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10/11/2014

Ucraina, si combatte. Kiev pronta all’offensiva contro il Donbass?


Intensi combattimenti di artiglieria sono scoppiati durante la notte a Donetsk, la principale città del Donbass sotto il controllo degli antigolpisti, e stanno continuando anche durante la giornata di oggi.

Diversi colpi di cannone e di mortaio hanno colpito anche il centro della città provocando seri danni e alcune vittime. E’ la prima volta che succede da alcune settimane, durante le quali gli attacchi e gli scambi di artiglieria si erano concentrati quasi solamente intorno al locale aeroporto, colpendo però ripetutamente alcuni quartieri residenziali.

L’atmosfera si fa sempre più tesa e tra la popolazione della regione assediata e bombardata si fa strada il sospetto e la preoccupazione che il regime di Kiev, spostatosi ulteriormente a destra dopo le recenti elezioni politiche, stia preparando un assalto militare in grande stile contro le Repubbliche Popolari. “Prima o poi dovremo riprendere le operazioni per recuperare il controllo dell'Est dell'Ucraina" aveva detto a metà settimana Markiyan Lubkivsky, consigliere del Servizio di Sicurezza Ucraino (Sbu), secondo il quale non è da escludere nelle regioni ribelli “uno scenario di tipo jugoslavo”.

Già nei giorni scorsi si era assistito a una recrudescenza dei combattimenti mentre il governo decideva di aumentare fino al 3% il bilancio della Difesa in un paese dove la disoccupazione è così alta che neanche viene più conteggiata. Secondo i bollettini diffusi dal ministero della Difesa di Kiev sarebbero stati negli ultimi giorni almeno una decina i soldati uccisi nei combattimenti con le milizie popolari della Nuova Russia, e un centinaio quelli rimasti feriti.

Nei giorni scorsi, per disturbare l’insediamento dei due presidenti delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk - Alek­sandr Zakhar­cenko e Igor Plot­ni­tskij - usciti vincitori dalle elezioni del 2 novembre, le forze regolari ucraine e i battaglioni di estrema destra inquadrati nella Guardia Nazionale hanno bombardato la zona del ponte Puti­lo­v­skij, che col­lega Donetsk con lo scalo aereo, lanciando anche proiettili incendiari mentre a Kiev il regime discuteva di abrogare lo ‘statuto speciale’ concesso ai territori ribelli solo poche settimane fa nel vano tentativo di convincere alcuni settori della popolazione del Donbass a rinunciare alla resistenza.

Ma come sempre sono stati i civili a pagare il prezzo più alto con decine di vittime. Come i due adolescenti rimasti uccisi dalle bombe cadute sulla loro scuola, la n° 63 di Done­tsk, il 5 novembre, o i 12 civili morti nella regione di Lugansk sotto i colpi dell’artiglieria semovente ucraina lo scorso 7 novembre, mentre migliaia di persone non rinunciavano, nonostante tutto, a celebrare l'anniversario della rivoluzione d'ottobre.

Ma le attenzioni della Nato e dell’Osce sono tutte concentrate a giustificare un eventuale nuova offensiva militare su grande scala del regime ucraino contro le Repubbliche ribelli. Infatti gli osservatori dell’Osce in queste ore, ampiamente ripresi da tutti i media e i governi occidentali, hanno lanciato l’allarme “sull’alto numero di carri armati filorussi transitati a ridosso del confine con la Federazione Russa”. Mentre ieri la giunta golpista aveva denunciato per l’ennesima volta l'ingresso di truppe e armi dalla Russia – non una foto, un video, niente – nessuna conferma è arrivata da Usa e Nato. E così l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa si è ridotta ad utilizzare una formulazione ambigua e francamente inaccettabile: che significa “carri armati filorussi”?
Sostanzialmente si tratterebbe di alcune decine di mezzi militari su cui erano montati pezzi di artiglieria e di alcuni carri armati, visti mentre transitavano sulla strada a est di Makiivka, a 25 chilometri da Donetsk. L'Osce con cosa pensa che le milizie popolari del Donbass stiano respingendo l'esercito ucraino e la Guardia Nazionale da ormai più di sei mesi?

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