Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/05/2017

Egitto - Ergastolo per Badie, guida suprema della Fratellanza musulmana

La corte penale di Giza ha condannato ieri all’ergastolo la guida suprema dei Fratelli Musulmani Mohammed Badie per aver “pianificato attacchi violenti” in Egitto. Badie, insieme ad altre 37 persone, è stato ritenuto colpevole di aver provocato i disordini dopo la deposizione con un golpe militare del presidente islamista Mohammed Morsi. Ergastolo anche per Mahmoud Ghozlan (un portavoce della Fratellanza) e Hossam Abu Bakr (un membro dell’ufficio orientamento). Pene più leggere per il cittadino egiziano-americano Mohammed Soltan (deportato negli Usa nel maggio 2015), per suo padre Salah e per Ahmed Aref (altro portavoce del movimento islamista) che, insieme ad altri 13 imputati, hanno ricevuto cinque anni di carcere. Sono state invece prosciolte 23 persone. Tra queste vi è Gehad Haddad, un portavoce internazionale della Fratellanza.
 
Le sentenze pronunciate ieri dal tribunale egiziano sono parte di un nuovo processo nato all’indomani della decisione della Corte di Cassazione egiziana di rigettare le sentenze del 2015 che avevano condannato a morte Badie e altri 13 imputati e all’ergastolo 34 militanti islamisti. Nonostante le pene emesse ieri siano più miti, l’avvocato della difesa Abdel Maksoud ha già detto che ricorrerà in appello: sarà poi la Cassazione a emettere una sentenza definitiva. Badie è imputato in più di 35 processi. Ha già ricevuto 3 sentenze di morte che però, come già accaduto in molti altri casi, la corte di Cassazione ha respinto. Tra i “graziati” c’è anche l’ex presidente Morsi.

La lotta delle autorità egiziane contro la Fratellanza non avviene però solo nelle aule dei tribunali. Ieri, infatti, il ministero degli interni ha fatto sapere che le forze di sicurezza hanno ucciso otto membri del gruppo islamista prima che questi “compissero atti terroristici”. Secondo la versione ufficiale, le vittime avrebbero attaccato i poliziotti con armi da fuoco. Questi, quindi, avrebbero risposto uccidendoli. Tra le vittime ci sarebbe anche Helmy Muhareb, in passato condannato a morte in contumacia con accuse di terrorismo. La nota del ministero non offre però ulteriori dettagli: non dice a che ora sarebbe avvenuto il conflitto a fuoco e parla di un’imprecisata località nel deserto.

Le sentenze e il comunicato del ministero giungevano nelle ore in cui il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi veniva accolto con tutti gli onori a Manama dal re bahrenita Hamad bin Isa al-Khalifa. Secondo fonti locali, nell’ultima tappa del suo tour nel Golfo, al-Sisi discuterà con il monarca sunnita di affari commerciali e dei problemi della ragione. I legami tra i due paesi sono del resto ottimi: lo scorso mese, al-Sisi e re Hamad si erano incontrati al Cairo dove, tra le varie cose, avevano discusso della necessità di porre fine alla frattura tra l’Egitto e l’Arabia Saudita.

21/04/2015

Egitto - 20 anni di carcere per Morsi

Un tribunale egiziano alla periferia del Cairo ha condannato a 20 anni di prigione per istigazione all’omicidio l’ex presidente Mohammed Morsi. I fatti si riferiscono agli scontri avvenuti fuori il palazzo presidenziale di Ittihadiyyah il 5 dicembre 2012 in cui persero la vita 10 persone. Decine furono i feriti. E’ la prima sentenza contro l’ex presidente – il primo legittimamente votato nella storia dell’Egitto – da quando è stato deposto con un golpe militare nel 2013.

La corte ha, però, assolto Morsi dall’accusa di possesso di armi e, soprattutto, di omicidio. Crimine, quest’ultimo, che avrebbe potuto comportare la pena capitale. L’ex presidente islamista deve affrontare altri quattro processi: “collaborazione con organizzazioni straniere al fine di commettere atti terroristici in Egitto”, “documenti riservati passati al Qatar”, “evasione di prigione nel 2011″ e “offese alla magistratura” durante uno dei suoi processi.

Morsi, ex leader dell’ala politica dei Fratelli musulmani [il Partito di Libertà e Giustizia, ndr], è stato eletto alla presidenza del Paese nel 2012. La scelta del movimento islamista cadde su di lui quando la prima scelta del partito, Khairat esh-Shater, fu squalificato dalla Commissione elettorale suprema. L’ex presidente è stato deposto da un golpe militare nell’estate del 2013 dell’allora capo militare e ministro alla difesa Abdel Fattah as-Sisi dopo giorni di proteste di massa contro il suo potere. In seguito al colpo di stato, i leader dei Fratelli Musulmani, i suoi sostenitori (ma anche gli attivisti laici e di sinistra) sono stati duramente repressi. Sono oltre mille gli oppositori politici ad essere stati uccisi dagli uomini del regime di as-Sisi.

L’episodio più sanguinoso è avvenuto ad agosto del 2013 a Piazza Raba’a al-Adawiya quando le forze di sicurezza egiziane hanno sparato su un sit-in della Fratellanza musulmana uccidendo centinaia di persone. Commentando il massacro di Raba’a al-‘Adawiyyah, l’ong statunitense Human Rights Watch (Hrw) ha parlato di “crimine contro l’umanità”.

Accanto ai morti ci sono poi le migliaia di persone incarcerate, principalmente leader e sostenitori dei Fratelli Musulmani. Finora le condanne per pena capitale sono state 1.212. Nella lista dei condannati a morte figura anche il leader della Fratellanza, Mohammed Badie.

Fonte

11/04/2015

Egitto - Leader dei Fratelli Musulmani condannato a morte

La scure della giustizia egiziana si è abbattuta ancora sul movimento islamico dei Fratelli Musulmani, messo fuorilegge dal presidente Abd al-Fattah as-Sisi nel dicembre del 2013, dopo che l’esercito ha deposto (luglio 2013) con un golpe il presidente eletto Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza e anch’egli in carcere assieme a centinaia di sostenitori.

Un tribunale egiziano oggi ha confermato la condanna a morte della guida spirituale del movimento islamico, Mohammed Badie (71 anni), assieme ad altre 12 persone, tutti accusati di avere pianificato attacchi contro lo Stato. Badie era stato condannato lo scorso marzo e la sentenza odierna è appellabile in Cassazione, ultimo grado di giudizio.

Gli eventi a cui si fa riferimento sono le proteste scoppiate nel paese dopo la deposizione del presidente islamista Mohammed Morsi. Le forze di sicurezza allora repressero con durezza i sit-in dei sostenitori della Fratellanza uccidendone a centinaia. Una repressione che ha avuto al momento il suo apice in piazza Rabaa al-‘Adawiya il 14 agosto del 2013, dove almeno 600 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza.

Il tribunale ha comminato anche 23 condanne all’ergastolo per altrettanti imputati, tra cui Mohamed Soltan, che detiene passaporto statunitense, figlio del predicatore della Fratellanza Salah Soltan che in vece è tra i condannati alla pena capitale.

Dopo il golpe del luglio del 2013, al Sisi ha stretto la morsa sulla Fratellanza e ha emanato, in assenza di Parlamento, leggi liberticide, tra cui quella anti-terrorismo, che hanno imbavagliato la stampa e hanno limitato in maniera drastica la libertà di espressione e di manifestazione. I tribunali militari hanno giurisdizione sulle strutture pubbliche del paese e decine di cittadini sono giudicati dai togati in divisa.

Fonte

Il regime egiziano prosegue con cecità assoluta sulla propria strada, hai voglia poi a parlare di lotta al terrorismo quanto spingi un'intera porzione di società ad abbracciare il fucile per far sentire la propria voce.

17/03/2015

Egitto - Pena di morte per la Guida Suprema della Fratellanza musulmana

La guida suprema dei Fratelli Musulmani, 
Mohammed Badie
Il tribunale di Giza ha condannato alla pena di morte la Guida suprema della Fratellanza Musulmana, Mohammed Badi’, e altri 13 membri del movimento islamico per aver causato – si legge nella sentenza – “caos e attacchi contro la polizia e le istituzioni di stato”. Gli eventi a cui la corte fa riferimento sono le proteste scoppiate nel paese dopo la deposizione del presidente islamista Mohammed Morsi. Le forze di sicurezza allora repressero con durezza i sit-in dei sostenitori della Fratellanza uccidendone a centinaia. Una repressione che ha avuto al momento il suo apice in piazza Rabaa al-‘Adawiya il 14 agosto del 2013 dove almeno 600 persone sono state assassinate dalle forze di sicurezza.
 
La corte ha ieri rimandato il caso formalmente al gran mufti, la massima autorità islamica in ambito legale del Paese. Secondo la legge egiziana, prima che abbia luogo una sentenza capitale, si richiede l’opinione religiosa del mufti sebbene il parere di quest’ultimo non sia vincolante ai fini dell’esecuzione della pena. Il verdetto finale della corte è fissato per l’11 aprile. Solo allora gli accusati potranno fare ricorso in appello.

Tra i 14 incriminati, oltre a Badi’, spiccano i nomi di Salah Soltan, un noto predicatore della Fratellanza, e Saad al-Hosseiny, ex governatore della provincia di Kafr el-Shaykh. Badie ha già ricevuto diversi ergastoli e lo scorso anno, in un processo di massa, è stato condannato alla pena di morte.

Le autorità egiziane hanno arrestato migliaia di attivisti laici e sostenitori dei Fratelli musulmani da quando l’esercito, guidato dall’attuale presidente Abd al-Fattah as-Sisi, ha deposto nel luglio del 2013 con un golpe militare il presidente islamista Mohammed Morsi. L’Egitto di as-Sisi ha dichiarato la Fratellanza una organizzazione terroristica nel dicembre del 2013. Una definizione, quella di terrorismo, piuttosto ampia e vaga nel linguaggio del presidente il quale, lo scorso mese, ha promulgato una legge anti-terrorimo che stringe ulteriormente la morsa intorno alla libertà di espressione.

La stampa è imbavagliata e anche le attività delle ong sono controllate. Ad aggravare il quadro vi sono la controversa legge sulle manifestazioni (per protestare è necessaria l’autorizzazione governativa), l’autorizzazione concessa alle forze di sicurezza ad aprire il fuoco sui manifestanti (legge 107/2013), la giurisdizione militare su gran parte delle strutture pubbliche del Paese (università, centrali elettriche, ponti, ferrovie e tutte le proprietà dello Stato) la cui protezione è affidata alle Forze armate. Con la norma approvata a febbraio, nel calderone dei “terroristi” entrano genericamente “entità” e individui che minacciano “l’unità nazionale”. Alla polizia, artefice di abusi nei confronti di manifestanti e oppositori, sono accordati ampi poteri di repressione.

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