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22/01/2024

L’Europa s’aggrega alla guerra contro gli Houthi

Partono i bastimenti... per andare in guerra. Germania, Francia e Italia varano una missione navale nel Mar Rosso – Aspides, l’hanno chiamata, con fantasie coloniali evidenti – per “difendere” le navi che riforniscono l’Europa.

Per ora si tratta di una decisione, che andrà ratificata dai parlamenti, dopo di che ci sarà la partenza vera e propria. Insomma, saranno in zona al più presto alla fine di febbraio.

Ma ciò non toglie che i tre big dell’Unione Europea hanno rotto gli indugi e si apprestano a mandare proprie truppe a sostegno di quelle Usa e britanniche, che già da giorni bombardano le basi Houthi nello Yemen.

Dice il proverbio che quando hai solo il martello come strumento operativo tutto comincerà a sembrarti un chiodo. Significa sbagliare di sicuro “cura”, bersagli, obiettivi. Combinando disastri e moltiplicando i problemi (che a loro volta somiglieranno ad un chiodo da schiacciare a martellate).

L’Unione Europa ha ovvio interesse economico a mantenere aperti i corridoi commerciali, dovunque essi passano. Ma è anche inchiodata alle scelte di Stati Uniti ed Israele, ovvero ai dinamitardi principali nel Medio Oriente.

Il che significa, molto semplicemente, subire le conseguenze delle follie altrui senza dire o fare nulla, salvo accodarsi quando le situazioni inevitabilmente esplodono.

Si dice naturalmente che è una “missione difensiva” (delle navi in transito), ma implica bombardare le basi yemenite. Quindi allargare il conflitto nell’area, invischiandosi in una dinamica che non può certo essere immaginata come lineare (“andiamo là, bombardiamo e ce ne stiamo lontani”).

In tutto il parlare intorno alla missione, infatti, è scomparsa la ragione per cui gli Houthi colpiscono le navi occidentali ma lasciano passare soltanto quelle cinesi e russe (dovunque vadano e qualsiasi merce trasportino).

E la ragione è naturalmente il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza, ma anche in Cisgiordania.

È insomma chiaro che pensare di “bloccare le reazioni” dell’“asse della Resistenza” senza mettere in campo un disegno che inchiodi Israele alle regole internazionali (quelle dell’Onu, non quelle unilaterali degli Stati Uniti) non ha alcuna possibilità di riuscire.

Come ricordano gli analisti più intelligenti, negli ultimi 20 anni nessun diplomatico occidentale è andato a parlare con gli Houthi, che nel frattempo hanno preso il controllo di fatto dello Yemen e soprattutto sconfitto Arabia Saudita ed Emirati, che avevano mosso guerra per difendere il governo fantoccio precedente.

Dunque abbiamo di fronte una situazione in cui il motivo scatenante degli attacchi – il genocidio commesso da Israele – può essere fermato soltanto da un deciso intervento diplomatico occidentale; ma Usa e UE se ne guardano bene, anzi...

Tutti i soggetti che, in buona fede o strumentalmente, pretendono che il massacro sia fermato vengono così “incentivati” a darsi da fare con altri strumenti per imporre un rapporto di forza internazionale meno squilibrato e unilaterale.

Pensare di “bloccare” questa reattività con qualche bombardamento qua e là è pura illusione. Che dimostra l’assenza di visione con cui si sta muovendo il gotha imperiale occidentale.

Pensare che si possa risolvere il tutto “alla Netanyahu”, massacrando chiunque si oppone, significa anticipare i tempi per una guerra mondiale.

Gli ottusissimi governi dell’Unione Europea che manderanno le navi schiacciano un bottone che con altissime probabilità pagheranno carissimo nel medio periodo (vedremo in che forma, dal prezzo di gas e petrolio in là...).

Ma se hai in mano solo il martello militare, non sai far altro che dartelo sui calli...

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