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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/01/2014

Finte donazioni, affari veri. Arresti in Vaticano



Il Francesco argentino starà pure facendo le sue "pulizie interne", ma la fabbrica di liquami dello Ior sembra ancora in grado di svuotare di senso tanta preoccupazione per "l'onorabilità" delle istituzioni pretesche.

Nuovo arresto per monsignor Scarano, l'ex contabile dell'Apsa (Amministrazione patrimonio Sede Apostolica). La Guardia di Finanza gli ha notificato un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari che riguarda anche un altro sacerdote e un professionista.

Gli investigatori avrebbero accertato finte donazioni per milioni di euro. Le accuse ipotizzate nei confronti di monsignor Nunzio Scarano, che era già stato arrestato lo scorso giugno e poi messo ai domiciliari, sono concorso in riciclaggio e falso. Chissà se si era confessato, dopo quell'esperienza...

La Gdf sta eseguendo sequestri di disponibilità finanziarie e conti correnti nella sede dello Ior in Vaticano nell'ambito dell'indagine che ha portato al nuovo arresto di monsignor Scarano. I finanzieri, secondo quanto appreso, avrebbero accertato false donazioni provenienti da società offshore transitate su conti Ior intestati a Scarano.

Le accuse di riciclaggio sono state formulate dalla procura di Salerno in un'inchiesta su riciclaggio di ingenti somme di denaro. Ai domiciliari è stato posto anche un altro sacerdote, mentre per un notaio è stato adottata la misura del divieto dell'esercizio dell'attività professionale. I provvedimenti sono del Gip di Salerno e sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Giudiziaria di Salerno.

Secondo l'ipotesi investigativa le donazioni sarebbero servite a coprire un grosso riciclaggio di denaro. Il prelato avrebbe contattato una sessantina di persone chiedendo ad ognuno di loro la compilazione di un assegno circolare con somme intorno ai diecimila euro, spiegando di dover ripianare i debiti di una società immobiliare titolare di alcune abitazioni nel centro storico di Salerno. Sempre secondo l'accusa, gli assegni sarebbero stati soltanto una partita di giro, in quanto al momento della consegna i donatori avrebbero ricevuto l'equivalente in denaro contante.

Monsignor Scarano era stato già arrestato lo scorso 28 giugno insieme all'operatore finanziario Giovanni Carenzio e all'ex agente dei servizi segreti - toh! che strano... -  Giovanni Maria Zito. Era stato successivamente posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato ricoverato per un periodo nell'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno.

Maneggioni e affaristi, ma cagionevoli di salute, 'sti pretazzi che giocano coi soldi...

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Madonna che magra!!!

05/09/2013

Scoperchiato l'archivio di Gotti Tedeschi, ex presidente dello IOR

E' quella che si dice una "miniera" o, meno prosaicamente, un verminaio. Dall'archivio dell'ex presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, emergono migliaia gli scambi di mail, lettere, segnalazioni, richieste, vere e proprie raccomandazioni fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni del Pontificato Ratizinger e i vertici del PdL durante i governi Berlusconi e Monti. I documenti sono contenuti nell'archivio segreto dell'ex presidente dello Ior, un archivio che è agli atti nelle inchieste di ben tre Procure: Napoli, Roma e Busto Arsizio, le quali - per motivi e strade diverse - indagano sulla Banca del Vaticano e il suo ex presidente, licenziato in tronco dal Cardinal Bertone. Pochi ricordano che lo stratagemma per acquisire l'archivio di Gotti Tedeschi - il quale temeva per la propria vita - fu quello di fargli perquisire la casa dai carabinieri consentendo così ai magistrati di poter accedere agli archivi.

Le  migliaia di documenti, oggi non più riservati, rivelano una vera e propria trattativa segreta fra ministri, parlamentari e big del partito di Berlusconi con gli alti e altissimi prelati del Vaticano nell'era Ratzinger. Tra i nomi di Oltretevere emergono quelli di Papa Benedetto XVI, mons. George Ganswein, Tarcisio Bertone, Angelo Bagnasco. Tra i nomi della politica emergono invece Angelino Alfano, Giulio Tremonti, Alfredo Mantovano. Ma tra gli oggetti della trattativa ci sono anche Mario Monti e Corrado Passera.

I temi che ricorrono negli scambi epistolari dell'affaire Vaticano-PdL figurano la nomina di Lorenza Lei alla direzione della RAI, la legge sul biotestamento a ridosso del caso Englaro, la "sistemazione" della rogna sull'applicazione dell'Ici ai beni immobili ecclesiastici, le linee di credito necessarie per affrontare l'affaire San Raffaele dopo il crac di don Verzè, la 'preparazione' dell'arrivo al governo di Corrado Passera nella squadra dei tecnici del cattolicissimo Mario Monti.

"Migliaia di mail e documenti sequestrati per ordine della magistratura napoletana e poi trasmessi ai colleghi di Roma e Busto Arsizio - sottolinea il "Corriere della Sera" - ricostruiscono i retroscena dello scontro che ha portato fino alle dimissioni di Papa Ratzinger e ora alla sostituzione del segretario di Stato Tarcisio Bertone. Confermando come lo stesso Gotti, che ha sempre avuto un filo diretto con monsignor Georg Ganswein, segretario dell'allora Pontefice, sia rimasto vittima della disputa che ha riguardato soprattutto la gestione economica della Chiesa. Ma disegnano anche la tela di rapporti che orienta le scelte dei partiti e in questo caso svelano come sia proprio Bertone l'alto prelato al quale il banchiere si rivolge quando ha bisogno di sostenere la designazione di alcuni dirigenti Rai come Lorenza Lei".

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Altro che stato laico... siamo rimasti tali e quali ai tempi in cui il vaticano dettava la linea politica direttamente alla DC, anzi forse ora siamo messi peggio coi tentacoli della finanza che s'insinuano in ogni anfratto.

21/07/2013

Caso Scarano: “Il Vaticano rimpatriò illegalmente soldi degli Agnelli”

Anche la famiglia Agnelli avrebbe usato il Vaticano per rimpatriare capitali. La rivelazione è stata fatta da monsignor Nunzio Scarano, ex contabile dell’Apsa in Vaticano finito in carcere con l’accusa di corruzione, al suo amico Massimiliano Marcianò. Quest’ultimo lo ha riferito ai pm di Salerno in un interrogatorio finora segreto che il Fatto ha visionato. Il 3 luglio Marcianò, 45 anni, imprenditore nel settore degli eventi, amico stretto di Scarano del quale conosce tutti i segreti e i conti, si siede davanti agli investigatori salernitani. A Roma Scarano è indagato per corruzione dell’agente dei servizi segreti Giovanni Zito in relazione alla vicenda del tentato rimpatrio dalla Svizzera di 20 milioni di euro, per i pm forse appartenenti agli armatori D’Amico.

L’inchiesta per riciclaggio della Procura di Salerno, guidata da Franco Roberti, invece parte dai 560mila euro in contanti prelevati dal conto Ior e trasformati in assegni circolari grazie a finte donazioni. Quando Marcianò si siede di fronte al pm Elena Guarino e al colonnello Antonio Mancazzo, comandante del nucleo di Polizia Tributaria di Salerno della Guardia di Finanza, Scarano è dietro le sbarre. L’amico del monsignore, sentito a sommarie informazioni con l’obbligo di dire la verità, riporta le confidenze di Scarano a partire dalla storia degli Agnelli e dei trucchi per spostare capitali e documenti col timbro della Santa Sede.

“Scarano mi ha raccontato che le operazioni di rimpatrio di capitali dall’estero fatte per gli armatori D’Amico (i cugini Cesare e Paolo D’Amico indagati per infedele dichiarazione dei redditi dai pm di Roma. I magistrati sospettano che i 20 milioni detenuti dal broker Giovanni Carenzio, che dovevano rientrare in Italia con l’aereo noleggiato dallo 007 Giovanni Zito, pagato da Scarano, appartengono ai due armatori, ndr), le aveva già fatte in passato anche per la nota famiglia Agnelli”. La rivelazione lascia di stucco gli investigatori. Potrebbe anche trattarsi di una millanteria di Scarano, magari basata su uno scenario suggestivo e noto.

Nell’indagine milanese dei pm Fusco e Ruta alcuni testimoni hanno raccontato che in una banca svizzera esisteva una provvista riferibile a Giovanni Agnelli di 800 milioni di euro e che dietro poteva esserci la Fondazione Alkyone di Vaduz, in Liechtenstein che indicava come protectors oltre a Giovanni Agnelli anche l’avvocato Franzo Grande Stevens, da sempre legale della Fiat e anche dello Ior. Chissà se Scarano, quando raccontava a Marcianò del rimpatrio dei capitali all’estero degli Agnelli, alludeva a queste storie pubblicate dai giornali. Marcianò spiega anche il metodo usato per spostare i capitali delle grandi famiglie del capitalismo italiano nascondendone l’origine grazie all’immunità diplomatica vaticana.

“Scarano mi spiegò – racconta Marcianò ai pm – che per fare ciò utilizzava un sistema con il cosiddetto ‘plico diplomatico’. Per quanto ho capito tale sistema consentiva di eludere ogni tipo di controllo per far rimpatriare in Italia capitali o anche documenti”. Il sistema adottato sembra preso da un film di 007: “Scarano dettava, non so se a piloti di aerei o a dei funzionari di banca, una password o codici identificativi formati da diversi caratteri numerici, che per quanto ho potuto capire, servivano per operare sui conti correnti”. Marcianò racconta di avere assistito a questa scena: “Eravamo in macchina nella seconda metà del 2011 io e Nunzio e rispondendo al telefono Scarano disse a un interlocutore: ’aspetta che ti do i codici’; Nunzio riferì a memoria un codice e riferì i nominativi di personale che sarebbe stato presente su un volo privato che trasportava i plichi diplomatici. Nella seconda metà del 2011, Nunzio Scarano mi ha riferito di essersi recato in Lussemburgo, per portare documentazione contabile del Vaticano”.

Con un amico monsignore così, Marcianò non si stupiva troppo quando vedeva girare furgoni con i lingotti d’oro nascosti tra gli ortaggi: “In Vaticano nel piazzale-parcheggio antistante la palazzina dello Ior, ebbi modo di notare nell’estate del 2012 delle borse di cuoio semiaperte dalle quali si intravedevano chiaramente lingotti d’oro. Venivano caricate su furgoni obsoleti. Ciò avvenne in due circostanze: una volta fu caricato un Fiat Ducato contenente ortaggi tra i quali furono caricati tre o quattro borsoni contenenti i lingotti d’oro. In un’altra circostanza invece fu utilizzato un furgone-frigo, sul quale però non ricordo quanti borsoni vennero caricati”. Marcianò si sorprende e chiede a Scarano “dove portassero i borsoni contenenti i lingotti d’oro. Nunzio non mi rispose e rimase in silenzio anche quando gli dissi: ‘fate tutti questi impicci in Vaticano!!!’”.

Dopo queste rivelazioni, Scarano è stato convocato d’urgenza dai pm romani. Come il Fatto ha già raccontato, nell’interrogatorio dell’8 luglio con i pm Nello Rossi e Stefano Pesci nel carcere di Regina Coeli, ha esteso il discorso all’Apsa dove faceva il capo contabile prima di essere sospeso per l’indagine. Ai pm ha detto: “Arrivai 22 anni fa. Di recente ho chiesto udienza al Santo Padre perché non ero soddisfatto di come andavano le cose all’Apsa”. A questo punto i pm chiedono particolari e seguono nel verbale lunghi omissis. Al Fatto risulta che Scarano abbia nominato nell’interrogatorio anche il direttore dell’Apsa, Paolo Mennini, figlio dell’ex direttore dello Ior Luigi Mennini e fratello del nunzio apostolico a Londra, Antonio Mennini, del quale ha illustrato i rapporti con la famiglia romana dei Nattino, titolare di società fiduciarie e di una banca di investimento, ma attiva anche nel settore immobiliare con fondi che gestiscono anche patrimoni pubblici.

Scarano sarà sentito ancora dai pm romani la prossima settimana: ha deciso di collaborare e dopo l’indagine sullo Ior si annuncia un’inchiesta bis sull’Apsa. Non a caso papa Francesco ha creato una commissione per mettere mano a tutti gli enti economici del Vaticano.

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"fate tutti questi impicci in Vaticano!!!"
Gli impicci sono il core business del Vaticano, da sempre.

02/07/2013

Si dimettono i vertici dello IOR

Cadono i vertici dello Ior dopo il clamoroso arresto di monsignor Nunzio Scarano. Il direttore generale della banca del Vaticano, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli, hanno rassegnato le dimissioni, accettate oggi dalla Commissione dei cardinali e dal board di sovrintendenza. Entrambi sono indagati della Procura di Roma dal 2010 nella vicenda dei 23 milioni di euro sequestrati per sospetta violazione delle norme anti-riciclaggio, ma né il vecchio né il nuovo Pontefice – fino ad ora – avevano pensato di rimuoverli. Le funzioni di direttore generale dell’Istituto, come ha reso noto la sala stampa vaticana, sono state assunte ad interim dal presidente Ernst von Freyberg.

Le intercettazioni degli investigatori hanno mostrato quanto stretto fosse il legame di Scarano con Tulli, che chiamava spesso, dandogli del tu. Scarano aveva contatti frequenti anche con Cipriani, indagato in un altro capitolo dell’inchiesta sulla gestione dell’Istituto per le opere religiose. “Te li faccio partire dal Vaticano”, disse, riferendosi alla necessità di far rientrare dalla Svizzera alcuni soldi che secondo l’accusa sono riconducibili agli armatori napoletani Paolo, Maurizio e Cesare D’Amico, anche loro coinvolti nell’inchiesta.

Una decisione, quella di Cipriani e Tulli, a cui non è di certo estraneo il volere dello stesso Papa Francesco, che tra le priorità del suo pontificato ha quella di condurre lo Ior su una via di totale trasparenza, priva di ombre. E anche l’inchiesta in corso che ha portato all’arresto di Scarano, insieme a un ex agente dei servizi e a un broker finanziario, non ha fatto che accelerare i ricambi. Per quanto riguarda le dimissioni di Cipriani e di Tulli, l’Autorità di Informazione Finanziaria “è stata informata”. Mentre la Commissione speciale nominata mercoledì scorso da Bergoglio per acquisire le informazioni necessarie alla riforma dello Ior, con a capo il card. Raffaele Farina, “ha preso atto di questa decisione”.

In attesa di quello che sarà il riassetto definitivo, sale intanto nell’organigramma dello Ior il peso degli uomini della Promontory, la società di consulenza finanziaria e anti-riciclaggio che dal maggio scorso collabora con l’Istituto, anche per quanto riguarda il controllo dei rapporti con i clienti. Von Freyberg sarà infatti coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di vice direttore e da Antonio Montaresi nella nuova posizione di chief risk officer con la responsabilità di compliance e progetti speciali. Entrambi vantano esperienze di alto livello in banche a Londra e negli Stati Uniti.

“A nome del Consiglio di Sovrintendenza ringrazio il sig. Cipriani e il sig. Tulli per la dedizione personale manifestata nel corso degli anni”, ha dichiarato Von Freyberg. “Sono lieto della nomina di Rolando Marranci e Antonio Montaresi in quanto eccellenti professionisti”, ha aggiunto. “Dal 2010 lo Ior e la sua Direzione hanno lavorato seriamente per portare le strutture e i procedimenti in linea con gli standard internazionali di lotta al riciclaggio di denaro. Sebbene siamo grati per i risultati conseguiti, oggi è chiaro che abbiamo bisogno di una nuova direzione per accelerare il ritmo di questo processo di trasformazione. I progressi fatti sono in gran parte dovuti al sostegno continuo degli organismi di governo dell’Istituto e del suo personale”. Le dimissioni di Cipriani, negli ambienti d’Oltretevere, erano in qualche modo attese: già sabato scorso, a quanto si apprende, il dg aveva riconsegnato la sua auto di servizio.

Il Consiglio di Sovrintendenza ha intanto già avviato una procedura di selezione per nominare a breve un nuovo direttore generale e un vice. Von Freyberg ha inoltre chiesto a Elizabeth McCaul e a Raffaele Cosimo, dirigenti proprio della Promontory, di fungere da Senior Advisors per la gestione dell’Istituto, “data la loro grande competenza ed esperienza”. Nell’opera di revisione e di ricambio avviata da papa Francesco, prima di tutto nell’ambito delle strutture finanziarie vaticane, con Cipriani e Tulli “cadono” dunque le prime teste. Intanto domani si riunirà anche il consiglio “dei 15”, quello dei cardinali chiamati a supervisionare le questione economiche della Santa Sede, che proprio domani dovranno approvare il bilancio 2012.

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Va a finire che il Vaticano diverrà più progressista dello Stato Italiano.

21/06/2013

I corrotti e la lobby gay in Vaticano: la spallata di Bergoglio.

Un sito cileno vicino ad ambienti ecclesiali, ha dato la notizia che Papa Francesco, ricevendo la delegazione dell’associazione dei religiosi e delle religiose dell’America Latina, avrebbe ammesso che in Vaticano, ed in particolare nella segreteria di Stato, esiste una lobby gay che, unitamente a quanti realizzano illeciti guadagni, rappresenta il maggiore ostacolo alle riforme che agli avrebbe in animo di fare. Ed avrebbe aggiunto “Vedremo cosa sarà possibile fare”.

La sala stampa non ha smentito la notizia in sé clamorosa, limitandosi a dire che non ci sono verbali perché si trattava di una udienza privata, per cui si tratta di ricostruzioni a memoria di qualche partecipante che non riferisce le parole del Pontefice alla lettera.

Va bene, può trattarsi di una trascrizione imprecisa, forse errata, ma una cosa come l’ammissione dell’esistenza di una lobby gay in Vaticano o uno se la inventa di sana pianta (ma qui la smentita non c’è) o, al di là delle parole con cui è stata detta, non è una di quelle cose che possono venir fuori da un ricordo confuso. Una lobby gay ed una cordata di corrotti o c’è o non c’è e non è una minuzia su cui uno non fa mente locale, se detta dal Papa.

Dunque, è realistico pensare che Bergoglio la cosa l’abbia davvero detta e senza troppi fronzoli. Anzi, pare che abbia parlato anche della Segreteria di Stato come posto in cui entrambe le lobbies sarebbero annidate (“Buongiorno Tarcisio!”).

Peraltro, la reazione del portavoce ufficiale è così fiacca, rispetto all’entità del fatto, che si capisce benissimo che non solo la cosa è stata detta, ma anche che il Papa voleva che uscisse dalle mura leonine e si indirizzasse -come dire?- Urbi et Orbi. Infatti è semplicemente impensabile che una agenzia cattolica possa dire una cosa del genere, attribuendola al Papa, senza sapere di poterla dire. In sé la cosa non è affatto una novità: di cordata gay parlarono già “I millenari” in uno dei primi volumi. E la cosa è poi costantemente tornata nelle “cronache vaticane non autorizzate”: nei libri di Nuzzi ed in particolare nel secondo, fatto sui documenti di “Vatileaks”, su cui Ratzinger volle una commissione di inchiesta cardinalizia che consegnò una ponderosa relazione sui suoi lavori, poco prima delle dimissioni del Papa, sulla quale sono circolate molte indiscrezioni che, appunto, confermavano l’esistenza della lobby gay. Ed altrettanto si può dire in tema di corruzione.

Però ora c’è il timbro del Papa ed tutta un’altra cosa. Ma perché Francesco ha scelto di dare pubblica conferma di un dato non certo comodo per la Santa Sede? La risposta, probabilmente, sta in quel “Vedremo cosa si può fare”.  In tono minore e, quasi distratto, è l’ammissione di uno scontro aperto fra il Papa e la Curia. Il giorno dopo il Corriere della Sera riportava una decisione del Papa di intervenire sullo Ior già entro luglio. Poi, altri tre giorni dopo, è arrivata la nomina di Monsignor Battista Ricca quale Prelato allo Ior. Ricca è ritenuto un fedelissimo dei Bergoglio ed è il direttore della casa di Santa Marta, dove lo stesso Papa ha preso alloggio stabile; curioso, vero? Chissà se dietro la decisione del Pontefice di non andare a vivere nell’appartamento papale c’è solo il bisogno di compagnia di cui ha fatto cenno. Forse è un bisogno di buona compagnia…

Poi, contestualmente, è stato annunciato un rapido riordino della Curia.
La logica che traspare è la seguente: già durante l’ultimo periodo di Wojtila, la Curia era andata conquistando sempre maggiore spazio ed autonomia rispetto al Papa. Poi, con Ratzinger (della cui debolezza non c’è bisogno di dire), la Curia ha reso la figura del Papa poco più che puramente simbolica e relegata a ruoli di mera rappresentanza, mentre il governo reale della Chiesa e della Santa Sede era esercitato dalla ristretta oligarchia curiale. Le dimissioni di Ratzinger hanno fatto saltare il gioco ed il Conclave, come tutti hanno osservato, si è risolto in un furibondo scontro Curia contro tutti e la Curia ha perso. Ma l’elezione di Bergoglio non ha chiuso la partita e si avvertono i colpi di una lotta sorda che cerca di fermare le innovazioni promesse dal nuovo Papa: non è stato programmato alcun viaggio del Pontefice all’estero, prosegue lo stallo dello Ior  mentre le carte di credito vaticane sono bloccate da gennaio, il collegio degli otto cardinali formato da Wojtila per riformare la governance della Chiesa non risulta essersi riunito una sola volta in tre mesi, gli incarichi di Curia sono fermi, il Papa appare sempre più solo nelle sue uscite, nel silenzio gelido di tutta la Curia.

Una sorta di assedio silenzioso cerca di paralizzare il Papa che, per parte sua sta cercando di sbloccare la situazione con una spallata.  E quel “vedremo cosa si può fare” fa intendere che siamo ad un braccio di ferro appena iniziato.

Aldo Giannuli

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16/02/2013

Le mani di Bertone sullo IOR

Nella partita che si gioca sullo Ior, Tarcisio Bertone va di nuovo in goal. Nella Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione, esce di scena il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede (Aif), nemico del Segretario di Stato di Benedetto XVI. Al suo posto Domenico Calcagno, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), uomo fidatissimo di Bertone. Dopo la nomina, ieri, del nuovo presidente della banca vaticana, Ernst von Freyberg, oggi arriva il nuovo colpo di scena con la regia del Segretario di Stato.

Benedetto XVI, infatti, ha rinnovato per un quinquennio la Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior confermando Bertone nel ruolo di presidente e i cardinali Jean-Louis Tauran (presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso), Odilo Pedro Scherer (Arcivescovo di San Paolo) e Telesphore Placidus Toppo (Arcivescovo di Ranchi). L’unico a essere sostituito è il cardinale Nicora e per di più da un uomo fidatissimo di Bertone. La porpora di Calcagno, infatti, è tutto merito del Segretario di Stato di Ratzinger. Sacerdote genovese, nel 2002 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Savona-Noli e da qui inizia una carriera strepitosa e rapidissima. Nel 2007 Benedetto XVI lo chiama a Roma come segretario dell’Apsa e subentra a Nicora quattro anni dopo. Nel febbraio 2012, grazie alla fondamentale insistenza di Bertone, il suo nome viene inserito tra i nuovi cardinali del penultimo concistoro di Ratzinger.

Oggi togliendo Nicora dallo banca vaticana il Segretario di Stato ha scisso ogni legame tra lo Ior e l’Aif. Esattamente un anno fa Il Fatto Quotidiano era entrato in possesso di due documenti riservati redatti dal cardinale Nicora e dal professor Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale della Città del Vaticano, che raccontavano qual è la vera politica della Santa Sede sull’antiriciclaggio. Una politica che nei fatti somiglia a quella di uno dei tanti paradisi fiscali del mondo, come emergeva dai quei documenti. Quello che sconcerta maggiormente è che la resa dei conti finale avvenga nell’imminente inizio della sede vacante e a carte ormai scoperte.

Benedettto XVI nomina per cinque anni, ovvero fino al 2018, Bertone alla presidenza della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior nonostante il porporato si appresti a compiere, il prossimo 2 dicembre, 79 anni. Il Codice di Diritto Canonico prevede al compimento dell’ottantesimo anno di vita che tutti i porporati perdano, non solo il diritto di voto in conclave, ma anche ogni loro carica nella Curia romana. Ciò vuol dire che alla fine del 2014 soltanto il nuovo Papa potrà decidere se lasciare che Bertone decada dalla presidenza della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior oppure no. Uno scenario diverso, però, almeno al momento, è assolutamente inimmaginabile. Tra l’altro, il cardinale Nicora, sostituto oggi nella commissione, compirà il prossimo 16 marzo settantasei anni e quindi, se fosse stato riconfermato dal Papa, sarebbe rimasto nell’organismo molto probabilmente più a lungo del porporato salesiano. Prima che ciò fosse irrimediabile, Bertone ha fatto intervenire Benedetto XVI inserendo nell’organismo un suo uomo che continuerà a far sentire la sua voce anche quando, per i limiti d’età, non ne sarà più il presidente.

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13/02/2013

La “stanchezza” di un Pontefice

Lo scontro interno alla Chiesa Cattolica ha “logorato” il teologo Benedetto XVI. La sfida della modernità e l’egemonia capitalista ne hanno depotenziato i tentativi di tenere il passo con i tempi. La crisi complessiva di civiltà si sta rivelando in tutti i suoi aspetti.

“Mai più un Papa straniero” era questa la battuta sussurrata nei corridoi vaticani dalla metà del pontificato del papa polacco Giovanni Paolo II. Eppure la Curia “romana” aveva dovuto incassare una seconda sconfitta nel 2005 con l’elezione di Papa Ratzinger. Non è un mistero che sin dall’inizio del suo pontificato ci sia stato scontro dentro il Vaticano. Uno scontro non certo nuovo ma che si trascina sin dal Concilio Vaticano II dell'ottobre 1962, con il quale la cupola della Chiesa Cattolica cercò di evitare che la modernizzazione che aveva investito la società del dopoguerra relegasse al palo e al passato la “verità rivelata” della cristianità. Dallo scontro in sede conciliare nacque negli anni successivi la scissione dei seguaci di Mons.Lefebvre e la loro successiva scomunica. Secondo i lefvbreviani, terrorizzati dalla crescente influenza sulla società dei maestri del dubbio (Hegel etc.) e del marxismo, “La Chiesa non produce sufficienti anticorpi per superare questa crisi, di cui il modernismo, sotto papa san Pio X, è stato un segnale di avviso”. Gli scissionisti daranno vita alla “Fraternità San Pio X” con la quale l'attuale pontefice Benedetto VI (Ratzinger) ha cercato in tutti i modi di ricucire. Lo farà con un atto unilaterale (il Motu Proprio) del 14 luglio 2007 che ha reintrodotto la possibilità di celebrare la messa in latino e poi il Decreto del 21 gennaio2009 nel quale si afferma che i seguaci della Fraternità San Pio X non sono scismatici né scomunicati. Da allora è stata stabilita una sorta di commissione bilaterale tra Vaticano e lefevbriani che sta portando avanti colloqui che si svolgono regolarmente, colloqui nei quali i tradizionalisti non intendono in alcun modo rinunciare ad affrontare il “grande tabù ecclesiastico contemporaneo, la questione scottante per eccellenza” ossia i guasti prodotti – a loro avviso – dal Concilio Vaticano II del 1962.

Il Motu Proprio è l'atto, e il relativo documento, con cui un capo di stato procede a determinate concessioni senza che gliene sia giunta esplicita richiesta. Papa Ratzinger è ricorso spesso alla formula del Motu Proprio, un atto che in qualche modo certifica i poteri assoluti di un capo dello Stato, in questo caso dello Stato del Vaticano. L’ultima volta è stato il 25 gennaio 2013, poco meno di due settimane fa, quando con due "Motu Proprio" il Papa ha confermato nuove competenze per le Congregazioni, in particolare quello che affida alla Congregazione per il Clero di occuparsi di “tutto ciò che riguarda la formazione dei futuri preti: dalla pastorale vocazionale e la selezione dei candidati ai sacri ordini, “inclusa la loro formazione umana, spirituale, dottrinale e pastorale”, fino alla loro “formazione permanente, incluse le condizioni di vita e le modalità di esercizio del ministero e la loro previdenza e assistenza sociale”. Il secondo Motu Proprio – “Fides per doctrinam” - trasferisce la competenza sulla catechesi dalla Congregazione per il Clero al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in pratica la gestione della catechesi e dunque della catechizzazione. Nel Motu Proprio si sottolinea che, in passato, non sono mancati in campo catechetico “errori anche gravi nel metodo e nei contenuti, che hanno spinto ad una approfondita riflessione e condotto così all’elaborazione di alcuni Documenti postconciliari che rappresentano la nuova ricchezza nel campo della Catechesi”.

Due provvedimenti che indicano un segnale evidente di difficoltà nell’evangelizzazione e nelle vocazioni per la Chiesa Cattolica.

Papa Ratzinger è stato pienamente consapevole della crisi della Chiesa Cattolica e si è avventurato in ripetuti tentativi di porvi rimedio. A marzo del 2005, ancora come cardinale, dichiarava che “la Chiesa ci sembra una barca che stia per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti”. Nove mesi dopo, il 22 dicembre 2005, ormai pontefice, riconosceva che “Nessuno può negare che, in ampie parti della Chiesa, la ricezione del Concilio sia avvenuta in modo piuttosto difficile”.

Ma la crisi del Vaticano e della sua pretesa di essere “verità rivelata” e dunque dogma indiscutibile nelle sue scelte, come abbiamo visto è pre-esistente al pontificato di Benedetto XVI. Dopo l'elezione di Papa Woytila, nella curia romana si era diffuso un sentimento profondo “Mai più un papa che non sia della Chiesa di Roma” ossia un pontefice italiano. La rivincita della Curia, alla morte di Woytila, sembrava a portata di mano, ma gli squilibri-equilibri interni tra i cardinali portarono invece ad un nuovo papa straniero: il “tedesco” Ratzinger, teologo, intellettuale ex responsabile della Congregazione della Dottrina della Fede, dunque commissario ideologico del Vaticano. Una nuova sconfitta dunque che la Curia non ha mai digerito scatenando una guerra di logoramento dentro e contro il pontificato di Benedetto XVI, una guerra che i tentativi di ricomposizione con gli scismatici della Fraternità San Pio X ha accentuato notevolmente.

In una prima fase da una parte si erano schierati il segretario di stato Bertone (uomo della Curia) e probabilmente il card. Bagnasco (il futuro e attuale presidente della potentissima Cei, la Conferenza dei vescovi italiani) dall'altra Papa Ratzinger e molti cardinali stranieri. Una guerra prima sotterranea ma poi emersa, senza esclusione di colpi. Soprattutto quando i due alleati – Bertone e Bagnasco – hanno iniziato una lotta senza esclusione di colpi, accentuata notevolmente, ma non scatenata dalle vicende legate allo IOR.

Il 25 marzo 2007 e poi il 17 agosto del 2009, il Segretario di Stato Bertone inviava una lettera al presidente della Cei, Bagnasco, nella quale faceva intendere chiaramente la propria collaborazione ma chiarendo che “i rapporti con le istituzioni politiche” avrebbero avuto “la rispettosa guida della Santa Sede nonché mia personale”. I contrasti tra i cardinali Bertone (che rappresenta lo Stato del Vaticano) e Bagnasco (conferenza dei vescovi) sono proseguiti sistematicamente in tutti questi mesi e in qualche modo devono aver “lambito” anche l’ipotesi dell’uscita di scena di Papa Ratzinger.
In occasione del Concistoro del gennaio 2012, tali contrasti sono emersi con forza. E’ il notista politico del Corriere della Sera a scrivere il 12 gennaio 2012: “Fra Vaticano e Cei, uno dei pochi giudizi unanimi riguarda la realtà di un episcopato dell' Italia diviso, senza un leader; e incapace di imporre un proprio candidato se il problema della successione a Benedetto XVI dovesse aprirsi in tempi brevi”. In questo passaggio ci sono due parole chiave: il candidato dei vescovi italiani e la successione di Benedetto XVI in tempi brevi.
E si che il Concistoro dell’Epifania aveva visto vincere questa volta la Curia romana con la nomina pontificia di sette cardinali “italiani” che sono così saliti a 30 su 120. Un riequilibrio di forze che irrobustisce la fazione che ebbe a dichiarare sottovoce “mai più un papa che non sia italiano”. In qualche modo lo scontro sullo IOR ha accentuato lo scontro e il Papa è dovuto entrare a gamba tesa su un terreno decisamente rognoso.

Negli ultimi due anni, Benedetto XVI ha cambiato tutti gli uomini del potere finanziario vaticano posizionando i suoi uomini di fiducia in tutti e cinque gli organismi che hanno competenze economiche nella Santa Sede: l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), il Governatorato dello Stato Città del Vaticano, la prefettura degli Affari economici, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e infine lo IOR.

Per sbloccare la rognosa vicenda delle indagini sugli affari dello IOR, il Papa ha emanato, il 30 dicembre 2010, la Lettera Apostolica e la legge n. CXXVII istituendo l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) per il contrasto del riciclaggio . Sulla base di questi due documenti ufficiali del Vaticano, è iniziata una collaborazione da parte dell’AIF con la Banca d’Italia e con la Magistratura romana . Uno dei risultati sarà il dissequestro ordinato dalla la Procura di Roma di 23 milioni di euro dello IOR. Dopo il dissequestro lo IOR ha trasferito alla banca americana Jp Morgan di Francoforte il denaro dissequestrato.

Nella sua opera “Caritas in Veritate”, Benedetto XVI aveva cercato in qualche di imbrigliare e far convivere la fede con gli spiriti animali del capitalismo scrivendo che: “Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento. Negli ultimi anni si è notata la crescita di una classe cosmopolita di manager, che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera”. In un altro passaggio della “Caritas in veritate” Bendetto XVI scriveva che “Tutto questo – va ribadito – è valido anche oggi, nonostante che il mercato dei capitali sia stato fortemente liberalizzato e le moderne mentalità tecnologiche possano indurre a pensare che investire sia solo un fatto tecnico e non anche umano ed etico. Non c’è motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all’estero piuttosto che in patria. Devono però essere fatti salvi i vincoli di giustizia, tenendo anche conto di come quel capitale si è formato e dei danni alle persone che comporterà il suo mancato impiego nei luoghi in cui esso è stato generato. Bisogna evitare che il motivo per l’impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo il profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell’impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all’economia reale e l’attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo. Non c’è nemmeno motivo di negare che le delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita. Il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale. Non è però lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile”.

Le dimissioni di Benedetto XVI, un fatto storico e clamoroso, confermano una delle partite più dure che si siano mai combattute in Vaticano nell’epoca contemporanea (quella moderna ci ha consegnato episodi ben più clamorosi e sanguinosi). Il Papa che si definisce stanco “nel corpo e nell’animo” tanto da non poter “governare la barca di San Pietro” e dunque si dimette, lo riconsegna ad una dimensione umana che lo sottrae alla sfera del “divino”. Per i fedeli è un trascinamento – loro malgrado – nella modernità. Per gli atei, gli agnostici, i laici è la conferma che nella società il “dio denaro” rivela ancora una maggiore capacità di persuasione sulle anime degli umani rispetto alla fede religiosa. Il punto è proprio questo: è una crisi complessiva della civiltà capitalista in occidente e dei suoi modelli dominanti.

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Il Papa si dimette. Ne sanno niente allo Ior?

Nella storia della Chiesa c’è un unico precedente, quello di Celestino V di cui sappiamo tutti per aver studiato la “Divina Commedia” negli anni del liceo. Gli altri sono tutti morti in carica; non tutti per morte naturale, va detto: ci sono stati i martiri della  prima cristianità, poi qualche papa assassinato nel Medioevo… poi forse qualche altro. In Vaticano pare vada molto in voga il caffè corretto…Il codice canonico prevede la possibilità di dimissioni del Papa, ma la cosa è sempre parsa molto sconveniente. La Chiesa è monarchica e non ama i dualismi: pensate solo al problema della convivenza fra un Papa in carica ed uno emerito. Ogni starnuto del secondo (e questo scrive libri e twitta che è un piacere) potrebbe suonare come sconfessione del precedente. Poi, sul piano simbolico, la cosa può apparire come una fuga dalle proprie responsabilità. Quando Woitjla era già molto grave chiesero ad un prete se avrebbe potuto dimettersi e la risposta fu: “Può dimettersi Gesù dalla croce?”. Quella è una carica carismatica e delle normali dimissioni la fanno sembrare una qualsiasi carica politica.

Quando Luciani esitava ad accettare l’elezione, un cardinale gli disse: “Se il Signore dà la prova, dà anche la forza”. E questo, per un prete, chiude il discorso. Dunque, cosa può esserci stato di così grave da indurre Ratzinger ad un gesto così clamoroso? La salute? Probabilmente questa sarà la spiegazione che verrà data fra poche ore, magari ci sarà uno scoop (naturalmente smentito con forza dal Vaticano) di  un Alzheimer o qualcosa del genere. Ma non è cosa da prendersi sul serio e non solo perché Ratzinger appare in buona salute (o per lo meno, nulla fa pensare ad un suo crollo imminente) e Woityla se l’è tirata per almeno otto anni (e negli ultimi due era palesemente malconcio), ma anche per altri aspetti.

Ad esempio, lo stesso Sodano ha parlato di “fulmine a ciel sereno” e se il Papa avesse avuto problemi di salute così gravi, la cosa si sarebbe saputa prima. E lo stesso secco comunicato d’agenzia, per ora non fa cenno a motivi di salute.

Poi un’altra cosa: nella Chiesa il periodo che precede la Pasqua è quello liturgicamente più intenso e (per chi crede) più importante. Il Papa avrebbe potuto benissimo dimettersi dopo la Pasqua se non proprio dopo la Pentecoste, sotto periodo estivo, quando la cosa, pur sempre clamorosa, sarebbe parsa un po’ più “naturale”. Magari preparando il terreno con qualche “indiscrezione” nei mesi precedenti. E, invece, tutto fa pensare ad una decisione scaturita da una vera e propria crisi politica dentro le mura leonine. Quindi, la domanda è: che diavolo sta succedendo in Vaticano?

Il pontificato del povero Ratzinger non poteva essere più tormentato (e, bisogna riconoscerglielo, ne è uscito dignitosamente): scandalo dei preti pedofili, polemiche aperte con il collegio cardinalizio, problema dei rapporti con l’Islam, confronto costante con il suo predecessore e, più di ogni altra cosa, la raffica di scandali finanziari dello Ior.

Prima la fuga di documenti di monsignor Caiola che consentirono a Nuzzi di scrivere il suo libro e che ha rivelato la prosecuzione dello Ior parallelo, che si credeva finito già anni prima. Poi a raffica gli scandali Fiorani, Anemone, Roveraro e riciclaggi vari. Poi l’inchiesta della Procura romana sui movimenti dello Ior presso la Jp Morgan e le pressioni della finanza mondiale perché lo Ior regolarizzasse la sua posizione giuridica (formalmente esso non è una banca e non è soggetto ai controlli internazionali del sistema bancario).

Conseguentemente, Benedetto XVI, dopo aver imposto Gotti Tedeschi (uomo dell’Opus Dei) a capo dello Ior (sino a quel punto più vicino all’ala massonica del “sacro collegio”), decise,  a fine 2010, di aderire alla convenzione monetaria Ue, accettando l’applicazione delle norme antiriciclaggio. Quel che non servì ad evitare nuovi scandali su sospetti movimenti di capitali. A proposito: nella stranissima vicenda dei falsi titoli di Stato americani, che girano dal 2009, il nome dello Ior spunta in 6 casi su 11. Forse solo un caso.

Poi continuò implacabile la fuga di documenti per tutto il 2011-12 dietro la quale non era difficile intravedere lo scontro fra gli uomini dell’Opus e quelli della “Loggia” vaticana. Al punto che, nel maggio dell’anno scorso, Gotti Tedeschi rassegnava le dimissioni, dando il via ad un aperto scontro in seno alla commissione cardinalizia presieduta dal cardinal Bertone, segretario di Stato. Da allora lo Ior non ha un presidente effettivo.

Il prossimo 23 febbraio occorrerà riformare la commissione cardinalizia, con l’uscita dei cardinali Attilio Nicora e Laois Tauran (grande amico di Gotti Tedeschi) entrambi assai polemici con Bertone. In queste stesse settimane il nome dello Ior è tornato all’onore (si fa per dire: onore!) delle cronache per l’acquisizione di Anton Veneta da parte del Monte dei Paschi di Siena e tutto fa pensare che altro verrà fuori, nonostante la scontata smentita vaticana.

Per completare il quadro, ricordiamo che, nell’autunno scorso, ci fu un altro strano caso che coinvolgeva Bertone. Una ventina di anni fa l’ordine dei salesiani ricevette una cospicua eredità che produsse un contenzioso giudiziario, risolto grazie alla mediazione di alcuni valenti avvocati e periti. Solo che, subito dopo i valenti mediatori presentarono richieste economiche che andavano anche oltre il totale dell’eredità,  esibendo un accordo sottoscritto dall’ordine. E, infatti, nell’ottobre scorso, l’Autorità giudiziaria dava torto ai salesiani che ora rischiano il sequestro di tutti i loro beni ed il puro e semplice fallimento (e su questo torneremo). Ma come hanno fatto i salesiani a cacciarsi in un pasticcio di questo genere? A indirizzarli in questa direzione sarebbe stato Tarcisio Bertone (che viene proprio da quell’ordine) all’epoca arcivescovo di Genova. Così, Il Reverendissimo Cardinale di Santa Romana Chiesa si vide costretto a scrivere una molto imbarazzata lettera al magistrato, lamentando si essere stato raggirato da persone che avrebbero abusato della sua ingenuità. Un salesiano ingenuo? Come è fatto? Ha le antenne in testa, tre braccia ed è coperto di squame? Del mio lontanissimo passato di giovane cattolico, ricordo una battuta che circolava in molti ambienti ecclesiali: “Non saprai mai cosa pensa un gesuita e dove trova i soldi un salesiano”. Don Bosco aveva un senso degli affari ed una spregiudicatezza che era pari solo alla sua straordinaria capacità organizzativa ed al suo genio educativo. Ed i suoi seguaci non sono mai stati da meno. Quello che più inquieta è la coincidenza temporale fra l’ “accordo” che avrebbe portato alla spoliazione i salesiani e l’approssimarsi della fine del pontificato di Woitjla. Certamente un caso. Sarà che ho letto troppo Andreotti, ma questo Bertone non mi pare che la conti proprio giusta.

Ed allora, è troppo pensare che le dimissioni del Papa siano il punto di arrivo di uno scontro politico in Vaticano e che il cuore della faccenda sia lo Ior? Ma c’è anche un’altra pista – peraltro complementare- che va valutata: Ratzinger è certamente nell’ultima fase del suo mandato (un uomo di 86 anni non può pensare di avere davanti a sé molti anni ancora) ma è ancora vigile ed efficiente. E se avesse deciso di dimettersi per pilotare, in qualche modo, la sua successione?

Ed anche qui torna lo scontro fra le varie cordate pontificie: Opus Dei, Massoneria, Cavalieri di Colombo…. Vedremo. Quello che ci sembra certo è che queste dimissioni sono la mossa politica di un uomo che vuole giocare d’anticipo su altri.

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