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mercoledì 15 febbraio 2017

City a Milano? Chi sono i possibili concorrenti?

La questione dello spostamento della City da Londra prosegue il suo percorso. Nelle ultime settimane ci sono stati incontri fra i principali esponenti della City e le autorità interessate di Parigi e Francoforte.
 
I francesi hanno fatto presente ai loro interlocutori l’alto livello della gastronomia francese, la qualità della vita e il livello artistico della città, concludendo il tutto con la frase testuale (riportata dal Telegraph): “Ma quando è stata l’ultima volta che avete portato la vostra compagna, per un viaggio di piacere a Francoforte?”. In effetti, Parigi va lasciata stare per certe cose, ma gli ascoltatori non si sono lasciati incantare ed hanno snocciolato le cose che non li convincono: le tasse troppo forti (dal loro punto di vista) per i redditi più alti introdotti da Hollande, la tassazione più alta d’Europa (dopo la Svezia) sulle imprese, la rigidità delle regole sul lavoro, inaccettabile dal loro punto di vista, poi il rischio terrorismo (e loro dovrebbero portarci anche le famiglie). Tacendo poi il motivo più serio: il rischio Le Pen che potrebbe portare la Francia fuori dalla Ue, dopo di che non si sa come va a finire il tutto, ma occorrerebbe di nuovo spostarsi. Morale: per ora non se ne parla, almeno sino al voto per il Presidente. Unica banca a dirsi favorevole a Parigi è stata la Hong Kong and Shanghai Bank Corporation.

Più abili e professionali sono stati i tedeschi che hanno sottolineato i vantaggi rappresentati dalla presenza della Ue, dalla posizione geografica più centrale in Europa ecc. Ma Francoforte ha limiti strutturali difficili da superare, a cominciare dalla scarsa disponibilità di appartamenti per uffici ed abitazione rispetto ad una domanda così massiccia e simultanea. A meno che non vogliate mettere un manager con relativa famiglia in un bilo o trilocale in periferia... Per non dire della scarsa attrattività extra lavorativa su cui avevano ricamato i francesi (in effetti, i ristoranti tedeschi, in genere, offrono sempre gli stessi sei o sette piatti: una noia mortale!). E questo per tacere il vero motivo di avversione che è l’ostilità verso la guida tedesca degli affari europei. Morale: unica banca che si è espressa per Francoforte è stata la svizzera Ubs.

Gli altri stanno tutti a guardare, per ora. Milano (purtroppo) è sempre più in pole position: costo del lavoro basso, imposizione fiscale “ragionevole” ed, al caso, trattabile, borsa già integrata con quella londinese, buona qualità della vita oltre il lavoro. Anche uno dei punti deboli, l’eccessiva lentezza della giustizia, sembra superato dalla decisione della Consob di costituire un ufficio per le mediazioni estragiudiziali, che risolva le controversie in tempi accettabili. Soprattutto Milano, per un colpo di fortuna, si trova ad avere una larga disponibilità immobiliare (i grattacieli della zona ex fiera stanno svuotando il centro, così come la Regione sta svuotando il Pirellone ecc.), per cui potrebbe facilmente accogliere tutti. Insomma condizioni ottimali, se non fosse che (almeno per ora) esita ad avanzare la sua candidatura: il comune, dopo la visita di Sala a Londra a giugno, non ha fatto alcun passo concreto preferendo dedicarsi al ben meno consistente pacchetto della Agenzia Europea del Farmaco (a proposito del quale sono incorso in un errore: 20.000 non sono i dipendenti che si trasferirebbero – non più di 300 ma i rappresentanti delle varie imprese farmaceutiche, che ovviamente, fanno visite frequenti, ma non hanno motivo di trasferirsi). Anche il Corriere non si sta affatto spendendo sul tema che, anzi è apertamente snobbato.

Come mai tanta freddezza? Non so se Sala sia in grado di giocare una partita così complessa; di fatto, noto che, dopo la caduta di Renzi, Sala sembra essersi immerso sott’acqua. In effetti, una partita del genere avrebbe bisogno di un appoggio governativo, ma il governo Gentiloni quanto dura? Che rapporti ha Sala con l’attuale inquilino di Palazzo Chigi? Quanto è preso sul serio Gentiloni a livello internazionale? Tenete conto che il ministro degli Esteri è Alfano...

Peraltro, è plausibile che il governo (per di più presieduto da un romano) non veda di buon occhio un progetto come la City a Milano: fra la Capitale e la “Capitale Morale” c’è sempre stata rivalità, ma, nel complesso si sono sempre compensate (a Roma la Politica, a Milano gli affari). Ma adesso le cose si stanno sbilanciando troppo radicalmente fra una Milano che, pur non nel suo momento migliore, tende a riprendersi e salire ed una Roma che precipita sempre più. Mai c’è stato un dislivello così forte e crescente fra le due città. L’arrivo della City a Milano potrebbe essere il peso che fa pendere la bilancia verso il piatto lombardo.

Personalmente non sono un tifoso della City milanese, di cui temo i contraccolpi sociali, ma, al di là delle preferenze, c’è da capire cosa significa oggettivamente un avvenimento di questo peso e le sue conseguenze. La più evidente delle quali potrebbe essere il forte lancio del progetto “Milano città-Stato”. Esclusa la possibilità di trasferire la Capitale per ovvie ragioni storiche ed anche ambientali (in fondo a Roma resta pur sempre la Santa Sede) ed essendo poco probabile un progetto separatista del Nord, è difficile anche immaginare che Milano si adatti a restare nel suo ruolo cadetto e passare per Roma per i suoi contatti internazionali.

Milano rappresenta già da sempre il maggior polo finanziario del paese, è diventata anche la capitale della moda, la maggiore concentrazione editoriale e, per certi versi, culturale italiana, può giocare un ruolo importante per l’industria alimentare (che è una delle eccellenze del paese) e sta realizzando una buona concentrazione giornalistica e televisiva. Con l’arrivo della City si svilupperebbe un indotto di notevoli proporzioni. Tanto per fare un esempio, è realistico pensare che gli aeroporti milanesi, come scali internazionali crescerebbero di molto surclassando il nodo romano.

Ed allora, resterebbe ancora la seconda città italiana o sarebbe tentata di giocare un ruolo internazionale autonomo? Certo a differenza di altre città stato, come Hong Kong, Singapore o Amsterdam non ha un accesso al mare, ma può compensare con altro ed è sempre possibile lo sviluppo di un asse privilegiato con Genova che non è dalla parte del mondo e, in fondo, una città simile senza accesso diretto al mare c’è ed è Amburgo. Immaginiamo che tutto questo sia assai poco gradito agli ambienti romani a cominciare dall’alta diplomazia, dalla politica, dalla diplomazia e da comandi militari. In particolare la diplomazia avrebbe di che temere la concorrenza dell’iniziativa internazionale della città stato.

Insomma, è difficile dire cosa succederà, e magari non se ne farà nulla, ma è per lo meno strano che se ne parli così poco.

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