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24/11/2019

Le eresie di Trump e le colonie sioniste

La dichiarazione del Segretario di Stato USA secondo cui la costruzione di insediamenti non viola il diritto internazionale, non può essere fatta passare come un’affermazione errata, elaborata in fretta e che potrebbe “salvare” Netanyahu negli ultimi chilometri della corsa che lo porterà ad andare a casa o, in prigione o entrambi.

Gli stessi Stati Uniti, e in particolare il suo Segretario di Stato, Netanyahu e tutta la sua squadra estremista sono ben consapevoli che questa dichiarazione non ha alcun valore reale e che non porterà grandi vantaggi a Israele. Penso che sappiano perfettamente che il risultato sarà ricompattare tutti coloro che, nel mondo, credono nella giustizia e nella pace contro l’illegalità del colonialismo e delle colonie, e che il “destino” di questa dichiarazione non sarà più roseo di quello dei tentativi per abolire l’UNRWA; la stessa amministrazione Usa è consapevole che questa dichiarazione è destinata ad un inevitabile isolamento a livello internazionale.

Viene quindi da domandarsi se sia soltanto una nuova eresia, nel contesto della completa adesione alle posizioni e politiche israeliane, o se è un “dono” di Trump all’estrema destra israeliana in un momento politico cruciale. Forse la questione va affrontata da un altro punto di vista e deve essere analizzata con attenzione.

Perché Trump sta esponendo gli Stati Uniti al rischio dell’isolamento, perché sta rischiando di trasformare il suo paese in uno “Stato irresponsabile” coprendo di ridicolo le politiche di una superpotenza?

Se vogliamo capire a fondo le motivazioni dietro le azioni americane dobbiamo guardare alle elezioni americane! Chi utilizza chi, con questa dichiarazione?

In questo gioco delle parti, Israele non è altro che la parte delirante e illusa che compra narrazioni fasulle e le rivende come risultati storici, e ne ripaga l’autore mobilitando il suo pieno potenziale per la campagna elettorale di Trump. L’estrema destra di Israele, da parte sua, deve fare pressione sui blocchi elettorali di ebrei estremisti, e mezzi estremisti, e fornire a Trump il supporto dei media e delle istituzioni finanziari e il sostegno di tutti gli uomini d’affari di alto livello affiliati all’estrema destra israeliana.

Trump è astuto e regala a Netanyahu e all’estrema destra israeliana le illusioni di cui hanno bisogno, i trucchi che uniscono i gruppi estremisti e i coloni in un blocco “monolitico” sui programmi di “espansione”, annessione e saccheggio sistematico della terra palestinese; Trump, attraverso la sua politica “eretica”, sta cercando di giocare lo stesso ruolo con l’estrema destra di tutto il mondo e crede che siano proprio queste innovazioni che gli consentiranno di costruire il suo impero.

Netanyahu e la sua giunta accolgono le eresie americane e le rivendono alla società israeliana come risultati “notevoli”. Il pubblico di estrema destra, e di destra in generale, accoglie queste eresie e si guadagna da vivere nella battaglia per la sopravvivenza in Israele.

Trump, il matto ingannatore che cerca di far sembrare le proprie mosse ingenue, spontanee e improvvisate, ha saputo utilizzare Netanyahu per i propri interessi e sfruttare il “bisogno” di Netanyahu delle eresie americane. Ma la domanda è: sarebbe stato possibile tutto questo se Trump avesse dovuto fare i conti con il mondo arabo e una sua ferma posizione su queste alzate d’ingegno americane?

Il punto critico è proprio la fragilità della posizione araba verso l’approccio americano alla “soluzione” per il Medio Oriente. Trump è certo che “gli Stati arabi” non andranno oltre la condanna formale anche se il suo Segretario di Stato dichiara che il popolo palestinese dovrebbe lasciare la Palestina volontariamente prima di essere costretto ad andarsene.

Non è vero che la situazione interna palestinese incoraggia Trump a sovvenzionare gli estremisti israeliani. Il popolo palestinese è unito sulla posizione di rifiuto dell’intero piano americano e chiunque tentasse di accettarlo o sostenerlo attraverso la porta di Gaza non sarebbe mai perdonato.

Pertanto, la crisi della situazione interna palestinese non è altro che una scusa dietro cui si nascondono certi governi arabi per “giustificare” il proprio appiattamento sulle posizioni degli Stati Uniti, anche quando annunciano un attacco aperto nei confronti del popolo arabo palestinese e dei suoi diritti nazionali e storici.

In ogni caso i doni e i premi di consolazione di Trump non hanno portato reale beneficio alla destra israeliana, Netanyahu non ricaverà alcun guadagno né ora, né nelle prossime elezioni, che probabilmente evidenzieranno il risultato della profonda crisi politica di Israele e a cui, probabilmente Netanyahu, non potrà più partecipare.

Ogni slancio in avanti di Trump sarà accolto dalla riaffermazione della legalità internazionale da parte della comunità internazionale, aumentando così l’isolamento di Israele; farà crescere il dubbio di ”ammissibilità” di Trump alle prossime elezioni presidenziale, accelerando il processo di impeachment in corso e, infine, rafforzerà la fiducia dei palestinesi e la loro capacità di sconfiggere il piano del secolo di Trump.

Questo non per sottovalutare la gravità della Dichiarazione di Pompeo, ma per cercare di capire gli stretti legami della politica americana con i movimenti e i partiti della destra, non solo in Medio Oriente; basti guardare all’Europa, all’America Latina e alla stessa storia nordamericana.

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