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giovedì 22 giugno 2017

La strage di Brescia è fascista e di stato. Lo abbiamo sempre gridato in piazza


Lo è come tutte le grandi stragi che dal 1969, piazza Fontana, a quella della della stazione di Bologna, 1980, hanno insanguinato il paese.

Mano fascista, regia democristiana, gridavamo. E voleva dire che sapevamo che le bombe le mettevano sì i fascisti, anche se all’inizio per Milano si inventò la pista anarchica, con Valpreda, per la quale fu ucciso Pinelli. Le bombe le mettevano i fascisti, ma le complicità di stato erano enormi e la sentenza su Brescia ci dà solo il quadro del primo e del secondo livello degli assassini, il bombarolo e il suo protettore nei servizi segreti. Sopra ci sono altri livelli di complicità e coperture nello stato e da parte dello sporco mondo dei servizi USA. E questi ancora l’hanno fatta franca.

Si chiamava strategia della tensione ed era la reazione di una parte dello stato e delle forze e dei poteri reazionari al movimento che stava cambiando il paese a partire dal 1968. E gli USA nel 1967 avevano organizzato il golpe fascista dei colonnelli in Grecia, nel 1973 quello contro il socialista Allende in Cile. Che veniva usato come minaccia contro l’avanzata delle sinistre in Italia, con Kissinger che disse che non voleva gli spaghetti in salsa cilena.

I fascisti erano la lurida manovalanza di queste manovre, e a volte potevano pure sfuggire di mano, come oggi succede con l’ISIS. Ma in ogni caso il potere che li aveva scatenati aveva comunque tutto l’interesse a coprirli. Da qui decenni di depistaggi ed insabbiamenti, sui quali la sentenza sulla strage di Brescia getta totale e definitiva vergogna.

Noi allora come oggi avevamo dalla nostra le parole di Pasolini, che poco prima di essere ucciso scrisse: Io so, non ho le prove, ma so... Ecco noi sapevamo, noi sappiamo.

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