Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/07/2021

Hugo Chávez, l’indispensabile

Hugo Chávez, il grande “uomo d’azione e d’idee”, come lo definì il Comandante Fidel Castro, al quale si riferiva anche come il miglior amico di Cuba, è diventato, con il battito del cuore incommensurabile dei nostri Popoli, l’essenza ideologica di un progetto politico volto alla costruzione di una nazione libera, sovrana, indipendente, forgiando la maggior felicità possibile per i suoi abitanti.

Senza dubbio, quando il Comandante Eterno si è assunto come parte di un intero vortice umano con quella frase: “Non sono più Chávez, sono un popolo”, stava testimoniando la sua totale dedizione alla causa dei più bisognosi. Era inevitabilmente diventato un sentimento popolare.

Per questo oggi, nel 67° anniversario della nascita del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, è necessario parlare della nostra storia contemporanea, del tempo di quasi settant’anni fa, di quel momento in cui il cuore della terra venezuelana batteva in un luogo remoto, sconosciuto ai più: Sabaneta de Barinas, in quella nostra pianura che Chávez stesso ha descritto come uno spazio di misteri, di natura “autentica e a volte così crudele”, contro la quale donne e uomini devono lottare per domarla e sconfiggerla, ma anche per finire a essere parte di essa, della sua infinita savana.

Fu lì che nacque il grande rivoluzionario di questo secolo, in un’alba d’inverno, con molta pioggia che formava stagni nelle strade. “Non c’era la Luna, non c’era il gallo, era una notte buia”, diceva il Comandante Eterno nelle sue conversazioni con il compagno Ignacio Ramonet (in “Hugo Chávez. Mi primera vida: Conversaciones con Ignacio Ramonet”, Debate, 2014).

Hugo è nato il 28 luglio di quell’anno in cui, per destino, arrivavano al Pantheon Nazionale anche i resti del grande ideologo della guerra d’indipendenza, l’uomo che diede la luce della conoscenza e della ribellione al nostro Padre Liberatore Simón Bolívar, che con il passare del tempo divenne anche un ispiratore dello stesso Chávez: Simón Rodríguez.

Così gli avvenimenti della vita e della Storia hanno agito di nuovo e nel 1954 la Patria ha protetto due esseri per la posterità, in due tempi diversi ma complementari: il passato perenne, la fiamma inestinguibile rappresentata da Samuel Robinson, e il futuro appena incipiente rappresentato da un bambino che cominciava ad aprire gli occhi alla vita.

Nel mondo si stavano verificando eventi che, politicamente parlando, sarebbero stati rilevanti per la Storia dei popoli oppressi. L’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, un anno prima, da parte del Movimiento 26 de Julio guidato da Fidel Castro, segnò l’inizio di quel periodo.

Il colpo di Stato contro il presidente progressista Jacobo Árbenz in Guatemala e l’imposizione delle dittature in Brasile e Paraguay nel 1954 definirono la politica imperialista per stabilire il suo dominio in America Latina e nei Caraibi attraverso i militari formati sotto gli interessi degli Stati Uniti e la sua Scuola delle Americhe.

Ma fu anche l’anno della battaglia di Die Bien Phu, che segnò la vittoria del popolo vietnamita sul colonialismo francese. “Le braccia della Storia mi hanno avvolto, l’uragano della Storia mi ha risucchiato”, ha detto il comandante Chávez, riferendosi alla turbolenta scena mondiale al momento della sua nascita.

L’essere umano è fatto per misurarsi con le proprie circostanze. Sono queste circostanze che formano il suo spirito e plasmano la sua personalità. Così è stato per Chávez, il bambino, la cui innata curiosità lo ha portato a fare domande in un contesto pieno di contraddizioni.

Nella patria di Bolívar, centinaia di prigionieri politici riempirono le carceri del regime di Perez Jiménez, che non permetteva la libertà di pensiero politico e mandava nelle prigioni chi la pensava diversamente. Le lotte contro Pérez Jiménez portarono al suo rovesciamento, a partire dal 1958. A quel tempo, Hugo non aveva ancora quattro anni.

La speranza volava sui cieli, come un vento che portava buoni presagi per il paese, ma non era altro che una breve illusione. Ancora una volta, le classi potenti hanno manovrato e sono riuscite a mettere da parte le forze popolari e rivoluzionarie, trasformando la vittoria collettiva sulla dittatura in un patto della borghesia nazionale per rimanere al potere per sempre.

Il Patto Puntofijo era la continuità del vecchio dominio capitalista, protetto da Washington. Questo è stato senza dubbio il periodo che più ha influenzato la visione del leader bolivariano.

La lotta armata, conseguenza dell’agitazione popolare contro la pseudo-democrazia, è stata un evento storico che si è riflesso non solo a Caracas, ma anche in quasi tutto l’interno del paese. Barinas era uno dei tanti spazi di guerriglia nella geografia nazionale. Le storie di Bachiller Rodríguez e Tuco Gómez erano di dominio pubblico e divennero parte dell’ideologia di Barinas. Chávez stesso racconta una visione di quei momenti della sua vita:

“Ricordo di aver visto Rómulo Betancourt con un liqui liqui (abito tradizionale per gli uomini in Venezuela, ndt) bianco, che attraversava il ponte Páez, il fiume Boconó; ci hanno portato noi bambini in un camion per vedere il presidente che passava per consegnare le terre della Riforma Agraria. Se mi ricordo bene, stava andando con John Kennedy, che veniva qui, sapete, a consegnare la terra, era l’Alleanza per il Progresso. Ricordo alcuni giovani nordamericani che vennero a Sabaneta (ero un chierichetto all’epoca, sto parlando di 50 anni fa) e ci insegnarono qualche parola di inglese e distribuirono avena Quaker; era l’Alleanza per il Progresso.

Ma ricordo anche che sulle colline di San Hipólito, presso Caño e’ Raya, c’erano dei signori che si chiamavano guerriglieri... Ecco, dove uno è nato e dove è cresciuto...”
.

Questa visione di due opposti antagonisti, cioè la cosiddetta “democrazia” da un lato (in cui persistevano povertà, analfabetismo, mancanza di cure mediche e altre calamità), e la ribellione di un settore dall’altro (i fattori rivoluzionari), ebbe un’influenza decisiva sulla personalità di Hugo, ma anche sulla formazione della sua grande sensibilità, la sua costante preoccupazione per le ingiustizie e le disuguaglianze sociali.

In questo contesto storico, gli affetti e gli insegnamenti della sua famiglia furono decisivi nella formazione della sua spiritualità. Anche se Chávez è cresciuto sotto le cure di sua nonna Rosa Inés, l’influenza di sua madre e suo padre non fu meno importante. Entrambi insegnanti, entrambi combattenti in un mondo allora lontano e dimenticato: le pianure venezuelane.

La vita austera della famiglia ha dato fermezza a valori essenziali come l’onestà, l’umiltà, il sacrificio e l’identità con gli emarginati, e li ha fatti prevalere come esempi da seguire, indipendentemente dalle dure condizioni che abbiamo affrontato.

In uno delle sue tante memorie, il Comandante ha ricordato quando era in quarta elementare e suo padre era il suo insegnante di classe, sottolineando che pretendeva di più da lui perché era suo figlio. “Quando non avevo venti dollari, non andavo al cinema”, ha detto Chávez, riferendosi alle grande esigenze del vecchio Hugo de los Reyes.

Mamma Elena fu altrettanto influente per il futuro leader storico della Rivoluzione Bolivariana. “Si è laureata come insegnante quando aveva già messo al mondo quasi tutti noi. Ricordo che andavo a trovare mia madre in un’aula... In particolare, insegnava l’alfabetizzazione, si dedicava all’educazione degli adulti... Ho partecipato, insieme a mia madre, alla campagna di alfabetizzazione negli anni Sessanta, lei era la mia guida con un libro che si chiamava ‘Abajo Cadenas’... Così mia madre mi ha insegnato a insegnare agli altri: era una cosa bellissima”.

Ma senza dubbio, il ruolo di mamma Rosa, con le sue innumerevoli letture e lezioni, è stato decisivo nella nostra educazione. Fu lei che ci insegnò a leggere, prima che andassimo a scuola, e in questo potente legame si intrecciò una relazione che andava al di là del legame sanguigno e affettivo. La figura di nonna Rosa Inés, con i suoi racconti sull’indipendenza, la guerra federale e la lotta anti–gomecista, rappresentava la vicinanza alle prime idee emancipatrici e ribelli di quegli scolari che eravamo, quando cominciavamo a scrutare le complessità della vita.

Fu un periodo duro e allo stesso tempo magico nella misteriosa pianura la cui influenza segnò decisamente il futuro visionario e, soprattutto, l’uomo perspicace e sensibile, il creatore di sogni, il poeta Chávez:

“Forse un giorno, mia cara nonna, dirigerò i miei passi verso il tuo recinto, a braccia alzate e con gioia, porrò sulla tua tomba una grande corona di allori verdi: sarebbe la mia vittoria e sarebbe la tua vittoria e quella del tuo Popolo, e quella della tua storia...”; scrive Hugo nella sua poesia a nonna Rosa.

Tutti quei primi anni dopo la sua nascita ebbero un’influenza decisiva sul pensiero dell’uomo che, prendendo le bandiere di Bolívar, Rodríguez e Zamora, intraprese la conquista del potere popolare, la costruzione di una nazione libera e di giustizia sociale.

Oggi, in circostanze complesse per il progetto bolivariano da lui promosso, i venezuelani, e altri popoli di questo continente e del mondo, commemorano un altro anno dalla sua nascita. E il modo migliore per rendergli omaggio e dimostrare il nostro amore per lui è quello di alzarsi e lottare contro le intenzioni delle potenze egemoniche imperialiste e dei loro lacchè per far sparire la sua eredità.

Tutta l’umanità sta subendo i terribili colpi della crisi mondiale e della pandemia Covid-19, che rende ancora più precaria la situazione degli abitanti del pianeta. È una verità innegabile che il sistema capitalista neoliberale e selvaggio non è stato in grado, con tutte le sue risorse, di controllare l’emergenza sanitaria, e il suo vero volto è sempre più chiaro.

È anche una verità innegabile che la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi, a scapito di un numero crescente di lavoratori e persone che vivono in povertà. Chávez ha detto nel 2012: “L’umanità è sull’orlo di una catastrofe inimmaginabile”, sottolineando l’urgente necessità di porre fine al capitalismo predatorio.

Così, elevare il suo pensiero al livello di una bandiera per difendere i nostri ideali di sovranità deve essere il compito che ogni rivoluzionario deve avere come priorità, se desideriamo realizzare il sogno che lui ha lasciato incompiuto. È impossibile avanzare nella battaglia contro i nemici della nostra Patria se non assumiamo l’ideologia del Comandante Chávez come nostra guida rivoluzionaria. Grazie a lui stiamo costruendo una vera Indipendenza.

Un anno in più, caro Hugo! Permettici di riprendere il sempreverde verso di Bertold Bretch per dirti ancora una volta: “ci sono quelli che combattono tutta la vita, quelli sono gli indispensabili!”.

Sempre insieme, fratello, compagno!

Adán Chávez Frías

Fonte

09/09/2020

“Ai popoli del mondo”, da Adan Chavez

È cosa gradita rivolgermi a voi, inviandovi un saluto fraterno ed esprimendovi in nome del Popolo venezuelano e della sua avanguardia, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), alcune considerazioni relative all’attuale situazione politica del nostro paese, al fine di apportare alcuni elementi che permettano una migliore comprensione di essa, e come contributo all’analisi che ciascuna delle organizzazioni politiche, popolari, sociali, delle lavoratrici e dei lavoratori di cui voi fate parte, realizza circa la realtà nazionale.

Questo in un momento di grande dolore e angoscia, per il fremito umano che provoca la terribile pandemia del Covid-19, e di una profonda recessione dell’economia mondiale, che si acutizza ogni giorno di più, come espressione della continuata e severa crisi del sistema capitalista su scala globale, con le sue sequele di disoccupazione e di contrazione della produzione di beni e servizi, tra le altre cose.

Questa congiuntura, richiede un’enorme sfida a noi, venezuelane e venezuelani, che stiamo dando una battaglia senza precedenti, alla pari di quella del contenimento della pandemia, per risollevare la nostra economia, colpita dalla crisi alla quale abbiamo fatto riferimento prima e dal criminale blocco che ci impongono i centri di potere imperialisti, facendo fronte, al contempo, alle aggressioni economico-finanziarie-commerciali, politico-diplomatiche e militari del governo suprematista degli Stati Uniti.

Pur in mezzo a un panorama tanto complesso, il Governo Bolivariano, guidato dal compagno Presidente Nicolás Maduro Moros, non ha lesinato sforzi per preservare la salute del Popolo, mettendo a punto tutta la capacità del sistema di salute venezuelano, al fine di garantire in maniera totalmente gratuita l’assistenza medica, le cure e le analisi necessarie, come pure le condizioni per la partecipazione del paese alla fase 3 di sviluppo del vaccino Sputnik V, alternativa che danno all’umanità le scienziate e gli scienziati della Federazione Russa, grazie a un accordo tra i due governi.

In questa battaglia, abbiamo appreso che nell’assistenza alle pazienti e ai pazienti è essenziale l’amore, l’affetto e la dedizione che ci mettono le eroine e gli eroi che fanno parte del personale sanitario, che nel nostro caso conta sull’appoggio incrollabile delle sorelle e dei fratelli delle brigate mediche cubane, che da due decenni sono nel paese insieme alle professioniste e professionisti venezuelani, protagonisti di un’esperienza di solidarietà che si è estesa ad altre nazioni di Nuestra America Latina e Caraibi, e che riafferma i principi umanisti e internazionalisti che orientano l’agire delle Rivoluzioni Cubana e Bolivariana.

Niente di questo sarebbe possibile senza la coscienza e la capacità di organizzazione dell’eroico Popolo di Simón Bolívar e di Hugo Chávez, senza la decisione e la conduzione adeguata del nostro Governo e Partito, e senza la solidarietà di nazioni sorelle, come la Repubblica Popolare Cinese, la Federazione Russa, la Repubblica di Turchia, la Repubblica Socialista del Vietnam, la Repubblica Islamica dell’Iran e, come abbiamo detto prima, la sempre combattiva Cuba Socialista, tra gli altri Popoli del mondo.

Voi tutte e tutti vi chiederete: come hanno potuto resistere le venezuelane e i venezuelani, nel mezzo della più brutale aggressione imperiale che si conosca contro un Popolo?

La spiegazione, di nuovo, è nella coscienza rivoluzionaria del Popolo venezuelano, nel ruolo da protagonista che svolge nel processo di ampie trasformazioni iniziato nell’anno 1999 dal Comandante Hugo Chávez.

Cioè nello sviluppo dei principi della Democrazia Bolivariana, come pure nell’avviare una politica economica, disegnata dal Governo Nazionale per tempi di resistenza, che affronta le criminali misure che, in maniera unilaterale e in violazione dei più elementari principi del Diritto Internazionale, l’attuale amministrazione degli Stati Uniti ha imposto al fine di impedire che la nostra Nazione possa realizzare transazioni per accedere ad alimenti e medicine, e al finanziamento internazionale.

La proibizione imperiale include: buoni, prestiti, estensioni di prestiti, garanzie di prestiti, carte di credito, fatture o note di credito e documenti commerciali. Come pure ha imposto di bloccare le attività finanziarie del Banco Central de Venezuela (BCV) e di proibire la realizzazione delle operazioni di Petróleos de Venezuela (PDVSA), dalle quali dipende buona parte delle entrate del paese, impedendo inoltre che arrivino alla Patria le forniture richieste per produrre combustibile.

Ci è stato anche impedito di poter effettuare qualsiasi transazione in oro e cripto-monete e contemporaneamente sono state confiscate in maniera delinquenziale imprese petrolifere che sono di proprietà del Venezuela e risorse in oro e in divisa, che avevamo depositate in banche d’Europa e Stati Uniti.

Tutto questo, come parte di un piano permanente e deliberato di distruzione della nostra economia, intrapreso dal governo guerrafondaio di Donald Trump, con la complicità e la partecipazione diretta della fazione anti patriottica dell’estrema destra venezuelana, e alcuni governi lacchè della regione, che reggono il gioco dell’imperialismo.

Un piano che addirittura precede l’attuale inquilino della Casa Bianca, e che ha come antecedente l’infame decreto dell’ex presidente Barack Obama, con il quale il Venezuela nel 2015 è stato dichiarato una “minaccia inusuale e straordinaria” alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

È imprescindibile che voi sappiate che, malgrado le condizioni che affronta il paese, la politica di distribuzione progressiva delle risorse della Rivoluzione Bolivariana è mantenuta; che abbiamo messo tutto l’impegno nello sviluppo del mercato interno, con buoni risultati in alcune aree; che abbiamo preso misure molto profonde per assistere la piccola e media produzione industriale e agraria; che la classe operaia conduce una battaglia intensa per recuperare l’industria petrolifera venezuelana, colpita dal tradimento di alcuni e dal brutale blocco del quale abbiamo fatto menzione prima, che limita significativamente la capacità di disporre delle forniture che richiede per il suo pieno funzionamento.

La politica di Recupero, Crescita e Prosperità disegnata dal Governo Bolivariano guidato dal compagno Presidente Nicolás Maduro Moros, ha reso possibile il riordino del mercato interno degli idrocarburi, la consegna di assegni economici ai settori più bisognosi, la protezione della nostra produzione agroalimentare e la creazione e il sostegno del Consiglio Scientifico Nazionale, asse fondamentale nell’assistenza della pandemia e nel recupero economico.

Care compagne e cari compagni, dovete anche sapere che il prossimo 6 di dicembre ci saranno nel paese le elezioni per eleggere le rappresentanti e i rappresentanti del Popolo venezuelano nell’Assemblea Nazionale, com’è dovuto secondo quanto stabilito nella Costituzione della Repubblica; una competizione alla quale bolivariane e bolivariani ci presentiamo uniti, con la fiducia che ci dà il fatto di aver sconfitto, sul terreno politico e militare, coloro che vogliono far diventare la Patria di Bolívar e di Chávez una colonia degli Stati Uniti ed appropriarsi delle nostre risorse naturali.

Avvenimenti come la risposta popolare al piano d’invasione del paese iniziato il 23 gennaio del 2019; la vittoria delle forze rivoluzionarie sulla pretesa di violare la sovranità nazionale, dalla sorella Repubblica di Colombia, il 23 di febbraio; e il tentativo golpista del 30 di aprile di quello stesso anno; come pure i fatti del 3 e 4 di maggio del 2020, quando una forza d’invasione è stata fermata dalla rapida e contundente azione del Popolo di Bolívar e di Chávez, e dalla Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), in unione civico militare. Sono chiari esempi della ferrea volontà delle venezuelane e dei venezuelani di difendere la dignità, la sovranità e l’indipendenza nazionale.

Queste sono le elezioni numero 25 da quando nel 1999 il Comandante Hugo Chávez iniziava il processo di ampie trasformazioni che ci ha permesso di ottenere la liberazione della nostra Patria; un evento nel quale siamo sicuri che le forze rivoluzionarie riconquisteranno l’Assemblea Nazionale, mettendola di nuovo al servizio del Popolo venezuelano, dopo anni di fallita avventura golpista da parte di coloro che, con ogni certezza, ormai non rappresentano nessuno.

Le minacce da parte del governo suprematista di Donald Trump non si sono fatte attendere. È stato infatti annunciato un nuovo piano orientato a boicottare il processo elettorale del prossimo mese di dicembre. E allo stesso tempo ha rinnovato la sua minaccia di intervenire militarmente in Venezuela.

Detto piano è stato assunto dalla fazione neofascista e anti-patriottica, che, seguendo gli ordini dell’imperialismo nordamericano, ha annunciato che non parteciperà alle elezioni parlamentari, proprio come ha fatto nel 2005. Un errore che rappresentanti della stessa opposizione hanno riconosciuto posteriormente.

È incredibile come partiti e leader politici, che frequentemente partecipano nei processi elettorali, e pertanto ottengono vittorie e sconfitte, com’è naturale in una democrazia, riconoscano le elezioni solo quando i risultati sono a loro favorevoli. Questa è l’opposizione fascista che abbiamo in Venezuela.

Fortunatamente, l’immensa maggioranza delle venezuelane e dei venezuelani, inclusi coloro che democraticamente avversano la Rivoluzione Bolivariana, sono risolute e risoluti a partecipare alle elezioni del prossimo mese di dicembre, che saranno decisive per la pace e la stabilità politica del paese.

Questo è il risultato di un ampio processo di dialogo e riconciliazione nazionale sviluppato dal compagno Presidente Nicolás Maduro Moros, che ha reiterato l’appello ai settori dell’opposizione venezuelana per trovare vie pacifiche e democratiche che permettano di risolvere le differenze politiche.

Un processo per il cui impulso, supportato dalla facoltà che gli conferisce l’Articolo 236 della Costituzione Bolivariana, il Capo di Stato venezuelano ha conferito una misura d’indulto presidenziale a centodieci cittadine e cittadini, alcune ed alcuni di loro recidivi nel commettere diversi delitti contro l’ordine e la stabilità della Repubblica, incluso il tentato omicidio contro lo stesso Primo Governante, delitti di cospirazione contro la sicurezza della Nazione e la pace pubblica, appropriazione di beni pubblici, violenza politica e crimini d’odio, tra gli altri.

In ogni caso, i partiti dell’opposizione democratica stanno partecipando a un processo elettorale che conta su tutte le garanzie che dà il Sistema Elettorale Venezuelano, uno dei più affidabili del mondo; sotto la direzione di un rinnovato Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) e con l’ampliamento della rappresentanza proporzionale; un fatto politico di somma importanza.

In modo che, le grandi e i grandi sconfitti nelle prossime elezioni saranno quelle e quelli che hanno voluto far diventare l’Assemblea Nazionale uno strumento del piano predatorio del governo neofascista di Donald Trump.

Da parte nostra, noi forze patriottiche partecipiamo unite a queste elezioni, con la stessa forza con la quale affrontiamo le grandi sfide che abbiamo davanti, con l’insegnamento che ci ha lasciato il Comandante Hugo Chávez di mantenerci sempre insieme al Popolo. Unione civico militare per continuare a costruire il nostro Socialismo Bolivariano.

La sfida è enorme, pero noi, bolivariane e bolivariani, ci sentiamo ispirati dall’epopea delle nostre gesta indipendentiste guidate da Simón Bolívar, costruttore di Repubbliche e paradigma della libertà, e dall’eredità del Comandante Hugo Chávez, assumendo allo stesso tempo, e in tutta la loro dimensione, quelle belle parole del poeta nazionale, Aquiles Nazoa, che disse nel suo Credo:

“Credo nell’amicizia come l’invenzione più bella dell’uomo,
Credo nei poteri creatori del Popolo”.

Ricevete, sorelle e fratelli del mondo, il nostro affettuoso saluto e la piena solidarietà con le battaglie che conducono i Popoli in difesa della sovranità e dell’indipendenza, che, a dire del Comandante Hugo Chávez nel Plan de la Patria, è il bene più prezioso che abbiamo riconquistato dopo 200 anni. Contate su di noi, le figlie e i figli di Bolívar e di Chávez, contate, per sempre, su questa Rivoluzione Bolivariana e Chavista.

Noi Vinceremo!

Bolivarianamente,

ADÁN CHÁVEZ FRÍAS

Fonte

11/05/2020

Adán Chávez: “Un mondo migliore è possibile e necessario”

Arriva il mese di maggio, e con esso il nostro combattivo saluto alla classe operaia della Patria e del mondo, che venerdì scorso ha celebrato la Giornata internazionale dei Lavoratori e delle Lavoratrici, seppur in condizioni atipiche, imposte dalla battaglia che l’umanità sta conducendo oggi contro la terribile pandemia di Covid-19; una realtà che, come tutto sembra indicare, continuerà ad essere presente tra noi ancora per qualche tempo e che ha colpito con particolare forza i Paesi i cui governi hanno assunto la predicazione capitalista.

Come si continua a dimostrare, si tratta di un modello di esclusione, ingiusto e decadente, che ha messo a nudo la loro incapacità di affrontare l’attuale situazione mondiale.

È il caso degli Stati Uniti, dove il sogno americano si è rivelato una chimera; ma anche dell’Europa, dove la “mano invisibile del mercato” ha smantellato il cosiddetto welfare state, considerato insostenibile dalle élite dominanti di quel continente, secondo una logica neoliberista che ha aperto la strada a una politica sociale “austera”, caratterizzata da una drastica diminuzione della percentuale del budget destinato alla tutela di quei Popoli e dalla privatizzazione dei servizi pubblici, compresi i sistemi sanitari; una conseguenza che oggi gli europei soffrono, dovendo ricorrere a servizi sanitari travolti dalla realtà della pandemia.

Al contrario, in Venezuela, il governo bolivariano, sotto la guida del compagno presidente Nicolás Maduro, sta consolidando il Sistema di Protezione Sociale, quello delle Missioni e Grandi Missioni socialiste, lasciato in eredità dal comandante Hugo Chávez, storico leader della Rivoluzione Bolivariana; un modello che ha dimostrato la sua efficacia, e che pone l’accento sul popolo, sulla salvaguardia della sua vita, al di sopra della redditività e del calcolo degli effetti economici; così come sulla solidarietà, la cooperazione e l’integrazione come strumenti per combattere Covid-19.

Tutto questo, nonostante i limiti che il criminale blocco economico, finanziario e commerciale imposto dall’imperialismo statunitense pone al Paese.

Il nostro modello, il modello socialista, che ha referenze eccezionali anche in Paesi come la Cina e Cuba, ha dimostrato la sua validità e non abbiamo dubbi che uscirà rafforzato dalla situazione in cui viviamo oggi; aprendo la strada, nonostante non manchi chi si oppone, ai cambiamenti che renderanno l’umanità più umana, come diceva il cantautore Ali Primera.

Un diverso tipo di sorte attende quei Paesi che hanno assunto la logica della barbarie capitalistica, i cui governi saranno indeboliti, data la loro grande incompetenza nell’affrontare l’attuale situazione critica, indipendentemente dalla loro forza economica e militare.

Tuttavia, promuovere tali cambiamenti non è un compito facile; pertanto, come ha detto il Comandante Chavez durante il suo discorso alla 15a Conferenza Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, tenutasi nel 2009 a Copenaghen, Danimarca, dobbiamo combattere senza sosta per avanzare in questo compito, facendo appello alla nostra stirpe di guerrieri.

Il nostro Comandante Eterno disse allora: “... non aspettiamo a braccia incrociate la morte dell’umanità. La storia ci chiama all’unità e alla lotta. Se il capitalismo resiste, siamo obbligati a lottare contro il capitalismo e ad aprire le strade alla salvezza della specie umana, spetta a noi, alzando le bandiere... dell’uguaglianza, dell’amore, della giustizia, dell’umanesimo vero e profondo. Se non lo facciamo, la creazione più meravigliosa dell’universo, l’essere umano, scomparirà...”.

Il superamento della barbarie capitalistica richiede la partecipazione di tutte e tutti, la mobilitazione permanente delle organizzazioni politiche e sociali e della classe operaia, che è chiamata a svolgere, insieme ad altre forze progressiste del pianeta, un ruolo di primo piano nell’attuale situazione geopolitica, segnata, oltre che dalla lotta per il superamento della Covid-19, dal brutale attacco imperialista contro la sovranità e l’indipendenza dei Popoli.

La costruzione di quel mondo migliore dipenderà da quanto saremo in grado di fare d’ora in poi per rendere questo pianeta un luogo più giusto, sicuro e dignitoso; dalla nostra consapevolezza dell’importanza di questa battaglia per salvare la specie umana. Quel mondo, che non solo è possibile ma necessario, dobbiamo realizzarlo per garantire la massima felicità possibile sulla terra. Combattiamo per questo!

Fonte

28/04/2020

“Di fronte alla pandemia, il popolo venezuelano risponde con civiltà e profondo amore per la Patria”. Intervista esclusiva al professor Adán Chávez

di Geraldina Colotti

Il professor Adán Chávez Frías, fratello maggiore di Hugo, leader storico della Rivoluzione Bolivariana, non ha bisogno di presentazioni. Vicepresidente degli affari internazionali del Partito socialista unito del Venezuela (PSUV), attualmente è ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela nella Repubblica di Cuba e dirige l’Istituto di studi superiori Hugo Chávez. Lo ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande dall’Avana.

Come vedi da Cuba questa pandemia?

Stiamo vivendo una situazione molto complessa per l’umanità, che ha motivato gli sforzi in tutto il mondo per affrontare questo nuovo coronavirus, Covid-19. Ora, quando si valutano i diversi modi in cui è stata affrontata la lotta contro la pandemia, possiamo affermare che è stata dimostrata l’inefficienza e la non praticabilità di un modello di esclusione e di ingiustizia, che sta agonizzando: il capitalismo, che è finito insieme ai sistemi sanitari di quei paesi che l’hanno assunto.

Al contrario, il modello socialista, che mette chiaramente l’accento sulle persone e usa la solidarietà come strumento per combattere Covid-19, ha dimostrato la validità dei suoi principi, anteponendo ai calcoli economici la preservazione della vita.

Uno dei casi da evidenziare, oltre a paesi come Cina e Russia, è quello della sorella Repubblica di Cuba; un paese che nonostante sia vittima, come il Venezuela, di un criminale blocco economico, finanziario e commerciale dell’imperialismo USA, continua ad essere un esempio di umanesimo e internazionalismo.

Finora, Cuba ha inviato 23 brigate di professionisti della salute, del contingente “Henry Reeve”, a unirsi agli sforzi nazionali e locali condotti in 20 paesi del mondo per combattere il Covid-19. Questa cifra si aggiunge a quella delle brigate di collaborazione medica che Cuba mantiene in 60 paesi, che a loro volta hanno aderito all’impegno per combattere questa malattia. Tutto questo senza minimamente trascurare la responsabilità di proteggere il popolo cubano.

Lo stesso fa il governo bolivariano nei confronti dei venezuelani e delle venezuelane, senza differenza alcuna e ovunque si trovino. Ad esempio, qui a L’Avana, nell’esercizio delle responsabilità che competono al rappresentante diplomatico del nostro paese sull’isola, abbiamo fatto fronte alle richieste di quei nostri connazionali che, per motivi diversi, sono ancora a Cuba. In buona parte, sono riusciti a tornare a casa, grazie all’impegno del compagno presidente Nicolás Maduro, figlio di Chávez, per garantire il ritorno dei nostri compatrioti e delle compatriote.

Perché il Venezuela, nonostante tutte le persecuzioni che ha dovuto subire e che subisce sta riuscendo a contenere con successo il Covid-19?

Noi, venezuelani e venezuelane, abbiamo deciso di affrontare questa battaglia con responsabilità, disciplina e coscienza del dovere sociale, come ha fatto in modo permanente il leader storico della Rivoluzione Bolivariana fin dai primi momenti in cui il nostro progetto rivoluzionario ha iniziato a prendere forma.

Pertanto, il nostro popolo ha risposto con civiltà e profondo amore verso la Patria alla richiesta di quarantena sociale, e ha seguito alla lettera tutte le linee guida emanate dal governo bolivariano. Il compagno Maduro, in prima linea, non ha esitato a prendere misure energiche per salvaguardare l’integrità del nostro popolo, in linea con le raccomandazioni formulate da istituzioni come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Questo è andato di pari passo con l’adozione di una serie di iniziative volte a garantire che i vari settori strategici del Paese rimanessero operativi e potessero fornire una risposta tempestiva e immediata alla pandemia. Così abbiamo dimostrato che, nel socialismo, l’essere umano è al centro di tutte le politiche progettate e attuate.

Oggi possiamo dire che l’azione del governo bolivariano per il contenimento di Covid-19 è stata esemplare ed è un riferimento per altri Popoli della Nostra America Latinocaraibica e del mondo. Per adempiere a questo compito abbiamo avuto il sostegno inestimabile di paesi come la Cina, la Russia e la sempre coerente Cuba.

Sono sicuro che questa disciplina, quell’alto grado di coscienza e quello spirito coraggioso dell’eroico popolo venezuelano, continueranno a manifestarsi, perché noi venezuelani e venezuelane, nelle avversità siamo sempre cresciuti e ci siamo rafforzati. Così abbiamo fatto sconfiggendo, con l’unione civico-militare e in difesa dell’eredità del comandante Hugo Chávez, storico leader della rivoluzione bolivariana, ogni tentativo intrapreso dall’estrema destra venezuelana, con il sostegno dell’imperialismo USA, per cercare di distruggere il progetto di grandi trasformazioni che ha preso avvio nel nostro paese dal 1999.

Quindici anni fa, il comandante Chávez, con il sostegno di Fidel, creò la Misión Barrio Adentro, che oggi è fondamentale nell’affrontare il coronavirus. Cosa può insegnare all’Europa?

La Misión Barrio Adentro, che il 16 aprile ha compiuto 15 anni, è un chiaro esempio della stretta relazione esistente tra i nostri popoli, dalla firma dell’accordo globale sulla cooperazione Cuba-Venezuela, firmato su iniziativa dei Comandanti Fidel Castro e Hugo Chávez il 30 ottobre 2000.

La Misión Barrio Adentro è, senza dubbio, una delle più importanti politiche sociali promosse dal governo bolivariano e ha significato l’accesso del nostro popolo a cure mediche gratuite, di prevenzione e di qualità. Politiche rivolte anche a quelle comunità che, prima che la Rivoluzione Bolivariana andasse al potere, nel 1999, ne erano escluse, in conseguenza del modello neoliberista imposto al paese nella Quarta Repubblica, che ci ha tenuto nella povertà e nella desolazione per decenni.

Oggi, come prevede la Costituzione bolivariana, la salute è un diritto sociale fondamentale nel Paese, essendo obbligo dello Stato venezuelano garantirla come parte del diritto alla vita del nostro Popolo. La Misión Barrio Adentro svolge quindi un ruolo importante, come strumento fondamentale per rafforzare un sistema pubblico nazionale che oggi è in grado di affrontare la pandemia, con grande efficienza e gratuitamente.

Questa è una possibilità che gli abitanti e le abitanti dell’Europa generalmente non hanno oggi, dato che i sistemi sanitari dei loro paesi hanno dimostrato di essere in crisi e incapaci di servire efficacemente contro il Covid-19. L’Europa ha distrutto il cosiddetto modello di welfare che, con alti e bassi, era stato adottato con successo in quel Continente. Una conseguenza che oggi è pagata dai cittadini e dalle cittadine europei, che devono affidarsi a sistemi sanitari sopraffatti dalla realtà della pandemia, e che mostrano la profonda crisi in cui versano, prodotto del modello neoliberista che hanno assunto.

Le autorità europee hanno privatizzato i loro sistemi sanitari, il cui mantenimento è stato considerato un onere per lo Stato e non, come accade per esempio in Venezuela, un investimento necessario a beneficio del popolo. Da noi, per il 2020, la percentuale del budget annuale destinato agli investimenti sociali ammonta al 75,9%. E questo malgrado le pesanti limitazioni che il criminale blocco economico, finanziario e commerciale imposto dall’imperialismo USA infliggono al paese.

In Europa, anziché prendere decisioni tempestive per proteggere la vita dei propri connazionali, i governi hanno dato la priorità al profitto, al calcolo delle conseguenze socio-economiche. In Venezuela e in altri paesi, al contrario, sono state prese misure drastiche a favore delle persone, incluso il rafforzamento costante dei propri sistemi sanitari, che hanno dimostrato la loro efficacia nello scenario attuale.

Nell’aprile 2013, celebrando la vittoria elettorale nel Palazzo di Miraflores, mentre lo sconfitto Capriles stava già invitando i suoi a “sfogare l’incazzatura”, il presidente Maduro denunciava che l’oligarchia gli aveva proposto un accordo, ma che lui lo aveva respinto. Cosa è successo dopo? Qual è stato il peso dell’oligarchia e cosa ha ottenuto finora?

Il 2013 è stato un anno molto difficile per la rivoluzione bolivariana. Avevamo appena sepolto il comandante Hugo Chávez e dovevamo affrontare le elezioni presidenziali. Elezioni in cui ancora una volta le forze della Patria hanno trionfato, seppur nel mezzo della grande tristezza collettiva che il popolo venezuelano stava soffrendo per la perdita del leader. Risultati che, come tu ben dici, non sono stati riconosciuti dall’opposizione venezuelana.

Questo atteggiamento non era e non è una novità. Non c’è stato praticamente alcun processo elettorale in cui, dopo aver perso, l’opposizione abbia riconosciuto i risultati, nonostante il Venezuela abbia uno dei sistemi elettorali più affidabili al mondo. L’opposizione riconosce i risultati solo quando vince, com’è accaduto alle elezioni parlamentari del 2015. Una vittoria, tra l’altro, riconosciuta immediatamente dalle forze patriottiche.

Pertanto, l’oligarchia senza-patria venezuelana ha sempre fatto appello alla “scorciatoia” del colpo di stato, data l’impossibilità di sconfiggere la rivoluzione bolivariana nelle urne elettorali. Una situazione che ha indotto il nostro popolo a prepararsi alla difesa, nell’unione civico-militare, dell’eredità del comandante Hugo Chávez, affrontando con determinazione tutti i tentativi di golpe che hanno avuto luogo in modo permanente in questi 21 anni: incluso il tentativo di Capriles nel 2013. Dopo ogni fallimento, l’opposizione venezuelana si è logorata e, praticamente, l’unica cosa che la sostiene oggi è l’appoggio diretto del governo degli Stati Uniti.

Non c’è stato, non c’è e non ci sarà nessun patto con l’oligarchia per tradire l’eroico popolo venezuelano, che è fermo in difesa della sua rivoluzione.

In Europa comanda il mercato, le cui regole rischiano di continuare a imporsi durante la recessione post-pandemia attraverso i diktat dell’Unione Europea. Cosa succederà in Venezuela?

Mi sembra che, sebbene vi sia chi persiste ostinatamente nell’adozione di processi decisionali che si sono rivelati parte del problema e non della soluzione, una volta controllata la pandemia, il mondo non sarà più come prima.

Certamente, questo necessita l’impegno di tutte e tutti noi, la mobilitazione delle organizzazioni politiche e sociali del mondo, la forza di quel che facciamo ora per rendere il pianeta un luogo più giusto, più sicuro e più dignitoso. L’impegno, soprattutto, della classe operaia, che il Primo Maggio celebra la Giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici.

In ogni modo, paesi come Cina, Cuba e Venezuela, tra quelli che hanno posto l’accento sulle persone, sulla salvaguardia delle loro vite, diverranno più forti. Al contrario, i paesi capitalisti che hanno mostrato una grande inettitudine nell’affrontare questa complessa situazione, saranno indeboliti, nonostante la grande forza economica e militare che hanno, come nel caso degli Stati Uniti e di un’Europa che, certamente ha poco da mostrare come esempio di unità e cooperazione.

Nel caso del Venezuela, avremo anche convalidato il nostro modello di welfare sociale, il Sistema di missioni e Grandi missioni socialiste, così come lo schema di integrazione che abbiamo sviluppato nel corso degli anni, che poggia, com’è noto, negli ideali di integrazione continentale del nostro Padre Liberator Simón Bolívar.

In Europa la propaganda di guerra contro il governo bolivariano è molto forte. Come spiegheresti cosa sta succedendo adesso con la benzina che scarseggia, e con la speculazione dei prezzi?

Il Venezuela è vittima di un attacco criminale imperiale, che si esprime nelle sfere politico-diplomatica ed economico-finanziaria. Siamo oggetto di forti misure coercitive unilaterali, adottate extraterritorialmente dal governo suprematista degli Stati Uniti, almeno dal 2014.

Queste misure costituiscono un crimine contro l’umanità, come previsto dallo statuto di Roma. Hanno lo scopo di impedire al nostro Paese di effettuare transazioni per accedere a prodotti alimentari e medicinali che servono al nostro popolo, ottenere finanziamenti internazionali. Questo divieto include: obbligazioni, prestiti, estensioni di prestiti, garanzie di prestito, lettere di credito, fatture o note di sconto e documenti commerciali, fino al blocco delle attività finanziarie della Banca centrale del Venezuela (BCV) e al divieto delle operazioni di Petróleos de Venezuela (PDVSA), da cui dipendono gran parte delle entrate del paese. La filiale CITGO, con sede negli Stati Uniti, è stata confiscata e le forniture necessarie per produrre carburante non arrivano nel Paese. Inoltre, ci è stato proibito di effettuare qualsiasi transazione con oro e criptovalute.

Tutte queste misure di soffocamento economico, come quelle attuate all’epoca in Cile contro il presidente martire Salvador Allende, insieme ad azioni di cyber-terrorismo volte a fissare un tasso di cambio parallelo e illegale, come il caso di Dollar Today, hanno influito senza dubbio sull’economia venezuelana, esacerbando le pressioni inflazionistiche, diminuendo il potere d’acquisto di venezuelani e venezuelane e minando l’autorità della nostra Banca centrale.

Come se ciò non bastasse, recentemente il governo degli Stati Uniti ha rubato 342 milioni di dollari dal nostro Paese, che la Banca centrale del Venezuela (BCV) aveva depositato presso Citybank. Denaro che è stato “trasferito” alla Federal Reserve statunitense. Un saccheggio che mostra la gravità dell’attacco di cui il popolo venezuelano è vittima.

Attacchi sostenuti da un’aggressiva campagna anti-bolivariana, attuata con la complicità delle grandi imprese di informazione del mondo. Queste coordinano linee editoriali che evidenziano permanentemente mezze verità e palesi bugie sulla realtà venezuelana, al fine di offuscare l’immagine del compagno presidente Nicolás Maduro e del governo bolivariano. Campagne che mettono in discussione l’autonomia dei poteri pubblici della Repubblica e minano il morale di coloro che militano e / o simpatizzano con la rivoluzione bolivariana.

Dopo la scomparsa fisica del Comandante, il tuo messaggio in cui riprendevi lo zaino del fratello caduto, ha commosso il paese. Cosa c’è in quello zaino? Qual è l’eredità concreta di Hugo Chávez oggi in Venezuela?

Il comandante Hugo Chávez ci ha lasciato un sacco di sogni e progetti, alcuni dei quali dobbiamo continuare a consolidare. Come ho detto in quel triste giorno, è uno zaino infinito, che non ha dimensioni, perché accoglie tutti i desideri e le aspirazioni dell’America Latinocaraibica, e dei popoli del mondo. Quello zaino non lo portano solo le mie spalle, ma quelle di tutto il popolo venezuelano, le spalle dei valorosi uomini e donne che lavorano instancabilmente per la prosperità della Patria, quelli che difendono la propria sovranità e indipendenza, quelli che combattono instancabilmente per la vera unità della nostra Patria Grande.

Come sappiamo, il nostro leader eterno era un fervente e coerente difensore della dignità nazionale e nostramericana, permanentemente minacciata dal nemico storico dei nostri popoli. In tempi così complessi come quelli attuali, in cui continuiamo a essere oggetto della furia imperiale da parte di coloro che insistono nel vederci come il proprio cortile di casa, è allora che diventa più forte questo sentimento. È il momento in cui diventiamo pienamente coscienti, a livello continentale, dell’impegno che abbiamo con quello zaino, che non è altro che l’eredità di Chávez.

Vi sono, sotto gli occhi del mondo, gli innegabili risultati in diverse aree del lavoro nazionale: salute, cultura, sport, attività ricreative, alloggi, sicurezza sociale e difesa nazionale, tra i molti altri a beneficio del popolo venezuelano.

Non sono stati in grado e non saranno in grado di farcela contro il Venezuela, proprio a causa dell’immensa eredità del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, con la quale abbiamo recuperato la nostra indipendenza nazionale, il bene più prezioso che abbiamo riconquistato dopo 200 anni, come ha scritto lo stesso Chávez nel Plan de la Patria, una parte fondamentale della sua eredità. Un’indipendenza che noi venezuelani e venezuelane siamo disposti a difendere a ogni costo.

Esiste la possibilità che Trump possa attaccare militarmente il Venezuela? E cosa può fare Cuba?

Nella sua disperazione di porre fine alla Rivoluzione Bolivariana, e di fronte al fallimento di precedenti tentativi, l’attuale amministrazione degli Stati Uniti ha assunto direttamente la leadership dell’opposizione venezuelana e l’esecuzione di piani volti a cercare di raggiungere questo obiettivo. Si è spinta effettivamente fino al punto da minacciare l’intervento militare contro il nostro paese, per rovesciare il governo bolivariano e impossessarsi delle nostre ricchezze naturali, nonché per punire il popolo di Bolivar e Chávez per la loro audacia di voler essere solidali, sovrani e indipendenti. A tutto questo, si aggiunge ora un’infame accusa contro il compagno presidente Nicolás Maduro e altri dirigenti, per cercare di collegarli al traffico di droga, ovviamente senza alcuna prova.

Una minaccia che rivela la natura irrazionale e irresponsabile delle azioni che Donald Trump sta intraprendendo contro il nostro Paese da una posizione apertamente bellicosa. Il nobile popolo venezuelano ha reagito in difesa della Patria e della sua indipendenza. Come ho detto prima: siamo pronti a difendere la nostra Patria su qualunque terreno sia necessario.

Inoltre, in tutto il mondo, si è manifestata la solidarietà con il nostro Paese, in difesa della pace, della sovranità e della democrazia bolivariana. Uno scenario in cui Cuba, come sempre, si è posta in prima linea, esprimendo il suo costante impegno nei confronti dei venezuelani e delle venezuelane, in qualunque scenario.

Che cosa può cambiare questa pandemia negli eventi politici del Venezuela come lo svolgimento delle elezioni parlamentari o nell’atteggiamento dell’opposizione golpista?

Il compagno presidente Nicolás Maduro ha recentemente dichiarato, in un’intervista con una radio argentina, che sarebbe irresponsabile da parte sua dire che quest’anno ci saranno elezioni a tutti i costi. Uno scenario che sembra improbabile per ora, in un momento in cui la priorità è combattere la pandemia di Covid-19. In ogni caso, qualunque sia la data delle elezioni, si dimostrerà la crescita di consenso del popolo nei confronti della gestione del governo bolivariano. Anche gli indifferenti e le indifferenti finiranno per rendersi conto che non esiste altra strada oltre quella del socialismo bolivariano.

Nei congressi mondiali dopo il Forum di San Paolo, è stata stabilita un’agenda internazionale di lotta. Come dovrebbe essere aggiornata in questa pandemia in base all’attività internazionalista del PSUV?

Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) sviluppa le sue relazioni internazionali in base alla politica estera del Paese, governata, tra l’altro, com’è noto, dai principi di indipendenza, uguaglianza, autodeterminazione, cooperazione, rispetto dei diritti umani e solidarietà tra i popoli.

In questo contesto, dalla Vicepresidenza degli affari internazionali – istanza settoriale del nostro partito che ci corrisponde dirigere attualmente – abbiamo approfondito le nostre relazioni: con diverse organizzazioni politiche, sociali e dei lavoratori e delle lavoratrici in tutto il mondo; così come con parlamentari e deputate, operatori e operatrici della comunicazione alternativa, alcuni dei quali sono riuniti nel Consiglio nazionale e internazionale della comunicazione popolare (Conaicop) o membri della Rete di intellettuali, artisti e movimenti sociali in difesa dell’umanità. Solo per citare alcuni esempi.

Questo approfondito agire internazionale pone il suo accento, come è normale, sulla Nostra America Latinocaraibica e, in particolare, nei rapporti con le organizzazioni che fanno parte del Forum di San Paolo (FSP), il cui XXV Incontro abbiamo celebrato in Venezuela nel 2019. Un incontro da cui è emerso un Piano di lotta, assunto dalle forze progressiste del Continente e di altre parti del mondo che hanno partecipato all’evento.

Questo piano si è sviluppato in modo soddisfacente, anche se logicamente dovrà essere adattato alla luce della nuova realtà internazionale che si presenta a seguito della pandemia di Covid-19. In ogni caso, i necessari aggiustamenti implicherebbero l’adozione di nuovi metodi per continuare il lavoro che, sulla scena internazionale, abbiamo sviluppato per la difesa delle grandi cause dell’umanità. E per la lotta contro il capitalismo depredatore, la causa dei grandi mali del mondo di oggi.

Tutte le battaglie future in difesa della specie umana continueranno a trovare noi, il popolo, il governo venezuelano e il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), nella prima linea di combattimento, insieme alle altre organizzazioni progressiste della Nostra America e del mondo.

Puoi parlarci dell’attività dell’Istituto di studi superiori Hugo Chávez?

L’Istituto di studi superiori del pensiero dell’eterno comandante Hugo Rafael Chávez Frías, è stato creato dal governo bolivariano nel 2013, al fine di preservare e diffondere l’eredità del leader storico della rivoluzione bolivariana. Questo umile servitore è stato nominato per dirigerlo, per decisione del compagno presidente Nicolás Maduro.

Attualmente, l’Istituto sviluppa e incoraggia diversi tipi di lavori creativi e concettuali per adempiere al suo scopo. Presuppongono lo studio, l’indagine, la compilazione, la protezione e la diffusione degli ideali del nostro Comandante eterno, nel campo politico, ideologico, scientifico, sociale e culturale.

In questo senso, solo per citare alcuni dei programmi progettati a tal fine, migliaia di documenti che spiegano l’ideologia politica del comandante Hugo Chávez sono stati resi disponibili a tutti i cittadini del mondo e fanno parte della sua eredità scritta e orale. Documenti inseriti nel portale “todochavezenlaweb”, classificati nelle categorie “discorsi e indirizzi”, “Aló Presidente”, “interviste e dichiarazioni”, “riunioni e allocuzioni”, “scritti” e “tutto Chávez in ordine cronologico”. Tutte queste informazioni sono accessibili tramite un motore di ricerca molto semplice, che facilita il lavoro di coloro che visionano la pagina.

Allo stesso modo, e tra le altre iniziative che abbiamo sviluppato nell’area della formazione, l’Istituto rilascia, in diverse entità federali del paese, il diploma “Visione generale dell’eredità del comandante Hugo Chávez”, in cui i partecipanti conoscono diversi aspetti dell’eredità del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, di cui abbiamo già parlato.

Inoltre, abbiamo avanzato un intenso programma editoriale, dal quale sono stati stampati un buon numero di testi che raccolgono diversi elementi relativi all’ideologia del nostro Comandante eterno, con la sua visione e prassi. Alcuni di questi, i più recenti, sono stati presentati nel febbraio di quest’anno a L’Avana, nell’ambito della XXIX Fiera Internazionale del Libro di questo Paese fratello.

Il programma “La Huella Incandescente” merita una menzione speciale. Include le testimonianze di persone legate alla vita e al governo del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, dalla sua giovinezza ai suoi ultimi giorni di esistenza fisica, registrate in modo videografico.

Oltre a quello che abbiamo fatto a livello nazionale, l’Istituto ha interagito con altre istituzioni prestigiose simili nel mondo, come il Centro Studi Che Guevara a Cuba; l’Istituto Schafik Hándal di El Salvador, e il Centro culturale per la cooperazione “Floreal Gorini”, in Argentina. Con alcune di queste istituzioni sono stati firmati accordi di cooperazione, il cui sviluppo dobbiamo continuare ad approfondire sempre di più ogni giorno. Dobbiamo sottolineare, in maniera autocritica, che questo è un campo in cui abbiamo ancora molto da fare.

Quindi, nonostante ciò che è stato fatto finora, la dimensione del compito da svolgere è gigantesca, come l’eredità di Chávez. Al momento stiamo sviluppando un progetto su larga scala, che richiederà diversi anni di lavoro: la pubblicazione delle opere complete del pensiero del nostro eterno Comandante, così come le iniziative per poter impartire la nostra offerta di formazione in modo virtuale, avanzare in una più grande relazione internazionale dell’Istituto, e la compilazione e registrazione di nuovi titoli relativi alla vita e all’opera del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, la storia contemporanea del Venezuela, il ruolo della sinistra nel mondo e i processi di integrazione attualmente in corso. Tutti faranno parte di un grande centro di documentazione che stiamo sviluppando da diversi anni.

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