Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/12/2024

Georgia - Insediamento del nuovo presidente, quali scenari si aprono?

Si è infine insediato il nuovo presidente della Georgia, Mikheil Kavelashvili, eletto in maniera indiretta dal parlamento di Tbilisi lo scorso 14 dicembre. Tra le proteste di piazza, costellate di bandiere statunitensi ed europee, il processo elettorale cominciato a ottobre si è infine concluso, e per ora senza smottamenti istituzionali.

Salomé Zourabishvili, il capo di Stato uscente, ha infatti lasciato il palazzo presidenziale appena prima del giuramento di Kavelashvili. Ma ha anche continuato a ribadire che si considera come “l’unica leader legittima” del paese, in riferimento ai contestati risultati delle votazioni appena svolte.

Il 20 dicembre è stato presentato il rapporto finale dell’OCSE sulla situazione osservata nel giorno delle elezioni. E come già fatto presente nelle note preliminari già rilasciate, “dal punto di vista procedurale, il giorno delle elezioni è stato generalmente gestito in maniera ordinata” anche se ci sono state tensioni e anche casi di intimidazione.

Nulla comunque che renda illegittimo il voto, come sostenuto dalle opposizioni, e difatti la missione dell’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR) dell’OCSE si limita a consigliare alcune misure per rientrare in cosiddetti “standard internazionali“. Ma a vedere alcuni temi, è facile vedere l’ipocrisia.

L’offerta politica è stata amplia e inclusiva, e i candidati hanno potuto fare campagna liberamente, ma viene ad esempio sottolineato come l’orizzonte dei media sia altamente polarizzato… come se in Occidente non lo fosse. E ovviamente viene anche attaccata la legge sulle influenze straniere, oggetto di forti proteste pochi mesi fa.

Anche in questo caso è bene ricordare che la norma, più che all’omologa russa, è simile a quella statunitense o a quella introdotta dalla UE, anch’essa oggetto di ampie critiche da parte delle organizzazioni non governative. E ovviamente, in quest’ultimo caso, rimaste inascoltate.

Non bisogna dimenticare che alla missione dell’ODIHR in Georgia si sono aggregati anche rappresentanti dell’Assemblea parlamentare della NATO e del Parlamento Europeo. Non si può dunque certo dire che fosse una delegazione neutra, se si considera che il nodo centrale delle elezioni è stato proprio il rapporto con Mosca.

Lo stesso giorno della presentazione del rapporto, Zourabishvili ha parlato in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa e Politiche del Senato italiano, dopo aver parlato al Parlamento Europeo. I partiti sconfitti a ottobre e la presidente uscente hanno più volte chiesto un intervento delle potenze occidentali, ma per ora la questione rimane in sospeso.

Rimangono però due temi sul piatto che lasciano aperte le strade di un’ulteriore destabilizzazione del paese caucasico. Innanzitutto, il fatto che il consesso parlamentare non è stato ancora riconosciuto dalle opposizioni, e poi il fatto che Zourabishvili, postasi alla loro testa, si considera come unico capo di Stato legittimo.

Questa è una situazione che crea le basi per una sorta di governo alternativo e parallelo, magari “in esilio“, che se riconosciuto significherebbe rompere la continuità istituzionale per ora mantenuta. Insomma, ci sono le condizioni per aprire un disconoscimento totale degli attuali rappresentanti georgiani, se venisse considerato utile fare questo passo.

Ciò potrà avvenire – e questo è il secondo tema – solo se gli imperialisti occidentali valuteranno la propria capacità di influenzare la vita politica ed economica del paese sufficientemente solida, proprio attraverso le organizzazione non governative che sono state oggetto del provvedimento contestato mesi fa.

La situazione per ora rimane in stand by, ma nel precipitare degli eventi a livello mondiale le fondamenta di un ennesimo golpe istituzionale sono state poste. Il clima a Tbilisi va tenuto d’occhio.

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23/12/2024

In Georgia l’Occidente abolisce lo Stato di diritto

La presidente uscente della Georgia, l’imbrogliona Salomé Zourabichvili, ha rilasciato qualche giorno fa un nuovo discorso al Parlamento europeo assolutamente da vedere. Questo discorso è l’apoteosi del declino terminale dell’“Ordine basato sulle regole”, per come concepito in Occidente.

Quando le cose si fanno difficili e le élite al potere in Europa sperperano il mandato conferitole dal popolo, non resta altra strada che quella di inasprire le politiche totalitarie per rimanere al potere e mantenere il controllo del sistema, inteso come la griglia interconnessa di poteri dello “Stato profondo”.

In questo modo, gli appelli antidemocratici come quello della Zourabichvili diventano incredibilmente chiari poiché sono costretti a dire ad alta voce ciò che prima era impensabile affermare pubblicamente (qui il video sottotitolato in inglese).

Questo per esempio è quello che è avvenuto recentemente anche in Romania.

In Georgia, in sostanza la presidente chiede alle potenze europee di intervenire nel suo Paese, di agire contro il suo popolo e il suo prossimo governo, che definisce illegittimo.

Per la cronaca, ha definito illegittime sia le elezioni parlamentari che quelle presidenziali e ha giurato di rimanere illegalmente oltre la sua scadenza, prevista per il 29 dicembre 2024.

Le dichiarazioni ipocrite e traditrici della Zourabichvili sono così tante che sarebbe troppo lungo elencarle tutte.

Fin dall’inizio la presidente ha incolpato le “tendenze imperialistiche” russe di voler influenzare la Georgia, ma quasi allo stesso tempo ha dichiarato che la Georgia rappresenta un “interesse strategico” per l’Europa e che questa dovrebbe quindi intervenire per prenderne il controllo. Non è forse imperialismo con lo stesso nome?

Zourabichvili continua a dire il non detto nominando tutti i vantaggi strategici che la NATO e l’UE vedrebbero con la Georgia sotto il loro comando, come il controllo del Mar Nero, dell’Armenia, del Caucaso, tra le altre cose.

La presidente ha salutato l’annullamento illegale delle elezioni rumene, accolto con un fragoroso applauso dai corrotti burocrati non eletti e questo dimostra la flagrante corruzione del sistema: un impero morente cerca solo il potere assoluto e l’espansione a tutti i costi, nient’altro conta.

Le leggi, le regole, i principi democratici sono solo mere frivolezze da usare come merce di scambio o argomenti di discussione per raggiungere un determinato fine.

Il discorso al Parlamento europeo ha un significato particolare perché il mandato di Zourabichvili scade il 29 dicembre, data in cui si dovrebbe insediare Mikheil Kavelashvili.

La pazza traditrice ha apertamente giurato che non si dimetterà, il che significa che tra una settimana circa si arriverà a un punto di scontro di proporzioni senza precedenti.

Ma i saggi leader del Sud globale hanno ascoltato le malefatte dei corrotti fantocci dell’Occidente.

Non resta che ascoltare le loro voci nel comprendere ciò che sta accadendo, in un momento in cui il governo Macron sta crollando, quello di Scholz è già crollato, Biden è stato sostituito con un quasi-golpe e Trudeau in Canada secondo le indiscrezioni è destinato a dimettersi, a dimostrazione come l’intero ordine occidentale sia in crisi terminale.

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15/12/2024

Georgia - Il nuovo presidente non è riconosciuto dai filo-occidentali

Si è svolta ieri la votazione del nuovo presidente della Georgia, che ha registrato l'elezione di Mikheil Kavelashvili alla più alta carica dello stato, sostituendo così Salomé Zourabichvili (l’ex ambasciatrice di Francia a Tblisi, che ha sfruttato sei anni fa la sua doppia nazionalità).

Per la prima volta, dopo la riforma costituzionale del 2017, l’incarico non è stato scelto attraverso il voto diretto, ma da un consesso formato dai 150 parlamentari più 150 rappresentanti regionali.

Fuori dal parlamento, sono continuate le proteste che si sono intensificate dopo il 28 novembre, quando il primo ministro Irakli Kobakhidze ha deciso di sospendere il processo di adesione alla UE, almeno fino al 2028. La scelta è stata una risposta all’evidente ingerenza promossa nella vita politica interna del paese.

L’esito elettorale della fine di ottobre ha visto riaffermarsi nettamente il partito Sogno Georgiano, con circa il 54% dei consensi, in una tornata con l’affluenza in aumento rispetto alle precedenti elezioni. Nonostante vi siano state tensioni e violenze, alla fine nessun osservatore internazionale ha potuto riscontrare brogli di massa.

La Corte Costituzionale ha pertanto respinto il ricorso presentato da alcuni parlamentari e dalla stessa presidente uscente Zourabichvili, che si è peraltro rifiutata di presentare prove circa i fatti che avrebbero reso illegittime le elezioni. L’opposizione ha anche disertato la prima riunione del Parlamento e in molti si sono uniti alle proteste.

Zourabichvili si è rifiutata di cedere il proprio ruolo, affermando già a fine novembre: “non ci sarà nessuna inaugurazione e il mio mandato prosegue”. Secondo la Costituzione, però, il suo mandato dura fino al 29 dicembre, ma è chiaro che non è intenzionata a cedere il posto finché non verranno organizzate nuove elezioni.

È ciò che ha chiesto anche la UE in una sua risoluzione. I paesi occidentali hanno sostenuto le opposizioni e Zourabichvili, che giovedì si è incontrata con una delegazione del Parlamento Europeo che si è unita ai manifestanti antigovernativi: un’ingerenza straniera che in qualsiasi paese euroatlantico sarebbe stata considerata al pari di una dichiarazione di guerra.

Gli Stati Uniti hanno già imposto nuove sanzioni contro 20 esponenti georgiani per azioni volte a “danneggiare la democrazia in Georgia”, mentre lo stesso tema verrà discusso il 16 dicembre dai ministri degli Esteri della UE, riuniti da Kaja Kallas, la nuova Alta rappresentante per gli affari esteri comunitari.

Lunedì Kallas chiederà il mandato per esplorare gli aspetti tecnici necessari a imporre il congelamento dei beni e il divieto di viaggio a funzionari georgiani che, sembra, sono ancora da identificare. Ma è probabile saranno più o meno gli stessi già colpiti da misure simili decise dai paesi baltici a inizio mese.

È probabile che questo attendismo non sia legato unicamente alla delicata situazione istituzionale, ma anche alle dichiarazioni del ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó. Il quale, infatti, ha ospitato martedì scorso il suo omologo georgiano, Maka Botchorishvili, e ha dichiarato: “se una proposta del genere verrà presentata ufficialmente, ovviamente porremo il veto”.

Risulta evidente come tra Budapest e Tbilisi si condivida un approccio di maggior dialogo con Mosca, nodo centrale della divisione che ha preso piede nella vita politica della Georgia. Per motivi molto pragmatici, a partire dai timori di possibili tensioni come quelle della Repubblica dell’Ossezia del Sud, de facto indipendente e vicina alla Russia.

Le potenze euroatlantiche, infatti, come al solito spingono per mandare in prima linea gli altri paesi e popoli, mentre sono a loro a guadagnarne sul piano dello scontro internazionale. È questo che preoccupa la maggioranza georgiana e il nuovo presidente, eletto con 224 voti sui 200 necessari.

Non si deve nascondere la sua appartenenza a una formazione della destra conservatrice, ma sono insopportabili gli allarmismi lanciati in merito dai vertici di Bruxelles, la cui Commissione è stata da poco eletta con i voti dei meloniani (per non dire del governo francese, prima sostenuto e poi fatto cadere da Marine Le Pen). Le idee in tema di diritti civili e modello sociale che hanno tante formazioni cooptate nei governi occidentali non sono molto molto distanti da quelle di Kavelashvili, anzi...

Il problema è il non allinearsi alla guerra totale promossa dalle centrali imperialiste. Il nuovo presidente ha accusato molte organizzazioni non governative e membri dell’opposizione di essere manovrati da congressisti statunitensi che hanno “un desiderio insaziabile di distruggere il nostro paese” e di progettare “una rivoluzione violenta diretta e l’ucrainizzazione della Georgia”.

La polarizzazione del paese si fa sempre più calda, e mancano due settimane alla data in cui Zourabichvili dovrebbe lasciare il posto a Kavelashvili. Saranno due settimane che riveleranno se davvero il destino della Georgia sarà di finire come l’Ucraina.

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04/12/2024

Georgia - Continuano le proteste, evocato lo spettro di una nuova Euromaidan

Continuano le proteste in Georgia, e in particolare nella capitale Tbilisi, nel mezzo della profonda crisi nata dal non riconoscimento dei risultati elettorali di fine ottobre. Otto città sono state paralizzate dai manifestanti ed è stata bloccata la strada di acceso al porto di Poti, uno dei più importanti snodi del Mar Nero.

Negli scorsi giorni il ministro della Sanità Mikheil Sarjveladze ha reso noto che ci sono stati 37 feriti portati in ospedale, a cui si aggiungono 200 arrestati. Decine di diplomatici georgiani si sono dimessi in segno di protesta, tentando di allargare a livello internazionale l’eco delle proteste.

Sono continuati gli scontri di fronte al Parlamento, con barricate e lanci di molotov. Durante le manifestazioni è stato arrestato Zurab Japaridze, uno dei leader del partito di opposizione “Coalizione per il cambiamento”, l’ombrello sotto cui si sono riunite le sigle che contrastano il governo del partito Sogno Georgiano.

Sui media occidentali si continua a ricordare come secondo un sondaggio della fine dello scorso anno, condotto da un’organizzazione non governativa statunitense, l’International Republican Institute (IRI), l’80% dei georgiani vorrebbe entrare nella UE. E perciò sembrano delineare uno scenario in cui l’intero paese è tenuto in ostaggio dall’esecutivo.

Ma oltre al fatto che il sondaggio è abbastanza datato e che le elezioni hanno visto come elemento centrale proprio il posizionamento geopolitico – sembra difficile, dunque, che oltre la metà dei votanti abbiano scelto l’opzione definita alle nostre latitudini come “filo-russa” – l’IRI è finanziato dal governo di Washington: non propriamente un attore neutrale.

Comunque, va riscontrato che molti universitari sono scesi in piazza, mentre la presidente uscente Salomé Zourabichvili ha chiesto anche agli studenti delle scuole di affiancare e solidarizzare con le proteste. Intanto, ha anche affermato che non lascerà il suo incarico perché “le elezioni sono rubate. Non sono riconosciute da nessuno, ci confrontiamo con un regime che viola la legge costituzionale”.

Il 14 dicembre sarà eletto dal Parlamento appena insediatosi il nuovo Presidente, che entrerà in carica il 29 dicembre. Alla volontà espressa dalla Zourabichvili di non dimettersi fino a nuove elezioni, il primo ministro Irakli Kobakhidze ha risposto mettendola in guardia dall’operare una tale rottura del sistema istituzionale del paese.

Del resto, nonostante le pressioni e tensioni riscontrate, è stata la stessa OCSE alla fine a riconoscere l’assenza di truffe su larga scala, mentre Zourabichvili si era già rifiutata di essere interrogata per mostrare prove dei brogli. Ora, anche la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi, e si cominciano a notare perciò i sintomi di una certa deriva verso una soluzione oltre il recinto della legalità.

Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato: “abbiamo visto eventi simili in diversi Paesi. Il più diretto parallelo che si può tracciare è con gli eventi di Maidan in Ucraina”. Lo stesso Kobakhidze ha parlato di “ucrainizzazione” della Georgia, e ha ribadito che Tbilisi non farà la stessa fine di Kiev.

Il ministro degli Esteri ucraino ha invece affermato che “il governo georgiano dovrebbe smettere di intimidire il suo popolo con il mito del cosiddetto ‘scenario ucraino’ e contemporaneamente implementare nella pratica uno scenario bielorusso”. A suo avviso, la sospensione dell’adesione al percorso di ingresso nella UE presentata come temporanea è assimilabile a quello che fece il governo di Kiev nel 2013.

Kaja Kallas, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri, ha parlato della possibile introduzione di sanzioni o di un inasprimento del regime dei visti. Intanto, hanno fatto da avanguardia i paesi baltici, che hanno deciso di sanzionare 11 funzionari georgiani, tra cui il ministro dell’Interno di Tbilisi.

Il dossier georgiano sarà sul tavolo dei ministri degli Esteri UE il prossimo 16 dicembre. Zourabichvili ha chiesto che Bruxelles “passi dalle parole ai fatti”, e che quindi si inasprisca la situazione, che sembra avvicinarsi sempre più a un punto di rottura. Bisognerà capire se questi “fatti” saranno davvero anche un’altra Euromaidan.

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