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19/07/2017

Sul Venezuela, di Casini in Galletti. Italia, paese allo sbando...


Questo articolo è pubblicato contemporaneamente su Contropiano e L’Antidiplomatico.

Estate caldissima. Cercate rifugio e decidete di comprare l’ultimo romanzo di fanta-politica da scorrere tra una pennichella e l’altra sotto l’ombrellone.
Il titolo è “Italia, il crollo di una rivoluzione”.

La trama è interessante e avvincente. Prevede la costruzione di un colpo di stato neanche troppo morbido contro il governo Gentiloni, fatto di violenze e terrorismo nelle strade iniziate dopo la sconfitta del referendum del 4 dicembre scorso e fomentate dall’estrema destra del paese. Non condannate, anzi incentivate, sovvenzionate e supportate dalle opposizioni di destra del paese e soprattutto da quelle internazionali.

Il blocco economico e guerra finanziaria colpiscono pesantemente l’Italia.

Organizzazioni internazionali cercano risoluzioni che condannino e isolino la repressione della polizia italiana contro quelli che vengono definiti dalla stampa mondiale “manifestanti pacifici”.

Le immagini degli ospedali infantili in fiamme, delle sedi dei ministeri assaltati, di linciaggi di piazza e di uomini carbonizzati perché professano un’idea politica diversa o hanno un diverso colore della pelle totalmente censurati dalle corporazioni dell'”informazione”.

La cappa è totale e l’Italia viene così descritta come “stato canaglia” e il “cambio di regime” diviene una priorità. Gentiloni deve andare via.

In giro per il mondo, ci sono poi tanti Quisling che sparsi tentano di facilitare questo cambio violento del governo. Addirittura, nel coup de théâtre finale del romanzo, per facilitare l’intervento esterno e i l”cambio di regime” si organizza un “plebiscito”, illegale perché non previsto dalla Costituzione. La sola parola, del resto, riecheggia in modo sinistro i tempi del fascismo.

Quei Quisling in giro per il mondo non solo non condannano la sovversione dell’ordine costituzionale in Italia, ma invitano a votare nei loro paesi per il “plebiscito”, partecipando loro stessi nei “seggi” con tanto di foto e video.

Un romanzo di fantapolitica?

Nonostante il racconto distorto che i media italiani svolgono ogni giorno per assecondare gli interessi di editori e amici degli editori, purtroppo è esattamente quello che sta accadendo veramente.
Ma non in Italia.

Ieri, domenica 16 luglio, in Venezuela si sono svolte due votazioni. Una legale – la prova generale per la votazione dell’Assemblea costituente prevista il 30 luglio prossimo – abilmente censurata e ignorata; e una illegale, il “plebiscito” convocato da quelle destre che, non essendo riuscite a destituire il legittimo governo con le violenze e il terrorismo nelle strade che hanno prodotto già oltre 80 morti e più di mille feriti, sono passate alla ricerca di un governo parallelo attraverso una votazione non prevista dalla Costituzione. In Venezuela, del resto, esiste un organo adibito a tal proposito, il CNE (consiglio nazionale elettorale), che, tra l’altro ha ratificato la vittoria delle elezioni parlamentari del dicembre del 2015 da parte delle opposizioni di destra. O non erano valide neanche quelle?

Veniamo ai Quisling in giro per il mondo, anzi concentriamoci su quelli di casa nostra. Si sono fatti fotografare e hanno sostenuto il “plebiscito” illegale delle destre venezuelane il Fabio Porta (vi prego “Salvate il Soldato Porta”) a Roma;


la Lia Quartapelle (Capogruppo della Commissione affari esteri del PD e membro della Commissione Trilaterale) a Milano con il giornalista del Corriere che poi scriverà un pezzo chiaramente equilibrato ed imparziale sull’argomento;


e, infine, il presidente della Commissione affari esteri del Senato (povera Italia!) Pierferdinando Casini (“il vuoto cosmico che attacca e continua ad attaccare la sovranità del Venezuela“) e soprattutto un ministro a Bologna. Si, avete letto bene, un ministro del governo Renzi riconfermato dal governo Gentiloni, Gian Luca Galletti, immortalato con tanto di cappellino a Bologna mentre tifava apertamente per l’azione sovversiva contro le istituzioni del Venezuela.


Passi Porta, passi Casini e passi anche Quartapelle, le cui presenze incidono quanto il loro peso politico personale attuale, ma il Governo italiano chiarisca immediatamente la sua posizione con una nota ufficiale in cui prende le distanze dal ministro Galletti. Per l’Italia sarà, al contrario, la più grande ingerenza neo-coloniale della storia di questo paese.

E il racconto dei media? Se aprite oggi qualunque versione online dei giornali che continuano a mentirvi su mandato preciso, leggete due “notizie”, Basta aprirne uno perché è il copia e incolla delle fonti della destra venezuelana: “7 milioni di voti per il referendum anti Maduro” e “spari contro gli oppositori anti Maduro che votavano: 2 morti”.

Sul primo punto, è facile fare un parallelo con le primarie del PD guardando questo video:



Calcolando il tempo a disposizione e il numero di seggi, la cifra massima che si poteva raggiungere era stata stimata in 2,5 milioni di persone contro i 12 milioni che avevano promesso i leader della destra venezuelana. Promesse non rispettate dai numeri fantasiosi espressi. E anche i “sette milioni” annunciati dall’opposizione sono minori ai voti ottenuti nel dicembre del 2015. Un flop che non deve lasciare prove come dimostrano queste immagini:



Sul secondo punto. Si tratta di una sparatoria avvenuta di fronte la chiesa de El Carmen, nella via Sucre de El Catia, laddove erano vicini il seggio legale per il voto della Costituente e quello illegale per il “plebiscito” del Venezuela. Repubblica e gli altri fake media hanno già quelle risposte che il ministro degli interni del paese, che ha aperto un’indagine ufficiale sull’accaduto, non può ancora avere. Molto probabilmente una provocazione, l’ennesima, delle destre che avevano tutto l’interesse alla degenerazione in violenze.

Quello che sta accadendo è uno scenario visto e rivisto nella storia recente. Ex Jugoslavia,Iraq, Libia, Siria. Anche se il parallelo forse più corretto è quello con l’Ucraina del colpo di stato del febbraio del 2014. A Caracas, come a Kiev, le premesse del golpe sono state prodotte dalle corporazioni mediatiche e il fascismo storico (in Ucraina sono neo-nazisti dichiarati, in Venezuela sono “guerriglieri di Dio” che combattono con i scudi crociati come al tempo delle crociate e danno alle fiamme chavisti e neri) si è presto mischiato con il fascismo moderno, quello delle corporazioni finanziarie che in nome della produttività, comeptitività e flessibilità distruggono diritti sociali, Welfare e libertà. Olio di ricino tradizionale e olio di ricino moderno (austerità): il cocktail più micidiale di oggi è un pericolo non solo per Ucraina e Venezuela, ma per tutto il mondo.

L’obiettivo contro il Venezuela è chiaro: trasformare il paese in una nuova Siria e prendere possesso delle riserve di petrolio e oro più grandi al mondo. Il PD (e purtroppo il nostro governo a quanto pare) come in Ucraina sono dalla parte del fascismo finanziario e di quello storico. Di Casini in Galletti. Italia paese allo sbando.

P.S. Qui le foto e i video, rigorosamente censurate dalle corporazioni mediatiche, delle centinaia di migliaia di persone che sono andate a votare alla prova generale della Costituente di ieri. Un inno alla pace di un popolo consapevole, che si ribella al fascismo. Mettete a confronto le immagini con quelle del plebiscito illegale delle destre. L’altissima borghesia contro il popolo. Vestiti firmati e Rolex contro il popolo. Il colpo d’occhio della lotta di classe in corso nel paese è impressionante. Mujica a Lula ha recentemente detto: «Caro Lula, le classi sociali esistono e i dominatori non sopportano che i sottomessi gli contendano il potere». In Italia, grazie al PD e a questo governo, non si sopporta più che altrove.

Fonte

30/11/2016

La ricerca umiliata dal poltronificio. Il caso dell’Ispra

Il ministro dell’ambiente Galletti appare in seria difficoltà nel piazzare i suoi protetti al Ministero dell'Ambiente e dintorni. E la scadenza referendaria aumenta le fibrillazioni.

È ormai risaputo che l’unico vero obiettivo degli inquilini del ministero in via Cristoforo Colombo – che magari avrebbero desiderato un ministero ben più “pesante” – è quello di nominare i membri del proprio entourage nei vari uffici ministeriali, società private ed enti pubblici controllati, commissioni, comitati e quant’altro, molto spesso in barba alle norme, sempre in sprezzo dell’etica.

Nonostante diversi scandali, denunce, indagini, arresti eccellenti, nel corso degli ultimi mandati ministeriali abbiamo assistito al perpetrarsi di abitudini degne non già della prima repubblica, ma piuttosto dei regimi dinastici settecenteschi.

Ma a volte qualcosa si mette di traverso e nell’agosto scorso l’intervento della Corte dei Conti1 boccia le nomine dei membri di due strategici organismi di competenza ministeriale, la Commissione per le valutazioni di impatto ambientale e le valutazioni ambientali strategiche (VIA-VAS) e quella per la Prevenzione e Limitazione Integrate dell'Inquinamento (IPPC), effettuate ex imperio dal Ministro Galletti. Con il pretesto degli “atti di alta amministrazione”, dal cilindro di Galletti erano spuntati personaggi dai curricola totalmente avulsi dalle materie in questione, ai quali evidentemente erano stati riconosciuti dal ministro alti meriti, decisamente non tecnici, ma sicuramente ritenuti più apprezzabili dal punto di vista politico e della possibilità di controllo delle decisioni delle commissioni.

Dovrà allora essere il dott. Stefano Laporta, attualmente direttore generale in scadenza di mandato dell'ISPRA (Ente di ricerca vigilato dal Ministero dell’ambiente), a dover risolvere, in qualità di presidente delle due commissioni di valutazione dei candidati, questo cruccio di Galletti. Lo stesso Laporta che è stato recentemente nominato alla Consulta dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la radioprotezione (ISIN), con funzioni di coordinamento organizzativo interno, in pratica il braccio destro di Maurizio Pernice, contestualmente nominato Direttore dell’ISIN.

La spirale si avviluppa. Infatti il dott. Pernice, attualmente dirigente di lungo corso del MATTM, è il risultato di un’altra nomina tribolata in capo a Galletti. Prevista entro 90 giorni dal 10 aprile 2014, ce ne sono voluti invece 943 (anzi, un po’ di più, visto che manca ancora il DPR dopo la decisione del Consiglio dei Ministri), passando per la trombatura del personaggio di “prima scelta”, l’attuale Segretario Generale del Ministero dell'Ambiente Antonio Agostini, la cui candidatura, attaccata da più parti per l’evidente mancanza delle competenze specifiche richieste dalla legge, fu silurata definitivamente da un avviso di garanzia. Il neo Direttore ISIN avrà quindi un curriculum allineato al dettato di legge2? "Ci pare proprio di no, a giudicare da quanto pubblicato sul sito del ministero3, ma, evidentemente, Galletti sa essere fedele alla linea, quando si tratta di nomine forzate" denuncia la USB che da tempo martella contro lo smantellamento della ricerca pubblica nel nostro paese.

Come prosegue la nostra spirale? Torna ora in “zona ISPRA”: da più parti si vociferava infatti che-dopo il tramonto di Agostini, il dott. Laporta ambisse alla carica poi assegnata a Pernice, ma a quanto pare si è dovuto accontentare del secondo posto. Essendo ancora in attesa della determinazione di compensi degli organi di vertice dell’ISIN, non siamo in grado di valutare quale livello di retrocessione economica si affiancherebbe a quella funzionale per il dott. Laporta quando terminerà il doppio incarico attuale (qualora ne venisse ratificata la compatibilità). Potrebbe finalmente voler scegliere di tornare al suo ruolo di viceprefetto al ministero degli interni? Pare proprio di no, tanto che si dice abbia richiesto un parere alla Funzione Pubblica sulla possibilità di essere nuovamente incaricato a DG dell'ISPRA grazie all'entrata in vigore della legge n. 132/2016 di “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente e disciplina dell’ISPRA” che secondo lui ed i suoi sponsor consentirebbe di superare il vincolo dei due mandati. Non sarà che queste decisioni dovranno passare per il comportamento di Laporta nelle commissioni di nomina di cui sopra? Qualche domanda sulla serenità di giudizio di cui egli possa sentirsi dotato nella valutazione dei titoli di chi dovrà scegliere, per conto di Galletti, come commissario VIA-VAS o IPPC, sorge spontanea.

Il sospetto trova giustificazione nella storia dei rapporti fra il MATTM e l’ISPRA sin dalla sua istituzione, datata fine 2008, con la fusione dell’agenzia per la protezione ambientale e due istituti di ricerca (sul mare e sulla fauna selvatica). L’ISPRA doveva rappresentare il braccio operativo del Ministero, fornendo servizi altamente qualificati e soprattutto con quel grado di autonomia e terzietà tecnico-scientifica che sarebbe necessaria in tema di controlli ambientali, ma che evidentemente spaventa il “decisore politico” che riconosce come committenza non già la comunità dei contribuenti, ma qualche lobby o potentato economico o finanziario.

Ed ecco quindi che il Ministero (già prima di Galletti, in verità) intensifica i finanziamenti a SOGESID, società “in house”, privata nella gestione ma pubblica nelle spese, dove può piazzare vertici, dirigenti e personale senza l’alea del concorso pubblico, in barba alle limitazioni alle assunzioni della PA. Tutto ciò, a discapito dell’ISPRA e del suo personale (con circa 150 precari, la metà dei quali con alle spalle una storia ultradecennale di contratti di vario tipo).

Ma la SOGESID, pur avendo occupato abusivamente le stanze di via Colombo (tanto che ora che il MATTM ha dovuto dichiarare il numero dei propri dipendenti all’Agenzia del Demanio in vista di un cambio di sede, non ha certo potuto dire che ci sono 300 “esterni”, creando il panico fra i “miracolati” dirigenti e quadri SOGESID) e pur sovrapponendosi a molte competenze proprie dell’ISPRA, evidentemente non riesce a coprire tutte le necessità tecnico-scientifiche del Ministero ed allora Galletti che fa? Inserisce un “articolicchio” nella legge di stabilità 2016 con cui, invece di prevedere risorse per assunzioni all’ISPRA, con la stessa spesa è andato a “saccheggiare” le graduatorie dei concorsi espletati dall’ISPRA, assumendo 25 ricercatori e 15 tecnici o amministrativi, fra cui una ventina di precari ISPRA, che hanno sì avuto una trasformazione del proprio contratto a tempo indeterminato, ma hanno visto (per ora?) sfumare la possibilità di essere stabilizzati nell’ente per i quale avevano vinto un concorso e che nel corso degli anni ha investito nella loro formazione specifica.

"All’ISPRA basterebbero 10 milioni in legge di stabilità (una goccia nell’oceano dei finanziamenti alla ricerca privata) per rendere perseguibili gli obiettivi di rilancio dell’Istituto e di stabilizzazione del proprio personale precario, ma nella bozza attuale non ce n’è neanche l’ombra" sottolinea l'USB. I finanziamenti passano per il Ministero dell’Ambiente ed evidentemente Galletti ha solo l’obiettivo (ed il relativo peso politico) di accontentare qualche amico o amico degli amici, tirando i fili di qualche burattino come Laporta. Sempre che faccia in tempo ad anticipare lo scenario che si potrebbe aprire dopo il referendum del prossimo 4 dicembre.

Note
1 http://www.corteconti.it/attivita/controllo/pa_enti_pubblici/personale/delibera_9_2016_prev/index.html
http://www.corteconti.it/attivita/controllo/pa_enti_pubblici/personale/delibera_10_2016_prev/index.html

2 D.Lgs 4 marzo 2014, n. 45; Art. 6 comma 5: “Il Direttore è scelto tra persone di indiscussa moralità e indipendenza, di comprovata e documentata esperienza e professionalità ed elevata qualificazione e competenza nei settori della sicurezza nucleare, della radioprotezione, della tutela dell'ambiente e sulla valutazione di progetti complessi e di difesa contro gli eventi estremi naturali o incidentali…”

3 http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/curriculum/Pernice.pdf

Fonte