Anything else ???
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
10/07/2011
Platoon
No avevo proprio idea di come passare la serata ieri, troppo caldo e poca voglia di sbattermi. Finisco per dare un'occhiata alla TV sperando d'imbattermi in qualcosa di decente come è capitato qualche sera fa con The Good Thief su Rai4.
Gira che ti rigira, finisco su Rai3, dove mi trovo davanti Platoon. Sarà il tempo trascorso dall'ultima volta che l'ho visto (sicuramente più di 5 anni) e soprattutto la diversa predisposizione con cui l'ho seguito ieri sera, fatto sta che la pellicola di Oliver Stone mi ha fulminato come non accadeva da nemmeno ricordo quanto.
A rivedere quelle scene, ho riflettuto su quanto sì sia impoverita la società degli ultimi 20 anni per divenire incapace di produrre e portare al successo documenti di questa caratura.
Il conflitto vietnamita è stato, infatti, l'ultimo grande protagonista del cinema di denuncia che ha vissuto il proprio momento d'oro nel decennio della restaurazione reganiana, spegnendosi con molta rapidità nel corso degli anni '90 e tramutandosi quasi in propaganda bellica con le produzioni degli anni 2000, in cui l'analisi critica alla natura della guerra è totalmente assente e i conflitti vengono descritti e fatti vivere al pubblico come si trattasse di videogiochi (vedi The Hurt Locker).
Il grave in tutto questo non è soltanto l'impoverimento culturale del cinema, quanto la totale assenza di critica verso la nostra società, che continua a sostentarsi mediante i conflitti.
A 46 anni di distanza dall'arrivo dei primi Marines in un conflitto che tanto ha smosso e ispirato le coscienze e l'intelletto della società civile, fa veramente tristezza constatare che nulla è cambiato in meglio.
Gira che ti rigira, finisco su Rai3, dove mi trovo davanti Platoon. Sarà il tempo trascorso dall'ultima volta che l'ho visto (sicuramente più di 5 anni) e soprattutto la diversa predisposizione con cui l'ho seguito ieri sera, fatto sta che la pellicola di Oliver Stone mi ha fulminato come non accadeva da nemmeno ricordo quanto.
A rivedere quelle scene, ho riflettuto su quanto sì sia impoverita la società degli ultimi 20 anni per divenire incapace di produrre e portare al successo documenti di questa caratura.
Il conflitto vietnamita è stato, infatti, l'ultimo grande protagonista del cinema di denuncia che ha vissuto il proprio momento d'oro nel decennio della restaurazione reganiana, spegnendosi con molta rapidità nel corso degli anni '90 e tramutandosi quasi in propaganda bellica con le produzioni degli anni 2000, in cui l'analisi critica alla natura della guerra è totalmente assente e i conflitti vengono descritti e fatti vivere al pubblico come si trattasse di videogiochi (vedi The Hurt Locker).
Il grave in tutto questo non è soltanto l'impoverimento culturale del cinema, quanto la totale assenza di critica verso la nostra società, che continua a sostentarsi mediante i conflitti.
A 46 anni di distanza dall'arrivo dei primi Marines in un conflitto che tanto ha smosso e ispirato le coscienze e l'intelletto della società civile, fa veramente tristezza constatare che nulla è cambiato in meglio.
09/07/2011
ILVA vergogna italiana.
Via libera alla concessione dell’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto.
Il documento sancisce la conformità delle attività dello stabilimento siderurgico alle normative ambientali europee. Fortemente critici comitati cittadini e associazioni ambientaliste: "Com'è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?"
“Un passaggio storico per Taranto e la Puglia”. “No, uno schiaffo alla città”. Com’era immaginabile, la decisione di concedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) all’Ilva di Taranto ha scatenato reazioni opposte fra le diverse parti in campo. Fatto sta che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa potrà continuare le sue attività per i prossimi sei anni. Alla concessione dell’Aia farà infatti seguito un decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che garantisce la conformità degli impianti del gruppo Riva alle normative ambientali europee.L’accordo è stato preceduto dalla polemiche e ha riacceso lo scontro fra istituzioni, comitati cittadini e associazioni ambientaliste sulla possibilità di conciliare la presenza dell’Ilva, con i suoi circa 13mila occupati, con la tutela di popolazione e ambiente che da anni subiscono i danni di questa convivenza.
“Siamo riusciti a tenere insieme le ragioni dell’ecologia con quelle dell’economia e del diritto al lavoro”, ha detto Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’ambiente della Regione Puglia a ridosso dell’incontro che ha dato il via libera all’Aia per l’Ilva.
Conquiste insufficienti secondo comitati cittadini e gruppi ambientalisti che denunciano l’aumento della capacità produttiva di acciaio fino a 15 milioni di tonnellate annue, la mancanza di limiti alle emissioni per alcune sostanze dannose e l’inadeguatezza dei monitoraggi e dei controlli sulle emissioni e gli scarichi dell’industria. “È una Aia vergognosa perché non sono previsti limiti alla fonte di emissione per quanto riguarda sostanze dannose per la salute come il cadmio, cromo esavalente, mercurio e i metalli pesanti”, ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, annunciando un ricorso del suo partito al Tar contro la concessione dell’autorizzazione.
Legambiente invece parla di “grave passo indietro”, come ha sottolineato il responsabile scientifico Stefano Ciafani che si dice “fortemente critico sul lavoro della Commissione Ippc, sempre pronta ad accogliere le richieste dell’azienda a scapito dei cittadini”.
L’associazione del cigno fa notare come la rete di monitoraggio esterno alla cokeria scomparirà, “uno strumento importantissimo per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene”.
Il coordinamento Altamarea ha affidato il proprio sdegno a un comunicato listato a lutto: “E’ l’ennesima ingiustizia alla città di Taranto e ai suoi abitanti”.
Il comitato Donne per Taranto invece annuncia battaglia: “Non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto l’indagine epidemiologica, e fino a quando il diritto alla salute verrà tutelato. Com’è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?”
L’ennesima conferma dell’impatto ambiatale dell’Ilva arriva nel frattempo dagli ultimi dati dell’Arpa, resi noti proprio nel giorno della concessione dell’Aia. “La concentrazione di benzo(a)pirene sottovento nei pressi delle ciminiere è pari a 4.46 ng/m3, molto più alta di quella sopravento (0.06) e di quella con calma di vento (0.27). Se ne deduce il contributo praticamente esclusivo di Ilva”, si legge nella nota diffusa dall’Agenzia regionale per l’ambiente.
Taranto intanto veniva ripulita dall’ultima tempesta di polvere di minerali che il vento, nei primi giorni della settimana, ha ancora una volta sparso sulle case della città. Da anni i cornicioni pieni di polvere parlano chiaro, così come gli indici di mortalità e i dati sulla straordinaria diffusione di patologie gravi, anche fra i bambini, nella seconda città pugliese. E, anche se a Roma forse qualcuno fa ancora finta di non vedere, a Taranto l’emergenza continua. Anche con l’Aia.
Fonte.
Tumulato il Sony MiniDisc.
Sony ha decretato la morte dei lettori MiniDisc. Il suo ultimo modello MZ-RH1, rilasciato sul mercato cinque anni fa, non sarà più prodotto e le vendite termineranno a settembre. I dischi Hi-MD da 1 GB compatibili invece saranno presenti sul mercato ancora per un anno.
E dire che la qualità audio non era male, grazie al formato proprietario ATRAC. Il successo dell'iPod ha spazzato via tutto in un attimo.
Addio MiniDisc, sentiremo la tua mancanza come per i Walkman. E ricorderemo con trasporto quando la tecnologia era semplicemente Made in Japan, e non Assembled in China e Designed in California. Tutto era noiosamente più semplice.
Fonte.
Sviolinate nostalgiche a parte (che per il Walkman ci stanno tutte visto che si trattava di un prodotto qualitativamente eccellente) l'indecente fine del MiniDisc è l'ennesima prova delle difficoltà che Sony spesso incontra a "imporre" i propri prodotti al mercato.
Nell'articolo che ho riportato si allude al MiniDisc ammazzato dall'iPod (anche se nella realtà l'mp3 è stato sdoganato a livello di mercato prima dai lettori cd compatibili e poi dal Creative Jukebox, anno di grazia 2000) senza considerare che il primo MiniDisc, giunto sul mercato nel 1992, consegnò a Sony un vantaggio temporale su Apple di ben 9 anni, nel corso dei quali la casa nipponica non fu in grado d'imporlo come nuovo standard della musica digitale nonostante le qualità tecniche ci fossero tutte (al punto da rendere il MiniDisc un valido sostituto dei CD anche nell'ambito dell'immagazzinamento dei dati).
Il MiniDisc è stato, quindi, vittima dell'incapacità commerciale del suo stesso creatore, ne più ne meno del Betamax.
| Sony MiniDisc MZ-RH1 |
Si chiude così il capitolo inglorioso dei MiniDisc, capaci di mietere successo in ambito consumer solo in Giappone e Australia. Sony ha dovuto alla fine piegarsi alla realtà: non solo il suo formato non ha sfondato, ma a malapena qualcuno se lo ricorda.
E dire che la qualità audio non era male, grazie al formato proprietario ATRAC. Il successo dell'iPod ha spazzato via tutto in un attimo.
| Sony Walkman |
Fonte.
Sviolinate nostalgiche a parte (che per il Walkman ci stanno tutte visto che si trattava di un prodotto qualitativamente eccellente) l'indecente fine del MiniDisc è l'ennesima prova delle difficoltà che Sony spesso incontra a "imporre" i propri prodotti al mercato.
Nell'articolo che ho riportato si allude al MiniDisc ammazzato dall'iPod (anche se nella realtà l'mp3 è stato sdoganato a livello di mercato prima dai lettori cd compatibili e poi dal Creative Jukebox, anno di grazia 2000) senza considerare che il primo MiniDisc, giunto sul mercato nel 1992, consegnò a Sony un vantaggio temporale su Apple di ben 9 anni, nel corso dei quali la casa nipponica non fu in grado d'imporlo come nuovo standard della musica digitale nonostante le qualità tecniche ci fossero tutte (al punto da rendere il MiniDisc un valido sostituto dei CD anche nell'ambito dell'immagazzinamento dei dati).
Il MiniDisc è stato, quindi, vittima dell'incapacità commerciale del suo stesso creatore, ne più ne meno del Betamax.
08/07/2011
Un governo in subappalto.
Facciamo un brevissimo riepilogo della situation per cercare di capire chi comanda veramente in Italia, che qui si rischia di perdersi in un labirinto di intrallazzi.
La sensazione è che il governo del grande comunicatore sia stato dato in subappalto, visto che chi ha ufficialmente vinto la gara, ormai è evidente, non è assolutamente capace di governare perché qualsiasi cosa tocca la fa fallire neanche fosse affetto dalla maledizione di un Re Mida all'incontrario. Meglio che si dedichi quindi a trombare nel suo patetico casino domestico e a far meno danni possibili. Il gran frullo di passere notturne ad Arcore potrebbe essere un modo, ideato da premurosi amici e amici degli amici, per tenerlo abbastanza rincoglionito di giorno per permettere agli altri, i subappaltatori, di lavorare in pace, visto il disastro in corso. Un giorno magari scopriremo che quella sonnolenza perfino durante le cerimonie di beatificazione dei papi (intesi come pontefici) era dovuta anche a qualche pasticchina di clorpromazina. "Ma cosa hai messo nel caffè?", diceva una canzoncina degli anni '60.
Chi ha in mano il timone della baracca, quindi? Non è poi un mistero. Nel corso degli anni le logge invecchiano: P2, P3, P4 e i Gran Maestri imbiancano ma il potere, quello vero, rimane sempre nelle stesse mani. Addirittura, il faccendiere Bisignani, spacciato dalla stampa come l'eminenza grigia del momento, sarebbe un astro sorto all'ombra di Andreotti, ovvero dell'eternità fatta politica, tanto per (non) cambiare.
Per più di quarant'anni un solido potere clerico-mafio-massonico-atlantico aveva tenuto ben salde le redini del comando in Italia.
Nei primi anni novanta, sotto i colpi di Tangentopoli e delle monetine degli italiani imbufaliti dall'altissimo tasso di ladrocinio della politica, crolla la prima repubblica. Ce ne vuole subito una seconda che si fondi sull'apparenza del cambiamento ma che in realtà risponda al sacro principio del Gattopardo: "Cambiare tutto perché nulla cambi".
La seconda repubblica sceglie come uomo immagine e frontman l'imbonitore ideale per dare l'illusione del nuovo, il megaimprenditore rampante milanese con amicizie palermitane che contano sia nel clerico, che nel mafioso e nel massonico. A posteriori si deve proprio ammettere che Silvio era l'ideale. Quel mix di volgarità ed ignoranza poi che agli italiani fa tanto sangue.
Si liquidano i vecchi garanti del patto di stabilità tra poteri palesi ed occulti, si siglano patti più o meno scellerati con i nuovi e, tolti di mezzo i più pericolosi giudici guastafeste, si chiude la prima repubblica ed inizia l'era berlusconiana, il vecchio che avanza vestito da nuovo, con Licio che benedice l'iniziativa.
B. è come la serva, serve. Serve perché ha le televisioni, l'unica sua salvezza ed assicurazione sulla vita, visto che come imprenditore ha sempre bisogno della legge o leggina ad hoc e ad personam per non fare fallimento. Citofonare Craxi per conferma. Le televisioni servono a creare consenso, sono fondamentali strumenti di propaganda. Ufficialmente per B. e la sua presunta bravura nel governare, in realtà per mantenere il potere nelle mani dei manovratori occulti.
A questo punto è inevitabile rigirare il coltello nella piaga e ricordare come i collaborazionisti dell'opposizione giurarono, fin dal primo momento, di non toccargliele e gioverebbe chieder loro in cambio di quale innominabile contropartita.
Secondo le ultime inchieste giudiziarie su quella evoluzione della P2 che è la P4, oltre a scoprire che ci sono forti indizi dell'esistenza del contratto di subappalto del governo, come ad esempio la carta intestata di Palazzo Chigi nell'ufficio di Bisignani, si ha l'impressione che qualcuno voglia liquidare la serva perché divenuta ingestibile e troppo pretenziosa, visto che pensa solo a sé stessa ed ai suoi affari privati.
Molte cose sono cambiate infatti dai primi anni novanta. Il frontman non ha perso il vizio di mandare a puttane (non è una battuta) tutto ciò che gli passa per le mani, solo che qui non si sta parlando di un'azienda come la Fininvest ma di un intero paese e ci sono molti, tra i suoi amici imprenditori, che cominciano a preoccuparsi per le proprie terga. Il tizio, per giunta, sta invecchiando a rotta di collo come un vampiro che ha preso la luce del giorno e come comunicatore innesca solo l'effetto boomerang di far cambiare canale alla gente. Le televisioni, quindi, cominciano a non contare più un cazzo ed ecco Veltroni che ammette, chissà perché solo ora, che è stato un errore non togliergliele a suo tempo.
Una cricca di predoni al seguito del B. sta spadroneggiando in un paese che ha i conti sull'orlo della bancarotta. Il popolo, della libertà o meno, si sta sempre di più incazzando e sentendo imbrogliato dal venditore di aspirapolvere. All'estero ci considerano un circo itinerante di buffoni e fenomeni da baraccone. Il governo A, quello di facciata, è in ostaggio dei deliri di due vecchi cadaveri ambulanti, il vampiro e il vampirla. Tra un vaneggiamento e l'altro, il ragioniere tenta disperatamente di far quadrare i conti ma intanto è evidente che cerchi disperatamente nuove alleanze per salvare il salvabile.
Andare avanti così è impensabile anche se l'uscita dal tunnel non si vede ancora, in questo incubo italiano. Non è facile liquidare la serva B. perché gli è stato concesso troppo potere e vuole l'impunità a tutti i costi, a costo di distruggere un paese intero e il suo sistema giudiziario e per giunta ha portato al governo e concesso loro un potere eccessivo ai barbari della Lega, portatori di altrettanto nefaste richieste di distruzione dello Stato.
Se fossi il nostro, viste le schiere dei nemici che aumentano di numero ogni giorno che passa, accetterei il dorato esilio in un paese che non ammette estradizione, come gli suggerì senza scherzare tempo fa il sindaco di Napoli De Magistris, ma dubito che lo farà.
Se la situazione continuerà a peggiorare, tra un ministro che dice A e quell'altro che gli risponde B e la barca che intanto va a fondo, con le leggi ad personam nascoste dentro le manovre finanziarie, i poteri che finora si erano sentiti rappresentati e al sicuro da B., ovvero i subappaltatori, potrebbero decidere di cambiare il cavallo in corsa. Con le buone o con le cattive. Temo sempre di più con le cattive. Sempre che i subappaltatori, invece di ripristinare un'andreottiana continuità con il passato non siano interessati a far fallire l'Italia in combutta con gli speculatori internazionali. In quel caso, che Dio ci protegga e stramaledica B.
Fonte.
A parte quel "Dio ci protegga" (ma per favore!!!) tutto regolare e condivisibile.
La sensazione è che il governo del grande comunicatore sia stato dato in subappalto, visto che chi ha ufficialmente vinto la gara, ormai è evidente, non è assolutamente capace di governare perché qualsiasi cosa tocca la fa fallire neanche fosse affetto dalla maledizione di un Re Mida all'incontrario. Meglio che si dedichi quindi a trombare nel suo patetico casino domestico e a far meno danni possibili. Il gran frullo di passere notturne ad Arcore potrebbe essere un modo, ideato da premurosi amici e amici degli amici, per tenerlo abbastanza rincoglionito di giorno per permettere agli altri, i subappaltatori, di lavorare in pace, visto il disastro in corso. Un giorno magari scopriremo che quella sonnolenza perfino durante le cerimonie di beatificazione dei papi (intesi come pontefici) era dovuta anche a qualche pasticchina di clorpromazina. "Ma cosa hai messo nel caffè?", diceva una canzoncina degli anni '60.
Chi ha in mano il timone della baracca, quindi? Non è poi un mistero. Nel corso degli anni le logge invecchiano: P2, P3, P4 e i Gran Maestri imbiancano ma il potere, quello vero, rimane sempre nelle stesse mani. Addirittura, il faccendiere Bisignani, spacciato dalla stampa come l'eminenza grigia del momento, sarebbe un astro sorto all'ombra di Andreotti, ovvero dell'eternità fatta politica, tanto per (non) cambiare.
Per più di quarant'anni un solido potere clerico-mafio-massonico-atlantico aveva tenuto ben salde le redini del comando in Italia.
Nei primi anni novanta, sotto i colpi di Tangentopoli e delle monetine degli italiani imbufaliti dall'altissimo tasso di ladrocinio della politica, crolla la prima repubblica. Ce ne vuole subito una seconda che si fondi sull'apparenza del cambiamento ma che in realtà risponda al sacro principio del Gattopardo: "Cambiare tutto perché nulla cambi".
La seconda repubblica sceglie come uomo immagine e frontman l'imbonitore ideale per dare l'illusione del nuovo, il megaimprenditore rampante milanese con amicizie palermitane che contano sia nel clerico, che nel mafioso e nel massonico. A posteriori si deve proprio ammettere che Silvio era l'ideale. Quel mix di volgarità ed ignoranza poi che agli italiani fa tanto sangue.
Si liquidano i vecchi garanti del patto di stabilità tra poteri palesi ed occulti, si siglano patti più o meno scellerati con i nuovi e, tolti di mezzo i più pericolosi giudici guastafeste, si chiude la prima repubblica ed inizia l'era berlusconiana, il vecchio che avanza vestito da nuovo, con Licio che benedice l'iniziativa.
B. è come la serva, serve. Serve perché ha le televisioni, l'unica sua salvezza ed assicurazione sulla vita, visto che come imprenditore ha sempre bisogno della legge o leggina ad hoc e ad personam per non fare fallimento. Citofonare Craxi per conferma. Le televisioni servono a creare consenso, sono fondamentali strumenti di propaganda. Ufficialmente per B. e la sua presunta bravura nel governare, in realtà per mantenere il potere nelle mani dei manovratori occulti.
A questo punto è inevitabile rigirare il coltello nella piaga e ricordare come i collaborazionisti dell'opposizione giurarono, fin dal primo momento, di non toccargliele e gioverebbe chieder loro in cambio di quale innominabile contropartita.
Secondo le ultime inchieste giudiziarie su quella evoluzione della P2 che è la P4, oltre a scoprire che ci sono forti indizi dell'esistenza del contratto di subappalto del governo, come ad esempio la carta intestata di Palazzo Chigi nell'ufficio di Bisignani, si ha l'impressione che qualcuno voglia liquidare la serva perché divenuta ingestibile e troppo pretenziosa, visto che pensa solo a sé stessa ed ai suoi affari privati.
Molte cose sono cambiate infatti dai primi anni novanta. Il frontman non ha perso il vizio di mandare a puttane (non è una battuta) tutto ciò che gli passa per le mani, solo che qui non si sta parlando di un'azienda come la Fininvest ma di un intero paese e ci sono molti, tra i suoi amici imprenditori, che cominciano a preoccuparsi per le proprie terga. Il tizio, per giunta, sta invecchiando a rotta di collo come un vampiro che ha preso la luce del giorno e come comunicatore innesca solo l'effetto boomerang di far cambiare canale alla gente. Le televisioni, quindi, cominciano a non contare più un cazzo ed ecco Veltroni che ammette, chissà perché solo ora, che è stato un errore non togliergliele a suo tempo.
Una cricca di predoni al seguito del B. sta spadroneggiando in un paese che ha i conti sull'orlo della bancarotta. Il popolo, della libertà o meno, si sta sempre di più incazzando e sentendo imbrogliato dal venditore di aspirapolvere. All'estero ci considerano un circo itinerante di buffoni e fenomeni da baraccone. Il governo A, quello di facciata, è in ostaggio dei deliri di due vecchi cadaveri ambulanti, il vampiro e il vampirla. Tra un vaneggiamento e l'altro, il ragioniere tenta disperatamente di far quadrare i conti ma intanto è evidente che cerchi disperatamente nuove alleanze per salvare il salvabile.
Andare avanti così è impensabile anche se l'uscita dal tunnel non si vede ancora, in questo incubo italiano. Non è facile liquidare la serva B. perché gli è stato concesso troppo potere e vuole l'impunità a tutti i costi, a costo di distruggere un paese intero e il suo sistema giudiziario e per giunta ha portato al governo e concesso loro un potere eccessivo ai barbari della Lega, portatori di altrettanto nefaste richieste di distruzione dello Stato.
Se fossi il nostro, viste le schiere dei nemici che aumentano di numero ogni giorno che passa, accetterei il dorato esilio in un paese che non ammette estradizione, come gli suggerì senza scherzare tempo fa il sindaco di Napoli De Magistris, ma dubito che lo farà.
Se la situazione continuerà a peggiorare, tra un ministro che dice A e quell'altro che gli risponde B e la barca che intanto va a fondo, con le leggi ad personam nascoste dentro le manovre finanziarie, i poteri che finora si erano sentiti rappresentati e al sicuro da B., ovvero i subappaltatori, potrebbero decidere di cambiare il cavallo in corsa. Con le buone o con le cattive. Temo sempre di più con le cattive. Sempre che i subappaltatori, invece di ripristinare un'andreottiana continuità con il passato non siano interessati a far fallire l'Italia in combutta con gli speculatori internazionali. In quel caso, che Dio ci protegga e stramaledica B.
Fonte.
A parte quel "Dio ci protegga" (ma per favore!!!) tutto regolare e condivisibile.
Il lusso.
Secondo il gruppo FIAT, il lusso, sarebbe sta roba qua:
Con ste cagate sono sicuro che la casa torinese (?) andrà sicuramente molto lontano e Cassel che sì presta a ste baggianate mi fa davvero cadere i coglioni.
Con ste cagate sono sicuro che la casa torinese (?) andrà sicuramente molto lontano e Cassel che sì presta a ste baggianate mi fa davvero cadere i coglioni.
07/07/2011
Le province e la coerenza dei partiti politici.
Val la pena sottolineare per l'ennesima volta che, nelle condizioni economiche odierne, provincie e spese militari sarebbero le prime da azzerare. Così facendo si potrebbe, quanto meno, evitare la mazzata sui servizi sociali, l'istruzione e la ricerca.
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