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18/01/2024

Scambio di missili tra Iran e Pakistan

Come le onde nello stagno, dopo che un sasso è stato lanciato nell’acqua, le onde della guerra mediorientale si allargano di setimana in settimana.

Almeno nove persone – fra loro quattro bambini e tre donne – secondo i media locali, sono rimaste uccise in attacchi pakistani effettuati stamattina sulla città iraniana di Saravan, nella provincia sudorientale del Sistan e Baluchistan.

“Abbiamo condotto attacchi contro gruppi militanti anti-pakistani all’interno dell’Iran”, ha confermato una fonte di intelligence di Islamabad aggiungendo in giornata che il governo pakistano rilascerà una dichiarazione in merito. Due giorni fa l’Iran aveva effettuato attacchi in territorio pakistano contro quelli che ha definito “obiettivi terroristici”.

I contrasti tra i due paesi sono di lunga durata, in parte dovuti a motivi “religiosi” (l’Iran è a maggioranza sciita, il Pakistan soprattutto sunnita), in parte alla storica alleanza di Rawalpindi con gli Stati Uniti, di cui costituirono il retroterra logistico ai tempi della guerra scatenata contro i sovietici che controllavano l’Afghanistan.

C’è da ricordare che comunque questa alleanza non impedì ai pakistani di continuare ad ospitare Osama Bin Laden, per di più all’interno di una base militare, quando, da “freedom fighter” anticomunista si era trasformato in nemico numero 1 degli Usa, con Al Qaeda e gli attacchi dell’11 settembre 2001.

Questo per avvertire i lettori che qualsiasi interpretazione dei fatti in corso che non tenga conto degli “interessi locali”, anche al di là degli schieramenti internazionali più vasti, rischia di oscurare la mente, invece di aiutare a chiarire.

L’attacco iraniano di due giorni fa puntava in effetti a una base di mujaheddin anti-sciiti, ritenuta responsabile dell’attentato a Kerman, su istigazione di Stati Uniti e Israele. Ora la ritorsione pakistana su basi di guerriglieri pakistani in esilio. Da notare che entrambi gli Stati – come anche l’Occidente al completo – chiamano “terroristi” i propri nemici. Dunque quel termine non significa letteralmente nulla di concreto.

Secondo la tv di Stato iraniana, nell’attacco sono morti anche due uomini, oltre alle tre donne e i quattro bambini annunciati in precedenza.

Testimoni hanno affermato sui social media che almeno sette località vicino a Saravan – compresi i villaggi di Shamsar e Haghabad, e un’area vicino alla base di Saravan delle guardie rivoluzionarie – sono state presi di mira dalle forze pachistane. I media iraniani hanno riferito che la situazione è attualmente normale nelle zone di confine e camion transitano in alcune stazioni di confine, come a Mirjaveh.

I raid di questa mattina sono stati “attacchi militari di precisione altamente coordinati e specificamente mirati contro i nascondigli dei terroristi”, ha affermato il Ministero degli Affari esteri pakistano citato dai media locali.

“L’azione di questa mattina è stata intrapresa alla luce di informazioni credibili riguardanti imminenti attività terroristiche su larga scala da parte dei cosiddetti Sarmachar”, ha affermato il dicastero di Islamabad in un comunicato.

“Un certo numero di terroristi sono stati uccisi durante l’operazione di intelligence denominata in codice ‘Marg Bar Sarmachar’”, aggiunge la dichiarazione.

“L’incidente, avvenuto questa mattina alle 4:05, riguardava cittadini stranieri” provenienti dall’Afghanistan, ha detto il vicegovernatore generale della provincia, Alireza Mahhamati, citato dall’agenzia di stampa iraniana Irna.

La Cina “è disposta a svolgere un ruolo di mediazione” tra Iran e Pakistan dopo che i due Paesi hanno effettuato attacchi missilistici incrociati per colpire “gruppi militanti terroristici” basati sui rispettivi territori e impegnati a colpire Teheran e Islamabad. È quanto ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.

È notevole anche questo: l’unico soggetto che si impegna diplomaticamente (e con contratti economici sostanziosi) per gettare acqua sugli incendi, in quest’area del mondo ma non solo, è Pechino.

Difficile da spiegare secondo lo schema mentale “angeli contro demoni” adottato dagli opinion maker occidentali (e non solo).

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