Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Incidente aereo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Incidente aereo. Mostra tutti i post

21/05/2024

Iran - Raisi, l’ultimo volo

Muore il più odiato dagli iraniani, quelli che hanno avuto parenti impiccati, giovani arrestati, donne malmenate e represse.

Ebrahim Raisi, dal 2021 era presidente della Repubblica Islamica. Precedentemente magistrato e procuratore di alcune province era già stato presidente della Corte Suprema, incarico ricoperto con rigore e zelo, fin dalle repressioni del 1988 contro prigionieri politici, volute dal ruhollah Khomeini e contestate dal grande ayatollah e marja’a Ali Montazeri.

Cade vittima del destino, più che d’un agguato mirato com’era accaduto al generale Soleimani, e di recente ad altri pasdraran di vertice della Forza al Quds assassinati in Siria da Israele. In qualche modo può considerarsi vittima dell’embargo, visto che l’elicottero – mezzo rapido di spostamento in territori impervi, ma sempre infido con avverse condizioni meteorologiche – era un residuato delle fornitura statunitense decise dallo scià Palhevi. Un Augusta Bell 212, non solo datato, ma forse arretrato nella manutenzione vista la difficoltà del regime di reperire pezzi di ricambio. Ciononostante le massime autorità si spostano con simili attrezzature in aree difficili da raggiungere, qual è la regione azera del Caspio.

Raisi aveva incontrato l’omologo Aliyev, inaugurando dighe utili alla produzione energetica nella zona e puntava su Tabriz. Nebbia e pioggia hanno reso difficoltoso il volo della delegazione che viaggiava su tre elicotteri, quello col presidente ha perso contatti e non è mai giunto a destinazione. Dispersi, dunque, Raisi e il ministro degli Esteri Amir Abdollahian che l’accompagnava, più l’equipaggio del velivolo.

Da ieri sera la Guida Suprema Khamenei invitava i fedeli alla preghiera per la sorte del presidente. Stamane le numerose squadre di soccorso impegnate con difficoltà in un’area boscosa e montagnosa, hanno dato la notizia del ritrovamento dei rottami e dei cadaveri. Allah non ha ascoltato le suppliche.

Raisi era sostenuto e rispettato dal Paese ultraconservatore, dalla nativa Mashhad ai luoghi dove s’era formato come chierico, Qom, e aveva vissuto, Teheran. Nel futuro poteva aspirare addirittura alla carica di Guida Suprema, in concorrenza con uno dei figli di Khamenei, Mojtaba, sebbene il grande vecchio, dato più volte per spacciato, resista e continui a dettare l’orientamento politico interno e internazionale.

È accaduto nelle recenti elezioni con le candidature nell’Assemblea degli Esperti che hanno escluso, oltre a ogni candidato riformista, una figura di primo piano come l’ex presidente Rohani, considerato troppo moderato e filo occidentale. Ora, secondo la prassi, il Paese dovrà eleggere entro cinquanta giorni un nuovo presidente. Gli osservatori interni ritengono che non ci saranno sorprese, anzi la componente militare di quello Stato nello Stato che sono i Guardiani della Rivoluzione avrà ulteriori spazi nei confronti della nomenclatura clericale carente di figure di prestigio.

Raisi nel suo grigiore era considerato un elemento di rango, la nuova generazione va avanti per filiazione, come appunto nel casato Khamenei. Elemento in scesa è l’attuale speaker del Parlamento il sessantatreenne Mohammad Bagher Ghalibaf, ex militare e già sindaco della capitale, uomo che fa ricordare l’unico presidente laico dell’Iran rivoluzionario, l’altro Mohammad, Ahmadinejad. Emarginato quest’ultimo proprio da Khamenei, dopo lo scandalo d’un secondo mandato conquistato a suon di brogli elettorali. Ma emarginato non per questo motivo, bensì per aver tramato negli anni successivi al 2009 col partito dei pasdaran per mettere all’angolo gli ayatollah a casa loro. In quei centri di potere finanziari che sono le fondazioni religiose (bonyad) atte a controllare la quasi totalità dell’economia interna.

L’altra ipotesi presidenziale coinvolge l’attuale reggente Mohammad Mokhber, 69 anni, uomo d’apparato sempre legato ai pasdaran. Ma l’occhio dell’immarcescibile Ali Khamenei magari conterrà ancora una volta il desiderio dei Guardiani della Rivoluzione di tracimare verso un potere totale. La vigilanza clericale è tuttora forte nonostante la ribellione di strada, per contenerla turbanti e militari finora si sono assecondati.

Fonte

20/05/2024

Iran - È morto il presidente iraniano Raisi caduto con l’elicottero. Incidente inquietante

Aggiornamento. Il presidente del consiglio iraniano Raisi è morto insieme a parte della sua delegazione di accompagnamento, incluso il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, dopo che il loro elicottero si è schiantato nella foresta di Dizmar nella provincia orientale di Azarbaijan.

Dopo una ricerca durata diverse ore, ostacolata dalle cattive condizioni meteorologiche, i soccorritori hanno trovato il relitto bruciato dell’elicottero ed è stato confermato che i passeggeri sono morti.

Fonte

19/05/2024

Iran - Il presidente iraniano Raisi caduto con l’elicottero. Ricerche in corso

L’elicottero stava trasportando il presidente Raisi, il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, il governatore dell’Azarbaijan orientale Malek Rahmati, il “leader della preghiera del venerdì” della città di Tabriz, Mohammad Ali Al-e Hashem, e diversi altri passeggeri quando ha incontrato difficoltà ed è stato costretto a effettuare un “atterraggio duro”.

L’incidente è avvenuto sopra la foresta di Dizmar, tra le città di Varzaqan e Jolfa.

Un’ora dopo l’incidente, le squadre di soccorso hanno raggiunto la zona e hanno avviato le operazioni di ricerca.

Il presidente della Mezzaluna Rossa, Pir Hossein Kolivand, ha annunciato che quaranta squadre di soccorso d’emergenza provenienti da sei province di Teheran, Alborz, Ardabil, Zanjan, Azarbaigian orientale e Azerbaigian occidentale, sono state inviate sul luogo dell’incidente e stanno attualmente perlustrando la zona.

Quindici squadre K-9 (cani da fiuto) insieme a due droni della Mezzaluna Rossa stanno anche cercando nell’area qualsiasi traccia dell’elicottero che trasportava il presidente iraniano, ha detto.

A causa delle condizioni meteorologiche avverse e della forte nebbia nella zona, gli elicotteri di salvataggio non sono attualmente in grado di volare e le squadre stanno effettuando una ricerca a terra nella zona, ha aggiunto.

Il portavoce dei servizi di emergenza iraniani ha detto che otto ambulanze sono state inviate nella regione poiché la fitta nebbia ha reso impossibili i soccorsi aerei.

È stato schierato anche un elicottero di emergenza per fornire assistenza, ma è stato costretto a tornare perché non poteva atterrare a causa della fitta nebbia.

Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il maggiore generale Mohammad Baqeri, ha ordinato la mobilitazione di tutte le risorse e capacità dell’esercito, del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) e del comando di polizia per assistere nelle operazioni di ricerca e salvataggio.

Anche la 65a brigata delle forze speciali aviotrasportate, nota per la sua esperienza nella guerra, è stata schierata vicino al luogo dell’incidente dell’elicottero.

Altri due elicotteri che trasportavano diversi ministri e funzionari hanno raggiunto sani e salvi la destinazione.

Il presidente Raisi stava tornando da una cerimonia per l’inaugurazione della diga sul fiume Aras con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

L’Ayatollah Khamenei, “guida suprema” del paese, ha esortato tutti gli iraniani a pregare per la salute e la sicurezza del presidente Raisi e degli altri funzionari pubblici sull’elicottero.

“La nazione iraniana non dovrebbe essere preoccupata o ansiosa, non ci saranno interruzioni nel lavoro del Paese”, ha detto.

Fonte

05/12/2023

Un incidente aereo USA crea tensioni diplomatiche con il Giappone

Nel sud del Giappone, proseguono da giorni le ricerche in mare degli ultimi due membri dell’equipaggio militare USA ancora dispersi – dopo una settimana – a seguito dello schianto di un convertiplano della Forza aerea Usa CV-22 Osprey, stanziato presso la base militare Usa di Yokota, vicino Tokio.

Ieri le Forze armate statunitensi hanno annunciato che i sommozzatori sono ancora impegnati nelle operazioni di ricerca dopo aver individuato i “resti” di cinque dei 7 membri dell’equipaggio che mancavano all’appello. Il corpo senza vita di un ottavo militare era stato recuperato dalla Guardia costiera giapponese poche ore dopo lo schianto.

L’incidente ha causato però tensioni tra Stati Uniti e Giappone. Il motivo è che le Forze armate statunitensi continuano a utilizzare i convertiplani da trasporto tattico Osprey sui cieli del Giappone ignorando la richiesta delle autorità giapponesi di mettere a terra ogni esemplare del velivolo per verificarne nuovamente la sicurezza.

Quello della scorsa settimana è l’ultimo incidente mortale che coinvolge un Osprey di proprietà degli Stati Uniti. “Dozzine di membri del servizio sono stati feriti o uccisi in incidenti in tutto il mondo negli ultimi tre decenni” scrive la rivista specializzata Air Force Times – “Quattro incidenti mortali dell’Osprey, tra cui quello di mercoledì, hanno causato la morte di almeno 13 soldati americani negli ultimi due anni”.

Il convertiplano Osprey CV-22 – prodotto dalla Boeing e dalla Bell Textron – è un velivolo che può decollare e atterrare come un elicottero ma può accelerare in avanti come un aereo ad ala fissa. Dal 1999 è in dotazione al corpo di Marines.

La sua realizzazione è stata però costellata da incidenti. Il programma è iniziato come una sperimentazione in ritardo e fuori budget che ha causato dozzine di vittime durante lo sviluppo.

L’Air Force ha ricevuto il suo primo CV-22 pronto al combattimento nel 2007 e la variante CMV-22 della Marina ha preso il volo nel 2020 ed è stata schierata sulle portaerei nel 2021.

La scorsa settimana una portavoce del dipartimento della Difesa Usa, Sabrina Singh, ha sostenuto di non essere a conoscenza di richieste formali giunte al Pentagono da parte del Giappone. “Nel caso l’indagine fornisse risultati che richiedano un qualsiasi provvedimento in merito agli Osprey da parte del dipartimento, procederemmo certamente in tal senso”, ha affermato la portavoce del Pentagono.

Il governo giapponese, però, ha smentito la portavoce, affermando di aver chiesto in via ufficiale agli Stati Uniti di sospendere i voli degli Osprey, protagonisti negli anni di ripetuti incidenti anche in Giappone. “Le preoccupazioni non sono ancora state dissipate, quindi dobbiamo continuare a ricevere informazioni sull’incidente da parte degli Stati Uniti”, ha affermato il ministro della Difesa giapponese Minoru Kihara.

Fonte

19/09/2023

Il militarismo provoca tragedie. Sit-in al Ministero della Difesa e al Comando di Torino

Davanti al ministero della Difesa si è svolta ieri una manifestazione convocata dagli studenti di Osa, Cambiare Rotta e da Potere al Popolo contro gli investimenti in armi e contro le guerre dopo l’incidente in cui un aereo delle Frecce Tricolori si è schiantato contro un’auto uccidendo una bambina di 5 anni.

L’aereo era in volo addestrativo in vista dell'air show  del giorno successivo sui cieli di Vercelli, mentre lunedì avrebbe dovuto partecipare ad una kermesse organizzata dall’aereoclub di Torino per il centenario dell’aviazione militare.

Una simile tragedia si era già sfiorata lo scorso marzo, quando due aerei si erano scontrati sui cieli di Guidonia: uno dei velivoli si schiantò sulla strada di un centro abitato, provocando un incendio di automobili e mettendo a serio rischio la sicurezza della cittadinanza.

Nel nostro paese ricordiamo ancora la strage dell’istituto Salvemini di Casalecchio, in cui persero la vita 12 persone il 6 dicembre 1990, e quella della funivia del Cermis, in cui un aereo militare americano ha ucciso 20 persone facendo precipitare la cabina.

“A Crosetto diciamo che non è accettabile che muoiano le persone per la vostra becera propaganda bellicista. Continua la propaganda nelle nostra scuole sulla guerra. Per questo stiamo organizzando una manifestazione nazionale il 4 novembre contro la guerra che toglie solo soldi ai settori del welfare come il reddito di cittadinanza”.

Anche a Torino, davanti Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, si è svolto un Sit-In chiamato da Potere al Popolo con lo slogan: “Forze armate: niente da festeggiare. Questo è disastro di Stato“. Verso le manifestazioni del 4 novembre a Roma e del 21 ottobre a Camp Derby.

Fonte

26/08/2023

In Russia commenti contrastanti sulla morte di Prighozyn

La morte di Yevgeny Prigozhin, le cui milizie della compagnia Wagner avevano assunto un ruolo di primo piano nella guerra contro l’Ucraina, arriva quasi due mesi dopo la sua rivolta abortita contro i vertici militari della Russia.

Le autorità hanno inizialmente dichiarato che tutte le 10 persone a bordo del jet privato Embraer Legacy sono rimaste uccise quando è precipitato vicino al villaggio di Kuzhenkino, nella regione di Tver.

L’agenzia statale russa per l’aviazione Rosaviatsia ha pubblicato il manifesto di volo che conferma che Prigozhin era tra le persone a bordo dell’aereo insieme ad alcuni dei più importanti comandanti della compagnia Wagner.

L’agenzia russa Interfax ha riferito che le operazioni di ricerca sono terminate e che i corpi di tutte le 10 persone a bordo sono stati recuperati dal relitto, citando una fonte dei servizi di emergenza.

Le cause dell’incidente rimangono tuttora sconosciute.

Il Comitato Investigativo russo ha aperto un caso penale per violazione delle norme di sicurezza del traffico e del funzionamento del trasporto aereo dopo l’incidente che ha portato alla morte di Prigozyn e dei comandanti della compagnia Wagner, scrive la RIA Novosti, aggiungendo che una squadra investigativa è stata inviata sul luogo dell’incidente.

Il canale Telegram Grey Zone collegato alla Wagner, ha affermato che l’aereo è stato abbattuto dai sistemi di difesa aerea dell’esercito russo, ma non è stato possibile verificare questa informazione.

Un funzionario del governo russo, parlando a condizione di anonimato, ha dichiarato al giornale liberale Moscow Times di ritenere che né il fatto dell’incidente né la sua posizione siano una coincidenza.

“Non lontano dalla residenza del presidente a Valdai, ci sono quattro divisioni di S-300 PMU1 (sistemi di difesa missilistica) a guardia del cielo”, ha detto la fonte. “Il 24 giugno – una marcia su Mosca. E il 24 agosto – due missili. Tutto torna”.

Il giornale russo Pravda scrive che mercoledì sera, 23 agosto, il capo della Wagner PMC, Yevgeny Prigozhin, è morto a seguito di un incidente aereo nel cielo sopra la regione di Tver.

“Era temuto dagli egemoni mondiali, odiato dai nemici e rispettato da milioni di persone. Il patriota più controverso, duro e schietto ed eroe della Russia, che è diventato un simbolo dell’onore, della patria e del coraggio del paese, viene salutato sul web” è scritto in un lungo articolo non firmato.

Secondo la Pravda: “Yevgeny Prigozhin è stato caratterizzato in modi diversi. Una persona dura e intransigente, evocava emozioni contrastanti. Tuttavia, anche i nemici del leader del gruppo militare privato di maggior successo al mondo hanno riconosciuto che è un vero patriota della sua Patria.

Yevgeny Viktorovich nel corso degli anni della sua attività ha dimostrato il successo sui campi di battaglia, comprese le informazioni. Di volta in volta, Prigozhin ha battuto i suoi avversari, calcolando in anticipo tutti i suoi passi. Ha letteralmente costretto gli alti funzionari seduti nelle alte cariche ad ascoltare l’opinione della gente”.

Apti Alaudinov, il comandante della brigata cecena Akhmat, citato dal canale Telegram russo Brief e ripreso dall’agenzia Nova, avanza una tesi articolata sulla morte di Prigozhin.

Secondo Alaudinov “In questo caso, prima ancora che l’aereo toccasse terra, tutti gridavano che il presidente russo Vladimir Putin o il ministro della Difesa Sergej Shoigu avevano fatto qualcosa. L’immagine era come se tutti questi ‘scribi’ si fossero seduti alla partenza e fossero pronti a fare i nomi dei colpevoli. E allo stesso tempo chiedevano immediatamente che determinate persone venissero punite.

Ma sono rimasto semplicemente scioccato dagli attacchi indiscriminati su Internet. Sì, Evgeny Prigozhin ha commesso un grave errore. Ma il gruppo Wagner era un’unità con grandi meriti. Pertanto, è necessario cercare qualcuno che abbia tratto vantaggio dall’omicidio di Prigozhin. Soprattutto in un momento in cui ci sono eventi importanti per noi in Africa”, ha affermato Alaudinov.

Il gruppo Wagner, infatti, secondo il comandante ceceno, “era necessario per mantenere la stabilità nel continente africano nell’interesse del nostro Stato. Stiamo parlando della Francia, che si è allontanata. E degli Stati Uniti, che hanno perso le redini del controllo. Ci sono molti nemici in quell’area”.

Uccidendo Prigozhin, ha affermato Alaudinov, “naturalmente si è riusciti a prendere due piccioni con una fava: allontanare la Russia dall’Africa e creare confusione all’interno della Russia, un obiettivo evidentemente auspicabile all’estero. D’altronde, la guerra in Ucraina non è andata bene per il nostro nemico occidentale. Credo quindi che tutti dovrebbero sedersi, distogliere lo sguardo dal piatto e pensare bene a chi ne trae vantaggio. Di certo non Putin o la leadership del Paese”, ha concluso il comandante ceceno.

In una prima dichiarazione pubblica, Putin ha affermato che Evgenij Prigozhin era un uomo “dal destino difficile, ma di talento”. “L’indagine sarà completata. Adesso si stanno effettuando gli esami genetici e tecnici, ci vorrà tempo”, ha evidenziato Putin, secondo cui il gruppo Wagner “ha dato un contributo significativo alla lotta contro il nazismo in Ucraina, non lo dimenticheremo mai”.

Per il presidente russo Prigozhin “ha ottenuto i risultati di cui aveva bisogno sia per se stesso che, quando gliel’ho chiesto, per la causa comune. Come in questi ultimi mesi”, ha sottolineato Putin secondo quanto riportato dalla Tass.

“Era una persona di talento, un uomo d’affari di talento, ha lavorato non solo nel nostro Paese”, ma anche all’estero, “in Africa in particolare, si è occupato di petrolio, gas, metalli e pietre preziose”.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che sullo schianto dell’aereo in cui è morto il fondatore del gruppo paramilitare russo Wagner, Evgeny Prigozhin, occorre concentrarsi sui fatti e non sulle dichiarazioni dei media occidentali. “È stata aperta un’indagine e gli investigatori sono al lavoro”, ha detto il ministro.

Fonte

25/08/2023

Il sipario si chiude per Yevgeny Prigozhin

di Francesco Dall'Aglio

L’Agenzia Federale per il Trasporto Aereo ha fornito la lista dei nomi dei passeggeri dell’Embraer 135 precipitato dalle parti di Tver’, nella quale compaiono – ma si sapeva già – sia il nome di Prigožin che, soprattutto, quello di Dmitrij Utkin.

I corpi delle vittime non sono stati ancora identificati, quindi siamo ancora in attesa di una conferma ufficiale del decesso dei due che, a meno di una mastodontica campagna di disinformazione, sembra abbastanza certo.

Ipotizzando dunque che Prigožin e Utkin siano morti – e tutti gli indizi in nostro possesso sembrano portare in questa direzione – resta da capire cosa è successo davvero, e qua già si è scatenata qualunque ipotesi.

Procediamo con ordine. O l’aereo è precipitato per cause accidentali o è stato fatto precipitare.

Se è precipitato per cause accidentali ogni teoria di complotto cade; se è stato fatto precipitare, bisognerebbe stabilire se mediante una bomba a bordo o mediante l’utilizzo della contraerea.

Non è distinzione da poco, perché la bomba a bordo può avercela messa chiunque ed è un atto volontario, la contraerea è per forza russa. Ma potrebbe essersi trattato di un incidente, e anche in quest’ultimo caso dovremmo escludere il complotto.

Inoltre, se è stato un atto volontario da parte della contraerea, dovremmo stabilire se è stata un’azione improvvisata da qualcuno che magari voleva vendicarsi dei 13 aviatori uccisi dalla Wagner durante la sua assurda marcia, o se l’ordine è partito dai vertici militari e/o dal governo.

Se è stata invece una bomba, chi ce l’ha messa? I servizi segreti ucraini? I servizi segreti russi? I servizi segreti occidentali? Per ora nessuno si è intestato niente.

Se la distruzione dell’aereo è stata voluta dal governo russo, ovviamente la cosa non sarà mai ammessa; stesso ragionamento in caso siano stati ucraini o occidentali, cosa che mi pare comunque un po’ più difficile (anche se non escludo che qualche formazione di kantiani, russa o ucraina, possa rivendicare l’attentato – se è stato un attentato).

Insomma, non se ne sa nulla e non se ne saprà nulla, probabilmente, per un pezzo.

Bisogna non solo aspettare i risultati dell’inchiesta ma anche vedere cosa comunicheranno le autorità russe e in che modo lo faranno.

Il mondo “Z”, intanto, è diviso tra chi piange l’eroe e chi esulta per la morte del traditore. Il gruppo dirigente della Wagner annuncia comunicati e compone una croce con le finestre illuminate sulla sua sede di San Pietroburgo. Questo è quanto sappiamo finora.

P.S. Opinione personale (e quindi magari sbagliata?). Nel quadro generale del conflitto è una cosa assolutamente irrilevante e, dal punto di vista della gestione delle operazioni, la morte di Utkin è più importante (ma non fondamentale) di quella di Prigožin.

Poi c’è la propaganda spicciola...

Fonte

20/05/2016

Egyptair, il fantasma dell’attentato

Bomba o non bomba, dell’aereo dell’Egyptair esploso in volo dopo una repentina perdita di quota (questa in un primo tempo è stata l’interpretazione di immagini satellitari poi rimessa in discussione) si sa per certo solo che è scomparso dai contatti radar alle 2:30 di ieri notte. A bordo c’erano 56 passeggeri più dieci membri d’equipaggio, tutti dati per dispersi. Il velivolo era a 240 km a sud dall’isola di Kárpathos e stava lasciando lo spazio aereo greco, sarebbe dovuto atterrare al Cairo verso le 3:15. Gli stessi avvistamenti di rottami di sedili e giubbotti di salvataggio in tratti di mare non lontani dall’isola meridionale del Dodecaneso, annunciati dal vicepresidente della compagnia aerea egiziana, sono stati considerati dal ministero della Difesa greco non appartenenti al velivolo inabissatosi. Dunque c’è ancora vaghezza e mistero sulle cause dell’incidente ed è aperta ogni ipotesi. Coinvolti nelle indagini l’Egitto per l’appartenenza del velivolo, la Grecia per l’area dell’incidente, la Francia perché il volo MS804 era partito da Parigi, e per questioni di antiterrorismo varie l'Intelligence, statunitense in testa. Allo scatenamento di notizie false stanno contribuendo anche frequentatori di social network che hanno postato la foto del recupero dei rottami d’un velivolo finito in mare nel golfo del Bengala, nel marzo scorso, e immagini d’altra provenienza.

Si registra anche una rivendicazione, falsa anch’essa, dell’attentato da parte dello Stato Islamico. Gli esperti di volo, interrogati attorno alla scomparsa sottolineano che l’assenza di anomalie a motori e altre apparecchiature può far pensare a un atto di sabotaggio o agguato con esplosivo. Così le ipotesi ruotano attorno a: un ordigno le cui componenti siano state fatte filtrare separatamente e poi assemblate nello spazio dell’aeroporto parigino, al posizionamento d’una bomba nei precedenti scali di Asmara e Tunisi dove si presume che i controlli fossero meno elevati. Però indagini compiute sugli addetti in servizio agli aeroporti francesi hanno evidenziato due fattori di rischio: la possibilità d’introdurre materiale d’ogni genere in aree non accessibili al pubblico e solitamente scarsamente o per nulla controllate. E una cospicua rete di simpatizzanti del Daesh che, da perquisizioni di locali dove hanno accesso inservienti e personale di terra che lavorano negli scali, contenevano materiale di propaganda del fondamentalismo islamico. La connessione fra questo genere di diffusione non legata esplicitamente all’Isis o Qaeda, ma in senso lato al radicalismo salafita e wahhabita, e atti terroristici non è automatica, però è seguita con attenzione dagli inquirenti. E mostra un altro punto debole della quotidianità nella società globale.

Gli esperti di terrorismo ritengono che ulteriori possibili obiettivi potranno essere attaccati tramite attentati, il caso di Bruxelles è ancora sotto gli occhi, così ogni manifestazione di massa (si pensa ai prossimi Europei di calcio in programma in Francia) producono attenzione massima ma non sicurezza assoluta. Il terrore seminato con deflagrazioni aeree o ferroviarie, già usate in passato, continua a rappresentare l’inquietante presenza con cui fare i conti. C’è chi fa notare che l’attentato, in quel caso rivendicato e certo, all’airbus russo dell’ottobre scorso nel Sinai con 224 vittime, è stato un deterrente per viaggi e spostamenti turistici. Le vacanze sul Mar Rosso negli ultimi mesi sono in caduta libera e con un meno 48% le prenotazioni precipitano come gli aerei colpiti. Questo, come prevedibile, è un colpo durissimo per la precaria economia egiziana. E rende il presidente Sisi sempre più nervoso, ma non isolato. I Paesi alleati e amici, a cominciare dalla Francia, gli hanno teso la mano con commesse soprattutto belliche che il duro del Cairo apprezza, ma non può rivolgere contro il Jihad interno. Colpiti restano i cittadini e la vita normale, in Egitto come in ogni angolo del mondo nel quale l’attentatore vive e può celarsi. E quand’è scovato, come Abdeslam, ha già compiuto la missione stragista.

Fonte

19/05/2016

Precipita aereo della EgyptAir, 66 morti: ipotizzato l'attentato

Il fantasma dell’Airbus 231 della russa MetroJet si è subito fatto strada stamattina quando le prime notizie della scomparsa di un volo EgyptAir diretto al Cairo sono apparse sui media. A novembre dello scorso anno nello schianto dell’aereo di linea russo morirono 224 persone per un’esplosione a bordo.

Impossibile ancora verificare le cause della caduta nel mar Mediterraneo del volo Ms804 della compagnia egiziana, partito ieri sera da Parigi  diretto al Cairo, ma c’è già chi parla di ipotesi terrorismo. A bordo si trovavano 56 passeggeri, 7 membri dell’equipaggio e tre uomini della sicurezza: 13 egiziani, 15 francesi, un iracheno, un britannico, un belga, un saudita, un kuwaitiano, un sudanese, un portoghese, un algerino, un ciadiano e un canadese. Poco fa il relitto dell’Airbus 320 è stato individuato: si troverebbe, secondo i media greci, a 130 miglia dall’isola di Karpathos, tra Rodi e Creta, nel mar Egeo, e a 600 miglia dalle coste dell’Egitto.

Secondo quanto riportato dalle autorità cairote l’aereo è scomparso dai radar alle 2.45 ora italiana (a meno di mezz’ora dall’arrivo previsto nella capitale egiziana), ad un’altitudine di 11mila metri, un’altezza tale da escludere un missile terra-aria, di quelli in mano a gruppi islamisti presenti in Egitto. La EgyptAir aggiunge che il segnale d’allarme è partito dall’aereo circa 20 minuti prima che scomparisse dai radar, alle 2.26, ma l’esercito egiziano nega: l’allarme è arrivato dopo la caduta, prima non c’è stata alcuna richiesta d’aiuto. Stessa versione quella fornita dal premier egiziano Sherif Ismail: non sono stati lanciati Sos dall’aereo e l’unico segnale è stato trasmesso molto più tardi in modo automatico dalle strumentazioni di bordo.

La compagnia egiziana ha poi rettificato: un secondo allarme è partito dall’aereo due ore dopo il momento presunto del caduta in mare, alle 4.26, ma potrebbe essersi trattato di un segnale automatico.

Per ora si sa poco. Il primo ministro francese Valls e quello egiziano Ismail dicono entrambi che “nessuna ipotesi può essere esclusa”, mentre il presidente Hollande è in contatto diretto con la controparte, il generale al-Sisi. Le operazioni di ricerca sono in corso e coinvolgono squadre greche ed egiziane. È stata una nave mercantile greca a far sapere di aver visto fiamme in cielo nella zona sud del Mediterraneo. C’è però già chi paventa l’ipotesi terrorismo: è Jean Paul Troadec, ex capo dell’unità investigativa francese per gli incidenti aerei secondo cui “si è trattato quasi certamente di un attacco” perché “un problema tecnico, un incendio o un motore in avaria non causano una caduta istantanea, l’equipaggio ha il tempo di reagire”.

Che si tratti di attentato o di incidente, la scomparsa dell’aereo EgyptAir è un altro duro colpo per l’Egitto in crisi economica. Il turismo, tra le principali fonti di sostentamento della popolazione, è in caduta libera, le strade del Cairo e le spiagge in Sinai sono quasi del tutto vuote per la paura dei visitatori stranieri di attentati da parte islamista.

Dall’altra parte sta la Francia, colpita negli ultimi mesi da brutali attentati di matrice islamista, compiuti da cittadini europei, spesso nordafricani di seconda o terza generazione che sono diventati facili prede per la propaganda di gruppi come al Qaeda e lo Stato Islamico a causa della quasi totale assenza di integrazione nel paese di residenza.

Fonte