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martedì 21 marzo 2017

La lotta alla privatizzazione dell’Ama: il punto di vista operaio

A cura del Coordinamento operaio Ama, che sarà in piazza sabato contro l’Unione europea.

A volte la storia ha bisogno di una spinta: con queste parole Lenin sanciva l’ascesa al potere della classe lavoratrice in Russia. Così seguendo quel filo rosso che unisce tutti i lavoratori e oppressi nel mondo, anche noi nel nostro piccolo una spinta conflittuale l’abbiamo data. Abbiamo lavorato con ardore e perseveranza creando un immaginario ribelle dentro schemi di decenni di asfissia e immobilismo politico. Seppur vero che la risposta all’attacco antioperaio di Ue, Stato e governi locali ha destato la voglia di partecipazione e lotta all’interno dell’azienda la strada è ancora lunga e tortuosa, ma ci rimane l’orgoglio di provare dove altri hanno già mollato, in particolare i sindacati confederali, vero strumento del potere sempre più nel ruolo di mero argine alle proposte che giungono dal basso. La conferma delle nostre peggiori paure l’abbiamo avuta con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che di pari passo seguiva le linee guida del nostro: peggioramenti delle condizioni, contrazione dei salari con relativi aumenti delle ore di lavoro. Tutti i rinnovi degli ultimi anni avevano comunque portato ad un inasprimento, ma non avevano intaccato quel paradigma di difesa del lavoro che il pubblico impiego aveva sempre e comunque difeso (a volte legato ahi noi a connivenze politiche). I diktat europei e l’esecutore materiale delle politiche di taglio e austerity, il Pd, ha condotto questa battaglia in Parlamento con i Decreti SalvaRoma, Madia etc sancendo di fatto la svolta ultraliberista del governo. Noi dal canto nostro non potevamo star fermi e lavorando alacremente su zone e rimesse abbiamo messo in piedi momenti di agitazione che mai si erano visti in AMA. Tanto che a livello romano e nazionale ci sono stati momenti di rottura significativi anche sul modo di fare lotta aziendale. Lo sciopero del 12 dicembre con blocchi alle rimesse al di fuori dalla chiamata delle OOSS ha innescato una serie di reazioni sia interne ai sindacati SIA in seno alle aziende di fortissima preoccupazione, che però non gli ha impedito lo scempio del nuovo contratto. I sit in, le azioni di protesta appoggiati da collettivi e sindacati conflittuali (mai cosi uniti in AMA) hanno squarciato il velo di ipocrisie che da troppo tempo galleggiavano in azienda. Una rinnovata unità dal basso ha sedimentato un “movimento” ancora in crescita ma che già fa vedere i suoi frutti con i suoi 3100 no (opera dei comitati del NO) al nuovo contratto, solo a Roma (su poco più di 4000,quindi oltre il 70%!). Di fronte a tanta determinazione qualsiasi sindacato avrebbe ritirato le firme ma ancora una volta si confermano quello che sono, rami della azienda e servi della stessa, facendoci ingoiare un contratto di merda!

L’accettazione dello status quo però non è nel Dna del Coordinamento operaio Ama. Continueremo nell’opera di contrasto a queste politiche, che non hanno altro obiettivo che comprimere i salari e indietreggiare sui diritti acquisiti, ricacciandoci ad un ruolo operaio subalterno sia nel privato come nel pubblico. Noi non ci stiamo, e già dal 22 marzo saremo sotto la direzione generale Ama per ribadire il nostro netto e deciso No, invitando tutti i compagn@ a darci manforte dalle ore 10.00. Sabato poi non mancheremo in piazza contro quel mostro che si chiama Ue. Non un passo indietro!

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