Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Davide Serra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Davide Serra. Mostra tutti i post

17/09/2018

L’Italia è un paese per ricchi!

Lo sapete che in Italia una Flat Tax c’è già? È quella che volle fortemente l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi e che poi è diventata attuativa col suo successore, Paolo Gentiloni. Grazie a quella che lo stesso Sole 24 Ore di ieri definisce “flat tax per i super-ricchi” in un anno in 160 hanno trasferito la propria residenza fiscale nel Belpaese. Dopo CR7 è ora il turno di Davide Serra, finanziere amico di Matteo Renzi (sarà un caso?) e fondatore di Algebris, “società di gestione del risparmio con attivi per 12,3 miliardi di euro”.

Ma di cosa si tratta? È un’imposta per chi – italiano o straniero – decide di trasferirsi in Italia. Il contribuente paga 100.000 euro all’anno per i redditi prodotti all’estero. Non importa che siano di 1, 10, 100, 1000 milioni di euro. Su quei redditi non dovranno pagare un centesimo in più di 100.000 euro, né in Italia né nel paese di provenienza. E ci stupiamo se i Paperon de Paperoni di ogni dove si sperticano in un profluvio di lodi senza fine per la Flat Tax?

Ci ripetono ossessivamente che attirare i ricchi farà bene anche a noi. Che, come una goccia, i benefici arriveranno a tutti. Che qualche briciola dalla tavola di questi nababbi cadrà e sarà per le nostre bocche. I governi del PD e quello giallo-verde di Di Maio e Salvini su questo sono assolutamente d’accordo. Alla super Flat Tax di Renzi e Gentiloni seguirà la Flat Tax di Salvini e Di Maio.

Peccato che l’esperienza degli ultimi 30 anni ci dica che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Che la Flat Tax sia l’ennesimo regalo a chi ha già le tasche piene.

Né per giovani, né per vecchi. Tutti i partiti in Parlamento stanno semplicemente costruendo un paese per ricchi.

Il sistema fiscale andrebbe sì modificato, ma nella direzione opposta. Rispettando l’articolo 53 della Costituzione che prescrive la progressività delle imposte, così che chi ha di più paghi di più. E facendo una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. Per rimettere in carreggiata le classi popolari dell’intero Paese. Che invece le Flat Tax di ogni colore e tipo non fanno altro che penalizzare sempre di più.

Fonte

16/02/2015

Boschi, Renzi, Davide Serra: a speculare così sulle banche siamo bravi tutti

Il blog iceberg finanza non è un sito di movimento. Anzi, a dirla tutta, a livello di movimento manca un sito di informazione e analisi critica finanziaria. Siamo ancora fermi alle posizioni, e alle analisi, dell'intellettuale che produce, in modo necessariamente random come lo sono le analisi individuali, lavori che entrano dentro uno schema ideologico o di narrazione di schieramento. Schema che, nei lettori, produce o identificazione o, per rigetto, polemiche generando così più polemiche, o chiusure a riccio, che ulteriore analisi. Un modo di procedere superato più ottocentesco, nel senso della stampa popolare più incline a infiammarsi e ad infiammare che a definire un fenomeno, che marxiano (dove l'uso dell'analisi e della narrazione letteraria è a servizio della strutturazione dei fenomeni). Un modo oltretutto assolutamente inutile a rappresentare e a seguire la vertiginosa complessità del mondo finanziario, e della sua ricaduta sulle società, specie quando si dovrebbe informare per capire gli scenari e non per fare trading.

In attesa di veder trasformare il pulviscolo di blog, pagine facebook, account twitter di singolarità riconducibili ad una cultura di movimento in un hub che cambi la percezione collettiva del fenomeno finanza segnaliamo questo post di iceberg finanza. Riguarda il rapporto Boschi-Renzi- Serra per il commissariamento pilotato della banca presieduta dal padre della ministra. Rapporto che ha salvato il padre della ministra, fruttato una speculazione riuscita a Serra, come già era accaduto con MPS poche settimane fa. Ma che ha anche rafforzato Renzi. Perché se la moneta oggi è il livello di comando del capitale chi risolve, a suo favore, le tempeste che riguardano la moneta sta sulla plancia di comando. Resta da dire che con questa informazione mainstream, che copre la sostanza per esaltare il superfluo, a speculare siamo bravi tutti. La politica editoriale dell'attenzione verso il superfluo, operata dal mainstream, rende facile impadronirsi della sostanza nella disattenzione generale.
redazione, 14 febbraio 2015
l'articolo

27/01/2015

Speculazioni su banche popolari. Sotto tiro sponsor e parenti del governo Renzi

Il sito economico specializzato Wallstreetitalia.com, segnala oggi che la Consob vuole andare a vederci chiaro su alcune, presunte, speculazioni di mercato, che sulla Borsa di Londra avrebbero anticipato il balzo delle azioni delle Banche Popolari in Borsa a seguito del recente decreto del governo Renzi che gli impone di diventare spa.

Ci sarebbero stati movimenti sospetti nei mercati finanziari di rilievo sulle azioni delle Banche popolari nelle ore precedenti alle prime indiscrezioni sul decreto del governo. Insider trading dunque. I giornali di oggi concentrano l’attenzione su questa vicenda anche perché potrebbe avere ripercussioni politiche oltre che finanziarie.

Il Fatto quotidiano di oggi sottolinea come non possa passare inosservato il fatto che "la banca che ha maggiormente beneficiato dello strascico anglosassone, con un rialzo del 66% in Borsa, altri non è che la Popolare dell’Etruria e del Lazio, di cui vicepresidente è Pier Luigi Boschi". Si tratta del padre di Maria Elena, ministro delle Riforme e direttore generale della fondazione Open, che negli ultimi anni ha ricevuto 150 mila euro da Serra, il finanziere del fondo Algebris e noto sponsor di Renzi. Non solo.

Rincara la dose il Corriere della Sera secondo cui "sulla base di convergenti fonti di mercato, che alcuni soggetti con base a Londra avrebbero creato posizioni anche rilevanti in azioni delle banche popolari nei giorni e nelle ore precedenti le prime circostanziate indiscrezioni (quindi prima delle 17.30 di venerdì 16 gennaio) sul decreto di riforma che abolisce il voto capitario nelle Popolari, ossia il principio di «una testa un voto» per cui tutti i soci sono uguali a prescindere dalle azioni possedute. Considerando l’effetto dirompente che la notizia ha avuto sul mercato a partire da lunedì 19 gennaio, con rialzi a due cifre di tutte le banche coinvolte, è evidente quanto siano stati abili gli «accumulatori» di pacchetti".

Ed anche il giornale della grande borghesia del nord sottolinea come “lo scatto più spettacolare sia stato quello della Popolare Etruria e Lazio di cui è vicepresidente Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: +66%".

Fonte

A furia di rottamare si sono rivelati peggio dei berlusconiani.

05/11/2014

Davide Serra fa un monte di soldi con il fallimento Monte dei Paschi

Questo articolo è dedicato all’elettorato Pd. Quello che vota Renzi e si fa vuotare le tasche, oltre che dal fenomeno di Rignano, da Davide Serra. Si, proprio lui, l’amministratore delegato del fondo Algebris, che ha la gigantografia di Mandela in ufficio a Londra, comprata ad un’asta dove c’era Angela Merkel, e che chiede di sanzionare chi fa sciopero in Italia. Insomma lo sponsor finanziario più noto di Matteo Renzi.

Come è conosciuto nel mondo dei broker Davide Serra? Come un ribassista che fa vendite allo scoperto. Che cosa significa? Semplice, significa che Serra acquista l’obbligo di vendita di azioni, o obbligazioni, ad un determinato prezzo e ad una determinata data. Senza avere azioni od obbligazioni in mano. Se a quella data le azioni, o le obbligazioni, fissate saranno ad un prezzo più basso, di quanto precedentemente determinato, Serra potrà comprare sul mercato e rivendere, guadagnandoci. Facciamo un esempio: Serra contrae, come accade su tutti i mercati da decenni, un accordo con promessa di vendita di azioni MPS a 100 euro l’una. Senza avere in mano una azione MPS. Il giorno in cui questa promessa dovrà essere mantenuta se le azioni MPS avranno valore, facciamo un esempio, 80, il nostro Serra avrà guadagnato senza spendere un euro. Si fa cosi: si prende il contratto di vendita, si fanno comprare le azioni a 80 da una banca, qui la facciamo semplice, poi si incassa, come da obbligo contrattuale, e 100, si paga una commissione alla banca. Ed ecco guadagno pulito senza aver avuto un euro in tasca prima dell’acquisto di titoli MPS prima di venderli.

Grosso modo è quello che è accaduto realmente, quando Serra ha incassato forti dividendi dal crollo in borsa di MPS. Conosciamo naturalmente il nostro bischero per eccellenza, l’elettore Pd, già pronto a raccontarci che sono questioni di mercato e che le istituzioni non possono farci niente.

Naturalmente non è vero: possono, anzi potevano, farci molto sia la vigilanza bancaria sia il governo. Due esempi rapidi.

Uno, guardiamo cosa può fare in questi casi la Consob.
La vigilanza bancaria può segnalare la posizione di vendita ribassista allo scoperto, e la Consob qui lo ha fatto prima che il titolo crollasse. Ma può fare anche un’altra cosa: può direttamente vietare la vendita allo scoperto per impedire comportamenti speculativi. La Consob naturalmente non ha vietato nulla, il titolo MPS ha finito di crollare e Serra ha guadagnato. Cosa poteva fare il governo? Elementare Watson, tutelare i risparmiatori MPS, e i contribuenti che dovranno ripianare la voragine di Siena, anche con un semplice effetto annuncio. Anche solo portando il presidente del consiglio davanti ai microfoni, gesto che gli riesce benissimo, per dichiarare che si sarebbe fatto di tutto per salvare MPS. In modo da far risalire il titolo e contenere i danni sia ai risparmiatori sia ai contribuenti.

Ma Davide Serra, l’uomo che ha guadagnato (come da posizione ribassista rilevata dalla Consob) dal crollo è anche il grande sponsor di Renzi. Presidente del consiglio che si è badato bene dal rilasciare dichiarazioni in grado di alzare il titolo MPS. E anche di investire pubblicamente, con qualche richiesta di informativa resa pubblica, proprio la Consob del problema del titolo MPS. A fare da complice alla coppia Serra-Renzi il comune amico Lorenzo Bini Smaghi, banchiere fiorentino già membro del board della Bce, che va a giro per i talk-show a dichiarare, per depistare sulle emergenze nazionali, che non sono le banche il vero problema per l’Italia. Di sicuro le banche non sono un problema per i tre amici che, dalla crisi del sistema bancario nazionale, ci guadagnano e non poco sia pure a diverso titolo.

Insomma che cosa è Palazzo Chigi oggi? E' il più gigantesco covo di insider trading del paese. Un covo dove si detengono informazioni riservate, ad esempio, su MPS e, guarda te il caso, dove gli amici del presidente del consiglio su MPS finiscono per guadagnarci. Una volta smantellato il sistema locale del credito in Toscana poi qualcuno pagherà: contribuenti e risparmiatori ad esempio. Bravi bischeri che votate Pd continuate così: votate chi lascia, noi e voi, in mutande. In nome delle cazzate della Leopolda, la sfilata delle ministre e di proposte politiche vecchie di almeno 15 anni. Proposte che solo al bischero che vota PD possono sembrare nuove.

fonte

redazione, 4 novembre 2014

Fonte