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20/11/2019

In Svezia cadono le accuse di stupro contro Julian Assange. Adesso va scarcerato

Il colpo di scena è che la magistratura svedese ha interrotto le indagini sulle accuse di stupro avanzate nei confronti Julian Assange. Viene così a cadere definitivamente l’accusa che ha portato in carcere in Gran Bretagna il fondatore di WikiLeaks, dopo anni di “reclusione” nell’ambasciata dell’Ecuador. Assange rimane però in carcere in attesa della possibile estradizione negli Usa dove lo attendono accuse assai diverse – quelle vere in realtà – come l’imputazione per spionaggio. Accuse che prevedono il seppellimento da vivo di Assange nei buchi neri della CIA prima e del sistema detentivo di massima sicurezza poi.

Julian Assange, si è sempre proclamato innocente dall’accusa di stupro. Una delle accusatrici si era poi ritirata ed era rimasta in piedi una sola denuncia che era servita per chiedere l’arresto in Gran Bretagna dove Assange si era rifugiato ottenendo asilo politico dentro l’ambasciata dell’Ecuador. Con il cambio di governo nel paese latinoamericano e il “tradimento” del neopresidente Moreno, nell’aprile 2019, l’ambasciata consentì l’accesso della polizia britannica nella propria sede e l’arresto di Assange.

La viceprocuratrice svedese Persson adesso ammette che “La ragione della decisione di archiviare il caso è che gli indizi si sono considerevolmente indeboliti a causa del lungo arco di tempo trascorso dagli eventi in questione”. La viceprocuratrice aveva riaperto l’indagine, dopo che in un prima fase altri colleghi della procura avevano valutato l’accusa come infondata. Poi l’aveva chiusa quando Assange aveva ottenuto asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, avanzando il sospetto di una macchinazione per consegnarlo agli Usa che gli danno la caccia da anni a causa della diffusione da parte di WikiLeaks di una montagna di documenti riservati assai imbarazzanti per Washington, relativi fra l’altro a crimini di guerra attribuiti alla forze americane in Iraq e Afghanistan.

In ultimo ne aveva chiesto una nuova riapertura nei mesi scorsi, dopo la fine della protezione ecuadoriana e la cattura di Assange da parte della polizia britannica, richiesta tuttavia respinta in primo grado un tribunale di Uppsala. Fino alla rinuncia finale di oggi, accolta come un atto di giustizia, seppur tardivo, da parte degli attivisti e sostenitori di WikiLeaks.

La palla adesso è nelle mani delle autorità britanniche, che hanno perseguito e poi arrestato Assange sulla base delle accuse della magistratura svedese, e solo successivamente sono state raggiunte dalla richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti.

Il cavillo scovato dalle autorità Usa, è l’imputazione per pirateria informatica in complicità con Chelsea Manning (la gola profonda dentro le agenzie di sicurezza statunitensi, ndr), un modo per evitare d’additare formalmente come spionaggio anche la pubblicazione giornalistica di documenti scomodi per gli Usa su testate quali The Guardian o il New York Times. Accuse che hanno una netta implicazione politica e che dovrebbero vedere negata l’estradizione negli Usa di Julian Assange.

Se Assange è in carcere sulla base dell’accusa di stupro ora revocata dalla magistratura svedese, dovrebbe essere scarcerato. Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione laburista britannica ha già dichiarato che “L’estradizione di Assange per aver rivelato prove di atrocità in Iraq e in Afghanistan deve vedere l’opposizione del governo britannico”.

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