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lunedì 6 agosto 2018

Hormuz - Bab al Mandab, due stretti per un conflitto: tutti contro l'Iran

di Michele Giorgio – il Manifesto
Le minacce Usa non intimoriscono Tehran. I suoi leader ripetono che se a causa delle ‎sanzioni americane l’Iran non potrà vendere il suo petrolio, allora nessuno nella regione potrà ‎farlo, almeno non attraverso lo Stretto di Hormuz. «L’Iran ha accesso al Golfo Persico, allo Stretto di Hormuz e al Golfo di Oman. O tutti vendono il petrolio o nessuno lo farà. L’Iran ha la capacità (di bloccare Hormuz) e gli americani lo sanno», ha ribadito ieri Seyed Hossein Naghavi-Hosseini, portavoce della commissione del parlamento iraniano per la sicurezza ‎nazionale e la politica estera.

E che l’Iran faccia sul serio lo dicono anche le esercitazioni navali che la Guardia rivoluzionaria ha cominciato ieri dispiegando 50 imbarcazioni piccole e ‎veloci per dimostrare di essere in grado di chiudere lo Stretto da dove passa circa il 15% del ‎petrolio mondiale. Oltre 30 anni fa, durante la guerra tra Iran-Iraq, le imbarcazioni, spesso dei ‎semplici motoscafi, dei Pasdaran iraniani armati di lanciarazzi, furono in grado di ostacolare ‎per un lungo periodo il passaggio delle petroliere per Hormuz. ‎

Questa e altre mosse, per ora solo annunciate, rientrano in quella «resistenza economica intelligente» volta a vanificare le sanzioni statunitensi spiegata il mese scorso dal ‎vicepresidente Eshaq Jahangiri. Tuttavia in queste ore sale la tensione sale anche sul versante ‎sud-ovest della penisola arabica, nello Stretto di Bab al Mandab che domina il Mar Rosso. In appoggio all’alleata Arabia Saudita, che ritiene il suo traffico commerciale messo in pericolo ‎dai razzi in possesso dei ribelli yemeniti sostenuti da Tehran, Israele mercoledì ha lanciato un avvertimento. ‎‎«Se l’Iran cercherà di bloccare lo stretto di Bab al Mandab, si troverà di fronte a una coalizione internazionale determinata a impedirgli di farlo e questa coalizione includerà ‎anche lo Stato di Israele e tutte le sue armi‎», ha ammonito il premier israeliano Benyamin ‎Netanyahu.

‎ Sino ad oggi si è sempre pensato che si sprigionerà nel Golfo la scintilla della guerra all’Iran ‎di cui si parla da anni e che è diventata una realtà più concreta dopo l’uscita degli Usa ‎dall’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano. E questo resta lo scenario più ‎probabile alla luce degli ultimi sviluppi riguardanti Hormuz. Ma ora anche Bab al Mandab diventa un possibile pretesto per l’attacco “occidentale” e arabo all’Iran. Israele è pronto a ‎mettere il suo enorme potenziale bellico a disposizione delle petromonarchie sunnite ‎confermando quanto si sia fatta stretta l’alleanza con i paesi del Golfo (e non solo) schierati ‎contro il “nemico comune”. Tuttavia il ministro della difesa israeliano Lieberman parla anche di “minacce” dirette proprio allo Stato ebraico. ‎«Di recente abbiamo appreso di minacce ‎indirizzate proprio alle navi israeliane nel Mar Rosso. Vorrei sottolineare un punto: le nostre ‎forze armate sono pronte a rispondere simultaneamente su due fronti, e anche sul Mar ‎Rosso» ha affermato. ‎

Di attacchi tentati o pianificati contro le navi israeliane di passaggio per Bab al Mandab sino ad ora non si era saputo. Più noti sono gli attacchi al traffico commerciale dell’Arabia ‎Saudita, paese che alla testa di una coalizione araba da tre anni è impegnato in una campagna ‎militare in Yemen, soprattutto dal cielo, contro i ribelli sciiti Houthi che ha causato molte ‎migliaia di morti e feriti tra i civili. La scorsa settimana la petroliera saudita Arsan, con un ‎carico di due milioni di barili di petrolio diretta in Egitto, è stata colpita da missili nei pressi del ‎porto yemenita di Hodeida, in mano ai ribelli sciiti, dove in questi ultimi mesi si sono ‎concentrati i pesanti quanto inefficaci bombardamenti sauditi e degli Emirati Arabi Uniti. ‎Secondo fonti americane, la nave cisterna è stata colpita da un missile C-802 che l’Iran ‎avrebbe fornito ai ribelli. Dopo l’attacco i sauditi hanno annunciato l’interruzione della ‎navigazione delle sue petroliere fino a quando il traffico marittimo ‎«non sarà di nuovo al ‎sicuro‎». Dall’Iran ha replicato il generale Qasem Soleimani, potente comandante della “Brigata ‎Gerusalemme” della Guarda rivoluzionaria accusando proprio l’Arabia Saudita di essere ‎responsabile per le condizioni ‎«non sicure‎» nel Mar Rosso.‎

Sebbene gli analisti tendano, per il momento, ad escludere un attacco imminente all’Iran da ‎parte di possibili coalizioni Usa-petromonarchie, con la partecipazione di Israele, il quadro si è fatto più complesso e un nulla potrebbe innescare una guerra. E mercoledì il Ccg, le sei ‎petromonarchie del Golfo, ha fatto sapere di aver predisposto non meglio precisati “piani di ‎emergenza” per assicurare il flusso del petrolio nel caso in cui l’Iran chiuda lo Stretto di ‎Hormuz.

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