Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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10/05/2026

Thiago e Saif verso la liberazione

Forse il rapimento in Israele dei due attivisti della Flotilla è vicino alla fine. Ma bisogna usare il “forse”, perché dall’entità sionista bisogna aspettarsi sempre il peggio.

“Oggi, lo Shabak, l’agenzia di intelligence israeliana, ha informato il team legale di Adalah che gli attivisti e leader della Global Sumud Flotilla, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, saranno rilasciati dalla detenzione israeliana, sabato 9 maggio 2026″, ha fatto sapere in una nota la ong Adalahche, con le avvocate Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, segue direttamente il caso dei due attivisti.

“Saranno consegnati più tardi oggi alle autorità israeliane per l’immigrazione e resteranno in custodia in attesa della loro deportazione”.

Ultim’ora. Nella notte è arrivata la notizia che Thiago Avila non era stato rilasciato ma che era ancora detenuto nella prigione israeliana di Askelon.

Sulle intenzioni del governo genocida di Tel Aviv nei confronti della missione è bene segnalare il post con cui ha annunciato il loro rilascio: “Dopo il completamento delle indagini, i due provocatori professionisti, Saif Abukeshek e Thiago Ávila, appartenenti alla flottiglia delle provocazioni, sono stati espulsi oggi da Israele”.

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09/05/2026

La Flottilla riparte. Ribadita la richiesta di liberazione di Thiago e Seif

“Oggi, venerdì 8 maggio, la nostra flotta partirà dalla Grecia alla volta della Turchia, dove oltre 30 imbarcazioni si uniranno alle altre in attesa per riunirsi all’Assemblea Internazionale di Marmaris, dove approfondiremo la nostra strategia politica e definiremo le prossime fasi della nostra missione”. La Global Sumud Flottilla ha fatto sapere con questa nota che la missione prosegue nonostante l’atto di pirateria israeliano subito la scorsa settimana nelle acque internazionali.

Il 9 Maggio più di 30 barche arriveranno in Turchia dove si uniranno a circa una dozzina di nuove imbarcazioni.

Gaza non è solo tragedia, è resistenza, è dignità, è sumud. E questo concetto lo conosciamo bene.

La Flotilla riparte e si sta riorganizzando per incontrare in Turchia le imbarcazioni in attesa e dopo l’assemblea internazionale del 10 maggio verrà comunicato quale sarà il proseguimento della missione.

Il 12 maggio è prevista una conferenza stampa a Marmaris, sul territorio turco, per presentare la prossima fase della missione e del movimento, annunciando gli impegni della società civile e dei partner politici per salvaguardare le future missioni e la solidarietà con la Palestina in tutto il Mondo.

“Presenteremo i piani per ritenere il regime israeliano responsabile dei suoi atti di pirateria, dei rapimenti in acque internazionali e degli abusi perpetrati nelle acque europee” dichiara la Flottilla che torna a chiedere l’immediata liberazione di Saif e Thiago ancora detenuti nelle carceri israeliane.

Thiago Ávila e Saif Abu Keshek sono in sciopero della fame da quasi una settimana.
Saif ha smesso anche di bere acqua. Sono detenuti in isolamento, dopo essere stati sequestrati in acque internazionali durante una missione umanitaria diretta a Gaza.

Contro di loro le autorità israeliane stanno utilizzando il perverso meccanismo della detenzione amministrativa che viene arbitrariamente rinnovata senza processo e senza una data. È un sistema brutalmente coloniale applicato sistematicamente contro i palestinesi.

Ma mentre i loro nomi riescono ancora ad attraversare i confini e arrivare sui giornali, oltre 9.500 prigionieri palestinesi vivono ogni giorno condizioni peggiori – lontano dagli occhi del mondo.

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07/05/2026

Nazionalisti dei miei stivali

Al di là del ribrezzo per la volgarità degli attacchi agli attivisti della Global Sumud Flotilla, rivolti anche da alcune “alte cariche istituzionali” prontissime a chinarsi di fronte ad Israele, ci sono diversi aspetti della vicenda che riguardano l’assalto piratesco avvenuto davanti all’isola di Creta e il rapimento di Thiago Avila e Saif Abukeshek che delineano un radicale cambiamento nel rapporto tra Stati democratici e “cittadini”.

Riassumiamo i dati certi, incontestabili, per chiarire bene i termini della questione.

Tutte le imbarcazioni assaltate erano in acque internazionali, a quasi 1.000 chilometri da Gaza e da Israele. Per le leggi internazionali ancora vigenti, dunque, questo è un atto di pirateria che andrebbe sanzionato dall’intera comunità internazionale riunita nell’Onu. Il fatto che sia stato compiuto da uno Stato aggrava l’accusa, non la diminuisce.

Tutte le imbarcazioni fermate, secondo le stesse regole universalmente valide, sono da considerare “territorio nazionale” corrispondente alla bandiera con cui sono state registrate.

In particolare, la barca sui erano i due attivisti rapiti batteva bandiera italiana. Legalmente, a tutti gli effetti, sono stati dunque sequestrati in Italia. Il che giustifica non solo l’iniziativa della magistratura, ma avrebbe richiesto anche una “franca” protesta diplomatica del governo contro quello di Tel Aviv, almeno al livello del ritiro dell’ambasciatore.

Invece la Farnesina del prode Tajani si è limitata alla richiesta di “informazioni”, probabilmente sussurrando parole di scusa per il disturbo arrecato... 

I rapiti. Thiago è un cittadino brasiliano – e il suo governo ne sta chiedendo ogni giorno la liberazione – mentre Saif è un cittadino spagnolo di origine palestinese (la stessa richiesta la sta facendo il governo di Madrid).

Le accuse sollevate da Israele a giustificazione posticcia del rapimento (appartenenza o vicinanza ad “organizzazioni terroristiche” e “aiuto al nemico in tempo di guerra”) sarebbero risibili, in condizioni normali.

Se fossero state anche solo minimamente serie o supportate da uno straccio di prova – anche palesemente falso, come accaduto per Hannoun ed altri palestinesi a Genova – entrambi i sequestrati, infatti, sarebbero stati prima segnalati all’Interpol e quindi sottoposti ad indagine dai rispettivi governi.

Sui criteri con cui Israele definisce “terroristi” individui ed organizzazioni, meglio stendere una lapide d’acciaio. Per Tel Aviv lo sono tutti, tranne i servi. Prendere in esame quelle accuse è solo una perdita di tempo.

Stabiliti i fatti e le regole internazionali esistenti, c’è da chiedersi perché i governi europei – cui fanno capo quasi tutti gli attivisti imbarcati – abbiano accettato il comportamento di Israele nei confronti dei propri cittadini come “normale”. Nei casi peggiori quasi “giustificato”.

La risposta è ovvia: Tel Aviv è il terminale dell’imperialismo euro-atlantico in Medio Oriente, dunque qualsiasi cosa faccia – anche un genocidio – va minimizzata per poterlo sostenere.

Ma non è una scelta politica a costo zero. Il rapporto tra uno “Stato democratico” e i propri cittadini si regge su una serie di leggi e convenzioni, oltre che su diritti, per cui ogni singolo iscritto ad una anagrafe di questo paese deve essere tutelato dall’azione violenta o arbitraria di altri paesi. Qualsiasi sia il suo status o il suo certificato penale.

La tutela vale insomma per il pacifico turista che si trova in difficoltà durante un viaggio all’estero come per un imprenditore vessato ingiustamente, per un tossicodipendente finito in un carcere dell’altro mondo ed anche per un assassino condannato in via definitiva.

Ricordiamo tutti l’enfasi con cui Giorgia Meloni accolse in aeroporto il ritorno di tal Chico Forti, per la cui estradizione dagli Stati Uniti si era battuto il suo governo.

Per gli attivisti della Flotilla – certamente pacifici e disarmati, esenti da qualsiasi reato – invece solo insulti, critiche, dileggio, zero copertura diplomatica anche davanti ad evidenti segni di pestaggio, tortura e persino stupro.

È qui evidente che l’obbedienza alle gerarchie “occidentali” prevale di gran lunga sulla difesa del “territorio nazionale” (le imbarcazioni in libera navigazione nel Mediterraneo) e soprattutto sulla tutela dei propri cittadini. I quali vengono abbandonati alle fantasie macabre di uno Stato “diverso”, se sostengono opinioni e valori che non piacciono a quello Stato e ai suoi alleati.

È una rottura del patto che sorregge la coesione sociale. Difficilmente recuperabile, fra l’altro, perché una volta fissati dei precedenti così infami, diventa persino “normale” proseguire sulla stessa strada.

E se i tuoi cittadini vengono svalutati al punto da essere “a disposizione” di volontà altrui, questo significa che anche per questo Stato non hanno alcun vero diritto e importanza. “Nemici e terroristi” per Israele, dunque anche per il governo di casa nostra.

È una logica da guerra civile globale, in cui “i nostri” e “i loro” vengono separati in base alla posizione assunta nel conflitto politico-sociale, non più in base alla nazionalità (che peraltro obbliga al pagamento delle tasse, va ricordato).

Che a sancire questa rottura siano poi dei governi ufficialmente schierati a difesa degli “interessi della nazione” ci sembra persino logico. Tra quel che fai e quel che dici di essere, in politica, non c’è più nessun rapporto.

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05/05/2026

La Sumud Flotilla sotto sorveglianza pre-attacco

Riceviamo e ovviamente pubblichiamo.

Le forze israeliane stanno provando ad intercettare le imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition al largo della Grecia; aerei e droni statunitensi Lockheed Martin sorvolano le navi FFC.

La Global Sumud Flotilla segnala di essere sotto sorveglianza e l’avvicinamento di navi non identificate; crescono i timori di torture e rapimenti illegali dopo il trattamento riservato ai partecipanti GSF.

4 maggio 2026, MAR MEDITERRANEO — La Global Sumud Flotilla (GSF) ha ricevuto preoccupanti messaggi dalla missione che confermano che la flotta della Freedom Flotilla Coalition (FFC), attualmente al largo della Grecia per unirsi alla GSF in una missione congiunta verso Gaza, è sottoposta a sorveglianza militare attiva e intimidazioni.

Cronologia dell’escalation:

– 19:27 (orario palestinese): quattro imbarcazioni FFC segnalano un elicottero militare che sorvola la loro posizione.

– 21:53 (orario palestinese): i partecipanti riferiscono la presenza di tre droni e di una nave non identificata in lontananza, con le luci di navigazione volutamente spente.

– Sorveglianza tattica: i dati di Marine Traffic confermano che un aereo statunitense Lockheed Martin ha sorvolato direttamente la flotta poco prima dell’ultima escalation.

– Stato attuale: i partecipanti segnalano ora imbarcazioni non identificate e luci bianche che si avvicinano alla flotta FFC da poppa.

Richieste urgenti di responsabilità

La Global Sumud Flotilla esprime grave preoccupazione per l’incolumità fisica di tutti i partecipanti. Alla luce delle prove di torture e abusi subiti da volontari GSF — inclusi maltrattamenti, minacce di morte e privazione sensoriale attualmente inflitti agli attivisti Saif Abukeshek e Thiago Ávila sotto custodia israeliana — cresce il timore che queste manovre tattiche rappresentino il preludio a ulteriori rapimenti illegali.

– Messaggio GSF al governo greco: il vostro mancato intervento per garantire la sicurezza di imbarcazioni civili umanitarie nelle vostre acque costituisce una violazione del diritto del mare e un atto di complicità. Chiediamo un intervento immediato per proteggerle da interferenze militari straniere.

– Alla comunità internazionale: chiediamo garanzie di sicurezza per tutto l’equipaggio. La presenza di aerei militari di produzione statunitense e di navi non identificate “sospetto” suggerisce uno sforzo coordinato per reprimere una missione umanitaria pacifica attraverso paura e forza.

– Prevenzione della tortura: ricordiamo a tutte le parti coinvolte che la detenzione arbitraria e i maltrattamenti di civili — inclusi pestaggi, bendature e isolamento — costituiscono crimini di guerra secondo il diritto internazionale.

– Responsabilità: il regime israeliano e le nazioni coinvolte devono essere ritenuti responsabili di questi recenti crimini di guerra, così come del genocidio in corso a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania.

Questo attacco coordinato contro la Freedom Flotilla Coalition e la Global Sumud Flotilla rappresenta un tentativo disperato dell’occupazione israeliana di mantenere il proprio blocco illegale e genocida su Gaza. Il mondo non può restare a guardare mentre imbarcazioni civili vengono inseguite in acque internazionali e regionali da elicotteri e droni, in violazione continua del diritto internazionale e umanitario.

Invitiamo l’opinione pubblica a mobilitarsi e a chiedere ai propri governi di intervenire per fermare questa forma di pirateria e garantire il passaggio sicuro degli aiuti e dei difensori dei diritti umani.

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04/05/2026

Nel Mediterraneo son tornati i pirati con la bandiera israeliana

Sono tornati i pirati e spadroneggiano in pieno Mediterraneo. In verità è da molti anni che navi pirata si aggirano tra il Canale di Suez e il Libano e assaltano tutte le imbarcazioni disarmate che cercano di portare il pane della solidarietà a una popolazione affamata, ma questa volta si sono spinte molto al di là, hanno agito a 960 km di distanza.

Da diversi secoli il diritto internazionale ha sancito la libertà di navigazione nell’alto mare e ha bandito la pirateria. Israele ha calpestato impunemente tutte le regole e i principi del diritto internazionale, fino all’estremo limite del genocidio. Quindi dal suo punto di vista non è un problema sfidare la comunità internazionale anche sotto il profilo della libertà di navigazione.

Il problema siamo noi che consentiamo a Israele di violare tutte le leggi che l’umanità si è data per assicurare la convivenza pacifica fra le nazioni. Non sono bastate tre ordinanze della Corte internazionale di Giustizia, competente a giudicare del genocidio, che imponevano a Israele di fermare i massacri, non è bastato un rigoroso rapporto consegnato il 16 settembre 2025 da una commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu, che ha accertato quattro categorie di atti genocidari commessi da Israele nella Striscia di Gaza, non sono bastati i rapporti di Amnesty e di altre organizzazioni internazionali, per convincere l’Unione Europea a sospendere un trattato che assicura favori e privilegi commerciali allo Stato di Israele.

I veti di Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco, hanno bloccato ogni minima sanzione, assicurando a Israele di continuare a godere della più totale impunità. Così Israele si è preso la briga di abbordare 22 imbarcazioni e di rapire centinaia di cittadini europei.

Se la politica italiana ha pigolato una imbarazzata condanna verbale, senza far seguire alcuna conseguenza, non vuol dire che, anche questa volta, Israele potrà confidare nella sua tradizionale impunità. La parola spetta ai giudici.

L’operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale. Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigavano le imbarcazioni intercettate. Sono state assalite imbarcazioni che battono bandiera italiana. Queste imbarcazioni costituiscono territorio mobile dell’Italia.

I fatti commessi a bordo di queste navi si considerano commessi in Italia, ai sensi dell’art. 4 del Codice penale. Coloro che li hanno organizzati e li hanno materialmente eseguiti devono rispondere di sequestro di persona pluriaggravato e di rapina a mano armata.

Il governo italiano si può genuflettere quanto vuole alla prepotenza di Israele, ma in Italia l’autorità giudiziaria è indipendente e ha l’obbligo di procedere per i reati da chiunque commessi. Si tratta del criterio sancito dall’art. 8 del Codice penale che al comma 3 prevede che: “Agli effetti della legge penale è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino”.

Nel caso di specie non può dubitarsi che il rapimento dei cittadini italiani, effettuato in alto mare, offenda il diritto politico di tali cittadini relativo alla libertà di navigazione e personale.

La giurisdizione italiana in più occasioni si è attivata per reprimere i reati commessi all’estero in danno di cittadini italiani. Ha proceduto contro alcuni torturatori argentini, sebbene si trattasse – come nel caso di Israele – di militari che agivano in base a direttive ricevute dal loro governo.

La Corte di Cassazione ha riconosciuto il carattere politico di tali delitti. Tuttavia, nel caso di delitti commessi all’estero in danno di cittadini italiani, l’ordinamento richiede una condizione di procedibilità: la richiesta del ministro della Giustizia. Riuscirà il “collega” Nordio a darsi il coraggio necessario per avanzare la richiesta di procedere contro gli scherani di Netanyahu?

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03/05/2026

Le extraordinary rendition di Israele sul territorio italiano. Una impunità che deve cessare

L’arresto, il pestaggio e la deportazione in un carcere israeliano di due attivisti della Global Sumud Flotilla a bordo di una imbarcazione italiana, somigliano in tutto e per tutto alle extraordinary rendition con cui la CIA ha sequestrato in giro per il mondo persone sospettate di essere legate ai network jihadisti dopo l’11 settembre 2001.

Ce ne fu anche una in Italia, clamorosa, contro l’imam Abu Omar, sequestrato nel 2003 per le strade di Milano con un blitz e condotto clandestinamente via Aviano (la base militare USA) in un carcere egiziano dove fu sottoposto a torture. I servizi segreti italiani ne furono complici. Gli agenti della CIA responsabili furono condannati da un tribunale italiano ma vennero graziati, prima da Napolitano e poi da Mattarella.

Il caso ancora più clamoroso – ma “stranamente” in questo caso senza alcuna conseguenza legale – fu il sequestro di Mordecai Vanunu effettuato dal Mossad in Italia (a Roma) il 30 settembre 1986. Vanunu è il tecnico nucleare israeliano che svelò al Sunday Times e al mondo la minaccia dell’arsenale atomico israeliano. Sequestrato con una operazione clandestina del Mossad articolata tra Londra e Roma venne condotto in Israele e rinchiuso in carcere per diciotto anni.

Nel caso della Flotilla i militari israeliani hanno effettuato il sequestro a bordo di una imbarcazione battente bandiera italiana e in acque internazionali vicino alle coste della Grecia (della quale stanno emergendo tutte le complicità con il blitz israeliano contro la Flotilla). Coerenti con la loro mentalità e le loro regole di ingaggio hanno anche pestato duramente gli attivisti abbordati. Da quanto riferiscono gli avvocati che li hanno incontrati in carcere, le torture e vessazioni sono continuate in cella.

Ma una barca battente bandiera italiana in acque internazionale è territorio italiano e quindi i militari israeliani hanno sequestrato due persone sul nostro territorio. Una violazione palese di tutte le leggi internazionali e della sovranità nazionale italiana.

Tutto questo è stato denunciato sabato mattina dagli attivisti solidali con la Flotilla davanti alla Farnesina. Ma il governo italiano e il ministero degli Esteri rimangono tuttora silenti di fronte all’ennesima violazione israeliana contro l’Italia, in questo caso dunque verso un paese ritenuto “il miglior amico di Israele in Europa”.

Certo, di recente i rapporti tra il governo Meloni e Israele si sono un po’ raffreddati, sicuramente per merito delle enormi manifestazioni per la Palestina dei mesi scorsi ma anche, e forse soprattutto, per una serie di abusi commessi da Israele verso i soldati italiani del contingente Unifil in Libano e verso il Vaticano.

C’è stata la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum di cooperazione firmato Italia-Israele del 2005 e una presa di posizione contro l’atto di pirateria nelle acque internazionali contro le barche della Flotilla. Ma in sede europea il governo italiano ha bloccato la risoluzione per l’interruzione del Trattato bilaterale tra UE e Israele, una misura assai più sostanziosa.

Thiago Avila è un attivista brasiliano mentre Seif Abu Keshek è ispano-palestinese, motivo per il quale la Spagna ha usato toni ben più alti contro il sequestro.

Ma adesso c’è una nuova rogna ed è grossa come una casa. E lo si capisce, appunto, dal mutismo del governo sul sequestro dei due attivisti in “territorio italiano”.

Ancora una volta siamo di fronte ad una verifica tra formalità e sostanza. Israele è abituata a fare come le pare in Italia e verso l’Italia e si sente ancora arrogante della propria impunità. Una indulgenza durata fin troppo.

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02/05/2026

Assalto sionista alla Flotilla. Due deportati in Israele

L’esercito israeliano ha dichiarato che intende deportare in Israele due membri della Global Sumud Flotilla rapiti in acque internazionali, nei pressi della Grecia.

Mentre tutti gli altri attivisti sequestrati saranno rilasciati sulle coste greche, in un accordo estremamente controverso con il governo e le forze armate di Atene, Sai Abu Keshek e Thiago Ávila verranno trattenuti dai militari di Tel Aviv che li porteranno in Israele dove subiranno interrogatori e, probabilmente, arresti.

I militari israeliani affermano che Sai Abu Keshek è sospettato di affiliazione con un’ “organizzazione terroristica”, mentre Thiago Ávila è sospettato di “attività illegali”.

Comunicato stampa 1° maggio Global Sumud Flotilla

Il rilascio parziale degli attivisti della global sumud flotilla non chiude l’incidente: due persone rimangono in detenzione israeliana senza alcuna base giuridica, le imbarcazioni sono distrutte, i crimini commessi in acque internazionali restano senza risposta istituzionale.

Chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni europee di non trattare il parziale rilascio come una chiusura dell’incidente: è l’ultimo passaggio logistico di un’operazione illegale condotta in acque internazionali, in Unione Europea, e deve essere letto come tale.

Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, forze navali israeliane hanno abbordato a mano armata le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, in Unione Europea, nei pressi di Creta, a oltre 900 chilometri da Gaza. Hanno circondato le imbarcazioni civili, le hanno abbordate con l’uso della forza, le hanno private dei sistemi di navigazione e comunicazione e le hanno lasciate alla deriva con oltre 170 civili sequestrati.

L’operazione si è svolta a notevole distanza da qualsiasi area di conflitto diretto, configurando una deliberata estensione della zona operativa. Il 1° maggio, circa 175 attivisti sono stati sbarcati a Creta e consegnati alle autorità greche per il trasferimento all’aeroporto di Heraklion.

Il successivo trasferimento di 175 attivisti a Creta rappresenta una grave violazione del diritto internazionale, l’ultimo passaggio di un’operazione che solleva gravi interrogativi giuridici: detenzione senza accusa, assenza di accesso consolare verificabile e trasferimento forzato verso un paese terzo.

Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha presentato questo come una risoluzione conclusiva, ringraziando Atene per la cooperazione. Non si tratta di una risoluzione. È l’ultimo passaggio logistico di un’operazione illegale, e deve essere letto come tale.

Esprimiamo profondo sconcerto e preoccupazione per la gravità dell’accaduto e per l’assenza di iniziative concrete successive alle dichiarazioni pubbliche di condanna. Le persone a bordo delle nostre imbarcazioni sono state sequestrate a mano armata in acque internazionali, trasportate contro la loro volontà su navi militari, trattenute senza accusa formale, senza accesso consolare confermato e senza alcuna procedura giudiziaria, e infine depositate nel territorio di uno Stato terzo che non aveva alcun titolo nella loro detenzione.

Il fatto che non si trovino più su una nave israeliana non modifica il carattere giuridico di quanto subito. Un sequestro di persona non cessa di essere tale perché la vittima viene infine lasciata da qualche parte. Particolarmente allarmante è la situazione di Saif Abukeshek e Thiago Avila, rapiti in acque internazionali, in Unione Europea, con l’intenzione di incarcerarli in Israele con l’accusa di attività illecite, senza che sia stata resa pubblica alcuna base giuridica.

L’identificazione dei due attivisti è avvenuta tramite comunicazioni pubbliche, senza garanzie procedurali fondamentali. Uno Stato non può stabilire un sospetto penale attraverso un comunicato diffuso sui social media.

Ricordiamo che l’estradizione di cittadini europei verso un paese in cui sono accertate violazioni dei diritti umani è vietata, come testimonia la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila nel caso Anan Yaeesh nel marzo 2024. Anche in Italia è stato aperto un procedimento per torture avvenute durante la precedente missione. Il rapimento di Saif Abukeshek è avvenuto su un’imbarcazione battente bandiera italiana: questo impone all’Italia precisi obblighi di protezione e di adoperarsi per porre fine a questa situazione grave e illegittima.

Tra le imbarcazioni sequestrate figurano almeno 7 battenti bandiera italiana, e tra le persone a bordo risultano 23 cittadini italiani.

L’azione delle forze israeliane configura, ai sensi della legislazione italiana, una serie di ipotesi di reato: tra le quali il tentato omicidio, il tentato naufragio, il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio, il sequestro di persona e la violazione delle norme previste dalle convenzioni internazionali sulla navigazione ratificate dall’Italia.

Il trasferimento in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane espongono inoltre le attiviste e gli attivisti al rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti. Amnesty International ha documentato che attivisti detenuti durante la precedente operazione, nell’ottobre 2025, sono stati sottoposti a privazione del sonno, negazione di acqua potabile e negazione di assistenza medica.

Questi abusi sono attualmente oggetto di indagine da parte della Procura di Roma, con l’ipotesi di reato di tortura. Le dichiarazioni israeliane circa il rispetto dei diritti umani nella presente operazione provengono dallo stesso Stato la cui condotta è sotto esame penale attivo in una giurisdizione europea. Non hanno alcun valore probatorio. Chiediamo con urgenza al Governo italiano di:

Avviare immediatamente misure di protezione consolare e di assistenza legale volte ad assicurare l’immediato rilascio e l’incolumità di tutti i partecipanti alla missione umanitaria imbarcati su navi battenti bandiera italiana.

Condannare pubblicamente e formalmente gli atti posti in essere da Israele contro la missione della Global Sumud Flotilla e avviare l’accertamento delle responsabilità per i crimini perpetrati.

Inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, per riaffermare la natura umanitaria della Global Sumud Flotilla e chiedere formalmente a Israele di non interferire con il suo passaggio.

Adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario presente a bordo al momento dell’abbordaggio.

*****

I partecipanti della Global Sumud Flotilla hanno appena vissuto 40 ore di violenze deliberate a bordo di una nave militare israeliana, in acque greche.

Non hanno avuto accesso sufficiente a cibo e acqua. Sono stati costretti a dormire per terra, su pavimenti allagati apposta più volte.

Quando i militari hanno cercato di portare via due partecipanti, Saif Abukeshek (Spagna, di origine palestinese) e Thiago Ávila (Brasile), l’equipaggio ha reagito, ma in modo non violento. La risposta è stata una crudeltà sproporzionata.

I partecipanti sono stati presi a pugni e calci, trascinati sul ponte con le mani legate dietro la schiena. Alcuni hanno riportato il naso rotto, costole incrinate e sono stati picchiati fino a sanguinare. Nel caos, sono stati anche esplosi colpi di arma da fuoco.

E non è finita. La polizia greca sta trattenendo l’equipaggio, già provato, su autobus, impedendo loro di andarsene. Intanto Saif e Thiago sono stati portati via con la forza e trasferiti nei territori palestinesi occupati.

Nonostante tutto, i partecipanti non si sono piegati: in 60 hanno iniziato subito uno sciopero della fame.

Si tratta di un attacco grave contro civili pacifici. Non possiamo far finta di niente. Chiediamo la loro liberazione e che ci siano responsabilità a livello internazionale, subito.

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