Accordo sì, accordo no. A Yarmouk cambia ben poco: 142 i morti di
fame e denutrizione nel campo profughi palestinese a Damasco da giugno
2013. In questi mesi si sono alternati annunci di accordo tra i
miliziani presenti nel campo, prima a gennaio, poi di nuovo il 30 marzo.
Ma sul terreno la situazione resta la stessa.
Alla fine di marzo il Fronte Popolare per la Liberazione
della Palestina – Commando Generale annunciava il raggiungimento di un
accordo per il cessate il fuoco dentro il martoriato campo di Yarmouk,
siglato dai miliziani palestinesi e dai gruppi islamisti di opposizione
al presidente siriano Assad, che da dicembre 2012 controllano gran
parte del campo. Secondo quanto previsto dall’accordo, tutti i miliziani
non palestinesi avrebbero dovuto lasciare Yarmouk e “forze comuni”
avrebbero dovuto assumere il controllo dell’area.
L’accordo firmato da 14 tra fazioni palestinesi e gruppi di ribelli doveva entrare in vigore domenica 30 marzo: quel
giorno l’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, è riuscita
ad entrare nel campo sotto assedio per consegnare 280 scatoloni di cibo,
utili ad una famiglia di 5-6 persone per dieci giorni, e altre 500
ieri. Una goccia nel mare per i 18mila profughi palestinesi rimasti a
vivere nel campo, prima della guerra civile siriana casa per 250mila
persone.
Ma oggi l’associazione Workforce for Palestinian in Syria annuncia
nuove morti per malnutrizione, sintomo chiaro che il cessate il fuoco e
il ritiro dei miliziani non è stato implementato: Yarmouk resta
sotto assedio e il numero di vittime per denutrizione tocca quota 142
dal giugno 2013 ad oggi. L’ultima è Rushdi al-Madani, morto ieri per
mancanza di cibo. Nel frattempo, i colpi di mortaio dei gruppi
islamisti continuano a colpire il campo, in violazione del cessate il
fuoco, mentre il vicino quartiere di Khan al-Sheikh viene bombardato e
il campo profughi di Daraa a Sud della Siria è teatro di nuovi duri
scontri armati tra ribelli e esercito governativo.
La crisi umanitaria di Yarmouk si aggrava drammaticamente ogni giorno di più. Mancano cibo, acqua pulita, medicinali. La gente – raccontano i profughi rimasti – mangia l’erba, mangia i gatti, ormai priva di qualsiasi speranza di soluzione.
Dentro il campo a dettare legge sono i gruppi di ribelli anti-Assad,
l’Esercito Libero Siriano – espressione della laica Coalizione Nazionale
– e milizie legate ad Al Qaeda, tra cui l’ISIL. Fuori a stringere
l’assedio è l’esercito governativo di Bashar al-Assad: la presa di
Yarmouk risale al dicembre 2012 quando le milizie di opposizione sono
entrate nel campo e lo hanno occupato. Poco dopo tantissime famiglie
sono fuggite e il numero di residenti si è ridotto a 18mila. Il regime
ha posto Yarmouk sotto coprifuoco notturno, ma la gente continuava a
uscire e entrare durante il giorno.
Fino a luglio 2013, quando il regime ha posto sotto assedio tutto il
campo. Il cibo entra solo da uno dei quattro ingressi, per cui chi vive
vicino all’uscita riesce a mangiare. Ma chi vive all’interno del campo
non riceve nulla. L’UNRWA ha tentato più volte di entrare a Yarmouk per
consegnare cibo e medicinali e per far evacuare i malati e gli anziani.
La risposta dei miliziani è stata il fuoco.
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