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17/01/2026

Il “PayPal pubblico” brasiliano non piace a Trump

Ci vuole poco, ormai, per far incazzare “l’Amerika”. È questo, senza dubbio, uno dei segnali più chiari della crisi fenomenale che sta attraversando. La vicenda di Pix – spiegata nell’articolo che segue – è paradigmatica. Un sistema di pagamento pubblico in un paese con oltre 200 milioni di abitanti toglie una fetta di business in fondo piccola alle carte di credito e alle piattaforme statunitensi (come Paypal e altre). Ma fa da apripista èer un più generale svincolo dei pagamenti elettronici dal signoraggio Usa. 

Peggio ancora: limita la possibilità di esercitare “sanzioni arbitrarie” bloccando gli account che effettuano versamenti “politicamente sgraditi” (l’esempio esplicito è quello di Paypal che blocca ogni trasferimento che abbia come motivazione o destinazione “Francesca Albanese” ed altri consimili).

Un banale sistema pubblico diventa così un nemico politico degli Stati Uniti, perché trattiene piccole ma infinite quote di valore che andrebbero al capitale finanziario “basato negli Usa”, ma soprattutto ne limita in proporzione il “potere politico” imperiale.

E questo nonostante che il potere di rapina dei sistemi di pagamento privati sia ormai tale da costringere lo stesso Trump ad ipotizzare, appena una settimana fa, “l’introduzione di un tetto del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito per un anno”. Segno che guadagnano molto di più e senza fare assolutamente nulla, al di là di sorvegliare il traffico…

Ma quando sei così debole da infuriarti per queste “cosette” diventa complicato fare la voce grossa in qualsiasi angolo del mondo. Certi esempi sono contagiosi anche perché economicamente vantaggiosi e politicamente “liberatori”. Non serve neanche contrapporsi militarmente allo zio Sam per scavargli il terreno sotto i piedi. E la vecchia talpa è sempre al lavoro... 

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Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle merci importate dal Brasile, una cifra superiore alla media mondiale. La ragione non era commerciale, come nel caso delle tasse alla frontiera sui beni europei, ma politica. Trump voleva in questo modo costringere il governo brasiliano a scarcerare l’ex presidente Jair Bolsonaro, alleato di Trump e condannato per un tentato golpe ai danni dello stesso Lula. L’esecutivo latinoamericano ha rifiutato di cedere alle pressioni e ha parlato di ingerenze sulla sovranità nazionale.

Negli stessi mesi, lo scontro tra i due leader si è allargato fino al piano strettamente finanziario. L’oggetto del contendere è Pix, un sistema di pagamento che per il Brasile è un punto di orgoglio e, per gli Stati Uniti, un affronto inaccettabile. Si tratta di un braccio di ferro ancora in corso e che, in futuro, potrebbe allargarsi fino al nostro continente, se l’Unione europea porterà avanti i suoi progetti relativi all’euro digitale

Cos’è e come funziona Pix

«Paga con contante o con Pix?» è una domanda che è facile sentirsi rivolgere nei negozi brasiliani. Pix è un sistema di pagamento digitale. Permette di trasferire denaro in modo istantaneo, online e quasi sempre gratuito sia tra privati cittadini sia tra aziende.

Da un paio di anni, tramite Pix è anche possibile prelevare denaro contante. Per usarlo è necessario avere un conto corrente brasiliano, e funziona tramite le app delle banche locali. Le attività commerciali espongono quasi sempre un QR code alla cassa: inquadrandolo è possibile pagare con Pix. Le persone, invece, possono passarsi soldi le une con le altre tramite un alias – tipicamente, il numero di telefono.

La meccanica del servizio non è unica. In Spagna e ad Andorra è molto diffuso Bizum, un sistema quasi identico creato dall’unione delle banche dei due Paesi. Piattaforme statunitensi e diffuse in tutto il mondo come PayPal o Stripe offrono funzionalità simili, anche se passando da un’app a parte. In Italia sta incontrando una grande diffusione Satispay, creata da tre giovani a Cuneo nel 2013 e con oggi più di un milione di utenti attivi.

Ma la particolarità di Pix sta nella proprietà. A gestirlo non sono infatti gli istituti di credito brasiliani né società private come nei casi sopra elencati, ma la banca centrale. Si tratta quindi di un servizio pubblico. L’idea di svilupparlo nacque nel 2016, sotto la presidenza di Dilma Roussef, progressista e delfina di Lula. È proseguita anche durante i governi di centro di Michel Temer e di ultradestra di Bolsonaro. Lanciato ufficialmente nel 2020, è stato subito un successo. Nel giro di un anno gli utenti attivi era già 110 milioni, e al 2025 l’80% della popolazione ne fa uso. 

L‘amministrazione Trump prova a boicottare Pix

Il caso di Pix è considerato un successo, ma pochi mesi fa ha iniziato a scontrarsi con l’amministrazione Trump. A luglio del 2025 il governo statunitense ha annunciato un’indagine relativa «agli attacchi del Brasile alle società americane di social media e altre pratiche commerciali sleali».

Il contesto è quello che descrivevamo: uno scontro frontale tra i due Paesi. Meno di un anno prima il Brasile aveva ordinato l’oscuramento di X (ex Twitter), la piattaforma social di proprietà di Elon Musk. Nel mentre, Washington annunciava i suoi dazi monstre.

Le pratiche sleali a cui si riferisce il governo statunitense consistono proprio in Pix. Secondo Trump e i suoi, il sistema di pagamento brasiliano danneggia i concorrenti nordamericani. Un fatto che Lula ha in qualche modo rivendicato. «Non possiamo essere penalizzati per aver creato un meccanismo rapido, gratuito e sicuro che facilita le transazioni e stimola l’economia», ha scritto sul New York Times. «Trump è infastidito da Pix perché mette a rischio le carte di credito [statunitensi]» ha aggiunto parlando con la stampa nazionale

Brasilia rivendica la propria sovranità, irritando Washington

In risposta all’indagine, il governo di Brasilia ha lanciato la campagna O Pix é do Brasil (Pix è del Brasile). Pix, argomenta Lula, è una piattaforma pubblica e nazionale che incoraggia l’uso della moneta brasiliana e del sistema bancario brasiliano. È questa sovranità, sostiene, a irritare gli statunitensi.

Dell’influenza che il controllo sul sistema finanziario globale garantisce a Washington si è scritto molto. Di recente, si è tornato a parlarne anche in Italia per il caso di Francesca Albanese. In virtù delle sanzioni del governo Trump alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nemmeno le banche europee possono aprirle un conto corrente.

Il solo inviare denaro tramite PayPal indicando «Albanese» come causale può portare alla sospensione dell’account. Pix non elimina ovviamente l’egemonia di Washington, ma contribuisce a limitarla per i brasiliani. Fin troppo, secondo Trump. 

o si sposterà in Europa?

In Italia non esiste un corrispettivo di Pix. Satispay, come spiegavamo, pur essendo italiano è un servizio privato. Bancomat ha annunciato nel 2024 un accordo col circuito spagnolo Bizum e il portoghese Multibanco per lanciare un sistema simile nei tre Paesi. Ma ancora non è disponibile e, nuovamente, è un’iniziativa non-statale. Quanto di più simile alle nostre latitudini all’idea brasiliana è il progetto, ancora in fase di sviluppo, dell’euro digitale.

La Banca centrale europea (Bce) ci lavora ormai da alcuni anni e il lancio potrebbe avvenire tra 2028 e 2029. L’idea è quella di offrire ai cittadini dell’area euro un conto virtuale, collegabile a un conto bancario classico, in cui possedere e trasferire denaro digitalmente e senza costi (ovviamente, in valuta europea). Sistemi simili esistono già in medie nazioni come Giamaica, Bahamas e Nigeria, ma il modello è lo yuan digitale cinese. Pechino ne ha promosso la sperimentazione in diverse regioni, coinvolgendo decine di milioni di persone e aprendo il servizio anche a chi non è cliente di nessuna banca.

Proprio il rapporto con le banche è il punto che rallenta i lavori a Francoforte. L’euro digitale dovrebbe avere una quantità massima di denaro depositabile sul conto, in modo da promuoverne l’uso come sistema di pagamento e non di risparmio. Gli istituti di credito tradizionali vogliono che questo limite sia il più basso possibile, così da evitare che una parte della popolazione possa usare direttamente e solamente il servizio offerto dalla Bce.

Se e quando entrerà in vigore, però, l’euro digitale potrebbe trovare l’ostilità anche degli Stati Uniti. Come Pix, rappresenterebbe un’alternativa alle piattaforme statunitensi, rafforzerebbe l’uso dell’euro e la sovranità finanziaria europea. Potenziale fumo negli occhi per Washington.

Fonte

05/12/2023

Euro digitale e moneta virtuale

di Guido Salerno Aletta

Tutte le Banche Centrali stanno correndo ai ripari: il sistema dei pagamenti elettronici ha dato la possibilità ad una molteplicità di soggetti nuovi, non bancari, di tenere in gestione la moneta. Sono soggetti che non si occupano solo di fungere da intermediari, per effettuare le transazioni sulle piattaforme di commercio elettronico, prelevando le somme da un conto per versarle su un altro conto, ma che offrono sempre più spesso anche dilazioni di pagamento sugli acquisti: qualcosa di molto simile alla concessione del credito al consumo, una attività appositamente disciplinata. Ed ancora, per poter concedere le dilazioni di pagamento, questi soggetti devono contare o su risorse proprie o su accordi stipulati con terzi che garantiscano a loro volta.

Non solo, alcune piattaforme informatiche raccolgono depositi remunerandoli lautamente, spiazzando le banche. Il sistema dei pagamenti elettronici ha creato un mercato nuovo, parallelo a quello bancario, che gestisce somme enormi.

Storicamente, è sempre stato costoso e spesso anche pericoloso pagare in contanti, usando le monete che una volta erano d'oro o d'argento oppure le banconote, per regolare le compravendite e tutti gli altri contratti per importi rilevanti e soprattutto tra soggetti che risiedono in luoghi distanti tra loro. Un problema vecchio di secoli, risolto con le lettere di cambio e con le cambiali tratte: tutto però veniva intermediato dai Banchieri e dai Cambiavalute, che detenevano effettivamente l'oro, le monete e le banconote. Mettevano queste risorse a disposizione dei clienti, compensando le diverse operazioni in una apposita "stanza" e saldando a periodi fissi le differenze tra il dare e l'avere.

La Banca di deposito è un'istituzione recente, del tardo Ottocento, che nasce con la finalità di rendere disponibile il risparmio popolare, monete e banconote, che veniva tesaurizzato nascondendolo in casa. Erano risorse liquide che potevano essere messe a disposizione di chi ne aveva bisogno, concesse a credito con il pagamento di interessi da una parte e remunerando i depositanti dall'altra. Nasce così la moneta bancaria: ogni deposito di moneta e di banconote determina la disponibilità per erogare credito, che a sua volta determina un nuovo deposito. Poiché il primo depositante ha la garanzia da parte della propria banca di poterlo ritirare "a vista", così come il secondo può disporre liberamente delle risorse concessegli a credito, la moneta in circolazione si virtualizza, moltiplicandosi.

Il sistema dei pagamenti si era già andato demonetizzando per mezzo degli assegni, anche questi gestiti dalle banche.

Anche in questa maniera, con lo sviluppo delle carte di credito, si è creata nuova moneta: un soggetto terzo, non bancario, affida una serie di clienti che possono così pagare merci o servizi utilizzando questa credenziale. I venditori si fidano dell'emittente della carta, che da una parte accredita loro le somme della transazione trattenendo una percentuale, e dall'altra parte addebita integralmente la somma pattuita dal compratore a data fissa, posticipata, una volta al mese. L'accredito e l'addebito, si riferiscono anche in questi casi ai conti di deposito bancario del venditore e del compratore, ma lo sfasamento temporale tra le due operazioni determina la creazione di nuova moneta.

La moltiplicazione dei pagamenti elettronici ha cambiato ancora la natura stessa dei depositi bancari, che non corrispondono più ad un risparmio: i conti correnti "a vista” sono uno strumento finalizzato alla gestione dei pagamenti correnti. Le carte di debito emesse direttamente dalle banche hanno fatto evolvere ulteriormente il sistema dei pagamenti: il cliente può pagare una transazione sulla base della disponibilità dei fondi che ha depositato in banca, ma le transazioni elettroniche istantanee rappresentano un'eccezione, visto che in genere mentre l'addebito su un conto è immediato l'accredito è comunque differito. Per i pagamenti con POS o sulle piattaforme di e-commerce, si tratta di almeno un paio di giorni.

C'è di più: mentre le banche si cautelano sempre di più in relazione al ritiro dai conti correnti di rilevanti somme in contanti, non possono invece rifiutarsi di procedere al pagamento o al bonifico a terzi di somme importanti, purché il conto sia "a vista" e presenti la occorrente capienza. Il bank run, il ritiro dei depositi non si farà più mettendosi in fila allo sportello per ritirare i contanti, ma svuotando i conti correnti attraverso bonifici e pagamenti elettronici.

Con grande cautela, la Bce è comunque determinata ad emettere un "euro digitale": se le banconote che emette e le monete che vengono coniate dagli Stati nei limiti da lei stessa stabiliti non sono più da tempo lo strumento principale per i pagamenti, anche la stessa moneta scritturale che emette prestandola a tempo al sistema bancario le sta sfuggendo di mano per via della progressiva digitalizzazione delle transazioni. Ad un conto espresso in euro non corrisponde più né un deposito in contanti, di monete o di banconote, né tanto meno una "moneta bancaria" creata con la erogazione del credito: è moneta elettronica transazionale.

L'idea della Bce è quello di procedere alla creazione di portafogli, detti wallet, di "euro digitali", inizialmente per importi limitati, da detenere e da poter utilizzare in parallelo alle altre disponibilità in euro sui medesimi conti bancari: in pratica, così come oggi si ha la disponibilità di tenere in tasca banconote o monete che sono "autentiche" in quanto emesse direttamente dalla Bce o dagli Stati sotto il suo controllo, si potrà avere anche una disponibilità parallela di "moneta digitale autentica" sul proprio conto.

Le CBDC, acronimo di Central Bank Digital Cunrrency, rappresentano un modo per "entrare nel mondo delle transazioni digitali" che sta sfuggendo di mano sia alle Banche centrali che al sistema bancario che a queste fa riferimento.

Il tema delle criptovalute, emesse in quantità limitata per via del loro costo di "estrazione e gestione" è troppo importante per essere trascurato.

Forse anche l'"euro digitale" avrà in futuro un suo valore specifico e preferenziale in quanto emesso e soprattutto gestito direttamente dalla Bce, e dunque con maggiori garanzie: un futuro tutto da scoprire.

Fonte

29/10/2022

Contenti e scontenti, senza i contanti

di Guido Salerno Aletta

Si legge dell'intenzione del governo di elevare a 10 mila euro il limite dell'importo per il quale si possono fare pagamenti in contanti anziché attraverso strumenti che garantiscano la tracciabilità della transazione.

Si è riaperta la solita polemica: c'è chi sostiene che in questa maniera si favorisce il "nero", l'evasione fiscale soprattutto da parte di commercianti ed artigiani, e c'è invece chi ritiene che l'attuale limite di 2.000 euro, e che dal 1° gennaio 2023 è già stabilito che scenda a soli 1.000 euro rappresenti una vera e propria vessazione, una ingiustificata limitazione della propria libertà. Ognuno, dei suoi soldi, deve poter fare l'uso legittimo che meglio crede, senza dover essere identificato.

Accade infatti che con gli strumenti di pagamento elettronico si sappia esattamente chi ha pagato una certa somma, in quale determinato momento è stato effettuato il pagamento ed a favore di quale beneficiario: poiché viene contestualmente emessa una ricevuta di pagamento, anch'essa elettronica poiché il registratore di cassa è collegato in rete con l'Agenzia delle Entrate, si possa risalire anche alla prestazione per la quale il pagamento è stato effettuato.

Non è un caso che, molto spesso, sulla ricevuta cartacea del pagamento risulti in calce l'avvenuto utilizzo di un sistema di moneta elettronica. In teoria, anche taluni esercenti potrebbero essere in grado di profilare la singola clientela, verificando nel tempo le abitudini di consumo.

Per incentivare l'uso dei pagamenti con moneta elettronica anche per le transazioni di piccolo importo, tempo fa il Governo era arrivato a lanciare sistemi di lotteria con premi o con il ristorno di una piccolissima frazione del pagamento. È possibile a livello sanitario, quando in Farmacia si fornisce la tessera sanitaria per ottenere lo sconto fiscale o l'abbuono del pagamento previsto per i medicinali richiesti con la ricetta del medico di base: si saprebbe esattamente quali e quanti farmaci sono stati presi, e da qui anche la patologia.

C'è un altro aspetto, assai meno dibattuto: l'importo che viene richiesto dal gestore del sistema di pagamento elettronico.

Dai bonifici agli addebiti sulla carta di credito, ai pagamenti di diversi servizi, occorre quasi sempre aggiungere la spesa per la commissione, anche un euro. Lo stesso accade per i prelievi di contanti dagli erogatori automatici di banconote che non appartengono al circuito bancario su cui sono depositati i fondi.

Ancora, sono i gestori che incassano i fondi a vedersi addebitata una commissione per il servizio di pagamento elettronico, che viene scalata dal corrispettivo.

La conclusione è chiara: il sistema dei pagamenti elettronici consente a chi li gestisce di incassare un bel po' di denari. Comunque si paga.

C'è anche un vantaggio, spesso sottovalutato: un tempo, i distributori di carburante erano spessissimo oggetto di rapine per gli incassi ingenti detenuti in contanti. Lo stesso succedeva ai tabaccai. E tante persone anziane erano scippate della pensione all'uscita dagli Uffici postali.

Ci sono meno teste rotte, meno fratture, meno colpi di pistola: in questo caso, l'innovazione è stata assolutamente positiva.

Ci sono aspetti che riguardano la libertà, e soprattutto la privacy, che vanno rispettati.

C'è un problema di evasione fiscale, da non sottovalutare.

Ci sono tanti bei guadagni da parte dei gestori dei sistemi di pagamento elettronico, ed anche questo va messo in conto. Ma il servizio in qualche modo va pagato.

Ci sono pro e contro, come sempre.

Fonte