Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/09/2025

Da Genova il sostegno alla Sumud Flotilla. Il 22 settembre sciopero generale

C’erano centinaia di persone ieri sera all’assemblea nella sala del porto, tanto che si è dovuta mettere l’amplificazione anche all’esterno. Clicca qui per vedere il video dell’assemblea.

L’iniziativa era stata convocata da Global Sumud Flotilla – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – Music for Peace – Unione Sindacale di Base.

Dall’assemblea è stato lanciato un messaggio chiaro e forte: se fermano la Flotilla, impediscono di consegnare gli aiuti alla popolazione palestinese o peggio ancora aggrediscono gli equipaggi e gli attivisti che sono sulle imbarcazioni bisogna fermare tutto. “Bisogna bloccare i commerci con Israele, fermare i porti, entrare in sciopero per rompere l’assedio”.

Nel corso dell’assemblea, l’Unione Sindacale di Base ha annunciato di aver convocato lo sciopero generale per il 22 settembre ma con l’avvertenza che potrebbe essere anticipato qualora la situazione della Sumud Flottilla precipitasse mentre è diretta a Gaza. L’appello è quello che, in caso di emergenza, si blocchino i valichi dei porti, le stazioni e i ponti a seconda della situazione e delle possibilità nelle varie città.

All’assemblea è giunto anche un videomessaggio di saluto della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. Al termine dell’assemblea, i partecipanti si sono recati in corteo davanti alla sede della compagnia di navigazione israeliana ZIM che movimenta molti container nel porto di Genova.

Il messaggio partito dai portuali di Genova sta attraversando non solo il nostro Paese ma si va estendendo ai porti di tutto il Mediterraneo. “Sosteniamo la Global Sumud Flotilla, difendiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono su quelle barche, fermiamo il massacro”, da Genova a Tangeri, dal Pireo a Barcellona.

Fonte

01/09/2025

Parte la Global Sumud Flotilla, iniziativa pacifica ma di lotta

Cinquantamila persone hanno accompagnato – a Genova – la partenza della flotta italiana della Sumud Flotilla, diretta verso Gaza con aiuti e solidarietà per la popolazione palestinese stremata dal genocidio in corso.

Al Porto Antico erano pronte quattro imbarcazioni a vela con quattro delle 45 tonnellate di aiuti umanitari che verranno alla fine imbarcate nei prossimi giorni, quando si uniranno alle altre in preparazione a Catania.
 
A nessuno sfugge che un governo nazicriminale come quello di Netanyahu, Smotrich e BenGvir può usare la forza contro una inizativa pacifica, come del resto ha già fatto negli anni e nei mesi scorsi, uccidendo attivisti, assaltando navi in acque internazionali, sequestrando mezzi e persone.

Ed anche in queste ore, del resto, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha preparato un nuovo piano violento per attaccare la più grande flottiglia di solidarietà con Gaza mai organizzata.

Ben-Gvir presenterà oggi il suo piano al primo ministro Benjamin Netanyahu e alle autorità di sicurezza. Secondo Israel Hayom, il ministro vuole andare oltre gli arresti e le deportazioni. Spinge per un piano deterrente per punire gli attivisti pacifici.

Le proposte includono incarcerare i partecipanti nelle stesse condizioni riservate ai palestinesi accusati di terrorismo. Gli uomini sarebbero inviati nella prigione di Ketziot e le donne in quella di Damon. Le condizioni escluderebbero la televisione, la radio e un’alimentazione adeguata. La detenzione durerebbe più a lungo dei precedenti arresti durante le flottiglie.

Israele intende giustificare queste misure etichettando gli attivisti come violatori di una “zona militare chiusa”. Le autorità pianificano anche di creare dei dossier su di loro, accusandoli di legami con il terrorismo sulla base di foto e associazioni passate. Ben-Gvir sostiene che il “trattamento mite” applicato in precedenza ai partecipanti delle flottiglie non è riuscito a fermarli.

Questa strategia genera timori di azioni violente in mare. Israel Hayom ha affermato che gli attivisti “potrebbero sfidare Israele non solo politicamente, ma anche militarmente”. Israele utilizza solitamente questa narrativa come pretesto per attaccare navi pacifiche.

Per questo, oltre alla dovuta assistenza delle singole istituzioni statali (tutte variamente complici del genocidio israeliano, ma obbligate in qualche misura e “difendere” i propri cittadini), gli attivisti stanno preparando iniziative di lotta per accompagnare la missione.

“Se perdiamo i contatti con i nostri ragazzi e le nostre ragazze per più di 20 minuti, o la merce non viene consegnata alla popolazione per cui è stata raccolta – ha detto dal palco Riccardo Rudino del Collettivo autonomo lavoratori portuali – saremo pronti a bloccare tutto ciò che riguarda Israele”.

Non solo armi, come già fatto nelle scorse settimane, ma anche merci civili. “Non si parla di una mobilitazione solo italiana – aggiunge Giovanni Ceraolo, del coordinamento Mare e porti di USB – ma attraverso la rete che abbiamo attivato a livello internazionale siamo pronti a scioperare e bloccare in tutta Europa”.

La richiesta principale è la riapertura dei corridoi umanitari, “ma quello che serve davvero è il ripristino del diritto internazionale e la restituzione alla popolazione della Striscia del diritto all’autodeterminazione”.

Venti imbarcazioni sono salpate poco dopo le 15:30 da Barcellona. Circa 5.000 persone si sono radunate al Moll de la Fusta per salutare i circa 300 attivisti a bordo (tra cui la svedese Greta Thunberg e l’ex sindaca della città catalana Ada Colau).

Alla flottiglia si uniranno altre decine di imbarcazioni, che partiranno da altri porti del Mediterraneo nei prossimi giorni. All’iniziativa parteciperà anche una delegazione svizzera composta da una quarantina di persone distribuite su cinque imbarcazioni, tre delle quali sono state ribattezzate Heidi, Guglielmo Tell e Henry Dunant. A bordo operatori sanitari, artisti, attivisti o semplici cittadini, un candidato al Consiglio di Stato ginevrino e influencer.

Prima della partenza da Catania, i partecipanti seguiranno alcuni giorni di formazione in Sicilia e in Grecia per prepararsi a tutti gli scenari possibili: attacco con droni, blocco della barca, arresto o persino un arrivo a Gaza, anche se questo è considerato improbabile.

L’obiettivo di questa formazione è anche verificare che ognuno possa sopportare la pressione psicologica e le difficili condizioni in mare.

Ogni imbarcazione sarà dotata di un localizzatore di emergenza, una sorta di pulsante che l’equipaggio potrà attivare per avvisare che la missione è stata interrotta. Ogni nave avrà anche il supporto di un team legale con sede a Ginevra. Sarà inoltre messa a disposizione delle famiglie una linea telefonica attiva 24 ore su 24.

La Flotilla è composta da decine di barche con a bordo delegazioni di attivisti e professionisti da 44 paesi del mondo.

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50.000 persone a Genova per accompagnare la partenza della Global Sumud Flotilla

La marea di persone che ieri ha attraversato Genova è impressionante. Una fiaccolata di 50 mila persone che ha accompagnato le circa 260 tonnellate di aiuti raccolti in città, partiti oggi con la Global Sumud Flotilla per rompere l’assedio di Gaza.

Anche noi abbiamo partecipato a questo sforzo di solidarietà, a fianco di Music For Peace e del Calp. I portuali dell’Unione Sindacale di Base hanno già annunciato che sono pronti a riaccendere la lotta nei terminal di tutta Europa se le navi verranno fermate dal terrorismo sionista.

Mentre i governi occidentali continuano a sostenere il genocidio, il coraggio dei portuali che prima bloccano le armi e poi si schierano in prima fila per aiutare il popolo palestinese è un esempio per tutti. È l’esempio di cosa significa la solidarietà tra popolo e popolo, contro chi ci vuole in silenzio e a subire le loro politiche di guerra. Seguiamo il viaggio della Global Sumud Flotilla e mobilitiamoci in loro sostegno!

Marta Collot, portavoce nazionale di Potere al Popolo

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27/08/2025

Sumud

È iniziato il conto alla rovescia. Per una missione che porterà nel ventre del Mediterraneo un’urgenza che nessun governo ha avuto il coraggio di assumersi.

Il 31 agosto, da Barcellona e da Genova, salperanno le prime imbarcazioni della Global Sumud Flotilla: il più grande tentativo mai organizzato di spezzare l’assedio di Gaza. Decine di navi, centinaia di attivisti, tonnellate di aiuti. E non è che l’inizio: il 4 settembre, altre decine di imbarcazioni partiranno dalla Tunisia e dai porti del Sud Italia. Ancora sconosciuti gli scali.

È rottura, è azione, è Sumud: la fermezza, che resiste anche quando la storia sembra franare.

44 paesi coinvolti, centinaia di città che dal 31 agosto in poi ospiteranno manifestazioni, azioni dirette. Un oceano di popoli che si rifiutano di stare a guardare.

Il cuore italiano di questa missione batte forte a Genova. Qui, nel cuore del porto, si corre contro il tempo per caricare 40–45 tonnellate di aiuti umanitari: generi alimentari, medicine, beni di prima necessità. Qui associazioni come Music for Peace e CALP hanno fatto della solidarietà una pratica concreta, non una parola da comunicati.

La Flotilla è un atto di insubordinazione globale. È la pratica di un corridoio umanitario laddove le cancellerie sono immobili, per codardia o per complicità. È la testimonianza che la solidarietà non chiede permesso.

Il rischio è enorme: chi parte lo sa. Ma o si è complici del blocco, o si è parte di chi lo sfida.

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