Mentre nell’aula bunker di Rebibbia si celebra in modo piuttosto discontinuo il processo per l’inchiesta su Mafia Capitale, su Roma e le casse comunali continuano a pesare i danni di operazioni abbondantemente finanziate e scarsamente controllate. Piano piano sta emergendo la truffa dei Piani di Zona, grazie alle denunce dell’Asia-Usb e ad alcuni servizi televisivi. Eppure solo in due settimane già due famiglie truffate sono state sfrattate con tanto di intervento della polizia. Sembra adesso che la procura intenda chiudere una decina di fascicoli sui Piani di Zona avendo a disposizione parecchio materiale. Ma come funziona la truffa sui Piani di Zona? E come mai per tanto tempo si è fatto fatica a farla emergere?
Il modello seguito è il seguente. Una società, molto spesso una cooperativa edile, ottiene il permesso a costruire alloggi popolari in aree concesse dal Comune (la ex legge 167) accettando due condizioni. La prima è che il prezzo di cessione dell’appartamento (o l’affitto) non deve superare i parametri di legge a tutela del vincolo «agevolato» degli immobili. La seconda, è che nel costruire le case, l’impresa o il consorzio deve realizzare anche tutti i servizi necessari a renderle vivibili: fogne, illuminazioni, strade. Grazie alla denuncia degli inquilini e alla sistematica battaglia condotta dall’Asia-Usb e dall’avvocato Perticare, si è scoperto invece che gli appartamenti siano stati venduti o affittati a prezzi maggiorati come stabilito da 40 sentenze del Tar. I contributi erogati sui singoli appartamenti da Stato e Regione andavano però scomputati dal prezzo di vendita o nella definizione dell’affitto. Al contrario, le agevolazioni per le società e le cooperative non venivano scomputati e quindi si è venduto o affittato a prezzi di mercato, mandando a farsi benedire il carattere “sociale” dell’edilizia nei Piani di Zona e riempiendo del tutto impropriamente le tasche di aziende e cooperative. Lo stesso Corriere della Sera ha scritto di “colpevole inerzia di chi doveva vigilare in tutti questi anni” e non lo ha fatto, né al Comune né alla Regione. Alla fine del mandato l’ex assessore Giovanni Caudo ha presentato due delibere sui prezzi di cessione dopo anni di silenzio di ben tre diverse amministrazioni (Veltroni, Alemanno, Marino). E solo un anno fa la Regione ha pubblicato i moduli per redigere i piani finanziari a consuntivo, cosa che le imprese avrebbero dovuto depositare almeno cinque anni prima. Si è scoperto però che nessuno li aveva mai chiesti. Angelo Fascetti, dell'Asia Usb, alla fine è riuscito ad ottenere un incontro con il neoassessore della giunta Raggi, l’urbanista Paolo Berdini, e ha posto senza giri di parole la questione anche alla nuova amministrazione: “Perché si lasciano in balia delle società e cooperative che hanno speculato famiglie che hanno pagato il proprio alloggio costruito su terreno del Comune di Roma, ricevendo soldi pubblici anche a fondo perduto, o che hanno avuto l’applicazione di canoni uguali a quelli di mercato, non conformi alla legge, per alloggi di edilizia sociale? Quali sono le azioni che l'Amministrazione intende prendere per fermare tutti gli sfratti nei piani di zona e avviare le giuste verifiche sulle modalità di gestione di questo importante piano di abitazioni pubblico?”.
L’Assessore Berdini ha deciso di mettere le mani su due dei più contrastati Piani di Zona, quello di Tor Vergata e quello di Castelverde e revocare le concessioni. “Il Comune porterà fino in fondo la revoca del diritto di concessione, in questo modo potremo fermare gli sfratti perché è illegittimo che famiglie oneste vengano sfrattate dai delinquenti e dagli imbroglioni”, fa sapere Berdini che pure è arrivato a questa conclusione, auspicata dall’Asia-Usb e dagli inquilini, dopo un durissimo scontro verbale con il legale dell’Asia, Perticaro, finita quasi verbalizzata su alcuni giornali.
Ma i Piani di Zona non sono l’unico buco nero su cui la magistratura dovrebbe e, volendo, potrebbe mettere le mani andando a colpire i bersagli grossi del malaffare a Roma. La dovuta attenzione meritano anche i Punti Verde Qualità, altro esempio di consociativismo d’affari tra centro-sinistra e centro-destra a Roma. Il Programma “Punti Verde Qualità”, venne avviato nel 1995 dall’amministrazione Rutelli. Sulla carta intendeva creare spazi sportivi e ricreativi anche nelle periferie, dando aree pubbliche in concessione per 33 anni ai privati, i quali, in cambio, si impegnavano a realizzare, in cambio delle attività a pagamento (piscine, campi sportivi etc.), giardinetti, spazi per i giochi attrezzati, panchine per i cittadini. In pratica erano l’anticipo di quei micidiali “accordi in compensazione” con cui la giunta Veltroni ha reso ricchi e felici i costruttori romani.
Ma in venti anni i Punti Verde Qualità sono diventati un buco nero da 550 milioni di euro (121 secondo altre fonti) che grava sulle casse pubbliche verso le banche, senza aver portato i benefici previsti per la collettività. La causa principale del buco è la scelta del Comune, rinnovatasi nel corso delle amministrazioni Veltroni e Alemanno, di farsi garante dei mutui erogati dalle banche ai privati, per cifre lievitate oltre misura, senza controlli, e per lo più non corrisposte. L’aspetto più sorprendente è che in tutti questi anni sono stati lanciati spesso allarmi, costituite commissioni di scopo, fatte denunce alla Procura e alla Corte dei Conti, ma contemporaneamente venivano approvati, in modo assolutamente bipartisan, ulteriori finanziamenti ed esposizioni, con la proposta ricorrente, per risolvere il problema, di un passaggio della proprietà o del diritto di superficie di beni pubblici ai privati.
Con la giunta Veltroni viene agevolato il finanziamento per la realizzazione dei Punti Verde Qualità. Il Comune si fa da garante presso la Banca di Credito Cooperativo ed il Credito Sportivo per il 95% delle somme da erogare agli imprenditori che realizzeranno le opere. I finanziamenti delle banche vengono stanziati sulla base di stati avanzamento lavori. Una mossa azzardata che attiva gli appetiti della criminalità ed imprenditori corrotti, che vedono in questo meccanismo un facile giro di fatturazioni false per ottenere i soldi e non effettuare i lavori. Il business non è tanto nella gestione delle aree verdi ma nella realizzazione. Con la Giunta Alemanno i Punti Verde Qualità diventano oggetto di battute che ne identificano le caratteristiche: “Prendi i soldi e scappa”. Viene addirittura intercettato il faccendiere nero Mokbel al telefono con il boss della malavita di Ostia, Carmine Fasciani, che ne decanta le possibilità di fare soldi a palate. Un altro “nero” che si arricchirà con i Punti Verde Qualità è l’ex capo della segreteria di Alemanno, Lucarelli. Poi passerà la mano, prima ai cugini e infine a Silvio Fanella, il commercialista di Mokbel freddato in casa sua da un commando di killer neofascisti in cerca del malloppo promesso.
Quello dei Punti Verde Qualità è un groviglio oscuro, che neppure l’Assessore alla Legalità Alfonso Sabella è riuscito a risolvere, tanto da arrivare a ipotizzare una “sanatoria in convalida delle copiose e notevoli illegittimità riscontrate nei numerosi procedimenti di gara svolti dal Comune di Roma per l’affidamento in concessione della costruzione e gestione di aree verdi attrezzate aperte al pubblico nel periodo 1996-2012”.
Ad agosto dello scorso anno, in una Conferenza Stampa, l'allora Assessore alla Legalità, Sabella, aveva dichiarato di augurarsi che le cifre dell'esposizione debitoria del Comune possano restare quelle dei 121 milioni di euro. “In quella cifra non abbiamo messo i concessionari che finora hanno pagato – aveva precisato l'Assessore alla Legalità – ma se smettessero di pagare il problema potrebbe diventare più rilevante di quanto non sia stato finora”. Venticinque milioni già pagati, 121 milioni di debiti residui, poi ci sono altre rate annuali da 10 milioni di euro da pagare alle banche.
Nelle settimane in cui al Comune di Roma si apre la discussione sul bilancio, diventa opportuno e necessario che si smantellino tutte le ipoteche e le falsità sull’astronomico debito comunale. Un debito che in realtà è stato alimentato attraverso soldi pubblici regalati ai privati e accordi suicidi con le banche. E’ per questo motivo che continuiamo a “sorprenderci” del fatto che Mafia Capitale abbia avuto tanto clamore per un malaffare di qualche decina di milioni di euro ma che il bersaglio grosso, la “ciccia” del malaffare, non sia stata ancora presa di petto con l’energia dovuta.
E’ vero, il “Mondo di sopra” è più potente, trasversale e influente degli scagnozzi del “Mondo di mezzo” come Buzzi e Carminati. Ma nessuno ci venga a raccontare che il buco del debito comunale sia un fattore estraneo dagli appetiti dei privati e dalla complicità della macchina amministrativa. Le responsabilità erariali dei politici, a confronto con questi, sono quasi come quelle di ragazzini che hanno rubato le caramelle. Fumo negli occhi dei semplici di cuore, come quello che Renzi getta in queste settimane in vista del referendum contro la Costituzione.
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04/08/2015
Roma. Il Comune mette mano nel “verminaio” dei Punti Verdi Qualità
Si scoperchia, forse, il “verminaio” dei Punti Verde Qualità nella Capitale, che tanto volte abbiamo denunciato dalle pagine del nostro giornale segnalandolo anche a chi conduce le indagini su Mafia-Capitale. "A leggere quelle carte viene solo da piangere. Abbiamo trovato atti falsi che abbiamo rimesso alla procura, determine che portano la stessa data e la stessa firma ma contenuti diversi, carte sparite. Era una situazione folle". Il giudizio dell'assessore alla Legalità Alfonso Sabella a margine della presentazione dell'operazione del Comune sui Punti verde qualità appare sconsolante e sconsolato. A chi gli chiede se il Comune recupererà i fondi persi – trattasi di circa 220 milioni di mutui erogati dal Comune che ne era garante presso le banche – lo stesso assessore Sabella appare scettico: "Con la Giunta Alemanno le fideiussioni, al 95% di copertura dei mutui, sono arrivate a 220 milioni di euro totali. Credo che difficilmente riusciremo a recuperarli. Stiamo lavorando per far accollare il danno una parte agli amministratori infedeli e una parte alle banche che hanno contribuito a determinarlo sia pure con responsabilità inferiori a quelle che ha la macchina amministrativa. Qualcosa proveremo a recuperare anche dai concessionari, ma mi sembra difficile", ha affermato Sabella. "Abbiamo avuto già diversi incontri con le due banche coinvolte, l'Istituto per il credito sportivo e la Banca di credito cooperativo di Roma, per contrattare la riduzione del debito e allungare i tempi di restituzione".
Indicativo anche un altro passaggio dell’assessore Sabella, quando afferma che "L'amministrazione, nel caso dei Punti verde qualità, si è autotruffata perché non credo che nessuno non fosse consapevole del business che c'era dietro un'operazione come questa. Temo che di situazioni come queste ce ne siano altre - ha aggiunto Sabella -. Qualcosa del genere c'e' sugli impianti sportivi, ma questa dei punti verde è una delle più clamorose in cui mi sono imbattuto fino ad oggi. Comunque entro l'anno dovremmo riuscire a ripristinare la legalità mentre per risolvere l'intero problema ci vorranno molti anni".
I Punti Verde Qualità al momento esistenti sono 11 strutture sportive che dal 1995, con la prima giunta Rutelli, furono avviate al credito agevolato con l'istituto per il Credito Sportivo e la Banca di Credito Cooperativo perché fossero gestite da soggetti privati ed aperti ai cittadini. Roma Capitale, per questo, si è fatta carico di onerose fideiussioni con le banche che i concessionari non hanno mai onorato, per oltre 220 milioni di euro.
Una decisione della giunta comunale approvata venerdì 31 luglio a firma degli assessori Cattoi, Sabella, Marino, Marinelli e dell'ex assessore Masini, ha stabilito che il dipartimento Patrimonio del Campidoglio, con l'ausilio della polizia Locale di Roma Capitale, ne rientra in possesso. Le strutture Pvq in oggetto sono quelle di Ponte di Nona, San Basilio-Nomentano, Tiburtina sud, Torraccia, Parco Feronia, Parco Spinaceto, Spinaceto Sud, Parco della Madonnetta, Oletta, Olgiata, Prati della Bufalotta
Molte strutture nate come Punti Verdi Qualità non sono mai state completate, altre invece sono state destinate ad altro scopo, come sale slot (vedi Ponte di Nona).
Sarà bene che nel processo di riacquisizione, indagine e riutilizzo dei Pvq, la giunta comunale si confronti seriamente anche con i comitati territoriali che in questi anni hanno denunciato sistematicamente la truffa dei in atto. Anche in questo caso la legalità potrebbe non bastare ad avviare una vera controtendenza nella gestione dei servizi pubblici e delle esigenze popolari.
Guarda tutta l'inchiesta di Contropiano sui Punti Verde Qualità:
Roma. Esplode lo scandalo dei Punti Verdi
Il macigno dei Punti Verde Qualità sul Comune di Roma
Roma. Punti Verdi, cuori neri, conti che non tornano
Roma. La truffa dei Punti Verde Qualità? Il caso dell’asilo a Ponte di Nona
Fonte
Indicativo anche un altro passaggio dell’assessore Sabella, quando afferma che "L'amministrazione, nel caso dei Punti verde qualità, si è autotruffata perché non credo che nessuno non fosse consapevole del business che c'era dietro un'operazione come questa. Temo che di situazioni come queste ce ne siano altre - ha aggiunto Sabella -. Qualcosa del genere c'e' sugli impianti sportivi, ma questa dei punti verde è una delle più clamorose in cui mi sono imbattuto fino ad oggi. Comunque entro l'anno dovremmo riuscire a ripristinare la legalità mentre per risolvere l'intero problema ci vorranno molti anni".
I Punti Verde Qualità al momento esistenti sono 11 strutture sportive che dal 1995, con la prima giunta Rutelli, furono avviate al credito agevolato con l'istituto per il Credito Sportivo e la Banca di Credito Cooperativo perché fossero gestite da soggetti privati ed aperti ai cittadini. Roma Capitale, per questo, si è fatta carico di onerose fideiussioni con le banche che i concessionari non hanno mai onorato, per oltre 220 milioni di euro.
Una decisione della giunta comunale approvata venerdì 31 luglio a firma degli assessori Cattoi, Sabella, Marino, Marinelli e dell'ex assessore Masini, ha stabilito che il dipartimento Patrimonio del Campidoglio, con l'ausilio della polizia Locale di Roma Capitale, ne rientra in possesso. Le strutture Pvq in oggetto sono quelle di Ponte di Nona, San Basilio-Nomentano, Tiburtina sud, Torraccia, Parco Feronia, Parco Spinaceto, Spinaceto Sud, Parco della Madonnetta, Oletta, Olgiata, Prati della Bufalotta
Molte strutture nate come Punti Verdi Qualità non sono mai state completate, altre invece sono state destinate ad altro scopo, come sale slot (vedi Ponte di Nona).
Sarà bene che nel processo di riacquisizione, indagine e riutilizzo dei Pvq, la giunta comunale si confronti seriamente anche con i comitati territoriali che in questi anni hanno denunciato sistematicamente la truffa dei in atto. Anche in questo caso la legalità potrebbe non bastare ad avviare una vera controtendenza nella gestione dei servizi pubblici e delle esigenze popolari.
Guarda tutta l'inchiesta di Contropiano sui Punti Verde Qualità:
Roma. Esplode lo scandalo dei Punti Verdi
Il macigno dei Punti Verde Qualità sul Comune di Roma
Roma. Punti Verdi, cuori neri, conti che non tornano
Roma. La truffa dei Punti Verde Qualità? Il caso dell’asilo a Ponte di Nona
Fonte
06/12/2014
Roma e malaffare. Punti verdi, cuori neri, conti che non tornano
“Ahò, hai saputo che con i Punti Verdi prendi i soldi e scappi?” La frase non è l’ennesima estrapolazione di una intercettazione dell’inchiesta della procura di Roma sul “Mondo di mezzo”, ma – secondo quanto riferisce il Corriere della Sera di due anni fa – il passaparola che circolava tra faccendieri e imprenditori romani nell’epoca della giunta Alemanno. A confermare che quello era l’andazzo, c’è la telefonata intercettata tra il faccendiere fascista Gennaro Mokbel e il boss della malavita del litorale Fasciani. Il primo prospetta al secondo che con i Punti Verdi Qualità si possono fare un sacco di soldi. Ma poi c’è la caduta di Alemanno da sindaco e l’affare perde pezzi e colpi, anche sotto il peso di ben quattro inchieste della magistratura che sarebbe bene, a questo punto, che venissero incrociate con l’inchiesta sul Mondo di mezzo.
L’idea dei Punti Verde Qualità nasce però con la giunta Rutelli e si consolida con quella di Veltroni, dentro quel cosiddetto e maledetto "Modello Roma" che ha dannato l'anima a tutta la sinistra romana, inclusa quella radicale. Il progetto è di creare spazi sportivi e ludici anche nelle periferie, su suoli pubblici, con concessione di 33 anni ai privati che li realizzano, con garanzia del Comune sui mutui alle banche. In cambio, oltre alle attività private a pagamento (piscine, campi sportivi etc.) i privati si impegnano a realizzare giardinetti, spazi per i giochi attrezzati, panchine per i cittadini. Sulla carta è un compromesso tra interessi pubblici e privati che dovrebbe favorire entrambi, in realtà la sproporzione tra i benefici per i primi e i secondi balza subito agli occhi.
Di questo esperimento di “collaborazione” tra pubblico-privato, dei 76 progetti varati in questi diciotto anni, solo sedici sono stati portati a termine su 423 ettari di verde attrezzato a disposizione del pubblico. Secondo alcune fonti nove cantieri restano aperti, venti progetti sono rimasti un disegno urbanistico (spesso già finanziato), ventuno sono da delocalizzare, dieci sono stati abbandonati. Negli ultimi cinque anni sui singoli “Punti verdi” ci sono stati finanziamenti bancari garantiti dal Comune di Roma per 265,6 milioni di euro, un importo che si è rivelato di gran lunga superiore alle effettive necessità (è utile ricordare che il Comune è garante del 90% degli importi finanziati sotto forma di prestito). Altri 360 milioni erano stati garantiti dalle giunte di centrosinistra (Rutelli e Veltroni), ma il Comune di Roma ha scoperto più recentemente che il buco nei conti si era allargato a 625,6 milioni. La tesoreria del Campidoglio, è dovuta intervenire di corsa per coprire 11,5 milioni di rate di mutui bancari non versate dai privati, ma un dossier interno ha segnalato scoperti da parte degli imprenditori-assegnatari pari ad 80 milioni. La nuova giunta comunale di Marino ha allestito una sorta di commissione speciale proprio per cercare di capire qual è la situazione in questo verminaio.
Sul piano giudiziario le inchieste della magistratura sui “Punti verdi” hanno prodotto finora quattro arresti nel marzo 2012. In carcere finirono gli imprenditori e soci Massimo Dolce e Marco Bernardini (ex ufficiale della Guardia di Finanza), il funzionario comunale Stefano Volpe e la sua compagna, anche lei al Dipartimento Ambiente, Anna Maria Parisi. Il processo si è svolto a maggio di quest’anno. Ci sono poi stati quattordici indagati per corruzione, truffa aggravata, falso ideologico e falsa fatturazione. Dieci sono stati rinviati a giudizio di recente: cinque imprenditori della mala-destra e cinque tra funzionari comunali e architetti pubblici. Gli strumenti di corruzione secondo i pm erano auto di lusso, gommoni alla fonda all’Argentario, smartphone o televisori consegnati direttamente a casa.
La Guardia di Finanza ha poi perquisito quattordici aziende romane, dalle quali risultano certificazioni di finti lavori per consentire agli assegnatari di aree pubbliche di prendere finanziamenti comunali, girati poi su conti privati. Diversi filoni giudiziari, ancora, stanno per produrre nuovi risultati. Due richieste di rinvio a giudizio sono arrivate anche per otto Punti verdi infanzia. Un’altra inchiesta della procura di Roma sui Punti Verdi ha messo gli occhi su quattro aree: Tor Sapienza, Spinaceto, Parco Feronia e Parco Kolbe.
Il “bubbone” dei Punti Verdi è esploso nel periodo della Giunta Alemanno. Nell’ottobre 2010 il consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi presentò una esposto in cui denunciava che dodici “Punti verdi” erano riconducibili a parenti e amici d’area politica di Antonio Lucarelli, già leader romano di Forza Nuova, e poi capo segreteria della giunta Alemanno.
Durante la giunta Rutelli, nel 1995 Lucarelli, imprenditore e contemporaneamente consigliere municipale della destra dava vita, con i cugini Emiliano e Giampaolo, alla Mondo Verde sas e nel dicembre 1996 – quando la giunta Rutelli approvò definitivamente la delibera 4480 sui “Punti verdi” – la società di famiglia ottenne due terreni: uno alla la Torraccia, l’altro su via Nomentana all’altezza di San Basilio. Ma alla fine degli anni Novanta, Antonio Lucarelli lascia la Mondo Verde, i suoi cugini-soci faranno altrettanto tra il ’99 e il 2000.
E qui viene il bello, anzi il brutto e il cattivo. Perché l’ amministratore della società diventa Silvio Fanella, il cassiere di Gennaro Mokbel, ucciso a revolverate questa estate nella sua casa della Camilluccia da un commando di fascisti-killer tra cui il notissimo Egidio Giuliani. Mentre nella primavera del 2006 la società Mondo Verde, che nel frattempo aveva acquisito altre due aree (Ponte di Nona e il Parco di Villa Veschi), cambia nuovamente di mano e diventa proprietà di Fabrizio Moro, un ingegnere amico di Lucarelli. Il direttore dei lavori in tre delle aree gestite da Moro – la Torraccia, Nomentano-San Basilio e Ponte di Nona – è risultato essere Giancarlo Scarozza, il cognato di Gennaro Mokbel.
Ma anche sull’area destinata a Punti Verdi Qualità di Parco Kolbe spunta un altro nome della galassia nera. In questo caso la Procura ha indagato Andrea Munno, titolare della società Edil House ’80 srl, anche lui un passato nei gruppi neofascisti e con una solida amicizia con l’ex sindaco Alemanno. Nella contabilità della Edil House ’80 srl, sono state rinvenute diverse fatture gonfiate.
Il ricorrere di alcuni personaggi, le connessioni, l’ambiente, rendono interessante, per chi volesse indagare a fondo sul malaffare nella Capitale, dare un’occhiata anche a questo “ramo d’azienda” del Mondo di mezzo.
Sulla questione dei Punti Verdi Qualità vedi anche:
Roma. Il macigno dei Punti Verdi Qualità sul Comune
Roma. Esplode lo scandalo dei Punti Verdi
Fonte
L’idea dei Punti Verde Qualità nasce però con la giunta Rutelli e si consolida con quella di Veltroni, dentro quel cosiddetto e maledetto "Modello Roma" che ha dannato l'anima a tutta la sinistra romana, inclusa quella radicale. Il progetto è di creare spazi sportivi e ludici anche nelle periferie, su suoli pubblici, con concessione di 33 anni ai privati che li realizzano, con garanzia del Comune sui mutui alle banche. In cambio, oltre alle attività private a pagamento (piscine, campi sportivi etc.) i privati si impegnano a realizzare giardinetti, spazi per i giochi attrezzati, panchine per i cittadini. Sulla carta è un compromesso tra interessi pubblici e privati che dovrebbe favorire entrambi, in realtà la sproporzione tra i benefici per i primi e i secondi balza subito agli occhi.
Di questo esperimento di “collaborazione” tra pubblico-privato, dei 76 progetti varati in questi diciotto anni, solo sedici sono stati portati a termine su 423 ettari di verde attrezzato a disposizione del pubblico. Secondo alcune fonti nove cantieri restano aperti, venti progetti sono rimasti un disegno urbanistico (spesso già finanziato), ventuno sono da delocalizzare, dieci sono stati abbandonati. Negli ultimi cinque anni sui singoli “Punti verdi” ci sono stati finanziamenti bancari garantiti dal Comune di Roma per 265,6 milioni di euro, un importo che si è rivelato di gran lunga superiore alle effettive necessità (è utile ricordare che il Comune è garante del 90% degli importi finanziati sotto forma di prestito). Altri 360 milioni erano stati garantiti dalle giunte di centrosinistra (Rutelli e Veltroni), ma il Comune di Roma ha scoperto più recentemente che il buco nei conti si era allargato a 625,6 milioni. La tesoreria del Campidoglio, è dovuta intervenire di corsa per coprire 11,5 milioni di rate di mutui bancari non versate dai privati, ma un dossier interno ha segnalato scoperti da parte degli imprenditori-assegnatari pari ad 80 milioni. La nuova giunta comunale di Marino ha allestito una sorta di commissione speciale proprio per cercare di capire qual è la situazione in questo verminaio.
Sul piano giudiziario le inchieste della magistratura sui “Punti verdi” hanno prodotto finora quattro arresti nel marzo 2012. In carcere finirono gli imprenditori e soci Massimo Dolce e Marco Bernardini (ex ufficiale della Guardia di Finanza), il funzionario comunale Stefano Volpe e la sua compagna, anche lei al Dipartimento Ambiente, Anna Maria Parisi. Il processo si è svolto a maggio di quest’anno. Ci sono poi stati quattordici indagati per corruzione, truffa aggravata, falso ideologico e falsa fatturazione. Dieci sono stati rinviati a giudizio di recente: cinque imprenditori della mala-destra e cinque tra funzionari comunali e architetti pubblici. Gli strumenti di corruzione secondo i pm erano auto di lusso, gommoni alla fonda all’Argentario, smartphone o televisori consegnati direttamente a casa.
La Guardia di Finanza ha poi perquisito quattordici aziende romane, dalle quali risultano certificazioni di finti lavori per consentire agli assegnatari di aree pubbliche di prendere finanziamenti comunali, girati poi su conti privati. Diversi filoni giudiziari, ancora, stanno per produrre nuovi risultati. Due richieste di rinvio a giudizio sono arrivate anche per otto Punti verdi infanzia. Un’altra inchiesta della procura di Roma sui Punti Verdi ha messo gli occhi su quattro aree: Tor Sapienza, Spinaceto, Parco Feronia e Parco Kolbe.
Il “bubbone” dei Punti Verdi è esploso nel periodo della Giunta Alemanno. Nell’ottobre 2010 il consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi presentò una esposto in cui denunciava che dodici “Punti verdi” erano riconducibili a parenti e amici d’area politica di Antonio Lucarelli, già leader romano di Forza Nuova, e poi capo segreteria della giunta Alemanno.
Durante la giunta Rutelli, nel 1995 Lucarelli, imprenditore e contemporaneamente consigliere municipale della destra dava vita, con i cugini Emiliano e Giampaolo, alla Mondo Verde sas e nel dicembre 1996 – quando la giunta Rutelli approvò definitivamente la delibera 4480 sui “Punti verdi” – la società di famiglia ottenne due terreni: uno alla la Torraccia, l’altro su via Nomentana all’altezza di San Basilio. Ma alla fine degli anni Novanta, Antonio Lucarelli lascia la Mondo Verde, i suoi cugini-soci faranno altrettanto tra il ’99 e il 2000.
E qui viene il bello, anzi il brutto e il cattivo. Perché l’ amministratore della società diventa Silvio Fanella, il cassiere di Gennaro Mokbel, ucciso a revolverate questa estate nella sua casa della Camilluccia da un commando di fascisti-killer tra cui il notissimo Egidio Giuliani. Mentre nella primavera del 2006 la società Mondo Verde, che nel frattempo aveva acquisito altre due aree (Ponte di Nona e il Parco di Villa Veschi), cambia nuovamente di mano e diventa proprietà di Fabrizio Moro, un ingegnere amico di Lucarelli. Il direttore dei lavori in tre delle aree gestite da Moro – la Torraccia, Nomentano-San Basilio e Ponte di Nona – è risultato essere Giancarlo Scarozza, il cognato di Gennaro Mokbel.
Ma anche sull’area destinata a Punti Verdi Qualità di Parco Kolbe spunta un altro nome della galassia nera. In questo caso la Procura ha indagato Andrea Munno, titolare della società Edil House ’80 srl, anche lui un passato nei gruppi neofascisti e con una solida amicizia con l’ex sindaco Alemanno. Nella contabilità della Edil House ’80 srl, sono state rinvenute diverse fatture gonfiate.
Il ricorrere di alcuni personaggi, le connessioni, l’ambiente, rendono interessante, per chi volesse indagare a fondo sul malaffare nella Capitale, dare un’occhiata anche a questo “ramo d’azienda” del Mondo di mezzo.
Sulla questione dei Punti Verdi Qualità vedi anche:
Roma. Il macigno dei Punti Verdi Qualità sul Comune
Roma. Esplode lo scandalo dei Punti Verdi
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