Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/11/2018

Quel fascino discreto del condono che dilaga nel M5S. Il caso dei Piani di Zona a Roma

Ancora non si sono spenti gli echi del voto sul Decreto Genova (che aveva in pancia anche il condono su Ischia) che emerge un altro episodio inquietante sulla componente “condonista” dentro il M5S.

In questo caso la vicenda riguarda Roma e l’esplosiva questione dei Piani di Zona, un esempio di distrazione di fondi pubblici a costruttori privati, incluse le cooperative, su cui è in corso da anni un durissimo scontro politico (con giunte di destra, sinistra ed ora pentastellata), sociale (con picchetti antisfratto per evitare che le famiglie vengano buttate fuori dalle loro stesse case), legale (con sentenze e inchieste della magistratura che stanno portando alla luce il verminaio dei Piani di Zona).

L’Asia-Usb è impegnata frontalmente in questo scontro contro la speculazione e il malaffare sui Piani di Zona a Roma senza aver mai fatto sconti a nessuno, adesso neanche al M5S che pure conosce bene tutta la vicenda e in passato ha contributo a questa battaglia.

Nella ricostruzione che pubblichiamo, l’avvocato dell’Asia-Usb, Perticaro mette nero su bianco il progetto di condono di provenienza M5S che punta a salvare i costruttori che hanno speculato sui Piani di Zona. Leggetelo con attenzione.

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Pronto un nuovo condono. La storia di un emendamento

Dopo che il Tar del Lazio con oltre 40 sentenze, il Consiglio di Stato con qualcuna di meno, la Suprema Corte di Cassazione anche a sezione unite con addirittura tre (3) diverse sentenze nel 2011, nel 2015 e nel 2018 che hanno stabilito, tutte, in modo pacifico che erano state violate le norme sull’edilizia residenziale pubblica, nonostante tutto ecco la soluzione: un EMENDAMENTO/CONDONO SALVA COSTRUTTORI per bloccare i contenziosi nati e che stanno nascendo per aver violato le leggi sull’edilizia residenziale pubblica.

Pertanto dopo tutti i Tribunali suindicati non da meno le decine di filoni di inchieste della Procura della Repubblica di Roma che ha contestato a coop. e soc. costruttrici, nella vicenda dell’edilizia residenziale pubblica, reati quali truffe ai danni degli inquilini e dello Stato, truffe aggravate, abusi di ufficio, omissioni di ufficio ed estorsioni, qualcuno imperterrito, per giustificare la responsabilità degli Uffici comunali, cerca di sostenere che, visto che le norme erano contraddittorie e loro erano in buona fede, bisogna fare un condono.

Leggete l’emendamento e capirete!


Scusate ma il danneggiato è solo chi ha venduto una casa a 400 mila euro che per legge ha un valore di 100 mila oppure chi ha comprato la casa a 400 mila euro e ne vale 100 mila??

Perché molti che hanno comprato hanno i mutui per 400 mila euro ma la casa vale 100 mila e come risolverà il genio dell’emendamento questo problema?

Ma per quei soldi pubblici che erano destinati all’edilizia residenziale pubblica come la mettete?

Si comprende che chi ha scritto quella norma ha poca dimestichezza con:

1) il diritto costituzionale;

2) il diritto penale;

3) il diritto amministrativo;

4) il diritto pubblico;

eccetera.

Perché non solo è anticostituzionale ma assolutamente inutilizzabile come emendamento.

E mi fermo qui.

CHI HA PRESENTATO L’EMENDAMENTO?

Finalmente abbiamo il nome dell’autore dell’emendamento/condono sui piani di zona: è il commercialista EMILIANO FENU senatore del 5 stelle eletto nella circoscrizione Sardegna – collegio Nuoro.

E se al peggio non c’è mai un limite... ecco l’ultima bozza di emendamento del commercialista Fenu che, mai prima d’ora si era occupato di edilizia residenziale pubblica.

E si vede direbbe qualcuno...

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2428928813790238&id=197879136895228

CHI C’È DIETRO?

UN PARTICOLARE IMPORTANTE SUI PIANI DI ZONA.

Era il 7 maggio del 2018 quando presso il consiglio notarile di Roma veniva organizzato un incontro di formazione così denominato: ”...problematiche P.E.E.P. Prospettive di risoluzione...”

L’incontro è stato presieduto dal presidente del consiglio notarile di Roma.

Era presente l’assessore all’urbanistica del Comune di Roma architetto Montuori che, secondo l’articolo, sosteneva che era necessaria un’interpretazione univoca della legge.

Tra i vari notai e luminari del diritto intervenuti (potete leggere i nomi nell’articolo allegato) era presente il prof avv. Scaccia.

La posizione assunta dal prof Scaccia, sempre secondo l’articolo allegato è stata quella di: “...evidenziare i profili di incostituzionalità della interpretazione data dalla cassazione nella nota sentenza del 2015...”

La nota sentenza di cui si parla è quella del 16 settembre 2015 n. 18135.

Oggi il professore Scaccia occupa il ruolo di capo di gabinetto del ministero delle infrastrutture. (http://trasparenza.mit.gov.it/archivio3_personale-ente_0_44064_68_1.html)

Un appunto che vorrei ricordare solo a me stesso che, le sentenze della Cassazione importanti sul punto sono ben 3 :

1) una del 2011,

2) una del 2015

3) l’ultima del maggio del 2018.

Fonte

17/01/2018

Delegato Usb mette in luce la truffa dei piani di zona a Fiumicino e il sindaco Montino lo denuncia


Emiliano Piccioni, del Coordinamento regionale dell’USB, si è visto recapitare all’inizio dell’anno una contestazione per diffamazione del sindaco di Fiumicino. La colpa sarebbe quella di aver denunciato una truffa dei piani di zona a Fiumicino di cui lo stesso Emiliano, insieme alla propria famiglia, è stato vittima insieme ad altri inquilini.

A nome del Comitato Inquilini dell’immobile di via E. Berlinguer, il nostro delegato non ha fatto altro che ribadire una situazione ormai nota che vede le istituzioni completamente assenti nella vigilanza e nel controllo dell’operato delle società concessionarie. E’ proprio grazie a questo mancato controllo che a Roma è stato possibile stravolgere completamente il senso dei Piani di Zona, che erano nati per sostenere con fondi pubblici le fasce disagiate della popolazione. Le società private si sono invece impossessate delle risorse, hanno costruito senza preoccuparsi della dotazione minima di servizi che gli competeva (dall’illuminazione alle strade, ecc.), ed hanno preteso di vendere a prezzi di mercato.

Se gli uffici regionali e quelli comunali preposti alla vigilanza sul corretto uso dei fondi per i Piani di Zona avessero svolto con diligenza il loro lavoro tutta la vicenda scandalosa della mega truffa ai danni di migliaia di cittadini e delle casse pubbliche non sarebbe mai stata possibile.

Solo il 19 dicembre dello scorso anno il Comune di Fiumicino ha finalmente avviato la procedura di revoca della concessione al costruttore: ci sono voluti quindi quasi quattro anni dalle prime lettere protocollate inviate dal nostro delegato al Sindaco e all’assessore e decine d’incontri per ottenere i primi segnali di giustizia.

L’accusa di diffamazione suona quindi paradossale: dopo il danno la beffa. Non solo gli inquilini sono stati truffati, come è ormai evidente, ma avrebbero anche sbagliato a denunciarlo. Cosa avrebbero dovuto fare, confidare nell’occhio attento dell’amministrazione locale?!

Fonte

18/10/2017

Roma. La truffa dei “piani di zona” e gli incompetenti della giunta

#Roma. La vicenda dei piani di zona. Le risposte-non risposte dell’assessore all’urbanistica del Comune di Roma, che sembra avere poca dimestichezza con le norme che regolano gli interventi pubblici dell’edilizia agevolata. Dalle dichiarazioni riportate si capisce che non sa di cosa parla.

Ricordiamo inoltre all’assessore, rappresentante pubblico poco incline a ricevere i rappresentanti degli inquilini che inviano regolari richieste di incontro, lo sfratto di Ivan Bufacchi, per il quale il Comune di Roma non ha fatto nulla, eseguito il 20 giugno scorso nel Pdz Borghesiana dalla Coop Lega San Paolo, indagata dalla magistratura per truffa ai danni dello Stato.

Ma ricordiamo anche quello di Roberta Maggi, che verrà sfrattata il 26 ottobre e per la quale non è stata avviata nessuna procedura di revoca nonostante, anche in questo caso, la ditta costruttrice sia indagata per truffa.

La puntuale intervista di Ylenia Sina pubblicata su RomaToday del 16 ottobre 2017.

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INTERVISTA | Piani di zona, parla l’assessore Montuori: “Ecco cosa stiamo facendo. Con noi nessuno sarà sfrattato”


Migliaia di cittadini coinvolti. Decine di quartieri, per un totale di centinaia di abitazioni. E oggi, mentre cresce il numero delle inchieste a carico di cooperative di costruzione e funzionari comunali, si allarga la piaga degli sfratti. “Fin da quando sono diventato assessore, quello dei piani di zona era in cima alla lista delle priorità”. Luca Montuori, sulla poltrona dell’Urbanistica dal marzo scorso, è seduto al tavolo del suo ufficio dell’Eur. Davanti a noi, ordinate per argomenti, una decina di cartellette bianche piene di atti, documenti, appunti e relazioni sulla situazione dei piani di zona, quartieri realizzati in buona parte con fondi pubblici e per questo destinati a precise fasce di reddito. “Una questione con parametri talmente vasti e competenze sovrapposte che una delle scommesse sulla quale stiamo lavorando è proprio quella di ridefinire i confini di ciò che di volta in volta andiamo a trattare. Per questo è facile avanzare promesse e invece il nostro compito è quello di trovare soluzioni praticabili. Bisogna mantenere un sano realismo”.

A proposito di realismo, tra inchieste e sfratti c’è molto lavoro da fare. A che punto è l’amministrazione?

Stiamo cercando di tirare una linea, tenendo presente che non tutti gli attori di questa vicenda sono marci. Senza dimenticare che dobbiamo completare i piani di zona per terminare i servizi che non sono stati ancora realizzati. Quindi da una parte agiamo sulle emergenze, dall’altra lavoriamo sul piano strutturale. Per dare una risposta puntuale a tutti i cittadini, ognuno con specifiche situazioni, è necessario definire un metodo. La commissione di indagine creata ad hoc, per esempio, svolge un ruolo di congiunzione tra il dato politico e quello amministrativo. Raccoglie le istanze dei territori coinvolgendo i presidenti di municipio, elabora delle casistiche e le trasmette agli uffici. Caso per caso decidiamo di chiedere dei chiarimenti, di avanzare una diffida immediata fino ad arrivare ad azioni più pesanti come la revoca della convenzione.

A cosa si riferisce quando parla di piano strutturale?

Ho incontrato l’assessore regionale alla Politiche Abitative, Fabio Refrigeri, che si è dimostrato disponibile al dialogo. Serve un tavolo interistituzionale che faccia chiarezza sulle competenze di ognuno. La regione legifera, il comune amministra. Ma quello dei piani di zona è un panorama sconfinato e il tavolo interistituzionale dovrebbe aiutare a stabilire quando si applica una normativa e quando un’altra. Prendiamo l’esempio di Castel Giubileo: alcuni pareri dicono di applicare il ‘prezzo massimo di cessione’, altri sostengono di rifarsi all’equo canone e ai patti territoriali. C’è la necessità di porre una parola definitiva sulla normativa da applicare. È l’unico modo per capire se c’è stato o meno un superamento dei prezzi e quanto incidono in questo senso le cosiddette migliorie.

Il superamento dei prezzi massimi di cessione, però, è stato ‘ammesso’ dal Comune che nel 2013 ha rivisto del tabelle. È certificato che in numerosissimi casi è certo che i prezzi sono stati superati.

Avvalendoci del preziosissimo lavoro della commissione, stiamo procedendo con tutte le verifiche del caso. Ognuno di questi aspetti sembra ovvio ma coinvolge il lavoro di decine di persone. Dirigenti, l’avvocatura capitolina, gli avvocati in difesa degli inquilini, i sindacati.

Prendiamo il caso di Osteria del Curato. Per un totale di 27 inquilini, l’ammontare degli affitti ‘di troppo’ supera i 700 mila euro così ora che la cooperativa sta fallendo sono stati inseriti nell’elenco dei creditori. La presidente del VII municipio è favorevole all’acquisizione di quelle case da parte del Comune. Lei è d’accordo?

Bisogna capire se utilizzando finanziamenti regionali, perché noi fondi non ne abbiamo, si possa procedere con questa ipotesi. Nel caso di Osteria del Curato il Comune è creditore di circa 900 mila euro e potrebbe procedere all’acquisizione con una cifra molto bassa.

Rientrare in possesso delle abitazioni dei piani di zona potrebbe essere un’occasione per incrementare il patrimonio abitativo comunale. Ce n’è bisogno.

Non è così semplice. Andrebbe fatto un bando al quale il liquidatore dovrebbe partecipare. Dovremmo essere sicuri che nessun altro possa vendere al Comune alloggi a prezzi inferiori.

Le convenzioni prevedono che il Comune possa rientrare in possesso degli alloggi di fronte al verificarsi di determinate condizioni, tra cui il fallimento. È così difficile?

Per ogni piano di zona va presa in considerazione una successione notevole di norma sovrapposte e pareri contrastanti da chiarire a pieno prima di procedere per questa strada. Perché se il Comune procede e l’atto viene impugnato, si finisce per danneggiare l’amministrazione. Prendiamo il caso di Osteria del Curato, non dimentichiamo che il curatore fallimentare è nominato dal ministero. Tecnicamente è un liquidatore e prima di procedere in quel senso dovremmo dimostrare che si tratta di un fallimento. In merito ho contatti costanti con l’avvocatura.

Lei parla di un problema di natura burocratica. Nei piani di zona c’è però anche un grosso problema di legalità. Monte Stallonara, Spinaceto, Longoni, Pisana, solo per citarne alcuni, sono quartieri dove costruttori e alcuni funzionari responsabili dei procedimenti sono stati investiti dalle inchieste della magistratura. Come ristabilire la legalità?

La legalità è l’obiettivo minimo che intendiamo ristabilire, ma procedere con la retorica politica non aiuta nessuno. È innegabile che nel passato ci sono state connivenze con una classe politica che ha utilizzato questo settore come merce di scambio e costruzione di consenso. Ma tra i concessionari, i costruttori per capirci, c’è chi ha interesse a isolare questi comportamenti. Inoltre abbiamo un archivio difficile da gestire, con pratiche che non si trovano e convenzioni il cui percorso è difficile da ricostruire.

La deputata Roberta Lombardi, in occasione di un picchetto antisfratto nel piano di zona Longoni, ha dichiarato a Romatoday che negli uffici comunali ci sono delle resistenze. Me lo conferma?

La battaglia della Lombardi sui piani di zona è importante e siamo tutti dalla stessa parte. In questo dipartimento, che nasce dalla fusione di altri due dipartimenti e due uffici strategici, i dipendenti sono tantissimi e io questa affermazione non la posso confermare. Il vero punto è che da qualche anno a questa parte apporre una firma ad un documento è un peso che in molti non si sentono più di prendere.

Su alcuni dei funzionari che all’epoca dei fatti erano responsabili dei procedimenti in questione ci sono delle indagini in corso. Non crede che sia il caso di aumentare il controllo?

La materia è talmente opinabile e scivolosa che il ricorso parte sempre. Probabilmente c’è qualcuno che in passato ha avuto delle aderenze con qualche costruttore o che si è sbilanciato con qualche partito politico. Io non lo posso dire perché non ne ho la certezza. Sono un amministratore. Ho il dovere di governare questa città e non ho bisogno di una visibilità che vada oltre il mio lavoro. Se ci sono delle resistenze è perché gli uffici non si sentono sicuri e tutelati e qualcuno in passato è stato tradito fidandosi del lavoro dei colleghi e pagandone poi le conseguenze.

Passiamo al capitolo sfratti. A Osteria del Curato gli inquilini rischiano di perdere la casa entro la fine del mese. E ancora Longoni, Borghesiana, Spinaceto 2. Non solo le inchieste: gli appuntamenti dell’ufficiale giudiziario sono sempre di più.

Innanzitutto posso assicurare che le persone che abitano in quelle case non ne usciranno. Questa amministrazione ha già dato prova che là dove si verifica la possibilità è pronta a far decadere le convenzioni. Bisogna valutare la strada più rapida per tutelare le persone. Non c’è solo la revoca, si può anche interloquire con i curatori fallimentari e con i costruttori. Preciso inoltre che nel caso di Osteria del Curato, qualora il curatore procedesse con la vendita in blocco, chi acquista il palazzo ‘eredita’ anche le funzioni per cui è stato realizzato, compresi i diritti di chi ci abita.

Alcune persone sono già state allontanare dalle proprie abitazioni nei mesi scorsi. Gli inquilini dei piani di zona non sono intoccabili e alcuni casi sono urgenti. Prendiamo l’esempio di Longoni. Procederete con la revoca?

Questa possibilità è sul tavolo, ma ad oggi non posso dire con certezza che lo faremo.

Non c’è molto tempo. Non si può chiedere uno stop agli sfratti in attesa di fare chiarezza?

Siamo in costante interlocuzione con la Prefettura fermare in blocco gli sfratti non lo può fare il Comune. Noi siamo amministratori, dobbiamo applicare le regole.

Anche le revoche non bastano. A Castelverde, dove avete già provveduto, l’ufficiale giudiziario si è presentato lo stesso.

C’è un problema nell’acquisizione al patrimonio di Roma Capitale. Stiamo cercando di definire la procedura con gli uffici preposti. Abbiamo individuato alcune modalità e siamo in attesa che ci vengano fornite le giuste garanzie.

Quindi gli sgomberi non si fermeranno nemmeno a Castelverde e Tor Vergata, gli unici due piani di zona dove sono state revocate le convenzioni?

Spero che non ci si prenda la responsabilità di uno sfratto quando c’è una delibera del Comune di Roma. Siamo in contatto continuo con la Prefettura. Nel caso di Tor Vergata, poi, il Tar ha scritto nero su bianco che, in attesa della sentenze definitiva, il diritto delle persone ad abitare in quelle case è di molto superiore al diritto economico che si configura per il concessionario. Ripeto, tutela della legalità e diritto alla casa nei piani di zona sono due concetti prioritari che non devono più essere messi in discussione. E’ per questo che vogliamo presto tirare una linea che non permetta più che si creino situazioni emergenziali come quelle che abbiamo di fronte oggi.

Fonte

03/05/2017

Roma non si vende. Sabato corteo fino al Campidoglio

Il 19 marzo dello scorso anno una grande manifestazione ha invaso le strade del centro città e la Piazza Del Campidoglio al grido di Roma Non Si Vende. Movimenti sociali, associazionismo diffuso e lavoratori organizzati nel sindacalismo indipendente denunciavano il rischio che il patrimonio immobiliare della città, le aziende ex-municipalizzate e ciò che restava di pubblico a Roma venisse venduto per fare cassa, pagare il debito della Capitale ma soprattutto regalare ai grandi investitori privati tanta parte delle risorse cittadine.

La sconfitta del Partito Democratico renziano alle elezioni amministrative di giugno e la fine della infausta fase commissariale sembravano aprire una fase nuova per la vita della città. La nuova giunta, del resto, sembrava aver recepito alcune delle rivendicazioni poste dagli stessi movimenti sociali, quali la difesa dei beni comuni, la ripubblicizzazione dei servizi, la messa in discussione del debito e delle politiche di austerità e l'apertura di una fase di partecipazione attiva dei cittadini. Nel giro di pochi mesi però, una buona parte di quelle aspettative è stata sistematicamente disattesa: la nuova giunta, prima si è avvitata nel vortice inconcludente dei continui ricambi nei diversi assessorati e poi ha finito per incanalarsi nella semplice applicazione del programma di gestione della città già impostato dalla precedente giunta e dal commissario Tronca.

Del resto i continui tagli di risorse agli enti locali e l'insieme delle norme varate in questi anni fino al recente Decreto Madia, avevano esattamente l'obiettivo di esautorare le autorità locali, i Consigli Comunali ma anche i sindaci, della possibilità di promuovere politiche autonome, costringendoli a piegarsi alle voraci aspettative di banche ed imprese nel governo della città. E la vicenda dello Stadio a Tor di Valle è la dimostrazione concreta di questo percorso compiuto dalla giunta di Virginia Raggi, partita inizialmente dall'idea che siano altre le priorità di Roma e approdata poi ad un accordo che mette al primo posto gli interessi privati di banche e costruttori nella realizzazione di un'opera che non è certo quella di cui la città ha più bisogno.

Ad un anno di distanza tutte le gravi questioni che attanagliano Roma non solo si presentano nella loro drammaticità, ma risultano aggravate anche dall'assenza di un piano per affrontarle. Anzi, le scelte che l'amministrazione continua a perseguire, o che non riesce a fermare, restano esattamente quelle della fase precedente. Dalla privatizzazione dei servizi pubblici, Atac Roma in testa, allo smantellamento di grandi aziende come la Multiservizi, al coinvolgimento di grandi interessi privati nella gestione dei rifiuti, per finire all'assenza di una reale volontà di ripubblicizzare il servizio idrico. Dalla mancata internalizzazione di diversi servizi, a cominciare da quelli di cura, che produrrebbero anche innegabili risparmi ma soprattutto un salto di qualità nel livello dei servizi erogati, al permanere di enormi vuoti di organico in tutti i servizi collettivi, dal servizio giardini alla polizia locale ai servizi amministrativi.

Anche nella gestione del patrimonio l'amministrazione è stata incapace di produrre una inversione di tendenza. Importanti esperienze sociali e culturali della città sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica nei confronti di realtà che più che in debito risultano in forte credito nei confronti del Comune per la meritevole azione svolta in tanti anni non solo sul piano sociale ma anche della semplice cura e salvaguardia del patrimonio immobiliare abbandonato.

Mentre crescono pericolosamente gli indici di povertà e di forte disagio sociale, anche a causa dell'inarrestabile chiusura o ridimensionamento di grandi aziende con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, poco e niente è stato fatto o messo in cantiere per le periferie della città. Anzi, proprio quei settori che stanno subendo in modo più drammatico gli effetti della crisi economica vengono ulteriormente colpiti dagli sfratti per morosità o dall'accanimento con il quale si continuano a cacciare le famiglie povere dalle case popolari. Invece di allargare il patrimonio di case popolari per far fronte ad un fabbisogno crescente, l'amministrazione si preoccupa di punire l'accattonaggio o chi fruga nei cassonetti.

Proprio le periferie, che erano state le maggiori sostenitrici del cambiamento politico, e dove si concentra la maggior parte del disagio, subiscono così gli effetti non solo dei tagli dei servizi, non solo dell'assenza di opportunità lavorative ma anche una vera e propria aggressione in nome del rispetto della legalità.

Paradossalmente quando invece sono i cittadini che denunciano l'azione illegale dei poteri forti, come nella conclamata truffa dei Piani di Zona, allora il bisogno di legalità si affievolisce e l'amministrazione si dimostra pigra e lenta nel dare corso a quelle azioni che possano mettere in sicurezza gli interessi degli abitanti.

Ma il tema sul quale si è resa più evidente la non volontà di voltare pagina da parte della giunta Raggi è stata la questione del debito di Roma, sul quale in tanti hanno chiesto da tempo un audit che renda trasparente chi sono i creditori, quanto grande sia effettivamente il debito e chi sono stati quelli che lo hanno creato. Sulla gestione del debito e la sua indispensabile ricontrattazione si gioca la possibilità per Roma ed il suo Consiglio comunale di ripristinare il diritto a decidere del futuro della città e stabilire l'agenda delle priorità. Ma proprio l'indisponibilità a misurarsi con questa sfida ha dimostrato che la nuova amministrazione sia decisa a ripercorrere la stessa strada delle giunte precedenti.

Man mano che si è andato manifestando questo spirito continuista si è anche ridotto lo spazio per la partecipazione. La giunta ha dimostrato di non voler avviare un reale confronto con i movimenti sociali e con le organizzazioni indipendenti dei lavoratori, ma soprattutto di non sapere e voler riconoscere il loro ruolo di rottura dei vecchi equilibri di potere. Al contrario, rispetto a ciò, la giunta ha saputo produrre solo strappi e rotture.

Per tutti questi motivi, a poco più di un anno da quella bella manifestazione, torniamo a convocare una mobilitazione generale che rilanci con ancora più forza il grido Roma Non Si Vende. Nel puntare l'indice contro l'attuale Giunta, non vogliamo però concedere niente a chi vorrebbe resuscitare le vecchie classi politiche, ansiose di tornare in sella. Per questo segnaliamo da un lato la complicità della giunta regionale nell'alimentare i drammi della città, dalla vergognosa vicenda delle "politiche attive", autentica truffa ai danni di migliaia di disoccupati, all'immobilismo sulle politiche abitative, alla scelta di mettere in vendita l' Ospedale Forlanini a fronte di un evidente stato di crisi di tutto il sistema della sanità regionale, per finire alla mancata attuazione della legge regionale per l'acqua pubblica del 2014. E dall'altra l'azione di sciacallaggio promossa dalle destre, che soffiano sulla guerra tra poveri e nell'alimentare il razzismo, e con il grido di "prima gli italiani" concentrano sui migranti una rabbia che andrebbe rivolta invece verso la logica affaristica di banche ed imprese.

La mobilitazione che proponiamo per il prossimo 6 maggio vuole essere di denuncia ma anche di proposta. La denuncia è la sintesi di un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l'amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente.

Sabato 6 maggio, corteo in Campidoglio. Appuntamento ore 15.00 Piazza Vittorio

Adesioni:

Decide Roma - Decide La Città, USB, Carovana delle Periferie, SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI, Asia Usb, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Attac, Federazione del Sociale USB.

Fonte

19/01/2017

Roma. Piani di Zona. Il cuore del sistema Mafia-Capitale portato allo scoperto

La truffa dei Piani di Zona alla fine sta venendo alla luce, portando a galla il marciume dell'insano e pluriennale patto tra costruttori e amministrazioni comunali di Roma. Per anni le giunte di centro-sinistra e di centro-destra hanno spartito, occultato e avallato una operazione che, su suolo pubblico e con soldi pubblici, ha drenato milioni di euroe li ha versati nelle tasche delle società (sia aziende che cooperative abitative) che si erano impegnate a costruire case a basso costo di vendita o affitto in base alla Legge 167. Se i costi di costruzione erano stati bassi grazie alle agevolazioni pubbliche, i benefici per i privati sono stati altissimi, perché hanno venduto o affittato non a prezzi convenzionati – come da legge – ma a prezzo di mercato. Il risultato è che migliaia di famiglie abitanti nei Piani di Zona allocati nella estrema periferia di Roma, si sono viste chiedere cifre assai superiori a quelle previste dalla legge. Chi non ce l'ha fatta o ha deciso di non sottostare alla truffa, è sotto sfratto, magari anche avendo già pagato la casa in cui vive e dove assai spesso non sono state fatte le opere di urbanizzazione previste dalla convenzione tra Comune e costruttori.

Dopo anni di denunce, di picchetto antisfratto, di mobilitazioni degli inquilini e dell'Asia-Usb, di numerose inchieste e servizi televisivi, la magistratura sta agendo su un doppio standard. Da un lato ha cominciato a procedere ai sequestri delle abitazioni contro le aziende costruttrici affidandole agli inquilini; dall'altra procedendo in automatico sui procedimenti di sfratto avviati. Lunedì 23 gennaio, ad esempio, sono previsti degli sfratti nei palazzi del Piano di Zona di Tor Vergata. Asia-Usb e Carovana delle Periferie hanno già annunciato un picchetto antisfratto. La settimana scorsa alcune famiglie che pure avevano comprato la loro abitazione, sono state sfrattate lo stesso.

I Piani di Zona sono un verminaio pieno di contraddizioni e di malaffare in grande stile, nel quale le complicità delle giunte comunali e dell'apparato amministrativo del Comune e della Regione (delegati per legge ai controlli che non sono stati mai effettuati) stanno emergendo con forza. Su questa vicenda, emblematica molto più di altre del sistema Mafia Capitale nei suoi gangli vitali, abbiamo intervistato Angelo Fascetti, coordinatore nazionale dell'Asia-Usb e protagonista, insieme all'avvocato Perticaro, di una battaglia in corso da anni contro la truffa dei Piani di Zona.

Allora Angelo, con te volevamo parlare di quanto sta accadendo in questi giorni per i piani di zona di monte Stallonara. Puoi spiegare agli ascoltatori cosa sono i piani di zona?

Sono dei piani di edilizia pubblica che dovevano servire ad affrontare il problema abitativo nelle città. Sono piani, stabiliti in base alla legge nazionale, di cosiddetta edilizia agevolata che prevedono interventi, soprattutto nelle periferie, di ricucitura con il degrado. Quindi avevano doppia funzione: quello di affrontare l’emergenza abitativa, e quello poi di servire appunto a portare i servizi nelle periferie. Questi piani – 167 – tra l’altro sono stati costruiti su terreno pubblico, del Comune, e molti di questi hanno finanziamenti dalla regione o dallo stato, in alcuni casi anche all’80% e a fondo perduto. Questi piani erano indirizzati verso quei settori della società che non ha altri alloggi e quindi vivono l’emergenza abitativa. Invece tutti coloro che hanno sottoscritto l’accordo – ditte, costruttori e cooperative – hanno di fatto costruito questi alloggi appropriandosi del denaro pubblico. Premetto, ma è noto, che lo stato non può finanziare l’iniziativa, privata, il privato. In questo caso i soldi che venivano dati, e quindi anche i terreni che venivano concessi, dovevano servire a favorire la famiglia destinataria dell’intervento. In realtà, invece, si sono appropriati loro dei soldi. Hanno affittato case a prezzi di mercato, quando invece la legge stabiliva canoni sociali, e hanno venduto gli alloggi come se fossero alloggi privati anche a inquilini che erano ignari di tutto questo; cioè persone che hanno comprato la casa convinti di comprarsi una casa sul mercato. E adesso invece si ritrovano improvvisamente, in base a quello che stabilisce la legge, in questa situazione: se vogliono vendere la casa, non la possono vendere al prezzo di mercato, ma al prezzo stabilito dalla legge. Quindi sono stati truffati. Molti degli inquilini che invece erano coscienti di questa cosa, chi si è opposto all’applicazione di queste forme privatistiche di intervento, oggi sta subendo anche l’arroganza di queste cooperative e ditte, che chiedono lo sfratto degli inquilini che non hanno accettato di pagare gli alloggi al prezzo di mercato, quindi al di fuori dalla legge.

La cosa che stupisce chi segue la lotta è il fatto è che se c’è una legge che dice che tu devi pagare un certo canone e l’inquilino quel canone lo paga, come è poi possibile che si chiami la forza pubblica per eseguirne lo sfratto? Sembra una cosa proprio assurda...

E' successo questo. Con la complicità di chi doveva controllare, il Comune in particolare (che ha firmato le convenzioni) e la Regione (che ha dato i finanziamenti e quindi doveva controllare le finalità), hanno applicato un criterio che era fuori dalla legge e nessuno ha controllato. Quando noi dell'Asia-Usb abbiamo scoperto il meccanismo e abbiamo fatto la denuncia, praticamente è partita l’inchiesta della Magistratura penale che ha rilevato il reato per truffa, concussione. Ci sono anche indagini per corruzione e, addirittura, per estorsione; perché in alcuni casi dovevano affittare gli alloggi e hanno chiesto alla gente 90 mila euro per entrare in case che erano invece in affitto permanente; che, quindi, non potevano essere vendute ma solo affittate a prezzi calmierati. Oppure hanno affittato a prezzi di mercato senza che la gente ne fosse cosciente... Qualcuno era convinto di entrare in un alloggio sociale, ma quando hanno visto il livello degli affitti ha detto: “ma che alloggio sociale è, se a Spinaceto pago 850-900 euro al mese?” Sono venuti da noi e abbiamo scoperto il meccanismo. Per cui, mentre la magistratura penale sta indagando – e dove è intervenuta sta sequestrando gli alloggi – quella civile, sollecitata invece dalle singole cooperative (perché, secondo il criterio della cooperativa, “io ti chiedo dei soldi anche se sono fuori dalla legge, tu non me li hai dati, io faccio la denuncia”), il giudice civile ha concesso gli sfratti per morosità perché non erano stati pagato i prezzi che invece erano contro la legge! Queste cause, spesse volte, sono iniziate quando non si era ancora capito il meccanismo. Perché in alcuni casi, dove l’avvocato riesce a opporsi spiegando che c’è questo meccanismo, qualche giudice onesto magari blocca gli sfratti. Ma ci sono anche alcuni giudici che invece hanno messo in moto una procedura che ora è difficile fermare, come nel caso di Tor Vergata. Il 23 gennaio c'è lo sfratto di 8 famiglie a Tor Vergata; persone che hanno pagato per intero il prezzo massimo di cessione previsto dalla legge, quindi hanno dato tutti i soldi. I signori della cooperativa vogliono il doppio del prezzo massimo della cessione, il che va contro la legge quindi non lo potrebbero fare; ma li hanno cacciati dalla cooperativa perché non hanno accettato questa cosa. Il comune di Roma, che doveva controllare non lo ha fatto. Anzi. L’ex assessore all’urbanistica (della giunta Marino, ndr) aveva proposto che si mettessero d’accordo. Di fatto dicendo: “io ti sorprendo a rubare, ma ti dico: dammi metà della refurtiva e stiamo pari”. Questo è un po’ il meccanismo... Il Comune avrebbe dovuto controllare a monte, applicare le sanzioni, revocare – come dice la legge – quelle concessioni ... Non lo ha fatto perché è stata fino ad oggi complice con questo meccanismo che va oltre la regione Lazio. Stiamo scoprendo che il processo di privatizzazione della gestione dell’emergenza abitativa è un criterio stabilito dai governi. Da una parte attaccano l'esistenza delle case popolari, dall’altra regalano la gestione di questo patrimonio ai privati. Questo è il concetto. In Italia siamo arrivati al punto più basso di edilizia pubblica per favorire l’interesse della speculazione.

Insomma, si potrebbe arrivare all’assurdo di fare una denuncia alla polizia contro la polizia che attua uno sfratto illegittimo. Con questi piani di zona siamo proprio all’assurdo...

Nei piani di zona ci sono anche appartenenti alle stesse forze dell’ordine, e sono anche loro vittime di questo meccanismo; in pratica hanno truffato anche le forze dell’ordine! Una parte di questi alloggi erano destinati alle forze dell’ordine, a quelli che hanno dei compiti particolari: la Dia, i servizi, ecc. Abbiamo dovuto denunciare anche ditte che gestivano alloggi per le forze dell’ordine e, in alcuni casi, hanno abbassato i canoni. Però ancora non siamo riusciti – con la pubblica amministrazione, il Comune, la Regione – a stabilire una commissione di indagine su come è stato gestito il tutto. Perché, di fatto, non c’è la volontà di affrontare il problema alla radice, di rimettere le mani fino in fondo su questo meccanismo. Tra l’altro questo – se lo si facesse – per il comune sarebbe una ricchezza, perché si potrebbe recuperare patrimonio abitativo da assegnare alle famiglie... Perché questi alloggi non solo sono stati costruiti con i soldi di tutti, ma non hanno neanche stabilito le graduatorie per entrarci; e quindi molti di quelli che ci sono entrati sono parenti, amici, o addirittura qualche funzionario che aveva firmato le concessioni, come sta risultando dalle indagini. C’è la corruzione da parte anche dei funzionari di alcuni dirigenti dell’amministrazione, che poi si trovano improvvisamente ad avere la villa con la 167. Però, al di là di questo, la cosa assurda è che “ti do i soldi, ti do il terreno e non stabilisco una graduatoria pubblica di assegnazione”. Molti di questi alloggi sono vuoti, perché se devo pagare 800-900 euro a Borghesiana, all’estrema periferia di Roma, per stare in un alloggio sociale allo stesso prezzo lo trovo anche più vicino al centro della città. E' veramente una cosa assurda. Il problema è che il Comune, che dovrebbe applicare le sanzioni e quindi recuperare miliardi a vantaggio del bilancio economico della nostra città, invece sta di fatto coprendo questo meccanismo. Sono i dirigenti che bloccano tutto. Abbiamo visto, purtroppo, che la giunta Raggi e anche l’assessore Berdini non stanno cambiando più tanto le cose, tanto è vero che l’intervento di ieri, quello a Monte Stallonara, significa questo: se ci fosse stato l'intervento del Comune la magistratura non sarebbe dovuta arrivare. Invece è dovuta intervenire la Magistratura a sequestrare gli alloggi – nonostante le nostre denunce, siano non solo nei tribunali, ma anche sul piano mediatico e politico... Ma non c’è chi vuole ascoltare. Il Movimento 5Stelle ne aveva fatto uno dei punti al programma, al punto 7: ristabilire la legalità e applicare la legge, ecc. Però mi pare che questo assessorato all’urbanistica tutto stia facendo meno che quello che c’è scritto nel programma. Questo è il dato. Tanto è vero che proprio quando ha cominciato a governare la giunta Raggi ci sono stati gli sfratti. L’assessore Berdini aveva promesso la revoca delle concessioni ... Ma in realtà a Castelverde, l’altro giorno, sono arrivati e si sono presi gli appartamenti di chi li aveva già pagati, smentendo completamente le dichiarazioni dell’assessore che aveva dato già per certa la revoca di Castelverde. E ora abbiamo il problema di Tor Vergata. L’assessore, sempre Berdini, aveva promesso che pure in quel caso avrebbe fatto la revoca, però al momento non sappiamo quello che succederà il 23. Perciò, tra l’altro, stiamo preparando una mobilitazione per impedire l’ennesimo scempio della democrazia, insomma.

Un’ultima considerazione, Angelo. Con queste indagini che sono finalmente uscite su tutti i giornali – proprio su Monte Stallonara – e ferme restando le denunce fatte da Asia, naturalmente, ma anche da alcuni degli inquilini e anche, dobbiamo dire, da Roberta Lombardi, la deputata del Movimento 5Stelle...

Sì, ha sostenuto da sempre questa battaglia. La cosa assurda, appunto, è che lei è una di quelle che dal primo momento ha sostenuto questa cosa e Monte Stallonara è stato sequestrato anche grazie alla sua denuncia, successiva a quelle che ovviamente avevamo fatto noi, i nostri inquilini, addirittura anche il consigliere Santori, sulla questione delle urbanizzazioni.

Ma a questo punto il Comune lo sa che c’è questa situazione, quindi secondo te adesso potrebbero andare diversamente le cose? Si faranno le cose giuste o ancora no?

Io spero di sì. Noi domani siamo stati convocati dall’assessorato all’urbanistica per discutere di Castelverde. Non so di cosa dobbiamo discutere, visto che dovrebbero solo fare le revoche; e visto che, fra l’altro, stanno andando all’asta questi appartamenti, se il comune, colpevolmente, non interviene. Nessuno si può appropriare di questo risultato, soprattutto non lo può fare il Comune, visto che l’intervento della magistratura viene fuori solo perché il comune non ripristina la legalità. Io parlo dell’amministrazione, in primo luogo. Noi siamo stati molto preoccupati fino alla vicenda Marra. Ora si spera che con la vicenda Marra forse si chiarisca qualche posizione dentro il Campidoglio. C’è questo dato, che noi abbiamo sempre riconosciuto: la deputata Roberta Lombardi è stata sempre in prima fila con noi, ed ha capito stando sul campo, mettendoci la faccia, quale è il problema. Purtroppo c’è stato – come si dice – questo contrasto tra l’attività della giunta comunale e l’impegno programmatico del movimento. Noi vediamo nella Lombardi una rappresentazione del movimento per quello che abbiamo conosciuto, ma non lo riconosciamo nelle azioni che sta facendo l’amministrazione comunale.

Bene, vedremo nei prossimi giorni se ci sarà un’evoluzione. Speriamo di sì, positiva, della vicenda. Grazie Angelo.

Grazie a voi. Un saluto a tutti.

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28/10/2016

Il malaffare a Roma solo scalfito dall’inchiesta su Mafia Capitale

Mentre nell’aula bunker di Rebibbia si celebra in modo piuttosto discontinuo il processo per l’inchiesta su Mafia Capitale, su Roma e le casse comunali continuano a pesare i danni di operazioni abbondantemente finanziate e scarsamente controllate. Piano piano sta emergendo la truffa dei Piani di Zona, grazie alle denunce dell’Asia-Usb e ad alcuni servizi televisivi. Eppure solo in due settimane già due famiglie truffate sono state sfrattate con tanto di intervento della polizia. Sembra adesso che la procura intenda chiudere una decina di fascicoli sui Piani di Zona avendo a disposizione parecchio materiale. Ma come funziona la truffa sui Piani di Zona? E come mai per tanto tempo si è fatto fatica a farla emergere?

Il modello seguito è il seguente. Una società, molto spesso una cooperativa edile, ottiene il permesso a costruire alloggi popolari in aree concesse dal Comune (la ex legge 167) accettando due condizioni. La prima è che il prezzo di cessione dell’appartamento (o l’affitto) non deve superare i parametri di legge a tutela del vincolo «agevolato» degli immobili. La seconda, è che nel costruire le case, l’impresa o il consorzio deve realizzare anche tutti i servizi necessari a renderle vivibili: fogne, illuminazioni, strade. Grazie alla denuncia degli inquilini e alla sistematica battaglia condotta dall’Asia-Usb e dall’avvocato Perticare, si è scoperto invece che gli appartamenti siano stati venduti o affittati a prezzi maggiorati come stabilito da 40 sentenze del Tar. I contributi erogati sui singoli appartamenti da Stato e Regione andavano però scomputati dal prezzo di vendita o nella definizione dell’affitto. Al contrario, le agevolazioni per le società e le cooperative non venivano scomputati e quindi si è venduto o affittato a prezzi di mercato, mandando a farsi benedire il carattere “sociale” dell’edilizia nei Piani di Zona e riempiendo del tutto impropriamente le tasche di aziende e cooperative. Lo stesso Corriere della Sera ha scritto di “colpevole inerzia di chi doveva vigilare in tutti questi anni” e non lo ha fatto, né al Comune né alla Regione. Alla fine del mandato l’ex assessore Giovanni Caudo ha presentato due delibere sui prezzi di cessione dopo anni di silenzio di ben tre diverse amministrazioni (Veltroni, Alemanno, Marino). E solo un anno fa la Regione ha pubblicato i moduli per redigere i piani finanziari a consuntivo, cosa che le imprese avrebbero dovuto depositare almeno cinque anni prima. Si è scoperto però che nessuno li aveva mai chiesti. Angelo Fascetti, dell'Asia Usb, alla fine è riuscito ad ottenere un incontro con il neoassessore della giunta Raggi, l’urbanista Paolo Berdini, e ha posto senza giri di parole la questione anche alla nuova amministrazione: “Perché si lasciano in balia delle società e cooperative che hanno speculato famiglie che hanno pagato il proprio alloggio costruito su terreno del Comune di Roma, ricevendo soldi pubblici anche a fondo perduto, o che hanno avuto l’applicazione di canoni uguali a quelli di mercato, non conformi alla legge, per alloggi di edilizia sociale? Quali sono le azioni che l'Amministrazione intende prendere per fermare tutti gli sfratti nei piani di zona e avviare le giuste verifiche sulle modalità di gestione di questo importante piano di abitazioni pubblico?”.

L’Assessore Berdini ha deciso di mettere le mani su due dei più contrastati Piani di Zona, quello di Tor Vergata e quello di Castelverde e revocare le concessioni. “Il Comune porterà fino in fondo la revoca del diritto di concessione, in questo modo potremo fermare gli sfratti perché è illegittimo che famiglie oneste vengano sfrattate dai delinquenti e dagli imbroglioni”, fa sapere Berdini che pure è arrivato a questa conclusione, auspicata dall’Asia-Usb e dagli inquilini, dopo un durissimo scontro verbale con il legale dell’Asia, Perticaro, finita quasi verbalizzata su alcuni giornali.

Ma i Piani di Zona non sono l’unico buco nero su cui la magistratura dovrebbe e, volendo, potrebbe mettere le mani andando a colpire i bersagli grossi del malaffare a Roma. La dovuta attenzione meritano anche i Punti Verde Qualità, altro esempio di consociativismo d’affari tra centro-sinistra e centro-destra a Roma. Il Programma “Punti Verde Qualità”, venne avviato nel 1995 dall’amministrazione Rutelli. Sulla carta intendeva creare spazi sportivi e ricreativi anche nelle periferie, dando aree pubbliche in concessione per 33 anni ai privati, i quali, in cambio, si impegnavano a realizzare, in cambio delle attività a pagamento (piscine, campi sportivi etc.), giardinetti, spazi per i giochi attrezzati, panchine per i cittadini. In pratica erano l’anticipo di quei micidiali “accordi in compensazione” con cui la giunta Veltroni ha reso ricchi e felici i costruttori romani.

Ma in venti anni i Punti Verde Qualità sono diventati un buco nero da 550 milioni di euro (121 secondo altre fonti) che grava sulle casse pubbliche verso le banche, senza aver portato i benefici previsti per la collettività. La causa principale del buco è la scelta del Comune, rinnovatasi nel corso delle amministrazioni Veltroni e Alemanno, di farsi garante dei mutui erogati dalle banche ai privati, per cifre lievitate oltre misura, senza controlli, e per lo più non corrisposte. L’aspetto più sorprendente è che in tutti questi anni sono stati lanciati spesso allarmi, costituite commissioni di scopo, fatte denunce alla Procura e alla Corte dei Conti, ma contemporaneamente venivano approvati, in modo assolutamente bipartisan, ulteriori finanziamenti ed esposizioni, con la proposta ricorrente, per risolvere il problema, di un passaggio della proprietà o del diritto di superficie di beni pubblici ai privati.

Con la giunta Veltroni viene agevolato il finanziamento per la realizzazione dei Punti Verde Qualità. Il Comune si fa da garante presso la Banca di Credito Cooperativo ed il Credito Sportivo per il 95% delle somme da erogare agli imprenditori che realizzeranno le opere. I finanziamenti delle banche vengono stanziati sulla base di stati avanzamento lavori. Una mossa azzardata che attiva gli appetiti della criminalità ed imprenditori corrotti, che vedono in questo meccanismo un facile giro di fatturazioni false per ottenere i soldi e non effettuare i lavori. Il business non è tanto nella gestione delle aree verdi ma nella realizzazione. Con la Giunta Alemanno i Punti Verde Qualità diventano oggetto di battute che ne identificano le caratteristiche: “Prendi i soldi e scappa”. Viene addirittura intercettato il faccendiere nero Mokbel al telefono con il boss della malavita di Ostia, Carmine Fasciani, che ne decanta le possibilità di fare soldi a palate. Un altro “nero” che si arricchirà con i Punti Verde Qualità è l’ex capo della segreteria di Alemanno, Lucarelli. Poi passerà la mano, prima ai cugini e infine a Silvio Fanella, il commercialista di Mokbel freddato in casa sua da un commando di killer neofascisti in cerca del malloppo promesso.

Quello dei Punti Verde Qualità è un groviglio oscuro, che neppure l’Assessore alla Legalità Alfonso Sabella è riuscito a risolvere, tanto da arrivare a ipotizzare una “sanatoria in convalida delle copiose e notevoli illegittimità riscontrate nei numerosi procedimenti di gara svolti dal Comune di Roma per l’affidamento in concessione della costruzione e gestione di aree verdi attrezzate aperte al pubblico nel periodo 1996-2012”.

Ad agosto dello scorso anno, in una Conferenza Stampa, l'allora Assessore alla Legalità, Sabella, aveva dichiarato di augurarsi che le cifre dell'esposizione debitoria del Comune possano restare quelle dei 121 milioni di euro. “In quella cifra non abbiamo messo i concessionari che finora hanno pagato – aveva precisato l'Assessore alla Legalità – ma se smettessero di pagare il problema potrebbe diventare più rilevante di quanto non sia stato finora”. Venticinque milioni già pagati, 121 milioni di debiti residui, poi ci sono altre rate annuali da 10 milioni di euro da pagare alle banche.

Nelle settimane in cui al Comune di Roma si apre la discussione sul bilancio, diventa opportuno e necessario che si smantellino tutte le ipoteche e le falsità sull’astronomico debito comunale. Un debito che in realtà è stato alimentato attraverso soldi pubblici regalati ai privati e accordi suicidi con le banche. E’ per questo motivo che continuiamo a “sorprenderci” del fatto che Mafia Capitale abbia avuto tanto clamore per un malaffare di qualche decina di milioni di euro ma che il bersaglio grosso, la “ciccia” del malaffare, non sia stata ancora presa di petto con l’energia dovuta.

E’ vero, il “Mondo di sopra” è più potente, trasversale e influente degli scagnozzi del “Mondo di mezzo” come Buzzi e Carminati. Ma nessuno ci venga a raccontare che il buco del debito comunale sia un fattore estraneo dagli appetiti dei privati e dalla complicità della macchina amministrativa. Le responsabilità erariali dei politici, a confronto con questi, sono quasi come quelle di ragazzini che hanno rubato le caramelle. Fumo negli occhi dei semplici di cuore, come quello che Renzi getta in queste settimane in vista del referendum contro la Costituzione.

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20/04/2016

Roma. Picchetto antisfratti di massa a Castelverde. La polizia non si vede

Andare a Castelverde significa farsi un’idea dell’espansione e del limite della città. Questa mattina presto ci si è dati appuntamento per un picchetto di massa con l’obiettivo dichiarato di bloccare 27 sfratti prodotti dalla truffa dei Piani di Zona. Dopo chilometri di strade in mezzo alla campagna punteggiata da insediamenti abitativi si arriva ad una rotonda con una strada stretta ristretta da due jersey. Oltre ci sono le case del Piano di Zona, alcune palazzine prive di ogni opera di urbanizzazione ma vendute o affittate a prezzi di mercato invece che ai prezzi convenzionati dovuti al fatto che i costruttori hanno ricevuto concessioni e finanziamenti pubblici. Oltre le palazzine si staglia la vetta di Monte Gennaro (quasi mille metri), uno scenario che sembra quasi la Val di Susa con boschi e sentieri piuttosto che uno scenario metropolitano.

Alle 7.30 di mattina ci saranno circa duecento persone. Il tam tam lanciato dall’Asia/Usb, dalla Carovana delle Periferie, dal coordinamento dei Piani di Zona (migliaia di famiglie), ha prodotto un appuntamento di lotta e resistenza condiviso. Attivisti e inquilini sono arrivati dai vari quartieri a dare un mano. Si riconoscono molti veterani di tanti picchetti antisfratto. C’è anche Bruna, sfrattata recentemente ma che ormai non si perde una manifestazione. C’è preoccupazione. Ieri il Corriere della Sera dava questo sfratti già come praticamente eseguiti. Si aspettano i blindati della polizia. Le staffette vanno e vengono ma si segnala solo la presenza discreta di un paio di agenti in borghese. Il picchetto di questa mattina è diventato però quasi un evento. In giro ci sono diverse telecamere e fotografi.


La truffa dei Piani di Zona ormai è esplosa – come denunciato anche dal nostro giornale già dai primi giorni dell’inchiesta Mafia Capitale come la “ciccia” su cui indagare – ed è diventato un tema rognoso dell’agenda politica cittadina. Le responsabilità del Comune e della Regione sono enormi e conclamate. Hanno dato i soldi ai costruttori privati (società e cooperative) e non hanno controllato come venivano utilizzati. Il risultato è che i Piani di Zona, nati con la famosa legge 167 per creare edilizia a prezzi agevolati, si sono trasformati in una speculazione vera e propria e poi in una truffa ai danni delle migliaia di famiglie coinvolte. Gli sfratti a Castelverde sono stati richiesti dalla Unipol Banca che ha pignorato gli appartamenti costruiti dalla società Cee srl debitrice della banca. A farne le spese però sono famiglie che hanno già comprato le case e che adesso si vedono chiedere altri soldi, tanti, troppi.

La 167 e i Piani di Zona, dovevano servire a quei ceti sociali troppo “ricchi” per poter usufruire delle case popolari ma troppo “poveri” per accedere al mercato dell’abitazione. Dunque un ceto medio composto da lavoratori dipendenti, piccoli artigiani, etc che per tutto un periodo è stato l’ossatura anche elettorale dei partiti tradizionali. Ma la speculazione, la logica del mercato, la complicità istituzionale ed infine la crisi, hanno fatto precipitare il cielo sulla testa di ampie quote di questo ceto medio. Un po’ come quanto avvenuto nelle case degli enti previdenziali (Inpdap, Enasarco, Enpaia etc), nati anch’essi per calmierare il tossico mercato immobiliare ma poi privatizzate con impennate degli affitti fino al raddoppio e vendita a prezzi di mercato. Cifre diventate irraggiungibili per lavoratori e pensionati. Sullo sfondo un'emergenza abitativa fatta da nuclei familiari di immigrati, da famiglie sfrattate, da nuclei coabitanti, con Roma che continua ad avere la non certo invidiabile nomination come “capitale degli sfratti”. Un problema storico, mai affrontato con serietà e soprattutto mai risolto.

A Castelverde la polizia non si vede, il tam tam prosegue, le telecamere girano in cerca magari di situazione “penose” da anteporre come immagine a qualsiasi denuncia più sostanziale e di contenuto su questa situazione. Arrivano anche i refoli della campagna elettorale. Ad un certo punto si palesa il candidato sindaco della sinistra Fassina. Prima ancora la deputata del M5S Lombardi (che però non è candidata ed ha eletto a suo ufficio parlamentare una casa sotto sfratto riuscendo a bloccarlo). Si mette in moto quel rituale penoso del “ codazzo” di cronisti e reporter in cerca di una dichiarazione di 19 secondi da buttare in un TG o in un pezzo di cronaca. Comincia l’assemblea popolare sotto le case. Angelo Fascetti dell’Asia/Usb, una vita dentro la lotta per la casa a Roma, ricostruisce la vicenda dei Piani di Zona e va giù duro con le responsabilità e i silenzi di Comune e Regione, intervengono gli abitanti dei vari Piani di Zona che costellano la periferia romana, interviene Guido Lutrario per la Carovana delle Periferie e via via tanti altri. Un pò di contestazione c’è stata quando ha preso la parola Fassina.

Alla fine dell’assemblea si dichiara lo “scampato pericolo” per oggi, ma già ci si dà appuntamento per il 28 aprile per bloccare gli sfratti nelle case del Piano di Zona di Tor Vergata in via Marcello Gallian 20. Circola la voce di una moratoria de facto di sfratti e sgomberi fino alle elezioni e alla nomina della nuova giunta. Resta però il problema di una situazione vergognosa, avallata dalle istituzioni e da alcuni magistrati, e che va risolta pienamente con una riscrittura completa dei passaggi effettuati fino ad oggi. Rimane poi il problema di fondo: una strategia per la soluzione dell’emergenza abitativa e per tagliare le unghie ala speculazione immobiliare.

La Carovana delle Periferie nei suoi sette punti ha avanzato la proposta di un Piano Metropolitano per le abitazioni che tiene insieme i due aspetti. Parlarne prima delle elezioni ha un senso, metterlo con forza in piazza subito dopo – e con un interlocutore politico definito – diventa l’orizzonte vero sul quale regolarsi.

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