Da Cagliari arrivano notizie di inaudita gravità sulle vacanze dei sionisti genocidari in Italia.
Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: più di 3000 palestinesi, in gran parte donne, anziani e bambini, martirizzate a Beirut nel settembre 1982 dall’esercito israeliano e dai falangisti collaborazionisti cristiano-maroniti. Con colpi d’arma da fuoco, coltelli e asce. Eccidio rivendicato orgogliosamente dagli stessi occupanti israeliani, assassini di massa.
Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata minacciata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Hanno intimato loro di ritirare la bandiera gridando “terroristi di Hamas andatevene a casa”.
Questi episodi caratterizzano le vacanze dei riservisti dell'Idf in Italia. Ospitati spesso in resort (come in Sardegna), sotto scorta, a spese dei cittadini di questo disgraziato Paese, delle forze dell’ordine.
Le autorità italiane non paiono interessate a compiere ciò che è previsto dal diritto internazionale, dalla Corte Penale Internazionale, oltre che dal buon senso e dalla costituzione italiana: ossia verificare se, tra chi entra in Italia da “Israele”, siano presenti assassini di massa raggiunti da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l’umanità.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/07/2026
16/10/2014
A proposito del fallimento dei sindaci arancione
Cari amici, devo dire che, leggere la maggior parte dei commenti al mio pezzo precedente, mi ha molto divertito, per l’assoluta prevedibilità di essi e per le esilaranti arrampicate sugli specchi insaponati. Un blocco possiamo definirlo “complottista”: “anche la Annunziata dice le stesse cose, anche il Giornale, anche Renzi, anche Grillo” “ e potete aggiungerci da ieri anche il “Fatto” ed il “Foglio” . Cioè l’universo mondo, salvo i diretti interessati e famiglia. Non vi dà nessun sospetto? Questo modo di ragionare mi ricorda quello del Pci degli anni cinquanta per il quale la colpa di tutto era sempre delle FODRIA (Forze Oscure Della Reazione In Agguato). Oppure, altri che dicono “C’è qualcosa sotto, c’è uno scopo anche in questo articolo”. Certo che c’è uno scopo: se uno scrive un articolo non lo fa perché non sa come ammazzare il tempo. Per quello che mi riguarda, lo scopo era prendere atto del fallimento di un’ipotesi politica e cercarne i motivi in vista di futuri esperimenti. Poi liberi di sognare complotti se questo vi mette di buon umore.
Poi ci sono i “giustificazionisti a oltranza” Quelli del: “ma come possiamo pretendere che in tre anni si metta a posto un disastro prodotto in trenta?” “Non ci sono i soldi” (scusa eterna e sempre buona), “Ma quelli che hanno promesso il cambiamento forse non sapevano quale fosse la situazione di cassa” (Malissimo: non si erano informati e sono dei superficiali e dei demagoghi da due soldi). Ancora: “Quanto agli “eterni cantieri” uno dei pochi pregi dell’amministrazione Pisapia è proprio che lentamente li sta facendo sbloccare”
Lentamente? Malissimo, non deve farlo lentamente ma applicare tempestivamente la legge ed usare i poteri che ha: i cantieri hanno autorizzazioni comunali che prevedono una data di termine dei lavori con un certo margine di tolleranza, superato il quale mano alle penali e pestare giù di brutto. Basta mettere sotto i primi due costruttori e vedi che gli altri si adeguano in men che non si dica. “Doria non è responsabile del mancato allarme”. E chi lo dice? La sua responsabilità è stata l’inerzia di fronte al blocco dei cantieri, che ha subito senza alzare un fiato e per questo la gente oggi lo subissa di fischi, giustamente. “De Magistris è stato condannato ingiustamente… per cui..” Non entro nel merito della sentenza che lo riguarda (anche se ho molti dubbi sul fatto che la sentenza sia stata ingiusta, lasciamo perdere) il punto è un altro: avete voluto la bicicletta? Pedalate. Avete voluto questa legge? Adesso non si può dire “ma a quello non si applica perché è amico nostro”.
Anzi, proprio perché è del partito giustizialista, deve beccarsi la sospensione e stare zitto.
Ancora: ci sono quelli per cui “la colpa è sempre di quello che c’era prima” Certo, prima di Pisapia c’era la Moratti, ma anche la Moratti potrebbe dire che prima di lei c’è stato l’infausto Albertini, che potrebbe giustificarsi con l’inutile Formentini, che potrebbe tirare in causa Pillitteri… Gli ultimi buoni sindaci di questa città sono stati Aniasi e Tognoli, ma insomma non è che la lunga serie successiva possa scaricare tutto su Pillitteri. Ognuno ci ha messo la sua pietruzza sul carico, compreso l’attuale sindaco che non è sostanzialmente diverso dagli altri.
A Napoli, poi, non ne parliamo, si sono alternati solo cattivi sindaci (Valenzi, Bassolino e Jervolino) a sindaci pessimi (Lauro, Gava, De Donato ecc ecc). Quindi non è mai colpa di nessuno, al massimo proviamo con Adamo de Eva.
Poi ci sono i “benaltristi”: “Perché non parli dei sindaci del Pd e della destra? Perché non parli di Pizzarotti? Perché non parli di Leoluca Orlando?”
Semplice: perché in questo pezzo volevo parlare dei sindaci arancioni e non degli altri. In altra occasione ho parlato o parlerò di quelli che citate. Pizzarotti? Non mi convince granché, ed ho diverse obiezioni al modo con cui sta facendo le cose, ma lui non è un arancione, è un’altra cosa, cosi come anche Orlando è un’altra cosa, essendo già stato a lungo sindaco di Palermo e politico di lungo corso.
Altra categoria sono i “luogocomunisti”. Classico e direi liturgico il “fai di tutte erbe un fascio”. Non mi pare: nessuno ha notato che il giudizio su Zedda era tutt’altro che sfavorevole, nonostante l’inchiesta penale che lo riguarda ed anche il giudizio sugli altri quattro era diversamente gradato e motivato.
Infine, ci sono i “terroristi”: “non sai di che parli. Non sei di Napoli e non puoi parlare, Informati”. In effetti vivo a Milano e non a Napoli, ma se per parlare non bastasse informarsi sui mezzi di comunicazione di massa e si dovesse sempre essere del posto o andarci personalmente, non potremmo nemmeno parlare dell’Isis, della Cina, dell’Ucraina...
Allora veniamo al sodo e non perdiamo tempo, il giudizio finale è questo: il cambiamento promesso era troppo al di là delle possibilità, mentre il cambiamento realizzato è troppo sotto le possibilità esistenti. Lo scarto fra le due cose è tale che, a soli tre anni dall’inizio dell’esperienza, possiamo tranquillamente parlare di suo fallimento totale. Se non siete d’accordo, benissimo scrivetelo pure, ma dimostratemi che un cambiamento importante c’è stato ed in cosa.
Oppure delle due l’una: o il cambiamento sostanziale è impossibile ed allora non resta che prenderne atto e rassegnare le dimissioni per la conclamata impossibilità di tener fede alle promesse fatte. Oppure le possibilità ci sono e questi sindaci non sono capaci di sfruttarle e, lo stesso, è bene che si ritirino.
Resta da chiarire un punto: perché dico e ripeto anche in questa occasione, che un onestissimo imbecille è molto peggio di un ladro capace. Ma di questo parleremo in un prossimo pezzo, così come, prossimamente, parleremo della peggiore malattia della sinistra: lo spirito clericale e la logica di schieramento.
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Poi ci sono i “giustificazionisti a oltranza” Quelli del: “ma come possiamo pretendere che in tre anni si metta a posto un disastro prodotto in trenta?” “Non ci sono i soldi” (scusa eterna e sempre buona), “Ma quelli che hanno promesso il cambiamento forse non sapevano quale fosse la situazione di cassa” (Malissimo: non si erano informati e sono dei superficiali e dei demagoghi da due soldi). Ancora: “Quanto agli “eterni cantieri” uno dei pochi pregi dell’amministrazione Pisapia è proprio che lentamente li sta facendo sbloccare”
Lentamente? Malissimo, non deve farlo lentamente ma applicare tempestivamente la legge ed usare i poteri che ha: i cantieri hanno autorizzazioni comunali che prevedono una data di termine dei lavori con un certo margine di tolleranza, superato il quale mano alle penali e pestare giù di brutto. Basta mettere sotto i primi due costruttori e vedi che gli altri si adeguano in men che non si dica. “Doria non è responsabile del mancato allarme”. E chi lo dice? La sua responsabilità è stata l’inerzia di fronte al blocco dei cantieri, che ha subito senza alzare un fiato e per questo la gente oggi lo subissa di fischi, giustamente. “De Magistris è stato condannato ingiustamente… per cui..” Non entro nel merito della sentenza che lo riguarda (anche se ho molti dubbi sul fatto che la sentenza sia stata ingiusta, lasciamo perdere) il punto è un altro: avete voluto la bicicletta? Pedalate. Avete voluto questa legge? Adesso non si può dire “ma a quello non si applica perché è amico nostro”.
Anzi, proprio perché è del partito giustizialista, deve beccarsi la sospensione e stare zitto.
Ancora: ci sono quelli per cui “la colpa è sempre di quello che c’era prima” Certo, prima di Pisapia c’era la Moratti, ma anche la Moratti potrebbe dire che prima di lei c’è stato l’infausto Albertini, che potrebbe giustificarsi con l’inutile Formentini, che potrebbe tirare in causa Pillitteri… Gli ultimi buoni sindaci di questa città sono stati Aniasi e Tognoli, ma insomma non è che la lunga serie successiva possa scaricare tutto su Pillitteri. Ognuno ci ha messo la sua pietruzza sul carico, compreso l’attuale sindaco che non è sostanzialmente diverso dagli altri.
A Napoli, poi, non ne parliamo, si sono alternati solo cattivi sindaci (Valenzi, Bassolino e Jervolino) a sindaci pessimi (Lauro, Gava, De Donato ecc ecc). Quindi non è mai colpa di nessuno, al massimo proviamo con Adamo de Eva.
Poi ci sono i “benaltristi”: “Perché non parli dei sindaci del Pd e della destra? Perché non parli di Pizzarotti? Perché non parli di Leoluca Orlando?”
Semplice: perché in questo pezzo volevo parlare dei sindaci arancioni e non degli altri. In altra occasione ho parlato o parlerò di quelli che citate. Pizzarotti? Non mi convince granché, ed ho diverse obiezioni al modo con cui sta facendo le cose, ma lui non è un arancione, è un’altra cosa, cosi come anche Orlando è un’altra cosa, essendo già stato a lungo sindaco di Palermo e politico di lungo corso.
Altra categoria sono i “luogocomunisti”. Classico e direi liturgico il “fai di tutte erbe un fascio”. Non mi pare: nessuno ha notato che il giudizio su Zedda era tutt’altro che sfavorevole, nonostante l’inchiesta penale che lo riguarda ed anche il giudizio sugli altri quattro era diversamente gradato e motivato.
Infine, ci sono i “terroristi”: “non sai di che parli. Non sei di Napoli e non puoi parlare, Informati”. In effetti vivo a Milano e non a Napoli, ma se per parlare non bastasse informarsi sui mezzi di comunicazione di massa e si dovesse sempre essere del posto o andarci personalmente, non potremmo nemmeno parlare dell’Isis, della Cina, dell’Ucraina...
Allora veniamo al sodo e non perdiamo tempo, il giudizio finale è questo: il cambiamento promesso era troppo al di là delle possibilità, mentre il cambiamento realizzato è troppo sotto le possibilità esistenti. Lo scarto fra le due cose è tale che, a soli tre anni dall’inizio dell’esperienza, possiamo tranquillamente parlare di suo fallimento totale. Se non siete d’accordo, benissimo scrivetelo pure, ma dimostratemi che un cambiamento importante c’è stato ed in cosa.
Oppure delle due l’una: o il cambiamento sostanziale è impossibile ed allora non resta che prenderne atto e rassegnare le dimissioni per la conclamata impossibilità di tener fede alle promesse fatte. Oppure le possibilità ci sono e questi sindaci non sono capaci di sfruttarle e, lo stesso, è bene che si ritirino.
Resta da chiarire un punto: perché dico e ripeto anche in questa occasione, che un onestissimo imbecille è molto peggio di un ladro capace. Ma di questo parleremo in un prossimo pezzo, così come, prossimamente, parleremo della peggiore malattia della sinistra: lo spirito clericale e la logica di schieramento.
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13/10/2014
Doria, De Magistris, Pisapia, Marino: ma che disastro sono questi sindaci “arancioni”!
Poco più di tre anni fa, ci fu l’affermazione di una schiera di nuovi sindaci che conquistavano comuni in buona parte amministrati dalle destre, dopo aver battuto nelle primarie i candidati del Pd. E che comuni! Milano, Roma, Napoli, Genova, Cagliari. Spesso erano militanti di Sel o appoggiati da Sel, in qualche caso ex dipietristi come De Magistris. Vittorie che suscitarono molte speranze di una sinistra diversa, meno legata agli apparati e più legata alla società civile, e, perciò stesso, più credibili ed in grado di battere le destre. Fu proprio quella tornata di amministrative che aprì la strada al crollo berlusconiano. A distanza di tre anni il bilancio è desolante.
De Magistris, dopo aver sgovernato Napoli, è caduto proprio sul terreno della legalità che ne era l’originaria bandiera, Doria si rivela un inetto che ha lasciato che restassero inerti i cantieri per la messa in sicurezza di Genova, la Roma di Marino è una catastrofe senza precedenti e di Pisapia tutto quello che si può dire è che è una Moratti con più tasse. A salvarsi probabilmente è il solo Zedda a Cagliari, nonostante un’inchiesta penale – ancora in corso – per un caso del tutto minore.
Politicamente è una Caporetto di cui dobbiamo capite il perché.
La difesa degli interessati è quella più scontata e prevedibile: abbiamo trovato città a pezzi, casse vuote e troppi debiti. Siamo in condizioni disperate in cui non c’è nulla da fare, se non pietire una qualche legge speciale per avere soldi dal governo centrale.
Spiegazione che ha del vero, d’accordo, però che la situazione fosse una tragedia non lo abbiamo scoperto dopo, in gran parte lo sapevamo anche da prima. Ed allora, perché promettere un “cambiamento” che non si era in grado di realizzare? Per vincere le elezioni? D’accordo, ma poi la gente resta delusa e la “furbata” propagandistica diventa un boomerang. Ma, poi, siamo proprio sicuri che sia impossibile fare di più? Prendiamo il caso Genova: i lavori sono bloccati da tre anni per colpa della “burocrazia”, ma il sindaco che ci sta a fare? Questa misteriosa burocrazia ha dei nomi e cognomi o è un virus misterioso e impersonale di cui nessuno è responsabile? Perché Doria non ha denunciato inerzie, responsabilità, ostruzionismi, interessi, facendo nomi e cognomi? Poteva convocare conferenze stampa, chiedere al consiglio comunale di istituire commissioni di inchiesta, fare esposti alla magistratura. Quando mai ha fatto una sola di queste cose?
Marino: un perfetto incapace, che non riesce a controllare neppure la sua giunta e la sua maggioranza che gli si sfila ogni due per tre. Semplicemente inerte anche in materia di provvedimenti di costo ridotto o costo zero.
E di Pisapia vogliamo parlarne? Mancano i soldi? Ma allora perché non riscuote le multe per le affissioni abusive (400.000 euro solo per l’ultima tornata elettorale)? Perché l’ufficio tecnico ed i vigili non contestano i ritardi (ben oltre il limite massimo della licenza) degli eterni cantieri che si sa quando iniziano ma mai quando finiranno? Ci sarebbero belle penali da pagare, con giovamento delle casse comunali, nonché del traffico cittadino.
Ha aumentato del 50% il costo del biglietto Atm, per non aumentare l’abbonamento. Dopo due anni, ha aumentato di costo dell’abbonamento per non aumentare il biglietto. Crede che tutti i milanesi siano scemi e non si accorgano dell’imbroglio? Va bene, il costo del biglietto era troppo basso e nelle grandi città europee arriva sino a 4 o 5 euro. Però Milano ha dimensioni che non sono quelle di Londra o Parigi e poi, Pisapia ha mai pensato a dare una bella sforbiciata ai compensi del management Atm, come di tutte le società comunali? O magari ridurre la folta schiera di consulenti che non si sa bene cosa facciano?
E che dire dei vigili? Non ci vuole nessuna spesa aggiuntiva per metterli in strada e non tenerli solo negli uffici. Ma la potente corporazione non accetta neppure di discuterne e, quando uno dei consiglieri di maggioranza fece presente il problema, il loro comandante rispose indignato: “Ma lei ci vuol mettere a fare multe per strada?”. Come se il compito dei vigili fosse quello di dirigere la Scala!
Invece, fioriscono le unità di lavoro della polizia locale come quella per prepararsi ad un attacco nucleare o batteriologico, quella sul terrorismo ecc. A noi risultava che c’è già un esercito e ben tre corpi di polizia per queste evenienze.
Allora, questo cambiamento così strombazzato dove è? Le finte piste ciclabili, la casa della memoria, il registro delle unioni civili? D’accordo, tutte cose giuste (quando non sono false) ma sono le più urgenti e qualificanti?
Di De Magistris non diciamo nulla per carità di patria.
Dunque, i problemi di soldi ci sono, ma questa è solo una delle ragioni e neppure la principale.
Ne indichiamo un’altra nell’impreparazione assoluta di questo ceto amministrativo inventato. Ai tempi della deprecata prima repubblica, era rarissimo il caso di sindaci che non fossero stati prima consiglieri comunali o assessori. L’idea (giusta!) era che non si entra nel comune dalla casella più alta, senza un minimo di esperienza. Salvo il solo Zedda (che è stato prima consigliere regionale) nessuno dei sindaci arancioni ha avuto la benché minima esperienza amministrativa precedente. E non mi pare un caso che Zedda sia quello che se la sta cavando meglio. Inoltre quasi nessuno di loro ha alle spalle una vera e propria militanza in un partito politico o ha una specifica preparazione politica, distinta da quella professionale. E nessuno aveva un programma vero che non fosse una massa di slogan fumosissimi. Un sindaco privo sia di esperienze amministrative, sia di preparazione politica cosa volete che combini?
In primo luogo, succede che gli apparati burocratici (uffici tecnici, vigili, dirigenza amministrativa, società collegate ecc.) se li mangiano, continuando a fare i propri comodi. E questi sindaci sono carenti sia della preparazione necessaria a capire i loro giochi e i loro trucchi, sia del coraggio politico necessario a scontrarsi con queste corporazioni. Questa è la misteriosa “burocrazia” che blocca i lavori...
Il fatto è che questo è il risultato di una certa retorica antipolitica per cui si pensa che onestà ed estraneità alla vita politica siano un buon viatico. Come se scegliessimo il primario di un ospedale sulla base di criteri come la fedeltà alla moglie e l’assoluta mancanza di esperienze ospedaliere!
L’onestà personale è un pre requisito importante in politica ma non è affatto sufficiente. Sosterrò sempre che un corrotto competente sarà sempre preferibile ad un onesto incapace.
Quindi in primo luogo il disastro si spiega con le carenze soggettive di questi sindaci che sono dei “media event” emersi perché i partiti proponevano alternative indigeribili.
Dobbiamo porci il problema di come formiamo e selezioniamo la nostra classe politica ed amministrativa o sarà sempre peggio. Poi ci sono aspetti oggettivi come l’obiettiva ingovernabilità delle nostre metropoli e l’inadeguatezza del quadro istituzionale presente. Torneremo a parlarne, ma siamo sicuri che questa divisione del potere fra governo centrale ed autonomie locali, così come è pensata, sia ancora attuale ed auspicabile?
Per ora chiudiamo su un punto: la primavera arancione è pienamente fallita e se i sindaci in questione ne prendessero atto, dimettendosi in blocco, questo sì che sarebbe un primo segnale di cambiamento.
Fonte
De Magistris, dopo aver sgovernato Napoli, è caduto proprio sul terreno della legalità che ne era l’originaria bandiera, Doria si rivela un inetto che ha lasciato che restassero inerti i cantieri per la messa in sicurezza di Genova, la Roma di Marino è una catastrofe senza precedenti e di Pisapia tutto quello che si può dire è che è una Moratti con più tasse. A salvarsi probabilmente è il solo Zedda a Cagliari, nonostante un’inchiesta penale – ancora in corso – per un caso del tutto minore.
Politicamente è una Caporetto di cui dobbiamo capite il perché.
La difesa degli interessati è quella più scontata e prevedibile: abbiamo trovato città a pezzi, casse vuote e troppi debiti. Siamo in condizioni disperate in cui non c’è nulla da fare, se non pietire una qualche legge speciale per avere soldi dal governo centrale.
Spiegazione che ha del vero, d’accordo, però che la situazione fosse una tragedia non lo abbiamo scoperto dopo, in gran parte lo sapevamo anche da prima. Ed allora, perché promettere un “cambiamento” che non si era in grado di realizzare? Per vincere le elezioni? D’accordo, ma poi la gente resta delusa e la “furbata” propagandistica diventa un boomerang. Ma, poi, siamo proprio sicuri che sia impossibile fare di più? Prendiamo il caso Genova: i lavori sono bloccati da tre anni per colpa della “burocrazia”, ma il sindaco che ci sta a fare? Questa misteriosa burocrazia ha dei nomi e cognomi o è un virus misterioso e impersonale di cui nessuno è responsabile? Perché Doria non ha denunciato inerzie, responsabilità, ostruzionismi, interessi, facendo nomi e cognomi? Poteva convocare conferenze stampa, chiedere al consiglio comunale di istituire commissioni di inchiesta, fare esposti alla magistratura. Quando mai ha fatto una sola di queste cose?
Marino: un perfetto incapace, che non riesce a controllare neppure la sua giunta e la sua maggioranza che gli si sfila ogni due per tre. Semplicemente inerte anche in materia di provvedimenti di costo ridotto o costo zero.
E di Pisapia vogliamo parlarne? Mancano i soldi? Ma allora perché non riscuote le multe per le affissioni abusive (400.000 euro solo per l’ultima tornata elettorale)? Perché l’ufficio tecnico ed i vigili non contestano i ritardi (ben oltre il limite massimo della licenza) degli eterni cantieri che si sa quando iniziano ma mai quando finiranno? Ci sarebbero belle penali da pagare, con giovamento delle casse comunali, nonché del traffico cittadino.
Ha aumentato del 50% il costo del biglietto Atm, per non aumentare l’abbonamento. Dopo due anni, ha aumentato di costo dell’abbonamento per non aumentare il biglietto. Crede che tutti i milanesi siano scemi e non si accorgano dell’imbroglio? Va bene, il costo del biglietto era troppo basso e nelle grandi città europee arriva sino a 4 o 5 euro. Però Milano ha dimensioni che non sono quelle di Londra o Parigi e poi, Pisapia ha mai pensato a dare una bella sforbiciata ai compensi del management Atm, come di tutte le società comunali? O magari ridurre la folta schiera di consulenti che non si sa bene cosa facciano?
E che dire dei vigili? Non ci vuole nessuna spesa aggiuntiva per metterli in strada e non tenerli solo negli uffici. Ma la potente corporazione non accetta neppure di discuterne e, quando uno dei consiglieri di maggioranza fece presente il problema, il loro comandante rispose indignato: “Ma lei ci vuol mettere a fare multe per strada?”. Come se il compito dei vigili fosse quello di dirigere la Scala!
Invece, fioriscono le unità di lavoro della polizia locale come quella per prepararsi ad un attacco nucleare o batteriologico, quella sul terrorismo ecc. A noi risultava che c’è già un esercito e ben tre corpi di polizia per queste evenienze.
Allora, questo cambiamento così strombazzato dove è? Le finte piste ciclabili, la casa della memoria, il registro delle unioni civili? D’accordo, tutte cose giuste (quando non sono false) ma sono le più urgenti e qualificanti?
Di De Magistris non diciamo nulla per carità di patria.
Dunque, i problemi di soldi ci sono, ma questa è solo una delle ragioni e neppure la principale.
Ne indichiamo un’altra nell’impreparazione assoluta di questo ceto amministrativo inventato. Ai tempi della deprecata prima repubblica, era rarissimo il caso di sindaci che non fossero stati prima consiglieri comunali o assessori. L’idea (giusta!) era che non si entra nel comune dalla casella più alta, senza un minimo di esperienza. Salvo il solo Zedda (che è stato prima consigliere regionale) nessuno dei sindaci arancioni ha avuto la benché minima esperienza amministrativa precedente. E non mi pare un caso che Zedda sia quello che se la sta cavando meglio. Inoltre quasi nessuno di loro ha alle spalle una vera e propria militanza in un partito politico o ha una specifica preparazione politica, distinta da quella professionale. E nessuno aveva un programma vero che non fosse una massa di slogan fumosissimi. Un sindaco privo sia di esperienze amministrative, sia di preparazione politica cosa volete che combini?
In primo luogo, succede che gli apparati burocratici (uffici tecnici, vigili, dirigenza amministrativa, società collegate ecc.) se li mangiano, continuando a fare i propri comodi. E questi sindaci sono carenti sia della preparazione necessaria a capire i loro giochi e i loro trucchi, sia del coraggio politico necessario a scontrarsi con queste corporazioni. Questa è la misteriosa “burocrazia” che blocca i lavori...
Il fatto è che questo è il risultato di una certa retorica antipolitica per cui si pensa che onestà ed estraneità alla vita politica siano un buon viatico. Come se scegliessimo il primario di un ospedale sulla base di criteri come la fedeltà alla moglie e l’assoluta mancanza di esperienze ospedaliere!
L’onestà personale è un pre requisito importante in politica ma non è affatto sufficiente. Sosterrò sempre che un corrotto competente sarà sempre preferibile ad un onesto incapace.
Quindi in primo luogo il disastro si spiega con le carenze soggettive di questi sindaci che sono dei “media event” emersi perché i partiti proponevano alternative indigeribili.
Dobbiamo porci il problema di come formiamo e selezioniamo la nostra classe politica ed amministrativa o sarà sempre peggio. Poi ci sono aspetti oggettivi come l’obiettiva ingovernabilità delle nostre metropoli e l’inadeguatezza del quadro istituzionale presente. Torneremo a parlarne, ma siamo sicuri che questa divisione del potere fra governo centrale ed autonomie locali, così come è pensata, sia ancora attuale ed auspicabile?
Per ora chiudiamo su un punto: la primavera arancione è pienamente fallita e se i sindaci in questione ne prendessero atto, dimettendosi in blocco, questo sì che sarebbe un primo segnale di cambiamento.
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