Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/04/2016

Ministri o “sguattere del Guatemala”?

La vicenda di Tempa Rossa, dei rapporti tra il governo Renzi e la multinazionale Total, con l’inevitabile profluvio di intercettazioni e voci melodrammatiche singhiozzanti al telefono, si sviluppa sui media mainstream che ovviamente puntano più al lato gossip che non sul dato strutturale – devastante – per cui questo governo non è altro che un ufficio di smaltimento delle necessità aziendali prevalenti.

C’è da dire che l’ormai ex ministro e speranza di Confindustria, Federica Guidi, oggi davanti ai magistrati di Potenza come “persona informata sui fatti”, si vede ormai imbozzolata nei panni di un personaggio femminile ottocentesco, dai tratti patetici e davvero poco autorevoli. Non c’è commozione possibile, ovviamente, perché questa signora – come tutti gli altri componenti dei governi degli ultimi 25 anni – ha collaborato entusiasticamente a prendere decisioni che stravolgono la vita della maggioranza della popolazione italiana, a cominciare ovviamente dai lavoratori. Basterebbe solo la firma sotto il Jobs Act per far arretrare qualsiasi moto di compassione...

In qualche misura lo sanno anche i cronisti che con qualche cinismo la espongono a una figuraccia memorabile, andando a selezionare i passi più “sentimentali” delle intercettazioni:

La Squadra mobile registra una telefonata, il 18 giugno 2015: «Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano... o mi sono rotta... a quarantasei anni... tu siccome stai con me e hai un figlio con me, mi tratti come una sguattera del Guatemala». E ancora: «Io per te valgo meno di zero... le cose che ho fatto per te non vanno mai bene, non sono sufficienti». Non poteva mancare la gelosia, «per te valgo meno di zero, come tutte», anche nei confronti dell’ex moglie e dei due figli avuti con lei, «stai più con loro che con nostro figlio».

E dire che l’ex ministra sa di possedere qualità superiori: «io non sono cretina... perché tutte le volte Gianluca... tutte le volte... le camicie, le cattiverie, tutto... per te è un diritto, ottenere quello che tu pensi sia possibile». Oltretutto sapendo che dall’altro capo del filo non c’è un genio dell’imprenditoria: «no, quanto ti è costato l’ufficio, dimmi?... Un milione di euro», «Ma quando tu ti sei andato a sputtanare centinaia di milioni di euro, in una situazione che neanche un deficiente...», mentre lei «Io a quarantasei anni, mi alzo domani mattina alle tre e mezza perché vado a lavorare, perché so com’è fatto il mondo, non vivo su Marte. Tu invece....».

Abbiamo ripreso parti da un pezzo “di colore” del torinese La Stampa, organo di casa Fiat-Fca. Ma per uno scopo decisamente diverso. Si può in effetti rimanere basiti nel pensare che, gente così, la si può incontrare in ascensore e sull’autobus, in un ufficio periferico come in un bar... e certo nessuno arriverebbe a pensare che potrebbero un giorno ricoprire incarichi dirigenziali di nessun tipo. Invece “governano”, o almeno trasformano imperativi della Troika (Ue, Fmi e Bce) in “riforme strutturali”, decisioni, leggi, commissari straordinari per l’Expo o Bagnoli, emendamenti che favoriscono Tizio o caio e massacrano milioni di persone.

Ordinary people, senza grandezza, senza illusioni, senza visioni d’insieme. Avidi, certamente, ma che, alle prese con interessi economici più grandi di loro, finiscono per comportarsi come “facilitatori” degli affari del più forte, cercando di spizzicare qualcosa per sé o per i propri familiari. Fino ad esserne stravolti anche sul piano “umano”.

Come spiegava già al tempo il saggio di Treviri: “La borghesia ha strappato il commovente velo sentimentale al rapporto familiare e lo ha ricondotto a un puro rapporto di denaro”. Ascoltare per credere...

Meno gossip e più affari, com’è giusto, nella lettura degli stessi atti giudiziari fatta da IlSole24Ore. Il primo che dice “poverina” pensando all’ex ministro dovrebbe venir schiaffeggiato.

*****

Il «quartierino romano» di Gemelli e il pressing sulla Guidi

di Ivan Cimmarusti e Marco Ludovico

C’era un «fuoco incrociato» sull’allora ministro allo Sviluppo economico (Mise), Federica Guidi. Vittima di una presunta organizzazione a delinquere denominata «quartierino romano» capeggiata dal compagno della Guidi: l’imprenditore Gianluca Gemelli. È il contenuto di un’informativa investigativa giunta sulla scrivania del procuratore capo di Potenza Luigi Gay, dell’aggiunto Francesco Basentini e del sostituto Laura Triassi, che coordinano l’inchiesta sul petrolio in Val d’Agri.

Partendo dall’oro nero lucano, l’indagine ha portato gli investigatori della squadra mobile di Potenza, al comando di Carlo Pagano, a ipotizzare l’esistenza di una presunta «rete» di rapporti trasversali intessuti da Gemelli per i suoi interessi personali: appalti e commesse per la sua società di servizi, nomine. Con la complicità, ritengono alla squadra mobile, di Nicola Colicchi, ex consulente della Camera di Commercio di Roma; di Valter Pastena, ex dg del ministero dell’Economia e delle finanze; e con l’appoggio, racconta l’informativa, di Paolo Quinto – non risulta indagato – stretto collaboratore di Anna Finocchiaro (Pd). Pastena, Colicchi e Gemelli sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere, traffico di influenze e abuso di ufficio.

Un lungo capitolo è dedicato al ruolo di Pastena. L’ex dg del Mef passato con una consulenza al Mise racconta che deve portare un «regalo» a Gemelli. Si tratterebbe, secondo la polizia di Stato, di atti giudiziari avuti «dagli amici carabinieri» legati all’indagine sulla mafia in Emilia Romagna in cui è stato tirato in ballo il nome del ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio. L’ipotesi dell’informativa è che si possa trattare di un dossieraggio contro Delrio. «Io ti devo parlare da vicino ma proprio da vicino, molto da vicino (…) tutte cose che addirittura ti puoi togliere pure qualche sfizio (…) ma serio ti puoi togliere qualche sfizio..eh? (…) Tieni conto che i carabinieri prima che tu venissi là, sono venuti a portarmi il regalo in ufficio. Hai visto il caso di Reggio Emilia? Finito sto casino usciranno le foto di Delrio Cutro con i mafiosi… Tu non ti ricordi quello che io ti dissi, che c’era un’indagine, quelli che hanno arrestato a Mantova, a Reggio Emilia, i Cutresi, quelli della ’ndrangheta… (…) … no, te l’ho detto, perché chi ha fatto le indagini è il mio migliore amico, e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi».

Ma la Guidi muove pesanti accuse anche contro l’allora viceministro al Mise, Claudio De Vincenti: secondo la ministra, che lo racconta a Gemelli, De Vincenti voleva prendere il suo posto. «Guidi – scrivono gli investigatori – ribadiva che De Vincenti era la sua rovina, che doveva stare molto attenta a lui, perché sapeva tutto». Inoltre, aggiunge l’ex ministro a Gemelli, «però siccome è diciamo amico di quel tuo clan lì, sappi… perché oltre tutto lui lì è uno che sa le cose». La Guidi in questa intercettazione con il compagno insiste su De Vincenti e cita poi la sua «fida amica Finocchiaro, Paolo Quinto, siccome lo portano tutti in palmo di mano». Il nome della Finocchiaro, citata da Gemelli e dalla Guidi, ritorna alcune volte nell’informativa: nelle intercettazioni Colicchi e Gemelli parlano persino della candidatura poi sfumata della parlamentare Pd alla presidenza della Repubblica.

I magistrati stanno vagliando le intercettazioni per chiarire se il contenuto sia reale o, com’è evidente in molti casi, millanterie. Restano palesi le pressioni di Gemelli sulla compagna: «Presentami l’amministratore delegato della Drilling, presentami l’amministratore delegato di Shell, di Total, di Tamoil». Guidi e Gemelli hanno una violenta litigata, annota la squadra mobile, perché, tra l’altro, «lo stesso Gemelli rinfacciava alla Guidi di essersi interessata invece per il presidente degli Aeroporti Toscani (Marco Carrai, ndr) mettendosi a sua completa disposizione». L’informativa contiene anche altri particolari tutti da chiarire e dimostrare.

C’è, per esempio, il capitolo dedicato al tentativo presunto o almeno dichiarato da parte di Gemelli di far nominare Franco Broggi, della società Tecnimont, in una società pubblica come Enel o Eni. La richiesta sarebbe stata fatta alla stessa Guidi. Tuttavia ci sarebbero, secondo Gemelli che è intercettato con Broggi, dei problemi. «Io ti volevo solo dire quello che sto facendo …Allora, Federica l’ho messa in croce, gli ho detto “senti, figlia mia, ma io non…” perché l’hanno fatta incazzare Renzi, poi c’è ’sto testa di c… di questo qua di Luxottica, come si chiama, Andrea Guerra (…) che glielo hanno messo a controllare la cosa dell’acciaieria e l’Ilva! E le stanno rompendo…ho detto “senti tu mollali”». Sempre Gemelli dice che la compagna le avrebbe detto sul fronte nomine che «Gianluca, io c’ho Luca Lotti che mi sta massacrando, su ogni cosa di queste ci mette il becco». Gemelli, inoltre, qualcosa ce l’avrebbe da dire anche sul ministro dell’Interno, Angelino Alfano, accusato di aver «piazzato» una persona in Eni: «Non immagino fosse un bordello di questo genere – dice Gemelli – cioè perché tu (Broggi, ndr) devi figurare ad esempio nel consiglio di amministrazione di Eni, poi dicono che sono tutta gente super forte, cioè c’hanno messo l’avvocato di quello» aggiunge Gemelli «che è agli interni, Alfano, cioè ci mettono i personaggi dei capi partito, capito? Non politici, capi partito»

Fonte

02/04/2016

Lo Stato al soldo dei petrolieri. Indagato anche il capo della Marina Militare

Mentre l’ex ministro dello sviluppo economico, l’imprenditrice Federica Guidi, protesta sui giornali di “non aver voluto favorire mio marito” (facendo passare l’emendamento che gli avrebbe procurato un subappalto con la Total), l’inchiesta della Procura di Potenza si rivela molto più consistente del previsto.

Con l’iscrizione nel registro degli indagati di Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, e di Valter Pastena, dirigente della Ragioneria dello Stato, altri pezzi consistentissimi della struttura istituzionale e di potere finiscono sotto inchiesta. Anche per loro l’accusa è di associazione per delinquere, abuso d’ufficio e traffico di influenze. Per inciso, è la stessa imputazione rivolta a carico di  Gianluca Gemelli, convivente della Guidi.

Per capire il clima di questo disgraziato paese, però, andrebbero letti attentamente alcuni tweet “populisti” e “anticasta” che lo stesso Gemelli aveva messo in rete, e che mostrano come l’attuale “classe imprenditoriale” italica sia capace di giocare tutte le parti in commedia:
A tutti i politici… il governo ha carta bianca per tartassare i cittadini, ma non può abbassare gli stipendi dei parlamentari… BUFFONI!!!

Ai politici... Se non adeguate i vs stipendi a quelli europei non potete permettervi di chiedere sacrifici. La gente è stanca di voi!!!

Perché Francia e Germania hanno fatto l’accordo con la Svizzera e da noi tartassano sempre gli stessi???

E’ avvilente dover constatare che non abbiamo offerta politica credibile, l’Italia ha perso l’occasione Renzi!!!
Un vero campionario di frasi fatte apposta per la rete e che dimostra quanto questo imprenditore – che pure aveva un ministro in casa, da cui avrebbe preteso emendamenti a suo favore, e che quindi era, insieme alla ministra-imprenditrice, a tutti gli effetti un membro della “casta” – sia pronto a cavalcare qualsiasi cavallo. Oggi (qualche giorno fa; l’ultimo di questi tweet è di febbraio, poche settimane dopo aver incassato l’emendamento petrolifero che ha inchiodato sua “moglie”) a palazzo Chigi c’è ancora Renzi, ma se domani dovessero arrivare fascio-leghisti o grillini, lui sarebbe prontissimo ad esibire un curriculum “anticasta”. E a chiedere altri emendamenti, ovvio…

Inutile dire che, con queste nuove conferme, la tempesta che Renzi aveva provato ad arginare non potrà che crescere di potenza. Anche perché uno dei pilastri della “comunicazione” filorenziana – la corazzata Repubblica – sembra non voler fare più troppi sconti a un governicchio partito per “innovare” e in via di decomposizione per vicende da salumieri… Vedi qui.

Col passare delle ore, del resto, la pressione dell’inchiesta sul governo si fa più diretta. I pubblici ministeri di Potenza, infatti, hanno deciso di “ascoltare” il ministro per i Rapporti con il Parlamento, miss Maria Elena Boschi, e l’ormai ex dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Naturalmente, come avviene spesso in questi casi, saranno i magistrati ad andare a Roma e non viceversa. Se non altro per non sentirsi rinviare all’infinito l’appuntamento per “sopravvenuti impegni istituzionali” (che la Guidi, comunque, non ha più...).

Fonte

31/03/2016

Il ministro Guidi e l’emendamento per gli affari del fidanzato

L’interesse privatissimo come criterio guida per la politica. Quel che sembrava un fatto indiscutibile, ma dimostrabile solo facendo illazioni con prove soltanto logiche, emerge come uno sbocco di liquami dalle intercettazioni tra il ministro dello sviluppo economico – Federica Guidi, figlia di Guidalberto per una vita vicepresidente di Confindustria, lei stessa in carriera come presidente dei giovani industriali – e il suo fidanzato e convivente, Gianluca Gemelli.

L’indagato, per conto della procura di Potenza, era lui. Gemelli. Il suo nome è uscito nell’inchiesta per “traffico di influenze illecite” che ha portato a cinque arresti, stamattina, nell’impianto Eni di Viggiano, in Basilicata. I cinque sono funzionari e dipendenti del centro oli dell’Eni, il cuore estrattivo dei giacimenti petroliferi della Val d’Agri.

Il capo di imputazione redatto dal procuratore è però molto più interessante: Gemelli è accusato di aver “sfruttato la relazione di convivenza che aveva col Ministro allo Sviluppo Economico […] indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total le qualifiche necessarie per entrare nella “bidder list delle società di ingegneria” della multinazionale francese, e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”.

Ed è questo progetto – sbloccato dal governo Renzi, a dicembre del 2014, tramite un emendamento alla legge di stabilità (la ex “finanziaria”) – al centro dell’indicibile scambio di favori tra il ministro e il fidanzato. Un progetto di sfruttamento del giacimento petrolifero situato nell’alta valle del Sauro, in piena Basilicata, che prevede l’apertura di otto pozzi – cinque nel comune di Corleto Perticara (PZ), un sesto nel comune di Gorgoglione e altri due pozzi da individuare a seconda delle autorizzazioni. A regime la Total prevedeva che l’impianto avrebbe una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 m³ di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo.

Inutile aggiungere che l’opposizione a questo progetto era stata subito fortissima, tale da bloccare a lungo le autorizzazioni all’estrazione.

Poi arriva il governo Renzi, con la Guidi nel posto chiave – allo sviluppo economico – ed ecco arrivare il classico “sblocca Italia”, con un emendamento scritto su misura per la Total e Gemelli, che si era già accordato con la compagnia francese per ottenere, una volta messa in moto la pratica, appalti per due milioni e mezzo a favore delle sue aziende (è un imprenditore anche lui, ci mancherebbe…).

Qui di seguito la telefonata registrata che inchioda entrambi, oltre al rappresentante della Total:
Guidi: “Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Mariaelena la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!“.

Gemelli le chiede se la cosa riguardasse i suoi amici.

Il ministro: “Eh certo, capito? Per questo te l’ho detto“.

Subito dopo Gemelli chiama un rappresentante della Total.

Gemelli: “La chiamo per darle una buona notizia... ehm... si ricorda che tempo fa c’è stato casino..che avevano ritirato un emendamento…ragion per cui c’erano di nuovo problemi su tempa rossa … pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa…e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni…(…) se passa quest’emendamento… che pare… siano d’accordo tutti…perché la Boschi ha accettato di inserirlo… (…) è tutto sbloccato! (ride ndr)…volevo che lo sapesse in anticipo! (…) e quindi questa è una notizia…“.
Lo è certamente. Anche “di reato”. Quale sia l’arco dei reati contestabili al ministro (e alla Boschi, chiamata in causa dalla collega), lo deciderà la Procura. Si va ovviamente dall’interesse privato in atti di governo (non solo “di ufficio”) alla corruzione, e chi più ne ha più ne metta.

Sul piano politico, però, non c’è da attendere indagini della magistratura: questo governo deve scomparire dalla scena, immediatamente. Non c’è neanche da indicare un ordine di priorità (prima la Guidi e la Boschi, ecc). Tutti, subito, prima che questo paese crolli sotto il peso di affari sporchi travestiti dal “rinnovamento”, prima che il cosiddetto premier metta a capo della security e dei servizi segreti il suo ex padrone di casa, Carrai. Prima, insomma, che le intercettazioni le faccia soltanto lui.

Questa è volta buona, Matteo!

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