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02/10/2025

Disarmo Hezbollah: la Francia sostiene il piano saudita, ma gli USA preparano una guerra civile?

Poco più di una ventina di giorni fa avevamo scritto che lo scontro in Libano continuava a covare, dopo la proposta di disarmo delle milizie non statali (diretta contro Hezbollah) elaborata dalle forze armate del paese e presentata al governo di Beirut il 5 settembre. Dopo quasi quattro settimane, la situazione rimane in stallo, ma si sono mosse varie forze che possono cambiare lo scenario.

Innanzitutto, Breaking Defense, uno dei più seguiti canali di informazione online riguardante il settore militare, ha rivelato che la Francia avrebbe sostenuto l’ipotesi di una conferenza, da tenersi entro la fine del 2025 in Arabia Saudita, per armare le Forze Armate Libanesi (LAF). In questo vertice dovrebbero essere coinvolti gli Stati Uniti, i paesi del Golfo, le potenze europee e i paesi del Commonwealth.

Questa notizia, riportata il 29 settembre sulla base di fonti francesi, è perfettamente in linea con le parole che Macron ha speso sul tema durante l’80esima Assemblea Generale dell’ONU: “il Libano respirerà meglio quando Hezbollah sarà più debole e il resto del Libano respirerà ancora meglio quando tutte le armi detenute da Hezbollah torneranno in servizio, nelle mani delle Forze Armate Libanesi, non c’è altra scelta”.

Circa un anno fa, vari donatori francesi avevano raccolto fino a 200 milioni di dollari per le LAF, ma ora l’impegno sarebbe istituzionale, con il chiaro intento di Parigi di riproiettare in Libano la propria influenza e, in generale, assumere un ruolo geopolitico maggiore per parte della UE. Del resto, armare i governi del Mediterraneo allargato considerati ‘utili’ potrebbe essere un modo per garantire altre commesse all’economia di guerra che si sta preparando con il riarmo europeo.

La questione evidenzia l’impossibilità delle forze di sicurezza di Beirut di portare a termine da sole il disarmo che hanno proposto il 5 settembre. E allo stesso tempo, dimostra come siano evidentemente incapaci di difendere il paese da altre possibili aggressioni israeliane. Tel Aviv continua a bombardare il paese e a occuparne 5 aree considerate strategiche.

La preoccupazione del popolo libanese in merito è esemplificata dai risultati di un sondaggio condotto, a cavallo tra luglio e agosto, dal Centro consultivo per gli studi e la documentazione del Libano. L’analisi dei dati ha mostrato che il 71,7% dei cittadini non ritiene che l’esercito sia in grado di fronteggiare le minacce israeliane, e che il 58% dei libanesi è contrario alla consegna delle armi di Hezbollah “senza una strategia difensiva”.

Non possono di certo aver rassicurato anche le esternazioni di Tom Barrack, inviato speciale della Casa Bianca per Siria e Libano, che aveva avvertito di una possibile invasione siriana nel caso in cui Beirut non si affrettasse a disarmare Hezbollah. Che Damasco abbia le forze di aprire un conflitto col pur debole Libano è cosa dubbia, ma comunque ciò dà la cifra del clima intimidatorio che si è creato intorno alla formazione paramilitare sciita.

Proprio riguardo alle mosse statunitensi, è il caso di dire qualche parole ulteriore. A inizio settembre è stato inviato un pacchetto di aiuti militari di poco più di 14 milioni di dollari per sostenere le LAF nelle proprie operazioni di disarmo dei gruppi armati presenti nel paese. Ovviamente, non si tratta di armi con cui il Libano possa difendersi dall’aggressione sionista, e data la situazione sul campo, forse gli USA potrebbero rivedere leggermente i propri obiettivi.

In un’intervista ad Al Jazeera Arabic, appena dopo l’ennesimo rifiuto di Hezbollah di disarmarsi, Barrack ha affermato che Hezbollah è “un partito politico legittimo in Libano”. Non ha chiaramente parlato di un partito armato, ma ciò ha riconosciuto ad Hezbollah la presa che ancora ha nella società libanese. Questa legittimità, sottolinea Barrack, rende difficile risolvere il conflitto con Israele.

“Per quanto riguarda il Libano, abbiamo detto che questo è un problema interno. Se volete un esercito unito e un vero Stato, dovete disarmare i partiti e i gruppi che non si adeguano”, ha aggiunto Barrack. Sembrano parole pensate per mantenere intatto il convitato di pietra delle intimidazioni precedenti, ma senza assumersi nessuna responsabilità ulteriore in termini militari e di mediazione con gli altri attori regionali.

In sostanza, se Washington non può trovare una via per cui Hezbollah, pur indebolito, possa deporre le armi, allora vengono poste tutte le condizioni per cui il Libano cada definitivamente in una guerra civile senza uscita. In questo modo, la formazione sciita verrebbe comunque impegnata in uno scontro interno che assorbirebbe le sue energie, mentre a Israele verrebbe lasciata mano libera per ogni suo piano.

Il disimpegno sul piano internazionale proclamato da Trump non significa, evidentemente, rinunciare al ruolo di ago della bilancia degli equilibri mondiali, soprattutto in regioni fondamentali come il Medio Oriente. Altri attori vorrebbero porre la parola fine su Hezbollah, ma ad ogni modo quel che è stato preparato in Libano è una situazione che impedirà sia la difesa dalle minacce esterne, sia la stabilità interna. Un’altra grande vittoria delle ‘democrazie’ occidentali.

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