È solo qui [in Sud Africa ndr] che posso essere quello che sono: un’africana bianca”.
Una delle voci più potenti e ferme contro ogni forma di
apartheid, Nadine Gordimer – Premio Nobel per la Letteratura nel 1991 –
si è spenta domenica scorsa all’età di 90 anni nella sua casa di Johannesburg.
“Non posso semplicemente maledire l’apartheid quando l’ingiustizia
umana si può trovare ovunque”, ebbe a dire una volta alla Reuters Nadine
Gordimer che da scrittrice e da attivista non si limitò solo a
denunciare la segregazione in Sud Africa ma ogni forma di ipocrisia
umana a partire dalle umiliazioni imposte nel suo Paese da quel regime
della minoranza bianca conclusosi nel 1994 con l’elezione di Nelson
Mandela quale primo presidente nero.
Considerata da molti la maggiore scrittrice sudafricana,
nelle sue opere ha raccontato il dramma di una società profondamente
ferita nella dignità da un sistema politico e socio-economico abilmente
strutturato di soprusi e ineguaglianze.
Nella sua autobiografia – Long Walk to Freedom – Mandela
ricorda come quando era in prigione “Cercavo di leggere libri sul Sud
Africa o di scrittori sudafricani. Ho letto tutti i romanzi non banditi
di Nadine Gordimer e ho imparato molto sulla sensibilità liberale dei
bianchi”.
Nonostante il suo crescente prestigio all’estero la censura
governativa del Sud Africa bianco infatti non risparmiò alcune sue opere
tra cui A World of Strangers e Burger’s Daughter.
Membro di rilievo dell’African National Congress (Anc), il
partito di Mandela bandito dal governo segregazionista, la sua casa a
Johannesburg fu utilizzata come luogo d’incontro dai leader dell’Anc
durante i negoziati che portarono alle prime elezioni libere e
multirazziali e alla nomina di Nelson Mandela come capo dello stato.
“I suoi giorni più fieri furono non solo quando le è stato assegnato
il Premio Nobel per la Letteratura nel 1991, ma quando testimoniò al
Processo Delmas nel 1986 per contribuire a salvare la vita di 22 membri
dell’Anc, tutti accusati di tradimento”, ha dichiarato la sua famiglia.
Nadine Gordimer condivise una lunga amicizia con Mandela: “Nelson
Mandela appartiene al mondo”, ebbe a dire una volta sottolineando come
non si fosse sottratto dal criticare anche le carenze nella sua amata
nuova “Rainbow Nation”.
In un discorso del 1996 sul ruolo della cultura nella costruzione
della nazione, il riconoscimento di Mandela fu per la scrittrice:
“Pensiamo a Nadine Gordimer, che si è guadagnata l’acclamazione
internazionale come nostro primo vincitore del Premio Nobel per la
letteratura, e la cui scrittura è stata arricchita dal caleidoscopio
culturale del nostro Paese”.
“Durante il processo di Rivonia, Nadine Gordimer lavorò sulle note
biografiche di Mandela e degli altri imputati da mandare all’estero per
pubblicizzare il processo”, ricorda Njabulo Ndebele, presidente della
Nelson Mandela Foundation.
Per il presidente sudafricano Jacob Zuma “Il Sud Africa ha
perso una grande patriota, una rinomata scrittrice e un’eccezionale voce
per l’uguaglianza e la libertà”. Anc ha descritto la Gordimer
“un gigante ineguagliabile della letteratura il cui lavoro è stato il
nostro specchio e una ricerca senza fine per l’umanità”.
Appena un mese fa, la scrittrice – che in altre occasioni non si era
sottratta dal criticare l’African National Congress (Anc) sotto
l’attuale presidenza di Jacob Zuma, esprimendo tutta la sua opposizione
ad una proposta di legge che limita la pubblicazione delle informazioni
ritenute sensibili dal governo – aveva detto: “La reintroduzione della
censura è impensabile se si considera come la gente ha sofferto per
sbarazzarsi della censura in tutte le sue forme
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