giocoforza, per il comando russo era necessario sfoltire il numero di unità ucraine presenti al fronte, sia per continuare ad avanzare sia per evitare uno squilibrio in futuro. Da questo punto di vista l’apertura del fronte di Kharkiv ha funzionato alla perfezione. Passato lo sbandamento delle primissime ore, il comando ucraino ha organizzato con efficacia l’invio dei rinforzi ma ha dovuto prelevarli anche dalle unità già schierate, non disponendo di un numero sufficiente di riserve strategiche. Vari reparti schierati nel Donbass hanno dovuto cedere parte dei loro effettivi per inviarli a nord, e i russi ne hanno immediatamente approfittato. Dalla metà di maggio hanno preso il controllo di Klishiivka (a sud-ovest di Bakhmut), Georgiivka (a ovest di Marinka), Paraskoviivka, Netailove, Umanskoe, Novoaleksandrivka, Novopokrivskoe (a ovest-nordovest di Avdiivka), Rabotino e Staromajorske. Nulla di fondamentale dal punto di vista strategico, ma un’avanzata continua e in continuo sviluppo.

Il successo dell’operazione di Kharkiv, dunque, non si misura a Kharkiv ma nel Donbass. Per ora il saldo è positivo per la Russia, al di là delle perdite in alcuni settori anche molto pesanti. Resta da vedere se i nuovi reparti di mobilitati ucraini saranno in grado di invertire questa tendenza, o se non sarà invece il comando russo a decidere che è giunto il tempo per un’offensiva che coinvolga un numero di unità molto maggiore di quelle schierate finora.

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14/05/2024

Guerra in Ucraina - Le forze russe “confondono” le difese di Kyev. La guerra devasta i popoli ma arricchisce gli industriali

Il giornale ucraino Kyev Indipendent riferisce che almeno 5.900 persone sono state evacuate dall’oblast di Kharkiv da quando le forze russe hanno lanciato una nuova offensiva nella regione. Il governatore Oleh Syniehubov durante una conferenza stampa a Kharkiv il 13 maggio ha detto che i combattimenti urbani sono in corso nella periferia settentrionale di Vovchansk.

Lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine ha ammesso all’inizio della giornata che la Russia ha avuto un “successo tattico” nella battaglia per la città.

La capacità dell’Ucraina di intercettare gli attacchi missilistici russi è diminuita, sottolinea un rapporto pubblicato dal Wall Street Journal, mentre secondo The Guardian le armi previste dal nuovo pacchetto da 61 miliardi di dollari in aiuti militari Usa approvato tre settimane fa stanno arrivando al fronte in Ucraina: lo ha detto un funzionario statunitense. Le armi includono intercettori destinati alla difesa aerea, artiglieria e missili guidati di precisione a lungo raggio Atacms.

Secondo Evgeny Baladin, commentatore dell’agenzia russa Novosti, “Ci sono grossi problemi anche nell’esercito ucraino: tanto che è necessario trasferire truppe da altre direzioni, dove si sta svolgendo anche l’offensiva delle forze armate russe”.

La carenza di truppe ucraine dovrebbe essere risolta arruolando prigionieri (15-20 mila unità), con la già approvata riduzione dell’età di coscrizione a 25 anni e una nuova ondata di mobilitazione (circa 200 mila unità), nonché il ritorno forzato dei cittadini ucraini dai paesi dell’Unione Europea. Ci sarebbero poi da spostare 15-20mila soldati dislocati al confine con la Transnistria, e circa 120mila concentrati vicino al confine bielorusso. Inoltre nel parlamento di Kiev ci sono appelli affinché Zelensky chieda aiuto agli alleati per inviare le loro truppe in Ucraina. L’Estonia si è fatta avanti in tal senso, ma certo non pare in grado di “fare la differenza” se non quella di esporre truppe della Nato sul fronte della guerra.

Una fonte dei servizi di sicurezza ucraini ha dichiarato al Kyiv Independent che i droni gestiti dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) hanno preso di mira un deposito di petrolio nell’oblast di Belgorod, una sottostazione elettrica nell’oblast di Lipetsk e un treno a Volgograd in Russia durante la notte del 13 maggio.

Ma quello che sta emergendo dal fronte di guerra, diventato ormai lunghissimo da nord a sudovest, è che le forze russe stanno attaccando in più punti costringendo le difese ucraine a rincorrere gli attacchi e quindi a indebolire la compattezza delle linee di difesa.

Sul piano diplomatico il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha smorzato le aspettative riguardo ai risultati che potrebbero essere ottenuti alla conferenza di pace che si terrà in Svizzera a giugno. “Nessuno dovrebbe avere aspettative eccessive: in quel contesto non staremo negoziando la fine della guerra”, ha detto Scholz. “Nella migliore delle ipotesi, è l’inizio di un processo che potrebbe portare a colloqui diretti tra Ucraina e Russia. In Svizzera si tratterà di discutere della sicurezza delle centrali nucleari, delle esportazioni di grano, della questione dello scambio di prigionieri e dell’uso di armi nucleari: tutto questi sono argomenti delicati”.

La guerra intanto continua ad arricchire le industrie militari. L’azienda di armamenti tedesca, Rheinmetall, ha continuato a crescere nel primo trimestre del 2024 grazie al netto incremento degli ordini registrati dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Il fatturato è aumentato del 16% ma gli utili sono cresciuti addirittura del 60%. Con la guerra c’è chi ci si arricchisce, per questo soffiano sul fuoco dell’escalation militare della Nato contro la Russia.

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08/04/2024

Guerra in ucraina - I russi preparano l'assalto a Kharkiv

di Francesco Dall'Aglio

La notizia è di ieri, ma prima di scriverne ho aspettato un po', in caso venisse fuori qualche altro dettaglio. Gli uomini nella foto sono Apti Alaudinov (a sinistra), il comandante dei reparti speciali ceceni "Akhmat" (formalmente il 141° Reggimento Speciale Motorizzato), e Alexander “Ratibor” Kuznetsov, uno dei fondatori della Wagner, comandante della 1a Compagnia Assalto e Ricognizione, gravemente ferito a Soledar e il cui ruolo nella ribellione di Prigožin non è chiaro (secondo alcune fonti era a capo delle truppe Wagner a Rostov, ma non è detto che sia un'informazione veritiera). Stando a quanto ha scritto Kadyrov sul suo canale Telegram, "Ratibor" e 3000 ex-Wagner si uniranno ad "Akhmat", col beneplacito del Ministero della Difesa russo. Non è ancora chiaro come verranno inquadrati, se in un reggimento autonomo (il che equivarrebbe in pratica a ricostituire la Wagner, anche se formalmente inquadrata nell'esercito regolare) o diluiti nelle altre unità (il che ne ridurrebbe il potenziale).

Va ricordato che le tensioni che c'erano state tra ceceni e Wagner erano state fomentate da Prigožin, non dai soldati o dai comandanti (e nemmeno da Alaudinov, che della Wagner ha sempre detto bene). Integrare i due reparti consentirebbe di recuperare le competenze dei veterani della Wagner, che si sono probabilmente stancati di restare nelle retrovie ad addestrare le reclute, sancendo in via definitiva la loro "riabilitazione" (e quella di "Ratibor", se davvero ha preso parte alla ribellione). Ma questo potrebbe non essere l'unico motivo.

"Akhmat" al momento si trova al confine russo, nell'oblast' di Belgorod. Il rinforzo di 3000 ex-Wagner con grande esperienza di combattimento urbano potrebbe lasciar pensare che ci sono progetti per attivare il fronte di Kharkiv, e che ci si aspetta una certa resistenza: ma potrebbe anche essere una mossa psicologica per spezzarla, la resistenza: trovarsi di fronte i ceceni più la Wagner non credo sia una prospettiva gradevole.

Ulteriori dettagli, come ho scritto all'inizio, non ce ne sono. Seguiremo, ovviamente, con grande attenzione.

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08/01/2024

Guerra in Ucraina - I nordcoreani testano i propri missili?

di Francesco Dall'Aglio

Si sta facendo un gran parlare dei missili che la Corea del Nord avrebbe (il condizionale è d’obbligo) fornito alla Russia e che quest’ultima avrebbe usato nei giorni scorsi nei raid su Kharkiv.

Gli USA si dicono sicuri, la Gran Bretagna anche (tanto che il Segretario della Difesa Grant Shapps ha assicurato che la Corea del Nord “pagherà un prezzo alto”), mentre un po’ a sorpresa sono gli stessi ucraini a frenare, dicendo che le indagini sui frammenti recuperati a Kharkiv devono essere ancora ultimate.

L’unica cosa di cui sono sicuri è che il missile su cui stanno lavorando “è un qualche tipo di Iskander” (ovvero un missile balistico a corto raggio), ma che tipo e prodotto dove non è ancora chiaro.

Un’occhiata alle foto che sono venute fuori non chiarisce i dubbi, ma sembrerebbe effettivamente indirizzare verso la Corea del Nord. Nella prima (in evidenza, ndr), Kim Jong-Un ispeziona la versione coreana degli Iskander (prontamente ribattezzati “Kimskander”), chiamati in Occidente KN-23 e in Corea Hwasong-11Ga.

Gli ugelli nella parte posteriore, evidenziati, parrebbero proprio quelli dei missili caduti a Kharkiv (foto 2) mentre quelli degli Iskander sono più allungati. La foto 3 (intanto ha nevicato) non ci aiuta, bisognerebbe vedere il pezzo smontato.

Ad ogni modo la questione non riveste troppa importanza dal punto di vista militare. Il “Kimskander” ha una gittata leggermente superiore a quella di un Iskander (450-600 km), ma una testata più piccola (500 kg contro 600-800 kg), quindi non è un “gamechanger”, come piace dire ai nostri Iacoboni.

Sarebbe casomai interessante capire se la Corea del Nord (sempre ammesso che quelli siano davvero nordcoreani) ha fornito anche i lanciatori, oltre che i missili, ma alla fine si tratta, per la Russia, soltanto di una questione economica. Quello che invece preoccupa davvero gli USA, e in subordine la Gran Bretagna, è un’altra cosa, al di là del materiale da propaganda del tipo “asse del male”, “consorzio dei tiranni” e “Russia ridotta a mendicare missili dalla Corea del Nord”.

Ed è una preoccupazione legittima. Finora Kim si è limitato a tirare missili in mare, ma non li ha mai testati su bersagli reali e contro difese antiaeree ben strutturate. E per capire se un sistema d’arma funziona davvero, e non solo in esercitazione, ci vuole soltanto una guerra.

Alla Corea torneranno indietro un bel po’ di informazioni molto importanti per capire cosa non va e prendere provvedimenti e la cosa, appunto, è preoccupante.

Con l’anno nuovo il discorso bellico nella regione è salito di tono, tra Xi Jinping che ha detto che la riunificazione della Cina (ovvero l’annessione di Taiwan) è “una necessità storica” e Kim che ha dichiarato che la riunificazione delle due Coree in modo pacifico non è più un’ipotesi possibile, che una guerra nella regione potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, e che le forze di deterrenza nucleare nordcoreane sono pronte a rispondere a qualsiasi azione militare statunitense o sudcoreana.

E per non farci mancare niente, l’altro ieri la Corea del Nord ha sparato 200 proiettili d’artiglieria in direzione dell’isola Yeonpyeong. La Corea del Sud ha risposto con 400 colpi in direzione nord, ai quali sono seguiti altri 60 colpi nordcoreani.

Raramente queste cose vanno a finire bene.

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01/01/2024

Guerra in Ucraina - Il conflitto coinvolge profondamente le città

Non si è fatta attendere la ritorsione russa per il bombardamento ucraino sulla città di Belgorod.

Le forze russe, con l’attacco condotto nella notte sulla città ucraina di Kharkiv, hanno colpito “i centri decisionali e le installazioni militari ucraine” in cui è stato pianificato l’attacco di ieri alla città russa di Belgorod. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca attraverso un comunicato. Secondo il ministero di Mosca, il Palace Hotel di Kharkiv ospitava fino a 200 “mercenari” che intendevano prendere parte a “raid terroristici” oltreconfine. L’attacco contro la struttura del Palace Hotel, ha ancora precisato il ministero, ha portato all’eliminazione non solo di membri dell’esercito ucraino ma anche di funzionari dell’intelligence di Kiev, tutti coinvolti nella pianificazione dell’attacco a Belgorod.

Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità regionali di Belgorod, nella città russa il bilancio è salito a 24 vittime per l’attacco condotto nel pomeriggio di sabato dalle forze ucraine. Il bombardamento nel centro cittadino era stato preceduto da un altro attacco nelle ore precedenti, che aveva fatto tre vittime, tra cui due bambini. L’azione di Kiev segue di un giorno al massiccio bombardamento effettuato dalle forze russe sulle città ucraine e contrassegnato da un bilancio di 23 vittime.

Ma i colpi russi hanno centrato anche altre città ucraine. Un incendio è scoppiato nei locali di un sito di infrastrutture critiche “non identificato” nell’oblast di Kiev dopo un attacco di droni russi, ha riferito il governatore regionale Ruslan Kravchenko il 31 dicembre. Anche le linee elettriche ed edifici commerciali sono stati danneggiati a Kropyvnytskyi quando l’oblast centrale di Kirovohrad in Ucraina è stato attaccato dai russi, ha riferito il governatore Andrii Raikovych, entrambi citati dal Kyev Indipendent.

Secondo l’agenzia russa Ria Novosti gli altri obiettivi erano l’edificio dei servizi segreti ucraini (SBU) nella regione di Kharkhiv e il punto di dispiegamento temporaneo della formazione neofascista “Pravi Sector”. Sarebbero stati colpiti esponenti della direzione dell’SBU, mercenari stranieri e militanti dell’unità Kraken, direttamente coinvolti nella preparazione del sabotaggio sul territorio della Russia.

Inoltre, sarebbe stata colpita una filiale del Centro Nazionale per il Controllo delle Strutture Spaziali vicino al villaggio di Zalestsi che le forze armate ucraine utilizzano per la ricognizione.

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18/07/2023

Guerra in Ucraina - Tra ponti sul mare e ponti aerei

di Francesco Dall'Aglio

Nella prima foto, in apertura, i danni al ponte di Crimea ripresi da un satellite russo. Come si può vedere, la linea ferroviaria (a destra nella foto) sulla quale passa quasi tutto il traffico militare e un po’ di quello civile, è intatta e infatti funziona.

Diverso il discorso per l’autostrada, utilizzata principalmente dai civili: la campata di sinistra si è spostata di un’ottantina di centimetri e va rimessa in asse (secondo il vice Primo Ministro Marat Chusnullin i lavori dovrebbero finire il 15 settembre), mentre la campata di destra va smantellata e ricostruita (qui ci vorrà più tempo: la fine dei lavori è prevista per il 1 novembre.

Ci sono problemi tecnici e probabilmente si dovrà costruire un ponte temporaneo di 250 metri per montarci sopra i macchinari che smantelleranno e ricostruiranno la sezione danneggiata).

Intanto il traffico civile è deviato sull’autostrada M14, che attraversa le regioni annesse dalla Russia. Per la gente ancora bloccata in macchina sono allestiti posti di ristoro e alloggi temporanei, in attesa che li si possa far defluire.

Insomma, risultati militari non eccezionali ma vacanze in Crimea rovinate a un bel po’ di gente, oltre ovviamente al solito incasso mediatico.

Che l’accordo sul grano saltasse era già chiaro, e non è stato l’attacco al ponte a farlo definitivamente naufragare. L’Ucraina ha detto che per loro si può procedere lo stesso, ma la Russia ha ritirato le garanzie di sicurezza per le navi e i porti e ha cancellato il “corridoio umanitario” nel Mar Nero nordoccidentale.

Ora ovviamente la marina russa non si metterà ad affondare mercantili stranieri, ma le compagnie assicurative potrebbero tirarsi fuori e i porti venire bombardati.

Gli USA si sono affrettati a comunicare che per quanto li riguarda non hanno intenzione di mandare navi loro nel Mar Nero. Nemmeno Erdoğan ha perso le speranze: dopo aver detto che l’accordo sul grano verrà ricordato nella storia, ha detto di voler parlare a breve con Putin e provare a farlo ripartire. Non sono molto ottimista sulla cosa.

Tornando alla situazione militare, un paio di aggiornamenti. Sul fronte nord, le truppe russe sono passate all’offensiva, avanzano in alcuni punti e sono riuscite a stabilire una piccola testa di ponte oltre il fiume Zherebets.

Non sono né grandi avanzate né grandi movimenti di truppe, ma su parecchi canali ucraini, anche ufficiali, si sostiene che abbiano ammassato forze imponenti: 100.000 uomini, 900 carri, più di 500 pezzi d’artiglieria e 370 lanciamissili.

Onestamente non pare ci sia traccia di una simile concentrazione di truppe e tutto potrebbe essere una psyop per potere affermare tra qualche giorno che questa avanzata condotta con forze soverchianti è stata bloccata e intestarsi un’altra vittoria. Vedremo, certo quella zona del fronte è abbastanza calda.

Il secondo aggiornamento è ancora più congetturale. Ieri c’è stato un attacco piuttosto serio su Kharkiv e due missili russi hanno colpito il dormitorio della facoltà di legge, da tempo usato per alloggiarvi soldati e, si dice, anche personale occidentale, mercenari o istruttori che siano.

Ci sono state vittime (non sappiamo quante), ma la cosa strana è che nell’aeroporto polacco di Rzeszów, il principale hub logistico degli equipaggiamenti NATO che vengono trasferiti in Ucraina, c’è stato un gran traffico di aerei senza transponder per tutta la notte – cosa non inusuale – finché alle 13 non è atterrato OO-MED, un Learjet 45 della ASL Fly Med (foto 2), compagnia specializzata nel soccorso aereo, attrezzato per trasportare pazienti in condizioni critiche.

Un pezzo grosso che deve restare anonimo avrà avuto un incidente. A Kharkiv?

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