L’America è diventata un laboratorio molto interessante da studiare e terrificante da vivere concretamente. Non c’è contraddizione logica, però bisogna stare molto attenti a dove si mettono i piedi...
Dopo aver spinto al massimo sulla militarizzazione della “lotta all’immigrazione clandestina”, sposando i teorici della “remigrazione” in nome del “suprematismo bianco”, ora Trump sembra costretto – come si diceva nella Democrazia Cristiana di 50 anni fa – ad una “pausa di riflessione”.
Come avevamo fatto notare, chi adotta la “tattica bulldozer” – sempre avanti, spianiamo tutto, nessuna pietà per i “nemici” (veri o inventati che siano) – rischia sempre di finire nel burrone. Ossia di doversi fermare, essere incerto davanti ad un bivio, oppure chiudere gli occhi ed avanzare in terra incognita.
In poche ore si sono sommati decine e decine di episodi interni (sorvoliamo qui su quelli internazionali) che hanno rotto la patina di indifferenza conservatrice che avvolgeva la società statunitense. L’omicidio in diretta dell’infermiere Alex Pretti si è sovrapposto a quello ancora recente di Renee Good, entrambi attivisti incensurati, benvoluti nella loro comunità (Minneapolis non è una metropoli). Entrambi “bianchi”.
Le menzogne trucide di Kristi Noem (segretaria agli interni), Pam Bondi (idem alla giustizia), di altri alti esponenti dell’amministrazione, fino a quel Greg Bovino comandante sul terreno delle squadre di assassini in divisa (ma mascherati e a bordo di veicoli privi di contrassegni), sono state talmente esagerate da risultare un boomerang. Definire “terroristi” quei due è stata un’idea suicida, pagata giustamente cara.
Al di là dell’episodio specifico, però, l’elemento determinante per aprire una “pausa di riflessione” non sembra essere tanto la pessima gestione del rapporto tra verità e menzogna, quanto la pressione dei ceti che in America comandano davvero: il mondo degli affari, i finanzieri senza volto seduti su pacchi di miliardi (propri o “in gestione”) che vivono spostando “investimenti” tra titoli di stato, mercati azionari, prodotti derivati, ecc.
Per fare tranquillamente il loro sporco lavoro speculativo hanno bisogno di una società certo molto diseguale, violenta con i più poveri, crudele in ogni anfratto. Ma hanno anche bisogno che appaia relativamente calma, non spaccata verticalmente, non impresentabile in giro per il mondo. Non hanno bisogno di una guerra civile conclamata...
“Quando è troppo, è troppo”, sintetizzava già ieri il Corsera, voce malpensante della residua borghesia italiana. Va bene pestare studenti, cacciare quelli che criticano Israele, buttare fuori un po’ di immigrati “inutili” (quelli che non trovano lavoro e quindi finiscono per commettere i reati più diversi), ma far fuori anche “i bianchi” proprio no. Su chi ti appoggi, poi?
Quel mondo non ha eccepito sulla “linea politica” trumpiana, ma sulla “misura” e le “modalità” con cui è stata praticata. Si può essere carogne, insomma, ma non bisogna darlo a vedere così spudoratamente.
Nelle stesse ore l’ICE sparava contro altre persone, stavolta senza uccidere ma lasciandole comunque a terra, da portare in ospedale. Un altro killer ha provato addirittura ad entrare nel consolato dell’Ecuador, nella stessa città, per cercare “clandestini” da espatriare, costringendo persino Daniel Noboa – presidente di quel paese, sorretto dai narcos e fedelissimo alleato di Trump – a protestare formalmente.
Un “Maga” fuori controllo, di origine polacca, ha assalito una parlamentare spruzzandole addosso un liquido ancora non analizzato. La deputata, Ilhan Omar, è guarda caso nera, di origine somale e addirittura “di sinistra” (per gli standard Usa).
È evidente insomma che le direttive di Trump sulla “remigrazione forzata”, per quanto apprezzate anche dalla business community, sono finite in mano a dei pezzenti col cervello vuoto, privi della minima capacità di distinguere tra quello che gli viene in testa di fare e quello che “si può fare” persino in questa congiuntura politica nefasta. Come si dice in gergo: se l’unico attrezzo che sai usare è un martello, tutto ti sembrerà un chiodo...
Ovvio che non potendo far finta di nulla Trump abbia scelto di mandare in pensione soltanto il capo-killer Bovino – l’ultimo pirla della catena di comando – chiamando al suo posto Tom Homan, “lo zar dei confini” apprezzato persino da Biden e Obama (per dire quanto brevi siano le distanze...), capace di fare le stesse cose ignobili ma con qualche morto in meno. Tipo separare i bambini dai genitori in capo di concentramento, ma lontano dalle telecamere e soprattutto senza sparare addosso ai “bianchi” come lui.
Una “de-escalation”, l’ha definita lo stesso Trump. Che però è perfettamente consapevole del rischio che ogni frenata comporta: essere poi costretto a innestare la retromarcia, finendo così per perdere quell’aura di “imbattibilità” che prova ostinatamente a cucirsi addosso.
Per capirci: qualche killer dell’Ice potrà essere ritirato da Minneapolis, ma in cambio la sua longa manus alla giustizia, Pam Bondi, ha chiesto allo stato del Minnesota le liste complete di chi riceve assistenza pubblica e le liste elettorali.
Da una parte insomma vuol mantenere aperta la “narrativa” per cui tanti immigrati “vengono ingiustamente mantenuti con i soldi pubblici”, dall’altra si cercano le scuse per invalidare – all’occorrenza – almeno parzialmente il voto di mid term, che si dovrebbe tenere come sempre a novembre, ma che a questo punto potrebbe diventare l’inizio della fine per l’avventura Maga e l’ammistrazione Trump (a meno che non venga invece scelto il golpe nudo e crudo...).
Inutile sognare cambiamenti epocali, se ciò si dovesse verificare. Uno dei pochi meriti – del tutto involontari – di questo “agente del caos” è stato quello di togliere il velo dell’ipocrisia “liberale” steso da sempre sui meccanismi imperiali statunitensi, sia sul fronte internazionale che su quello interno. La sua caduta, se gestita in tranquillità dall’establishment, ci riproporrebbe merce scaduta decisamente puzzolente (“doppio standard” su qualsiasi tema, retorica zuccherosa e guerre sanguinose quanto e più dei colpi da matto del tycoon, solo “diritti civili” e niente “diritti sociali”).
Ma, dicevamo, l’America sta diventando un laboratorio interessante. La caduta dei veli retorici e la brutalità della repressione hanno fatto nascere forme di resistenza impensate, che raccolgono le energie di milioni di persone che magari non votano, ma non ci stanno a restare indifferenti. Nelle manifestazioni e nei presidi contro l’ICE e Trump, infatti, fanno sempre più spesso capolino – o qualcosa di più – anche temi “classicamente sociali”.
Che la crisi dell’America abbia insomma anche “connotati di classe” sta diventando manifesto. E lo sbocco politico non è più quello istituzionalmente santificato (i “dem” equivalenti ai repubblicani), ma addirittura i “socialisti”.
La Storia si è rimessa in moto, i sintomi (non le soluzioni...) si moltiplicano. Il vecchio imperialismo di sempre mostra la sua faccia più feroce, ma non è imbattibile.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/01/2026
27/01/2026
Minneapolis. Trump corre ai ripari. Salta Bovino, a rischio la segretaria alla Sicurezza
Il capo dell’operazione dell’ICE a Minneapolis, Gregory Bovino, è in procinto di lasciare la città e con lui anche altri agenti della agenzia federale che sta seminando morte e terrore nelle città statunitensi. Pare che Bovino si ritirerà nella sua California e verrà messo in pensione.
Al suo posto Trump ha annunciato l’invio a Minneapolis di Tom Homan, anche lui con la fama di essere “un duro” ma figura di spicco dell’amministrazione contro l’immigrazione illegale. Secondo alcune fonti già oggi le forze speciali dell’ICE potrebbero cominciare il ritiro dalla capitale del Minnesota attraversata ormai ogni giorno – e con ogni temperatura – da manifestazioni di protesta con migliaia di persone.
Ma a rischio c’è anche la poltrona della segretaria per la Sicurezza interna Kristi Noem, la quale ha sempre difeso per principio l’operato dell’ICE, definendo i due cittadini uccisi come “terroristi interni”. L’opposizione del Partito Democratico al Congresso si prepara ad aprire un’indagine su di lei spianando così la strada ad un suo possibile impeachment.
La senatrice democratica Elizabeth Warren ha affermato che il Congresso dovrebbe procedere all’impeachment del Segretario alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem se lei non si dimette dall’incarico.
“Kristi Noem dovrebbe dimettersi, e se non lo fa, il Congresso dovrebbe metterla in stato d’accusa e rimuoverla dall’incarico. In America crediamo ancora nella responsabilità, non nelle bugie”, ha dichiarato Warren in un messaggio diffuso sui media. La senatrice ha accusato il Segretario alla Sicurezza interna di aver mentito al popolo americano sui dettagli dell’uccisione per colpi d’arma da fuoco di Alex Pretti.
Sul caso Minneapolis la svolta è arrivata nelle ultime ore, quando Donald Trump per cercare di limitare i danni ha parlato con il governatore del Minnesota e il sindaco di Minneapolis.
Nelle ultime 24 ore Trump ha parlato al telefono sia con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e con il governatore del Minnesota Tim Walz. “Ho apprezzato la conversazione col presidente, mi ha detto che l’operazione metro surge deve finire” ha annunciato Jacob Frey. Per la Casa Bianca è un primo dietrofront completo dalla linea di scontro frontale con le autorità della città e dello Stato cominciata il 7 gennaio dopo le uccisioni a freddo di Renee Good e Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE.
Donald Trump si vede costretto ad affrontare non solo le crescenti e diffuse proteste dei cittadini a Minneapolis e in altre città, ma anche i sondaggi secondo i quali la maggioranza degli americani ritiene che quella di Pretti è stata una esecuzione e che i brutali metodi dell’Ice non vanno bene. Posizioni critiche cominciano ad affiorare anche tra i Repubbicani. Il candidato conservatore alla carica di governatore del Minnesota Chris Madel, fiutando la brutta aria che tira, si è ritirato dalla corsa, definendo le operazioni dell’Ice un “disastro totale”. Mentre i democratici minacciano un nuovo ostruzionismo al Congresso per non votare il super-finanziamento dell’Ice.
L’immigrazione in generale, ha detto a Politico un senatore repubblicano veterano in condizione di anonimato, è per i Repubblicani ciò che la sanità è per i Democratici – cioè un “gioco di casa”. Eppure, con immagini virali di americani feriti in pieno giorno che sostituiscono quelle dei migranti che attraversano il confine del paese, questo vantaggio sta rapidamente svanendo.
Lo stesso Politico, riferendosi ai mal di pancia degli esponenti repubblicani, sottolinea che devi sapere come decifrare il loro linguaggio. Innanzitutto, c’è il metodo di affermare che: “Il presidente non può fallire”. Il che significa che i repubblicani incolpano i consiglieri di Trump invece di rischiare di far arrabbiare il presidente.
Fonte
Al suo posto Trump ha annunciato l’invio a Minneapolis di Tom Homan, anche lui con la fama di essere “un duro” ma figura di spicco dell’amministrazione contro l’immigrazione illegale. Secondo alcune fonti già oggi le forze speciali dell’ICE potrebbero cominciare il ritiro dalla capitale del Minnesota attraversata ormai ogni giorno – e con ogni temperatura – da manifestazioni di protesta con migliaia di persone.
Ma a rischio c’è anche la poltrona della segretaria per la Sicurezza interna Kristi Noem, la quale ha sempre difeso per principio l’operato dell’ICE, definendo i due cittadini uccisi come “terroristi interni”. L’opposizione del Partito Democratico al Congresso si prepara ad aprire un’indagine su di lei spianando così la strada ad un suo possibile impeachment.
La senatrice democratica Elizabeth Warren ha affermato che il Congresso dovrebbe procedere all’impeachment del Segretario alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem se lei non si dimette dall’incarico.
“Kristi Noem dovrebbe dimettersi, e se non lo fa, il Congresso dovrebbe metterla in stato d’accusa e rimuoverla dall’incarico. In America crediamo ancora nella responsabilità, non nelle bugie”, ha dichiarato Warren in un messaggio diffuso sui media. La senatrice ha accusato il Segretario alla Sicurezza interna di aver mentito al popolo americano sui dettagli dell’uccisione per colpi d’arma da fuoco di Alex Pretti.
Sul caso Minneapolis la svolta è arrivata nelle ultime ore, quando Donald Trump per cercare di limitare i danni ha parlato con il governatore del Minnesota e il sindaco di Minneapolis.
Nelle ultime 24 ore Trump ha parlato al telefono sia con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e con il governatore del Minnesota Tim Walz. “Ho apprezzato la conversazione col presidente, mi ha detto che l’operazione metro surge deve finire” ha annunciato Jacob Frey. Per la Casa Bianca è un primo dietrofront completo dalla linea di scontro frontale con le autorità della città e dello Stato cominciata il 7 gennaio dopo le uccisioni a freddo di Renee Good e Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE.
Donald Trump si vede costretto ad affrontare non solo le crescenti e diffuse proteste dei cittadini a Minneapolis e in altre città, ma anche i sondaggi secondo i quali la maggioranza degli americani ritiene che quella di Pretti è stata una esecuzione e che i brutali metodi dell’Ice non vanno bene. Posizioni critiche cominciano ad affiorare anche tra i Repubbicani. Il candidato conservatore alla carica di governatore del Minnesota Chris Madel, fiutando la brutta aria che tira, si è ritirato dalla corsa, definendo le operazioni dell’Ice un “disastro totale”. Mentre i democratici minacciano un nuovo ostruzionismo al Congresso per non votare il super-finanziamento dell’Ice.
L’immigrazione in generale, ha detto a Politico un senatore repubblicano veterano in condizione di anonimato, è per i Repubblicani ciò che la sanità è per i Democratici – cioè un “gioco di casa”. Eppure, con immagini virali di americani feriti in pieno giorno che sostituiscono quelle dei migranti che attraversano il confine del paese, questo vantaggio sta rapidamente svanendo.
Lo stesso Politico, riferendosi ai mal di pancia degli esponenti repubblicani, sottolinea che devi sapere come decifrare il loro linguaggio. Innanzitutto, c’è il metodo di affermare che: “Il presidente non può fallire”. Il che significa che i repubblicani incolpano i consiglieri di Trump invece di rischiare di far arrabbiare il presidente.
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25/01/2026
La Casa Bianca dichiara guerra al popolo americano
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, un infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento governativo per i veterani di guerra, ecologista e attivista “politico-umanitario”. Di chiare origini italiane, così come il “fuhrer” dei suoi assassini, Greg Bovino, messo da Trump alla guida dell’ICE, una milizia anti-immigrazione diventata la sua personale “falange armata”.
Alex è diventato ieri a Minneapolis, dopo Renee Good, la seconda vittima in pochi giorni delle bestie che compongono quella falange. Una terza persona, nei giorni scorsi, era stata raggiunta da proiettili sparati dall’ICE ed è attualmente in gravi condizioni all’ospedale.
La scena dell’omicidio è stata ripresa in video e non consente giustificazioni, anche se i “maiali” – sarebbe bene tornare alle definizioni degli anni ‘60, per una volta – hanno provato a dire che aveva con sé una pistola e sarebbe rimasto ucciso nel tentativo di disarmarlo.
Le riprese mostrano invece Pretti che si frappone tra una donna e un agente che le sta spruzzando spray al peperoncino, cerca di aiutare la donna a rialzarsi e viene a sua volta aggredito da altri agenti che spruzzano lo spray anche contro di lui, “armato” di un telefono in una mano e nulla nell’altra.
Come mostrano i video, la pistola è stata “ritrovata” solo dopo che era ormai morto. Ma non si vede da dove sia venuta fuori ed è prassi comune di molta sbirraglia “aggiungere prove” alla scena del delitto per “pararsi il culo” da eventuali indagini su quel che hanno fatto.
Un video trasmesso da diverse tv mostra da altra angolazione i robocop mascherati, con giubbotti tattici, che bloccano un uomo a terra, su una strada coperta di neve. L’uomo cade e si sentono i colpi di arma da fuoco, almeno cinque. Cinque, per essere sicuri di uccidere, non per “fermare un soggetto pericoloso”, armato di un telefono...
Che un infermiere possa diventare “un soggetto pericoloso” accade però solo nelle società impazzite, dove ogni valore o concetto o definizione è stato rivoltato così tante volte da diventare privo di senso.
Basti pensare che lo stesso Trump, rispondendo all’indignazione universale per il sequestro – da parte dell’ICE – di una bambina di due anni (poi rilasciata, se non altro), ha benedetto “il lavoro di questi patrioti”. “Patrioti” superpagati e con un premio di 50.000 dollari già al momento dell’arruolamento. Di fatto mercenari che inseguono anche un “premio di produzione” (più immigrati acchiappano, non importa se bambini, e più guadagnano).
Basta riascoltare la conferenza stampa in cui la segretaria alla sicurezza interna Kristi Noem – una delle tante “kriminal barbie” di cui Trump ama essere circondato – si inventa la storia di “un individuo si è avvicinato agli agenti della U.S. Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm. Gli agenti hanno tentato di disarmare questa persona, ma il sospetto armato ha reagito violentemente. Temendo per la propria vita e per quella dei suoi colleghi, un agente ha sparato colpi difensivi”. Tutti letali, ma per caso...
Noem ha anche detto che Pretti “aveva due caricatori con munizioni che contenevano decine di proiettili” e non aveva documenti di identità con sé (negli Usa non è neanche obbligatorio...). In definitiva, secondo lei, “sembra una situazione in cui un individuo è arrivato sulla scena per infliggere il massimo danno alle persone e uccidere le forze dell’ordine”. Un pazzo, insomma, qualcuno che avrebbe potuto tranquillamente essere reclutato nell’ICE...
La sfrontatezza con cui l’amministrazione Trump mente su questi episodi come su tutta la “politica della sicurezza interna” non è però soltanto la “normale” abitudine del potere, ma rivela come su questo si stia giocando una durissima partita all’interno degli Stati Uniti, in cui la posta in gioco è la trasformazione dell’assetto istituzionale da “esteriormente democratico” a “dichiaratamente autoritario”.
Una partita che ha già distrutto il tradizionale “centrismo” costruito nei decenni dall’establihment industrial-finanziario, sia tra i “repubblicani” che tra i “democratici”, facendo balzare in primo piano quelle che una volta erano “ali estreme” fuori dai giochi: i nuovi “nazisti dell’Illinois” (cit.) oppure i “socialisti” – all’americana, sia chiaro – in grado di vincere in due città-simbolo come New York e Seattle.
Una partita che, quasi per necessità “geometrica”, ha trovato il suo teatro più violento a Minneapolis, capoluogo di uno stato “di mezzo”, al confine con il Canada.
Qui ieri c’è stato, prima di questo nuovo omicidio, uno dei rarissimi scioperi generali contro il governo federale, ossia contro Trump e la presenza dell’ICE. Uno sciopero iper-politico (con buona pace dei Salvini del mondo), con manifestazione oceanica nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata della Verità e della Libertà”. Due valori che, evidentemente, non esistono in questa America...
A margine della manifestazione l’ICE ha condotto una serie di aggressioni individuali, una della quali si è chiusa con l’omicidio di Pretti, “colpevole” di aver difeso una donna dalle “attenzioni” dei “maiali” in divisa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo “democratico senza grilli per la testa” come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di polizia della citàà.
Se la richiesta verrà accolta potremmo quindi avere un confronto diretto tra paramilitari dell’ICE (che dipendono dallo Stato federale, ossia da Trump) e polizia-esercito agli ordini delle autorità locali. Impossibile anche da sognare, fino a qualche mese fa.
Ma quando una crisi ha certe dimensioni, e cause non rimovibili con le sole chiacchiere, può succedere di tutto. Sia sul piano internazionale – chi avrebbe mai ipotizzato una “guerra” tra alleati della Nato per il controllo della Groenlandia? – che su quello interno.
Alex è diventato ieri a Minneapolis, dopo Renee Good, la seconda vittima in pochi giorni delle bestie che compongono quella falange. Una terza persona, nei giorni scorsi, era stata raggiunta da proiettili sparati dall’ICE ed è attualmente in gravi condizioni all’ospedale.
La scena dell’omicidio è stata ripresa in video e non consente giustificazioni, anche se i “maiali” – sarebbe bene tornare alle definizioni degli anni ‘60, per una volta – hanno provato a dire che aveva con sé una pistola e sarebbe rimasto ucciso nel tentativo di disarmarlo.
Le riprese mostrano invece Pretti che si frappone tra una donna e un agente che le sta spruzzando spray al peperoncino, cerca di aiutare la donna a rialzarsi e viene a sua volta aggredito da altri agenti che spruzzano lo spray anche contro di lui, “armato” di un telefono in una mano e nulla nell’altra.
Come mostrano i video, la pistola è stata “ritrovata” solo dopo che era ormai morto. Ma non si vede da dove sia venuta fuori ed è prassi comune di molta sbirraglia “aggiungere prove” alla scena del delitto per “pararsi il culo” da eventuali indagini su quel che hanno fatto.
Un video trasmesso da diverse tv mostra da altra angolazione i robocop mascherati, con giubbotti tattici, che bloccano un uomo a terra, su una strada coperta di neve. L’uomo cade e si sentono i colpi di arma da fuoco, almeno cinque. Cinque, per essere sicuri di uccidere, non per “fermare un soggetto pericoloso”, armato di un telefono...
Che un infermiere possa diventare “un soggetto pericoloso” accade però solo nelle società impazzite, dove ogni valore o concetto o definizione è stato rivoltato così tante volte da diventare privo di senso.
Basti pensare che lo stesso Trump, rispondendo all’indignazione universale per il sequestro – da parte dell’ICE – di una bambina di due anni (poi rilasciata, se non altro), ha benedetto “il lavoro di questi patrioti”. “Patrioti” superpagati e con un premio di 50.000 dollari già al momento dell’arruolamento. Di fatto mercenari che inseguono anche un “premio di produzione” (più immigrati acchiappano, non importa se bambini, e più guadagnano).
Basta riascoltare la conferenza stampa in cui la segretaria alla sicurezza interna Kristi Noem – una delle tante “kriminal barbie” di cui Trump ama essere circondato – si inventa la storia di “un individuo si è avvicinato agli agenti della U.S. Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm. Gli agenti hanno tentato di disarmare questa persona, ma il sospetto armato ha reagito violentemente. Temendo per la propria vita e per quella dei suoi colleghi, un agente ha sparato colpi difensivi”. Tutti letali, ma per caso...
Noem ha anche detto che Pretti “aveva due caricatori con munizioni che contenevano decine di proiettili” e non aveva documenti di identità con sé (negli Usa non è neanche obbligatorio...). In definitiva, secondo lei, “sembra una situazione in cui un individuo è arrivato sulla scena per infliggere il massimo danno alle persone e uccidere le forze dell’ordine”. Un pazzo, insomma, qualcuno che avrebbe potuto tranquillamente essere reclutato nell’ICE...
La sfrontatezza con cui l’amministrazione Trump mente su questi episodi come su tutta la “politica della sicurezza interna” non è però soltanto la “normale” abitudine del potere, ma rivela come su questo si stia giocando una durissima partita all’interno degli Stati Uniti, in cui la posta in gioco è la trasformazione dell’assetto istituzionale da “esteriormente democratico” a “dichiaratamente autoritario”.
Una partita che ha già distrutto il tradizionale “centrismo” costruito nei decenni dall’establihment industrial-finanziario, sia tra i “repubblicani” che tra i “democratici”, facendo balzare in primo piano quelle che una volta erano “ali estreme” fuori dai giochi: i nuovi “nazisti dell’Illinois” (cit.) oppure i “socialisti” – all’americana, sia chiaro – in grado di vincere in due città-simbolo come New York e Seattle.
Una partita che, quasi per necessità “geometrica”, ha trovato il suo teatro più violento a Minneapolis, capoluogo di uno stato “di mezzo”, al confine con il Canada.
Qui ieri c’è stato, prima di questo nuovo omicidio, uno dei rarissimi scioperi generali contro il governo federale, ossia contro Trump e la presenza dell’ICE. Uno sciopero iper-politico (con buona pace dei Salvini del mondo), con manifestazione oceanica nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata della Verità e della Libertà”. Due valori che, evidentemente, non esistono in questa America...
A margine della manifestazione l’ICE ha condotto una serie di aggressioni individuali, una della quali si è chiusa con l’omicidio di Pretti, “colpevole” di aver difeso una donna dalle “attenzioni” dei “maiali” in divisa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo “democratico senza grilli per la testa” come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di polizia della citàà.
Se la richiesta verrà accolta potremmo quindi avere un confronto diretto tra paramilitari dell’ICE (che dipendono dallo Stato federale, ossia da Trump) e polizia-esercito agli ordini delle autorità locali. Impossibile anche da sognare, fino a qualche mese fa.
Ma quando una crisi ha certe dimensioni, e cause non rimovibili con le sole chiacchiere, può succedere di tutto. Sia sul piano internazionale – chi avrebbe mai ipotizzato una “guerra” tra alleati della Nato per il controllo della Groenlandia? – che su quello interno.
A conferma che la “guerra di Minneapolis” non sia un “caso locale”, ma una manifestazione estrema di una politica nazionale, una vera e propria guerra contro il popolo dell’intero paese, giunge questa segnalazione riportata da Lorenzo Forlani.
*****
Mi hanno segnalato – ho controllato, tutto vero – che Wayne Ivey, sceriffo della Florida, si è rivolto ai manifestanti americani dicendo le seguenti cosette: “Se opponete resistenza alla legge, andrete in prigione; se bloccate un incrocio o un sentiero o sputate sui nostri agenti, prima andrete in ospedale e poi in prigione.
Se lanciate pietre o molotov o puntate una pistola contro uno dei nostri agenti, informeremo la vostra famiglia su dove raccogliere il vostro cadavere, perché vi uccideremo sul posto”.
Pensate se lo avesse detto il capo dei pasdaran in Iran, le tonnellate di retorica spicciola e irricevibile che mi sarei dovuto sorbire da questa parte di sciagurato mondo, i quintali di stronzate inventate, le porcherie ipocrite che avrei dovuto ingoiare.
Ma lasciamo perdere, io vi chiedo solamente e definitivamente di tenere a mente tutto questo: non tanto perché segnala un volta di più che lo stato di diritto dell’Occidente volge alla sua fine, trascinato dalla morte di tutta un’altra serie di garanzie minime, che abbiamo deciso di calpestare o lasciar calpestare; vi chiedo di tenere tutto questo a mente perché questo sceriffo, oltre a ricalcare i personaggetti infimi e vigliacchi dei peggiori film americani di quarta lega, è espressione di una cultura “politica”, e nella fattispecie di una cultura strettamente statunitense, cioè del paese che attualmente guida incontestato la ciurma di cialtroni internazionali privi di alcuna credibilità – tra cui noi – che si prodiga nello stabilire quali proteste in giro per il mondo siano o non siano definibili “civili” (di solito quelle che fomentano e finanziano) e quali repressioni da parte delle forze di sicurezza siano definibili brutali, o meglio, inaccettabili a tal punto di esser meritevoli di un intervento esterno volto al ripristino delle ideali condizioni di vassallaggio.
Credo sia arrivato il momento di non accettare più queste buffonate. L’America e di riflesso anche l’intero Occidente hanno perso integralmente il diritto non solo di insegnare al prossimo come si campa ma proprio la facoltà anche solo di parlare di Stato di diritto, di diritti umani, di diritti civili, e ça va sans dire, del diritto internazionale che come sappiamo, se va bene, conta fino a un certo punto, e se va male, va calpestato con tutte le scarpe perché espressione di posture bizzarramente antisemite o antioccidentali.
È tutto finito, tracciamo una linea, vi prego, e iniziamo a parlare di realtà. Non delle proiezioni oniriche del mondo che pensiamo di aver plasmato.
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